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Vecchio 30-08-2007, 12.55.39   #71
renzananda
iscrizione annullata
 
Data registrazione: 22-08-2007
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Riferimento: Diario della felicità

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Originalmente inviato da catoblepa
C'avevo azzeccato, sei la reincarnazione di Carmelo Bene.

Ma no, come ci dice Plotino, il Bene (Carmelo) è sempre eccedente l'essere. Cmq qui(dove?) si dubitava solo della possibilità di un diar-io della felicità, di una rubrichetta di attimi gioiosi che, in quanto già vaniti come echi (eghi?) in una memoria di quanto mai è davvero accaduto, riportati nel noto, nell'abituale, nell'abitudinario (del diario), mai conoscono la felicità, la sorpresa, la grazia
renzananda is offline  
Vecchio 30-08-2007, 15.26.15   #72
cassiopea
Ospite abituale
 
Data registrazione: 10-06-2007
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Riferimento: Diario della felicità

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Originalmente inviato da renzananda
Ma no, come ci dice Plotino, il Bene (Carmelo) è sempre eccedente l'essere. Cmq qui(dove?) si dubitava solo della possibilità di un diar-io della felicità, di una rubrichetta di attimi gioiosi che, in quanto già vaniti come echi (eghi?) in una memoria di quanto mai è davvero accaduto, riportati nel noto, nell'abituale, nell'abitudinario (del diario), mai conoscono la felicità, la sorpresa, la grazia


@ renzananda...Ehm, veramente se ho capito bene lo spirito del diario non era proprio quello della 'rubrichetta'...ma una riflessione su cosa ci provoca lo stato di felicita' e in che modi e tempi puo' manifestarsi...

A Patri15 e Vaga: le vostre conclusioni sembrano molto vicine al Wu Wei dei taoisti...alla non azione (ma qui smetto..c'e' un intero topic dedicato all'argomento

..in effetti al possibile raggiungimento della felicita' del soldato morente, che finalmente non deve piu' darsi da fare..si puo' opporre un altro paragone..

ieri sentivo un CD '1453. Per amore dei Sultani'. Il CD narra le imprese del Sultano Mehmet II, il giovane conquistatore d'Istanbul..(all'epoca della presa della citta' aveva 21 anni..). Il pezzo 'Bosphorous Dreams' e' cosi' spiegato dal compositore:
'he looked at his city calmly to his hearth's content for the first time after the conquest. All despairs and worries had been drowned in the waters of the Bosphorus forever.
The shining sun abovr wrapped his entire soul warmly. 'It is just the beginning', he tought. There was much to be done and he had waited for so long to turn dreams into reality'

..quindi..il momento di felicita' puo' essere anche solo un attimo...un attimo prezioso, dopo il quale non bisogna fermarsi ma andare avanti con rinnovata energia (e il buon Mehmet aveva una citta' intera da ricostruire..)
cassiopea is offline  
Vecchio 30-08-2007, 17.01.54   #73
vagabondo del dharma
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Riferimento: Diario della felicità

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Originalmente inviato da cassiopea
@ renzananda...Ehm, veramente se ho capito bene lo spirito del diario non era proprio quello della 'rubrichetta'...ma una riflessione su cosa ci provoca lo stato di felicita' e in che modi e tempi puo' manifestarsi...

A Patri15 e Vaga: le vostre conclusioni sembrano molto vicine al Wu Wei dei taoisti...alla non azione (ma qui smetto..c'e' un intero topic dedicato all'argomento

..in effetti al possibile raggiungimento della felicita' del soldato morente, che finalmente non deve piu' darsi da fare..si puo' opporre un altro paragone..

ieri sentivo un CD '1453. Per amore dei Sultani'. Il CD narra le imprese del Sultano Mehmet II, il giovane conquistatore d'Istanbul..(all'epoca della presa della citta' aveva 21 anni..). Il pezzo 'Bosphorous Dreams' e' cosi' spiegato dal compositore:
'he looked at his city calmly to his hearth's content for the first time after the conquest. All despairs and worries had been drowned in the waters of the Bosphorus forever.
The shining sun abovr wrapped his entire soul warmly. 'It is just the beginning', he tought. There was much to be done and he had waited for so long to turn dreams into reality'

..quindi..il momento di felicita' puo' essere anche solo un attimo...un attimo prezioso, dopo il quale non bisogna fermarsi ma andare avanti con rinnovata energia (e il buon Mehmet aveva una citta' intera da ricostruire..)

Bello il passo che hai citato.

Solo che io non intendevo (credo tu l'abbia capito) come rassegnazione o nichilismo la metafora del soldato morente: ero io che traevo da quell'evento tragico, irreversibile e ormai "dovuto", uno spunto per lo stato d'animo che bisogna avere quando lottiamo disperatamente per cambiare cose che non si possono cambiare. Appena ti arrendi alle cose così come stanno ti senti libero...

