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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 30-12-2012, 08.24.18   #21
freedom
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

Perdonate il mio stile (gordiano) ma c'è poco da discutere: la politica così come l'economia sono fatte dall'uomo, sono espressione dell'uomo. Non è questione di metodo ma di sostanza. Se fosse questione di metodo allora sosterrei che il sistema più giusto è, incontrovertibilmente, quello anarchico: ognuno segua la Legge Interiore e vedrai che non si sbaglia di molto.

Ma il problema è che l'uomo è attualmente quello che è e dunque stiamo rischiando, molto da vicino, l'autodistruzione. Come già Platone osservava non bisogna versare troppa libertà nel bicchiere del popolo altrimenti finirà per ubriacarsi. In effetti la monarchia (quando era fatta da sovrani che avevano a cuore il bene del popolo) non era poi così peggio di oggi. Ma attualmente l'uomo rifiuta di ubbidire ad altri uomini. Vuole ubbidire solo a se stesso: cosa, in teoria giusta e saggia, ma per fare ciò bisogna esserne CAPACI. Invece la natura animalesca prende il sopravvento ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. E quindi è la democrazia, sistema imperfetto e profondamente iniquo, il minore dei mali. Il fatto è che la democrazia va corretta con alti ideali politici e religiosi altrimenti accade quello che sta accadendo oggi: un pugno di servi del denaro e del sesso sta guidando una massa di beoti che scimmiottano i capi credendo che un suv o un rolex sia sufficiente a dare un senso alla vita.

Non è questione di meritocrazia ma di interiorità malata. Chiedo scusa se non sono stato breve come implicitamente promesso. Non riesco a spiegarmi perchè ma l'argomento mi suscita ancora oggi forti emozioni.
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Vecchio 30-12-2012, 20.19.04   #22
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

Anche gli animali se la cavano, soprattutto in politica. ;o)))
L’anarchia (come il comunismo), non può funzionare perché contravviene ad un istinto filogenetico, quello della alla gregarietà, che impone differenze sociali (il comunuisco, invece, quello della territorialità, che sviluppa il concetto di “proprietà”).

La nostra specie non è eterna ma quello che potrà sparire sarà l’attuale sistema socio - economico, cosa storicamente quasi ricorrente, direi. E’ più probabile che si estingua per l’incapacità di gestire l’ecosistema in cui vive prima che perché ha finito i soldi. ;o))))

La cultura è il sostegno della democrazia. Guardando il livello attuale, direi che effettivamente la democrazia è messa male per i prossimi vent’anni almeno. ;o)))
D’altra parte ci sono sempre le rivoluzioni ....... ;o))))

Citazione:
Originalmente inviato da freedom
Perdonate il mio stile (gordiano) ma c'è poco da discutere: la politica così come l'economia sono fatte dall'uomo, sono espressione dell'uomo. Non è questione di metodo ma di sostanza. Se fosse questione di metodo allora sosterrei che il sistema più giusto è, incontrovertibilmente, quello anarchico: ognuno segua la Legge Interiore e vedrai che non si sbaglia di molto.

Ma il problema è che l'uomo è attualmente quello che è e dunque stiamo rischiando, molto da vicino, l'autodistruzione. Come già Platone osservava non bisogna versare troppa libertà nel bicchiere del popolo altrimenti finirà per ubriacarsi. In effetti la monarchia (quando era fatta da sovrani che avevano a cuore il bene del popolo) non era poi così peggio di oggi. Ma attualmente l'uomo rifiuta di ubbidire ad altri uomini. Vuole ubbidire solo a se stesso: cosa, in teoria giusta e saggia, ma per fare ciò bisogna esserne CAPACI. Invece la natura animalesca prende il sopravvento ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. E quindi è la democrazia, sistema imperfetto e profondamente iniquo, il minore dei mali. Il fatto è che la democrazia va corretta con alti ideali politici e religiosi altrimenti accade quello che sta accadendo oggi: un pugno di servi del denaro e del sesso sta guidando una massa di beoti che scimmiottano i capi credendo che un suv o un rolex sia sufficiente a dare un senso alla vita.

