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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 04-03-2014, 17.46.45   #1
spectator vitae
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 16-10-2013
Messaggi: 8
sul "mio" nichilismo

Tutti dobbiamo arrivare a morire, è il nostro punto d'arrivo obbligato, l'unica cosa a cui tutti dobbiamo arrivare, l'unica certezza assoluta.

Mentre viviamo possiamo passare il nostro tempo in una maniera o in un'altra, ma ciò non fa alcuna differenza. Sono solo possibilità. Puoi fare una cosa invece che un'altra. Poi arriva la fine. E, qualsiasi cosa tu abbia fatto, devi lasciare tutto.

Mi sono trovato a pestare sbadatamente una formichina e l'ho uccisa. Quella formichina ha finito di vivere. Punto.

Io sono come quella formichina. Io sono un animale. Quando sarò morto non sarò più vivo. La mia carcassa, se ci sarà, andrà incontro alla putrefazione. Punto.

Di solito le persone che ti dicono che vale la pena di vivere e di fare una cosa piuttosto che un'altra te lo dicono perché per loro ci sono delle cose che valgono (ancora) la pena di essere fatte, o perché hanno bisogno di farle loro quelle cose, o di credere fermamente che serva farle. Ma non ci saranno ricompense, come non ci sono per le formiche, creature come noi.

Uno può vivere nella verità del nichilismo o vivere ignorandola. Non fa differenza. Non fa differenza fare una cosa piuttosto che un'altra.

Non c'è niente di cui rammaricarsi. Anche se non cogli l'attimo è lo stesso. Nessuna differenza rispetto al coglierlo.

Quando sei morto non ci sei più e, da morto, non puoi più avere a che fare con ciò che avevi fatto da vivo.
spectator vitae is offline  
Vecchio 04-03-2014, 20.24.15   #2
Angelo Cannata
Simpatizzante di Vattimo
 
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Data registrazione: 06-02-2014
Messaggi: 45
Riferimento: sul "mio" nichilismo

Citazione:
Originalmente inviato da spectator vitae
Punto.
Condivido gran parte di quello che dici, ma non è un po' presuntuoso ritenere che tutto ciò che esiste è soltanto ciò che tu riesci a comprendere? Io da parte mia non credo in nulla, ma almeno mi sforzo di tener presente che non è detto che ciò che capisco io siano le uniche cose che in questo mondo ci siano da capire. Chissà quanti miliardi e miliardi di cose ci sono in questo modo, cose preziosissime, che altri riescono a capire o a intuire (ma parlo di cose materialissime, senza bisogno di andare a scomodare alcunché di soprannaturale) e di cui io neanche mi accorgo, magari semplicemente perché gli altri non ne hanno ancora preso essi stessi consapevolezza, oppure non sanno trovare le parole per spiegarmele. Se è già successo in passato che io mi sono accorto di cose che non vedevo, grazie allo sforzo di altri che me ne hanno fatto accorgere, nulla vieta che ciò non possa ancora succedere in futuro (e di proposito non metto il punto finale)
Angelo Cannata is offline  
Vecchio 04-03-2014, 21.30.16   #3
spectator vitae
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Messaggi: 8
Riferimento: sul "mio" nichilismo

> non è un po' presuntuoso ritenere che tutto ciò che
> esiste è soltanto ciò che tu riesci a comprendere?

Posso non conoscere tecniche di pesca di vecchi maldiviani.
Posso non sapere cosa (non) accada in un pianetucolo d'una lontana galassia.
Posso non vedere il mondo attraverso la prospettiva d'una formica.
Posso non saper dimostrare una formula ancora da scoprire.

Ma non trovo presuntuoso riconoscere quanto ho scritto.
Trovo presuntuoso coltivare - e vendere - illusioni.
Nel mio discorso le illusioni sono state tolte tutte.
Non mi sono attaccato a niente.

Niente ho venduto. Niente ho da vendere.
spectator vitae is offline  
Vecchio 04-03-2014, 23.08.41   #4
Angelo Cannata
Simpatizzante di Vattimo
 
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Data registrazione: 06-02-2014
Messaggi: 45
Riferimento: sul "mio" nichilismo

Citazione:
Originalmente inviato da spectator vitae
Posso non conoscere tecniche di pesca di vecchi maldiviani.
Posso non sapere cosa (non) accada in un pianetucolo d'una lontana galassia.
Posso non vedere il mondo attraverso la prospettiva d'una formica.
Posso non saper dimostrare una formula ancora da scoprire.

