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Vecchio 26-12-2012, 14.37.45   #11
paul11
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

Io ci inserirei la morale fra l'economia e la politica.
Perchè il merito in sè e per sè è la legge del più forte dello stato di natura che trasposto dagli animali all'uomo significa che colui che utilizza meglio le armi dell'intelligenza e dell'astuzia o laddove "il fine giustifica i mezzi", è il vincente.
Ritengo giusta la distinzione fra economia e politica in quanto hanno avuto evoluzioni di pensiero diverse.
Se quanto meno la politica è stata analizzata teoricamente nel concetto di potere e di autorità e inserendovi costruzioni di priorità di valori (proprietà, libertà, uguaglianza, ecc) ad esempio nel giusnaturalismo per poi passare alle teorie dello stato sociale fino allo stato politico e discutendo anche dai dispotismi alla suddivisione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) nelle democrazie, che significa mai mettere nella mani di pochi i poteri decisionali e dove il metodo è la trasparenza ( il contrario di quello che sta avvenendo e avvenuto), in economia a tutt'oggi vive lo stato di natura quella che ho già definito "la regola della giungla con qualche semaforo". Quì l'assolutismo è il monopolio e l'oligopolio ( in politica monarchia e oligarchia) e la legge della concentrazione economica tende a portare nelle amni di pochi i poteri economici. I poteri di controllo sulle economie ( che sono ridicoli sul piano attuativo) comminano multe, ma non mettono in discussione le logiche monopolistiche di mercato. La globalizzazione è solo allargamento di un mercato , ma sempre governato da pochi nella legge della giungla. Adatto che le società per azioni attuali erano nate come società anonime , abbiamo la differenza teorica e pratica ( in estrema sintesi) fra economia e politica: il politico comunque sia, ha una “faccia”, la regola dell'economia è il sotterfugio e l'"occultismo"dei poteri forti. Adatto che è il potere economico che fa quello politico, nel senso che è il primo che determina il secondo (basta guardare i finanziamenti dei candidati a tutte le latitudini del pianeta Terra), significa che il merito è la cooptazione di personaggi , prestanome e portaborse della politica che devono assecondare i loro finanziatori, in cambio ci sono i privilegi dell’ essere politici e lo stauts economico per sé e per la propria famiglia.Fin tanto che l'economia rimane a questo stato teorico e pratico, la politica che non fa altro che gestire gli effetti della produzione e ridistribuzione delle risorse economiche ( in soldoni significa distribuzione della ricchezza e della povertà) non ne usciremo. O cambiano le forme della democrazia, da rappresentativa a diretta, oppure voteremo politici che già nelle liste devono per entrarci sottostare “alla regola della giungla” se vogliono fare carriera ed essere eletti.
La rottura di questo schema è basilare e nessun politico ha veramente intenzione di farlo.

Ma torniamo al merito.
C’è una antico detto utopistico che dice “ciascuno dà per quello che può e riceve in cambio secondo le sue necessità”. Dal punto di vista morale può essere nobile, purtroppo spostarlo al livello della pratica è assai difficile.
Ricorderei che Aristotele elencò le tre servitù storiche: di famiglia (figlio verso il padre), di economia ( il servo verso il padrone), di guerra ( il vinto verso il vincitore). Non sono mai state superate storicamente.
Fra i due a valori libertà e uguaglianza vi è una relazione antinomica. La libertà dà il dinamismo, l’uguaglianza tende all’appiattimento. Si tratterebbe di riuscire a “temperare” i due valori in un sistema di relazione in cui il meritevole per qualità proprie possa avere economicamente di più, ma non troppo rispetto a coloro che non hanno le stesse qualità. La giustizia sociale è il temperamento dei due valori, in quanto se pochi hanno troppo e i molti hanno troppo poco è giusto che quest’ultimi si ribellino e cade la “pace sociale” premessa sostanziale del concetto di stato.. Allora , come è stato postato in una discussione di Albert, ad esempio non è possibile che il megadirigente possa essere retribuito anche decine di volte di più rispetto all’operatore che lavora in linea nella fabbrica, ci deve essere un limite. Così come non esiste nello stato di natura che un leone uccida un intero branco di antilopi, c’è un limite alla capienza dello stomaco. Ma l’uomo ha inventato l’”accumulazione”, deve essere limitato quantitativamente ad personam e non aggirato con i concetto del diritto privato di società dove la responsabilità penale ed amministrativa divide il diritto privato da quello societario ( vedasi depenalizzazione del reato di falso in bilancio). Tutti hanno una dignità e lo stato come ente organizzativo di una comunità che la sovrintende deve sancire per legge e aggiornare quale sia la retribuzione minima (o pensione )parificata al concetto di dignità economica per i sostentamento della stessa. Questo è un caposaldo fondamentale su cui gli stati “sonnecchiano”. Preferiscono che si faccia carità televisiva e massmediologica e che i cittadini facciano accattonaggio che prendersi cura dei malati e dei bisognosi. Quindi lo stato deve contribuire affinché tutti abbiano “ il minimo indispensabile ad una vita dignitosa” e attraverso la tassazione prelevare da coloro che sono più ricchi. Penso che così si lasci la libertà al meritevole di poter fare e al meno meritevole di poter salvaguardare la propria dignità: umana, sociale, economica.