Non è questione di meritocrazia ma di interiorità malata. Chiedo scusa se non sono stato breve come implicitamente promesso. Non riesco a spiegarmi perchè ma l'argomento mi suscita ancora oggi forti emozioni.
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Vecchio 30-12-2012, 22.30.02   #23
acquario69
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Originalmente inviato da freedom
Perdonate il mio stile (gordiano) ma c'è poco da discutere: la politica così come l'economia sono fatte dall'uomo, sono espressione dell'uomo. Non è questione di metodo ma di sostanza. Se fosse questione di metodo allora sosterrei che il sistema più giusto è, incontrovertibilmente, quello anarchico: ognuno segua la Legge Interiore e vedrai che non si sbaglia di molto.

Ma il problema è che l'uomo è attualmente quello che è e dunque stiamo rischiando, molto da vicino, l'autodistruzione. Come già Platone osservava non bisogna versare troppa libertà nel bicchiere del popolo altrimenti finirà per ubriacarsi. In effetti la monarchia (quando era fatta da sovrani che avevano a cuore il bene del popolo) non era poi così peggio di oggi. Ma attualmente l'uomo rifiuta di ubbidire ad altri uomini. Vuole ubbidire solo a se stesso: cosa, in teoria giusta e saggia, ma per fare ciò bisogna esserne CAPACI. Invece la natura animalesca prende il sopravvento ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti. E quindi è la democrazia, sistema imperfetto e profondamente iniquo, il minore dei mali. Il fatto è che la democrazia va corretta con alti ideali politici e religiosi altrimenti accade quello che sta accadendo oggi: un pugno di servi del denaro e del sesso sta guidando una massa di beoti che scimmiottano i capi credendo che un suv o un rolex sia sufficiente a dare un senso alla vita.

Non è questione di meritocrazia ma di interiorità malata. Chiedo scusa se non sono stato breve come implicitamente promesso. Non riesco a spiegarmi perchè ma l'argomento mi suscita ancora oggi forti emozioni.

secondo me hai pienamente ragione..in fondo a ben vedere l'uomo e' rimasto essenzialmente un primate,una scimmia in crisi che segue gli stessi modelli di comportamento sociale e con le stesse identiche ataviche inclinazioni..magari e' solo cambiata la forma..oggi e' una scimmia senza peli ma sempre scimmia e' rimasta!
Va da se che il concetto di democrazia diventa (si trasforma,inevitabilmente) esso stesso un concetto utopico.

