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Vecchio 04-11-2013, 23.57.07   #11
green&grey pocket
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Riferimento: Nietzsche, l'oltreuomo, la volontà di potenza e la Germania nazista

@attano

interessante, io sono quasi alla fine di umano troppo umano, e gli attacchi agli ebrei non sono mai di carattere giusnaturalista, bensì storico e morale.

d'altronde il problema della diaspora e il problema del nome (è il popolo prescelto ricordiamo) non è che non vi sia anche all'interno del pensiero ebraico.

Di certo il problema sollevato da Nietzsche è un problema ancora oggi attuale, se è vero che il sistema finanziario è in mano a famiglie ebraiche.

Nietzche non ha mai avvallatto l'anti-sionismo, anzi lo condanna senza remore.
Figuriamoci cosa avrebbe pensato dei campi di sterminio.

I suoi attacchi sono in generale rivolti a qualsiasi forma metafisica: religioni come quella cattolica ed ebraica sono esattamente il problema, quando si risolvano in forme comunitarie.

Nietzsche non ce l'ha con la religione in sè, ma esattamente sui prodotti che l'accettazione passiva di quella ha sulle persone, sulle forme identitarie di credenza di massa.

Tutte cose che al di là del "suo" tempo permangono ostinate ai giorni nostri.

La vera domanda radicale non è sulle forme politiche (che lui pensa beissimo gestibili dalla scienza) ma bensì sull'umano in sè.

La grandezza di Nietzche è per esempio avere capito che anche la scienza, nelle mani di una umanità passiva diventerebbe qualcosa di metafisico.
Sono molti i commentatori psicoanalisti che vedono nei campi di sterminio, l'attuazione delirante di volontà metafisico-scientifiche altrimenti note come paranoia.

E' per questo che io non credo affatto che le sue provocazioni (ma abbiamo visto che non lo sono) siano un problema laddove vi sia un attacco.
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Vecchio 09-11-2013, 02.11.46   #12
attano
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Riferimento: Nietzsche, l'oltreuomo, la volontà di potenza e la Germania nazista

