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Vecchio 11-05-2008, 15.30.32   #71
chlobbygarl
Lance Kilkenny
 
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Riferimento: L'Italia comunista? E quando mai!

Citazione:
Originalmente inviato da fealoro
Non estrapolare. Io ho detto che trovo sbagliato considerare i soviet come unica espressione del comunismo.
Lo stai dicendo adesso per la prima volta, nessuno fin qui ha parlato di soviet, che furono solo l'antipasto della vicenda storica che porterà al regime comunista, rivelatosi boccone ben più amaro per gli stessi operai che quell'antipasto avevano forgiato.Nessuno si sognerebbe di dire che la massima espressione del comunismo sono stati i soviet! dal momento che il regime che concretizzò il comunismo propriamente inteso fu ad essi del tutto successivo e degli stessi epico normalizzatore.

ma, di nuovo, nessuno stava parlando di cosa fosse o meno espressione del comunismo realizzato, tanto potrebbe apparire scontata la questione.Si stava parlando, a partire dall'articolo di adornato e dalla mia citazione di un brano di quello assieme alla interpretazione che tu ne davi, di anticomunismo in Italia, di una sua mancanza che sarà strutturale per la storia del PCI, non occasionale, non episodica, non accessoria.

essere anticomunisti, antisovietici, per il pci di allora, avrebbe costituito la scelta tra vivere e morire, almeno in quella veste, almeno con quel contenuto, ma si può dire anche, solo in quella veste, solo con quel contenuto.Nessuno cioè, avrebbe impedito ai dirigenti pci di secedere da sè stessi per seguire paesi ad ex come danimarca e svezia, o germania.Nessuno se non l'asservimento ideologico a quel sistema, a quei valori, a quei personaggi storici, che nel '45 con i 'soviet' non avevano evidentemente più nulla a che fare.

La storia del comunismo concretizzato, del socialismo reale, assume vulnus storico proprio nel momento in cui tradisce lo spirito anarchico e proletario dei soviet.Anticomunismo in Italia avrebbe significato ad ex. prendere atto subito di tale tradimento.
chlobbygarl is offline  
Vecchio 11-05-2008, 19.21.24   #72
VanLag
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Riferimento: L'Italia comunista? E quando mai!

Per gli interessati al tema del comunismo, a questo indirizzo:

c’è una dispensa intitolata DISPENSA DI STORIA CONTEMPORANEA del professor Prof. Sergio Caravita. Ad un certo punto c’è “La Russia dal Novecento ai giorni nostri” il tutto si esaurisce in una decina di pagine, (sulla settantina che compone la dispensa), ma può già dare un’idea dei fatti salienti. Io l’ho riletta per rinfrescare le mie offuscate conoscenza e credo proprio non sia di parte. Buona lettura a tutti.

Ah una nota.... Nella storia della russia il Prof. Caravita non mette nessuna bibliografia mentre da altre parti la bibliografia c'è.

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Vecchio 12-05-2008, 10.40.59   #73
chlobbygarl
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Riferimento: L'Italia comunista? E quando mai!

Citazione:
Originalmente inviato da VanLag
Per gli interessati al tema del comunismo, a questo indirizzo:

c’è una dispensa intitolata DISPENSA DI STORIA CONTEMPORANEA del professor Prof. Sergio Caravita. Ad un certo punto c’è “La Russia dal Novecento ai giorni nostri” il tutto si esaurisce in una decina di pagine, (sulla settantina che compone la dispensa), ma può già dare un’idea dei fatti salienti. Io l’ho riletta per rinfrescare le mie offuscate conoscenza e credo proprio non sia di parte. Buona lettura a tutti.

Ah una nota.... Nella storia della russia il Prof. Caravita non mette nessuna bibliografia mentre da altre parti la bibliografia c'è.

"La piena assunzione del potere da parte di Stalin si ha nel 1929, quando viene acclamato “il più eminente teorico del leninismo” e un genio dalle “immense capacità”. Tuttavia fino alla metà degli anni trenta egli fu l’espressione di un gruppo dirigente e il suo potere fu assoluto. Possiamo notare i termini del suo dominio assoluto da alcuni punti introdotti:

L’assenteismo, l’alcolismo e la criminalità furono duramente combattute e vennero reintrodotte la differenziazione dei salari, i premi e i privilegi per favorire uno spirito di emulazione socialista.

Il dissenso fu ritenuto come una deviazione dalla retta via; il termine “deviazionista” divenne sinonimo di traditore,nemico del popolo e fu la causa di molti esili o umilianti autocritiche da parte di coloro che venivano accusati di questo reato.

Nel 1934 il XVII congresso del partito non fu pienamente d’accordo alla “superindustrializzazione” voluta da Stalin, preferendone una più moderata. Il fatto fu accolto come un complotto e Stalin sferrò un duro attacco alla burocrazia epose fine all’organizzazione amministrativa da lui stesso creata. Lo stesso partito aveva ormai perso ogni potere e il dominio di Stalin si fondò sempre più su un rapporto diretto con la polizia politica che esercitatva sull’amministrazione statale e sul partito un controllo praticamente illimitato.

