Forum di Riflessioni.it
WWW.RIFLESSIONI.IT

ATTENZIONE: Questo forum è in modalità solo lettura
Nuovo forum di Riflessioni.it >>> LOGOS

Torna indietro   Forum di Riflessioni.it > Forum > Filosofia

Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
>>> Sezione attiva sul forum LOGOS: Tematiche Filosofiche

Vecchio 24-09-2008, 20.52.14   #1
Socrate78
Ospite abituale
 
Data registrazione: 06-05-2007
Messaggi: 107
Essere o divenire?

Spesso mi capita di riflettere su una questione filosofica riguardante il rapporto che esiste tra il continuo mutare delle cose (divenire ) e la loro realtà autentica.
Sappiamo infatti, come è ampiamente testimoniato anche dall'osservazione scientifica, che ogni realtà esistente cambia anche impercettibilmente di attimo in attimo, tale da non essere più ciò che era un momento prima.
Apparentemente si tratta di affermazioni scontate, che non fanno una grinza. L'affermazione del divenire però fa sorgere un problema filosofico enorme:Se davvero tutto muta, allora l'intera realtà diviene riducibile a un continuo gioco di ombre, dal momento che ogni cosa non "è più ciò che era prima, ma non è ancora ciò che sarà un attimo dopo! Insomma, non è più possibile stabilire ciò che le cose sono veramente, avrebbe quindi ragione il sofista greco Gorgia da Lentini quando afferma che "Nulla è, se anche qualcosa fosse sarebbe inconoscibile e seppure si conoscesse sarebbe incomunicabile".
La visione eraclitea del divenire conduce in effetti ad una specie di nichilismo, il continuo mutare delle cose condurrebbe infatti all'impossibilità di formulare giudizi autentici sulla realtà.
Di conseguenza credo sia meglio, per salvare la capacità dell'uomo di dare affermazioni obiettive sulla realtà, ritenere che il divenire sia illusorio e che dietro di esso vi sia un qualcosa che ci fa dare un nome alle cose, quasi una misteriosa essenza che si manifesta alla ragione umana e ci fa riconoscere e nominare la realtà.
Se l'uomo ha dato i nomi alle cose, è forse perchè ha riconosciuto in loro un'essenza immutabile e particolare, quella realtà che già anticamente Parmenide ha definito come Essere, dimostrando di aver avuto un'intuizione filosofica veramente degna di nota.
Voi che cosa ne pensate? Siete eraclitei oppure credete che vi sia una realtà immutabile (l'Essere) dietro i mutamenti contingenti?
Socrate78 is offline  
Vecchio 24-09-2008, 21.39.31   #2
Noor
Ospite di se stesso
 
L'avatar di Noor
 
Data registrazione: 29-03-2007
Messaggi: 2,064
Riferimento: Essere o divenire?

Ciò che muta non è mai l'Essere,ma la forma impermanente che è rappresentata dallo spazio tempo.Quando Eraclito si riferisce allo scorrere parla di questa realtà. Riferendoci all'uomo ad esempio, in questo caso parliamo del corpo-mente che ci rappresenta.
Ciò non contraddice l'Essere imperituro parmenideo e che investe il piano di ciò che non ha forma ,la Coscienza di Sè (e non ci riferiamo più qui al corpo e alla mente che invece nasce e muore).
Quindi Parmenide non contraddice Eraclito, quando invece ognuno parla invece di realtà differenti:una illusoria (nella sua consistenza) e impermanente che si riferisceai sensi, l'altra , la Coscienza Io-Sono, da cui sorge come un riflesso,ogni realtà fisica che si manifesta come un Bing Bang in ogni momento (perchè non vincolata dalle leggi dello spazio-tempo.)
Anche questo non è molto logico come discorso
Noor is offline  
Vecchio 25-09-2008, 07.17.55   #3
Marius
Ospite abituale
 
Data registrazione: 13-06-2007
Messaggi: 529
Riferimento: Essere o divenire?

