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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 06-08-2013, 08.49.41   #41
maral
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Data registrazione: 03-02-2013
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Riferimento: Può un filosofo essere umile?

Citazione:
Originalmente inviato da Tempo2011
A questo punto, semplificando, possiamo affermare che qualsiasi realtà, in quanto verità, non è umile? Se le cose stessero in questo modo, allora, suo malgrado, la vita stessa non potrà mai esserlo?
Ma credo che dobbiamo anche avere presente che la realtà è verità solo nel suo svelarsi e pertanto non la realtà in quanto tale non è umile, ma la realtà nell'atto del suo svelamento, del suo rappresentarsi in luce e in questo rappresentarsi qualsiasi verità è anche errore poiché nessuna verità esaurisce la realtà stessa pur essendone compresa. Solo in questo riconoscimento del limite di ogni verità svelata, a mezzo di qualsiasi parola venga detta (mitica, logica, scientifica) è possibile recuperare il senso delle cose in quanto tale che comprende l'ombra da cui sono emerse e dunque l'incompletezza inevitabile di ogni dire e la coscienza- autocoscienza della limitatezza di ogni soggetto dicente.
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Vecchio 14-08-2013, 12.13.31   #42
Parva
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Data registrazione: 12-08-2013
Messaggi: 33
Riferimento: Può un filosofo essere umile?

Citazione:
Originalmente inviato da Koirè
Pongo questa domanda perchè ho notato che tra i grandi filosofi..passati ed odierni...si scorge quasi ,se non ,sempre una punta di orgoglio.....ma non orgoglio giusto per avere una mente sana ed attiva con dei ragionamenti straordinari....ma orgoglio,x così dire "malato"
Voi che ne pensate?

La mia domanda (discussione) può apparire ridicola....ma se uno ci pensa bene cela molte domande e sfumature su cui soffermarsi sulla personalità delle grandi menti.
Comunque sono ottimista:filosofi umili sicuramente ci saranno e voi con la vostra conoscenza me ne farete i loro nomi....ed io vi ringrazio già anticipatamente.

Dipende dalle persone, chi ha delle convinzioni "mentali" sarà sempre un po' presuntuoso e intollerante verso chi non condivide le sue opinioni. Vedi le religioni, intransigenti come i religiosi ce ne sono pochi, perchè hanno paura che qualcuno possa togliergli le loro convinzioni.
Nessuno può toglierci ciò che sentiamo, mentre tutti possono toglierci ciò che pensiamo.
Pensare non è sentire, se io sento di amare la natura nessuno me lo potrà togliere, perchè non lo penso, lo sento con le viscere.
Siccome molti pensano ma poco sentono, temono che chiunque possa buttar giù il loro castello di carte., soprattutto i religiosi, gli esoteristi, i filosofi, gli psicologi, i guru ecc. ecc.
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Vecchio 16-08-2013, 21.07.08   #43
ulysse
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Riferimento: Può un filosofo essere umile?

Citazione:
Originalmente inviato da Parva
Dipende dalle persone, chi ha delle convinzioni "mentali" sarà sempre un po' presuntuoso e intollerante verso chi non condivide le sue opinioni. Vedi le religioni, intransigenti come i religiosi ce ne sono pochi, perchè hanno paura che qualcuno possa togliergli le loro convinzioni.
Nessuno può toglierci ciò che sentiamo, mentre tutti possono toglierci ciò che pensiamo.
Pensare non è sentire, se io sento di amare la natura nessuno me lo potrà togliere, perchè non lo penso, lo sento con le viscere.
Siccome molti pensano ma poco sentono, temono che chiunque possa buttar giù il loro castello di carte., soprattutto i religiosi, gli esoteristi, i filosofi, gli psicologi, i guru ecc. ecc.
Sembrerebbe, dal titolo del 3d che l'umiltà sia la grande e superiore virtù cui i filosofi devono aspirare...nelle loro presunta eticità.

In realtà non credo che l'umiltà sia una gran virtù...anzi forse virtù nemmeno lo è!
Credo anzi che maggior virtù sia elucubrare ed esprimere pensieri elevati e compiere opere elevate ed autorealizanti e di questo andare orgogliosi...nella consapevolezza che perseguire la propria autorealizzazione sia di merito per sé e per la società.

La cosa vale per tutti... filosofi o non filosofi che siano!

