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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 29-08-2007, 10.16.21   #61
vagabondo del dharma
a sud di nessun nord
 
Data registrazione: 28-08-2006
Messaggi: 245
Riferimento: Diario della felicità

Citazione:
Originalmente inviato da Patri15
Non ne sono sicura, Renzaranda.

L'attimo transita e lascia alla nostra cura l'arcano del tempo vissuto.

Memorie sorprendenti, a volte inquietanti rappresentazioni del nostro essere-nel mondo.

Agostino di Tagaste, parlando della memoria, ci conduce- nella parte conclusiva, alla seduzione di una paradossale ipotesi.

"Quanto al presente, se fosse sempre presente senza diventare passato, non sarebbe più tempo - ma eternità.

Dopo Neruda e Il monologo di Big Kahuna postati da Vagabondo del dharma,
perché non ricorrere al Faust di Goethe?

"Fermati dunque, sei così bello!
Non potrà mai, l'orma dei giorni miei terreni,
per volgersi di eoni scomparire.

Presentendo in me quella
felicità tanto alta, ora godo
l'attimo mio più alto."

Faust invoca la bellezza dell'attimo. Che si fermi. Che possa così godere il suo attimo di eternità.

La parola ATTIMO ha lo stesso etimo di ATOMO - particella (di tempo) non ulteriormente scomponibile.

La poesia e la filosofia hanno lasciato in noi l'orma di quella indivisibilità, che non è collocata in una successione temporale: di essa però intuiamo la grazia, l'estasi, il rapimento mistico, in un attimo senza fine...


Grazie Patrizia, per i tuoi ricchi contributi.

Quanto alle obiezioni sulla stessa ragion d'essere di un diario della felicità, mi rifaccio semplicemente alla natura di questo forum: si riflette intorno ai processi interiori e se ne scrive. La felicità è un processo interiore, fra i più belli peraltro, e quindi necessariamente, per parlarne, bisogna scriverne al passato.

Il mio intento, insieme a voi, era quello di contribuire a scoprire come avviene e come nasce la felicità...
vagabondo del dharma is offline  
Vecchio 29-08-2007, 10.18.42   #62
vagabondo del dharma
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Riferimento: Diario della felicità

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Originalmente inviato da Patri15
Cioè dobbiamo imparare a coltivare la neutralità.

Un eccesso di desiderio è di ostacolo, così come lo è l'assenza di desiderio, quando degenera in rassegnazione.

Spesso siamo incapaci di tollerare le frustrazioni che generano difese e tensioni, finendo con l'intrappolare la mente in circuito chiuso.

Dovremmo, se capisco bene quanto ha scritto Vagabondo, lasciare spazio ad una flessibile fiducia, dovremmo essere disponibili, aperti, anche all'imprevedibile.

C'è una poesia di Marianne Moore che forse in una sola frase descrive bene questo modo di porsi alla vita.

La poesia si intitola CHE COSA SONO GLI ANNI? e appartiene alla raccolta "Unicorni di Mare e di Terra"


<....Sa vedere nel fondo delle cose ed è lieto
chi accede alla mortalità e nella sua prigione si eleva
al di sopra di se stesso,
come il mare dentro un abisso
lotta invano per liberarsi
e trova nell'arrendersi
il suo perdurare.
...........>

Intendevo proprio questo. Hai trovato una poesia perfetta per "dir meglio" quello che io ho cercato di spiegare assai più macchinosamente.
vagabondo del dharma is offline  
Vecchio 29-08-2007, 13.53.34   #63
renzananda
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Riferimento: Diario della felicità

Citazione:
Originalmente inviato da Patri15
Non ne sono sicura, Renzaranda.

L'attimo transita e lascia alla nostra cura l'arcano del tempo vissuto.

Memorie sorprendenti, a volte inquietanti rappresentazioni del nostro essere-nel mondo.

Agostino di Tagaste, parlando della memoria, ci conduce- nella parte conclusiva, alla seduzione di una paradossale ipotesi.

"Quanto al presente, se fosse sempre presente senza diventare passato, non sarebbe più tempo - ma eternità.

Dopo Neruda e Il monologo di Big Kahuna postati da Vagabondo del dharma,
perché non ricorrere al Faust di Goethe?

"Fermati dunque, sei così bello!
Non potrà mai, l'orma dei giorni miei terreni,
per volgersi di eoni scomparire.

Presentendo in me quella
felicità tanto alta, ora godo
l'attimo mio più alto."

Faust invoca la bellezza dell'attimo. Che si fermi. Che possa così godere il suo attimo di eternità.

La parola ATTIMO ha lo stesso etimo di ATOMO - particella (di tempo) non ulteriormente scomponibile.

La poesia e la filosofia hanno lasciato in noi l'orma di quella indivisibilità, che non è collocata in una successione temporale: di essa però intuiamo la grazia, l'estasi, il rapimento mistico, in un attimo senza fine...