Citazione:
Originalmente inviato da green&grey pocket
@attano
interessante, io sono quasi alla fine di umano troppo umano, e gli attacchi agli ebrei non sono mai di carattere giusnaturalista, bensì storico e morale.
d'altronde il problema della diaspora e il problema del nome (è il popolo prescelto ricordiamo) non è che non vi sia anche all'interno del pensiero ebraico.
Di certo il problema sollevato da Nietzsche è un problema ancora oggi attuale, se è vero che il sistema finanziario è in mano a famiglie ebraiche.
Nietzsche non ha mai avvallato l'anti-sionismo, anzi lo condanna senza remore.
Figuriamoci cosa avrebbe pensato dei campi di sterminio.
D'accordo, l'osservazione è legittima. Non sto a cercare tutti i riferimenti alle opere, ma riconosco che questa posizione di critica dell'ebraismo su una base storica e morale – o immorale – si può ritrovare anche in opere successive. E non bisogna nemmeno esagerare la virulenza di queste critiche, perché poi il vero bersaglio polemico nella GM (come in CdI) è il Cristianesimo, cioè il platonismo per le masse.
Dunque il tuo punto di vista è fondamentalmente corretto. Anzi si possono connotare anche più positivamente, perché per quello che riguarda la concezione di popolo eletto non credo davvero che questo offrisse un qualunque spunto di critica agli occhi di Nietzsche, anzi… (Tralascio la questione della supposta egemonia sulla finanza mondiale, se non altro perché Nietzsche non ne parla mai. Al limite, sappiamo che Nietzsche nel 1888 si proponeva di chiedere finanziamenti alla alta borghesia ebraica, dunque… E lasciamo perdere anche il Sionismo, perché sarebbe anacronistico. Se poi ci si vuole davvero porre il problema, non è assolutamente scontato che Nietzsche ne avrebbe dato una connotazione negativa).
E' poi certo che Nietzsche non aveva davvero nessuna simpatia per gli anti-semiti (tra cui, non a caso, si trova anche Richard Wagner), si può dire che fosse un anti-anti-semita.
Tuttavia non è confrontando due ipotetiche checklists di punti cardinali del nazismo contro quelli della filosofia di Nietzsche che possiamo risolvere la questione, dicendo che siccome per Nietzsche non sono una razza intrinsecamente maligna e corruttrice, allora possiamo concludere tranquillamente che non c'è nessun collegamento tra le persecuzioni naziste e la filosofia di Nietzsche.
Contrariamente a quello che si può desumere limitandosi alla lettura di Umano, la questione resta per me intatta. Nietzsche è un pensatore radicalmente opposto alla modernità, all'uguaglianza, alla democrazia, a tutto ciò che oggi potrebbe ricadere nella categoria "politicamente corretto".
Dunque, si può anche pensare che Nietzsche non avrebbe "approvato" i campi di sterminio (io lo penso), ma senza un grande entusiasmo assolutorio. Nietzsche aveva una concezione della società "sana" come di una società inequivocabilmente stratificata, gerarchizzata, una società in cui una razza di signori avrebbe avuto un potere assoluto e in cui la sottomissione e la schiavitù («in una qualche forma») degli strati inferiori sarebbe stata assolutamente normale, se non necessaria (Al di là, 257). Normalmente si cerca di "anestetizzare" anche questa apologia della schiavitù, spesso riferendosi alla Repubblica di Platone – e Platone è "buono". Leo Strauss arrivò a scrivere nel 1941 che Nietzsche non poteva essere messo in relazione con le persecuzioni naziste più di quanto Rousseau potesse esserlo rispetto alle esecuzioni giacobine. Ma era il 1941, la Endlösung doveva ancora venire e Strauss era stato eccessivamente benevolo. Perché se alla necessità della schiavitù si aggiunge la lode sperticata della "legge di Manu" (CdI, Quelli che migliorano l'umanità, 3), non è difficile credere che le immagini di cadaveri ambulanti nel ghetto di Varsavia non avrebbero suscitato alcuna indignazione in Nietzsche. Certo, poiché erano ebrei, si può concepire che avrebbe dissentito su questo punto specifico, magari con la domanda «Perché solo gli ebrei?». La questione ebraica (che, come detto, Nietzsche misconosceva) è solo un riflesso puntuale di un problema più vasto per Nietzsche: la questione della razza. Mi spiace, ma su questo non si possono nutrire (pie) illusioni: c'è un ordine gerarchico immutabile tra gli uomini e una razza di signori è creata attraverso un durissimo "allevamento" attraverso le generazioni, strenuamente impegnato nell'eliminazione di ogni degenerazione (Al di là, 262-264).
Posso anche convenire che questo non arriva ai campi di sterminio, perché gli schiavi – in quanto schiavi – devono vivere per convenire alla felicità dei signori. Ma anche con ciò, qualunque individuo è tranquillamente sacrificabile, senza esitare. La loro eliminazione non è un fine, ma è pacifico che le loro vite siano (soltanto) un mezzo disponibile. E già che ci siamo, è opportuno anche prevenire un possibile equivoco: qualunque emotività è bandita dalla filosofia di Nietzsche, il filosofo deve avere un "cuore duro" e anche crudele (Al di là, 209, 225, 229-230).
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Vecchio 09-11-2013, 12.15.10   #13
green&grey pocket
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Riferimento: Nietzsche, l'oltreuomo, la volontà di potenza e la Germania nazista

@attano

Il sionismo è tutt'ora uno dei cardini della politica internazionale, nell'800 assunse aspetti di isteria pura, per esempio in russia: in che senso anacronistico?

comunque lasciando perdere questo dettaglio, quello che mi interessa è stabilire quale giudizio dare del pensiero niertzschiano aritstocratico (chiamiamolo così).

se vuoi vederlo da un punto di vista democratico, possiamo anche dire che nietzsche non lo fosse.
ma in che senso? nel senso che per nietzsche non possa esistere una democrazia?
è su questo che sono contrario: nietzsche nella descrizione della società migliore parla chiaramente: se il socialismo saprà livellarsi verso l'alto, esso si salverà.

E' una buttade, N. sa benissimo che l'esperimento democratico è destinato a fallire, e lo collega non a chiissà quali motivi politici, ma semplicemente nella descrizione accurata degli uomini.

Anche uno scrittore cattolico come Enzo Bianchi (priore di Bose), ammette che nella povertà, nelle classi meno abbienti, esiste un tasso di violenza endemico.

In questo senso il socialismo deve fare i conti con questo campionario di umanità, che sicuramente per motivi di tempo non è in grado di acculturarsi.

L'esperimento di democrazia verso l'alto è un fallimento per questa incapacità di portarsi all'altezza dei tempi.
Non vi è più una scienza politica, ma semplicemente una lotta fra aristocratici e arrivisti per mantenere uno status quo.
Ossia la politica è esattamente questo, come arguisce da subito Macchiavelli.

Di cosa dunque avrebbe torto Nietzsche? Egli in realtà ha già additato nella scienza la risoluzione dei problemi.

Dove sta quest'apologia dei potenti e degli aristocratici ispo facto?
Non c'è! anzi in molti passaggi di umano troppo umano, l'aristocrazia di allora era ugualmente tacciata di essere rozza e incompetente.

E' dunque il tuo attano un puro attacco senza contenuto?

Non penso, il fatto è che c'è una mal interpretazione (a mio avviso sempre) dell'aristocraticismo nicciano.

