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Vecchio 15-05-2007, 15.23.07   #51
visechi
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-04-2002
Messaggi: 1,150
Riferimento: in pace con "dio"

Ogni volta che leggo questi lunghi resoconti che analizzano il pensiero effettuati da Maestri dell’Oriente sono assalito dai brividi. Non so perché, forse mi lascio andare ai preconcetti, ma proprio non so trattenere un sano moto di repulsa. Mi sembra sempre che ci si sperda in analisi fini a se stesse, più che altro processi della mente – anche questi lo sono – assolutamente avulsi dal contesto della realtà. Ritengo che certe analisi possano avere un significato e una certa dose di saggezza al più in una condizione d’asetticità, quantomeno in quelle situazioni esistenziali che non siano eccessivamente coinvolgenti. La sensazione che ne traggo è quella di un osservatore esterno che osserva il mondo e la vita senza che in esse egli s’immerga, privilegiando il veleggiare ai confini di una burrasca che neppure lambisce il suo fragilissimo giunco e che ogni volta che i venti accelerano il proprio moto o si approssimano al suo esile guscio di noce, questi, pur di mantenere inalterato il proprio status privilegiato di osservatore esterno, repentinamente si rifugia nella sua calda e confortevole conchiglia monastica che lo protegge dalle intemperie.
Tutto sarebbe corretto ed altamente istruttivo se la vita esigesse da ciascuno di noi un tributo fatto di scoramenti, depressioni, malumori, piccole sconfitte che mortifichino il nostro ego e le nostre aspettative. Purtroppo però – pare che il maestro lo ignori – il pedaggio che la vita esige a tanti è ben più cruento, ben più gravoso, spesso addirittura insostenibile. Se si trattasse di un amore perduto, o di un lavoro che non soddisfa, se dovessimo fare i conti e fronteggiare le piccole baruffe quotidiane con il capoufficio, con i genitori o i figli, con la quotidianità, credo che i suggerimenti del maestro sarebbero ricolmi di saggezza. Le sue raccomandazioni credo siano un ottimo farmaco per coloro che interpretano la Vita nelle sue forme minimali, o non eccessivamente coinvolgenti tanto da implicare la possibilità di essere solo testimoni esterni che, ben discosti, serenamente contemplano la meravigliosa e terrifica forza di un turbine o di tornado che si abbatte su un mondo a lui alieno. Ma l’esperienza di tutti i giorni ci dovrebbe suggerire che la vita spesso esige ben altro, attribuendoci un diverso ruolo, molto spesso per giunta passivo. E quando si è coinvolti in ben immaginabili eventi allora non vi è tempo per l’osservazione serena dei frammenti che, come grani di una collana, compongono l’evento. Non è più possibile permanere nei margini del vortice, perché questo ci ingloba, ci attira e aspira nel suo interno. Siamo chiamati alla reazione, ci è preteso il coinvolgimento e la percezione non si produce più in un quieto succedersi di qualia da sottoporre all’attenzione tranquilla e alla nostra intenzione… tutto ciò sfuma, svapora, si traduce in buoni e vani propositi del consapevole burlato da se stesso e dalla Vita. Mi domando spesso quale possa essere la reazione di uno di questi Guru del pensiero surreale se coinvolto in un evento improvviso e traumatico quale potrebbe essere un tornado che investe la sua capanna di canne: fuggirebbe? Quieterebbe la tempesta attraverso l’intenzione e l’attenzione tranquilla? Sarebbe colto da una sanissima paura?
Percepisco questi burloni nel riflesso di un’immagine trasognante: nella posizione del loto, in condizione meditativa, sulla cima di una montagna innevata ed avvolta dalle nubi mentre tendono lo sguardo verso il basso, verso il brulichio della vita da cui si sono separati per coltivare la certezza di aver nel cuore e nella mente la panacea per ogni male e danno. Questi signori sono attenti testimoni della vita altrui cui elargire buoni consigli senza però immergersi nel fango materiale di un’inondazione che nel crescere delle acque tempestose ben poco tempo lascia all’attenta osservazione, richiedendo, viceversa, una fuga repentina che preservi almeno la vita che conceda uno scampolo o un ritaglio di tempo suppletivo necessario per osservare quel fiume maestoso e furioso che tutto ha spazzato via, e, fra le macerie dei villaggi e delle anime morte, poter rilevare quanto sia vano e vacuo il proposito di opporre alla materia – che non è solo immagine della percezione, non quindi solo forma creata dalla mente - che si gonfia e ribella, abbattendosi come un’orda selvaggia sulla filosofia meditativa, una propria pia intenzione o un’altrettanto insensata pretesa d’attenzione che magicamente eriga un argine difensivo che allontani il dolore dal cuore di chi è immerso in quell’onda di vita.
Esistono due tipi di fuga: quella di fronte al serio pericolo che incombe – ciò si realizza in virtù delle gambe -, e l’altro, quello che io ritengo più subdolo e vanaglorioso, sto parlando della fuga del pensiero da se stesso attraverso manufatti filosofici e mentali che difficilmente offrono risposte sensate a condizioni estreme. La fuga dalla realtà realizzata attraverso la negazione della realtà stessa è un lusso che solo un eremo monastico, una filosofia asettica o un ascetismo non relazionale possono consentire e garantire. Ma non si può essere tutti monaci buddisti e certe filosofie alienano dalla realtà e sono il risultato di una paura soggiacente che ne rappresenta la filigrana, lo sfondo sul quale si costituiscono, lasciando emergere in superficie la cifra e la misura dell’incapacità di penetrare l’ignoto. Creano un bozzolo protettivo che non si dischiude mai per lasciare il pertugio utile affinché la farfalla possa gustare la vita aperta, a contatto con l’aria vera, quella stessa che un giorno accarezza, subito dopo, tramutatasi in tempesta, sferza. Tant’è che odiamo il nostro Guru affermare: << Di conseguenza, se vogliamo seguire un sentiero ed evitare gli estremi dell'esistenza (le cose sono reali indipendentemente) e della non esistenza (le cose sono pura illusione) è necessario dare accurata attenzione e partecipare consapevolmente al contesto stesso in cui viviamo.>>. Che insanabile aporia, nel mentre si afferma la necessità di una partecipazione consapevole, si intesse il panegirico della fuga. Ma davvero egli crede che gli estremi dell’esistenza siano sempre una scelta, una libera determinazione dell’uomo? O non è piuttosto vero che questi estremi spesso convergono verso il centro imprigionando fra le loro maglie coloro che in questo centro presumono di poterci (sopra)vivere confortati dalla protezione offerta dal limite inaccessibile ed inviolabile eretto dalla loro pretesa filosofia salvifica?
Poco rileva stabilire se la mente sia un’entità reale, materiale, costituitasi dentro o fuori l’essere, ha ben più rilevanza comprendere fino in fondo che è la mente che ci connette con il mondo, che essa è il luogo o il processo della relazione, sia questa ottimale o meno, sia veritiera o menzognera è pur sempre relazione che mancherebbe totalmente nei casi di un suo totale assopimento, traducendosi in parvulo simulacro di osservazione asettica. Annichilirla o assopirla attraverso pratiche meditative che promettono il paradiso ingenera un istupidimento il cui risultato è il rifiuto della vita, Rifuggire il coinvolgimento nella vita talvolta non è possibile… mai che questa semplice e inconfutabile verità sia venuta in mente a questi Guru della domenica…

