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Vecchio 01-10-2008, 15.40.13   #31
epicurus
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Riferimento: Giustificazione Epistemica

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Una verità è applicabile alla realtà qualora sia coerente con quella realtà fenomenica che conosciamo.

Che significa "una verità è applicabile"? Inoltre qui non stiamo parlando di verità bensì di giustificazione epistemica.

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Un altro esempio, giusto per spiegare cosa intendo, poi mi dici se è per te (per come la intendi tu) inquadrabile nella giustificazione epistemica

Quando io parlo di "giustificazione epistemica" non sto parlando di qualcosa che mi sono inventato io, questo termine è un termine tecnico e specifico della gnoseologia. Io ho cercato di spiegarlo, se non ci fossi riuscito puoi leggere qualche libro di gnoseologia o trovare qualcosa online.
Per farti una prima idea di che cosa sia in generale la giustificazione epistemica, vai a pagine 112 di questo pdf: http://lgxserve.ciseca.uniba.it/lei/...ssallo-1.0.pdf

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
dare la mancia al cameriere è una credenza giustificabile?

Dare la mancia al cameriere non è una credenza, è un'azione. Eventualmente puoi chiederti: la credenza "il tizio X ha dato una mancia al cameriere" è giustificata?

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Prima di tutto dico che questa è una possibilità, quindi è vera in un mondo di possibilità.
Poi controllo, verifico, se questa credenza sia applicabile alla realtà fisica.
Una volta ammesso che è coerente col la realtà fisica tento di applicarla.
Quando la applico devo osservare se questa è coerente con le altre credenze.

Fin qui va tutto bene. Infatti prima verifichi che tale stato di cose sia logicamente possibile, poi verifichi che sia fisicamente possibile.
Poi controlli che tale credenza sia coerente con tutte le altre tue credenze (come diceva zanzaro).
Ma questo non è sufficiente, perché la coerenza logica è troppo debole per essere l'unico fattore importante in una teoria della giustificazione.

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Per esempio se il cameriere non riceve uno stipendio e vive delle mance, risulta essere coerente con il nostro modo di pensare che al cameriere, poiché deve pur vivere, è necessario dare la mancia. [...]

Qui, invece, il discorso non è più pertinente. Cioè non cerchi più di capire se la credenza "il tizio X ha dato una mancia al cameriere" sia giustificata, bensì cerchi di capire se l'azione di X sia moralmente corretta.

Citazione:
Originalmente inviato da z4nz4r0
Giaaahhh, e quale sarebbe la mia posizione?

Per quanto ho capito, la tua posizione è il coerentismo classico, secondo la quale una credenza è giustificata se e solo se è coerente con il resto del sistema doxastico.
Come ho detto anche a Il_Dubbio, la sola coerenza logica non è sufficiente per analizzare la giustificazione epistemica.

Citazione:
Originalmente inviato da z4nz4r0
Il fatto che una credenza sia giustificata non implica che tale credenza segua da un ragionamento.

La mia tesi non è "una credenza è giustificata solo se è frutto di ragionamento e riflessione", bensì "una credenza è giustificata solo se è possibile esibire un ragionamento nel caso in cui venga richiesto". (Notare che sto parlando di condizioni necessarie, ovviamente non sono sufficienti.)
Quindi ne segue che non è importante che ogni nostra credenza si sia formata per un ragionamento consapevole (ciò sarebbe una restrizione troppo forte), ma almeno se qualcuno mi chiede perché ho quella credenza devo essere in grado (in quel momento) di esibire le mie motivazioni. La differenza è sottile, ma importante.

Citazione:
Originalmente inviato da z4nz4r0
Tale implicazione può valere soltanto dal punto di vista di un essere diciamo "razionale". Ma una credenza di un qualsiasi animale più o meno ragionevole può essere altrettanto giustificata dal "punto di vista di un gene" (o di un gruppo di geni), che non è un'entità pensante. (Il fatto di predisporre l'organismo da cui sono ospitati ad avere una certa credenza, può essere, dal "punto di vista dei geni", una buona strategia per andare incontro ai "loro fini").[...]
Ma a quanto pare a te interessa la giustificazione dal punto di vista di un'entità "razionale" [...]