Perchè gli aristocratici sono tacciati di rozzezza e incompetenza?
Sulla seconda abbiamo già risposto: i politici non sono tecnici.
Sulla prima penso vi sia l'impasse di molti pensatori.
La rozzezza è la mancanza di cultura, e la cultura è il pensiero critico antimetafisico che Nietzsche sviluppa nelle sue opere.

La cultura è per pochi, questo non è un giudizio apriori, ma un attento rendiconto della situazione storico-morale, in cui siamo ancora mi vien da dire.

La società multistratificata, completamente in mano ai deliri personali, ai vuoti emotivi, alle corse al potere era giò stata preventivata da nietzsche.

Chi emerge non possono che essere i potenti e i violenti: non è affatto un giudizio di valore, ma appunto una necessità storica, (ossia qualcosa endemico nell'uomo) la buttade nicciana sembra qui farsi carico dei fantasmi che queste verità accendono nelle menti dei deboli, ossia di chi non sa accettare l'esistenza del potere e della violenza, le 2 categorie che la scienza macchiavellica sa di dover nascondere.
queste fantasmatiche sono quelle che vediamo tutti i giorni, e che fanno gridare a grillo alla dissociazone patologica nei nostri politici.
il punto è che questa fantasmatica lavora in alto, come in basso, nella gente comune.
il fantasma è appunto ciò che non c'è (la democrazia scientifica) ma che dice di esserci (la democrazia...già ma quale democrazia? quella che produce indignati in tutto il mondo?).
L'esortazione di Nietzsche è esattamente la nostra salvezza: proprio perchè noi si esca dal fantasma della democrazia.
Egli sa che cadremo in una sorta di nazionalismo fanatico, un nazionalismo che finirà con la caduta del progetto europeo, che pur lui già vedeva prefigurarsi (e pur incoraggiandolo) ma che sapeva fallire.

Insomma è proprio l'uso feroce (se vogliamo, a me non sembra per esempio, io direi lucido) dell'aforisma che richiama a confrontarci con le resistenze che senza saperlo coviamo in petto.

Non c'è dubbio nietzche è il più grande psciologo dei nostri tempi, la sua aristocraticità è semplicemente una terapia d'urto (la filosofia a martello appunto)

Rimane il dubbio su cosa intendi per razza...intendi dire quello che nietzsche chiama il carattere endemico della razza tedesca per esempio.

se fosse così, non vi è problema alcuno: il fatto che per nietzsche esistano alcuni punti caratteriali di un popolo, questo non significa affatto che allora queste notazioni diventino politica ipso facto (che invece è esattamente quello che il nazismo intende).

come detto razza-politica è piuttosto un problema ebraico, legato alla loro cultura metafisica (sto facendo finta che non è anche un nostro problema cattolico-morale-politico)
Non potremmo essere che più lontani da quanto insegnava il grande tedesco.

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Vecchio 10-11-2013, 20.31.57   #14
attano
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Riferimento: Nietzsche, l'oltreuomo, la volontà di potenza e la Germania nazista

Citazione:
Il sionismo è tutt'ora uno dei cardini della politica internazionale, nell'800 assunse aspetti di isteria pura, per esempio in russia: in che senso anacronistico?
Non discuto l'importanza passata e presente del Sionismo. Confesso di non conoscere questi «aspetti di isteria pura» di cui parli. Forse ti riferisci ai Pogroms, ma allora usiamo un diverso significato per la parola "isteria" e i Pogroms non erano motivati dal Sionismo, ma dal più antico e comune anti-semitismo.
Semplicemente voglio dire che è molto, molto difficile credere che Nietzsche avesse una qualche opinione sul Sionismo: l'affaire Dreyfuss è cominciato nel 1894, il libro di Herzl Lo Stato degli Ebrei è stato pubblicato nel 1896, il primo congresso mondiale del Movimento Sionista fu tenuto a Basilea nel 1897. Tutto questo è successo quando Nietzsche era già "in pensione".

Citazione:
comunque lasciando perdere questo dettaglio, quello che mi interessa è stabilire quale giudizio dare del pensiero niertzschiano aritstocratico (chiamiamolo così).
«Radicalismo aristocratico» potrebbe anche andare bene…