Ciao
visechi is offline  
Vecchio 15-05-2007, 16.32.20   #52
nexus6
like nonsoche in rain...
 
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..spontaneo..

(.. Piuttosto che conoscere cos'altro sono,
il mio non percorso consiste nel conoscere cosa io, la "realtà", non sia
osservando il noumeno ed al tempo stesso il fenomeno
come prodotti mentali, al pari della "mia" identità, al pari di "ciò" in cui mi identifico..
"pulizia" e non appunto "indottrinamento da pensieri"..
.. Sono passato attraverso il logorarmi mentale più assurdo
alla ricerca di un "qualcos'altro" di mentale da "afferrare",
ma ho scoperto sulla pelle, senza che nessuno,
nessun libro mi avesse precedentemente informato
che non c'è nulla da afferrare..
ho avuto la sensazione di ciò che non avrei "dovuto" perciò più fare, (il "qualcosa" da afferrare)
il "mio" modo per sentire ciò, è stato con estrema forza il tentativo di "farlo"..
.. e mi rendo conto, a ciascuno il suo..
Sfinimento ho provato, accanto ad un parziale senso di liberazione..
.. ed ora mi trovo in cammino, un cammino fatto di "lotte"..
lotte con ciò che io, o chi per me con l'educazione e la morale mi ha imposto..
con ciò, dicevo, che sia invece "giusto" fare, essere, diventare, pensare..

