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Vecchio 14-10-2007, 10.48.04   #41
cielosereno52
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Data registrazione: 21-05-2006
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Riferimento: Perché non ci vogliamo bene?

Ma se competizione e conflitto, fatica e dolore fossero solo ombre che io proietto sul mondo?




Condivido.. sapendo di condividere con altre persone sentimenti ambivalenti.. che generano malesseri.. mi proietto un poco come singola cellula che condivide il malessere del corpo cui appartiene.

Probabilmente il nostro grande corpo è malato..quella spiritualità che muove
il cielo e le stelle..chiamandolo questo corpo Dio..Amore.. o altro..è in sofferenza.. e noi percepiamo sottillmente ciò.

Spero che..quando arriva la consapevolezza della malattia..arrivi anche la possibilità di guarigione..
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Vecchio 14-10-2007, 16.44.45   #42
emmeci
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Riferimento: Perché non ci vogliamo bene?

Sì, forse quello che descrivi con così belle espressioni potrebbe rappresentare l’ideale di una società, se non fosse per quella parola AMORE! con punto esclamativo, che distrugge quel grano di verità che riscontravo nella parola ironia della tredicesima riga. Sì, la salvezza dall’incanto di ogni parabola, di ogni racconto fiabesco o semplicemente ottimistico, se non dalla stessa voce della donna o dell’uomo, è l’ironia.
Sai perché sono così diffidente di quella parola? Potrei dirti, da "intellettuale": perché ho letto le tragedie di Eschilo – no, non solo, ma anche quelle di Sofocle e Shakespeare - ma no…. perché vivo, senza averlo chiesto, in un universo in cui non c’è amore ma odio, in cui si nasce per essere spinti su un rogo, e non c’è sogno, catarsi o farsa boccaccesca che possa attenuare la verità che trovi in quelle tragedie: il male radicale che è dentro di noi, anzi nella vita stessa, e la futilità di un amore che è un oscillare fra animalità e pazzia. A meno che l’amore si trasformi in pietà, che è l’unica cosa che possa redimerlo e forse la sola catarsi: peccato però che ci vorranno millenni per arrivare a questa trasformazione, certamente più tempo che per realizzare la rivoluzione di Marx o la trasmutazione di tutti i valori annunciata da Nietzsche. Fortuna che c’è l’eventualità – basta aspettare – che non solo il nostro pianeta ma l’intero universo non esista più, e con esso il male che fin dalla parola Fiat l’aveva impregnato. E sarebbe solo questo, dopo tutto, il pregio del nulla.
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Vecchio 14-10-2007, 17.14.20   #43
Cleopa
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Riferimento: Perché non ci vogliamo bene?

Salve

Tanti potrebbero essere i motivi, uno tra tanti, l'esempio sbagliato di chi ci cresce, noi nei nostri primi giorni di vita siamo imitazione e rappresentazione ma non soltanto di quello che vediamo con gli occhi ma anche di quello che scorgiamo con l'anima, e col crescere ci risulerà difficilissimo spogliarci di quegli abiti ormai tanto aderenti quasi una seconda pelle.
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Vecchio 15-10-2007, 08.42.48   #44
cielosereno52
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Messaggi: 211
Riferimento: Perché non ci vogliamo bene?

Citazione:
Originalmente inviato da Cleopa
Salve

Tanti potrebbero essere i motivi, uno tra tanti, l'esempio sbagliato di chi ci cresce, noi nei nostri primi giorni di vita siamo imitazione e rappresentazione ma non soltanto di quello che vediamo con gli occhi ma anche di quello che scorgiamo con l'anima, e col crescere ci risulerà difficilissimo spogliarci di quegli abiti ormai tanto aderenti quasi una seconda pelle.

Bhe.. secondo la teoria delle costellazioni familiari.. gli abiti aderenti del nostro subconscio ( il programma inscritto nei nostri geni e che ci spinge a reagire in modo così differenziato da persona a persona..) possono venire anche da nostri avi..
La risoluzione è riconoscere queste problematiche, magari attraverso una rappresentazione del gruppo in cui si è formata la nostra coscienza familiare..
A volte.. ciò porta a guarigioni.. liberandoci da sensi di colpa non nostri..
riconoscendo che la vita che ci è stata data la si può modificare inserendo
tutto in una dimensione più equilibrata.
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Vecchio 15-10-2007, 15.43.41   #45
emmeci
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Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: Perché non ci vogliamo bene?