Non sono d'accordo col tuo uso di "giustificato dal punto di vista del gene". Puoi dire che i geni del gatto stanno facendo bene il loro lavoro, e che quindi tale organismo è adatto per quell'ambiente. Comunque, se proprio proprio vuoi chiamarla "giustificazione", sicuramente non è una giustificazione epistemica.
Comunque non vorrei allontanarmi dalla discussione per parlare degli animali, quindi come dici tu concentriamoci sulla giustificazione (epistemica) umana.

Citazione:
Originalmente inviato da z4nz4r0
Partiamo dai seguenti assiomi:
1- Qualunque giustificazione deve essere legata ad un fine;
2- Il fine proprio di ogni essere senziente è avere esperienze piacevoli o più in
generale condurre la propria vita il più piacevolmente e felicemente possibile.
Segue che una credenza è giustificata, dal punto di vista di un'entità razionale, se è in grado di migliorare la qualità della vita di chi la possiede.

Per quanto riguarda la prima premessa, la giustificazione epistemica ha come fine la conoscenza (anche se è un modo un po' metaforico di esprimersi). Mentre per quanto riguarda la seconda premessa, questa è molto parziale, infatti i fini degli esseri umani sono molteplici. Inoltre, avere credenze che ci fanno stare bene corrisponde ad una giustificazione psicologica, più che epistemica.
Per farti una prima idea di che cosa sia in generale la giustificazione epistemica, vai a pagine 112 di questo pdf: http://lgxserve.ciseca.uniba.it/lei/...ssallo-1.0.pdf

Citazione:
Originalmente inviato da z4nz4r0
In generale credo che sia ragionevole credere che una credenza sia "buona" quando dopo la sua intromissione, anche nel caso in cui inizialmente sia provocatrice di una certa "turbolenza credenziale", ne risulti un sistema di credenze più continuo e compatto, insomma più integro, meno affettato, cioè tale che ci sia una minore quantità di confitti interni da mediare, cosicchè le priorità dell'organismo ospitante siano più nette ed esso risulti nel complesso più deciso, con le "idee chiare"; e dunque si muova in maniera più coerente.

Condivido quanto scritto qui.

epicurus is offline  
Vecchio 01-10-2008, 15.54.44   #32
Il_Dubbio
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Riferimento: Giustificazione Epistemica

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus

Qui, invece, il discorso non è più pertinente. Cioè non cerchi più di capire se la credenza "il tizio X ha dato una mancia al cameriere" sia giustificata, bensì cerchi di capire se l'azione di X sia moralmente corretta.

cercherò di leggermi qualche libro di gnoseologia . Comunque in mio intervento è tutto nella frase da te su pronunciata.

-Per me non esiste alcuna giustificazione razionale, alla fine ti devi affidare all'etica.

-Ogni azione è giustificata (anche se non razionalmente) dal fatto che sia possibile... (verità... non dimostrabile).

questo in sintesi... ciao
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 01-10-2008, 16.53.11   #33
Giorgiosan
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Citazione:
Originalmente inviato da epicurus


Io ho alcune idee, ma prima di esporle volevo sapere che ne pensavano i forumisti.



Mi interesserebbe sentire quali sono i criteri per distinguere una credenza vera da una falsa.
Se ti va di esporli, ti ringrazio.

Ciao
Giorgiosan is offline  
Vecchio 01-10-2008, 17.08.08   #34
Il_Dubbio
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Ahhh Epicurus, ho letto (anche se in modo veloce) da pagina 112 alla fine, e non mi sembra che quelle tesi citate siano molto diverse dai concetti che ho espresso fino ad ora. Il fatto che esistano diverse "interpretazioni" non dimostra che una sia piu attendibile di un'altra.