..ciò che sono, sento non sia nulla di tutto ciò, dunque da qui la "lotta" per la pulizia del mio "io"..
.. d'altronde ho pure sentito, e non solo "filosoficamente"..(!)
che "ciò-che-sono" non mi è dato di conoscere come "oggetto" di conoscenza,
e quello che ho detto ora l'ho sentito per più di un attimo intuitivamente
e quante più parole metto, tanto più rendo morto il mio sentire..
La sensazione del mio "io", la mia identità "se-ne-va"
e nulla resta, se non un silenzio d'unione con tutto..
.. ed una grande "pace"..
.. mentale sintesi per tratteggiare l'assenza di tensioni..
.. tra "ciò-che-sono" e ciò che "prima" la mente mi diceva essere in quel momento o nel futuro..
.. nessun fine o scopo, sono "essente" nel presente..
.. e già ho detto troppo..!
)


Prima, quando lavavo calzini e mutandine, è avvenuto “qualcosa” come non avveniva da tempo: la “sensazione” era quella di unione, di assenza di tensioni, facevo, ero senza scopo, lo “scopo” del lavare era svanito, “osservavo” le mani bagnate dal sapone strofinare i calzini, l’acqua corrente, il profumo del sapone, il calore sulla pelle, tutto era perfetto, non mancava nulla, nella “mente” solo l’osservazione pacifica di ogni movimento, l’acqua non distinta ed allo stesso tempo distinta dalla mano, dal sapone, dai calzini, tutto “lì ed allora”.. qui ed ora.., come un dipinto in movimento, a parte i “colori” differenti, “riconoscevo” la tela, la stessa tela.. e senza sforzo “sapevo” ciò che andava fatto, cioè non c’erano i soliti pensieri sul “futuro”, su ciò che avrebbe avuto senso fare, strofinare più o meno forte, con più o meno sapone.. e dopo, un piccolo sorriso sul mio volto.. era quasi come suonare la chitarra (ero chitarrista classico.. e chissà non riprenda).. c’era un passaggio difficile, all’inizio del mio apprendimento.. giorni e giorni a ripeterlo con una difficoltà incredibile, mi concentravo su ciò che andava fatto, cercavo di avere coscienza e controllo su tutto, sulle mani, sulle dita e poi le corde, le note, il tempo, lo stress.. accidenti(!!).. fino a che una sera è avvenuto, con naturalezza l’ho eseguito, senza coscienza, senza scopo di ciò che facevo, come l’avessi saputo da sempre, doveva essere da sempre stato lì nella mia “mente” tanto l’eseguivo bene(!).. ed ho sorriso, sorriso delle mie difficoltà precedenti, avrei ora potuto suonarlo ad occhi chiusi e senza alcuna attenzione o sforzo, leggevo il pentagramma, le braccia, le mani, le dita, le corde si muovevano con una sensazione d’unione quasi magica.. e di pace, certo unita a posteriori alla soddisfazione, ma di pace, di liberazione... ed ho continuato, continuato a suonarlo quella sera, sorridendo e sorridendo, avrei potuto suonare l’intero mondo, tutto era “a portata di dita”, tutto avrei potuto com-prenderlo, ogni melodia avrei potuto mostrare fosse già dentro me, già lo era e lo sapevo..! Doveva essere così, lo sentivo con il corpo, con il cuore, con la mente..! Ed in effetti nessun pezzo, per quanto difficile apparisse, trovò più il modo di resistermi..! La “difficoltà” avevo capito stava tutta nella mente, nella coscienza, nel controllo, nella non-spontaneità.. le note sul pentagramma non aspettano altro che essere suonate e gioiscono quando avviene..! E le mie mani gioivano nel “farlo”..! Ed il mio essere per intero era felice di rendersi conto che pareva, le note, fossero già state “lì-dentro” da sempre..!

