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Vecchio 10-05-2007, 16.41.57   #31
gyta
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Post ..A proposito di Anatre!!

In onore all'impareggiabile Maxim "Le cinque anatre" di Francesco Guccini
più che mai in tema esistenziale.. sull'andare!!

Le cinque anatre

Cinque anatre volano a sud
molto prima del tempo l'inverno è arrivato
cinque anatre in volo vedrai contro il sole velato
contro il sole velato

Nessun rumore sulla taigà
solo un lampo un istante ed un morso crudele
quattro anatre in volo vedrai ed una preda cadere
ed una preda cadere

Quattro anatre volano a sud
quanto dista la terra che le nutriva
quanto la terra che le nutrirà e l'inverno già arriva
e l'inverno già arriva

Il giorno sembra non finire mai
bianca fischia ed acceca nel vento la neve
solo tre anatre in volo vedrai e con un volo ormai greve
e con un volo ormai greve

A cosa pensan nessuno lo saprà
nulla pensan l'inverno e la grande pianura
e a nulla il gelo che il suolo spaccherà con un gridare che dura
con un gridare che dura

E il branco vola, vola verso sud
nulla esiste più attorno se non sonno e fame
solo due anatre in volo vedrai verso il sud che ora appare
verso il sud che ora appare

Cinque anatre andavano a sud
forse una soltanto vedremo arrivare
ma quel suo volo certo vuole dire che bisognava volare
che bisognava volare
che bisognava volare
che bisognava volare





Gyta
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Vecchio 10-05-2007, 19.00.04   #32
nexus6
like nonsoche in rain...
 
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Riferimento: in pace con "dio"

Citazione:
Originalmente inviato da gyta
Non c'è nessun posto dal quale uscire e nessun posto dove entrare.
C'è solo da essere dove si è.
Dio o Conoscenza non è altrove o fuori dalla mente.
Quando ciò che pensi e ciò che fai sono in concordanza
allora non vi è alcuno squilibrio, sei in pace
e quell'essere "in Pace" è Tutto ciò che occorre.



Già..!

E' sempre lei che lo pensa, l'immagina, è sempre lei che modellizza e crea modelli, "mappe" utili, indispensabili, come dici..!
E' sempre lei che "crea" i propri limiti, che li pensa, li immagina e di conseguenza, anelito primordiale, tenta di "superarli"..
.. i limiti per propria natura anelano al superamento e qui la scissione, osservata da Maxim, tra "mente" e "dio",
questo dio, questo verbo, quest'assoluto, quest'inconoscibile, quest'innominabile, quest'essere, questo oggetto da "afferrare"..
"niente" c'è al di fuori od al di là di essa, tutto quanto di cui si può "discernere" è "oggetto",
oggetto mentale che respira la propria vita all'interno del campo d'azione nel quale è stato creato, la mente appunto..
dalla mente non si può uscire, in quanto l'uscita presupporrebbe sempre in qualche furbo modo un oggetto al di fuori,
parimenti mentale.. sarebbe anzi un'illusione ancor più potente da smascherare..
.. ma parecchio confortante per la mente stessa..
.. ho sentito in alcuni miei "voli".. a me l'anatra sta bene(!), compie lunghissimi e bellissimi viaggi.. :-)),
ho immaginato (la mente l'ha fatto) i "limiti" come superfici roventi..
superfici che sfioravo, accarezzavo e "ricadevo" a terra sfinito ed il silenzio, il silenzio l'unica pace,
l'unica intuizione al di là del tempo capace di riprendermi, di farmi capire che con "oggetti" avrei sempre dovuto aver a che fare
e che mai con la mente avrei potuto pensare, avrei potuto "oggettivare", rendere oggetto "qualcosa" al di fuori di essa,
quel "qualcosa" già essendo oggetto, concetto dentro i confini d'azione della stessa..
.. ma io sempre incessantemente mi chiedo cosa siano questi limiti, da qui sempre la mia partenza..
cosa rappresenta quest'anelare conseguente, questa forza potente, questa spinta da sempre presente
che ci fa erigere chiese, moschee, minareti, templi che puntano in alto, sempre più in alto..
allontanandosi in realtà dall'"oggetto" delle loro ricerche, che sempre qui presente è stato..
.. certo osservare ad esempio una cattedrale gotica che svetta verso l'alto.. ogni più piccola forma anela,
tende verso il cielo incessantemente, inesorabilmente.. insofferentemente..
oppure un enorme telescopio che si mangia famelico il tempo ed osserva il lontano passato..
.. è un qualcosa di straordinario, quasi commovente..
di recente ho osservato una foto dell'immensa folla di musulmani
che ruotano a cerchio intorno a quella sacra pietra nera di cui non ricordo il nome
anch'essa l'ho sentita con una sensazione di stupore, di potenza straordinaria di quell'anelito cosmico presente in ognuno
in cui ogni uomo indistintamente prende parte ad una danza che, al di là delle fedi, dei dogmi, delle credenze
che spesso purtroppo dividono ed uccidono.. non può che commuovere ed unire, unire oltre gli spazi, i tempi,
unire oltre i linguaggi, oltre le filosofie antitetiche, oltre ogni sorta di stronza categoria nel quale ognuno tende a buttare,
a fare un po' morire, secondo me, l'altro privandolo della propria dignità d'essere, delle proprie ali..