Quanto al sentire lo definirei un prodotto culturale...del pensiero e non credo che sia cosa innata: il sentire, come il pensare, come l'intransigenza, come l'essere umili o prepotenti, ecc...come la "Vision" del mondo e delle cose, ecc.. sono acquisizioni culturali che maturano nell'ambiente in cui si vive, dalle letture e studi... e nelle interrelazioni con altri fin da piccoli...magari fin dal pancione della mamma.

Magari gli stimoli e le pulsioni (istinti?) codificati dal DNA ne costituisco, a volte, supporto e rinforzo.

Diverso, cioè di origine genetica, (forse non sempre), può essere l'essere "passionali" o l'essere "emotivi", ecc...o il possedere una qualche abilità artistica o particolare... come sarebbe la musica o la pittura che però l'ambiente deve confermare e sviluppare.
Noto, come esempio, che molti grandi musicisti erano figli o parenti di musicisti!

Ovviamente è difficile dividere esattamente ciò che è di derivazione genetica (codificato nel DNA) da ciò che è solo frutto e influenza dell'ambiente e quindi non trasmissibile geneticamente ai discendenti.
Comunque...nel caso particolare specifico dell'amore per la natura...credo proprio che sia solo culturalmente acquisito...come sarebbe un modo di pensare o una credenza.

Infatti non credo che chi ama la natura ne ricavi una facilitazione nella sopravvivenza oppure un vantaggio riproduttivo per cui, per successive generazioni, la cosa si potrebbe instaurare e confermarsi nel DNA...cosicché il sentimento di amore per la natura si trasmetta ai discendenti!....per lo meno, la cosa mi parrebbe improbabile.

Ultima modifica di ulysse : 17-08-2013 alle ore 13.35.46.
ulysse is offline  
Vecchio 17-08-2013, 15.33.36   #44
Iugulatus
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Data registrazione: 29-07-2013
Messaggi: 13
Riferimento: Può un filosofo essere umile?

Salve Ulysse...mi pare che la tua prospettiva sull'evoluzione sia un po' troppo metafisica e naturalizzante in modo improprio. Innanzitutto mi pare che tu pensi di poter desumere la direzione verso cui va questo deus ex machina, l'evoluzione, in modo univoco e metastorico...credi che in assoluto, ad esempio, "amare la natura" non possa essere corroborante ai fini vitali, ma che invece ci sia una sorta di teleologia fissa che ci dica cosa l'uomo può essere o diventare e cosa non può essere o diventare.
La questione dei fini umani, per quanto si presuma di esaminare una razza animale al pari di altre, va assunta con più scrupolo e raffinatezza, di modo che si possa intendere che qui l'oggettività e la trasparenza sono assai vacillanti...
La cosa paradossale è che quello che in te si manifesta come fideismo nei confronti della razza umana è motore, in molti degli altri utenti, di riprovazione nei confronti di ciò che viene invece facilmente visto come un eradicamento della straordinarietà dell'uomo.
Perseveri forse nel sostenere la proficuità del sapere e della prospettiva scientista perchè pensi che , nel disastro in cui versa il mondo odierno, l'essere prevedibile, monitorabile, perfettamente razionalizzabile ed intellettualmente assumibile dell' uomo sia l'unico appiglio che conceda di pensare alla possibilità di manovrare e padroneggiare una situazione vitale che pare essere assolutamente fuori controllo...e così l'unico pensiero col quale si può abbracciare uno scenario di salvezza dell'essere umano comanda l'immagine degli uomini come pedine di scacchi, il sapere circa i quali viene a coincidere con la esplorazione delle numerosissime combinazioni possibili a partire da un discreto numero di mosse e regole date...solo così, solo con i numeri, ci può essere riscossa!
Ironia della sorte vuol pure che proprio quello che da te è stato scartato come non particolarmente "probiotico", l'amore per la natura(concetto comunque da chiarire), si configuri forse nell'attualità come una delle poche risorse su cui deve per forza di cose far leva l'essere umano al fine di custodire adeguatamente la propria pellaccia...
La Scienza è innanzi a certi fini opacizzata già soltanto in virtù del suo sussistere nel tempo...non sfugge alla Storia, con la quale si colora vicendevolmente...
Iugulatus is offline  
Vecchio 18-08-2013, 14.10.13   #45
arsenio
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Data registrazione: 01-04-2004
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Riferimento: Può un filosofo essere umile?

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Originalmente inviato da Koirè
Pongo questa domanda perchè ho notato che tra i grandi filosofi..passati ed odierni...si scorge quasi ,se non ,sempre una punta di orgoglio.....ma non orgoglio giusto per avere una mente sana ed attiva con dei ragionamenti straordinari....ma orgoglio,x così dire "malato"
Voi che ne pensate?

