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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 23-01-2013, 21.32.39   #1
Koirè
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Data registrazione: 26-12-2012
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Può un filosofo essere umile?

Pongo questa domanda perchè ho notato che tra i grandi filosofi..passati ed odierni...si scorge quasi ,se non ,sempre una punta di orgoglio.....ma non orgoglio giusto per avere una mente sana ed attiva con dei ragionamenti straordinari....ma orgoglio,x così dire "malato"
Voi che ne pensate?

La mia domanda (discussione) può apparire ridicola....ma se uno ci pensa bene cela molte domande e sfumature su cui soffermarsi sulla personalità delle grandi menti.
Comunque sono ottimista:filosofi umili sicuramente ci saranno e voi con la vostra conoscenza me ne farete i loro nomi....ed io vi ringrazio già anticipatamente.
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Vecchio 24-01-2013, 03.07.00   #2
Soren
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Data registrazione: 08-05-2009
Messaggi: 164
Riferimento: Può un filosofo essere umile?

Secondo me non dipende certo dal fatto di essere filosofi... cioè non è un "mestiere" ( per quanto io non lo reputi tale ) che ha l'orgoglio sfrenato tra le sue conseguenze. Però mi pare che questo spinga verso la filosofia, c'era un discorso di Galimberti in cui egli dipingeva la filosofia come un modo per risolvere i propri problemi da soli, un cercare di non affidarsi ad altri, cosa che considero vera, per cui magari è l'orgoglio che spinge molti verso la filosofia ( posso parlare per esperienza: credo che sia stato, grosso modo, il mio caso ). E poi, non vedo come si potrebbe esprimere pensieri propri, magari controcorrente, senza una qualche anche celata arroganza, un "ne so più io di te" come basta aprire qualsiasi libro di Schopenhauer per trovarlo ( nel suo caso, però, c'è da dire che c'era più educazione: più che dire questo diceva "ne so più io di loro!" intendendo la filosofia accademica del tempo ). C'è da dire che questa comunque ha una qualche legittimazione nel caso la sapienza dell'individuo sia effettivamente superiore; prendiamo Spinoza comunque, che non mi pareva questo gran gradasso: in un certo senso, credo che l'elemento fondante del "filosofo" sia una mancata identificazione nelle posizioni note e/o comuni, una ricerca della raffinatezza, non volendosi piegare al conformismo delle idee, che spesso riduce la complessità del mondo a pensieri molto semplici per un rapido uso e consumo, insomma una non accettazione dello spirito popolare; tratto che può sia precedere sia venire dopo lo studio della filosofia; dal che penso che in un certo senso l'orgoglio porti alla filosofia e la filosofia ( intesa come sapienza ) porti ad un aumento dell'orgoglio ( inteso come percezione di un proprio intrinseco valore ); del che credo che basti un certo livello di consapevolezza o oggettività per causare il resto. Non c'è mai stato comunque, da quel che ricordo, un filosofo più "sociale" che "individualista", perché per regola il sociale è regolato da interazioni generalizzate, standards, etc, tutte cose che ad uno spirito "innovatore" ( che in fondo, è un semplice prepotente del pensiero spesso: cioè si intestardisce ad usare la sua testa anziché quella degli altri ) stanno strette e limitano la personalità, che rimane così insoddisfatta, il cui unico sfogo rimane l'azione individuale, di cui il pensiero creativo è uno degli esempi più comuni e significativi. Perciò credo che l'orgoglio e la filosofia sono spesso, almeno come primo incontro, compari, nel senso che ognuno spinge verso l'altro, cioè che chi ha una mente più oggettiva e comprendente tenda, con la consapevolezza di ciò, a diventare più orgoglioso, e chi è più orgoglioso tenda a legittimare il proprio orientamento ( che è fondamentalmente chiuso ) ampliando i propri orizzonti di comprensione, così da rendere in un certo senso "naturale" il suo orgoglio ( che, come ho detto, presumo sia un attributo nascente dalla percepita differenza di valore tra sé e gli altri ). Anche se in un certo senso l'orgoglio ha in sé una certa immaturità, uno "spirito bambino" che, pur essendo piuttosto compatibile, è un requisito per il la messa in dubbio degli schemi comuni. Per cui, insomma, per quanto credo che non siano direttamente coimplicate, filosofia ed orgoglio, noto un'alta correlazione.
Soren is offline  
Vecchio 24-01-2013, 11.50.14   #3
Il_Dubbio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 03-12-2007
Messaggi: 1,706
Riferimento: Può un filosofo essere umile?