Non comprendo poi perchè dici che "qui non stiamo parlando di verità bensì di giustificazione epistemica."

nel pdf che mi hai fatto leggere dice: "Qui ci interessa solo la giustificazione epistemica, dato che ha come obiettivo la verità"

forse non sei d'accordo con la definizione di giustificazione epistemica?

Il_Dubbio is offline  
Vecchio 01-10-2008, 17.24.08   #35
albert
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Citazione:
Originalmente inviato da z4nz4r0
Partiamo dai seguenti assiomi:
1- Qualunque giustificazione deve essere legata ad un fine;
2- Il fine proprio di ogni essere senziente è avere esperienze piacevoli o più in
generale condurre la propria vita il più piacevolmente e felicemente possibile.
Segue che una credenza è giustificata, dal punto di vista di un'entità razionale, se è in grado di migliorare la qualità della vita di chi la possiede.

Non sono d'accordo. La conoscenza può essere dolorosa. Sapere che una persona a me cara ha un male incurabile non migliora di certo la mia qualità di vita, ma questa credenza può essere eccome giustificata.
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Vecchio 01-10-2008, 19.24.57   #36
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Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
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Originalmente inviato da z4nz4r0
Giaaahhh, e quale sarebbe la mia posizione?
Per quanto ho capito, la tua posizione è il coerentismo classico, secondo la quale una credenza è giustificata se e solo se è coerente con il resto del sistema doxastico.
Come ho detto anche a Il_Dubbio, la sola coerenza logica non è sufficiente per analizzare la giustificazione epistemica.
Se rileggessi più oggettivamente i botta e risposta su questo rametto (potabilissimo) della discussione potresti renderti conto che ti sei fatto una credenza sbagliata e anche ingiustificata riguardo ad una mia ipotetica posizione. E poi… non hai notato la puntina di sarcasmo nella mia risposta precedente? Ecco qua, ti porgo il rametto intero, concedendoti l’occasione di riconoscere la tua scorrettezza (mascalzone! hehehe):

Io: Se tra una credenza e l'altra manca la coerenza allora almeno una delle due è ovviamente falsa.
tu: Il problema, qui, è capire che tipo di "coerenza" deva valere tra le credenze.
io: Beh, intendo coerenza logica (anche perchè non ne conosco altri tipi),
semplicemente il caso in cui le credenze non si contraddicano l'un l'altra.
tu: Ma questo criterio è terribilmente permissivo. Infatti basterebbe evitare di avere la credenza p e non-p, e il nostro sistema di credenze sarebbe (secondo la tua posizione) razionale. Ma ciò è palesemente scorretto.

lo ribadisco:
quale posizione sei giustificato a trarre da questo rametto di botta e risposta?

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
La mia tesi non è "una credenza è giustificata solo se è frutto di ragionamento e riflessione", bensì "una credenza è giustificata solo se è possibile esibire un ragionamento nel caso in cui venga richiesto". (Notare che sto parlando di condizioni necessarie, ovviamente non sono sufficienti.)
Quindi ne segue che non è importante che ogni nostra credenza si sia formata per un ragionamento consapevole (ciò sarebbe una restrizione troppo forte), ma almeno se qualcuno mi chiede perché ho quella credenza devo essere in grado (in quel momento) di esibire le mie motivazioni.
E perché hai questa credenza?

Il fatto che non esiste nessuna essenziale linea di demarcazione tra entità ragionanti e non (esistono solo diversi gradi di complessità), mi induce la sensazione che il tuo modo di inquadrare il problema sia di per sé problematico.

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
Non sono d'accordo col tuo uso di "giustificato dal punto di vista del gene". Puoi dire che i geni del gatto stanno facendo bene il loro lavoro, e che quindi tale organismo è adatto per quell'ambiente.
In effetti, poiché i geni non guardano e non si giustificano, sarebbe più preciso dire: “esplicabile da un’entità razionale che osservi il fenomeno (in tal caso la credenza di un ospite) dalla prospettiva genetica”.