Ma non trovo presuntuoso riconoscere quanto ho scritto.
Trovo presuntuoso coltivare - e vendere - illusioni.
Nel mio discorso le illusioni sono state tolte tutte.
Non mi sono attaccato a niente.

Niente ho venduto. Niente ho da vendere.

A me sembra che confermi questa presunzione (che non considero da un punto di vista accusatorio, ma di semplici meccanismi mentali che adoperiamo senza notarne i difetti), dal momento che fai la lista delle cose che pensi di non sapere, trascurando che tante cose non le sappiamo anche perché proprio non sappiamo di non saperle, cioè non sappiamo neanche che esistono. Io per esempio intuisco che avrei da scoprire universi interi nel mondo dell'arte, cioè della pittura, della musica, della letteratura, interi modi di pensare che chissà come mi cambierebbero la vita, ma non posso farlo per diversi motivi. Ci sarà pure qualche motivo se un quadro con uno scarabocchio viene acquistato per migliaia o forse anche milioni di euro: non penso che sia soltanto per la convenienza collezionistica o altri meccanismi banali; piuttosto mi è facile sospettare che nessuno mi ha educato a questi gusti e chissà, forse morirò senza averli mai sperimentati: sono sensibilità che richiedono lunghi tirocini per essere acquisite.
D'altra parte, mi sforzo di non dimenticare che anche ogni visione materialistica, meccanicistica, non è altro che una visione, una prospettiva come tante altre: non c'è alcun motivo per ritenerla la migliore o la più importante; e questo senza alcun bisogno di appellarsi all'idea che debbano esistere altri mondi soprannaturali.
Forse le parole più sintomatiche che hai scritto sono "Non mi sono attaccato a niente": secondo me ci sono attaccamenti che meritano di essere sperimentati, nonostante la vita spesso sembra fare di tutto per scoraggiarci.
Angelo Cannata is offline  
Vecchio 05-03-2014, 00.31.19   #5
green&grey pocket
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Messaggi: 331
Riferimento: sul "mio" nichilismo

Citazione:
Originalmente inviato da spectator vitae
> non è un po' presuntuoso ritenere che tutto ciò che
> esiste è soltanto ciò che tu riesci a comprendere?

Posso non conoscere tecniche di pesca di vecchi maldiviani.
Posso non sapere cosa (non) accada in un pianetucolo d'una lontana galassia.
Posso non vedere il mondo attraverso la prospettiva d'una formica.
Posso non saper dimostrare una formula ancora da scoprire.

Ma non trovo presuntuoso riconoscere quanto ho scritto.
Trovo presuntuoso coltivare - e vendere - illusioni.
Nel mio discorso le illusioni sono state tolte tutte.
Non mi sono attaccato a niente.

Niente ho venduto. Niente ho da vendere.

una risposta nicciana :

Sì ma il tuo discorso è forse valido a livello di valore, perchè poi appunto ognuno vive la sua vita come può.

Magari il valore è quello nicciano, che il nichilismo l'aveva inteso, ossia rendere possibile ciò che è potenzialmente l'uomo.

E infatti il valore lo ricerchi anzitutto distiguendo cosa è uomo e cosa no.

L'uomo non è Dio, ma l'uomo non è nemmeno il suo Lavoro.

Ma appunto per conoscersi l'uomo deve conoscere Dio e deve conoscere il Lavoro.

Si può essere anche spettatori (una sorta di sguardo lievemente staccato, lievemente sprezzante), ma sempre vivendo la vita, e cioè distinguendo, secondo le proprie capacità, ciò che è uomo, da ciò che non lo è.

In questo senso il nichilismo va attraversato. Ovvero va attraversatol il pensiero della morte, che poi in realtà è il pensiero della differenza a partire dall'altro, fino ad arrivare a capire nella morte (nel pensiero dell'atto del morire) che l'altro(la morte) sei tu.(appunto non sei tu).

Quanta riflessione su questo? Da Platone a Epicuro passando per tutta la stoà greca.
E' vero oggi dopo secoli di dominio pastorale ecclesiastico, la chiesa è in difficoltà, la chiesa intesa come comunità, comunità intesa come differenti altro-da me nel pensiero della differenza ossia dell' oltremorte.(eppure la religione non è che non ha niente da dire)

Il valore non è che non cè, il valore è nascosto dal nichilismo(ossia la crisi dei valori), dalla ideologia che omologa le idee, che spinge a che il valore sia nascosto.

