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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 18-07-2007, 07.55.23   #51
Lord Kellian
Ospite abituale
 
Data registrazione: 18-07-2005
Messaggi: 348
Riferimento: Diario della felicità

Per chi non lo sa, io sono depresso, angosciato, ansioso, paranoico e delirante. Quindi sono spesso infelice. Eppure mi è sembrato, leggendo tutti gli interventi, che anche voi siate poco felici...

Siccome tendo, o meglio tendevo, a creare mirabolanti teorie distaccate dalla realtà, guardo spesso il dizionario per capire se quello che penso è vero, o meglio condiviso da tutti. Ebbene pensavo: io sono felice quando provo piacere. Qual è la differenza fra piacere e felicità?

Il mio dizionario garzanti dice che chi è felice è sereno, appagato e completamente soddisfatto nei suoi desideri. Quindi quando faccio, o meglio facevo, l'amore ero effettivamente felice, contento, soddisfatto. Quando il Milan vince sono effettivamente felice. Però questi sono dei momenti di felicità. Non si può certo dire che mi appagano completamente dei miei desideri.

Che poi, quando uno è appagato spesso si annoia o inizia a desiderare altre cose. Ma, come sappiamo, gli orientali dicono che per essere felici bisogna rinunciare al desiderio. Insomma bisogna desiderare di non desiderare. E infatti ci riescono in pochi.

Piacere: sensazione gradevole derivante da una soddisfazione dei sensi o dell'intelletto. Abbastanza simile a felicità, ma qua c'è di mezzo l'intelletto! Cioè qua viene nominato. Questa è una sensazione, mentre la felictà uno stato d'animo, più durevole in teoria.

Io credo che siano le nostre menti complesse a renderci spesso infelici. Ragioniamo, ci arrovelliamo, riflettiamo, confrontiamo, immaginiamo, non godendoci il presente come diceva mi sembra proprio Vagabondo. Mi ricordo qualche mese fa un mio amico, di natura semplice, che ha una ragazza e un lavoro normale, mi ha proprio detto: "sono felice". E non ha realizzato nulla di particolare nella vita. Eppure era felice e credo lo sia tuttora.

Quello che dice Visir a proposito di "rubare la felicità agli altri" è una visione razionale di un forte senso di colpa. Io c'ho pensato spesso in passato. Non sono forse un peccatore se mi godo la mia felicità, mentre gli altri soffrono? Quand'ero piccolo e il Milan vinceva io pensavo sempre ai tifosi dell'altra squadra che avevano perso. Fortunatamente mi son liberato da questa visione ossessiva e delirante. Ma ancora adesso penso: come posso essere felice se nel mondo ci sono le guerre e la gente muore di fame?

Vivere nel presente, non è una specie di alienazione dalla realtà? Boh, non lo so, ma se lo è, penso che per essere felici, ogni tanto bisogna alienarsi.
Lord Kellian is offline  
Vecchio 18-07-2007, 17.54.43   #52
vagabondo del dharma
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Riferimento: Diario della felicità

Comunque, secondo me, c'è una felicità dell'"io" e una felicità da "assenza di io".

Ci sono persone felici, che non sanno niente di meditazione, contemplazione, fusione col tutto, esperienze di flusso. Sono felici perchè gli accadono cose soddisfacenti (successo di vario tipo, accumulazione di beni materiali e immateriali, amore che va bene, salute a iosa ecc.) e godono con l'"io". La loro azione crea Karma: positivo, sì, ma sempre di Karma si tratta...

Me ne sono accorto anch'io, osservandomi ieri sera in uno stato di benessere, non eccessivo: si trattava di una soddisfazione di fondo. Osservandomi bene (prima, quando capitava, non mi osservavo mai) ho visto che quella soddisfazione mi proveniva da un po' di cose "normali" che mi giravano bene nella vita. Passerà, anche questa passerà, proprio come passano i momenti no (ho pensato, con un mio "io da lavoro", per dirla alla Gurdijeff), ma chi riesce a mettere insieme quanti più momenti come il mio di ieri sera è felice o no? Non vi sottraete a questa domanda che ho già fatto prima ma che nessuno ha raccolto.

Qualcuno potrà dire che questi qui poi, quando prendono una mazzata, si fanno più male degli altri, e potrà essere pure vero, però se parliamo come circolazione di endorfine e soddisfazione profonda questi che ci arrivano con l'"io" (un "io" non necessariamente vero e autentico, ma un io normale, con la giusta dose di falsità e finzione con se stessi e con gli altri, insomma un "io" da "cosi" - per citare Visir - ) perchè dovrebbero ricredersi?