Ultima modifica di acquario69 : 31-12-2012 alle ore 01.45.35.
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Vecchio 30-12-2012, 22.49.03   #24
0xdeadbeef
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@ Leibnicht
Una riflessione, la tua, indubbiamente interessante (e che, a mio avviso, centra davvero l'essenza del problema).
A mio parere l'uguaglianza non può che riferirsi alla congruità. E questo perchè, semplicemente, il riferirsi
all'identità presupporrebbe un uomo inteso come "figlio di Dio" (la qual cosa risulta razionalmente inaccettabile).
Tuttavia, e come la grande visione filosofica di Kant ci insegna, resta necessario rapportarsi ad un uomo "figlio
di Dio", onde non cadere in un razionalismo che non potrebbe che condurci alla barbarie.
Mi spiego: esattamente come nella legge "giuridica" la legge morale svolge un ruolo di "ispiratrice", ma non
di "determinatrice", così nella concezione dell'uguaglianza l'identità ispira, ma non determina, la fattualità
ultima delle cose.
Il concetto che cerco di esprimere mi sembra, sotto diversi punti di vista, assai simile al tuo. Si tratta, in
sostanza, di respingere una "weltanschuung" per cui le cose sono date una volta per tutte. E di assumere piuttosto
un punto di vista "dinamico", che procede per piccoli passi e sempre verificando volta per volta i "progressi"
raggiunti.
Non dobbiamo mai dimenticare che quello che ci è concesso è di vedere solo a breve distanza da dove siamo (e
neanche in maniera nitida), per cui ogni aspirazione a verità "universali" non sarebbe altro che "hybris".
Ti ringrazio della risposta (davvero interessante e "saggia")
mauro
0xdeadbeef is offline  
Vecchio 02-01-2013, 23.49.25   #25
paul11
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Citazione:
Originalmente inviato da 0xdeadbeef
@ Paul11
Dici le cose con vera amarezza, e lo si percepisce. Non posso che essere in larga parte d'accordo con te.
Io penso, come Voltaire, che ogni popolo abbia il governo che si merita. Ed il problema, quindi, diventa
"nelle" rappresentanze perchè "è" di rappresentanza.
In altre parole, non vedo nessun Bobbio o Sartori perchè "questo" popolo, "questa" società, non è più in
grado di esprimerli.
Una questione di moralità? Sì e no. Di moralità sì, perchè antropologicamente non ci sono più quelle generazioni
che hanno duramente sofferto, e che quindi hanno sviluppato un senso della solidarietà a noi sconosciuto.
Ma anche di moralità no, perchè certi processi, in atto da millenni, hanno conosciuto una accelerazione
repentina in un certo senso (mi riferisco soprattutto, ma non solo, all'emergere dell'individuo).
Credo d'altronde non ci sia da meravigliarsi se la crisi del sistema democratico si stia evolvendo, o involvendo,
in quella che Aristotele chiamava "demagogia".
Quando il "demos" è debole, inevitabilmente anche il "kratos" legato ad esso è debole: gli esempi storici
di questa decadenza sono numerosi. E come una volta il "gogos" (colui che conduce il popolo; che da lui si
fa condurre) distribuiva grano, adesso distribuisce favori e prebende ai "clientes" - il termine non è propriamente
un neologismo - in cambio di voti.
E' spesso successo (incrociamo le dita...) che alla demagogia è seguita la dittatura: speriamo solo che Nietzsche
e il suo "eterno ritorno" siano falsificati.
Certo che se sperassimo di cavercela con una Costituzione "bella e poetica" (condivido assolutamente quelle
tue parole) staremmo freschi.
Ma come si inquadra il discorso sul merito in un simile contesto? Si inquadra, a mio avviso, nella maniera che
dicevo, e cioè con uno che si presenta e dice: "questi sono meritevoli e questi no".
Se non si parte dalla considerazione che tutti gli uomini sono uguali (come nella "Repubblica"), non può
esservi altra "misura" che non l'arbitrio del "Principe" (la cui versione moderna ha deciso che un manager
guadagni 400 volte il salario di un operaio - speriamo che il prossimo sia più magnanimo...)
un saluto

