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 Storia - Fatti e personaggi, passato e attualità.


Vecchio 18-09-2005, 17.52.06   #51
ElyTo
Ospite
 
Data registrazione: 02-09-2005
Messaggi: 10
Comincio col trattare i tuoi stessi punti, altre informazioni le metto di volta in volta, altrimenti il post diventa esageratamente lungo.

Le condizioni di vita dei prigionieri sono in sostanza del tutto simili ai deportati dei lager. La giornata lavorativa anche qui inizia all'alba e termina a sera. Per quanto riguarda il lavoro, in alcuni casi si utilizza la manodopera del lager per mansioni utili, tipo la costruzione di strade ferrate o l'impiego in aziende, in altri casi il lavoro viene utilizzato come strumento di sterminio, e ai prigionieri vengono fatti svolgere lavori inutili, tipo spaccare delle pietre che poi non servono a nulla, al solo scopo di provocare la distruzione fisica.
La principale causa di morte sono la fame e le malattie legate a carenze alimentari e igieniche, seguite poi dalle stesse cause che hai indicato tu (percosse, freddo, ecc.).Torture ne esistono un'infinità, vengono inflitte sia per punizione che per semplice divertimento dei Kapò. Una abbastanza diffusa consiste nel costringere la vittima a rimanere per ore in piedi o in ginocchio, immobile, sotto il sole in estate o con temperarure rigidissime in inverno, in particolare durante l'inverno gli si gettano addosso secchi di acqua gelida fino a provocare la morte per congelamento. Raramente le SS si sporcano le mani, gli aguzzini sono quasi sempre categorie di prigionieri privilegiati, i cosiddetti "Prominentem", che agiscono per ottenere dei vantaggi ed evitare gli stessi trattamenti, in sostanza, per sopravvivere. L'organizzazione del lager utilizza infatti il metodo del "divide et impera", creando delle gerarchie.
Esistono le fosse comuni, che straripano, e vengono fatte scavare agli stessi deportati. Oppure, i cadaveri vengono caricati su carretti e portati ai crematori. Gli addetti ai crematori sono detti "monatti" e sono anch'essi internati, hanno il compito, tra l'altro, di estrarre dalle bocche dei cadaveri eventuali denti d'oro rimasti. Nei crematori non finiscono solo cadaveri, ma anche persone ancora agonizzanti. I monatti furono poi quasi tutti uccisi dalle SS al momento dell'evacuazione dei lager, perché non si sapesse mai fino in fondo quanto realmente accadeva.
Gli interrogatori non esisteno, perché ormai non servono più. Il lager è una soluzione a vita, le scarcerazioni si ebbero solo nella prima fase, quando i campi erano riservati ai detenuti comuni, per motivi ancora ignoti. Il terrore e la depersonalizzazione sono fini a sé stessi, cioè servono come autoaffermazione del potere assoluto.
I bunker di isolamento sono praticamente dei loculi in verticale, in cui si può stare solo in piedi. La punizione può durare una notte, oppure, nei casi più gravi, la vittima viene lasciata morire di inedia.
I prigionieri alloggiano nei Block, baracche in pietra o legno riempite dal pavimento al soffitto di letti a castello con sopra della paglia, larghi ottanta cm su cui si dorme in due, con disposizione "a scatola di sardine", cioè la testa dell'uno contro i piedi dell'altro. Si è stipati e non c'è possibilità di movimento. Così, anche qui si ha la privazione del sonno, ma in modo diverso, non si agisce direttamente, ma si crea una situazione insostenibile. Questa è una delle caratteristiche dell'organizzazione interna del lager.
Episodi di stupro sulle donne ce ne sono stati, ma in genere queste dopo pochi giorni erano ridotte talmente male (pelle e ossa e capelli rasati) da non essere più appetibili. Generalmente, le SS e i Kapò possono usufruire di un bordello interno al lager. Tale bordello viene anche utilizzato per costringere gli internati omosessuali ad avere rapporti con le donne. Al divertimento dei Kapò contribuiscono anche diversi ragazzini che, in cambio delle loro prestazioni, ricevono razioni di cibo abbondanti e vestiti contro il freddo.
I bambini (generalmente ebrei e Zingari) vengono tenuti in campi separati e spesso utilizzati come cavie per esperimenti scientifici.