"Il
peccato originale consiste
nel limitare l'Essere.
Non lo commettere." (R. Bach da "Illusioni")


.. le ali sono forse difficili da reggere e da sbattere ed i contenitori religiosi e filosofici sono quanto di più confortante possa esservi..
.. ma la "pace", la pace con "dio" penso si possa ottenere solo dispiegando quelle ali, ognuno a suo modo e maniera..
e volando.. conoscendo-realizzando la propria natura, essendo dunque in pace, pace come assenza di "tensioni", pace con sé..
.. con se stessi autenticamente, essenzialmente..
.. questo forse rappresenta quell'anelare su cui da sempre mi interrogo, un'anelare, una tensione spasmodica e potente di ricerca
.. verso la propria natura nell'essenza, essenza al di là di miti, fedi, credenze, attaccamenti, identificazioni, categorie, etichette, illusioni..
.. essenza da
sentire sulla pelle, scorrere nelle vene, accorgendosi dunque, forse.. che essa è stata sempre presente,
.. è sempre stata lì.. qui..
.. e magari riconoscere "amorevolmente" che scorre parimenti in ogni uomo ed in tutto il resto..
.. quel "resto" che a volte sento così vicino che ogni singola stella pare quasi sfiorarmi il cuore..
.. ed il soggetto, io, e gli oggetti, le stelle..
.. sembrano per più d'un attimo svanire nel silenzio e rigenerarsi, poi, da lì.. nella danza del divenire...
..
...
.. buon.. Volo.. a tutti..


nexus6 is offline  
Vecchio 10-05-2007, 19.31.13   #33
Mirror
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Citazione:
Originalmente inviato da nexus6
" Io penso" non si possa uscire dalla mente
la mente conosce bene i miei tentativi per uscirne...

Infatti non si può uscire dalla mente usando la mente stessa.
Qui, sono d’accordo: volerlo fare è impossibile.
Nel volerlo tentare ci si trova in un pazzesco quanto frustrante giro vizioso.
Dunque secondo te non esiste un "qualcosa" che può osservare la mente e i suoi processi che non sia la mente stessa.
Prova ad immaginare almeno, lo so che è ozioso dirlo per chi non ne ha fatto esperienza, che ci sia una Sfondo Consapevole neutrale, impersonale, sul quale scorre,
passa, ogni pensiero, oggetto mentale... qualsiasi, tutto, tutto, tutto... dal più grande al più sottile pensiero.
Osservare… e basta. La mente appare in ogni sua forma. L’osservare testimonia ma non è mai coinvolto.
I pensieri di Dio, io, materia, spirito, solo concetti, pensiero… l’Osservare non è questo. E' il noumeno non è il fenomeno.
E’ solo lo sfondo. E’ lo Specchio-Coscienza sul quale appare la mente, il cielo sul quale appaiono e si muovono le nuvole-pensiero.
Vanno e vengono, ma Esso rimane immutato, sempre.
Questa è una delle più diffuse metafore che alludono alla ‘non mente’
Questo sfondo è preesistente al passaggio dell'oggetto mentale, non è toccato nemmeno dalla sua permanenza, dalla relazione che può avere questo con altri oggetti, nemmeno dall’assenza di questi. Se però essi non ci fossero noi non avremmo il senso dell’essere. Quindi è giusto che ci siano.
Ma noi non siamo solo questi. Siamo essere e non essere simultaneamente, paradossalmente.
Lo Sfondo è pura presenza, intangibile. Molti la chiamano Consapevolezza.
Essa è il substrato della mente; la mente invece è l'insieme degli oggetti che su di Esso appaiono.
Per cui è ovvio che non possono essere questi oggetti mentali che possono auto eliminarsi.
E' necessario invece quel balzo quantico della Coscienza che ti fa riconoscere che la tua natura essenziale è quello sfondo immacolato.
La nostra identità esteriore è l’insieme dell’identificazione che abbiamo con molti oggetti mentali che abbiamo aggregato.
Questi grumi di pensieri organizzati la chiamiamo personalità.