Il filosofo esprime sempre un giudizio (parere) razionale. La razionalità non ti fa essere umile anche se non è detto che porti all'arroganza.
Credo che il filosofo tenda a ritenere il suo pensiero giusto in quanto espressso dalla sua mente razionale. La razionalità diventa quindi l'oggetto della propria indagine e sempre che non reputi la sua razionalità di scarso valore, non potrà mai essere umile.
Se un filosofo esprimesse un giudizio razionale con la preoccupazione di non ritenere quel suo giudizio migliore di quello di altri, il suo scopo perderebbe di senso. Il suo scopo è infatti utilizzare la sua razionalità per esprimere un parere incontestabile. Non è filosofo infatti colui che leggendo altri filosofi, dice: è vero non ci avevo pensato, hanno ragione loro e tutto quel che ho detto io è sbagliato. Questa umiltà si traduce nel ammettere: non sono riuscito ad essere filosofo.

Si può immaginare invece che un filosofo possa ammettere la contestabilità di ogni pensiero razionale compreso il proprio? Se esistesse quel filosofo, potrebbe utilizzare questo giudizio (sulla contestabilità di ogni pensiero razionale) per giudicare il suo pensiero e contestare la contestabilità del pensiero razionale. L'autoriferimento è una brutta gatta da pelare, per questo i modelli filosofici (non credo tutti) e oggettivi non possono essere riferiti a se stessi senza perdere di senso.

A quel punto credo che al filosofo converrà cambiare mestiere oppure far finta di sostenere l'incontestabilità del suo pensiero (per continuare a lavorarci), o al massimo, e credo siano in tanti, non rendersi mai conto dell'inefficacia del pensiero razionale per risolvere tutti i problemi che vita pone. C'è un problema di leadership tra le varie fonti di conoscenza (filosofia, scienza ma anche metafisica ecc.) quando in realtà ognuno porta un pezzo di "verità", ma non tutta. Ma ammetterlo non è cosa semplice. Il filosofo non potrà mai essere umile quindi sempre che non gli venga in mente di auto-limitare l'efficacia del suo pensiero razionale.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 24-01-2013, 17.16.52   #4
Giorgiosan
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Data registrazione: 30-09-2004
Messaggi: 2,009
Riferimento: Può un filosofo essere umile?

Citazione:
Originalmente inviato da Koirè
Pongo questa domanda perchè ho notato che tra i grandi filosofi..passati ed odierni...si scorge quasi ,se non ,sempre una punta di orgoglio.....ma non orgoglio giusto per avere una mente sana ed attiva con dei ragionamenti straordinari....ma orgoglio,x così dire "malato"
Voi che ne pensate?

La mia domanda (discussione) può apparire ridicola....ma se uno ci pensa bene cela molte domande e sfumature su cui soffermarsi sulla personalità delle grandi menti.
Comunque sono ottimista:filosofi umili sicuramente ci saranno e voi con la vostra conoscenza me ne farete i loro nomi....ed io vi ringrazio già anticipatamente.

Mi sembra che si debba fare una analisi psicologica o una riflessione ascetica per rispondere a questa domanda secondo la quale l'umiltà è implicitamente una virtù, una connotazione positiva ed è questo un portato della cultura ebraico cristiana.
Nel linguaggio comune ha talvolta connotazioni spregiative, infatti la sua etimologia è in relazione con la terra, col basso come tutti sappiamo.