Tutta l'organizzazione del lager è basata sulla convivenza degli opposti. Vi regna l'ordine più assoluto, insieme al caos più totale. Per definire questo fenomeno si parla di "brutalità geometrica". Qui l'indivuduo è solo, ma schiaccato in mezzo ad una moltitudine, senza uno spazio vitale proprio. I prigionieri formano una massa indefinita, eppure sono tutti rigorosamente differenziati in base alle loro caratteristiche e alla nazionalità. I gruppi di larve umane che partono per il lavoro devono marciare allineati per cinque al ritmo di una musichetta allegra suonata dall'orchestrina del lager. E spesso, le domeniche non lavorative, vengono organizzati concerti, spettacoli teatrali, incontri di boxe, tutto questo in mezzo a mucchi di cadaveri e a persone agonizzanti.
Le regole sono innumerevoli, la maggiorparte assurde. Un'altra caratteristica del lager è quella di stabilire rituali (tipo la lunghissima cerimonia dei "berretti su, berretti giù"), privi di un senso e di uno scopo.
Fortemente osteggiato è il suicidio, in quanto atto estremo di affermazione della volontà individuale. Chi viene "beccato" a tentare di suicidarsi, muore poi lentamente e in modo atroce.

I prigionieri sono chiamati Haftlinge, che letteralmente significa "pezzo". Finché i pezzi funzionano, si utilizzano, quando si rompono, vengono gettati via. Periodicamente avvengono
selezioni, chi viene giudicato inabile al lavoro perché in condizioni fisiche disastrose, viene inviato al gas. Nel gergo dei campi i deportati giunti ormai all'ultimo stadio della resistenza fisica, fantasmi ancora in piedi ma senza più energia e senza più volontà, sono detti "mussulmani" (termine di etimologia incerta, che non c'entra nulla col significato attuale). Questi sono il prodotto del lager e ne costituiscno la maggioranza.

Lo sterminio era utile al Reich per eliminare gli elementi scomodi e tutti coloro considerati "impuri". Ma, in sostanza, il vero senso del lager è quello di creare un luogo dove il potere assoluto possa autocelebrarsi e dimostrare tutta la sua potenza, togliendo, prima della vita, l'identità personale.
Chi è tornato racconta che la cosa peggiore, ancora peggio della fame, la sete, il freddo, le percosse, era il sentirsi progressivamente trasformati da uomini in cose. Il più grande atto di resistenza era riuscire, con una volontà di ferro, a preservare la propria identità.
ElyTo is offline  
Vecchio 18-09-2005, 20.07.17   #52
Woodward
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umm...

Non si finisce mai di imparare, questa dei mussulmani non la sapevo e proprio non l'avevo mai sentita, dovrò fare approfondimenti perchè sono curioso di capire perchè hanno usato quel termine. Comunque molto interessante, grazie mille.
Woodward is offline  
Vecchio 20-09-2005, 09.12.09   #53
*tatiana*
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aggiungo solo...

che nei tempi di Stalin esistevano anche gli altri "lager", forse, meno conosciuti...Nei gulag furono rinchiusi i cosidetti "nemici del popolo", e per loro figli ("figli dei nemici del popolo") sono state aperte le strutture che li potessero "ospitare"... Anche li condizioni di vita erano tremende...

Ultima modifica di *tatiana* : 20-09-2005 alle ore 09.18.16.
*tatiana* is offline  
Vecchio 20-09-2005, 21.13.59   #54
ElyTo
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Cara Tatiana,
se hai qualche informazione mettila pure.

Quindi in queste strutture si trovavano bambini?
ElyTo is offline  
Vecchio 20-09-2005, 21.30.34   #55
*tatiana*
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Ciao, Elisa, si, si trovavano i bambini, e spesso non vedevano nemmeno un genitore per anni...ad esempio, il padre stava a gulag, la madre in "libertà", i figli sparsi per le strutture o orfanotrofi (spesso separavano i fratelli o li cambiavano il cognome), oppure i "figli dei nemici del popolo " venivano mandati nei normali convitti (per "rieducazione")dove regolarmente subivano le violenze di qualsiasi genere...anche dai educatori stessi.

scusa per gli errori

Tatiana
*tatiana* is offline  
Vecchio 21-09-2005, 00.58.06   #56
oizirbaf
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Re: Ma fatemi il piacere!!!!!