Citazione:
se vuoi vederlo da un punto di vista democratico, possiamo anche dire che nietzsche non lo fosse.
ma in che senso? nel senso che per nietzsche non possa esistere una democrazia?
Bisogna capirsi su che cosa si intende per "una democrazia che può esistere".
Il senso più letterale della domanda non ha bisogno di risposte, regimi costituzionali chiamati Democrazia esistevano nella seconda metà del XIX secolo e anche molto prima.
Il dibattito si può fare su due piani concettualmente distinti:
- se la Democrazia sia il regime migliore
- se una Democrazia sia davvero quello che pretende di essere, cioè la forma di stato «from the people, by the people and for the people».
Nel primo caso è facile rispondere. Un regime democratico così come lo si trova nella sua declinazione moderna è di fatto all'opposto dell'istinto fondamentale della vita. E' causa ed effetto di una generale malattia della volontà, è la sanzione del dominio del gregge autonomo. Leggendo Al di là del Bene e del Male si trova la critica della democrazia liberale, contro la «pappamolla democratica», che poi è stata ampiamente ripresa nella prima metà del Novecento, soprattutto a destra (e dunque anche dai nazi-fascisti).
Anche nel secondo caso la risposta di Nietzsche è negativa. La democrazia è impossibile non solo perché è contronatura, ma anche perché presuppone un libero arbitrio che per Nietzsche non esiste (libro I di Al di là; CdI, I quattro grandi errori, 7-8). Però, almeno come "nobile impostura", per dirla con Leo Strauss e Nietzsche stesso, la Democrazia può anche venire bene – secondo l'esempio di Pericle… (si veda anche CdI, Quelli che migliorano l'umanità, 5).

Citazione:
è su questo che sono contrario: nietzsche nella descrizione della società migliore parla chiaramente: se il socialismo saprà livellarsi verso l'alto, esso si salverà.
Questa non la sapevo. Dove si trova questo passo sulla salvezza del socialismo?

Citazione:
E' dunque il tuo attano un puro attacco senza contenuto?

Non penso, il fatto è che c'è una mal interpretazione (a mio avviso sempre) dell'aristocraticismo nicciano.
Forse c'è un equivoco. Io non ho mai detto che Nietzsche ha torto – e non faccio moralismo, tanto meno "attacchi". Mi sono limitato a dire (e motivare) perché questa dissociazione (frettolosa) della filosofia di Nietzsche dal nazismo sia molto più problematica di quanto mi capita di leggere qua e là.
Poi, è possibile che io interpreti male. In questo caso, però, guadagneresti in chiarezza e forza persuasiva se rilevassi gli errori con riferimenti puntuali ai testi.

Da ultimo, rispondo solo a una tua domanda
Citazione:
Rimane il dubbio su cosa intendi per razza...intendi dire quello che nietzsche chiama il carattere endemico della razza tedesca per esempio.
Qui la questione è che cosa Nietzsche intenda per razza, io mi limito a cercare di interpretare.
Per Nietzsche il dato fisiologico e quello mentale sono due sfaccettature di una stessa volontà di potenza. In questo senso una razza è un tipo della volontà di potenza, un insieme di caratteri – e soprattutto una gerarchia di caratteri. La casta aristocratica si distingue e ha la sua posizione apicale perché sussume e struttura gli istinti della vita in espansione, per il fatto di presentare un tipo di volontà di potenza estrovertita, cioè protesa alla sua espansione e affermazione, cioè per la sua pulsione essenziale alla sopraffazione e al dominio. Credo che una migliore comprensione la si possa avere leggendo il libro IX di Al di là del Bene e del Male, in particolare 258, 262, anche 268 e 213 in una certa misura.
Detto questo, non è poi veramente chiaro in che misura questa nozione di razza sia compatibile con la moderna genetica – poco, secondo me. Si può avanzare l'ipotesi che una razza sia un'insieme di caratteri che accomuna gli elementi di una casta. Per cui non è probabile che per Nietzsche un popolo sia una razza. Quando si riferisce (nella GM) alla "bestia bionda", cioè ai primi invasori indoeuropei dell'Europa e del subcontinente indiano, parla di un gruppo estremamente omogeneo per cui si può usare il termine razza come lui pare intenderlo. Ma questa razza non pare potersi mantenere indefinitamente se la si dissocia da un certo regime di vita, cioè un regime estremamente selettivo. Se poi si aggiunge che per Nietzsche l'optimum politicum della storia è stato l'Impero Romano, cioè un impero cosmopolita, non sembra davvero che il dato genetico sia sufficiente per comprendere la nozione di razza come la intende Nietzsche.

Per quanto riguarda tutto il resto, ci trovo molta passione, ma non molta chiarezza… C'è qualche spunto condivisibile, ma soprattutto sviluppi che sfociano su tesi un po' problematiche, almeno per quello che riguarda la mia comprensione. Probabilmente si tratta di un limite mio.

PS. Si scrive «boutade».