Tra gli anni ’36 e ’38 un arrestato su dieci subiva la pena capitale, molti venivano costretti al suicidio, ma la maggior parte fu portata in campi di lavoro forzato, i gulag, dove si unì a migliaia di contadini “dekulakizzati”. Si teorizza che alla fine degli anni trenta c’erano tra i 3,5 e i 10 milioni di persone all’interno dei gulag.
"


Questo il paragrafo su stalin e i suoi crimini presente nella pagina che hai linkato: non dice cosa fossero i gulag, nè quante persone vi morirono, in compenso si sofferma a parlare della 'nep' la nuova politica economica uscita dal cilindro del congresso del '21 !

Il modello di società ideale, idealizzato dai socialisti e dai comunisti sembrava essersi realizzato nell’Urss. I tratti distintivi di questo sistema economico furono la naziolizzazione dei mezzi di produzione, la tendenziale eliminazione della proprietà, la pianificazione centralizzata della produzione e un incremento della produttività. La struttura della società fu caratterizzata dalla presenza di un’unico partito di massa e dalla sua stretta simbiosi con lo stato. Ne seguì una stratificazione sociale assai semplificata: masse operaie e contadine, alle quali lo stato impose una regolamentazione del lavoro del tempo libero; tecnici e buracrati; un vertice ristretto con ampia discrezionalità nelle scielte politiche.

la descrizione, ancora surreale, della società sovietica sotto lo stalinismo, la configurazione di quel modello di società ideale dipinto dai comunisti italiani come pienamente realizzato in URSS, appare e ritorna qui in tutta la sua centralità retorica e mistificatoria.Dire che questa lettura storica è di parte sembra pertanto eufemistico, tanto la medesima appare omissiva e grottesca per semplificazioni e distorsioni.
chlobbygarl is offline  
Vecchio 12-05-2008, 11.02.55   #74
chlobbygarl
Lance Kilkenny
 
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Riferimento: L'Italia comunista? E quando mai!

Sempre dal link postato da Vanlag, che davvero ringrazio, riporto il peraltro doveroso paragrafo sulle atrocità del nazismo.

La sproporzione osservabile rispetto all'omologo postato in precedenza sullo stalinismo risulta imbarazzante, da una parte il sacrosanto dettaglio sulla filosofia nazista e sui sistemi adottati per attuarla, dall'altra non una sola associazione tra i termini gulag, non spiegato, e il termine morte, nulla sulla filosofia staliniana di eradicazione fisica degli oppositori e dissenzienti, reali e potenziali, uccisi o fatti morire a milioni.

La trattazione proposta nel link per-tanto, paradossalmente candida e inconsapevole di sè agli occhi dell'autore e nella buona fede di chi la cita come imparziale, è assolutamente programmatica del modo in cui si è insegnata la Storia in Italia e di come sia possibile ancora divulgarla.





Il nuovo ordine razziale e il ruolo della scienza


Uno dei pilastri dell'ideologia nazista poggiava sul principio razziale: chiunque non faceva parte, per motivi di sangue, della comunità popolare (Volksgmeinschaft) doveva essere innanzi tutto espulso dalla società ed eventualmente eliminato. Questo principio si trova espresso chiaramente nel programma del partito del 1919 ed è più volte ribadito da Hitler nel Mein Kampf, specificatamente nel capitolo Popolo e razza, così come nei suoi discorsi. La sola razza ariana faceva a buon diritto parte della comunità popolare, gli altri erano esclusi. Chi erano questi esclusi? Innanzi tutto gli ebrei, che in modo sistematico dal 1935 in poi divennero oggetto di una campagna d'odio e di intimidazione che in un primo tempo li privò dei diritti civili e politici, in seguito li costrinse ad emigrare ed infine li condannò ad una eliminazione totale. Ma accanto agli ebrei ci furono altre categorie che furono sistematicamente perseguitate dal regime nazista: gli asociali, i malati di mente, i bambini con difetti fisici o mentali, gli omosessuali, gli zingari. Tutte queste categorie furono dapprima bollate come categorie di persone inutili per la società ed infine eliminate. Con lo scoppio della guerra, molte altre categorie rientrarono in quelle che dovevano essere eliminate o che dovevano svolgere compiti meramente esecutivi lasciando alla razza ariana il compito di guidare il mondo. Per la mentalità razzistica nazista tutti i popoli slavi dovevano essere considerati subumani e dovevano di conseguenza essere nutriti e vestiti, ricevere pochissima educazione perché nel nuovo ordine mondiale delineato dal nazismo, questi popoli avrebbero dovuto solo svolgere lavori manuali. In quest'ottica si comprende perché la guerra scatenata ad Est abbi assunto subito fin dall'inizio le proporzioni di una immane guerra di annientamento: al nemico, soprattutto ai soldati sovietici, non fu riconosciuto lo status di prigionieri di guerra e furono annientati a milioni. Ma non conobbero sorte molto migliore neppure i polacchi. Doppiamente colpevoli erano agli occhi dei nazisti gli ebrei sovietici: in loro finivano per assommarsi due qualità ugualmente invise ai nazisti: quella di essere ebrei e comunisti, colpevoli quindi di aver propagato nel mondo quello che il nazismo, sulla scorta di una pubblicistica propagandistica, definiva il complotto giudaico-bolscevico. E date queste premesse gli ebrei sovietici furono sterminati a milioni: si calcola che quasi la metà degli ebrei periti nella shoah,siano stati cittadini ebrei sovietici. Queste popolazioni di sub-umani, se Hitler avesse vinto la guerra, sarebbero stati oggetto di giganteschi piani di reinsediamento di popolazioni: i nazisti avevano infatti in mente di spingerle sempre più ad Est, mentre nei territori liberati da costoro avrebbero dovuto insediarsi i cittadini tedeschi. [9]

