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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 05-06-2009, 08.37.01   #1
emmeci
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Serve il dolore?

Risponde sì il religioso, perché il dolore è una conseguenza della nostra debolezza morale, è qualcosa che ci meritiamo, è una specie di purgatorio che ci farà risparmiare ore o giorni di purgatorio dopo la morte…
E che dice il filosofo? Tradotto in termini filosofici, il dolore serve, cioè è un aiuto nella ricerca della verità, mentre la sua assenza potrebbe tradursi in una perenne domenica della vita, ed è quel continuo metterci sull’avviso, quell’incubo dell’insonnia, quella sensibilità esacerbata verso i mali di testa e le unghie incarnate che ci mantengono desta la mente. Il medico, e forse anche il farmacista, diranno che senza dolore non cercheremmo mai i loro servizi.
Si potrebbe però mettere le cose su un piano un po’ più elevato e riconoscere che effettivamente un filosofo senza dolore troverebbe meno stimoli alla ricerca della verità e del bene….ma è cosi? O una vita senza dolore sarebbe veramente una vita felice, simile a quella del taoista che si stende lungo la riva del fiume e aspetta che l’acqua passi senza bisogno di coltivare quell’ansia che rende la storia europea – dalla Grecia ai nostri giorni – tanto più caotica ma in fondo anche più interessante di quella del taoista?
emmeci is offline  
Vecchio 05-06-2009, 15.05.22   #2
Noor
Ospite di se stesso
 
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Data registrazione: 29-03-2007
Messaggi: 2,064
Riferimento: Serve il dolore?

La ricerca della verità è sempre dolore.
Ogni passaggio,ogni crescita presume dolore.
Senza quello spillo che pungola appena dopo l’infanzia,rimarremmo lì a non chiederci mai chi siamo.
Il dolore ci accompagna durante la scalata e senza il quale non si produrrebbe quella medicina che è amore verso la verità.
Si potrebbe dire che il dolore è necessario sino al rendersi conto che non è più necessario come compagno di viaggio.
Anche il taoista che osserva il fiume passare (ammesso che faccia questo questo o soltanto questo...) prima di stendersi lì come il figliol prodigo grato dopo il gran peregrinare dei frutti raccolti,ha attraversato maree e fiumi di dolore.
Anche la semplicità è una conquista:in Oriente come in Occidente.

Ultima modifica di Noor : 06-06-2009 alle ore 09.37.54.
Noor is offline  
Vecchio 05-06-2009, 15.08.20   #3
Giorgiosan
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-09-2004
Messaggi: 2,009
Riferimento: Serve il dolore?

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Risponde sì il religioso, perché il dolore è una conseguenza della nostra debolezza morale, è qualcosa che ci meritiamo, è una specie di purgatorio che ci farà risparmiare ore o giorni di purgatorio dopo la morte…
E che dice il filosofo? Tradotto in termini filosofici, il dolore serve, cioè è un aiuto nella ricerca della verità, mentre la sua assenza potrebbe tradursi in una perenne domenica della vita, ed è quel continuo metterci sull’avviso, quell’incubo dell’insonnia, quella sensibilità esacerbata verso i mali di testa e le unghie incarnate che ci mantengono desta la mente. Il medico, e forse anche il farmacista, diranno che senza dolore non cercheremmo mai i loro servizi.
Si potrebbe però mettere le cose su un piano un po’ più elevato e riconoscere che effettivamente un filosofo senza dolore troverebbe meno stimoli alla ricerca della verità e del bene….ma è cosi? O una vita senza dolore sarebbe veramente una vita felice, simile a quella del taoista che si stende lungo la riva del fiume e aspetta che l’acqua passi senza bisogno di coltivare quell’ansia che rende la storia europea – dalla Grecia ai nostri giorni – tanto più caotica ma in fondo anche più interessante di quella del taoista?

No, non dovrebbe rispondere così il religioso.

La sofferenza che emancipa e fa crescere l'essere umano è quella patita per amore della giustizia e della verità e per amore del prossimo.

Non sapevo di quella faccenda del taoista, anzi il taoismo tradizionalmente appartiene a popoli molto operosi ed è un grossolano fraintendimento che al taoismo appartenga il fatalismo.

Ma ognuno interpreta a modo suo....e vorrei vedere che non fosse così.


Filosoficamente dico solo che il dolore è ineliminabile dall'esistenza individuale e dall'evoluzione.
Ognuno prenda, dunque, gli analgesici che funzionano. (Relativismo culturale)
Giorgiosan is offline  
Vecchio 05-06-2009, 16.01.41   #4
Mirror
Perfettamente imperfetto
 
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Data registrazione: 23-11-2003
Messaggi: 1,733
Riferimento: Serve il dolore?

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
O una vita senza dolore sarebbe veramente una vita felice, simile a quella del taoista che si stende lungo la riva del fiume e aspetta che l’acqua passi senza bisogno di coltivare quell’ansia che rende la storia europea – dalla Grecia ai nostri giorni – tanto più caotica ma in fondo anche più interessante di quella del taoista?