La realtà, sento, non aspetta altro che essere vissuta, realizzata..!
E’ già qui nelle nostre mani..! Senza preconcetti, concettualizzazioni, senza pensieri sul fare od il non fare, su ciò che va fatto o non va fatto, vivere con spontaneità ventiquattr’ore su ventiquattro, “fare” così come lavavo i calzini, come suonare uno strumento, essere lo strumento, l’oggetto, la melodia ed al tempo stesso, senza separazioni, il soggetto attraverso la quale scorre senza sforzo..ventiquattr’ore su ventiquattro.. la melodia, l’amore che fluisce liberamente, quella tela, quella trama dove ogni cosa è “semplice” colore dalla stessa essenza..

.. ho sentito più volte l’amore con le parole, con i pensieri, quella medesima sensazione, una sensazione di unione forte, un sentire con spontaneità il toccarci profondo, sempre più profondo e pareva naturale, la cosa più naturale e splendida ciò che stava accadendo, quell’apertura, tant’è che non ho mai pensato fosse “apertura” di “qualcosa”, ma come se da sempre fosse stata lì con me, da sempre.. non poteva che essere così, tanta era la spontaneità, avevo la chiara sensazione che, per quante “difficoltà” avrebbero potuto esserci, nulla avrebbe resistito, nulla, avremmo potuto suonare qualsiasi nota, per quanto “complessa” potesse sembrare l’esecuzione..! Non noi a scoprirci con “fatica”, ma le cose coperte ansiose di essere poste alla luce dal nostro sguardo..! Ed ognuna sarebbe sorta fuori, ognuna a suo modo e tempo..! Se anche con pazienza e spontaneità avremmo saputo “attendere”..!
L’amore.. la sensazione era incredibile, potente, straordinaria, quell’energia intensa stava per farmi "smarrire la testa", il corpo, tutto quanto, con molta maggiore spontaneità che in passato "mi stavo muovendo", stavo sentendo me ed al tempo stesso una forte sensazione d’unione si stava facendo strada..

Esserci.. esserci tutti interi con “tutto quanto”, con totale spontaneità, senza paure, con gioia.. per poi magari lasciare-perdere “tutto quanto” in quella esplosione, in quella rottura di barriere, nel "superamento" di ogni confine, nell’unione.. lasciarsi attraversare da quella incredibile energia in grado di farci perdere quel “tutto-quanto”.. e magari farci “vedere”, sperimentare, sentire.. la -realtà-.. come in nessun altro modo lo si potrebbe fare..!

So che questo percorso di conoscenza profonda presenta quelle che sembrano enormi asperità e ce ne sono state tante, ma ho la fiducia che “la melodia”, l’armonia sia già dentro di noi e che non attenda altro di essere illuminata dal nostro sguardo..
.. il “nostro” sguardo, “nostro” in quanto esseri nel presente che si conoscono, che comprendono, che mutano in quanto in cammino, che si abbracciano nella verità, qualsiasi frutto possa portare..


Sereno cammino a tutti..!


nexus6 is offline  
Vecchio 15-05-2007, 21.16.48   #53
Mirror
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Nexus:

... La realtà, sento, non aspetta altro che essere vissuta, realizzata..!
E’ già qui nelle nostre mani..! Senza preconcetti, concettualizzazioni, senza pensieri sul fare od il non fare, su ciò che va fatto o non va fatto, vivere con spontaneità ventiquattr’ore su ventiquattro, “fare” così come lavavo i calzini, come suonare uno strumento, essere lo strumento, l’oggetto, la melodia ed al tempo stesso, senza separazioni, il soggetto attraverso la quale scorre senza sforzo..ventiquattr’ore su ventiquattro.. la melodia, l’amore che fluisce liberamente, quella tela, quella trama dove ogni cosa è “semplice” colore dalla stessa essenza..


Grazie Nexus...
Mi inchino di fronte alla tua magnifica descrizione di un 'risveglio', di un momento di grazia.
Quello che hai espresso è la Chiave... la Via spontanea e semplice per essere in pace con se stessi, con la vita, con Dio.
E' integrazione, è totalità.

Ciao!
Mirror is offline  
Vecchio 16-05-2007, 00.30.02   #54
Yam
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...... la cosa più naturale e splendida ciò che stava accadendo, quell’apertura, tant’è che non ho mai pensato fosse “apertura” di “qualcosa”, ma come se da sempre fosse stata lì con me, da sempre..