[...]

Questa concezione razzistica del mondo assunse caratteristiche ancora più evidenti nel corso della guerra, quando ai prigionieri politici e agli ebrei si aggiunsero nei campi di sterminio nazisti anche i migliaia di lavoratori coatti razziati in tutta Europa per lavorare nelle industrie tedesche. Il pensiero razzista nazista non nasce dal nulla, ma affonda le sue radici nelle convinzioni razziste che prendono corpo e si diffondono alla fine dell'Ottocento e trovano la loro più compiuta espressione alla fine di quel secolo. D'altro canto si tenga presente che le teorie razzistiche servirono ai paesi europei, in primis alla Francia e all'Inghilterra, impegnate nel corso dell'Ottocento in colossale progetto di espansionismo coloniale ai danni dell'Asia e dell'Africa e naturalmente le teorie che dividevano il mondo in razze destinate a comandare e a razze destinate invece ad ubbidire erano estremamente utili e ponevano le coscienze al riparo da qualsiasi tipo di rimorso etico.

Uno dei primi studiosi a dar corpo ad una teoria razzistica è stato nell'Ottocento Joseph Arthur de Gobineau che nel suo studio Sulla ineguaglianza delle razze umane affermava che tutte le maggiori culture della storia umana erano state il prodotto degli ariani e che le società decadevano quando gli ariani si mescolavano con le razze inferiori. In seguito apparvero gli studi di Darwin, il quale non era di per sé razzista, ma le sue teorie evoluzionistiche vennero largamente fraintese e utilizzate per dar corpo alle teorie razzistiche. Chi soprattutto travisò in questa prospettiva le teorie darwiniste fu suo cugino Francis Galton, il quale nel 1883 coniò il termine eugenetica: per migliorare la salute della razza umana era necessario applicare una selezione artificiale: solo genitori considerati idonei dovevano procreare.

Tali idee si diffusero rapidamente anche negli Stati Uniti, dove nel corso del primo Novecento fu applicata la sterilizzazione coatta a più di 50.000 persone, soprattutto individui giudicati affetti da debolezza mentale.

In Germania le teorie razzistiche si diffusero grazie allo zoologo Ernest Haechel. Anche questo studioso era convinto che ci fossero razze più intelligenti e dotate di altre e pensava che per favorire lo sviluppo di quest'ultime fosse necessario ricorrere ad una selezione artificiale, sul modello di quel che accadeva nella Sparta antica. In uno studio pubblicato nel 1904, L'enigma della vita, afferma:

"Che vantaggio trae l'umanità dalle migliaia di disgraziati che ogni anno vengono al mondo, dai sordi, e dai muti, dagli idioti e dagli affetti da malattie ereditarie incurabili, tenuti in vita artificialmente fino a raggiungere l'età adulta?….. Quale immenso grumo di sofferenza e dolore tale squallore comporta per gli stessi sfortunati malati, quale incalcolabile somma di preoccupazione e dolore per le loro famiglie , quale perdita in termini di risorse private e costi per lo Stato a scapito dei sani! Quante sofferenze e quante di queste perdite potrebbero venire evitate se si decidesse finalmente di liberrare i totalmente incurabili dalle loro indescrivibili sofferenze con una dose di morfina". [10]

Le idee di Haechel si diffusero anche in ambienti medici, come dimostra il caso del dottor Wilhem Schallmeyer, secondo il quale lo Stato doveva assicurare l'idoneità biologica dei propri cittadini per migliorare i caratteri razziali, i cittadini considerati non idonei dovevano essere messi nell'impossibilità di procreare.