Ed i modi per 'realizzare' questo balzo ci sono...
Il Principale per me è stata la meditazione.
Sono espedienti che, pur partendo inizialmente come stimolo mentale, vengono poi bypassati...
Ma insistere a parlarne senza l'esperienza diretta ci riporta sempre come giustamente affermate, dal vostro punto di vista, nel solito circolo vizioso.

Bentornato Nexus, è sempre un piacere dialogare con te.


Ultima modifica di Mirror : 10-05-2007 alle ore 21.03.25.
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Vecchio 10-05-2007, 22.45.42   #34
gyta
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Riferimento: in pace con "dio"

Citazione:
Originalmente inviato da nexus6
..questo dio, questo verbo, quest'assoluto, quest'inconoscibile, quest'innominabile, quest'essere, questo oggetto da "afferrare"..


Non c'è nulla da "afferrare"; c'è da fare "spazio" in noi ed il resto segue da sé,
senza alcuno sforzo alcuna violenza.. Quel punto di speciale contatto "interiore" è D-IO, siamo noi, la nostra natura più profonda. Non è più un concetto è un sentire.. il concetto lo stroppia, lo gambizza, lo corrompe !

E' la medesima cosa che fanno -e non me ne si voglia!- alcuni
musicisti "tecnicisti" che stroppiano il senso della musica sezionando i vari passaggi, credendo questo sia
"capire" la musica.. sino ad un certo punto va bene, ma oltrepassato quello diviene autopsia, e l'autopsia si fa ai morti non ai vivi, tanto meno si potrà pensare di coglierne il senso della sonata nello sviscerarne i passaggi..
come dire che (nella pittura) renoir lo si resuscita su tela con un bel personal computer! Dov'è il sentire?!
Imparare la tecnica non dona quella particolare capacità personale che è il talento.
Ebbene.. il talento, la geniale creatività si "impara" anch'essa ma dall'ascolto in se stessi, non dall'analisi strutturale del "genius-symbol" E questo è fondamentale a mio avviso.


Il "lavoro" -ammesso lo si possa ritenere tale- è, a mio avviso, di pulizia,
non di indottrinamento da pensieri;

Citazione:
Originalmente inviato da nexus6
"qualcosa".. un nocciolo..
.. è lì, proprio lì.. qui.. sembra proprio qui nel palmo delle mie mani.. lo sento..

E lo è, lì proprio lì nelle tue mani!

Citazione:
Originalmente inviato da nexus6
.. osservando pure l'affaticarsi della mente..
in cerca d'ogni sorta d'etichetta e soluzione concettuale di ciò che accade

E' questo a mio avviso l' 'errore'.. cercare di imbrigliare la Libertà, l'Amore, Dio, Tu [chiamalo come ti piace] in una "soluzione concettuale", in una lista di ingredienti per la torta.. ma non è una torta! l'essere non è la mente! L'essere non lo puoi imbrigliare perché dovresti imbrigliare tutto il conosciuto e lo sconosciuto per averlo nel tuo pugno [e comunque non sarebbe più l' essere mancando la sua stessa vita che non conosce secondo!], perché ciò che "senti" è Tutto!
Se pensi alla corrente elettrica che passa (che è) incessantemente ovunque la cui forma apparente (di superficie) è ogni materia visibile ed invisibile hai una vaga idea di cosa significhi Interconnessione, Unità Inseparabile; ma tu la vuoi separare, perché per contemplarla dall'esterno -poiché sarebbe l'unico modo!- la devi separare perlomeno da te.. ed allora come mai potrai trovarla, se è proprio in quel folle tentativo che la vai a perdere??!!