Dal momento che vi sono delle discussioni aperte nel forum su Kant possiamo vedere se il filosofo di Königsberg può essere considerato umile.

Avendo egli teorizzato i limiti della ragione speculativa e precisato che la conoscenza non può superare la realtà fenomenica per spingersi nel mondo sovrasensibile e appropriarsi dell'assoluto, possiamo giudicarlo umile, intellettualmente.

E fra gli antichi come non citare Socrate che confessa essere la consapevolezza di non sapere la sua sapienza.

Si possono dare diverse definizioni dell'umiltà; preferisco quella che si trova nei vecchi manuali ascetici: (tralasciando la parte teologica) è quella virtù che dandoci la conoscenza di noi stessi c'inclina a stimarci secondo il giusto valore. Umiltà che ha un doppio fondamento, appunto: la verità e la giustizia, la verità che ci porta a conoscerci quali veramente siamo e la giustizia che ci inclina a trattarci conformemente a questa conoscenza.

Però, senza la teologia, questa definizione si avvita su sé stessa perché ciò che è difficile è proprio accettare ed ammettere la verità su noi stessi.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 24-01-2013, 21.07.32   #5
Koirè
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Data registrazione: 26-12-2012
Messaggi: 111
Riferimento: Può un filosofo essere umile?

Ho letto attentamente le vostre affermazioni,deduzioni,conclus ioni.....e mentre leggevo mi è venuto in mente un grandissimo filosofo...forse il più grande che sia mai esistito....esattamente:GESU' CRISTO.Non sono credente praticante...diciamo che ho le mie idee in merito ..però un uomo così è veramente esistito se no non se ne parlerebbe ancora ora......e diciamo che l'umiltà lui l'aveva...Anche se i suoi sermoni potevano apparire un tanto orgogliosi...poi con i fatti era umile sia di origine terrena che di carattere.VOI CHE NE PENSATE?
Koirè is offline  
Vecchio 24-01-2013, 23.26.39   #6
0xdeadbeef
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Data registrazione: 14-12-2012
Messaggi: 381
Riferimento: Può un filosofo essere umile?

@ Koirè
No, la tua domanda non è affatto ridicola; ma è anzi molto interessante.
A mio avviso, non solo il filosofo "può" essere umile, ma "deve" essere umile. Questo, però, in
maniera dipendente dal pensiero che il filosofo esprime.
Se, ad esempio, penso ad un filosofo idealista (ad es. Hegel, o Fichte), mi riesce molto difficile pensarlo
umile, perchè ciò sarebbe in contraddizione con il suo pensiero. Figuriamoci se poi si parlasse di un Nietzsche...
Viceversa, in altri indirizzi filosofici l'umiltà è una dote necessaria se si vuole essere coerenti con il
proprio pensiero (penso, ad es. al kantismo).
Una cosa che però ritengo di fondamentale importanza è questa: il filosofo deve sempre dire la verità (cioè
quella che lui ritiene verità, per la visione che ho io). Anche a costo di essere scomodo.
Un amico che ho conosciuto in un altro forum diceva che: "la filosofia entra sempre a gamba tesa" (usando
una metafora calcistica). E aveva ragione.
Sta allora all'interlocutore comprendere questa che è una esigenza della filosofia stessa, e non scambiarla
per qualcos'altro (la presunzione o altro).
Ecco, io credo appunto che questo sia il difficile (soprattutto quando non si vede l'espressione del volto
o il tono della voce, come in un libro o in un forum come questo), ed è per questo che credo di comprendere
profondamente Socrate, il quale afferma che solo attraverso il dialogo faccia a faccia sia possibile fare
grande filosofia.
un saluto
0xdeadbeef is offline  
Vecchio 27-01-2013, 19.26.43   #7
ulysse
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Riferimento: Può un filosofo essere umile?