C’è gia stato l’”unto del signore” che si è costruito il partito personale, vedremo fra poco il livello di consapevolezza dei cittadini italiani, se sono civili o incivili. Il fascismo non ha insegnato storicamente nulla. Ma soprattutto con questa classe dirigente e con questo livello di maturità della popolazione potete pensare che l’Italia ai grandi tavoli di trattative conti qualcosa? I mercati scelgono i punti deboli dove colpire, finanziariamente la Francia sta quasi peggio di noi ma non è “sotto tiro”, per ora.

Nonostante tutto resistiamo, non desistiamo, (è quello che vorrebbero), già il fatto di discutere queste tematiche è un segnale di esercizio critico e non di supina sudditanza .
Felicità a tutti voi per l'anno che verrà
paul11 is offline  
Vecchio 26-12-2012, 18.53.51   #12
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

Citazione:
Originalmente inviato da 0xdeadbeef
Ma sto semplicemente facendo notare che, di
fatto, il precedente Presidente del Consiglio è stato "indotto" alle dimissioni a causa di pressioni provenienti
da ambienti ed istituzioni che con la democrazia c'entrano ben poco (c'è, a mio avviso, ben poco da dubitare
che i giochi siano stati torbidi assai, visto che "quel" presidente non si muoveva neanche a cannonate...).

Non mi convinco di questa tua tesi, se i mercati finanziari, semprechè ti riferisca a questi ambienti, hanno speculato sui titoli di stato, posso pensare che sia il prodotto di una assenza totale di una comune politica europea, di una BCE che non ha potere pari alla Federal Reserv. Le dimissioni da presidente del consiglio furono poste per problemi di maggioranza e per spartire i problemi con una nuova maggioranza ambigua.
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Vecchio 26-12-2012, 21.38.56   #13
0xdeadbeef
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

@ Paul11
Io terrei ben presente l'antico ammonimento che ci viene da Esiodo: "la bellezza dei nostri vasi è dovuta alla
competizione fra i vasai". Quindi, diciamo, ci andrei con i piedi di piombo prima di riproporre concetti come
quello (che citi all'inizio della risposta sul merito) con cui Marx rispose a quello che gli sembrava essere
"comunismo volgare" ("Critica al programma di Gotha").
Sì, effettivamente fra libertà e eguaglianza vi è una relazione che se non antinomica (nella visione illuministica
francese trovo che tale antinomia sia quantomeno attenuata) è certamente problematica.
In Italia si è a lungo dibattuto (Croce e Einaudi) se la libertà dovesse essere intesa solo per quel che riguarda
la sfera politica. Personalmente, concordo con Einaudi circa una libertà politica che è necessariamente anche
economica. Da questo, mi riesce difficile immaginare una posizione come quella francese, anche perchè la trovo
francamente del tutto anacronistica (in quanto prodroma dello "stato etico" di hegeliana memoria).
Ma noto che, come dire, punti il dito su un problema di assoluta rilevanza.
Tempo fa leggevo che le retribuzioni degli amministratori delegati (oggi chiamati "managers") erano, fino a 20
anni fa, circa di 40 volte il salario di un operaio. Oggi, ammontano a 400 volte (con punte come quella che
riguarda Marchionne, che guadagna circa 1500 volte il salario di un operaio FIAT).
Ora, è chiaro che il problema non è più di eguaglianza, ma di misura. E appunto abbiamo visto che la libertà
come concetto politico non ha "in sè" nessuna misura, per così dire.
Fino a poco tempo fa si usava dire che, sì, le disuguaglianze crescevano - e quindi cresceva la povertà detta
"relativa"; ma che al crescere delle disuguaglianze corrispondeva una diminuzione del tasso di povertà assoluta.
Beh, credo davvero che un simile enunciato vada rivisto profondamente (almeno per quel che riguarda il nostro
paese).
Mi sembra, tra l'altro, che al problema si risponda sempre e comunque alla medesima maniera (più libertà, meno
vincoli etc.); che è come dire che si continua a somministrare la medesima medicina che ha provocato l'intossicazione...
Si preferisce affidarsi, come giustamente e acutamente sottolinei, a quello che negli USA viene chiamato
"conservatorismo compassionevole", e che è null'altro che uno sbocco logico di società che hanno da tempo perso
ogni concetto di "diritto" (il "diritto", a mio avviso, vive nella dimensione collettiva) per acquisire sempre
più forte quello di "libertà" (che invece vive nella dimensione individuale).
Conto comunque di approfondire le tematiche economiche in un nuovo post, e mi farebbe enormemente piacere se
tu potessi partecipare alla discussione.
con stima e simpatia
mauro
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Vecchio 27-12-2012, 22.57.59   #14
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Arrow Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