Citazione:
Originalmente inviato da Noor
....Ciò non contraddice l'Essere imperituro parmenideo e che investe il piano di ciò che non ha forma ,la Coscienza di Sè (e non ci riferiamo più qui al corpo e alla mente che invece nasce e muore).
Quindi Parmenide non contraddice Eraclito, quando invece ognuno parla invece di realtà differenti:una illusoria (nella sua consistenza) e impermanente che si riferisceai sensi, l'altra , la Coscienza Io-Sono, da cui sorge come un riflesso,ogni realtà fisica che si manifesta come un Bing Bang in ogni momento (perchè non vincolata dalle leggi dello spazio-tempo.)
Anche questo non è molto logico come discorso

Intendi dunque che la Coscienza Io - Sono è anche immortale ?
Marius is offline  
Vecchio 25-09-2008, 11.07.29   #4
Noor
Ospite di se stesso
 
L'avatar di Noor
 
Data registrazione: 29-03-2007
Messaggi: 2,064
Riferimento: Essere o divenire?

Citazione:
Originalmente inviato da Marius
Intendi dunque che la Coscienza Io - Sono è anche immortale ?
Esattamente...

NB Preciso che non faccio qui filosofia...nel senso che le mie affermazioni nascono da ciò che è stato esperito e continua ad esserlo,dai tanti esseri Realizzati che attraversano questa terra. Siamo comunque tutti "Quella Coscienza",anche se ciò non è quasi mai realizzato,compreso..ma ciò non cambia ciò che è la nostra Natura Essenziale.
(Es. ciò che Gesù afferma:"Prima di Abramo Io-Sono" significa proprio ciò.)

PS Chiedo ai moderatori se è possibile ripristinare il comodo tasto "Modifica"
Noor is offline  
Vecchio 25-09-2008, 11.27.53   #5
epicurus
Moderatore
 
L'avatar di epicurus
 
Data registrazione: 18-05-2004
Messaggi: 2,725
Riferimento: Essere o divenire?

Citazione:
Originalmente inviato da Socrate78
L'affermazione del divenire però fa sorgere un problema filosofico enorme:Se davvero tutto muta, allora l'intera realtà diviene riducibile a un continuo gioco di ombre, dal momento che ogni cosa non "è più ciò che era prima, ma non è ancora ciò che sarà un attimo dopo! [...] il continuo mutare delle cose condurrebbe infatti all'impossibilità di formulare giudizi autentici sulla realtà.
Di conseguenza credo sia meglio, per salvare la capacità dell'uomo di dare affermazioni obiettive sulla realtà, ritenere che il divenire sia illusorio e che dietro di esso vi sia un qualcosa che ci fa dare un nome alle cose, quasi una misteriosa essenza che si manifesta alla ragione umana e ci fa riconoscere e nominare la realtà.
Se l'uomo ha dato i nomi alle cose, è forse perchè ha riconosciuto in loro un'essenza immutabile e particolare, quella realtà che già anticamente Parmenide ha definito come Essere, dimostrando di aver avuto un'intuizione filosofica veramente degna di nota.

Ciao Socrate, non capisco perché la mutevolezza della realtà ci precluderebbe la sua conoscenza, mentre l'immutabilità della realtà ci agevolerebbe tale conoscenza.

Innanzitutto vorrei osservare che senza mutamente non si darebbe conoscenza, infatti non si darebbe neppure un soggetto in grado di agire (e quindi di ricercare o, in generale, di pensare).

D'altro canto noi dobbiamo immaginare i nomi che si riferiscono ad 'enti nel tempo', non ad enti immutabili. In questo senso un nome è più una funzione, che non una costante.

epicurus is offline  
Vecchio 25-09-2008, 15.39.55   #6
Marius
Ospite abituale
 
Data registrazione: 13-06-2007
Messaggi: 529
Riferimento: Essere o divenire?

Citazione:
Originalmente inviato da Noor
Siamo comunque tutti "Quella Coscienza"....

Ok......La penso esattamente come te....
Marius is offline  
Vecchio 03-10-2008, 18.32.04   #7
emmeci
Ospite abituale
 
L'avatar di emmeci
 
Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: Essere o divenire?