Dice ciò ch'io reputo una specie di koan: " La conoscenza di Dio non si può ottenere cercandola;
tuttavia solo coloro che la cercano la trovano" *

La comprensione mentale del perché sia impossibile imbrigliarla attraverso il concetto è dunque logica! La mente pensante "sa" di dover lasciare spazio, calcola il calcolabile, ti deposita alla porta d'ingresso dopo di che il viaggio è Tuo.. tutto tuo! Ma se vuoi un testimone concettuale fai scendere il Senza Tempo a livello del gioco del tempo e.. la cosa non è fattibile, però ci puoi andare Tu, se non hai pretese di dire "Sono stato, ho visto, adesso vi racconto..!" perché se mai restano tracce, restano senza un linguaggio adatto ad esprimerle perché la mente concettuale si basa sulla memoria e quindi sul Tempo!

..

Citazione:
Originalmente inviato da nexus6
"Il
peccato originale consiste
nel limitare l'Essere.
Non lo commettere." (R. Bach da "Illusioni")



N.B: Dove inizia la religione ** muore Dio! [attenzione!]

Buon Volo a Te, dolce amico!


Gyta [..in cammino]

*(Bayazid al-Bistami)
** o la filosofia

Ultima modifica di gyta : 10-05-2007 alle ore 23.14.15.
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Vecchio 14-05-2007, 00.23.50   #35
fallible
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Riferimento: in pace con "dio"

Buona nottata...non è farina del mio sacco (magara!! ) può essere utile: Quando si vede con autentica saggezza il sorgere del mondo, non si
aderisce all'idea della non-esistenza del mondo. E quando si vede
con
autentica saggezza il cessare del mondo, non si aderisce all'idea
dell'esistenza del mondo.

Il mondo, in generale, è schiavo
dell'attaccamento, di ruoli e preconcetti. Ma colui che non si
coinvolge e resta libero da tali attaccamenti, da punti vista, opinioni
dogmatiche e tendenze latenti, non resta invischiato in questa o quella
identità prestabilita".

Il Buddha, Samyutta Nikaya 12, 15



Imparare
a pacificare la mente può essere molto difficile. Non è sempre facile
trovare il modo di fermare la mente che va a caccia di oggetti, o
scrollarsi di dosso un cruccio o un'ossessione. Come fare a
calmarsi, e
provare un senso di equilibrato benessere interiore? Possiamo invitare
la mente a fare attenzione a se stessa, e renderla idonea alla
riflessione saggia e alla comprensione intuitiva? Siamo capaci di
contemplare quello che ci succede, le nostre debolezze, quali che
siano, in termini di stati d'animo ed emozioni, e il modo giusto
per
guarirle? Abbiamo una qualche voce in capitolo rispetto ai nostri
sentimenti di bisogno, angustia o gioia, o è qualcosa che ci capita e
basta? La via della liberazione ha a che vedere con la libertà di
vivere ciò che vorremmo vivere in termini di bontà, armonia e felicità.

La libertà comincia con la libertà di scegliere il sentiero, che non è
un obbligo. E' l'invito del Buddha: "Se vuoi venire, sei
il benvenuto".
Quindi fin dai suoi esordi il sentiero è fatto di offerte e
possibilità. Questa libertà di scelta sta alla base della fiducia e
dell'interesse. Dobbiamo sempre tenere presente che mettere in
pratica
un insegnamento comporta entrambi, per via della natura della mente. La
mente non può funzionare come si deve in mancanza di libertà: il
'cuore' della mente (citta) non tollera ordini.