Quando poi il nazismo prese il potere fu varato nel 1939 il progetto Eutanasia a cui parteciparono medici e infermieri che inflissero la morte a migliaia di cittadini tedeschi colpevoli di essere "diversi" e per questo destinati a non trovare posto in una società forgiata sul principio della superiorità della razza ariana. Furono molti i medici, anche di una certa fama che diedero impulso e giustificarono quella che nel gergo mistificatorio del Terzo Reich venne chiamata azione T4 .[11] Tra questi si può ricordare il professor Kranz, direttore dell'ufficio per la politica razziale del partito nazionalsocialista, il Prof. Carl Schneider, psichiatra, il Prof. Ploetz, luminare dell'eugenetica nazionalsocialista. Particolarmente terribile fu l'eutanasia praticata sui bambini, che non si fermò, almeno nella sua forma più virulenta, per intervento delle Chiese, come quella praticata sugli adulti: i bambini continuarono ad essere uccisi per inedia o per iniezioni letali di luminal fino al maggio 1945. [12]

[...]
Nel Mein Kampf, come pure nell'altro testo chiave del razzismo e dell’antisemitismo nazista, scritto da Alfred Rosemberg, Il mito del XX secolo, si trovano espressi con chiarezza i termini della questione: gli ebrei sono razzialmente inferiori, sono parassiti e come tali devono essere eliminati dalla società tedesca. Questi principi non restarono teorici ma trovarono una loro concreta applicazione nella soluzione finale del popolo ebraico, ossia l'eliminazione prima mediante la ghettizzazione, poi fucilazioni di massa e infine mediante il gas di circa dei milioni di ebrei, arrestati e deportati da tutti i paesi d'Europa.
La trasformazione dell'Europa in un immenso campo di concentramento è uno degli aspetti più terribili del nazismo: lo sfruttamento, la morte per malattia, per sfinimento, per inedia, per le punizioni divenne la tragica realtà per quanti passarono per i campi nazisti. Nei campi le SS applicarono quegli stessi principi razziali su cui era stata modellata la società tedesca: tra i paria dei campi c'erano gli ebrei, poi gli slavi e così via, naturalmente i tedeschi erano al vertice, sebbene reclusi o per reati politici o perché delinquenti comuni. Naturalmente però un tedesco recluso perché omosessuale era inferiore ad un tedesco con il triangolo rosso…. In questo modo i tedeschi crearono un regno della morte estremamente raffinato: era difficile che si sviluppasse una solidarietà tra i detenuti, ma finiva per regnare l'istinto della sopravvivenza, in un mondo che aveva perso qualsiasi aspetto di umanità.
chlobbygarl is offline  
Vecchio 12-05-2008, 12.00.55   #75
Emanuelevero
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Comunismo, la verità

Vedo che del comunismo si cerca la giustificazione nell'altro
visto che ormai non si riesce più a trovalra in sè...
allora e bene provvedere con un po' di sana informazione.



Stalin fu l'artefice dell'ascesa al potere di Hitler.

Il PC tedesco era un'emazione della III Internazionale Comunista
il cui Cominter era dominato da Stalin.

Fu lui a vietare le alleanze del PC tedesco con socialdemocratici
e liberali che avrebbero salvato la germania dal nazismo
perchè Hitler non ebbe mai la maggioranza assoluta dei voti.

Quindi meditate a fondo sulla vergogna immane
del peggior uomo che sia mai esistito, Stalin il mostro comunista,
il prodotto del materialismo e meditate sulla qualità morale
di questa ideologia

http://it.wikipedia.org/wiki/Adolf_Hitler

Il Partito Comunista Tedesco, vincolato da Mosca, ebbe larga parte delle responsabilità nell'ascesa al potere di Hitler. Fin dal 1929, Stalin aveva spinto il Comintern ad adottare una politica di estremo settarismo verso tutti gli altri partiti di sinistra; i socialdemocratici erano trattati come "social-fascisti" e nessuna alleanza doveva essere stretta con loro. Questo serviva ai fini politici interni di Stalin, ma ebbe conseguenze opposte in Germania. Il Partito Comunista, non solo fallì nell'opporsi ai nazisti in alleanza con i socialdemocratici, ma cooperò tatticamente con i primi (soprattutto in occasione dello sciopero dei trasporti pubblici berlinesi del 1932). Furono presto costretti a capire l'errore di questa politica.

http://it.wikipedia.org/wiki/Comintern

Il Comintern fu fin dall'inizio egemonizzato dal Partito Comunista Russo, come dimostra il fatto che la direzione dell'Internazionale fu affidata a un comitato esecutivo permanente, con sede a Mosca. Fu quindi caratterizzato dal rifiuto del parlamentarismo e del riformismo socialdemocratico .
Emanuelevero is offline  
Vecchio 12-05-2008, 12.02.11   #76
Emanuelevero
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Comunismo, la verità

DAI LORO FRUTTI LI POTRETE RICONOSCERE (MT. 7.20)

200 milioni di morti.

Uno sterminio ciclopico di cui non si sa quasi nulla grazie alla cortina fumogena dell'editoria di sinistra.
Ne valeva la pena c'è da chiedersi.