...gia' da sempre solo che qualcuno non se ne accorge, imponendo la sua ingombrante presenza.
Un abbraccio!
(mi ha fatto piacere scoprire la tua giovane eta'...e ancor di piu' sentire parole conosciute perche' provenienti dal nostro comune vero Se' )
Yam is offline  
Vecchio 16-05-2007, 03.23.57   #55
fallible
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salve e buona nottata!


La “difficoltà” avevo capito stava tutta nella mente, nella coscienza, nel controllo, nella non-spontaneità

Io penso" non si possa uscire dalla mente
la mente conosce bene i miei tentativi per uscirne...



questo dio, questo verbo, quest'assoluto, quest'inconoscibile, quest'innominabile, quest'essere, questo oggetto da "afferrare
"..

pensieri postati dallo stesso incredibile amico a poche "ore" di distanza...complimenti le vie del "signore ops! della mente sono infinite" claudio
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Vecchio 16-05-2007, 04.01.27   #56
fallible
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Ari buona notte! non ho sonno (vietato dire,,,,pjate un sonnifero )
c’era un passaggio difficile, all’inizio del mio apprendimento.. giorni e giorni a ripeterlo con una difficoltà incredibile, mi concentravo su ciò che andava fatto, cercavo di avere coscienza e controllo su tutto, sulle mani, sulle dita e poi le corde, le note, il tempo, lo stress.. accidenti(!!).. fino a che una sera è avvenuto, con naturalezza l’ho eseguito, senza coscienza, senza scopo di ciò che facevo, come l’avessi saputo da sempre, doveva essere da sempre stato lì nella mia “mente” tanto l’eseguivo bene(!).

La coscienza visiva discrimina fra forma e sfondo; la coscienza mentale discrimina fra 'là fuori' e 'qui dentro'. Le coscienze funzionano di concerto al livello della percezione; per cui riteniamo che un suono scaturisca da una corda quando viene pizzicata in quanto il movimento della corda e il suono sorgono insieme alla conoscenza acquisita che il suono viene prodotto in quel modo.

Aahh!! questa mente..- gli piace giocare
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Vecchio 16-05-2007, 04.55.41   #57
fallible
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A volte il circardiano circardiano (sonno-veglia) mi si sballa, voglio vedere che combinodomani in reparto proseguendo il "pensiero- mente":

Osservate bene il contenuto della vostra esperienza: la forma lascia supporre che vi sia una materia. Quel sottinteso è l'attimo del riconoscimento in cui la forma è conosciuta in quanto rossa, o come un uomo o una macchina, e in cui sorge una sensazione che può essere piacevole, spiacevole o neutra. Poi subentrano le attività mentali: l'impressione generata da quella percezione e le inclinazioni derivanti da quelle impressioni, ossia la direzione che prenderà l'attenzione. Dunque potrà esserci interesse o no, un'inclinazione ad avvicinarsi o ad allontanarsi. Questa è la natura della nostra esperienza, e non accade né dentro né fuori. Una volta capito questo, non c'è bisogno di guardare avanti, fuori o dentro, perché il fulcro dell'attenzione è sempre su quello che sta sorgendo. Ciò significa che la qualità dell'attenzione è integra e ferma. Non ci si sforza di percepire o sentire alcunché, perché il punto dove l'attenzione riposa è il criterio della realtà in questo momento.


E' qui che la devozione può aiutare. Per poter meditare dobbiamo cominciare con lo stabilirci o accomodarci in uno spazio dove siamo in grado di ricevere le impressioni che sorgono. La devozione è un fattore chiave in questo senso.

Chissà se con il copia ed incolla e i colori sono riuscito a dire qualcosa di "mio" (a proposito dfella mente claudio
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Vecchio 16-05-2007, 06.08.57   #58
gyta
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" ..l'arresa.. "

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Originalmente inviato da nexus6

.. essere lo strumento, l’oggetto, la melodia ed al tempo stesso, senza separazioni, il soggetto attraverso la quale scorre senza sforzo..ventiquattr’ore su ventiquattro.. la melodia, l’amore che fluisce liberamente, quella tela, quella trama dove ogni cosa è “semplice” colore dalla stessa essenza..

.. la cosa più naturale e splendida ciò che stava accadendo, quell’apertura, tant’è che non ho mai pensato fosse “apertura” di “qualcosa”, ma come se da sempre fosse stata lì con me, da sempre..

.. quell’energia intensa stava per farmi "smarrire la testa", il corpo, tutto quanto..