Vi ricordo che siamo nella sezione dedicata alla filosofia, vi prego quindi di non proporre post dedicati esclusivamente alla politica. Grazie.
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Vecchio 28-12-2012, 14.56.02   #15
and1972rea
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

Ritornando nell'alveo di questa discussione filosofica , che sottintende numerose implicazioni nell'attualità politica, posso dire tranquillamente di sposare le tesi di oxdeadbeef; la meritocrazia dovrebbe essere confinata nell'ambito dell'agire operativo , e del potere decisionale con l'unica discrezionalità riferita alla tecnica delle procedure ed ai mezzi puramente neutrali per raggiungere scopi e finalità già poste da una imprescindibile potestà superiore incarnata nel popolo.
Sul cassero del veliero , il capitano governa la nave ,sceglie i suoi ufficiali ,assolda la sua ciurma e dispone la condotta a bordo, ma le rotte da seguire e i porti a cui approdare li decide la compagnia proprietaria del legno, essa ha la continua potesta' sul carico , sul relativo mercato ,sugli uomini e sullo stesso capitano a bordo , che puo' destituire in ogni momento dal proprio incarico; essa ha costruito il vascello, essa ha costituito il progetto e l'impresa, soltanto nelle sue mani e' il potere di rinnegarlo o di riconsiderare lo scopo di quell'impresa; l'occhio della proprieta' e' sempre vigile sul governo della nave attraverso le consegne costituzionali in mano ai poteri che agiscono a bordo;solo nella potesta' del popolo vi e' la volonta' unita che decide le sorti non soltanto di un viaggio, ma dell'intero scopo di una nazione; nella storia degli ultimi secoli, solo questa potesta' ha deciso di unire o di sciogliere intere nazioni , o di cambiarne radicalmente le regole e gli scopi che le costituivano. Il potere , quindi, e' innanzitutto il potere di decidere le sorti di una nazione,e non vi e' alcun dubbio che esso debba essere messo ugualmente nelle mani della nazione attraverso ogni suo costituente elementare che e' l'individuo, a prescindere da ogni differenza qualitativa o quantitativa insita in esso, fuorche' dalla capacita' effettiva ( la quale deve essere sempre salvaguardata) di poter decidere liberamente del proprio destino insieme a quello altrui. Ogni differenza fattuale , che sia nel merito del talento o della dote naturale, e' irrilevante ai fini dell'esercizio della liberta' di partecipare alla scelta del proprio destino insieme a quello degli altri uomini all'interno di una comunita' umana; questo mi pare ormai pacifico, ed e' inammissibile, quindi, ogni dittatura del sapere e di benpensanti illuminati, o della forza coercitiva delle volonta', o della facolta' economica delle persone.
Ogni capitano benpensante che governi il veliero di uno zoticone ignorante, deve rispondere a questo sia nel bene che nel male, perche' gli interessi o i danni, i meriti e gli errori di quell'impresa devono appartenere soltanto alla volonta' di quel villano.
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Vecchio 29-12-2012, 18.44.18   #16
paul11
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

Ma quando un Capo di Governo diceva che tutto andava bene, dov’era la Ragioneria di Stato, la Corte dei Conti; come poteva sapere la verità il popolo che i conti dello Stato erano di tutt’altro indirizzo?
Intendo dire che l’armatore che pensa che la rotta e il carico sulla nave arriverà a destinazione e il capitano mente, per quanto il capitano sia responsabile, la perdita del carico se “la becca” l’armatore o il popolo, fuori dalla metafora.