Il punto che descrivi non è umano, non esiste un punto esterno da te stesso su cui tu possa decidere cosa abbia valore e cosa no.(in questo sono d'accordo con Angelo)

è vero che le memorie spariranno con noi, e cioè noi non saremo più noi: ma mentre viviamo quelle memorie, non sono forse fonte di sentimenti, di relazioni?
Perchè bisognerebbe svalutare la vita quotidiana?(quand'anco accettassimo la visione di una relatività assoluta, cosa che io non faccio).

Il nostro io è Memoria in definitiva.

Lo spectator vitae potrebbe anche essere l'uomo ghiacciato dalla paura stessa del vivere, dalla comulazione di memorie (non di merci ahimè) che non vogliono essere cambiate (istinto sopravvivenza), dalla percezione del sè (teoria del narcisimo o identificazione).
Ossia dell'uomo che si ghiaccia perchè decide che non c'è più bisogno e/o potenzialità e/o desiderio al cambiamento.

La differenza con la psichiatria è che uno può sempre scegliere (non c'è coercizione), da lì, dal nodo della scelta emerge l'uomo, o l'essere che sia.
La scelta morale kantiana nient'altro è che questo.
Una volta conosciuto il limite, appunto l'impossibilità dell'io di raggiungere l'occhio del terzo (dell'altro, di Dio, della Morte stessa) all'uomo non è vero che resta il nulla, il relativo...ma l'apertura stessa alle infinite relazioni io-altro-mondo.

Ci vorrebbe un pò di metafisica teorica per capire che in fondo lo stesso io,
ossia noi stessi parliamo già come "corpo di relazioni".

I valori nascono all'interno di quel limite caro spectator vitae.

Perciò le parole del Poeta nazionale "oggi solo questo possiamo dirti, cosa non siamo, cosa non vogliamo." sono una epopea del negativo.
Il positivo sta solo nel suo negativo, nel suo limite.

I valori, le relazioni nascono proprio perchè c'è la morte e non il contrario.

(severino dissentirebbe, ma appunto per lui la morte non esiste, ma il post diventerebbe troppo lungo)

green&grey pocket is offline  
Vecchio 05-03-2014, 07.04.26   #6
Mymind
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Riferimento: sul "mio" nichilismo

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Originalmente inviato da spectator vitae
Tutti dobbiamo arrivare a morire, è il nostro punto d'arrivo obbligato, l'unica cosa a cui tutti dobbiamo arrivare, l'unica certezza assoluta.

Mentre viviamo possiamo passare il nostro tempo in una maniera o in un'altra, ma ciò non fa alcuna differenza. Sono solo possibilità. Puoi fare una cosa invece che un'altra. Poi arriva la fine. E, qualsiasi cosa tu abbia fatto, devi lasciare tutto.

Mi sono trovato a pestare sbadatamente una formichina e l'ho uccisa. Quella formichina ha finito di vivere. Punto.

Io sono come quella formichina. Io sono un animale. Quando sarò morto non sarò più vivo. La mia carcassa, se ci sarà, andrà incontro alla putrefazione. Punto.

Di solito le persone che ti dicono che vale la pena di vivere e di fare una cosa piuttosto che un'altra te lo dicono perché per loro ci sono delle cose che valgono (ancora) la pena di essere fatte, o perché hanno bisogno di farle loro quelle cose, o di credere fermamente che serva farle. Ma non ci saranno ricompense, come non ci sono per le formiche, creature come noi.

Uno può vivere nella verità del nichilismo o vivere ignorandola. Non fa differenza. Non fa differenza fare una cosa piuttosto che un'altra.

Non c'è niente di cui rammaricarsi. Anche se non cogli l'attimo è lo stesso. Nessuna differenza rispetto al coglierlo.

Quando sei morto non ci sei più e, da morto, non puoi più avere a che fare con ciò che avevi fatto da vivo.