I tempi sicuramente determinano la possibilità che uomini di genio "emergano", noi viviamo i tempi della mediocrità.
Attenzione alla morale dettata dallo Stato è tipica delle dittature, teocratiche o laiche che siano, di esempi storici ne abbiamo a iosa.
Gli uomini sono simili non uguali. Gli animali tanto più sono intelligenti e tanto più si differenziano. Allora a che cosa può essere collegato il valore di uguaglianza? Certo come avete scritto una possibilità è che tutti abbiano pari opportunità, ma non basta. Non può esistere una scala di valori.
In una comunità di umani c'è sempre una organizzazione sociale superiore che regola le relazioni sociali, economiche giuridiche , ecc. L'individuo accetta di condividere un territorio e le sue risorse nel momento in cui ritiene che invece di fare guerra a tutti quanti e quindi anche di subirla debba esistere un patto sociale su intenti comuni , utili per tutti.Quindi la premessa del pattto è la"deposizione delle armi", della conflittualità. Questo nella teoria dello Stato è definito "monopolio della violenza dello Stato" in quanto quest'ultimo disarma il singolo cittadino e utilizza la violenza per sanzionare e regolare le pene giuridiche e il conflitto.
Il merito in sè non è dannoso, ma esiste una tolleranza fra il più "meritevole " e quello meno. Nel momento in cui i più "meritevoli"costituiscono e costruiscono privilegi salta il concetto di uguaglianza e salta la tolleranza e riparte la conflittualità.
Ciò che intendo è che questa tolleranza non ha una quantità, un valore fisico , ma è tipico del grado di civiltà di un popolo, di un popolo abituato a subire o che si indigna sui valori come premesse costitutive del patto sociale e del contratto sociale che sancisce lo Stato, i suoi paradigmi costitutivi, le sue premesse. L'uguaglianza o la libertà sono valori che o sono "sentiti" da un popolo o non lo sono. Se non lo sono il kratos del demos diventa oligarchia e la meritocrazia diventa privilegio. Non c'è Costituzione che tenga questo è nella cultura e nella storia di un popolo.
Quandi i diritti sociali e i diritti civili , le cui premesse sono i valori morali,vengono messi in discussione dall'economia, significa che non è lo stato di diritto il principio costitutivo di uno Stato, ma semplicemente l'economia è una scusante per riappropriarsi dello stato di natura in cui il prepotente ha la meglio, tipico delle società animali e incivili.

Ultima modifica di paul11 : 03-01-2013 alle ore 08.41.07.
paul11 is offline  
Vecchio 04-01-2013, 15.00.17   #26
0xdeadbeef
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

@ Paul11
Nella mia precedente risposta a Leibnicht, mi dicevo d'accordo su di un'uguaglianza riferita alla "congruità",
non all'"identità". Aristotele diceva che è ingiusto trattare da uguali i disuguali, e io sono profondamente
d'accordo con questo enunciato. Però, dicevo, è necessario tenere la "barra dritta", per così dire, e considerare
l'identità degli esseri umani alla stessa stregua di come Kant considerava la "legge morale": l'identità non
può non essere considerata come l'ideale; un ideale che poi deve fare i conti con il reale, certo; ma un ideale che
non può "morire" nel razionalismo (esattamente come, in Kant, la legge giuridica non può annullare la legge morale).
La "soluzione" (si fa per dire...)? Procedere passo a passo, empiricamente, ma sempre rapportandosi alla realtà
E all'idealità, senza mai dimenticare uno dei due termini in favore dell'altro.
Insomma, mi rendo conto che la cosa ha, per così dire, sfumature e contorni non tanto ben definiti.
Ma chiedi: a cosa può essere collegato il valore di uguaglianza? Intanto, a parer mio, è bene tener fermo
il principio democratico (secondo G.Sartori l'uguaglianza non può riferirsi all'ambito economico) per cui ci
"deve essere" uguaglianza giuridica, quindi politica, e uguaglianza sociale. Quindi trovo del tutto fuori
luogo parlare di "kratos" del merito, se non quando il "kratos" è definito nell'ambito di quello che Aristotele
chiamava "oikos", e che potremmo estendere all'"azienda" in quanto luogo ove i rapporti di forza sono definiti
dalla proprietà.
Naturalmente, questo vuol solo dire "spostare un pò più in là" il problema, non certo risolverlo. Tuttavia, io
credo, questo rientra pienamente in quel "passo a passo" di cui parlavo prima. Insomma: intanto pensiamo a
stabilire questo come punto fermo, poi...si vedrà.
Ma vedo che introduci un concetto di straordinaria importanza: quello che viene definito "conflitto" (e che
le contemporanee teorie economiciste hanno rimosso).
Io trovo che il "conflitto" (naturalmente parlo di quello sociale) esploda nel momento in cui il comune sentire
non si trova più nelle condizioni di accettare condizioni di vita non "dignitose".
Naturalmente, il termine "dignitose" ha una valenza storica, cioè è relativo (come giustamente affermi anche tu).
Nell'Atene di Solone emerge la dimensione "politica" nel momento in cui l'asservimento per debiti e l'appropriazione
di terre raggiunge livelli intollerabili (per quel comune sentire). Altrettanto succede nella Roma dei
"decemviri": le tavole della legge sono scritte nel momento di maggior tensione fra Patrizi e Plebei.
Personalmente sono uso ricorrere ad una metafora che ritengo esemplificativa: la maggior arte dei potenti
risiede nel rilasciare la corda un attimo prima che si spezzi. Beh, direi proprio che per il momento non
stiano sentendo nessuna forza contraria a quella nella cui direzione tirano...
un saluto
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Vecchio 04-01-2013, 17.33.19   #27
tiziano
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