Il problema è che
spesso la nostra situazione è tale per cui la mente non è lasciata
sgombra da occupazioni per un lasso di tempo apprezzabile: è
sollecitata dalla stimolazione sensoriale e indotta da varie forme di
pressione sociale a impegnarsi e a funzionare in certi modi. La mente
viene afferrata e sbattuta da una cosa all'altra, da un suono a uno
stato d'animo a una faccenda urgente da sbrigare. Per molti, la
mente è
qualcosa che viene attivato da forze e pressioni esterne, più che agire
di sua spontanea volontà; una specie di pesce morto in lavatrice: può
muoversi parecchio, ma ciò non significa che sia vivo.

La mente può
trovarsi in uno stato simile, agendo e reagendo in balia di circostanze
che la dominano, per cui pensiamo che sia molto attiva quando in realtà
non riusciamo a farla agire su stessa. Non riusciamo a indurla a una
condizione di quiete, o a lasciar andare l'agitazione. Non
possiamo,
con la semplice forza di volontà, far nascere uno stato di benessere. E
neppure capiamo bene il perché: la mente è troppo coinvolta per
riconoscere in che cosa è coinvolta. Così come una persona rapita da
una banda di pirati difficilmente saprebbe descriverli con precisione o
dire da dove siano venuti, allo stesso modo una mente posseduta non
riconosce il proprio assalitore. Magari c'è solo una vaga
sensazione di
tristezza o di fatica. In queste condizioni non siamo veramente padroni
della nostra vita.

Possiamo riflettere su come questo processo sia
dipendente da forze esterne, quali il denaro o il lavoro; si può essere
letteralmente posseduti dalla smania di portare avanti un certo
progetto, dall'ansia di successo e la paura del fallimento. Se
c'è un
legame emotivo personale nei confronti delle forze mondane, la mente
non potrà che restarne coinvolta. Da qui l'importanza mai troppo
ribadita di imparare a ricordarci di quello che abbiamo già e saperlo
apprezzare; la rinuncia, che è vivere con semplicità, allenta la presa
del materialismo. Inoltre dobbiamo fare i conti con l'insicurezza
del
mondo, praticando con l'ansia che ci produce. Il mondo delle forze
sociali ed economiche è al di là della nostra capacità di controllo.
Dobbiamo vedere il suo sviluppo e la sua decadenza come qualcosa che
essenzialmente non ci appartiene. Perfino questo corpo, il suo aspetto,
il suo stato di salute e di vigore, sono cose su cui abbiamo poca voce
in capitolo; entro certi limiti possiamo tenerlo in forma, ma la sua
natura è di essere altrimenti. Il corpo decade, non lo si può evitare.
Puoi cospargerlo di unguenti e profumi, ma il suo odore naturale
trapela. La sua fame, la sua stanchezza, i suoi acciacchi, si fanno
sentire. Notate quanta parte della nostra attenzione è investita nel
mondo dei fenomeni, nel tentativo di renderlo confortevole e comodo per
poi spazientirci e disperarci, spesso con conseguenze dolorose per noi
stessi e per gli altri, quando si rifiuta di essere come piacerebbe a
noi.

Per prendere in mano la situazione occorre sapere che cosa è di
nostra competenza, e prendere contatto con una realtà più fondamentale.
Da dove cominciare? Da sempre, chi cerca la libertà interiore si
rivolge alla mente, alla coscienza, al cuore o anima. Questi sono
alcuni dei termini che vengono usati; però, finché permane
l'ignoranza,
abbiamo solo un'idea approssimativa di cosa sia, in concreto, il
cuore,
l'anima o la mente. Pensiamo in termini di 'cammino
interiore', per cui
immaginiamo che la mente sia qualcosa che sta 'dentro', magari
dentro
al nostro corpo, mentre tutto ciò che non è mente, e dunque di qualità
inferiore o non spirituale, sia 'là fuori'. Quel modo di
pensare ci
offre indubbiamente una certa base per essere più consapevoli dei
nostri processi emotivi e psicologici, ma ci porta a credere di essere
un'entità indipendente da tutto il resto. Produce
un'insicurezza di
fondo riguardo a quale sia il rapporto fra la mente e tutto il resto da
cui è separata. E l'effetto dualistico non finisce qui: se la mente
sta
dentro al corpo significa che è distinta dal corpo, se può osservare
pensieri e sentimenti dev'essere separata da entrambi. E quindi:
che ne
facciamo di quello che sta dall'altra parte dello steccato? Vuol
dire
che non ci importa più? Così si cade nel solipsismo: non esiste altro
che la mia mente, io sono qui dentro, tutto quello che sta fuori è solo
un sogno. E' un punto di vista che porta alla dissociazione, o
magari a
un atteggiamento di condiscendenza nei confronti del mondo fenomenico
che tinge l'esperienza con i toni del fastidio o
dell'egocentrismo. E
che dire degli altri? Se i nostri rapporti sono impostati in quel modo
non ci sarà molta comprensione reciproca.