Ultima modifica di attano : 11-11-2013 alle ore 09.10.44.
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Vecchio 19-11-2013, 11.24.44   #15
Eretiko
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Riferimento: Nietzsche, l'oltreuomo, la volontà di potenza e la Germania nazista

Vale la pena ricordare che il nazionalsocialismo in Germania nacque in particolari condizioni: il paese era uscito umiliato e affamato dal primo conflitto mondiale, e la colpa dei problemi economici, allora come oggi, veniva addossata ai famelici "banchieri". In particolare gli odiati "ebrei" erano appunto il simbolo vivente dei banchieri, di coloro che prestano i soldi.
Mi risulta quindi difficile individuare in Nietzsche una sorta di "mandante morale" del nazismo, espressione più che altro di quelle condizioni socio-economiche che ancora oggi mettono paura alla Germania (basta chiedersi perché i tedeschi sono così ossessionati dal problema dell'inflazione).
Riguardo all'olocausto e alla "soluzione finale" basta leggere il "Mein Kampf" per rendersi conto che Hitler fu ispirato fortemente dall'analoga "soluzione finale" adottata negli U.S.A. contro i nativi "indiani", ma non per questo indichiamo gli americani come "mandanti morali".
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Vecchio 20-11-2013, 18.48.07   #16
attano
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Riferimento: Nietzsche, l'oltreuomo, la volontà di potenza e la Germania nazista

Citazione:
Originalmente inviato da Eretiko
Vale la pena ricordare che il nazionalsocialismo in Germania nacque in particolari condizioni: il paese era uscito umiliato e affamato dal primo conflitto mondiale, e la colpa dei problemi economici, allora come oggi, veniva addossata ai famelici "banchieri". In particolare gli odiati "ebrei" erano appunto il simbolo vivente dei banchieri, di coloro che prestano i soldi.
Mi risulta quindi difficile individuare in Nietzsche una sorta di "mandante morale" del nazismo, espressione più che altro di quelle condizioni socio-economiche che ancora oggi mettono paura alla Germania (basta chiedersi perché i tedeschi sono così ossessionati dal problema dell'inflazione).
Riguardo all'olocausto e alla "soluzione finale" basta leggere il "Mein Kampf" per rendersi conto che Hitler fu ispirato fortemente dall'analoga "soluzione finale" adottata negli U.S.A. contro i nativi "indiani", ma non per questo indichiamo gli americani come "mandanti morali".

Sì, penso che sia un'analisi condivisibile su certi punti. Ammettendo di capire esattamente cosa si intende per "mandante morale", non si può dire che Nietzsche abbia mai preconizzato qualcosa come la soluzione finale.
Il mio punto non è che Nietzsche non aveva assolutamente qualcosa di aprossimabile a un'odio razziale contro gli Ebrei. E' comunque vero che riteneva che storicamente gli Ebrei siano stati quelli che hanno prestato la morale che tramite il Cristianesimo sarebbe diventata la rivolta degli schiavi, dei malriusciti, contro la morale dei signori. Ma l'obiettivo è il Cristianesimo, non gli Ebrei.
La questione è piuttosto che ci sono gli elementi per pensare che i Nazisti vedessero nella loro prassi politica quello che Nietzsche chiamava «la grande politica». Le basi ideologiche per dottrine politiche anti-egualitarie e per giustificare politiche di segregazione si trovano in Nietzsche - e, lo ripeto, non faccio moralismo. Il nazismo aveva certamente una sua radice che non è assolutamente nicciana, già il nome Nazional-Socialismo è quanto di meno affine a Nietzsche si possa trovare. Tuttavia è sufficentemente chiaro che nell'ideologia del nazismo gli elementi presi da Nietzsche non mancano. Dire che si tratta soltanto di un grande equivoco non è credibile.
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Vecchio 25-02-2014, 15.08.20   #17
donquixote
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Riferimento: Nietzsche, l'oltreuomo, la volontà di potenza e la Germania nazista