La mia domanda (discussione) può apparire ridicola....ma se uno ci pensa bene cela molte domande e sfumature su cui soffermarsi sulla personalità delle grandi menti.
Comunque sono ottimista:filosofi umili sicuramente ci saranno e voi con la vostra conoscenza me ne farete i loro nomi....ed io vi ringrazio già anticipatamente.


L'umiltà sarebbe l'altra faccia dell'orgoglio o amor proprio, l'unica motivazione alla base di ogni nostra azione. Così la modestia è l'ipocrisia della superbia.
L'umiltà stessa è desiderata per una forma di orgoglio, come nello stesso San Francesco.

Le nostre motivazioni occulte rimangono sconosciute a noi stessi, sepolte spesso nell'inconscio mai indagato. Spesso sono pulsioni inconfessabili.

Entrando nello specifico del tema proposto, l'umiltà è in palese conflitto con la presunzione di possedere la Verità Assoluta, il dogma aprioristico che non ammette una messa in discussione o un dialogo cooperativo e dialettico per giungere a una sintesi condivisa. Gesù Cristo, per sua natura necessaria e suo malgrado, non può essere umile: possiede l'unica Verità, conosce cos'è giusto, cosa è sbagliato.
La scienza è umile perché non difende verità definitive, ma sempre provvisorie e suscettibili di revisioni, completamenti, superamenti, aperta a scoperte e progresso.

Così i seguaci e portavoce di ogni religione non possono uscire da quel che viene imposto nelle Sacre Scritture, o condivise interpretazioni imposte.
Ricordo che Ratzinger auspicava un dialogo tra scienza e fede, due percorsi che non possono incontrarsi. Ma esaminando il suo discorso, riteneva la Verità della Fede superiore a quella della scienza ( testualmente), perciò la seconda doveva sottomettersi alla prima.

Socrate si vantava, compiaciuto, di “sapere di non sapere”, era il fondamento del suo “amor proprio”, non meno di chi presumeva di saper se non tutto, molto.
La differenza fondamentale era il metodo: chi non sa è teso al sapere, alla ricerca, chi sa già non ha bisogno d'altro o d'altri.
Nella nostra società il secondo tipo è molto più diffuso.

arsenio
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Vecchio 18-08-2013, 19.31.54   #46
ulysse
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Riferimento: Può un filosofo essere umile?

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Originalmente inviato da Iugulatus
Salve Ulysse...mi pare che la tua prospettiva sull'evoluzione sia un po' troppo metafisica e naturalizzante in modo improprio. Innanzitutto mi pare che tu pensi di poter desumere la direzione verso cui va questo deus ex machina, l'evoluzione, in modo univoco e metastorico...credi che in assoluto, ad esempio, "amare la natura" non possa essere corroborante ai fini vitali, ma che invece ci sia una sorta di teleologia fissa che ci dica cosa l'uomo può essere o diventare e cosa non può essere o diventare.
La questione dei fini umani, per quanto si presuma di esaminare una razza animale al pari di altre, va assunta con più scrupolo e raffinatezza, di modo che si possa intendere che qui l'oggettività e la trasparenza sono assai vacillanti...
La cosa paradossale è che quello che in te si manifesta come fideismo nei confronti della razza umana è motore, in molti degli altri utenti, di riprovazione nei confronti di ciò che viene invece facilmente visto come un eradicamento della straordinarietà dell'uomo.
Perseveri forse nel sostenere la proficuità del sapere e della prospettiva scientista perchè pensi che , nel disastro in cui versa il mondo odierno, l'essere prevedibile, monitorabile, perfettamente razionalizzabile ed intellettualmente assumibile dell' uomo sia l'unico appiglio che conceda di pensare alla possibilità di manovrare e padroneggiare una situazione vitale che pare essere assolutamente fuori controllo...e così l'unico pensiero col quale si può abbracciare uno scenario di salvezza dell'essere umano comanda l'immagine degli uomini come pedine di scacchi, il sapere circa i quali viene a coincidere con la esplorazione delle numerosissime combinazioni possibili a partire da un discreto numero di mosse e regole date...solo così, solo con i numeri, ci può essere riscossa!
Ironia della sorte vuol pure che proprio quello che da te è stato scartato come non particolarmente "probiotico", l'amore per la natura(concetto comunque da chiarire), si configuri forse nell'attualità come una delle poche risorse su cui deve per forza di cose far leva l'essere umano al fine di custodire adeguatamente la propria pellaccia...
La Scienza è innanzi a certi fini opacizzata già soltanto in virtù del suo sussistere nel tempo...non sfugge alla Storia, con la quale si colora vicendevolmente...
Per le tue affermazioni e giudizi apodittici non vedo fondamento o riferimenti di supporto.
Mi pare anzi che hai completamente stravolto sia il mio intendimento che quello che mi pare essere lo scopo e intendimento della "Vision" scientifica.
Scusa, ma mi astengo da ogni commento: sarebbe fatica improba cercare di chiarirti...o di chiarirmi, se preferisci...magari in altra occasione...con meno carne al fuoco!