Sì, paperapersa, forse quello che descrivi con così belle espressioni potrebbe rappresentare l’ideale di una società, se non fosse per quella parola AMORE con punto esclamativo, che dissolve quel grano di verità che riscontravo nella parola ironia della tredicesima riga. Sì, la salvezza dall’incanto di una parabola, di un racconto fiabesco o semplicemente ottimistico, se non dalla voce appassionata di una donna o di un uomo, è l’ironia…….
Sai perché sono così diffidente di quella parola? Potrei dirti, da povero intellettuale: perché ho letto le tragedie di Eschilo – no, non solo, ma anche quelle di Sofocle e Shakespeare - ma no…. perché vivo, senza averlo chiesto, in un universo in cui non c’è amore ma odio, in cui si nasce per essere spinti nel fosso, e non c’è sogno, catarsi o farsa angelica o boccaccesca che possa attenuare la verità che trovi in quelle tragedie: il male radicale che è dentro di noi, anzi nella vita stessa – e la futilità di un amore che è un oscillare fra animalità e pazzia. A meno che l’amore si trasformi in pietà, che è l’unica cosa che possa redimerlo e forse la sola catarsi della tragedia: peccato però che ci vorranno millenni per arrivare a questa trasformazione, certamente più tempo che per realizzare la rivoluzione marxiana o la trasmutazione di tutti i valori ipotizzata da Nietzsche. Fortuna che c’è l’eventualità – basta aspettare – che non solo il nostro pianeta ma l’intero universo non esista più, e con esso il maligno che fin dalla parola fiat l’aveva preso in possesso. E sarebbe solo questo, dopo tutto, il pregio del nulla.
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Vecchio 15-10-2007, 16.24.31   #46
davs
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Riferimento: Perché non ci vogliamo bene?

Citazione:
Originalmente inviato da VanLag
Vista l’universale propensione al piacere se fossimo veramente egoisti avremmo costruito attorno a noi un mondo piacevole, nel quale sarebbe stato facile vivere ed indulgere nella leggerezza, nell’edonismo, nella ricerca del benessere e del piacere.
Invece abbiamo costruito e costruiamo sempre più un mondo basato sulla competizione e sul conflitto, sulla fatica e sul dolore.

Ai miei occhi è molto chiaro che quello che sta muovendo l’uomo non è l’amore di se stessi, non è l’egoismo ma è qualche cosa d’altro.

Qualcuno, approvati i presupposti del mio discorso, mi aiuta a capire cosa muove l’uomo? E perché l'uomo non sa più essere egoista e volersi bene?


Questa è una considerazione sui possibili scenari futuri presentata da un'altro ragazzo su questo forum . Dato che la discussione in questione tratta il perchè non ci vogliamo bene, questo potrà sembrare fuori strada ma credo che invece sia la base della questione inquanto ripercorre lo stato d'animo personale e la situazione culturale contemporanea, nonchè possibili questioni sul modo migliore per affrontarla. Secondo me infatti i problemi di oggi derivano dallo scontro tra le incertezze che la cultura ci apre e dalle passate che fondano il nostro carattere determinando comportamenti egoisti o altruisti...e questi due nn sono altro che due sfere,comprendenti fattori più specifici in ogni loro caso, che si incontrano e stanno alla base della nostra psicologia.




Arsenio-Frequentatore abituale

Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 306

i possibili scenari futuri
“Tra filosofia e scienza: dialogo sui prossimi possibili scenari prossimi venturi – Claudio Magris – Corriere della Sera, 27/9/07