Citazione:
Messaggio originale inviato da Woodward

Castro, Mao, Lenin, Stalin, Tito, sono tutti delle eccezioni all’interno di un sistema di pensiero (che preferisco chiamare ideologia) perfetto, oppure sono i rappresentanti degli stati più importanti dove il comunismo ha governato? Perché se è vera la seconda ipotesi (e la domanda è retorica) sarebbe bene sapere che tutti hanno ucciso e hanno usato il pugno di ferro contro gli oppositori.

E non risponda parlando dei “crimini del capitalismo” per non dover ammettere il fallimento di un’utopia che ha portato disastri e morte dovunque sia capitata, se il capitalismo è stato ed è malvagio (falso), questo non significa che il comunismo non lo sia.

giovanni@frida.it

... a vent'anni ho marciato in piazza contro la dittatura comunista dell'impero sovietico che ricordo, chiamavo capital-marxista, ossia capitalismo di stato. Avevo gia' letto " Arcipelago Gulag" e "una giornata di Ivan Denisovic" di Solgenitsin.
Ricordo che i compagni del giornale "Il Manifesto" furono espulsi dal PCI per le loro critiche all'impero sovietico.

... se Troskji è stato ucciso da Stalin e se è vero come è vero che tanti di quei perseguitati negli orrendi gulag erano comunisti dissenzienti, rispettiamo la loro memoria di idea comunitaria non totalitaria. Riconosciamo altresì che il sindacalismo comunista italiano ha strappato, con lotte democratiche, i diritti di cui godono anche i lavoratori anticomunisti.

I delitti di Stalin, alleato degli Usa nella seconda guerra mondiale e partecipante al trattato di Yalta, furono fatti conoscere al mondo dal capo del PCUS Nikita Kruscev e la glasnost di Gorbaciov, non sostenuta dagli Usa che gli preferirono Eltsin, avrebbe potuto avere esisti ben diversi dall'attuale collasso economico in cui solo una minoranza in odor di mafia si è arricchita a discapito di un popolo allo stremo.

Come il cristianesimo è tutt'altra cosa rispetto alle persecizioni antigiudaiche (i progrom hitleriani ne furono la scientifica prosecuzione) o all'Inquisizione ...

così il liberismo non puo' essere accusato, come idea o ideologia, dei massacri compiuti dai contras in Nicaragua o delle torture di Pinochet o di regimi dittatoriali sparsi per il mondo e nati da contributi della Cia (da Al Queida in funzione antisovietica in Afganisthan a Saddam in funzione antiislamica nella guerra contro l'Iran - 1 milione di morti dimenticati! - fino alle sanguinarie dittature centro-africane nate e sostenute dall'Occidente)...

così la filosofia economica di Marx , aggiornata da profondi dibattiti di filosofi marxisti e post-marxisti non puo' esser liquidata dalla Storia del PCUS.

il problema dello sfruttamento dei detentori mondiali del capitale (dalle lobbies degli armamenti a quelle petrolifere americano-saudite) è ancora all'ordine del giorno ed anche una persona del carisma di Giovanni Paolo II, ne era consapevole, per non parlare di quanto il tradizionalista Solgenitsin ha scritto sulla societa' americana.

Un mondo equo e solidale che risolva i problemi di 2/3 dell'umanita' privi di acqua e di sostentamento è un'utopia ( nel senso che gli dava M.L.King - ... ricordate "I have a dream"?), un'utopia possibile che ci sentiamo di sostenere in nome di un'idea comunitaria democratica e non-violenta.

L'importante nel dibattito sulla via migliore per costruire un mondo equo-sostenibile è non buttarci in faccia i morti nè fare del passato un muro contro l'avvenire.

Solo allora i morti non saranno di nuovo ammazzati!

RICORDALI SENZA USARLI: è il modo migliore per non cadere nel comune, insanguinato passato, che il nuovo Impero vittorioso perpetua, con la logica della sua guerra preventiva.