Ma ve lo immaginate un essere senza divenire? Dal piccolo al grande, cioè cominciando da un quark o da uno spermatozoo…. che cosa ne risulterebbe? Una ridda di spettri? Anzi un solo spettro, perché l’essere sarebbe evidentemente uno, come del resto pensava Parmenide e come non può non pensare anche chi crede in colui che nel Genesi ha detto: “io sono colui che è”. Certo, ad evitare questo risultato scoraggiante per la nostra fede protesa a dialogare con Dio, si dovrà in qualche modo frantumare quella figura di marmo: perfino Heidegger, la cui filosofia termina nell’ascesa alla maestà dell’Essere, dovette ammettere che in qualche modo l’Essere si rifrangesse negli enti…..E quanto all’universo che ci vediamo attorno, credo proprio che nessun fiat gli avrebbe potuto dar vita – sarebbe rimasto rinchiuso nella spoglia del primissimo quark cioè identico al nulla, con buona pace di coloro che ritengono contraddittori essere e nulla.
Dunque tutto risolto? È tutto divenire, non ci si può immergere due volte nello stesso fiume? Ma perché il divenire in qualche modo non ci soddisfa? Perché una realtà che non si arresta mai ci sembra alla fine terrificante, una ridda neppure di spettri ma di cadaveri di fronte a una verità che non possiamo raggiungere?
Forse la verità è racchiusa nella frase: “divieni quello che sei”, che estesa all’universo sembra spiegare tutto, persino quel Dio che Nietzsche ha dato per morto e che effettivamente noi non vediamo nell’attimo, quasi che possa esistere solo alla fine dei tempi - un Dio, dunque, che "diviene quello che è".
emmeci is offline  
Vecchio 03-02-2009, 00.08.02   #8
Gaffiere
Ospite abituale
 
L'avatar di Gaffiere
 
Data registrazione: 06-01-2009
Messaggi: 111
Riferimento: Essere o divenire?

Citazione:
Originalmente inviato da Socrate78
Spesso mi capita di riflettere su una questione filosofica riguardante il rapporto che esiste tra il continuo mutare delle cose (divenire ) e la loro realtà autentica.
Sappiamo infatti, come è ampiamente testimoniato anche dall'osservazione scientifica, che ogni realtà esistente cambia anche impercettibilmente di attimo in attimo, tale da non essere più ciò che era un momento prima.
Apparentemente si tratta di affermazioni scontate, che non fanno una grinza. L'affermazione del divenire però fa sorgere un problema filosofico enorme:Se davvero tutto muta, allora l'intera realtà diviene riducibile a un continuo gioco di ombre, dal momento che ogni cosa non "è più ciò che era prima, ma non è ancora ciò che sarà un attimo dopo! Insomma, non è più possibile stabilire ciò che le cose sono veramente, avrebbe quindi ragione il sofista greco Gorgia da Lentini quando afferma che "Nulla è, se anche qualcosa fosse sarebbe inconoscibile e seppure si conoscesse sarebbe incomunicabile".
La visione eraclitea del divenire conduce in effetti ad una specie di nichilismo, il continuo mutare delle cose condurrebbe infatti all'impossibilità di formulare giudizi autentici sulla realtà.
Di conseguenza credo sia meglio, per salvare la capacità dell'uomo di dare affermazioni obiettive sulla realtà, ritenere che il divenire sia illusorio e che dietro di esso vi sia un qualcosa che ci fa dare un nome alle cose, quasi una misteriosa essenza che si manifesta alla ragione umana e ci fa riconoscere e nominare la realtà.
Se l'uomo ha dato i nomi alle cose, è forse perchè ha riconosciuto in loro un'essenza immutabile e particolare, quella realtà che già anticamente Parmenide ha definito come Essere, dimostrando di aver avuto un'intuizione filosofica veramente degna di nota.
Voi che cosa ne pensate? Siete eraclitei oppure credete che vi sia una realtà immutabile (l'Essere) dietro i mutamenti contingenti?

Il mutare della realtà non è illusorio: appare, e la sua negazione è possibile solo sul fondamento di tale apparire, cioè è autonegazione.
Eraclito inoltre ritiene che esista la legge cosmica, il logos che guida il divenire, come lo ritengono gli stoici, il nichilismo non si manifesta cioè nella propria assoluta coerenza cn lui che appartiene ancora a pieno titolo alla grande tradizione, e nn alla sua distruzione contemporanea.