La volontà di potenza, insieme all'amor fati, è uno degli attributi principali del superuomo, ciò che lo rende appunto tale. Se Nietzsche ha sicuramente acquisito (e in qualche misura condiviso) il concetto di mondo come volontà da Schopenhauer, lo ha poi elaborato giungendo a conclusioni del tutto diverse da quelle del suo maestro. Sappiamo infatti che Schopenhauer proponeva di contrapporre la noluntas alla voluntas attraverso la condivisione di un percorso di tipo ascetico, mentre Nietzsche auspicava la manifestazione completa e totale della volontà come volontà di potenza (per quanto in ultima analisi queste due visioni non siano in contraddizione fra loro, e se questa appare evidente è solo perché Schopenhauer non ha saputo interpretare correttamente gli insegnamenti buddhisti).
La volontà di potenza risulta quindi essere per Nietzsche l'energia, la spinta vitale, la forza interiore necessaria alla manifestazione delle potenzialità creative dell'essere umano. Potenza deve essere infatti assimilato a possibilità, a potenzialità, e non a dominio o prevaricazione. Il fatto che poi Nietzsche deprecasse le dottrine che esaltavano e difendevano le debolezze a scapito delle energie forti e vigorose non significa che bisognava sopprimere le debolezze, poiché l'interpretazione letterale di Nietzsche in senso politico e sociologico è sempre indebita, in quanto come ogni uomo che esprime una verità parla dell'umanità come specie ad ogni singolo individuo che sia in grado di comprendere ciò che dice, e non di una cultura particolare contro un'altra o peggio ancora di una razza contro un'altra (non per niente il sottotitolo di Così parlò Zarathustra è Un libro per tutti e per nessuno, che è altrettanto applicabile a tutti i testi sacri dell'umanità). Nietzsche aveva un forte senso della gerarchia, ed era contro ogni appiattimento e riduzione dell'uomo a massa: l'esaltazione delle debolezze attuata dal Cristianesimo protestante in particolare, e poi anche dalle ideologie sdoganate dalla Rivoluzione francese che andavano di moda nella sua epoca e in particolar modo quella dell'uguaglianza di tutti gli uomini, significava per lui la mortificazione degli spiriti più alti e nobili, più aristocratici, ma non auspicava affatto, in senso ideologico e politico, che i deboli venissero soppressi o sottomessi, ma che fossero loro stessi a rendersi consapevoli della propria natura debole ed adeguarsi naturalmente al loro ruolo sottomettendosi e in qualche modo "sacrificandosi" alla potenza e alla gloria dei più forti, inteso come i migliori (aristoi), dei quali avrebbero dovuto essere le metaforiche spalle su cui questi avrebbero potuto innalzarsi. Quando scrive nello Zarathustra "i deboli devono perire" non vuole affatto dire "bisogna uccidere i deboli" ma invece che sono loro stessi a doversi adeguare ad una sorta di legge naturale che impone al debole di subire il più forte, anche fino all'estremo sacrificio, per aiutarlo affinché possa appunto nascere il "superuomo", in una sorta di tensione verso il miglioramento della specie. Auspica quindi il ritorno ad una gerarchia in cui ognuno occupi il proprio posto e venga riconosciuto per quello che è, il debole come debole e il forte come forte, pur con tutti i passaggi intermedi, e ognuno è tenuto a riconoscere le proprie virtù e le proprie potenzialità ed esprimerle in modo tale da contribuire in maniera singolare, unica e irripetibile al processo creativo globale.
Se l'amor fati è l'espressione della volontà passiva, ovvero l'accettazione rassegnata ma entusiastica di ciò che la vita ci riserva di sorprendente e meraviglioso, ma anche di tragico e crudele, la volontà di potenza è invece la forza attiva che consente l'espressione e la manifestazione della propria virtù (che non è un concetto morale ma è da intendersi nel senso nobile di talento, di ars, di technè considerata nel suo senso proprio e conforme all'etimologia).
Quindi da un lato accettazione del proprio destino, ma dall'altro e contestualmente il compimento di esso.
Se la volontà, come nel caso delle ideologie che valorizzano le debolezze, viene utilizzata solo per limitare o annullare gli effetti di ciò che di doloroso e tragico il fato ci riserva, nel complesso le forze vitali e creative si deprimono e si annullano dando luogo all'ideologia dell'ultimo uomo, che si accontenta di "una vogliuzza per il giorno e una per la notte, salva restando la salute". La volontà di potenza va quindi contrapposta in qualche modo a quella che invece il Cristianesimo chiamava "buona volontà" e che veniva intesa come pietas, compassione verso i deboli e i derelitti.
Nella quarta di copertina de "L'unico e la sua proprietà" di Stirner, Roberto Calasso annota: «La vera 'filosofia del martello', che Nietzsche non sarebbe mai riuscito a praticare perché troppo irrimediabilmente educato, si compie nelle brevi, tempestanti, offensive frasi che compongono l'Unico»
A mio avviso questa interpretazione è totalmente sballata, perché l'opera di Stirner esalta un individualismo che è esattamente l'opposto di quello che intendeva proporre Nietzsche. L'individualismo di Stirner è l'egoismo moderno, quello animato dalla volontà di accaparramento a danno altrui, quello che vuole imporsi comunque a scapito degli altri, quello del potere per il potere, l'egoismo quantitativo e materialistico che punta all'accumulo di beni e al soddisfacimento di bisogni, reali o fittizi che siano, in funzione di una mera affermazione del proprio ego.
Stirner diceva "Tu hai il diritto di essere ciò che hai il potere di essere"; Nietzsche invece, pur con altre parole, diceva "Tu hai il diritto di essere ciò che hai il dovere di essere". "Diventa ciò che sei!" è il motto principale di Nietzsche tratto da Pindaro; "Diventa ciò che puoi!" è quello di Stirner che come si vede è completamente differente. L'egoismo niciano è un individualismo mistico, di colui che si ritira sull'alto monte per ottemperare al famoso monito "conosci te stesso", per non far dipendere il proprio essere da tutte le indefinite suggestioni e condizionamenti veicolati dalla "plebaglia" da tutto ciò che è più bassamente umano, e lo afferma chiaramente svariate volte come in questo passo: «Voi costringete tutte le cose a venire a voi e dentro di voi, perché riscaturiscano dalla vostra sorgente come doni del vostro amore. In verità, un predone di tutti i valori deve diventare questo amore che dona; ma io dico sacrosanto questo egoismo. Vi è anche un altro egoismo, troppo povero, affamato, che vuol sempre rubare, l'egoismo dei malati, l'egoismo malato. Con occhio di ladro esso guarda a tutto quanto luccica; con l'avidità della fame conta i bocconi a chi ha da mangiare in abbondanza; e sempre si insinua alla tavola di coloro che donano»; e ancora: «In alto va il nostro cammino, dalla specie si avvia verso la sovra-specie. Ma un orrore è per noi la mente degenerata che dice: "Tutto per me"» Il primo egoismo, che rifiuta tutti i valori dati per farsi esso stesso creatore di valori e manifestarli attraverso la volontà di potenza è quello di Nietzsche; il secondo quello di Stirner.
Nietzsche afferma inoltre: «Medico aiuta te stesso, così aiuterai anche i tuoi malati. Questo sia il tuo aiuto migliore: che egli guarisca guardando con gli occhi colui che risana se stesso». Qui è del tutto evidente la mancanza di volontà prevaricatrice, che altrimenti si sarebbe espressa con "Medico aiuta i tuoi malati così essi dipenderanno da te e tu acquisirai potere su di loro", mentre invece prevale l'esempio del migliore che "egoisticamente" pensa innanzitutto a guarire se stesso e poi, mostrando le proprie virtù, aiuterà anche gli altri a riconoscere e manifestare le loro.
Cosa dice ancora Nietzsche? «Fate pure ciò che volete. Ma siate prima di tutto di quelli che "sanno" volere!». Questa splendida frase indica chiaramente e inconfutabilmente che la volontà non deve essere espressa in modo indiscriminato, come pura esibizione di egemonia o prevaricazione, come anarchia della violenza e del potere, ma deve essere guidata dalla sapienza. Sapere quel che si vuole, innanzitutto, e per saperlo bisogna prima conoscere se stessi, la propria virtù, e poi manifestarla in tutta la sua potenzialità attraverso una incrollabile volontà.
La volontà di potenza è quindi in definitiva la volontà del mondo o anche, detta diversamente, la volontà di Dio, che si esprime nel processo creativo universale a cui tutti gli enti devono contribuire ognuno secondo i propri compiti, e a cui anche l'uomo deve adeguarsi secondo la propria virtù e le proprie potenzialità.
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Vecchio 25-02-2014, 16.40.56   #18
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La volontà di potenza, insieme all'amor fati, è uno degli attributi principali del superuomo, ciò che lo rende appunto tale.