La promessa del paradiso ha prodotto un ecatombe di fronte alla quale ogni sinistro dovrebbe vergognarsi e chiedere in ginocchio scusa alla comunità.

Il simbolo della falce e martello equivalente della vastica e assai peggiore
come macelleria ed è ancora presente in Italia. Speriamo si arrivi presto al
reato di apologia del comunismo ma ci vorrà ancora del tempo, purtroppo.
Il comunismo è stato peggio solo perchè ha governato più a lungo e in molti
paesi del mondo sia chiaro!
L'orrore del nazismo per me resta insuperato per molti motivi.
Tuttavia il comunismo è stato una macchina di morte efficientissima.

Ma il peggio del marxismo non sono i morti. Sono i vivi!
Le persone che credono a quell'ideologia che oggi è mistificata sotto altre forme diventano schiavi, perdono l'anima, l'indipendenza intellettuale.
I morti viventi sono altre centinaia di milioni quindi.


Oltre 200 milioni di vittime
Questo il tragico bilancio del Comunismo realizzato.
L'ateismo marxista ha combattuto Dio e ucciso l'uomo.

di Eugenio Corti
"Dai loro frutti li potrete riconoscere" (Mt 7,20). La verità di questa massima evangelica, sempre attuale, ci porta a formulare un giudizio di severa condanna del Comunismo.
La considerazione dei frutti, o, perlomeno, dato lo spazio limitato di un articolo, del più tragico di questi: l'altissimo numero di vittime che il comunismo ha provocato ovunque si è instaurato, obbliga ogni spirito libero a condannare nei termini più rigorosi una ideologia che, anzichè difendere le classi umili, ha finito con il far pagare, a prezzo della loro vita, proprio a milioni di poveri e di innocenti la follia di un progetto diabolico che pretendeva di costruire una società senza Dio.
Basti ricordare, per fare un primo esempio, la lotta guidata da Stalin ai contadini piccoli proprietari che comportò nel 1929 e 1930 la deportazione-sterminio di 10 milioni di kulaki, più di 5 milioni di subkulaki, cui seguirono 6 milioni di morti di fame nella conseguente carestia 'artificiale' del 1931-32 (con molti casi di cannibalismo). In questa lotta vennero dunque sacrificate complessivamente 21 milioni di persone.
Quante furono in totale le vittime in Unione Sovietica? Stando a quanto afferma il professore di statistica Kurganov, tra il 1917 e il 1959, cioè nei primi 42 anni di dominio comunista, le perdite umane dovute alle deportazioni nei campi di sterminio, alle condanne ai lavori forzati, alle fucilazioni di massa o alle carestie provocate dall'arresto e dalla deportazione di milioni di contadini furono più di 60 milioni. A confermare questo numero spaventosamente elevato di vittime, superiore di oltre dieci volte al numero degli Ebrei perito a causa dell'0locausto, va ricordato che il 28 ottobre 1994, in un discorso al Parlamento russo (Duma), Solgenitsin ha affermato che i morti dovuti al comunismo furono 60 milioni: nessuno, sia in Parlamento che fuori, ha sollevato obiezioni.
Per quanto concerne il numero delle vittima provocate dal Comunismo cinese, disponiamo di informazioni meno dettagliate, e di gran lunga meno documentate che per la Russia. Tuttavia, un calcolo molto vicino alla realtà è possibile. Anzitutto, per il decennio che va dal 1949 (anno della vittoria dei comunisti e della proclamazione della repubblica popolare) al 1958 riportiamo ciò che scrive l'ex ambasciatore d'Italia a Mosca Luca Pietromarchi: "In Cina... il comunismo ha causato la perdita, dal 1949 al 1958, di cinquanta milioni di vite umane... Inoltre 30 milioni di contadini furono inviati in campo di concentramento".
Dopo di queste. negli anni del "Grande balzo in avanti" (1958-1960) e subito successivi, si ebbero le perdite più terrificanti, dovute alla carestia artificiale prodotta dall'espropriazione dei contadini. Secondo il famoso sinologo Lazlo Ladany (che fu per decenni redattore a Hong Kong del notiziario China News Analisys, da cui attingevano materia prima praticamente tutti i giornali occidentali) i morti di fame tra il '59 e il '62 sarebbero stati 50 milioni. Durante questi stessi anni e in quelli successivi fino al 1966 (anno d'inizio della 'Grande rivoluzione culturale'), si ebbe inoltre lo stillicidio sistematico delle vittime dei 'campi di rieducazione attraverso il lavoro'.
Secondo R.L. Walker ed altri sinologhi, il numero dei deportati oscillava allora tra i 18 e i 20 milioni; il che - volendo supporre, con ottimismo, una mortalità nei lager cinesi analoga a quella sovietica, cioè del 7-8% annua - comporterebbe un milione e mezzo circa di morti all'anno, dunque una dozzina di milioni per il periodo 1958-1965.
L'unico studio sistematico a nostra conoscenza, relativo all'intera prima fase che va dal 1949 al 1965, è quello effettuato da Richard L. Walker per conto del Senato americano: studio che da - ripartendole per categorie - da un minimo di 34.300.000 a un massimo di 63.784.000 vittime, a seconda delle fonti. Vi mancano, però, quasi del tutto, i dati relativi alle vittime del 'Grande balzo in avanti'.
Nel periodo successivo, cioè negli anni dal 1966 (inizio rivoluzione culturale), al '76 (morte di Mao), si ebbero appunto le vittime prodotte dalla rivoluzione culturale, che ammontano certamente a diverse decine di milioni.
Un quadro fondato scientificamente del numero complessivo delle vittime fatte dal comunismo in Cina potrebbe essere suggerito dallo studio statistico di Paul Paillat e Alfred Sauvy, pubblicato nel 1974 sull'autorevole rivista parigina Population (n. 3, pag. 535). Da esso emerge che la popolazione cinese era in quell'anno inferiore di circa 150 milioni di persone a quella che avrebbe dovuto essere statisticamente, cioè in base al suo tasso di crescita pur calcolato in modo prudenziale.
In Cambogia, nel triennio 1975-1978, la percentuale di vittime innocenti da parte del Comunismo raggiunse una proporzione mai conosciuta prima nella storia dell'intera umanità. I capi comunisti Khmer il giorno stesso della presa del potere hanno deportato oltre metà della popolazione del loro sventurato Paese. Aggiungendosi la gente già da essi deportata in precedenza nelle zone in loro possesso, si arriva a circa l'80% della popolazione: in tal modo praticamente tutta la Cambogia venne trasformata in un enorme lager.
Contemporaneamente alta deportazione, i capi Khmer diedero inizio all'eliminazione fisica di tutte 1e persone in qualche modo 'contaminate' dal capitalismo (cioè, in Cambogia, dal colonialismo), procedendo all'annientamento degli ex detentori del potere, ex detentori dell'avere ed ex detentori del sapere.
Complessivamente le vittime furono, in circa tre anni, vicine ai 3 milioni, su 7 milioni di abitanti che annoverava il Paese al momento della vittoria comunista (nell'aprile 1975): furono dunque superiori a un terzo dell'intera popolazione. L'obiettivo al riguardo dei capi-ideologi Khmer era contenuto in una terrificante circolare da loro distribuita alle autorità provinciali già nel febbraio del '76, che venne portata in Thailandia da un capo Khmer profugo: "Per costruire la Cambogia nuova un milione di uomini è sufficiente". Nel frattempo tutti i compiti di qualche importanza nella società venivano, per quanto possibile, affidati a bambini e ragazzi 'non contaminati dal capitalismo' a motivo della loro età.
Negli altri paesi in cui i comunisti hanno preso il potere si ebbero (secondo il recente calcolo minimale di S. Courtois, ll libro nero del comunismo): in Corea del Nord 2 milioni di vittime, in Vietnam 1 milione, nell'Europa dell'Est 1 milione, in Africa 1.700.000, in Afganistan 1.500.000. Ma finche non emergeranno notizie che possano fondatamente modificare la terribile contabilità dei massacri, si deve rimanere fermi sul totale di 215-220 milioni di vittime circa.
Oggi in Italia un così sterminato massacro, di gran lunga il maggiore nella storia dell'umanità, e come se non ci fosse mai stato: ben pochi si sono curati di appurare la verità al riguardo.