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
Comunque non vorrei allontanarmi dalla discussione per parlare degli animali, quindi come dici tu concentriamoci sulla giustificazione (epistemica) umana.
Hem ehm... non vorrei apparire come un fanatico e pignolo antispecista, ma ci tengo a precisare che nella frase sopracitata manca una parola. Indovina quale. (Suggerimento: la parola è composta da 5 lettere).

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
per quanto riguarda la seconda premessa, questa è molto parziale, infatti i fini degli esseri umani sono molteplici.
Il fatto che i fini (relativi a?) degli “esseri” umani (come anche degli esseri canidi, felini, bovini e via discorrendo) siano molteplici non rende parziale la mia seconda premessa, in quanto restano completamente subordinati a quello che ho chiamato “fine proprio”.

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
Inoltre, avere credenze che ci fanno stare bene corrisponde ad una giustificazione psicologica, più che epistemica.
Chiamala pure come preferisci, resta il fatto che la giustificazione che ti interessa ne segue direttamente.
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Vecchio 01-10-2008, 19.56.32   #37
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Citazione:
Originalmente inviato da albert
Non sono d'accordo. La conoscenza può essere dolorosa. Sapere che una persona a me cara ha un male incurabile non migliora di certo la mia qualità di vita, ma questa credenza può essere eccome giustificata.
Credere ai tuoi occhi o all'amico o al dottore che ti da la notizia può essere senz'altro giustificato anche nel caso in cui la notizia sia spiacevole; nel caso specifico sarebbe evidentemente più spiacevole dover rivedere, alla luce del fatto, tutte le credenze, piuttosto salde, riguardo all'adeguatezza del tuo modo di percepire il mondo (ossia riguardo ai tuoi sensi, nonchè sanità mentale) oppure riguardo all'affidabilità della gente che conosci o del sistema.
Altra questione: esistono certamente notizie spiacevoli, dunque il credere di poter star meglio senza venire a sapere certe notizie può essere altrettanto giustificato.
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Vecchio 02-10-2008, 11.28.03   #38
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Come dicevo qualche post fa, io ho già una mia idea di come descrivere la giustificazione epistemica (o razionalità) delle credenze. Ora ve la presento qui di seguito. Questa mia teoria l'ho chiamata "corerentismo realista".

Dato S che crede p, p è giustificata per S se e solo se:
(a) p è valida abduttivamente nel sistema doxastico D di S;
(b) D è un sistema olistico e gerarchico.


D è olistico perché il sistema è una rete fortemente interconnessa in cui ogni nodo è collegato a moltissimi altri, cioè ogni credenza ne sostiene tante altre; mentre è gerarchico perché in D vi sono credenze più "centrali" di altre, ovvero alcune credenze hanno più connessioni rispetto ad altre: le credenze più centrali saranno quelle dalle quali dipendono un numero spaventoso di credenze, quindi una loro modifica comporterebbe una modifica radicale dell'intero sistema doxastico. Mentre le credenze più "periferiche" sono quelle dalle quali dipendono un minor numero di credenze e che una loro modifica ha un'incidenza infinitesimale su D. (L'idea della struttura di D è pressapoco quella proposta da Quine nel suo olismo epistemologico.)
Il grado di "centralità" coincide con il grado di "indubitabilità" di Peirce. Un indubitabile è una credenza che, malgrado gli innumerevoli sforzi per scovare qualche ragione per dubitane, tali ragioni non si riescono a trovare. Gli indubitabili, quindi, non sono credenze immuni alla revisione; queste credenze, infatti, rimangono indubitabili fintantoché non si sarà mostrato un motivo genuino per dubitarne. Questo corrisponde a ciò che viene chiamato fallibilismo.