Salve a tutti.
Provo ad entrare in punta di piedi in questa conversazione, perché è il mio primo intervento in questo forum, quindi può darsi che abbia ancora da orientarmi.

Intanto vorrei far notare a Bobgo che non si deve tradurre "democrazia" con "governo del popolo", in realtà non il demos governava Atene ma i demoi, anzi le 10 tribù in cui erano raggruppati; non è molto importante, ma è un esempio del fatto che quando parliamo di democrazia tendiamo sempre a dibattere dell'ideale piuttosto che della fattualità storica. Che ne pensiamo, ad esempio, delle cariche sorteggiate nella Bulé? Eppure sarebbe un buon metodo per eliminare il kratos del merito...
Così come direi che la massificazione non è un pericolo fatale per la democrazia ma una sua, piaccia o non piaccia, inevitabile conseguenza: se vale il principio isonomico è ovvio che tutti hanno diritto alla loro quota di sovranità, ricchi e poveri, intelligenti ed idioti. Se poi gli idioti prevalgono e delegano la sovranità agli idioti eccellenti, oppure - che è peggio - si affidano al Boulanger di turno, che si può fare?
Quindi probabilmente la questione è piuttosto di quali siano le regole che consentono l'espressione di una sovranità ragionevole, di chi le stabilisce, di chi le realizza, di chi le usa, ecc.
Lasciamo da parte l'idealità della democrazia e valutiamone la pratica, ovvero la competizione di elites che si contendono il consenso "popolare" (uso le virgolette perché io ho una radicata idiosincrasia per il concetto di "popolo", preferisco termini meno retorici come "popolazione", "cittadinanza"); come si formano queste elites? come agiscono? A mio parere è questo il problema posto da Oxdeadbeef. Lo traduco in modo paradossale: la pratica democratica dovrebbe essere in grado di esprimere una classe politica aristocratica (in senso letterale: i "migliori"). Questo dovrebbe essere il kratos del merito, credo. Ovviamente non è così, perché - ricordiamoci Platone - la democrazia è stata sostituita dalla demagogia.
Tuttavia mi pare che Oxdeadbeef, nella sua ansia di restauratore democratico, sia caduto proprio nella trappola demagogica, quando afferma che "il merito deriva dal consenso": o usa un significato della parola che mi sfugge, per cui non lo comprendo, o sta affermando che il valore politico è determinato dal consenso che riceve; ma così si confonde la forza (politica) con il valore (politico).
tiziano is offline  
Vecchio 04-01-2013, 20.05.41   #28
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

Il concetto di “democrazia” muta nel tempo.
Aristotele avrebbe chiamato oclocrazia l’attuale sistema che sta degenerando in un’oligarchia a livello mondiale.
Personalmente sono favorevole ad un sistema, come il Bulè, dove le cariche sono sorteggiate ed la politica è vista come un servizio civile e non una professione.
Sogni naturalmente: una classe politica autoreferente e che gestisce il voto, come quella italiana attuale non lascia speranze di cambiamenti.