premessa.
la volontà di potenza devo ancora leggerlo, mi sono impaludato e rimango fermo ad umano troppo umano.

Ho una diversa concezione della volontà di potenza, dell'amore fati e di Dio.

A mio modo di vedere la VDP coincide con la tecnica: già in umano troppo umano N afferma che la scienza sarà la salvezza e insieme la fine dell'uomo come oggi lo intendiamo.

L'amor fati ancora non presente in UTU, dovrebbe essere invece quella spinta erotica che permetta all'uomo di trovare nelle pieghe di Dio la propria essenza, che si tratti di una metafisica dell'umano?

Quindi per me è il contrario, la volontà di potenza è ciò che ci opprime e l'amor fati è ciò che ci salva.




Certo che Attano non ha mollato le sue pretese identificazioni della politica nicciana con quella nazista...MAH!

Ovviamente la politica nicciana immagino sarà una resitenza alla volontà di potenza, una ricerca comunitaria di "sopravvisuti" al nichilismo.
Ma appunto debbo ancora leggerla
green&grey pocket is offline  
Vecchio 25-02-2014, 17.26.07   #19
donquixote
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Riferimento: Nietzsche, l'oltreuomo, la volontà di potenza e la Germania nazista

Citazione:
Originalmente inviato da green&grey pocket
premessa.
la volontà di potenza devo ancora leggerlo, mi sono impaludato e rimango fermo ad umano troppo umano.

Ho una diversa concezione della volontà di potenza, dell'amore fati e di Dio.

A mio modo di vedere la VDP coincide con la tecnica: già in umano troppo umano N afferma che la scienza sarà la salvezza e insieme la fine dell'uomo come oggi lo intendiamo.

L'amor fati ancora non presente in UTU, dovrebbe essere invece quella spinta erotica che permetta all'uomo di trovare nelle pieghe di Dio la propria essenza, che si tratti di una metafisica dell'umano?