Già. L'agostiniano presente del passato, presente del presente e presente del futuro. Così come l'instancabile ricerca dell'esistenzialista di un attimo che eccede sempre ogni presa e pretesa su di esso, l'inarretrabile ek cui ci si (ri)volge solo nell'eco di quanto è (mai) stato. Ma è la stessa natura dell'istante, "to exaiphnes" (Plotino oltre Agostino), il suo spontaneo sorgere improvviso e già da sempre, intemporalmente dato, a essere senza luogo (attimo, atopos): non solo inappigliabile ma tangibile in nessundove. Eppure proprio inattingibilmente la sua natura si mostra futura, in quell'assoluta apertura di senso capace di accogliere ogni nostra decisione. Ma una volta de-cisi dall'attimo si è nell'azione, esautorati da ogni ricordo e cura...
renzananda is offline  
Vecchio 29-08-2007, 16.41.09   #64
vero
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Riferimento: Diario della felicità

In tali momenti buii,penso al cammino che ho iniziato tempo fa,alla goccia di consapevolezza che ora è in me,al modo in cui sono cambiata guardando dentro me stessa..al modo in cui le persone incontrate mi hanno permesso di rispecchiarmi per capirmi meglio e crescere..penso a tutte le piccolezze..trovate..a tutti i possibili a venire..alla bellezza della vita...
vero is offline  
Vecchio 29-08-2007, 16.48.34   #65
vagabondo del dharma
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Originalmente inviato da renzananda
Già. L'agostiniano presente del passato, presente del presente e presente del futuro. Così come l'instancabile ricerca dell'esistenzialista di un attimo che eccede sempre ogni presa e pretesa su di esso, l'inarretrabile ek cui ci si (ri)volge solo nell'eco di quanto è (mai) stato. Ma è la stessa natura dell'istante, "to exaiphnes" (Plotino oltre Agostino), il suo spontaneo sorgere improvviso e già da sempre, intemporalmente dato, a essere senza luogo (attimo, atopos): non solo inappigliabile ma tangibile in nessundove. Eppure proprio inattingibilmente la sua natura si mostra futura, in quell'assoluta apertura di senso capace di accogliere ogni nostra decisione. Ma una volta de-cisi dall'attimo si è nell'azione, esautorati da ogni ricordo e cura...

Io ti ricorderei che stai parlando a persone che vorrebbero capirci qualcosa in quello che dici. Per quanto possano sembrare anche sofisticati e iper-intelletualistici i tuoi interventi, non arrivano a niente. Parlo per me, non posso estendere anche agli altri la cosa. Ma io vorrei capirci qualcosa per cercare di dialogare. La comunicazione presuppone un mittente, un messaggio e un destinatario. Ciò che la rende efficace e utile è il codice condiviso. Un piccolo sforzo perchè anche uno come me possa capire potresti farlo?

Grazie in an-ticipo.
vagabondo del dharma is offline  
Vecchio 29-08-2007, 19.33.00   #66
renzananda
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Originalmente inviato da vagabondo del dharma
Io ti ricorderei che stai parlando a persone che vorrebbero capirci qualcosa in quello che dici. Per quanto possano sembrare anche sofisticati e iper-intelletualistici i tuoi interventi, non arrivano a niente. Parlo per me, non posso estendere anche agli altri la cosa. Ma io vorrei capirci qualcosa per cercare di dialogare. La comunicazione presuppone un mittente, un messaggio e un destinatario. Ciò che la rende efficace e utile è il codice condiviso. Un piccolo sforzo perchè anche uno come me possa capire potresti farlo?

Grazie in an-ticipo.


Ciao e grazie a te. Non so cosa sembrino i miei interventi, la cosa non mi preoccupa più di tanto. Nemmeno vogliono arrivare a qualcosa e se arrivassero a niente sarebbe davvero ottimo. Arrivare davvero al niente da dire, al dire il niente, al dire il niente sotteso ad ogni dire che è sempre un dis-dirsi, un voler appunto (non) dire altro che il niente che ci (dis)abita e che ci fa (stra)parlare. Un niente fecondo, un ansimare nel nostro deserto ( o nel deserto di un "noi") che pure chiama parole che mai potranno colmarlo. Finalmente fuori dai modi e dagli scopi, dal mercatino delle (r)assicurazioni sulla vita.
In ogni caso la mia era una risposta al bell'intervento di Patri15. Lei sosteneva la possibilità "faustiana" di fermare l'attimo trasformandolo in un futuro pregno di senso, io (chi?) affermavo che l'atto ( e l'attimo) non è l'azione e che la storia della "nostra" felicità è sempre una storia di un altro, un'eco già vanito in una memoria di chissà chi. Semplice no?
renzananda is offline  
Vecchio 30-08-2007, 00.27.10   #67
donella
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Riferimento: Diario della felicità

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Originalmente inviato da renzananda
Semplice no?

In-dubbia-mente e in-finita-mente.
donella is offline  
Vecchio 30-08-2007, 00.47.22   #68
marco gallione
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Originalmente inviato da renzananda
Semplice no?

In-contestabil-mente.
marco gallione is offline  
Vecchio 30-08-2007, 09.31.12   #69
catoblepa
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Originalmente inviato da renzananda
Semplice no?

C'avevo azzeccato, sei la reincarnazione di Carmelo Bene.
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Vecchio 30-08-2007, 09.39.07   #70
webmaster
Ivo Nardi
 
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Messaggi: 957
Se continuate con interventi di questo tipo, come da regolamento sarò costretto a chiudere la discussione, grazie.
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