Inoltre, immaginare che la
mente sia 'dentro' rende il campo della meditazione molto
angusto. Nel
tentativo di isolarsi dall'esterno, la mente diventa letargica e
inibita. A volte, il gesto di rivolgersi verso l'interno produce
forti
sentimenti di imbarazzo. E gli atteggiamenti che vi si associano
possono essere vari: forse ci si sente in pericolo, o si sente il
bisogno di mettersi in posa, come quando si viene additati in un gruppo
di persone. Quindi l'imbarazzo è separativo, non fomenta la
benevolenza
o la fiducia, quindi rende difficile riconoscere le proprie debolezze.
Quando la meditazione viene portata avanti in queste condizioni diventa
difficile: la mente si rifiuta di aprirsi, si rifiuta di calmarsi.

Il
luogo dell'attenzione tranquilla non si trova in realtà né dentro

fuori. Si può rimanere fissati sia all'esterno sia all'interno.
Se ci
fissiamo sul piano esterno, il raggio dell'attenzione sarà
incostante,
e ci sentiremo in balìa di forze sociali, sensoriali o economiche.
Concentrandoci su uno stato interno, le nostre intenzioni si distorcono
nelle abituali forme di insicurezza quali la presunzione, il dubbio e
la paura. Entrambi i difetti si associano a un'incapacità di
stabilizzare e comprendere o entrare in empatia con l'esperienza.
C'è
un senso di separazione che desume l'esistenza di due realtà
sostanziali. Allora la mente viene concepita come qualcosa di
immateriale, e il corpo come materiale: sono diversi. Di più, la mente
stessa ha due modalità separate, una razionale e una irrazionale, che
non dialogano tra di loro. In ogni dicotomia, il risultato è che un
aspetto cerca di dominare o controllare l'altro. La mente però non
può
sopprimere o controllare le sensazioni corporee, la malattia e la
vecchiaia. La razionalità non può passare sotto silenzio
l'angoscia, la
solitudine o la passione; e senza felicità ci inaridiamo. La divisione
produce inadeguatezza e conflitto.
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Vecchio 14-05-2007, 03.22.36   #36
Flow
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Riferimento: in pace con "dio"

Questa pace e' strana..

Se si cerca di essere in pace, si ottiene il tormento,
Se si cerca di tormentarsi, non si trova nessuno da tormentare
Flow is offline  
Vecchio 14-05-2007, 09.18.35   #37
salvatoreR
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Riferimento: in pace con "dio"

Per Maxim tutto è mente e niente esiste fuori della mente.
L’identificazione con la mente crea l’illusione che esiste solo l’IO. Il fuoco dell’EGO produce grandi distorsioni.
Il primo passa per capire la mente è sapere che possiamo osservarla.
Nel momento in cui cominciamo ad osservarla, si attiva un’intelligenza molto più grande della mente. Questa presenza che osserva è chiamata “testimone”.
Non è facile spiegare che cosa significhi “Essere testimone”. Solo la pratica lo rivelare.
Il testimone non si contrappone alla mente. La mente pensa, il testimone non pensa “VEDE.”. ( con occhi interiori).
Il ruolo del testimone è vedere e capire “Ciò che è
Il testimone vede e trasmette “ciò che è” senza giudizio, senza resistenza.
L’azione che nasce dalla comprensione profonda di “Ciò che è” crea la sua accettazione.
Con questa silenziosa accettazione, arriva la tremenda energia nascosta nel presente, e in questa energia vi è abbondanza, pace, intelligenza e creatività.
Questi sono i doni del testimone.