Claudio Magris presenta il libro di A. Schiavone “Storia e destino” e dialoga con l'autore sull'uomo di domani che inaugurerà un nuovo stadio antropologico nell'evoluzione. Si richiama all'oltre uomo annunciato da Nietzsche: “L'uomo è un ponte che dev'essere superato”. Una nuova forma di uomo sta già cambiando la realtà e se stesso – in bene e/o male- con sconvolgenti e rapidissime metamorfosi. Chi siamo, che saremo, chi vogliamo o non vogliamo essere, dove andiamo? C'è un abisso tra l'evoluzione della scienza e della tecnica, e quella spirituale rimasta immutata.
Secondo la meccanica quantistica, in una determinata condizione un gatto può essere contemporaneamente vivo e morto, ma noi pensiamo ancora come Aristotele: ciò sconvolge giudizi morali e gerarchie di valori. E' necessaria una riequlibrante nuova visione del mondo.
Siamo impreparati a costruire un'antropologia culturale, politica e morale dell'uomo tecnologico , che non agisce più secondo una “naturalità” immodificabile. Comunque il pericolo è l'incontrollabilità e la minaccia nucleare che può arrivare da ogni staterello. Permane l'arretratezza culturale, spirituale, politica, etica, all'inverso che nella classicità. L'uomo si emanciperà dalla natura che domina e altera, o la metamorfosi farà sempre parte di un'evoluzione della specie? Secondo Schiavone la natura è storia: la specie umana evolverà in conformità al progetto della nostra mente: lo stacco tra naturale e umano fu previsto da Nietzsche. Ma Magris osserva che un'umanità diversa, vittoriosa sulla morte, sul corpo, sul patrimonio genetico, sui circuiti neuronali, sul controllo sessuale, sulla già avvenuta fecondazione di ovuli animali con il DNA umano, potrebbe non risolvere problemi minori come raffreddore e calvizie.
Futuro progresso o fine della specie? Come elaborare valori non negoziabili? Schiavone: non possiamo saperlo, siamo preistoria rispetto a ciò che ci aspetta. L'unica certezza è che le conseguenze deriveranno dalla nostra indagine sull'origine dell' unviverso, e non da quella dei dinosauri.


Ricordo Magris tra i primi interpreti e precursori dell'attualità dell'”oltre – uomo” quale abbozzo in divenire per un nuovo umanesimo postmetafisico. Professore universitario a Trieste, negli anni '70 definiva Nietzsche “sale della cultura del '900”. La sua fortuna continua nel millennio tecnologico. Tralasciando il disconoscimento di chi non vuole ammettere che il progresso va di pari passo con lo smascheramento delle apparenze, degli autoinganni, delle menzogne e delle “verità” che sono soltanto opinioni personali, ideologie o interpretazioni spesso di comodo.
Oggi chi può negare la lungimiranza nietzscheana sul sistema di valori, credenze, principi morali della cultura e civiltà occidentale? Imposti da autorità e caste a seconda del modo di porsi di fronte all'universo. Retoriche di bontà, carità e altruismo per celare inconfessabili pulsioni, privilegi, poteri da difendere ad ogni costo. Ben altro è un'autentica civiltà umanistica, quale ricerca dialogica continua di nuovi modelli per il bene dell'uomo.
davs is offline  
Vecchio 27-10-2007, 05.44.41   #47
katerpillar
Ogni tanto siate gentili.
 
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Riferimento: Perché non ci vogliamo bene?

Vanlag
Citazione:
approvati i presupposti del mio discorso, mi aiutate a capire cosa muove l’uomo? E perché l'uomo non sa più essere egoista e volersi bene?
katerpillar

E' stato detto: poichè l'uomo vive nella casualità, questa genera paura e la paura genera egoismo. E poi chi l'ha detto che l'uomo non sa essere egoista e non si vuole bene? Il contrario di quanto affermato lo dimostrano proprio gli egoisti, che non nascondono il loro volersi bene ma, l'ostentano e che, tra l'altro, molte volte scatenano guerre, guadagnandoci sopra, per continuare ad alimentare il loro egoismo sfrenato.

Se invese parli di quel sano egoismo che ognuno di noi dovrebbe avere e che, invece, ci vergogniamo di applicare, credo che dipendi dagli assunti della nostra religione che, pretende di cambiare il sano egoismo, esistente come legge di natura, del dare e dell'avere, (Simbiosi o solidarietà utilitarisatica), con il solo dare senza nulla ricevere, se non un ritorno morale.

Ritorno morale oggi, ritorno morale domani, alla fine ci dimentichiamo che esistiamo anche noi e ci limitiamo a guardare coloro che sono veramenti egoisti, compresi coloro che ci hanno inculcato il ritornello di S. Francesco.
katerpillar is offline  
Vecchio 27-10-2007, 14.04.47   #48
paperapersa
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Riferimento: Perché non ci vogliamo bene?