Domandi se ci può essere una realtà immutabile dietro il mutamento, eppure affermi che quella di Parmenide è un'intuizione geniale (e lo credo anche io), ma se lo credi cm puoi ritenere che anche la realtà qui davanti sia caduca, precaria, contingente?
Gaffiere is offline  
Vecchio 25-03-2009, 19.32.24   #9
conilmionome
Ospite
 
Data registrazione: 11-10-2008
Messaggi: 4
Riferimento: Essere o divenire?

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
Ciao Socrate, non capisco perché la mutevolezza della realtà ci precluderebbe la sua conoscenza, mentre l'immutabilità della realtà ci agevolerebbe tale conoscenza.

Innanzitutto vorrei osservare che senza mutamente non si darebbe conoscenza, infatti non si darebbe neppure un soggetto in grado di agire (e quindi di ricercare o, in generale, di pensare).

D'altro canto noi dobbiamo immaginare i nomi che si riferiscono ad 'enti nel tempo', non ad enti immutabili. In questo senso un nome è più una funzione, che non una costante.



Proprio in questo la base della metafisica è appunto un ontologia immutabile, ferma, immobile che rifiuta ogni forma di divenire e di realtà empirica come forma di controllo delle sue dogmatiche "visioni" e pretende di avere una verità in tasca incontrovertibile e indiscutibile.

Questo tipo di ontologia ha anche un effetto antropologico, psicologico e sociale non indifferente e cioè produce un immobilità nella relazioni, nella ricerca, nell'autonomia etc.. Se io ho già la verità in tasca a cosa mi serve muovermi per stabilire relazioni amicizie per ricercare un qualcosa di utile per me i miei amici l'umanità intera?

Fortunatamente la "filosofia" dominante oggi è legata al divenire e quindi un ontologia della contingenza che si tramuta anche nel paradigma della continua ricerca scientifica, della conoscenza del mondo, di sè stessi.. etc..

Tutto questo per arrivare al punto che la "fede" nel divenire non direi proprio che comporti un nichilismo ma anzi è proprio la "fede" nelle verità visionarie immutabili e incontrovertibili di un certo tipo di metafisica che si aggira lo spettro del nichilismo
conilmionome is offline  
Vecchio 27-03-2009, 11.29.11   #10
emmeci
Ospite abituale
 
L'avatar di emmeci
 
Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: Essere o divenire?

Se non ci fosse per noi il divenire saremmo tutti dei: non nasceremmo e non morremmo – forse ci fisseremmo come spettri, come i rapa nui dell’isola di Pasqua, supposto che in qualche modo esistessimo. E direi che se Dio è concepito così sarebbe niente più che un idolo….e non parlo solo del Dio biblico-cristiano ma di quello di tutte le religioni, che sembra abbiano un’idiosincrasia per la storia cioè per ciò che diviene di fronte a ciò che ritengono un assoluto “è” non solo in cielo ma anche in terra, il che significa un'autorità intangibile della chiesa. E se in qualche modo una religione è costretta a lasciare qualche valore alla storia, questo diviene in qualche modo illusione se non tempo perso o tentazione del diavolo, perché in realtà Dio ignora ogni differenza di tempo e il destino di noi mortali sarà fissato per sempre il giorno dell’ira.
Dunque si potrebbe mettere Parmenide dalla parte di Dio e Eraclito dalla parte del diavolo? Però uno studio della filosofia ci mostra che le cose si sono sviluppate diversamente, almeno per la religione cristiana: che si è richiamata piuttosto ad Aristotele che a Platone, cioè piuttosto al divenire che all’essere. Dunque come la mettiamo, anime pie? Dio è o diviene? Forse, se dovessi dire la mia, starei dalla parte di conilmionome, che mi sembra possa riconoscere che la superiorità di una religione - per esempio la religione cristiana - sulle altre stia in questo, che il Dio cristiano non è il Dio del passato ma del futuro e che proprio in tal modo ha riscattato la storia, cioè ha lasciato alla storia e quindi a noi stessi la libertà: perfino la libertà di non credere in Dio.
emmeci is offline  

 



Note Legali - Diritti d'autore - Privacy e Cookies
Forum attivo dal 1 aprile 2002 al 29 febbraio 2016 - Per i contenuti Copyright © Riflessioni.it