Se sara' l'amore e la purezza dei nostri cuori a guidarci, il mondo potra' essere migliore, qualunque sistema troveremo per risolvere i problemi della nostra comune umanita'!

un abbraccio!
oizirbaf is offline  
Vecchio 24-09-2005, 01.32.32   #57
Tiberio
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No un attimo oizirbaf, non sono d’accordo con quello che hai scritto: se ho capito bene (sintetizzo al massimo!), tu consideri lo stalinismo una patologia del comunismo e poni questa patologia sullo stesso piano delle patologie del cristianesimo (inquisizione) e del liberismo (Usa-satana collettore di tutti mali del mondo moderno ) . Ebbene non sono d’accordo con questa visione delle cose. Soprattutto non sono d’accordo col concetto di un ‘comunismo buono’ da contrapporre ad un ‘comunismo cattivo’. Sorvolo su Marx perché il discorso sarebbe troppo lungo, mi limito soltanto ad evidenziare che la sua analisi parte da una premessa completamente sbagliata, ossia dalle tesi economiche di Malthus (risorse produttive limitate in via di esaurimento ed incremento demografico più che proporzionale rispetto all’incremento delle risorse stesse) che la storia ha smentito in maniera clamorosa. Nei fatti, da quando queste tesi sono state elaborate, i fattori produttivi ed i margini di profitto sono continuati ad aumentare e l’incremento demografico anziché aumentare più che proporzionalmente è diminuito più che proporzionalmente. Malthus e Marx, nell’elaborare le loro pessimistiche previsioni sul destino economico del capitalismo, non avevano tenuto conto degli effetti dell’evoluzione tecnologica dei processi produttivi. Nelle società europee, anzi, abbiamo assistito ad un fenomeno inverso rispetto a quello che prefiguravano loro: un proletariato che anziché piombare al di sotto del livello minimo di sostentamento (previsione maltusiana) si è in parte imborghesito ed è diventato proprietario di beni.

Ma voglio tornare su quanto dicevo prima circa l’inesistenza di ‘comunismo buono’. Il comunismo buono non può esistere perché il suo stesso concetto non può prescindere dall’esigenza di pianificare l’economia, ossia di dirigerla dall’alto, dal vertice di un potere economico-governativo. Un vertice ristretto di persone che si deve – per forza di cose, altrimenti non ci sarebbe pianificazione- fare interprete delle preferenze e delle esigenze di tutta la popolazione e deve organizzare i mezzi di produzione per soddisfare queste necessità. Insomma: in poche parole la pianificazione esige che ci siano persone che decidano per altre e tutto ciò, oltre che dar vita ad un sistema economico inefficiente (non si può prefissare a tavolino processi produttivi efficienti) è incompatibile con il concetto di libertà individuale. In un sistema comunista la gente è povera e rimane diseguale ed in più è pure oppressa da una società non libera. Se mi proponi dei correttivi in modo tale che non ci siano queste circostanze negative, allora non siamo più nel comunismo ma in una società di libero mercato!
Tiberio is offline  
Vecchio 24-09-2005, 01.48.55   #58
Tiberio
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P.S. Le popolazioni del terzo mondo potranno superare i loro terribili problemi quando nei loro sistemi economici attecchirà il libero mercato. Fino ad allora si introdurranno solo dei palliativi artificiosi ed illusori. I concetti che sono alla base del mercato 'equo e solidale' sono stupendi da un punto di vista etico, ma la loro efficacia, in termini economici, sarà nulla, proprio perché tende ad inserire nel mercato dei meccanismi artificiali: nel breve periodoo potranno anche alleviare alcune (limitatissime) situazioni,ma nel lungo periodo gli effetti negativi saranno molto maggiori. Fino ad adesso la storia economica ha dimostrato una sola cruda verità: ogni volta che si è cercato di alterare il mercato per finalità (anche encomiabili), gli effetti sono stati peggiori della situazione che si voleva eliminare. Bisogna mettere in grado il contadino cileno o il coltivatore del senegal di competere nel mercato al pari di tutti gli altri e non illuderli di poter produrre artificialmente con meccanismi equi e solidali. Il paternalismo, purtroppo, non può dare frutti!
Tiberio is offline  
Vecchio 26-09-2005, 21.54.46   #59
oizirbaf
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Citazione:
Messaggio originale inviato da Tiberio
... libero mercato!

caro Tiberio,

... a me interessa capire come LIBERARE 2/3 dell'umanita' dalla fame,
... a me interessa capire come lasciare alle future generazioni un pianeta ancora vivibile,
... a me interessa come risolvere il problema di un Occidente in cui il declino della forza lavoro andra' di pari passo anche con l'aumento del PIL.