http://www.culturanuova.net/storia/t...arneficina.php
Emanuelevero is offline  
Vecchio 12-05-2008, 12.05.12   #77
Emanuelevero
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Comunismo, la verità

Nel gennaio 1943 il dirigente comunista Vincenzo Bianco scriveva a Togliatti chiedendogli di intercedere presso le autorità sovietiche per evitare la morte dei prigionieri italiani in Russia. Togliatti rispose che "la nostra posizione di principio rispetto agli eserciti che hanno invaso l'Unione Sovietica è stata definita da Stalin, e non vi è più niente da dire. Nella pratica, però, se un buon numero di prigionieri morirà, in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente niente da ridire. Il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini, e soprattutto la spedizione contro la Russia, si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, e il più efficace degli antidoti. .. T'ho già detto: io non sostengo affatto che i prigionieri di guerra si debbano sopprimere, tanto più che possiamo servircene per ottenere certi risultati in un altro modo, ma nelle durezze oggettive che possono provocare la fine di molti di loro, non riesco a vedere altro che la concreta espressione di quella giustizia che il vecchio Hegel diceva essere immanente in tutta la storia."

PER TOGLIATTI I POVERI SOLDATI ITALIANI IN RUSSIA
E LE LORO POVERE FAMIGLIE DOVEVANO AVERE LA LORO RICOMPENSA DALLA STORIA...


ANCORA:
nella sua biografia scritta da Marcella e Maurizio Ferrara si può leggere questa sua dichiarazione: Ho avuto la fortuna di essere stato partecipe, di essermi trovato al centro di un lavoro di eccezionale importanza sotto la guida diretta di Stalin...