Esserci.. esserci tutti interi con “tutto quanto”, con totale spontaneità, senza paure, con gioia.. per poi magari lasciare-perdere “tutto quanto” in quella esplosione, in quella rottura di barriere, nel "superamento" di ogni confine, nell’unione.. [..]


Queste tue parole, saperle vive in te, sono una benedizione al mio cuore
ed al cuore di chi ama la Libertà.
Le ho rilette più e più volte come se già fossero mie,
come se dal mio stesso Essere prendessero vita, uscissero,
ne fossero forma e sostanza ! Ecco la gioia della condivisione nel cammino,
della compartecipazione alla medesima Vita! Sentire che si E' e si "Può" !

Avvicinarsi allora al differente carattere abbracciandone tutta la ricchezza!

Il senso più profondo della comunione.
Il senso più profondo del sentirsi uomini.
Nessun'altra bellezza più commovente del saperci stesso sangue.

[Questo è il punto Visechi: realizzare d'essere quel medesimo sangue
ed in questo la commozione più profonda che diviene comunione attiva
e non "com-passione" come un "patire assieme" (!) ma come il "potere assieme" !]


Un abbraccio.. fortissimo!


Gyta
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Vecchio 16-05-2007, 07.43.34   #59
gyta
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Il Cambiamento

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Originalmente inviato da fallible

Aahh!! questa mente..- gli piace giocare


Ho appena ricevuto via mail questo messaggio
da un amico sul medesimo cammino:


il cambiamento

L'uomo non ama il cambiamento, perchè cambiare
significa guardare in fondo alla propria anima con sincerita'
mettendo in contesa se stessi e la propria vita.
Bisogna essere coraggiosi per farlo, avere grandi ideali.
La maggior parte degli uomini preferisce crogiolarsi nella mediocrita'
e fare del tempo lo stagno della propria esistenza.
(Erasmo da Rotterdam)


(www.solonewage.it)


e pensa.. che con amore ci si può ben rammentare di noi stessi
nelle parole di apertura postate al centro della pagina:

" Una volta distrutta l'ignoranza,
il se' si libera dall'identificazione col mondo.
Questa liberazione e' il risveglio. "

(Yoga Sutra di Patanjali 2:25)




Gyta
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Vecchio 16-05-2007, 09.14.54   #60
maxim
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Riferimento: in pace con "dio"

Hey hey hey…non potete abbandonarmi nel bel mezzo dell’intricato labirinto della mia mente!

Come il solito, nel mentre riesco affannosamente ad alzarmi in volo per raggiungere quelle anatre e lasciarmi trasportare sulla scia del loro vortice, fregandomene nel modo più assoluto di ciò che sta succedendo a terra, arriva Visechi con i suoi zimbelli e si mette a sparare nel mucchio…e chi colpisce? Mica quelle anatre che nella tranquillità della loro altezza, continuano imperterrite il loro tragitto nell’aere…no, quella più debole che tanto affannosamente aveva tentato di librarsi in volo…
…ora son di nuovo a terra con un grossissimo problema di consapevolezza che mi appesantisce!

Citazione:
Originalmente inviato da visechi
Rifuggire il coinvolgimento nella vita talvolta non è possibile… mai che questa semplice e inconfutabile verità sia venuta in mente a questi Guru della domenica…
Ciao

Perché non è possibile rifuggire dal coinvolgimento nella vita?...certo che è possibile! La nostra mente può, eccome!..ed è proprio perché trattasi di semplice ed inconfutabile verità che è possibile aggirare gli ostacoli che incontriamo nel cammin di nostra vita…che ce ne faremmo noi di un dio, di un centro, dei nostri voli salvifici nei meandri delle più bizzarre fantasie umane se quella non fosse una verità inconfutabile per tutti?
…e se quei Guru della domenica (dei giorni feriali non ve n’è) avessero raggiunto un grado di consapevolezza tale da comprendere che non c’è assolutamente nulla da fare nei confronti del fato e che nulla, ma proprio nulla, essi possono se non sfruttare la loro mente affinché obnubili la realtà e la confonda e la condisca di mille vere, e questa volta Reali, fantasie?

AAA… scambio realtà nuda e cruda pronta per essere lavorata con chi è in grado di offrirmi la Realtà!

maxim is offline  

 



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