... non Malthus o Marx, mi interessano OGGI ma Jeremy Rifkin, economista americano, "radical" ma non comunista o Domenico De Masi, sociologo EX-comunista: per favore almeno un'occhiata ai libri che cito nel post scriptum! Costano poco!)



... non ti piace il mio termine comunitarismo? ... e tu chiamalo Silvio!

I bambini con le pance gonfie li ho visti morire sotto i miei occhi: a loro è mancata anche la liberta', mooooooolto individuale, di vivere.

... il mio comunitarismo è utopia?

... e il tuo liberismo, in realta' sostenuto da potenti lobbies che commerciano con armamenti e scatenano guerre moooooolto competitive, cos'è?

Dare REGOLE al mercato e' antidemocratico?

Quando manifestavo in piazza contro l'impero sovietico, non ricordo di aver marciato assieme a molti liberisti (nemmeno l'ombra!!!): ricordo i ragazzi de "il Manifesto" e ... molti fascisti.

... forse i liberisti ... marciavano in silenzio, attorno ai loro salotti?

... o sono usciti solo dopo il crollo del muro?

p.s.

RIFLESSIONI PER UNA CIVILTA' GLOBALE DELL'ERA POSTINDUSTRIALE.

Come la societa' industriale non ha fatto a meno dei prodotti rurali ma pian piano ha ridotto ad una percentuale sempre piu' marginale i contadini attraverso l'introduzione di moderne tecnologie in agricoltura, allo stesso modo la societa' post-industriale non fa a meno dei prodotti industriali ma, attraverso l'informatizzazione e l'automazione, ridurra' sempre piu' il numero di occupati, prefigurando uno "sviluppo senza lavoro".
Il tempo libero dal lavoro occupera' uno spazio sempre piu' centrale nella vita umana: perche' non ripensare, dunque, tutto l'assetto sociale verso una valorizzazione remunerata di tutte le attivita' umane, dalla cura dei figli e dei propri anziani, allo studio, alla creativita' in ogni campo, alla ricerca e a tutto cio' che apporta maggior qualita' della vita?

Chi paghera' tutto questo? "Ecco chi paga: i cittadini che lavorano sempre di meno e le macchine che lavorano sempre di piu'. (...) chi ci guadagna, oltre al singolo, e' la scienza, l'arte, la societa' tutta intera e la qualita' della vita." [Domenico De Masi - Ozio creativo, p. 292,293 - BUR]
Ne "La fine del lavoro"(p. 356 - Oscar Mondadori), Jeremy Rifkin scrive: "Barry Jones, ex ministro della tecnologia in Australia, solleva la domanda che molti altri si stanno ponendo: se, come affermano tutti gli economisti, la riduzione drastica dell'orario di lavoro ha avuto un effetto positivo in entrambe le rivoluzioni industriali per temperare i fortissimi aumenti di produttivita' dovuti alla tecnologia, perche' non viene considerato altrettanto positivo, ridurre l'orario di lavoro in una misura atta a temperare gli effetti sulla produttivita' della rivoluzione dell'informatica e delle telecomunicazioni?"
Redistribuire la maggior ricchezza prodotta dalla tecnologia, frutto della mente umana, e' l'unica via saggiamente praticabile per esportare civilta' e benessere, evitando un futuro di infinite guerre "preventive".