Quindi bisogna chiedersi fra merito e democrazia quali sono e dove sono i livelli di responsabilità.
Mi spiego meglio.
Nel diritto pubblico è sancito che l’amministrazione dello Stato si divide in organismi attivi, consultivi e di controllo. Fanno tutti il loro dovere? Oppure gli organi di controllo hanno una voce o sono “bloccati”?
Sempre nel diritto pubblico si parla di amministrazione diretta e indiretta, centrale e periferica.
Come si intreccia questa organizzazione elefantiaca che non fa altro che spostare e “palleggiarsi” i livelli di responsabilità. Nel diritto pubblico penale ci sono i reati di : corruzione, concussione e malversazione? Ma c’è qualcuno che veramente è in giudicato?

Ma soprattutto come e chi fa le liste elettorali ? Il partitismo è ancora l’unica strada per i concorso democratico della rappresentanza istituzionale? Finiti i tempi di Bobbio e Sartori non c’è nessuno all’altezza di porre i quesiti di come riuscire a portare nella classe dirigente di un popolo le persone migliori per qualità morali(onestà) e competenze professionali.
E’ possibile avere solo un referendum abrogativo e non quello propositivi? Essendo questo l’unico strumento di democrazia diretta .
Il discorso è lunghissimo.

Anche quì, sarò pedante, ma c’è una “questione morale” da risolvere nelle rappresentanze.
E’ da decenni e il popolo si sta svegliando solo da un anno a questa parte ( solo perché c’è crisi economica) che albergano nei poteri pubblici personaggi interessati al loro portafoglio privato: “occupazione privata di un ruolo pubblico” la definirei.

Ma ancora di più mi spaventa una sottocultura massmediologica, di chi c’era e sapeva e faceva finta di non vedere, di collusi, che si sono prestati scientemente senza un briciolo di dignità nel raccontare falsità, depistare.
La deontologia?……ma per carità!!!

Quindi in realtà c’è la raccomandazione e il nepotismo ,altro che merito. La demos-crazia è finita in un “dispotismo democratico” con le solite “facce”.
E chiamano Benigni a parlare della Carta Costituzionale: non siamo messi bene.

Il primo articolo della Costituzione recita che l’ Italia è fondata sul lavoro. Incredibile.
Già da qui c’è i fallimento statutario di una istituzione perchè detta una priorità
disattesa
paul11 is offline  
Vecchio 29-12-2012, 20.51.25   #17
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

Mi sembra ci sia un po’ di confusione tra la meritocrazia e la politica.
La prima è inerente a persone selezionate in base alle loro capacità culturali o tecniche. Ci si rammarica che, soprattutto in italia (la minuscola è d’obbligo), prevalga il nepotismo.
La democrazia non pretende di eleggere per meritocrazia ma in base ad una maggioranza di votanti. Questa rappresenta, fin dalle origini ed in primo luogo, la soluzione per evitare la conflittualità sociale.
Se la maggioranza è d’accordo, essendo, appunto, in tanti, non ha problemi a sostenere le proprie scelte. Si evitano così scontri di altro genere.
Il ricambio o la conferma degli eletti in base ai risultati ottenuti nella gestione del potere è il fondamento della democrazia.
Per questo il populismo e la gestione dei mezzi d’informazione mediatici sono basilari per definire “democratica” una nazione: oggi come ai tempi di Pericle.

I tecnici o comunque i professionisti debbono essere il supporto ai politici eletti e devono essere scelti non democraticamente ma in base alle loro specifiche capacità intellettuali.

In effetti dovrebbe crearsi una dicotomia dove i tecnici sono la risorsa dei politici nell’attuazione delle leggi e nella gestione del potere.