Lo sviluppo della democrazia ha portato ad evidenziare due punti fondamentali:
 la capacità di comunicare ed i mezzi di comunicazione
 la gestione del voto
questi sono i pericoli che portano, inevitabilmente ad un sistema oligarchico dove la meritocrazia non ha alcuna influenza.
Il risultato è la recessione in termini economici e culturali.
Pegola, una bella rivoluzione e passerà anche questa. ;o)))))

Citazione:
Originalmente inviato da tiziano
Salve a tutti.
Provo ad entrare in punta di piedi in questa conversazione, perché è il mio primo intervento in questo forum, quindi può darsi che abbia ancora da orientarmi.

Intanto vorrei far notare a Bobgo che non si deve tradurre "democrazia" con "governo del popolo", in realtà non il demos governava Atene ma i demoi, anzi le 10 tribù in cui erano raggruppati; non è molto importante, ma è un esempio del fatto che quando parliamo di democrazia tendiamo sempre a dibattere dell'ideale piuttosto che della fattualità storica. Che ne pensiamo, ad esempio, delle cariche sorteggiate nella Bulé? Eppure sarebbe un buon metodo per eliminare il kratos del merito...
Così come direi che la massificazione non è un pericolo fatale per la democrazia ma una sua, piaccia o non piaccia, inevitabile conseguenza: se vale il principio isonomico è ovvio che tutti hanno diritto alla loro quota di sovranità, ricchi e poveri, intelligenti ed idioti. Se poi gli idioti prevalgono e delegano la sovranità agli idioti eccellenti, oppure - che è peggio - si affidano al Boulanger di turno, che si può fare?
Quindi probabilmente la questione è piuttosto di quali siano le regole che consentono l'espressione di una sovranità ragionevole, di chi le stabilisce, di chi le realizza, di chi le usa, ecc.
Lasciamo da parte l'idealità della democrazia e valutiamone la pratica, ovvero la competizione di elites che si contendono il consenso "popolare" (uso le virgolette perché io ho una radicata idiosincrasia per il concetto di "popolo", preferisco termini meno retorici come "popolazione", "cittadinanza"); come si formano queste elites? come agiscono? A mio parere è questo il problema posto da Oxdeadbeef. Lo traduco in modo paradossale: la pratica democratica dovrebbe essere in grado di esprimere una classe politica aristocratica (in senso letterale: i "migliori"). Questo dovrebbe essere il kratos del merito, credo. Ovviamente non è così, perché - ricordiamoci Platone - la democrazia è stata sostituita dalla demagogia.
Tuttavia mi pare che Oxdeadbeef, nella sua ansia di restauratore democratico, sia caduto proprio nella trappola demagogica, quando afferma che "il merito deriva dal consenso": o usa un significato della parola che mi sfugge, per cui non lo comprendo, o sta affermando che il valore politico è determinato dal consenso che riceve; ma così si confonde la forza (politica) con il valore (politico).
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Vecchio 05-01-2013, 16.07.47   #29
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@ Tiziano
Quale altro metodo se non il consenso? Voglio dire: chi o che cosa stabilisce il merito (politico) se non
la divinità, la natura o appunto il consenso (come specifico nel post di apertura)?
Questo vuol dire scadere nella demagogia? Può darsi, d'altronde lo scadere nella demagogia è un rischio
intrinseco alla democrazia (che la democrazia moderna, quella anglosassone, ha cercato di evitare
"costituzionalizzandosi", ovvero dandosi regole che il voto non può cambiare -ma i risultati sono stati di
controversa interpretazione).
Ma noto che poni l'accento su un punto fondamentale: come si formano e come agiscono le elìtes che si contendono
il consenso? Qui allargherei alquanto il discorso, ed alla democrazia "storica" affiancherei, nell'analisi,
tutte quelle forme sociali di "egualitarismo" che ritroviamo anche in altri sistemi politici.
Tanto per fare un esempio, nel meraviglioso saggio "Tristi Tropici", C.Levi Strauss ci descrive l'elezione
del "capo" fra i Nambikwara dell'Amazzonia; un'elezione che viene fatta da un consiglio degli anziani.
Il prescelto, secondo Levi Strauss, non è che si dimostri particolarmente entusiasta di questa elezione (se
ci pensi esiste, in Vaticano, una sala dove il neo-eletto Papa tradizionalmente piange), perchè questa elezione
comporta, come dire, molti oneri e ben pochi onori.
Gli esempi potrebbero occupare pagine e pagine del forum. Mi sembra, fra questi, di poter individuare comunque
una costante: ove il popolo ha una sua propria "forza"; una sua propria saldezza morale unita alla saldezza
temperamentale, il "comando" non assume mai caratteristiche dispotiche.
Ove invece il "popolo" (concordo con te, ma non sulla figura retorica del termine, ma sulla qualità tipicamente
idealista ed esclusiva -nel senso di esclusione- di questo termine) denota caratteristiche deboli, e sia dal
punto di vista morale che temperamentale, il comando assume caratteristiche dispotiche.
Insomma: che genere di elìtes vuoi che esprima un popolo senza nerbo come questo? E' forse da meravigliarsi
che il consenso dei rammolliti si esprima nelle forme clientelari verso i crapuloni che conosciamo?
un saluto
0xdeadbeef is offline  
Vecchio 06-01-2013, 01.31.59   #30
paul11
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Riferimento: Kratos del demos e kratos del merito