Perchè alla fine continueranno a sprofondare nel samsara con il loro Karma per miliardi di anni?

Il vagabondo, per definizione, è uno scettico e, visto che i latini dicevano che "nomen est omen", voglio sapere cosa ne pensate di questa considerazione lontana dalla legge del dharma.
vagabondo del dharma is offline  
Vecchio 19-07-2007, 01.02.37   #53
Elijah
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Riferimento: Diario della felicità

Citazione:
Originalmente inviato da Lord Kellian
Come sappiamo, gli orientali dicono che per essere felici bisogna rinunciare al desiderio. Insomma bisogna desiderare di non desiderare. E infatti ci riescono in pochi.

Attenzione qua.

Nel Buddhismo esistono due sorte di desiderio.
Quando si parla di "tanha", si parla di quel desiderio che bisogna smettere di volere o esercitare, cose come l'avidità, l'odio e la cecità.
Quando invece si parla di "chanda", si intende un desiderio positivo, che è bene "possedere", quel desiderio ad esempio che ti "spinge", affinché tu "raggiunga" il Nirvana, o affinché lo stato in cui si ritrova il mondo migliori attraverso il tuo aiuto ecc.

L'Ottuplice Sentiero, la Via di Mezzo, non consiste nello smettere di compiere qualsiasi attività!

A parte questo, volevo riportarvi ancora svelto una storiella concernente la felicità:

Il segreto della felicità:
Un giovane domandò al più saggio di tutti gli uomini il segreto della felicità. Il saggio suggerì al giovane di fare un giro per il palazzo e di tornare dopo due ore.
"Solo ti chiedo un favore" concluse il saggio, consegnandoli un cucchiaio su cui versò due gocce d'olio".
Dopo due ore il giovane tornò e il saggio gli chiese: "Hai visto gli arazzi della mia sala da pranzo? Hai visto i magnifici giardini? Hai notato le belle pergamene?".
Il giovane, vergognandosi, cofessò di non avere visto niente. La sua unica preoccupazione era stata quella di non versare le gocce d'olio.
"Torna indietro e guarda le meraviglie del mio mondo" disse il saggio.
Il giovane prese il cucchiaino e di nuovo si mise a passeggiare, ma questa volta osservò tutte le opere d'arte. Notò i giardini, le montagne, i fiori. Tornò dal saggio e riferì particolareggiatamente tutto quello che aveva visto.
"Ma dove sono le due gocce d'olio che ti ho affidato?" domandò il saggio.
Guardando il cucchiaino, il ragazzo si accorse di averle versate.
"Ebbene, questo è l'unico consiglio che ho da darti" concluse il saggio. "Il segreto della felicità consiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo senza mai dimenticare le due goccie d'olio nel cucchiaino".

(Bruno Ferrero, in A volte basta un raggio di sole, piccole storie per l'anima)

Elijah is offline  
Vecchio 19-07-2007, 12.00.50   #54
cassiopea
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Riferimento: Diario della felicità

Citazione:
Originalmente inviato da vagabondo del dharma
Comunque, secondo me, c'è una felicità dell'"io" e una felicità da "assenza di io".

Ci sono persone felici, che non sanno niente di meditazione, contemplazione, fusione col tutto, esperienze di flusso. Sono felici perchè gli accadono cose soddisfacenti (successo di vario tipo, accumulazione di beni materiali e immateriali, amore che va bene, salute a iosa ecc.) e godono con l'"io". La loro azione crea Karma: positivo, sì, ma sempre di Karma si tratta...

Me ne sono accorto anch'io, osservandomi ieri sera in uno stato di benessere, non eccessivo: si trattava di una soddisfazione di fondo. Osservandomi bene (prima, quando capitava, non mi osservavo mai) ho visto che quella soddisfazione mi proveniva da un po' di cose "normali" che mi giravano bene nella vita.
...ma chi riesce a mettere insieme quanti più momenti come il mio di ieri sera è felice o no? Non vi sottraete a questa domanda che ho già fatto prima ma che nessuno ha raccolto.

Qualcuno potrà dire che questi qui poi, quando prendono una mazzata, si fanno più male degli altri, e potrà essere pure vero, però se parliamo come circolazione di endorfine e soddisfazione profonda questi che ci arrivano con l'"io" (un "io" non necessariamente vero e autentico, ma un io normale, con la giusta dose di falsità e finzione con se stessi e con gli altri, insomma un "io" da "cosi" - per citare Visir - ) perchè dovrebbero ricredersi?

Perchè alla fine continueranno a sprofondare nel samsara con il loro Karma per miliardi di anni?