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Sì, paperapersa, forse quello che descrivi con così belle espressioni potrebbe rappresentare l’ideale di una società, se non fosse per quella parola AMORE con punto esclamativo, che dissolve quel grano di verità che riscontravo nella parola ironia della tredicesima riga. Sì, la salvezza dall’incanto di una parabola, di un racconto fiabesco o semplicemente ottimistico, se non dalla voce appassionata di una donna o di un uomo, è l’ironia…….
Sai perché sono così diffidente di quella parola? Potrei dirti, da povero intellettuale: perché ho letto le tragedie di Eschilo – no, non solo, ma anche quelle di Sofocle e Shakespeare - ma no…. perché vivo, senza averlo chiesto, in un universo in cui non c’è amore ma odio, in cui si nasce per essere spinti nel fosso, e non c’è sogno, catarsi o farsa angelica o boccaccesca che possa attenuare la verità che trovi in quelle tragedie: il male radicale che è dentro di noi, anzi nella vita stessa – e la futilità di un amore che è un oscillare fra animalità e pazzia. A meno che l’amore si trasformi in pietà, che è l’unica cosa che possa redimerlo e forse la sola catarsi della tragedia: peccato però che ci vorranno millenni per arrivare a questa trasformazione, certamente più tempo che per realizzare la rivoluzione marxiana o la trasmutazione di tutti i valori ipotizzata da Nietzsche. Fortuna che c’è l’eventualità – basta aspettare – che non solo il nostro pianeta ma l’intero universo non esista più, e con esso il maligno che fin dalla parola fiat l’aveva preso in possesso. E sarebbe solo questo, dopo tutto, il pregio del nulla.
Un pò pessimista no? Mi sembri a volte lo specchio di altri membri del Forum
per i quali nutro tanta stima ( Visechi, Maxim) e con cui a volte ho
avuto scambi di mesaggi in Spiritualità!
Questo male "radicale" di cui parli è vero, è reale, ma è solamente il
lato ombra del bene "radicale". Arrivare a comprendere che tutto è dentro di noi, tutto, il bene, il male, e anche la percezione che di queste categorie
abbiamo, e riuscire ad abbracciare, accogliere questi aspetti, riconoscerli come nostre parti, abbracciarli abbracciandoci e rassicurandoci è un lavoro
che aiuta a unire la nostra frammentazione e a ri-unirici alla nostra vera
identità. Allora Emmeci, così come perdoni te stesso e ti assolvi perchè
ti sei cum-preso e ti sei responsabilizzato consapevolmente di tutto ciò che ti compone, riesci a cum- prendere anche gli altri che non sono altro che specchi frammentati delle nostre parti non accolte e non amate.
E come il Cristo e la sua croce, comprendi che l'uomo è "croce" con un lato verticalizzato e due braccia laterali e che l'una non può esistere senza l'altra
perchè la "croce " stia in perfetto equilibrio, dato che il lato verticale
ha bisogno dei due lati e dei due opposti duali per esistere e piantata
come essa è in cima ad un monte, diviene simbolo di un'ascesa, di un
metafisico da conquistare solo attraverso il fisico incontro di due polarità in un centro unificatore. Spero di essermi espressa bene per trasmetterti
ciò che ritengo e percepisco vero per me, dopo un lungo percorso di autoconoscenza, di perdono e accoglienza, di pacificazione con
le mie parti, con il mio passato e con quello dell'umanità. Adesso sono in
cammino per continuare il lavoro di psicosintesi personale senza tuttavia
dimenticare i piccoli passi fatti che sono diventati strumenti di mia
personale trasformazione. Riuscire a vedere da una posizione più
elevata ( la parte più alta della croce) aiuta molto a capire qualcosa del mistero " uomo", anche se non ti dà risposte razionali e logiche o scientificamente apprezzabili sul mistero "vita". Tuttavia è un piccolo
strumento che la via di Assagioli mi ha dato per permettermi di vivere meglio
in armonia con me stessa, pacificata con il mondo, con la vita e con quegli aspetti malevoli che prima mi facevano percepire la realtà esattamente
come la percepite voi pessimisti.
Un abbraccio "umanissimo"
( Non esistono solo tragedie per fortuna, ci sono anche commedie, musicals
spettacoli circensi, operette, poesia, estasi, lirica, e musica che scioglie
l'anima e anche tanta tanta gioia!)
paperapersa is offline  
Vecchio 28-10-2007, 08.28.25   #49
emmeci
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Riferimento: Perché non ci vogliamo bene?