L'energia che deriva da un grande Progetto credo sia un ottimo carburante sul cammino per la felicità nella felicità (reznananda mi sta contagiando, oddio aiutatemi!!!) forse un diesel ma sicuramente un ottimo propellente...
vagabondo del dharma is offline  
Vecchio 30-08-2007, 17.22.55   #74
vagabondo del dharma
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Riferimento: Diario della felicità

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Originalmente inviato da renzananda
Ma no, come ci dice Plotino, il Bene (Carmelo) è sempre eccedente l'essere. Cmq qui(dove?) si dubitava solo della possibilità di un diar-io della felicità, di una rubrichetta di attimi gioiosi che, in quanto già vaniti come echi (eghi?) in una memoria di quanto mai è davvero accaduto, riportati nel noto, nell'abituale, nell'abitudinario (del diario), mai conoscono la felicità, la sorpresa, la grazia

Può diventare una rubrichetta (vedi sei mellifluo, ma quando ti ci metti riesci a trovare parole che rendono l'idea - offensiva - che vuoi esprimere) se ci mettiamo a fare giochi di parole "non-sense" per ricavare attimi gioiosi nell'impressionare gli astanti (parola equivoca, se ci rifletto).

Il diario qui è inteso come quotidiana ricerca della felicità; diario di lavoro, lo chiamerei, non inteso come agenda dove il solipsista rovescia il suo intimo pensiero e sentiero ...ops...sentire (ormai sono andato!).

Come autore del topic, ho creduto di precisare, con l'intento solo di avere il tuo originale contributo e non di far polemica.
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Vecchio 30-08-2007, 17.52.53   #75
algarossa
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Red face Riferimento: Diario della felicità

La felicità io l'ho trovata. E' l'amore di mio marito, quello di mia figlia, un pranzo venuto bene, un'amica che nonstante tutto mi ha portata di forza alla laurea, la bora che smette di soffiare e mi permette di uscire.... La mia felicità è dire grazie per queste ed altre cose, e spero Dio che continuerò per altri 100 anni a sentirmi in debito ed a spartire "Grazie" a tutti, perchè fin quanto mi sentirò di dover dire grazie, vorrà dire che avrò ricevuto dalla vita...
Grazie...
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Vecchio 30-08-2007, 19.33.05   #76
Patri15
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Riferimento: Diario della felicità

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Originalmente inviato da renzananda
Ciao e grazie a te. Non so cosa sembrino i miei interventi, la cosa non mi preoccupa più di tanto. Nemmeno vogliono arrivare a qualcosa e se arrivassero a niente sarebbe davvero ottimo. Arrivare davvero al niente da dire, al dire il niente, al dire il niente sotteso ad ogni dire che è sempre un dis-dirsi, un voler appunto (non) dire altro che il niente che ci (dis)abita e che ci fa (stra)parlare. Un niente fecondo, un ansimare nel nostro deserto ( o nel deserto di un "noi") che pure chiama parole che mai potranno colmarlo. Finalmente fuori dai modi e dagli scopi, dal mercatino delle (r)assicurazioni sulla vita.
In ogni caso la mia era una risposta al bell'intervento di Patri15. Lei sosteneva la possibilità "faustiana" di fermare l'attimo trasformandolo in un futuro pregno di senso, io (chi?) affermavo che l'atto ( e l'attimo) non è l'azione e che la storia della "nostra" felicità è sempre una storia di un altro, un'eco già vanito in una memoria di chissà chi. Semplice no?

Non so quale associazione mi porta a pensare all' esaltazione misterica presso gli antichi Greci: di solito definita come uno stato d'animo - proprio degli iniziandi - che si conclude con l'apopteia, la visione mistica che consente di vedere la TOTALITÀ'.

L'essere è (quindi è l'istante che incalza), ma l'essere sta (quindi l'incalzare dell'istante è potenziale)

Con l'intervento della ragione, le due contraddizioni si annullano.

L''esaltazione misterica (e qui ritorno alla felicità..) continua ad esistere solo fino a quando la spinta originaria della ragione viene dimenticata, non è cioè più compresa la sua funzione allusiva.

Mentre inizialmente la ragione era qualcosa di complementare, la cui origine stava in qualcosa di nascosto, esterno e che poteva essere solo accennato dal discorso.

Mi sembra che sul Diario della felicità, dovremmo chiederci fino a che punto, noi oggi, siamo ostacolati dalla razionalità per il raggiungimento di momenti felici.
Patri15 is offline  
Vecchio 30-08-2007, 20.30.36   #77
renzananda
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Riferimento: Diario della felicità

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Originalmente inviato da Patri15
Non so quale associazione mi porta a pensare all' esaltazione misterica presso gli antichi Greci: di solito definita come uno stato d'animo - proprio degli iniziandi - che si conclude con l'apopteia, la visione mistica che consente di vedere la TOTALITÀ'.

L'essere è (quindi è l'istante che incalza), ma l'essere sta (quindi l'incalzare dell'istante è potenziale)

Con l'intervento della ragione, le due contraddizioni si annullano.

L''esaltazione misterica (e qui ritorno alla felicità..) continua ad esistere solo fino a quando la spinta originaria della ragione viene dimenticata, non è cioè più compresa la sua funzione allusiva.