ALCUNI CENNI BIOGRAFICI SULLE VALOROSE IMPRESE DI TOGLIATI, PERSECUTORE DI ANARCHICI:

Dal luglio del 1937 fu presente in Spagna quale rappresentante del Comintern mentre nella repubblica spagnola avvenivano episodi di annientamento politico e fisico degli anarchici della Catalogna,operazione da lui diretta.
SICARIO DI STALIN...Tornato in Russia ebbe tra l'altro l'incarico da Stalin di eliminare tutti i membri del Partito Comunista Polacco residenti in Unione Sovietica. E' stata ritrovata abbondante documentazione negli archivi sovietici di tale attività che portò al totale anninetamento del partito polacco.

ANCORA:

"A partire dalla denuncia fatta nell' ottobre 1986 dall' illustre storico magiaro-francese François Fejto, sono venuti alla luce quei documenti, prima non pubblicati, che comprovano oggettivamente sia l'accusa che egli abbia sollecitato l' intervento armato sovietico contro la rivoluzione ungherese"

ANCORA:
Significativo è anche il rapporto con Tito e la gestione della questione triestina:
Tra il 1945 ed il 1948 il PCI esalta Tito, che definisce il nuovo Garibaldi, e solidarizza con lui fino ad appoggiare le sue pretese sulla Venezia Giulia. Il 7 novembre 1946 Palmiro Togliatti va a Belgrado e rilascia a L'Unità la seguente dichiarazione: Desideravo da tempo recarmi dal Maresciallo Tito per esprimergli la nostra schietta e profonda ammirazione...
(da Wikipedia).

TITO CHE AVEVA FATTO LA PULIZIA ETNICA CONTRO GLI ITALIANI ERA UN EROE PER TOGLIATTI.

Togliatti non fu un moderatore e un pacificatore ma un esecutore scrupoloso
della volontà di Stalin del quale fu collaboratore fedele per 15 anni prima di
tornare in Italia. Fu Stalin a decidere una politica moderata con l'Italia data
la presenza americana massiccia in Italia.
E' obiettivo perciò ritenere che Togliatti avrebbe causato la guerra civile
e favorito la persecuzione stalinista in Italia se solo il dittatore sovietico
l'avesse voluto.
Emanuelevero is offline  
Vecchio 12-05-2008, 12.09.33   #78
Emanuelevero
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Comunismo, la verità

Non tutti sanno che il voto alle donne è stato sempre osteggiato
dalla sinistra storica.
Ovviamente col governo post-bellico non poteva non essere introdotto,
eravamo ormai nel 1948.


Il voto femminile fu una conquista della politica cattolica cominciata
con Don Sturzo.
All'inizio la sinistra era scettica con Turati ma la sua amante anarchica
gli fece cambiare idea. La destra invece era da sempre favorevole.

All'origine dello scetticismo della sinistra c'era l'opposizione al voto
femminile della politica risorgimentale, che temeva che il voto delle donne favorisse il voto cattolico di centro.


Un curiosità Mussolini aveva iniziato a introdurre il voto amministrativo per le donne prima di revocare le libertà a tutti a causa dei tre attentati
che subì nel giro di un anno.

Spero che molti apriano gli occhi su come la donna è stata considerata
oggetto e non valore.



Da EMILIA SAROGNI

L’emancipazione femminile in Italia*




Altri grandi personaggi della storia italiana, come Depretis, Zanardelli, Giolitti, Nitti, a favore del diritto di voto, almeno amministrativo, delle donne, quando erano lontano dal potere, lo avversavano assurti ai vertici del Paese. Depretis nel suo programma di Stradella, enunciato nell’ottobre 1875, aveva promesso il suffragio universale, anche femminile. Promessa dimenticata quando portò per la prima volta la Sinistra storica al Governo nel 1876. Giolitti, che condusse tutti gli uomini italiani al suffragio universale nel 1913, anche gli analfabeti al compimento dei trent’anni, si pronunciò alla Camera contro il voto amministrativo e politico delle donne, con la frase, divenuta storica, che configurava il voto dei sei milioni di donne italiane come un salto nel buio. Nitti, che pure si era detto apertamente a favore del suffragio femminile, nell’ultimo dibattito sul tema prima del Fascismo, del 23 marzo 1920, rimandò l’attribuzione dei diritti politici delle donne, già approvata dalla Camera dei Deputati nella seduta del 19 settembre 1919, con 174 voti a favore e 55 contrari, sostenendo che non vi era il tempo di predisporre le liste per le elezioni amministrative, previste per l’estate. Modigliani, il fratello del pittore, protestò osservando che i tedeschi avevano preparato le liste elettorali femminili in sole due settimane e

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ricordò al Presidente del Consiglio Nitti, che rinviava questo fondamentale traguardo democratico del nostro Paese, come ormai su questo tema si fosse ottenuto l’assenso della maggior parte delle forze politiche. Don Sturzo aveva inserito il diritto di voto delle donne nel programma del Partito Popolare appena costituito, i socialisti lo avevano accettato al Congresso di Ancona del 1914 per l’opera coraggiosa di Anna Kuliscioff, che ebbe il coraggio di polemizzare nel 1910, sulle pagine di Critica Sociale, con Filippo Turati, suo compagno di pensiero e di vita. I repubblicani erano a favore e anche uomini della destra, come Gasparotto, presentatore* di un disegno di legge in proposito.