Citazione:
Originalmente inviato da Koirè
Pongo questa domanda perchè ho notato che tra i grandi filosofi..passati ed odierni...si scorge quasi ,se non ,sempre una punta di orgoglio.....ma non orgoglio giusto per avere una mente sana ed attiva con dei ragionamenti straordinari....ma orgoglio,x così dire "malato"
Voi che ne pensate?

La mia domanda (discussione) può apparire ridicola....ma se uno ci pensa bene cela molte domande e sfumature su cui soffermarsi sulla personalità delle grandi menti.
Comunque sono ottimista:filosofi umili sicuramente ci saranno e voi con la vostra conoscenza me ne farete i loro nomi....ed io vi ringrazio già anticipatamente.
Cè un pò di contrasto con un altro thread in cui si vorrebbe magnificare la pazienza del filosofo!
In questa introduzione il collega Koirè insinua che i foilosofi non sarebbero affatto umili anzi che sono puntigliosamente orgogliosi delle loro elucubrazioni...e, quasi, li rimprovera!

Io non mi soffermerei su generalizzazioni di questo genere...anzi sospetterei che i filosofi siano per, lo più, uomini come tutti gli altri: alcuni umili e pazienti, altri orgogliosi e impazienti...altri ancora a metà e metà..ecc...

Certo che per tutti noi il mestiere esercitato lascia il segno e siamo a volte vittime di un certo condizionamento derivamte dai nostri pensamenti e dal nostro ruolo...ma è anche vero che ognuno va a casa la sera e lascia il lavoro in ufficio...o così dovrebbe.

Del resto non è scritto da nessuna parte che dovere del filosofo sia di essere umile e paziente...nemmeno nella filosofia ...che a volte esalta persino il superuomo...e poi la sera a casa con la moglie è un agnellino!

Ecco una domanda che si potrebbe porre è proprio questa: Nietzche fu solo l'ultimo metafisico o fu, insieme con l'esaltazione dell'uomo forte, anche un agnellino nel privato?

Del resto nemmeno tanti santi furono umili a pazienti a cominciare da Gesù stesso che, quando gli girava giustamente... rovesciava tavole e baraccamenti!
ulysse is offline  
Vecchio 28-01-2013, 13.15.58   #8
Soren
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Riferimento: Può un filosofo essere umile?

Citazione:
Del resto non è scritto da nessuna parte che dovere del filosofo sia di essere umile e paziente...nemmeno nella filosofia ...che a volte esalta persino il superuomo...e poi la sera a casa con la moglie è un agnellino!

Ecco una domanda che si potrebbe porre è proprio questa: Nietzche fu solo l'ultimo metafisico o fu, insieme con l'esaltazione dell'uomo forte, anche un agnellino nel privato?

Vorrei rispondere a queste tue affermazioni, in cui sembra che tu voglia evidenziare una certa frattura tra filosofia nietzschana e rapporti cordiali tra sessi... che io non trovo! secondo me hai malinteso un pochino l'idea del "forte" di Nietzsche ( o potrei averlo fatto io stesso, ragion per cui ci tengo a discuterne ).