In democrazia quindi, affermare il "kratos" del merito non è equivalente a negare il "kratos" del “demos”.
Non ho presente il brano di Cicerone che citi ma la rivoluzione francese ed americana hanno posto l’accento sui “diritti” e non sull’eguaglianza degli uomini (cosa peraltro assurda da sostenere). Anche se la Costituzione Americana afferma: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal" » è evidente che si riferisce ai diritti dei singoli e non alle loro caratteristiche fisiche o intellettuali. ;o))))
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Vecchio 29-12-2012, 23.39.28   #18
and1972rea
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

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Originalmente inviato da paul11
Ma quando un Capo di Governo diceva che tutto andava bene, dov’era la Ragioneria di Stato, la Corte dei Conti; come poteva sapere la verità il popolo che i conti dello Stato erano di tutt’altro indirizzo?
Intendo dire che l’armatore che pensa che la rotta e il carico sulla nave arriverà a destinazione e il capitano mente, per quanto il capitano sia responsabile, la perdita del carico se “la becca” l’armatore o il popolo, fuori dalla metafora.

Quindi bisogna chiedersi fra merito e democrazia quali sono e dove sono i livelli di responsabilità.
Mi spiego meglio.
Nel diritto pubblico è sancito che l’amministrazione dello Stato si divide in organismi attivi, consultivi e di controllo. Fanno tutti il loro dovere? Oppure gli organi di controllo hanno una voce o sono “bloccati”?
Sempre nel diritto pubblico si parla di amministrazione diretta e indiretta, centrale e periferica.
Come si intreccia questa organizzazione elefantiaca che non fa altro che spostare e “palleggiarsi” i livelli di responsabilità. Nel diritto pubblico penale ci sono i reati di : corruzione, concussione e malversazione? Ma c’è qualcuno che veramente è in giudicato?

Ma soprattutto come e chi fa le liste elettorali ? Il partitismo è ancora l’unica strada per i concorso democratico della rappresentanza istituzionale? Finiti i tempi di Bobbio e Sartori non c’è nessuno all’altezza di porre i quesiti di come riuscire a portare nella classe dirigente di un popolo le persone migliori per qualità morali(onestà) e competenze professionali.
E’ possibile avere solo un referendum abrogativo e non quello propositivi? Essendo questo l’unico strumento di democrazia diretta .
Il discorso è lunghissimo.

Anche quì, sarò pedante, ma c’è una “questione morale” da risolvere nelle rappresentanze.
E’ da decenni e il popolo si sta svegliando solo da un anno a questa parte ( solo perché c’è crisi economica) che albergano nei poteri pubblici personaggi interessati al loro portafoglio privato: “occupazione privata di un ruolo pubblico” la definirei.

Ma ancora di più mi spaventa una sottocultura massmediologica, di chi c’era e sapeva e faceva finta di non vedere, di collusi, che si sono prestati scientemente senza un briciolo di dignità nel raccontare falsità, depistare.
La deontologia?……ma per carità!!!

Quindi in realtà c’è la raccomandazione e il nepotismo ,altro che merito. La demos-crazia è finita in un “dispotismo democratico” con le solite “facce”.
E chiamano Benigni a parlare della Carta Costituzionale: non siamo messi bene.

Il primo articolo della Costituzione recita che l’ Italia è fondata sul lavoro. Incredibile.
Già da qui c’è i fallimento statutario di una istituzione perchè detta una priorità
disattesa
...mi pare evidente che l'armatore che ingaggia l'impresa e' l'unico a dover piangere sul proprio latte versato; se nulla importava alla societa' civile di cosa combinassero i poteri in capo allo stato durante il tempo delle vacche grasse, ora, che le vacche sono dimagrite correra' di certo ai ripari, e non tollerera' piu' di rimanere all'oscuro di cio' che accade a bordo durante la navigazione, e di dover attendere l'attracco di un vascello ormai depredato e compromesso per far pulizia dei responsabili; i mezzi attuali permettono all'armatore di seguire con occhio vigile e scrupoloso ogni secondo della navigazione di chiunque verra' chiamato alla prossima guida del bastimento.
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Vecchio 30-12-2012, 00.08.38   #19
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