P.S.:
Una nota, comunque, la voglio fare...che mi par possa un poco chiarire il quiproquò:
Non ho affatto scartato, infatti, e indicato come inoperoso ed inutile o deleterio l'amore per la natura, anzi...lo ritengo assai apprezzabile...io steso lo perseguo.
Solo suppongo che esso sia solo culturalmente acquisito piuttosto che geneticamente codificato nel DNA...nel nostro genoma.

Lo specifico amore per la natura non mi pare, infatti, un sentire tale da aver sensibilmente influito sulle possibilità di sopravvivenza di chi visse 30 o 50 o 100 mila anni fa.... e quindi causa di prevalenza, di certi nostri lontani antenati a confronto con altri...e quindi di prevalenza tale da aver influito sul DNA della "stirpe"...tanto da provocare una qualche mutazione...anche se di pochi nucleotidi.

Tanto più che l'HS o l'HSS delle origini...o tanto più a livello di ominidi... nella natura ci si era naturalmente immersi...senza differenziazione......tutti quanti!... e non c'èra alcun bisogno di dichiararne o sentirne esigenza di amore...come invece può accadere oggi che, della libera natura, sentiamo il bisogno...o almeno... qualcuno lo sente...senza essere per lui motivo di prevalenza.

Ma potrebbe anche essere che, ad un certo punto, con l'imperversare della cementificazione edilizia...o altro..., il dedicarsi alla natura potrebbe anche divenire motivo di sopravvivenza... per chi vi si dedica!...magari favorito, nella selezione naturale, rispetto a chi non vi si dedica ...allora sì che si potrebbe cominciare a parlare di codifica nel DNA e "trasmissione genetica" di un tale sentire.

Ultima modifica di ulysse : 19-08-2013 alle ore 14.19.43.
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Vecchio 19-08-2013, 10.46.01   #47
CVC
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Riferimento: Può un filosofo essere umile?

Nel relativismo dei valori non esiste l'uomo umile, ma non esiste nemmeno l'uomo coraggioso, l'uomo onesto, l'uomo giusto...
Inoltre non si può parlare di un valore (ad esempio l'umiltà) se si vive in un contesto in cui tale presunto valore risulta poi non essere tale. Voglio dire, prima di domandarci se possa esistere un uomo o un filosofo umile, bisognerebbe chiedersi se nel contesto in cui viviamo l'umiltà sia o non sia un valore. Perchè se noi non consideriamo una certa qualità come un valore, automaticamente faremo di tutto per contraddire quella qualità, perchè ciò che per noi non rappresenta un valore è contraddittorio con il nostro sistema culturale di riferimento.
Quindi, dovendo rispondere alla domanda “l'umiltà nel contesto in cui viviamo è un valore?”, a me sembra evidente che la risposta debba essere negativa.
Nel nostro mondo l'umiltà non è un valore perchè per tener vivo il mercato (equivalente attuale del Dio dell'antichità?) bisogna far leva sull'ego delle persone e far sorgere nuovi bisogni in modo da ovviare alla stagnazione dell'offerta.
Altra ragione potrebbe essere il substrato culturale costruito dalla psicologia sempre più considerata maestra di vita e che, sulle orme di Freud, vede nell'abbattimento dei freni inibitori la strada verso la guarigione da reali o presunte stagnazioni esistenziali.
Se l'umiltà non è un valore nel nostro sistema di valori, credo sia contraddittorio stabilire se un uomo o filosofo possa o no avere una qualità che dovrebbe essere un valore ma che stando ai fatti non lo è
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Vecchio 20-08-2013, 20.42.28   #48
ulysse
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Riferimento: Può un filosofo essere umile?