..provo a rispondere alla tua domanda..ma in maniera semplice, cercando di ricorrere ad esempi pratici..
..quand'ero più piccola non capivo i desideri di una mia cugina che, a 16 anni, pensava al "corredo" (eh sì! a sud si usa ancora..), a trovarsi un marito (e infatti si è sposata a 23 anni), ai figli che avrebbe avuto e tutt'al più a fare l'insegnante (ora lavora nella lavanderia del marito..)..Mi chiedevo: "davvero si possono volere cose così banali?", non era forse più interessante sognare una carriera con viaggi, un lavoro "internazionale", imparare lingue straniere?
..allo stesso modo, mi sembravano terribilmente "normali" e di poco stimolo le "soddisfazioni" e i "piaceri" di alcuni ragazzi come "macchine", "cibo"..
..Ora mi rendo conto che..beh, da un certo punto di vista, il loro "piacere", la loro "felicità"..è forse più sentita della mia (che ci sto a riflettere su..): il cibo è buono ed è stato apprezzato per quel che era, l'atto del comprare la macchina ha dato vari tipi di piaceri e soddisfazioni (quello di sapere che si hanno i soldi per poterla comprare, la felicità del poterla guidare e, perché no, il piacere di mostrarla agli altri)..In effetti, la loro felicità sembra corrispondere ad uno stato di "soddisfazione" ( o "appagamento")..
..qualcuno potrebbe obiettare "si, ma loro non sono pienamente consapevoli" della loro felicità..perché non sono consapevoli di sé stessi..Vero..ma esser..troppo consapevoli implica che si è fin troppo consapevoli della caducità delle cose..

..la "consapevolezza" può aiutare a reagire nei momenti di difficoltà, ma anche chi non fa meditazione (etc.) può trarre i suoi insegnamenti dai momenti "no"..un manager esaurito arriverà ad accorgersi di aver superato la soglia dello stress..sarà il suo fisico ad "avvisarlo"..anche se non conosce il principio di alternanza tra Yin e Yang..

..@ Lord Kellian..sembra che nella tua ricerca per distinguere ciò che è "vero", "reale", tu sia più "attento" di molti di noi alle sfumature della parole ..non avrei mai detto che una delle componenti del piacere fosse quella intellettuale..onestamente avrei legato il termine "piacere" più ad un'esperienza sensoriale..

cassiopea is offline  
Vecchio 19-07-2007, 12.37.42   #55
vagabondo del dharma
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Riferimento: Diario della felicità

Ecco, penso ci stia bene nel "Diario della felicità", accanto alla poesia di Neruda...

Big Kahuna. Il monologo

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.

Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.

Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica.

I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

Fa' una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!

Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.

Lavati i denti.

Non perdere tempo con l'invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.

Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa...

Conserva tutte le vecchie lettere d'amore,
butta i vecchi estratti-conto.

Rilassati!

Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.

Prendi molto calcio.

Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.

Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant'anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.

Goditi il tuo corpo,
usalo in tutti i modi che puoi,
senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
E' il più grande strumento che potrai mai avere.

Balla!
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza:
ti faranno solo sentire orrendo.

Cerca di conoscere i tuoi genitori,
non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli,
sono il miglior legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

Renditi conto che gli amici vanno e vengono,
ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita,
perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.

Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant'anni, sembreranno di un ottantacinquenne.

Sii cauto nell'accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio... per questa volta.
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Vecchio 28-08-2007, 17.51.07   #56
vagabondo del dharma
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Riferimento: Diario della felicità

In questi giorni vado facendo mia l'idea che anche per la felicità vale quello che diceva Einstein per la creatività (mi sembra): "L'uno per cento è ispirazione e il 99 per cento è traspirazione".

Caro Diario, ti abbiamo assai trascurato in queste vacanze estive, il che conferma il fatto che quando si è felici e senza pensieri,, come durante il periodo vacanziero, risulta noioso e improduttivo parlare di felicità. La felicità la si vive e non si ha il bisogno di rappresentarla, nè di parlarne, nè di comunicarla.

Volevo parlare di una cosa che mi è capitata guardando un film, non ricordo di cosa si trattasse e per quello che voglio dire non è importante: c'era un guerriero che lottava in maniera furibonda, continuava ad uccidere nemici ma gli si paravano incontro sempre nuovi arrembanti avversari pronti a colpirlo. Questo è andato avanti per un periodo lunghissimo (come avviene in quei film assurdi in cui bisogna raggiungere i 600-700 assassini, altrimenti non c'è gusto), ad un certo punto, sopraffatto da un nemico più in gamba di lui, il Nostro è stato colpito ed è caduto a terra.