@ Paul11
Dici le cose con vera amarezza, e lo si percepisce. Non posso che essere in larga parte d'accordo con te.
Io penso, come Voltaire, che ogni popolo abbia il governo che si merita. Ed il problema, quindi, diventa
"nelle" rappresentanze perchè "è" di rappresentanza.
In altre parole, non vedo nessun Bobbio o Sartori perchè "questo" popolo, "questa" società, non è più in
grado di esprimerli.
Una questione di moralità? Sì e no. Di moralità sì, perchè antropologicamente non ci sono più quelle generazioni
che hanno duramente sofferto, e che quindi hanno sviluppato un senso della solidarietà a noi sconosciuto.
Ma anche di moralità no, perchè certi processi, in atto da millenni, hanno conosciuto una accelerazione
repentina in un certo senso (mi riferisco soprattutto, ma non solo, all'emergere dell'individuo).
Credo d'altronde non ci sia da meravigliarsi se la crisi del sistema democratico si stia evolvendo, o involvendo,
in quella che Aristotele chiamava "demagogia".
Quando il "demos" è debole, inevitabilmente anche il "kratos" legato ad esso è debole: gli esempi storici
di questa decadenza sono numerosi. E come una volta il "gogos" (colui che conduce il popolo; che da lui si
fa condurre) distribuiva grano, adesso distribuisce favori e prebende ai "clientes" - il termine non è propriamente
un neologismo - in cambio di voti.
E' spesso successo (incrociamo le dita...) che alla demagogia è seguita la dittatura: speriamo solo che Nietzsche
e il suo "eterno ritorno" siano falsificati.
Certo che se sperassimo di cavercela con una Costituzione "bella e poetica" (condivido assolutamente quelle
tue parole) staremmo freschi.
Ma come si inquadra il discorso sul merito in un simile contesto? Si inquadra, a mio avviso, nella maniera che
dicevo, e cioè con uno che si presenta e dice: "questi sono meritevoli e questi no".
Se non si parte dalla considerazione che tutti gli uomini sono uguali (come nella "Repubblica"), non può
esservi altra "misura" che non l'arbitrio del "Principe" (la cui versione moderna ha deciso che un manager
guadagni 400 volte il salario di un operaio - speriamo che il prossimo sia più magnanimo...)
un saluto
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Vecchio 30-12-2012, 02.38.01   #20
leibnicht
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

La questione filosoficamente più rilevante, sottesa al tema trattato in questa interessantissima discussione, a mio parere è la seguente.
Se il concetto di "uguaglianza" declini oppure coniughi quelli, rispettivamente, di "congruità" e "identità".
Relativamente, è chiaro, agli esseri umani che compongono come cellule un tessuto sociale, e tenendo ben chiaro che il tessuto sociale conserva della parola "tessuto" il senso più largo e quasi metaforico.
Occuparvi uno stesso spazio (del tessuto sociale) è "congruenza"; occupare lo stesso (sovrapponibile) è "identità".
Il senso del concetto di "uguaglianza" tra esseri umani oscilla da tre secoli tra questi due poli non dialettici.
Se l'uguaglianza declina la congruità, questo significa che "essere uguali" vuol dire muoversi tra: avere il diritto alle stesse opportunità, non dover essere in alcun modo stigmatizzati per la propria diversità.
Se invece l'uguaglianza coniuga l'identità, questo significa che "essere uguali" vuol dire muoversi da: "una composizione di elementi di un sistema la cui complessità implica, per sua natura, una evoluzione spontanea" -
attraverso: "dinamiche note o ignote, ma forse intelligibili, riguardanti il DNA oppure la fisica oppure la dialettica della proprietà dei beni oppure gli attrattori caotici oppure il sapere occulto di un destino ultraterreno oppure altro ancora" -
a/verso: "una complessità più evoluta".
A cosa assomiglia l'uomo nel primo caso e a cosa nel secondo?
Nell'ipotesi che l'uguaglianza declini la congruità, alla libertà di essere ciò di cui si compiace resta all'Uomo un largo spettro di possibilità: dall'amarsi all'odiarsi.
Nell'ipotesi, invece, che l'uguaglianza coniughi l'identità, a me pare che al compiacersi dell'Uomo resti un altro ambito di immagini mentali, che vanno dall'esaltazione alla vergogna.

Chi ha la mia età ed ha iniziato ad avanzare nella vecchiaia, è nato nel secondo di questi modelli ed è vissuto nel sovrapporsi e poi imporsi del primo.
Personalmente credo in un modello diverso, nascente dal principio leibniziano dell'identità degli indiscernibili. Un concetto di "uguaglianza" perfettamente dinamico, ossia antitetico a quello aristotelico, per cui "l'essenza dell'uomo è data una volta per tutte".
L'uguaglianza delle opportunità degli esseri umani non è data in sè, ma è un compito collettivo asintotico: è una speranza progettuale ed un'idea, alla quale tutte le nostre menti sono chiamate, con ogni mezzo, a collaborare perchè si realizzi.
Vorrei una terza via e non so immaginarla... Così sono consapevole di avere i piedi nella prima e lo sguardo verso la seconda.
leibnicht is offline  

 



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