Citazione:
Originalmente inviato da 0xdeadbeef
Gli esempi potrebbero occupare pagine e pagine del forum. Mi sembra, fra questi, di poter individuare comunque
una costante: ove il popolo ha una sua propria "forza"; una sua propria saldezza morale unita alla saldezza
temperamentale, il "comando" non assume mai caratteristiche dispotiche.
Ove invece il "popolo" (concordo con te, ma non sulla figura retorica del termine, ma sulla qualità tipicamente
idealista ed esclusiva -nel senso di esclusione- di questo termine) denota caratteristiche deboli, e sia dal
punto di vista morale che temperamentale, il comando assume caratteristiche dispotiche.
Insomma: che genere di elìtes vuoi che esprima un popolo senza nerbo come questo? E' forse da meravigliarsi
che il consenso dei rammolliti si esprima nelle forme clientelari verso i crapuloni che conosciamo?
un saluto

Lo avevo espresso anch'io questo concetto e ne concordo.
Si trattrebbe di capire se la democrazia tende a finire in dispotismo per sua naturale evoluzione storica.
Quindi la democrazia dispotica se non ha interesse che il popolo elevi il suo livello di civiltà, cercandi di mantenerlo ignorante, il contrario di quello che intenzionalmente la democrazia dovrebbe conseguire, il problema forse sta nel metodo. Cioè si trattrebbe che il popolo possa avere dei meccanismi di "messa in discussione" degli eletti prima della fine di un mandato.
Ma soprattuto che il mandato "ad personam" non duri più di un certo tempo, perchè il rischio è l'occupazione del potere praticamente a vita dei soliti noti.
L'alternanza è fondamentale quanto la possibilità che gli eletti siano rappresentativi e credibili.
Rappresentativi nel senso che ogni ruolo nella società civile (dal'operaio ,all'imprenditore, al libero profesionista,pensionato ecc.) si senta rappresentato nello stato politico. Credibile in quanto i rappresentanti devono avere un mandato con un programma a cui devono rispondere agli elettori.

Con questo sistema elettorale italiano mi trovo d'accordo con l'estrazione a sorte. Provate a verificare le professioni degli attuali parlamentari.
Statisticamente c'è più probabilità con l'elezione a sorte che ci sia più rappresentatività della società civilerispetto all'attuale.
Ma ci sono altri motivi più seri 1) finanziamento elettorale 2) i partiti monopolizzano le liste.
Il problema è che un eletto a sorte potrebbe non sentirsi all'altezza del compito anche perchè completamente scevro di cognizioni giuridiche.
Risponderei che anche gli attuali parlamentari non dimostrano grandi qualità.
Si può sempre imparare.
paul11 is offline  

 



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