Ma di che tipo è l’interconnessione tra le credenze in D? Il rapporto di interconnessione tra le credenze è di tipo esplicativo: le credenze p1, p2 ..., pn sono interconnesse alla credenza q perché p1, p2, ..., pn spiegano la (supposta) verità di q. E’ per questo motivo che nella definizione data in precedenza parlo di validità abduttiva, perché le spiegazioni che cerchiamo non sono spiegazioni qualsiasi, scelte a caso; infatti, queste devono essere le migliori spiegazioni momentaneamente disponibili, o almeno devono essere delle buone spiegazioni. Per soddisfare questa condizione devono essere considerati svariati principi abduttivi: coerenza logica, validità induttiva, semplicità, conservatorismo, potenza esplicativa, eleganza, progressività (a là Lakatos), ecc.. Tutti questi principi, però, sono in conflitto tra loro quindi si dovrà sempre cercare un compromesso, un equilibrio tra le diverse forze in gioco.

Per sintetizzare tutto quello che è stato detto finora, si può dire che la giustificazione è una questione di compromessi tra principi abduttivi in un sistema doxastico gerarchico e olistico.

Ma tutto questo non è sufficiente, infatti, affinché questo tipo di coerentismo sia legato in qualche modo alla realtà, D deve contenere le credenze necessarie per attribuire un altro grado di affidabilità alla percezione e alla memoria. Dal punto di vista teorico*, inizialmente D sarà un sistema molto scarno contenente poche credenze, tra le quali ci saranno gli indubitabili c1 e c2, dove c1 è "la percezione è la fonte di molte credenze vere" e c2 è "la memoria è la fonte di molte credenze vere". Successivamente D si evolverà grazie all’apporto di nuove credenze e alla continua riorganizzazione interna secondo i principi abduttivi, così c1 e c2 saranno rimpiazzate da un (sub)sistema di credenze molto complesso che verterà sulle condizioni epistemiche per garantire un alto grado di affidabilità della percezione e della memoria (e di altre fonti epistemiche derivate, come per esempio la testimonianza). Ciò che sta accadendo è che S sta imparando cose nuove non solo sul mondo ma anche su se stesso e le sue capacità cognitive: ad esempio, magari il soggetto impara che un oggetto lontano percepito visivamente senza occhiali da vista non è una percezione affidabile.


* Ho scritto "dal punto di vista teorico" perché mi pare un po' assurdo pretendere che effettivamente noi possiamo avere delle credenze come c1 e c2 all'inizio della nostra vita cognitiva. Senza avere molte altre credenze, c1 e c2 non hanno senso...
Dal punto di vista della storia dell'individuo, invece, inizialmente un bimbo non avrà vere e proprie credenze, semplicemente il vedere e il ricordare è come il mangiare, accade e basta, e non c'è spazio per una dimensione semantica, quella del dubitare, del chiedere ragioni e delle spiegazioni. Il bimbo, ovviamente, non si pone problemi sull'affidabilità della percezione e della memoria, lui semplicemente percepisce e ricorda. Questo permetterà, inizialmente, la creazione di un sistema proto-doxastico, successivamente, con lo sviluppo dell'intero sistema cognitivo dell'individuo e con l'arricchirsi del sistema proto-doxastico, progressivamente giungerà ad avere un vero e proprio sistema doxastico.
Dicevo, appunto, "dal punto di vista teorico", perché semplificando senza perdere ciò che ci serve per comprendere la giustificazione, la nostra evoluzione epistemica si può vedere così.
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Vecchio 04-10-2008, 13.46.58   #39
albert
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Originalmente inviato da epicurus
Come dicevo qualche post fa, io ho già una mia idea di come descrivere la giustificazione epistemica (o razionalità) delle credenze. Ora ve la presento qui di seguito. Questa mia teoria l'ho chiamata "corerentismo realista".

Idea ambiziosa formulare una teoria sulla giustificazione …
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Originalmente inviato da epicurus
Dato S che crede p, p è giustificata per S se e solo se:
(a) p è valida abduttivamente nel sistema doxastico D di S;
(b) D è un sistema olistico e gerarchico.

Una piccola parentesi per quanto riguarda il concetto di “giustificazione” dal mio punto di vista.