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Nel relativismo dei valori non esiste l'uomo umile, ma non esiste nemmeno l'uomo coraggioso, l'uomo onesto, l'uomo giusto...
Invero mi pare che l’onestà, la giustizia, il coraggio siano comunque “valori” in qualunque ambito sociale…senza alcun relativismo…ed un uomo che possieda tali virtù è sempre apprezzabile…e tanto più se ha l’ardire di praticarle…anche in un ambito corrotto.
Citazione:
Inoltre non si può parlare di un valore (ad esempio l'umiltà) se si vive in un contesto in cui tale presunto valore risulta poi non essere tale. Voglio dire, prima di domandarci se possa esistere un uomo o un filosofo umile, bisognerebbe chiedersi se nel contesto in cui viviamo l'umiltà sia o non sia un valore.
Intendi, forse, dire che se in un certo contesto sociale o in un particolare periodo, un certo comportamento, magari prima considerato virtuoso, poi, per una qualche mutazione culturale, non è più considerato tale, anzi aetico, allora nessuno vorrebbe perseguirlo e tale comportamento sparirebbe e decadrebbe dai comportamenti umani..degli umani etici...intendo.
Citazione:
Perchè se noi non consideriamo una certa qualità come un valore, automaticamente faremo di tutto per contraddire quella qualità, perchè ciò che per noi non rappresenta un valore è contraddittorio con il nostro sistema culturale di riferimento.
In effetti è vero che alcuni comportamenti o eclatanti virtù decadano con le mode.
Il “cicisbeo”, ad esempio, pare che nel '700 fosse individuo molto apprezzato…in specie dalle dame.
Oggi apostrofare uno di “cicisbeismo” sarebbe offensivo!...ammesso anche che un tale comportarsi abbia mai costituito virtù.

Esistono però comportamenti e qualità che non sono soggetti alle mode e che sempre attribuiscono virtù all’uomo…come, ad esempio, il coraggio, l’onestà, la lealtà, l’essere giusti e generosi, l’essere empatici, etici e partecipi dei dolori del mondo, il perseguire la verità e la conoscenza, l’essere consapevoli e orgogliosi del proprio valore...per chi valore possiede, ecc…

Non ricordo infatti che tali qualità siano mai state poste in discredito durante tutta l’evoluzione sociale, culturale ed etica dell’uomo...a parte forse qualche caso.... nell’ambito di certi ordini religiosi…ove la frustrazione di sé medesimi era considerata valore prevalente in vista della conquista del cielo

Per l’umiltà il discorso è diverso…se diamo al significante “umiltà” il significato che gli compete...come potrebbe essere il credere che si debba comunque obbedienza all’autorità (sudditanza) o il non avere fiducia in se stessi (mancanza di autostima), il mostrarsi sempre sottomessi deprivati di ogni orgoglio, ecc…
Significato che contrasta coi valori e con le alte virtù umane prima citate.
Significato che, a conti fatti, mostra che l’umiltà, non è una virtù…anzi, è autodistruggente...per l'individuo e per la società.
Citazione:
Quindi, dovendo rispondere alla domanda “l'umiltà nel contesto in cui viviamo è un valore?”, a me sembra evidente che la risposta debba essere negativa.
Ed in effetti la risposta è negativa…comunque negativa…qualunque sia il contesto…se non quello di certi antichi conventi.

E la risposta era negativa tanto più in passato…quando le “fanciulle” dovevano essere “modeste”, ma bastava uno sguardo o una parola traversa per dar mano alla spada o al coltello: ognuno doveva saper difendere se stesso e le sue proprietà…o non valeva una cicca nel contesto sociale…con la conseguenza che doveva farsi umile…ed umiliato!
Questa, e non l'umiltà, era la virtù dell’uomo forse un secolo fa o poco più…se voleva sopravvivere: un pò legge di mafia..insomma!
Citazione:
Nel nostro mondo l'umiltà non è un valore perchè per tener vivo il mercato (equivalente attuale del Dio dell'antichità?) bisogna far leva sull'ego delle persone e far sorgere nuovi bisogni in modo da ovviare alla stagnazione dell'offerta.
Infatti mantenere vivo il mercato, oggi è la prima esigenza...se vogliamo sopravvivere!...è deleterio contrastare!
Comunque, penso che proprio quì l’umiltà non centri per niente…e fare emergere un pò di personale ego non sarebbe una disfatta...ammesso che sia l'esaltazione dell’ego personale che fa comprare!
Ma nemmeno l’ego c’èntra!