Visto che questo tema (“Perché non ci vogliamo bene?”) resiste ostinato, sono andato a rivedere risposte e controrisposte che si sono susseguite, e devo riconoscere che testimoniano per lo più la speranza che l’armonia (addirittura l’amore) non rappresenti una partita definitivamente perduta, anzi possa trionfare, se non qui e ora un poco più avanti…..secondo la fiducia che anima gli interlocutori, che può richiamare la semplice simpatia naturale teorizzata dagli empiristi inglesi e scozzesi o un sentimento che ha perfino qualcosa di religioso. Certo il mio accennare a un male radicale nell’uomo non era segno di grandi speranze - e tanto più il dubbio (rimproveratomi da te, paperapersa) che ogni tragedia si concluda con una catarsi.
Ho però la tentazione di riconoscere (mescolando popoli e tempi) che la vera catarsi è quella cui ho accennato nella discussione “il paradiso non c’è ma.... ”, e cioè che l’unico paradiso è quello che fa scomparire il male, anche se ciò equivale a dire che il nirvana, cioè il nulla, è l’unico bene.
Ma c’è anche il momento dell’ironia, e un’altra soluzione mi si prospetta, quella accennata da Cartesio con un piglio un po’ libertino quando – per esaltare l’onnipotenza di Dio – disse che, volendo, Egli avrebbe potuto far sì che 2+2 non sia uguale a 4, cioè avrebbe potuto inventare logiche diverse da quella che abbiamo in mente. E, proseguendo nel suo azzardato ragionamento, potremmo pensare che Dio avrebbe anche potuto far sì che le leggi morali fossero altre, addirittura facendo credere che il male sia bene – col che avrebbe fortemente agevolato la vita su questo pianeta anzi nell’intero universo, dando per di più un guizzo di soddisfazione al dio dell’inferno.
(Attenta Paperapersa a giudicarmi troppo pessimista: forse l’ironia è un rimedio più potente della commedia).
emmeci is offline  
Vecchio 29-10-2007, 08.48.08   #50
cielosereno52
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Riferimento: Perché non ci vogliamo bene?

Questo male "radicale" di cui parli è vero, è reale, ma è solamente il
lato ombra del bene "radicale". Arrivare a comprendere che tutto è dentro di noi, tutto, il bene, il male, e anche la percezione che di queste categorie
abbiamo, e riuscire ad abbracciare, accogliere questi aspetti, riconoscerli come nostre parti, abbracciarli abbracciandoci e rassicurandoci è un lavoro
che aiuta a unire la nostra frammentazione e a ri-unirici alla nostra vera
identità. Allora Emmeci, così come perdoni te stesso e ti assolvi perchè
ti sei cum-preso e ti sei responsabilizzato consapevolmente di tutto ciò che ti compone, riesci a cum- prendere anche gli altri che non sono altro che specchi frammentati delle nostre parti non accolte e non amate.
E come il Cristo e la sua croce, comprendi che l'uomo è "croce" con un lato verticalizzato e due braccia laterali e che l'una non può esistere senza l'altra
perchè la "croce " stia in perfetto equilibrio, dato che il lato verticale
ha bisogno dei due lati e dei due opposti duali per esistere e piantata
come essa è in cima ad un monte, diviene simbolo di un'ascesa, di un
metafisico da conquistare solo attraverso il fisico incontro di due polarità in un centro unificatore. Spero di essermi espressa bene per trasmetterti
ciò che ritengo e percepisco vero per me, dopo un lungo percorso di autoconoscenza, di perdono e accoglienza, di pacificazione con
le mie parti, con il mio passato e con quello dell'umanità. Adesso sono in
cammino per continuare il lavoro di psicosintesi personale senza tuttavia
dimenticare i piccoli passi fatti che sono diventati strumenti di mia
personale trasformazione. Riuscire a vedere da una posizione più
elevata ( la parte più alta della croce) aiuta molto a capire qualcosa del mistero " uomo", anche se non ti dà risposte razionali e logiche o scientificamente apprezzabili sul mistero "vita".

Cara Paperapersa ( se tu ti sei persa.. io devo ancora trovare l'ingresso del labirinto.. ).

Mi piacciono molto i tuoi ragionamenti, quando parli del bene e del male dentro di noi.. come proiezione nostra del mondo in cui viviamo.
Recenti mie esperienze.. mi portano nella direzione di questo pensiero..
Ma..riconosco che ..tante nostre colpe.. malesseri.. ci giungono portati dal vissuto di precedenti vite.. non ultimo..anzi primo..il peccato originale..
Nelle costellazioni familiari.. si nota che è stato un vissuto precedente alla nostra consapevolezza di esistere..che ci ha caricato di negatività..
Dunque..se vi è un'origine.. antecedente.. il peccato originale non era di Adamo ed Eva..
Bhe.. se l'umanità riconoscesse la propria vita limitata nel tempo non come origine di un male.. ( il peccato) ma come traccia liberatoria verso
altre forme di esistenza..forse migliorerebbe il proprio umano vivere.
Non dunque figli del peccato.. ma esseri liberi di creare pensieri
migliori..
cielosereno52 is offline  

 



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