"In un bel racconto di Borges, all'allievo che gli chiede se esiste il paradiso, il maestro Paracelso risponde dicendosi convinto che il paradiso esiste: ed e' questa nostra terra. Ma esiste anche l'inferno: e consiste nel non accorgersi che viviamo in un paradiso." [De Masi - op. cit. - p. 299]
oizirbaf is offline  
Vecchio 27-09-2005, 20.58.35   #60
Tiberio
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AHI AHI OIZIRBAF siamo alle solite! Criticare le tesi liberali è cosa arcilegittima, per carità: ma perché chi lo fa non resiste (quasi mai) alla tentazione di salire in cattedra e dare lezione di moralità agli altri? Scrivi che a te interessa capire come liberare 2/3 dell’umanità dalla fame (sottinteso = io me ne frego e a me interessa solo di come sto bene io). Tu hai visto i bambini con la pancia gonfia morire sotto i tuoi occhi. Ma perché, secondo te io di notte studio il modo migliore per farli morire prima, non è vero? Ma non ti viene il dubbio che potrei avere anch’io a cuore quelle sofferenze e quelle morti, ma che tuttavia sia convinto che i rimedi che proponi siano solo inutili e dannosi ed anzi peggiorerebbero la situazione? E poi: ma perché devi pensare che solo perché sono un liberale devo essere per forza a favore ‘di Silvio’ (cito le tue parole?). In un vero sistema liberale un Silvio Berlusconi: 1) non sarebbe mai diventato un centro di poteri economico-politici di tal fatta. 2) Non sarebbe mai diventato presidente del consiglio. 3) Sarebbe stato giudicato nei suoi processi in piena libertà e senza pressioni parlamentari e governative. Mi ‘dai da leggere’ dei libri sottintendendo (ma qui la mia è un’illazione, forse sono troppo maligno ) che il mio problema sia la mancata conoscenza di letture alternative. Be’, attualmente sto leggendo Impero / Il nuovo ordine della globalizzazione di Michael Hardt ed Antonio Negri che impostano il loro lavoro basandosi su una prospettiva marxista. E comunque in materia economica ho letto autori anche critici nei confronti del libero mercato, come Oskar Lange, Frank Hahn (Riflessioni sulla mano invisibile), Jànos Kornai (Un modello descrittivo del processo di pianificazione). Di questi ultimi ho spesso condiviso i giudizi negativi nei confronti della società economica occidentale. Il nostro è un sistema economico ingiusto, lontano mille anni-luce dalle condizioni ideali che garantirebbero la ‘concorrenza perfetta’, ovvero la condizione base per assicurare le pari opportunità per tutti gli attori economici; un sistema in cui la valutazione economica dei beni prescinde colpevolmente da valutazioni di tipo etico; che impone un darwinismo sociale che fa a pugni con ogni criterio di solidarietà; che spesso premia i comportamenti meno nobili dell’uomo. Il problema di questi Autori, però, è che quando passano dalla parte (giustamente) critica a quella propositiva, si fanno molto meno convincenti: e questo perché non ci sono delle alternative che siano concretamente realizzabili, ma solo buoni propositi. Anch’io – come te – non esiterei un attimo a barattare il nostro mondo, così pieno di contraddizioni ed ingiustizie, con una società più giusta. Ma il punto è che questa alternativa non esiste: volenti o nolenti ci dobbiamo tenere quel che passa il convento e, anzi, quel che ci passa lo dobbiamo anche proteggere, perché le varianti economiche tese a snaturare il libero mercato non farebbero che peggiorare – e di molto – la situazione. Purtroppo, le leggi economiche sono oggettive, non guardano in faccia a nessuno e non possono essere snaturate neanche in nome dell’obiettivo più nobile di questo mondo. Chi vuole farlo è come se un giorno si svegliasse e annunciasse: “Signori, per risolvere questo e quest’altro problema, dovremmo provare a modificare la legge di gravità”. La storia economica ci insegna una lezione che troppo spesso dimentichiamo: e cioè che ogni volta che il meccanismo di libero mercato è stato alterato, gli effetti sull’economia sono stati non solo negativi, ma addirittura disastrosi. E in quei paesi in cui ciò è successo le conseguenze di tali effetti negativi si sono protratti non per anni ma per intere generazioni! Diverso è il discorso teso ad introdurre delle correzioni nei confronti degli aspetti più deteriori del capitalismo: tali correzioni devono avvenire all’interno del mercato e non possono alterare il libero rapporto che lega prezzo, domanda e offerta.
Tiberio
P.S.
Ma perché non ci illustri tu – ovviamente per sommi capi – il contenuto di quei libri? Potrei fare lo stesso con le mie letture e potremmo scambiarci le nostre esperienze.
Tiberio is offline  

 



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