ma risponderei prima alla seconda parte per dirti quel che ne penso, cioè al tuo quesito: secondo me Nietzsche fu sia ( per seguire il tuo simbolismo ) sia agnello che leone,e particolarmente consapevole di questa dualità insita nella nostra biologia, cioè di essere sia forti che deboli in circostanze e contesti diversi: ed in fondo la sua filosofia non ha la "forza" come fine ma la felicità; la forza è vista però come un concetto metafisico ( strettamente correlato alla potenza, in un ottica però umana... ) necessario sempre in una qualche misura per "potere" agire, e per cui egli fa molto leva sull'importanza di questa caratteristica perché senza nulla è possibile. Ma la felicità è soddisfazione di un qualche istinto e bisogno e di qui troviamo l'altra parte del discorso... per cui dalla debolezza origina il fine, dalla forza il mezzo per raggiungerlo; è ovvio che le due parti sono complementari; dal che, pur guardando al suo "oltreuomo" dal mero punto di vista dell'uomo "forte", che è alquanto riduttivo ( l'oltreuomo è in Nietzsche non l'uomo forte, che è come ho scritto qui sopra una riduzione assurda, ma l'uomo che non ha bisogno della metafisica e vive il presente ), non trovo come l'esaltazione dell'oltreuomo, pur se magari di cattivo gusto, cozzi con l'uomo sposato e/o innamorato ( magari con quello completamente sottomesso sì però! ). Io trovo anzi che ci vada a nozze! :P ( essendo la moglie in questo caso, il fine materiale dello sforzo dell'uomo: cioè, non sto ad argomentare che il bisogno primo dell'uomo sia una donna specifica, ma certo si deve pur "incarnare" per essere soddisfatto ). E ti ricordo anche che l'uomo ideale di Nietzsche non era un uomo "forte" ma un uomo nobilitato... ciò significa, in grado di generare da sé felicità, condividendola poi o meno; ma sta in quel primo passo ( che poi significa: bastare a sé stessi ) il suo "oltreuomo" secondo me... non certo nel rifiuto o nello sprezzo dell'altro ( appunto perché il fine della sua filosofia era un aumento quanto più possibile della felicità terrena )... sempre che poi io lo abbia interpretato correttamente! per rispondere così, implicitamente, anche ad un altro topic vivo... senza l'agnello il leone perde il suo senso, senza il leone, l'agnello perde la sua vita! mi sembra dunque che una convivenza sia quantomena necessaria e non contraddittoria tra i due :P

( a conferma di ciò... magari si può ricordare un episodio decisamente incisivo sulla sua vita, che fu l'amicizia di lou salomè, con cui tra l'altro cercò pure di accasarsi - dopo un periodo di strenua resistenza sessuale miseramente fallita, ed al cui rifiuto cadde nella depressione da cui poi se ne uscì con lo Zarathustra. E si può anche ricordare che con lei fu fin da subito particolarmente prodigo di complimenti... per cui secondo me l'oltreuomo nietzschano con la questione dell'agnellino non ha nessuna antitesi... finché è affiancato dal leone )

Ultima modifica di Soren : 28-01-2013 alle ore 14.39.56.
Soren is offline  
Vecchio 28-01-2013, 19.38.43   #9
tiziano
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Messaggi: 37
Riferimento: Può un filosofo essere umile?

Il filosofo…..mah!
Mi pare che noi filosofi odierni siamo un po’ crepuscolari. Non tanto e non solo perché ci tocca di adoperarci a filosofare nel nicciano crepuscolo degli idoli ma perché facciamo proprio come quei poeti del primo novecento – i Crepuscolari, appunto - che, smarrito il ruolo di gran veggente o di bardo romantico, rinnegarono d’esserlo (come Corazzini) o continuarono a far poesia pretendendo che lo lasciassero divertire (come Palazzeschi), perché a quello soltanto la poesia serviva. Poi arrivò Montale a dare dignità esistenziale a tale impotenza, mestamente dichiarando all’uomo che domanda del senso del mondo e della vita che il poeta non sa rispondere, può solo dire ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Lo stesso fa oggi il filosofo, il cui pensiero, timoroso di dir parole insensate sul mondo e sulla vita, s’è fatto debole, flebile. Ma allora a che serve la filosofia?
In passato a questa domanda si davano risposte gravide di impegno etico e teoretico: ad esempio Windelban asseriva che era la trattazione scientifica dei problemi universali, Abbagnano che significava comprendere la natura dell’uomo in rapporto agli altri uomini e al cosmo, Marx addirittura che serviva a cambiare il mondo. Ora queste così impegnative affermazioni hanno lasciato il posto a più minimali intenzioni. Cosicché, mancando le risposte, la filosofia diviene un’incessante interrogazione, la dialettica si converte in conversazione (col rischio di somigliare a quella "Conversazione continuamente interrotta", la commedia messa in scena da Flaiano, in cui un inconcludente dialogo tra intellettuali viene continuamente interrotto dal grido fuori scena di un operaio: “a Mario, vattelo a pija in der culo!”). E può accadere che un filosofo, Richard Rorty, ammetta che il romanzo, il film, il programma televisivo siano pragmaticamente più efficaci dell’argomentazione filosofica, che riduce a una forma colta di intrattenimento personale; una specie di ricreazione, insomma.
A restaurare la perduta signorilità intellettuale qualcuno comunque ci prova, come quel filosofo – tale Illuminati – che scrive:

A che serve la filosofia? A niente (nel senso che non si riferisce ad un uso specifico). Conduce forse alla virtù? No (nel senso che essa stessa è virtù e premio a se stessa). Procura almeno un lavoro? No (a meno che non ci si accontenti dei magri guadagni dell’insegnamento della filosofia)

Parrebbe una resa incondizionata, l’invito alla smobilitazione dell’accademia filosofica; ma questo è un filosofo crepuscolare alla Gozzano, che fu maestro di ironia. Infatti astuto prosegue:

A che serve allora la filosofia? A nessun scopo specifico ma allo scopo degli scopi…

Ovvero: proprio in quanto la filosofia è affrancata da quei miserabili scopi pratici che angustiano i comuni mortali è libera di concentrarsi su uno scopo superiore; ergo: la sua inutilità si trasforma nella massima utilità. Sottilmente argomentando in bilico tra iperbole e litote si nega ciò che si afferma (il che dimostra che comunque la lezione dei sofisti non è stata vana). Quale sarebbe il presunto iperscopo? Il solito, ovviamente, quello di Platone: dirigere l’orchestra, indicare agli altri la via della virtù, sia pure modernamente declinata.
Però c’è un altro filosofo ancora, Ermanno Bencivenga, che pur svolgendo un ragionamento analogo (la filosofia è una pratica inutile e chi la pratica è sovente uno sprovveduto, tant’è che il primo di loro è noto per esser caduto in un pozzo mentre guardava le stelle) giunge a una conclusione differente, più accorta: l’iperscopo della filosofia è il gioco. Cioè ragionare inscenando alternative possibili del reale, prendersi – alla lettera – la libertà di criticarlo, negarlo, falsificarlo per individuare strategie di vita ulteriori a quella in cui ci troviamo incastrati. Perciò il gioco fa della filosofia un’attività sperimentale, che non ha più bisogno di tradizioni da conservare, di storie da raccontare, di cattedre da cui predicare. Goodbay, prof..
Ecco, mi pare che in ciò debba consistere l'odierna umiltà del filosofo: non un atteggiamento esistenziale o professionale bensì il ridimensionamento del proprio obiettivo.
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Vecchio 16-07-2013, 18.04.55   #10
femmefatale
Cioraniana Incrollabile
 
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Riferimento: Può un filosofo essere umile?

è semplice, la spocchia nasce quando si comincia a parlare col gergo tecnico della Filosofia, che serve a darsi tante arie... soprattutto, a non farsi capire, e quindi, passare per dei geni.
Ma ciarlare ripetendo a memoria Hegel non è essere filosofi, e sappiamo tutti che la storia dell'umanità ha attraversato le sue mode filosofiche... va di moda l'Idealismo, e tutti parlano all'Idealista.
Va di moda il positivismo? Tutti a essere piccoli Comte.
Ora vanno di moda quelle cose psichiatriche, ergo, tutti a parlare con quella nomenclatura.

Per quanto mi riguarda, come direbbe Cioran, peggio dei filosofi spocchiosi, sono solo i teologi. A forza di discettare su Dio, arrivano ad arrogarsi gli attributi di Dio, i peggiori, si intende, in merito all'Onnipotenza/Onnisapienza.

Preferisco una donna mistica a un san tommaso d'aquino.
Peccato che invece la chiesa preferisca san tommaso d'aquino che non una mistica a caso!
femmefatale is offline  

 



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