Quindi per me è il contrario, la volontà di potenza è ciò che ci opprime e l'amor fati è ciò che ci salva.




Certo che Attano non ha mollato le sue pretese identificazioni della politica nicciana con quella nazista...MAH!

Ovviamente la politica nicciana immagino sarà una resitenza alla volontà di potenza, una ricerca comunitaria di "sopravvisuti" al nichilismo.
Ma appunto debbo ancora leggerla

La Volontà di potenza è un testo frammentario e raffazzonato, nonché contestato da molti, a partire da Nietzsche stesso che fosse stato per lui non sarebbe mai nato, o perlomeno non in quel modo, e non è certo da lì che bisogna partire per comprendere la volontà di potenza, anche perché come ben sai Nietzsche era esattamente l'opposto dei filosofi sistematici che espongono in maniera metodica, catalogabile, coerente e consequenziale i loro pensieri. Se posso permettermi un consiglio lascia perdere Umano troppo umano e prendi in mano lo Zarathustra: quel che Nietzsche voleva dire l'ha detto tutto lì, quella è la sua opera principale e anche l'unica che andrebbe letta, riletta, meditata, masticata e digerita e considerata il termine di paragone di tutti gli altri scritti di Nietzsche, che per quanto interessanti non raggiungono quelle vette, e se qualche brano o frammento di altri testi appare in contraddizione con lo Zarathustra è quest'ultimo che deve prevalere nel giudizio sul pensiero niciano. Tutti gli altri scritti di Nietzsche vanno letti alla luce dello Zarathustra che è una sorta di vangelo niciano "ufficiale", mentre il resto può essere assimilato ai vangeli apocrifi, che per quanto contengano alcune cose vere il fatto di essere infarciti di altre cose ambigue, superate e incoerenti fa aumentare di fatto la confusione. Se prima non si comprende quel testo lo sforzo di comprensione degli altri risulta inutile e improduttivo.
donquixote is offline  
Vecchio 25-02-2014, 20.24.19   #20
Iugulatus
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Riferimento: Nietzsche, l'oltreuomo, la volontà di potenza e la Germania nazista

green&grey pocket:
premessa.
la volontà di potenza devo ancora leggerlo, mi sono impaludato e rimango fermo ad umano troppo umano.

Ho una diversa concezione della volontà di potenza, dell'amore fati e di Dio.

A mio modo di vedere la VDP coincide con la tecnica: già in umano troppo umano N afferma che la scienza sarà la salvezza e insieme la fine dell'uomo come oggi lo intendiamo.

L'amor fati ancora non presente in UTU, dovrebbe essere invece quella spinta erotica che permetta all'uomo di trovare nelle pieghe di Dio la propria essenza, che si tratti di una metafisica dell'umano?

Quindi per me è il contrario, la volontà di potenza è ciò che ci opprime e l'amor fati è ciò che ci salva.

Faccio presente di passaggio a Green la necessità di tener conto della parabola evolutiva della riflessione di Nietzsche, e della sommaria suddivisione in periodi che internamente ad essa si può fare: "Umano, troppo umano" è un testo davvero lontano dalla tematizzazione della volontà di potenza, e per quel che mi riguarda l'omonimo testo un coacervo assai poco utile rispetto ad opere più significative.
Un po' estrema a sua volta l'impostazione ermeneutica di Don Quixote; diciamo che lo Also sprach Zarathrustra è un'opera altamente significativa ed unica per il legame indissolubile dei suoi contenuti con la sua forma letterariamente estasiante; la grandezza drammatica sembra in qualche modo giustificare la sua priorità concettuale sugli altri testi, ma è evidente che questa pietra miliare del pensiero occidentale contemporaneo non costituisce un compendio ultimativo ed esaustivo delle tematiche affrontate da Nietzsche; può dirsi si tratti dell'esternazione geniale ed artisticamente illuminata del senso complessivo del suo pensiero, della sua direzione e sognata attuazione attraverso una narrazione eroica e remota; quello che lascia il testo non coincide infatti con l'apprendimento di una dottrina o posizione filosofica, diversamente esso produce infatti nella mente un plenus cagionato dal respiro universale e transfilosofico delle sue pagine; come tale, trascendendo in singolare modo la filosofia stessa il testo è un'alternativa con forti connotati estetici, è una stupenda liberazione artistica.
Ma gli stimoli e gli impulsi contenuti nell'intera opera del filosofo di Röcken sono così numerosi ed imponenti che voler ricondurre tutto ad uno scritto, sia pure magistrale e potente come l'Also sprach, non è un'operazione che vale la pena di perpetrare se s'intende assimilare anche soltanto i concetti base della sua elaborazione filosofica...
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