Un abbraccio.
SalvatoreR.
salvatoreR is offline  
Vecchio 14-05-2007, 11.34.13   #38
Mirror
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Riferimento: in pace con "dio"

Citazione:
Originalmente inviato da salvatoreR
Per Maxim tutto è mente e niente esiste fuori della mente.
L’identificazione con la mente crea l’illusione che esiste solo l’IO. Il fuoco dell’EGO produce grandi distorsioni.
Il primo passa per capire la mente è sapere che possiamo osservarla.
Nel momento in cui cominciamo ad osservarla, si attiva un’intelligenza molto più grande della mente. Questa presenza che osserva è chiamata “testimone”.
Non è facile spiegare che cosa significhi “Essere testimone”. Solo la pratica lo rivelare.
Il testimone non si contrappone alla mente. La mente pensa, il testimone non pensa “VEDE.”. ( con occhi interiori).
Il ruolo del testimone è vedere e capire “Ciò che è
Il testimone vede e trasmette “ciò che è” senza giudizio, senza resistenza.
L’azione che nasce dalla comprensione profonda di “Ciò che è” crea la sua accettazione.
Con questa silenziosa accettazione, arriva la tremenda energia nascosta nel presente, e in questa energia vi è abbondanza, pace, intelligenza e creatività.
Questi sono i doni del testimone.

Un abbraccio.
SalvatoreR.

Quoto in pieno.

Bisogna però scoprirlo e 'realizzarlo' quel Testimone neutro e silente (Sakshin), altrimenti si discute mentalmente di aria fritta, concettualità contrapposte senza fine.

Un abbraccio
Mirror is offline  
Vecchio 14-05-2007, 11.34.56   #39
Yam
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Originalmente inviato da Mirror
Prova ad immaginare almeno, lo so che è ozioso dirlo per chi non ne ha fatto esperienza, che ci sia una Sfondo Consapevole neutrale, impersonale, sul quale scorre,
passa, ogni pensiero, oggetto mentale... qualsiasi, tutto, tutto, tutto... dal più grande al più sottile pensiero.
Osservare… e basta. La mente appare in ogni sua forma. L’osservare testimonia ma non è mai coinvolto.
I pensieri di Dio, io, materia, spirito, solo concetti, pensiero… l’Osservare non è questo. E' il noumeno non è il fenomeno.

In realta' questo e' uno stratagemma e funziona, tuttavia ha ragione Nexus perche' la Consapevolezza e' sempre la mente
Non possiamo immaginare o peggio osservare qualcosa che non sia la mente, tutto e' mente. Cio' significa che Osservatore ed Osservato sono la medesima cosa, non vi e' separazione alcuna.
Da dove scaturiscono le immagini testimoniate, cioe' il fenomenico?
Cioe' i pensieri, gli alberi, i suoni, gli odori, le nuvole il cielo, il gatto, l'automobile, il forum?
Yam is offline  
Vecchio 14-05-2007, 11.40.44   #40
Yam
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Originalmente inviato da salvatoreR
Per Maxim tutto è mente e niente esiste fuori della mente.
L’identificazione con la mente crea l’illusione che esiste solo l’IO. Il fuoco dell’EGO produce grandi distorsioni.
Il primo passa per capire la mente è sapere che possiamo osservarla.
Nel momento in cui cominciamo ad osservarla, si attiva un’intelligenza molto più grande della mente. Questa presenza che osserva è chiamata “testimone”.
Non è facile spiegare che cosa significhi “Essere testimone”. Solo la pratica lo rivelare.
Il testimone non si contrappone alla mente. La mente pensa, il testimone non pensa “VEDE.”. ( con occhi interiori).
Il ruolo del testimone è vedere e capire “Ciò che è
Il testimone vede e trasmette “ciò che è” senza giudizio, senza resistenza.
L’azione che nasce dalla comprensione profonda di “Ciò che è” crea la sua accettazione.
Con questa silenziosa accettazione, arriva la tremenda energia nascosta nel presente, e in questa energia vi è abbondanza, pace, intelligenza e creatività.
Questi sono i doni del testimone.
Un abbraccio.
SalvatoreR.

Grande Salvatore.
Gia' il Silenzio e/e' la pura Coscienza di Se'.

Ultima modifica di Yam : 14-05-2007 alle ore 12.36.23.
Yam is offline  

 



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