Questo punto di vista nichilistico sembra che non veda oltre l'inizio e la fine e non vive se non in relazione ad un fine che dovrebbe avvolgerlo di significato, ma non tiene conto per nulla del presente. Che senso ha essere nichilisti nel presente? La vita potrebbe non avere un senso, bene e male sono soltanto concezioni e punti di vista, non c'è niente di meglio che dell'altro...tutte valutazione viste dall'arrivo, dalla morte. Il punto di vista con cui una persona guarda il mondo a parer mio va inserito nel presente, fa differenza mangiare un piatto di pasta al sugo rispetto una coscia di topo. Per la vita infine? No, per il tuo presente, per il tuo attimo di piacere. Ci sono un sacco di varianti significative per l'identità del presente della persona, anche se nel punto di morte avranno un'aspetto nichilistico.
Psicologicamente parlando a parer mio l'aspetto che ci porta a divenir nichilisti non è la comprensione, ma il sollevamento da qualsivoglia responsabilità o per fuga dal dispiacere. Sfido a trovar una persona che nel godimento e nella serenità scambi quel suo presente con uno nichilista e asessuato.
Parlo in generale, non è riferito a te personalmente

Mymind is offline  
Vecchio 05-03-2014, 13.38.50   #7
AnimaB.
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Riferimento: sul "mio" nichilismo

È proprio il nichilismo che mi ha portato a capire che esiste la metafisica e lo spirito. Leggi pure : "se non esiste un anima che senso ha vivere" , nel forum di filosofia. Ciao.
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Vecchio 05-03-2014, 16.12.31   #8
baylham
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Riferimento: sul "mio" nichilismo

La morte, la mia, è probabile, non è certa, mentre sono assolutamente certo dell'esistenza dell'essere, della mia e di tante altre cose che fanno parte della mia storia, qualunque cosa ciò significhi.
Non riesco a comprendere l'associazione ripetuta da molti tra il nichilismo, inteso come l'assenza di fini, di senso della vita, e la morte. Se gli uomini o i viventi fossero immortali il problema non si porrebbe?
La mia obiezione all'angoscioso nichilismo è semplicemente la mia gioia di vivere, anche se per un tempo limitato. Mi diverte l'idea di creare i miei fini dal nulla, anche se transeunti: quale smisurata libertà.
baylham is offline  
Vecchio 05-03-2014, 16.28.22   #9
AnimaB.
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Riferimento: sul "mio" nichilismo

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Originalmente inviato da baylham
La morte, la mia, è probabile, non è certa, mentre sono assolutamente certo dell'esistenza dell'essere, della mia e di tante altre cose che fanno parte della mia storia, qualunque cosa ciò significhi.
Non riesco a comprendere l'associazione ripetuta da molti tra il nichilismo, inteso come l'assenza di fini, di senso della vita, e la morte. Se gli uomini o i viventi fossero immortali il problema non si porrebbe?
La mia obiezione all'angoscioso nichilismo è semplicemente la mia gioia di vivere, anche se per un tempo limitato. Mi diverte l'idea di creare i miei fini dal nulla, anche se transeunti: quale smisurata libertà.


Se io fossi qui per sperimentare questo tipo di vita, non si porrebbe il problema del nonsense, perchè avrebbe un senso il vivere e sopratutto lo avrebbe il soffrire. Mentre vivere, soffrire , sopravvivere per poi sparire nel nulla è al quanto grottesco e assurdo.

Ultima modifica di AnimaB. : 05-03-2014 alle ore 17.40.47.
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Vecchio 05-03-2014, 18.31.02   #10
sgiombo
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Riferimento: sul "mio" nichilismo

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Se io fossi qui per sperimentare questo tipo di vita, non si porrebbe il problema del nonsense, perchè avrebbe un senso il vivere e sopratutto lo avrebbe il soffrire. Mentre vivere, soffrire , sopravvivere per poi sparire nel nulla è al quanto grottesco e assurdo.

Quello che esponi anche in questa occasione é solo un tuo atteggiamento soggettivo (anche se dai sempre la netta -e decisamente sgradevole- impressione di pretendere indebitamente che debba essere universalmente condiviso, se non addirittura oggettivo).

Altri, come Baylham (che per la cronaca non conosco) e me (per nostra fortuna!), si ritrovano ad avere altrettanto lecitamente e fondatamente (e soggettivamente) un atteggiamento ben diverso di fronte alla finitezza della vita: di serena accettazione.
A caval donato non si guarda in bocca (e la vita, con tutte le soddisfazioni che ci da, non ce la siamo procuarta da noi).
sgiombo is offline  

 



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