Mentre inizialmente la ragione era qualcosa di complementare, la cui origine stava in qualcosa di nascosto, esterno e che poteva essere solo accennato dal discorso.

Mi sembra che sul Diario della felicità, dovremmo chiederci fino a che punto, noi oggi, siamo ostacolati dalla razionalità per il raggiungimento di momenti felici.


Totalità o In-finito (In-differenza, capacità di inabitare le differenze senza esaurirvisi ma eventuandosi come il loro reciproco differirsi?). Si vede la totalità o una volta attinto l'atopos più ni-ente ha da vedersi? Platone, nel "Parmenide" dice di un istante della natura "atopos", senza tempo nè luogo, a cui si volge ciò che è in movimento per ristare e da cui si muta in moto quanto fermo "sta". Fra movimento e immobilità non c'è spazio e non c'è luogo, appure un "che" si dà: realissimo ed indubitabile, anche se senza dove nè quando, nè perchè o idea, concetto, sostanza o quasi nome.
Bella l'idea di una genesi della ragione, un suo procedere da un fondo intrascendibile cui rimanda in simbolo e mai in segno.

Ma non è la ragione prensile ed oggettivante, accattona del diario della felicità, che pretende di manipolare e possederne la ricettina vanificando la possibilità della felicità nell'atto stesso di domandarla, di domandarsi (in essa). Senza offesa....
renzananda is offline  
Vecchio 31-08-2007, 18.00.26   #78
vagabondo del dharma
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Originalmente inviato da renzananda
Totalità o In-finito (In-differenza, capacità di inabitare le differenze senza esaurirvisi ma eventuandosi come il loro reciproco differirsi?). Si vede la totalità o una volta attinto l'atopos più ni-ente ha da vedersi? Platone, nel "Parmenide" dice di un istante della natura "atopos", senza tempo nè luogo, a cui si volge ciò che è in movimento per ristare e da cui si muta in moto quanto fermo "sta". Fra movimento e immobilità non c'è spazio e non c'è luogo, appure un "che" si dà: realissimo ed indubitabile, anche se senza dove nè quando, nè perchè o idea, concetto, sostanza o quasi nome.
Bella l'idea di una genesi della ragione, un suo procedere da un fondo intrascendibile cui rimanda in simbolo e mai in segno.

Ma non è la ragione prensile ed oggettivante, accattona del diario della felicità, che pretende di manipolare e possederne la ricettina vanificando la possibilità della felicità nell'atto stesso di domandarla, di domandarsi (in essa). Senza offesa....

C'era una volta uno che scriveva ed era tagliente come una lama, affettava enormi porzioni di verità e le serviva sul piatto dell'evidenza. Era carne grondante sangue e, pur piacendoti ben cotta (la carne), lui te la serviva al sangue, perchè era quello che dava sapore e verità al tuo pasto.

Mi manca, perchè io sono davvero un accattone in fatto di verità.

Io credo che tutto quello che dici sia mente che mente, renzananda, solo mente che mente e, pur credendo di distillare una verità, sebbene in forma di non verità, non fai altro che allontanartene sempre di più...

Ognuno ha la sua ricettina per insaporire la vita e credo si tenga ben lontano dall'attenenrsi alla Ricetta che sa di Niente.

Sempre senza offesa, sia chiaro.
vagabondo del dharma is offline  
Vecchio 31-08-2007, 19.55.27   #79
renzananda
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Originalmente inviato da vagabondo del dharma
C'era una volta uno che scriveva ed era tagliente come una lama, affettava enormi porzioni di verità e le serviva sul piatto dell'evidenza. Era carne grondante sangue e, pur piacendoti ben cotta (la carne), lui te la serviva al sangue, perchè era quello che dava sapore e verità al tuo pasto.

Mi manca, perchè io sono davvero un accattone in fatto di verità.

Io credo che tutto quello che dici sia mente che mente, renzananda, solo mente che mente e, pur credendo di distillare una verità, sebbene in forma di non verità, non fai altro che allontanartene sempre di più...

Ognuno ha la sua ricettina per insaporire la vita e credo si tenga ben lontano dall'attenenrsi alla Ricetta che sa di Niente.

Sempre senza offesa, sia chiaro.


Che dire vagabondo, la tua è quel che si dice un prosa "affettata", ma davvero nessuna offesa, tranquillo, qui (dove?) non c'è nessuno a scrivere o c'è il nessuno nell'atto del perenne di-scriversi. Perchè mentire? Presupporrebbe una verità a s-mentire (nel)la menzogna ma quando viene meno la verità anche la menzogna non ha più ragioni. Resta la finzione (dall'etimo di fingere=modellare), resta il gioco della parola e la parola come gioco, il discorso che nulla più vuole se non il suo accidentale ac-cadere fuori di ogni presa e pretesa veritativa, dall'accattonaggio - questo sì - della volgarità di un senso ed un perchè. Resta il ristoro senza alcun piattino pre-cotto....
renzananda is offline  

 



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