Il guaio è che per comprare occorrono quattrini…altro che ego!
Magari si riuscisse a far emergere sempre nuovi bisogni a vivacizzare i mercati…quel Dio lì, che tu dici, sarebbe benedetto!
Citazione:
Altra ragione potrebbe essere il substrato culturale costruito dalla psicologia sempre più considerata maestra di vita e che, sulle orme di Freud, vede nell'abbattimento dei freni inibitori la strada verso la guarigione da reali o presunte stagnazioni esistenziali.
Così, ancora una volta, la filosofia si sarebbe lasciata fregare: un tempo, infatti, era lei, la filosofia, la maestra di vita!
Ed anche la psicologia credo sia oramai ben lontana da Freud e che di porre o mollare freni inibitori non si occupi affatto: solo nei vecchi film americani, infatti, esistono ancora gli psicanalisti!

Oggi la psicologia si occupa, dopo la gestalt, di comportamentismo, di motivazionismo, ecc…nel secolo passato…
Oggi, mi pare, è in auge la psicologia cognitiva…oltre a mettere lo zampino nelle neuroscienze, ecc…
E non so se rimanga ancora di Freud, che pure, la psicologia, ha fondato, un substrato culturale!
Quindi mi pare che anche Freud, con l’umiltà/non umiltà c’entri poco..nè col rilascio dei freni inibitori.
Citazione:
Se l'umiltà non è un valore nel nostro sistema di valori, credo sia contraddittorio stabilire se un uomo o filosofo possa o no avere una qualità che dovrebbe essere un valore ma che stando ai fatti non lo è
Mi par che siamo giunti a definire l’umiltà come un ”non valore”…da sempre!
Ma questo non significa che un filosofo debba o possa essere umile o non umile…e non è detto che il filosofo debba necessariamente essere uomo di valore... quindi se ne può discutere comunque!

A parte il fatto che a me questa discussione circa la necessità (o il verificarsi)che il filosofo sia umile e paziente pare peregrina assai…
ulysse is offline  
Vecchio 17-05-2014, 20.41.50   #49
mariodic
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Riferimento: Può un filosofo essere umile?

Citazione:
Originalmente inviato da Koirè
Ho letto attentamente le vostre affermazioni,deduzioni,conclus ioni.....e mentre leggevo mi è venuto in mente un grandissimo filosofo...forse il più grande che sia mai esistito....esattamente:GESU' CRISTO.Non sono credente praticante...diciamo che ho le mie idee in merito ..però un uomo così è veramente esistito se no non se ne parlerebbe ancora ora......e diciamo che l'umiltà lui l'aveva...
E' la prima volta che leggo che Gesù fosse un filosofo, però sono d'accordo, che poi si trattasse di un grande filosofo sono pure più che d'accordo. C'è chi non crede ad un Gesù storico cercando, così, di appoggiare tesi antireligiose, ma di costoro non mi preoccupo perchè chi disse, o scrisse,o fece scrivere cose di straordinaria modernità in tempi tanto remoti e diversi da quelli che viviamo (p. es.: uguaglianza tra i sessi, guerra contro l'integralismo religioso, assoluto ed intransigente), cose che ancora ci tocca lamentare ancora oggi. Questo per dire che quello o quei tali filosofi potrebbero pure chiamarsi con nomi diversi da Gesù. Data l'eccezionalità quasi assurda di quel messaggio, quelle osservazioni non valgono più, mentre resta il messaggio ed il fatto che ci sia pervenuto.
mariodic is offline  
Vecchio 18-05-2014, 08.02.05   #50
Garbino
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Riferimento: Può un filosofo essere umile?

X Koirè e Mariodic.
Anch' io concordo sulla grandezza del pensiero del Cristo, ma in un paese Cattolico come il nostro il difficile è separare la natura divina da quella umana di un personaggio di così grande spessore.

Ma una volta che supponiamo che Gesù Cristo non sia il Figlio di Dio nel senso Cristiano del termine è ovvio che la sua grandezza risulta immediatamente in rapporto al peso che il suo pensiero ha avuto in tutta la Storia soprattutto quella del così detto Occidente. E sul fatto che ciò sia determinante è ugualmente ovvio perché altrimenti la Sua deità mitigherebbe la Sua grandezza filosofica.

Ho qualche dubbio invece che si debba considerare umile. Certo il suo messaggio predica anche l' umiltà, ma non credo che un umile se uomo avrebbe scacciato i mercanti dal tempio o avrebbe affrontato i potenti, sia i patriarchi e Pilato, nel modo in cui la Storia ci racconta che Lui ha fatto.

Garbino Vento di Tempesta.
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