Perché ci serve “giustificare qualcosa”? Non basta che una credenza sia verificata, in quanto rispondente alla realtà? No, perché ci possono essere credenze rispondenti a realtà ma elaborate con un sistema che, applicato altre volte, ci potrebbe dare credenze non rispondenti a realtà. Dobbiamo quindi elaborare credenze che possano funzionare in molte circostanze, e cioè credenze “giustificate”.
Secondo me invece “S che crede p” è pressoché pleonastico, perché esaminare ipotesi a caso, a cui non si crede?
Fine della parentesi.

A questo punto sono da esaminare le condizioni che hai messo per elaborare credenze “giustificate”. Come ti ho già scritto privatamente, pur non avendo riflettuto a fondo su questo tema, mi sembrano tutte sostanzialmente valide.
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Vecchio 06-10-2008, 12.21.49   #40
epicurus
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Originalmente inviato da albert
Idea ambiziosa formulare una teoria sulla giustificazione …


Grazie.
Comunque ho deciso di intraprendere questa strada perché reputo che sia centrale per qualsiasi discorso filosofico (ma non solo per questi). In quanto filosofi si ha il dovere di fornire delle buone motivazioni e delle buone argomentazioni a favore della nostra tesi e/o a sfavore delle altre tesi. Quindi che una tesi sia giustificata, cioè razionale, è di fondamentale importanza.

Citazione:
Originalmente inviato da albert
Perché ci serve “giustificare qualcosa”? Non basta che una credenza sia verificata, in quanto rispondente alla realtà? No, perché ci possono essere credenze rispondenti a realtà ma elaborate con un sistema che, applicato altre volte, ci potrebbe dare credenze non rispondenti a realtà. Dobbiamo quindi elaborare credenze che possano funzionare in molte circostanze, e cioè credenze “giustificate”.

Ma perché ci troveremmo nel caso in cui una credenza può funzionare in un dato caso, ma è falsificata in altri? Perché tale credenza, evidentemente, era falsa.
Il problema è capire quando una credenza sia vera. Poniamo il caso che abbiamo una classe di fenomeni F che vogliamo comprendere. Bene, per spiegare F ci sono infinite teorie coerenti. Che si fa?

C'è anche un'altra ragione perché la giustificazione epistemica è importante. E' importante perché è necessaria per il dialogo, il confronto e quindi la crescita. (Si potrebbe dire, perciò, che lo stesso concetto di "democrazia" dipende dalla pratica di fornire ragioni.) Se fosse sufficiente dire "Le cose stanno così e colà, e ciò è vero", senza fornire ragioni, allora ogni pratica intellettuale cesserebbe di esistere, anzi, anche molte pratiche non intellettuali verrebbero eliminate. E' infatti centrale per gli esseri umani (esseri razionali e sociali, appunto) fornire ragioni per le proprie credenze.
Ritornando alla filosofia, è naturale come persino qui, nel forum, non è sufficiente dire che la si pensa in un modo, bensì l'importante è motivare ciò che si pensa.

Citazione:
Originalmente inviato da albert
Secondo me invece “S che crede p” è pressoché pleonastico, perché esaminare ipotesi a caso, a cui non si crede?

Forse sarà superfluo, però si specifica perché si vuole esplicitare che la razionalità riguarda sempre una credenza in quanto appartenente ad un particolare individuo (che ha, quindi, molte altre credenze), e mai una teoria slegata da tutto.
Questo è importante perché è chiaro che la razionalità di una tesi è sempre in funzione della conoscenza acquisita finora.

Citazione:
Originalmente inviato da albert
A questo punto sono da esaminare le condizioni che hai messo per elaborare credenze “giustificate”. Come ti ho già scritto privatamente, pur non avendo riflettuto a fondo su questo tema, mi sembrano tutte sostanzialmente valide.

Sono contento che, almeno a prima vista, tu condivida la mia proposta.

epicurus is offline  

 



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