******Il voto delle donne venne rinviato. Le donne non votarono il Fascismo. Ottennero da Mussolini il voto amministrativo per categorie, da cui erano escluse le analfabete e le prostitute, con la legge 22 novembre 1925, n. 2125. L’anno dopo però lo perdevano tutti i cittadini italiani, quando venne istituito il regime dei podestà.

******Perché gli uomini del nostro Risorgimento furono così tenaci nel negare alle donne i diritti politici? Le obiezioni erano che la donna non faceva il servizio militare, ma già la Mozzoni aveva risposto che in cambio sostenevano i compiti non certo meno importanti della maternità; che non si interessavano ai propri diritti, affermazione infondata se ci si inoltra nella ricca e vitale esperienza dell’associazionismo femminile italiano; si poneva l’accento sulla missione della donna esclusivamente all’interno della famiglia; alcuni positivisti portavano addirittura avanti l’argomento pseudo-scientifico della minore capienza cerebrale della donna, dimenticando che l’intelligenza è misurata dalla corteccia, come ben dimostra il caso dell’Homo di Neanderthal, che possedeva un cervello più grande dell’uomo moderno, ma minore corteccia cerebrale e venne spazzato completamente via quando quest’ultimo arrivò in Europa. La ragione vera era invece di natura politica: gli uomini del Risorgimento italiano, che si erano scontrati con la Chiesa di Roma, temevano che i voti delle donne andassero a rappresentanti cattolici.E’ probabile che le donne, più moderate, avrebbero votato per quello che oggi si chiamerebbe il centro, ma in questo modo lo scontro tra i due opposti estremismi, fascista e marxista, sarebbe stato meno drammatico per il nostro Paese.
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* http://64.233.169.104/search?q=cache...&cd=1 4&gl=it
Emanuelevero is offline  
Vecchio 12-05-2008, 22.04.51   #79
VanLag
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Originalmente inviato da Emanuelevero
DAI LORO FRUTTI LI POTRETE RICONOSCERE (MT. 7.20)

Mi piace perché quando i crimini li fanno i cristiani dici che - la violenza è la levatrice della storia - quando li fanno i comunisti dici che - DAI LORO FRUTTI LI POTRETE RICONOSCERE –

Magari datti un’occhiata a questi siti così riconosciamo dai loro frutti anche i cristiani.

http://www.maat.it/livello2/editti-teodosio.htm

http://www.fisicamente.net/index-771.htm

http://fanaios.tripod.com/hellenism/storiedamore.htm

Sui 200 milioni di morti, o 230 come avevi precedentemente scritto, visto che insisti nel dichiarare quel dato, sarebbe interessante capire da dove nasce. Cioè quali sono i documenti storici dai quali è stato estrapolato quel dato. Archivi segreti conservati dalla polizia di Stalin o dalla polizia di Pol Pot? Studi di eminenti storici accreditati di quel periodo magari viventi nei paesi in questione?

Capisci che un’espressione di quella portata senza la citazione delle fonti non regge più nemmeno in un post di un forum su internet. Con la stessa faciloneria io potrei rammentare i 120 milioni di indiani pellerossa che i nostri nonni hanno sterminato nella conquista del nuovo mondo.

VanLag is offline  
Vecchio 12-05-2008, 22.22.01   #80
VanLag
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Originalmente inviato da chlobbygarl
Questo il paragrafo su stalin e i suoi crimini presente nella pagina che hai linkato: non dice cosa fossero i gulag, nè quante persone vi morirono, in compenso si sofferma a parlare della 'nep' la nuova politica economica uscita dal cilindro del congresso del '21 !

Credo che nessuno storico serio si avventuri a dare i numeri sull’entità numerica dei dissidenti o avversari politici, morti durante lo stalinismo. Anche il relatore di quella dispensa è costretto a dire si “teorizza” che alla fine degli anni trenta c’erano tra i 3,5 e i 10 milioni di persone all’interno dei gulag.

Infatti, mentre il nazismo documentava, in maniera quasi contabile, (da ragioniere), ogni evento del reich, mi sembra, (ma potrei sbagliare, aspettiamo Emanuelevero), comunque mi sembra, che non esistano registrazioni sugli accadimenti interni nell’URSS durante quei tempi. La vastità stessa del territorio fa pensare ad uno scollamento informativo tra le varie aree del paese e ben difficile sarà arrivare ad una definizione reale di quanto successe.

VanLag is offline  

 



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