Tutto normale, direte voi. Io, invece di pensare alla tristezza che poteva invaderlo in quel momento funesto della sua vita ormai alla fine, ho intuito e pensato che quello potesse essere un momento di vera illuminazione per lui, non tanto per il fatto do trovarsi ormai prossimo alla morte, la grande livellatrice, quanto perchè poteva "arrendersi" e cadere a terra, sfinito, vinto, abbattuto. In quel modo vinceva però, perchè non doveva lottare più contro nessuno, poteva ritornare a sè, il suo vero sè e accettare serenamente quello che gli era capitato.

Fuor di metafora, credo che questo sia uno dei segreti per essere felici: "arrendersi", accettare quello che il destino ha scelto per noi come la cosa più giusta. Quando si smette di lottare e divincolarsi (prego cogliere il valore simbolico di quello che sto dicendo) allora si avverte un senso di grande leggerezza e benessere, tutti gli ostacoli e le difficoltà svaniscono e perdono importanza. Fare tutto il possibile per cambiare quello che si può cambiare, per il resto lasciamo correre...
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Vecchio 28-08-2007, 19.30.34   #57
Patri15
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Riferimento: Diario della felicità

Cioè dobbiamo imparare a coltivare la neutralità.

Un eccesso di desiderio è di ostacolo, così come lo è l'assenza di desiderio, quando degenera in rassegnazione.

Spesso siamo incapaci di tollerare le frustrazioni che generano difese e tensioni, finendo con l'intrappolare la mente in circuito chiuso.

Dovremmo, se capisco bene quanto ha scritto Vagabondo, lasciare spazio ad una flessibile fiducia, dovremmo essere disponibili, aperti, anche all'imprevedibile.

C'è una poesia di Marianne Moore che forse in una sola frase descrive bene questo modo di porsi alla vita.

La poesia si intitola CHE COSA SONO GLI ANNI? e appartiene alla raccolta "Unicorni di Mare e di Terra"


<....Sa vedere nel fondo delle cose ed è lieto
chi accede alla mortalità e nella sua prigione si eleva
al di sopra di se stesso,
come il mare dentro un abisso
lotta invano per liberarsi
e trova nell'arrendersi
il suo perdurare.
...........>
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Vecchio 28-08-2007, 23.07.06   #58
Lydia
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Riferimento: Diario della felicità

E CRESCENDO IMPARI.......

E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
La felicità non e' quella che affanosamente si insegue credendo che l'amore sia tutto o niente,...
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto" e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose....
...e impari che il profumo del caffe' al mattino e' un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno, e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.
( Anonimo )
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Vecchio 29-08-2007, 00.23.22   #59
renzananda
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Riferimento: Diario della felicità

Nulla di più infelice di un diar-io della felicità, un ricordo di attimi vaniti, echi in una memoria che vivendo (si fa per dire..) di censure, cesure, selezioni mai ricorda ciò che è (stato) ma solo ciò che non fu mai. Che tristezza
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Vecchio 29-08-2007, 09.43.46   #60
Patri15
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Riferimento: Diario della felicità

Citazione:
Originalmente inviato da renzananda
Nulla di più infelice di un diar-io della felicità, un ricordo di attimi vaniti, echi in una memoria che vivendo (si fa per dire..) di censure, cesure, selezioni mai ricorda ciò che è (stato) ma solo ciò che non fu mai. Che tristezza

Non ne sono sicura, Renzaranda.

L'attimo transita e lascia alla nostra cura l'arcano del tempo vissuto.

Memorie sorprendenti, a volte inquietanti rappresentazioni del nostro essere-nel mondo.

Agostino di Tagaste, parlando della memoria, ci conduce- nella parte conclusiva, alla seduzione di una paradossale ipotesi.

"Quanto al presente, se fosse sempre presente senza diventare passato, non sarebbe più tempo - ma eternità.

Dopo Neruda e Il monologo di Big Kahuna postati da Vagabondo del dharma,
perché non ricorrere al Faust di Goethe?

"Fermati dunque, sei così bello!
Non potrà mai, l'orma dei giorni miei terreni,
per volgersi di eoni scomparire.

Presentendo in me quella
felicità tanto alta, ora godo
l'attimo mio più alto."

Faust invoca la bellezza dell'attimo. Che si fermi. Che possa così godere il suo attimo di eternità.

La parola ATTIMO ha lo stesso etimo di ATOMO - particella (di tempo) non ulteriormente scomponibile.

La poesia e la filosofia hanno lasciato in noi l'orma di quella indivisibilità, che non è collocata in una successione temporale: di essa però intuiamo la grazia, l'estasi, il rapimento mistico, in un attimo senza fine...
Patri15 is offline  

 



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