Colui che ha compreso lo spirito del Tao, non è che non viva il dolore, ma è uno che non s'identifica con il dolore. Lo accetta semplicemente come parte della manifestazione della vita. L'immagine del taoista che si stende lungo la riva del fiume e aspetta che l’acqua passi senza bisogno di coltivare
l’ansia... è uno stereotipo, un luogo comune della cultura egocentrica occidentale. Il dolore serve, eccome!
Serve a farci crescere dentro, a conoscere più a fondo la nostra natura essenziale, la nostra vera identità. Se non ci fosse il dolore si resterebbe in superficie, ci attaccheremmo solo alla dimensione egoica del nostro esistere.
Mirror is offline  
Vecchio 06-06-2009, 00.39.10   #5
ameobi
Ospite
 
Data registrazione: 08-03-2008
Messaggi: 9
Riferimento: Serve il dolore?

Lungi dall'essere un fenomeno raro è curioso,penso sia l'elemento principale e inevitabile dell'esistenza umana.
Qualsiasi scelta, ponderata o meno,ottenebra l'icona del nostro dolore,svanendo in pavidi simulacri.
Forse solo pochi mistici hanno saputo usufruirne, dopo qualche visione, al ritorno nella gratuità quotidiana.
L'Oggettivazione,illusione di una falsa realtà razionale,sfocia nell'inconcludenza di un'avvenire tanto amaro quanto straziante.
Un Cordiale Saluto
ameobi is offline  
Vecchio 06-06-2009, 08.58.18   #6
espert37
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-12-2007
Messaggi: 498
Riferimento: Serve il dolore?

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Risponde sì il religioso, perché il dolore è una conseguenza della nostra debolezza morale, è qualcosa che ci meritiamo, è una specie di purgatorio che ci farà risparmiare ore o giorni di purgatorio dopo la morte…
E che dice il filosofo? Tradotto in termini filosofici, il dolore serve, cioè è un aiuto nella ricerca della verità, mentre la sua assenza potrebbe tradursi in una perenne domenica della vita, ed è quel continuo metterci sull’avviso, quell’incubo dell’insonnia, quella sensibilità esacerbata verso i mali di testa e le unghie incarnate che ci mantengono desta la mente. Il medico, e forse anche il farmacista, diranno che senza dolore non cercheremmo mai i loro servizi.
Si potrebbe però mettere le cose su un piano un po’ più elevato e riconoscere che effettivamente un filosofo senza dolore troverebbe meno stimoli alla ricerca della verità e del bene….ma è cosi? O una vita senza dolore sarebbe veramente una vita felice, simile a quella del taoista che si stende lungo la riva del fiume e aspetta che l’acqua passi senza bisogno di coltivare quell’ansia che rende la storia europea – dalla Grecia ai nostri giorni – tanto più caotica ma in fondo anche più interessante di quella del taoista?


Carissimo Emmeci; Nonostante in questi ultimi tempi noti che miei sporadici interventi vengono sistematicamente ignorati, insisto e provo a dire la mia circa l'utilità del dolore. Secondo me, senza parlare su basi religiose o filosofo-spirituali,ma con fondamenti fisico-scientifici, il dolore,non solo è utile all'uomo,ma è essenziale per raggiungere quella meta che tutta l'umanità concorde si è prefissa, e cioè la felicità,il piacere,la beatitudine. Meta che risponde all'esatto opposto del dolore, quindi, prendendo atto della legge sulla relatività,come ci è stata spiegata dal grande Albert, se non potessimo provare il dolore,non potremmo provare l'inverso,cioè il piacere,ed a maggior dolore vinto ne risulta senz'altro maggior piacere, perciò maggior avvicinamento alla meta. Scusami,ma quì ora devo dimostrare con un esempio
religioso; Gesù Cristo, dopo tutti i dolori del Suo calvario alla fine ha raggiunto la meta. La verità unica relativa all'uomo.

Un saluto amichevole espert37
espert37 is offline  
Vecchio 17-06-2009, 10.03.37   #7
emmeci
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: Serve il dolore?

Caro espert37, mi pare che le risposte che si succedono alla domanda “serve il dolore” tendono in qualche modo a comprenderlo e giustificarlo, opponendosi a ciò che potrebbero affermare i pessimisti senza se e senza ma e alle reazioni di quello che Camus chiamava l’ “homme revolté”, il Lucifero che dice “non serviam”….Quindi preferirei correggere un po’ la domanda e formularla per esempio così: perché l’uomo non è felice? Però anche in questa forma prevedo che il religioso si affiderebbe a un’interpretazione morale se non moralistica, a una specie di colpa d’origine, mentre una risposta laica al problema, quale forse tu preferisci, potrebbe stare nel riconoscere che sentimenti come quello del dolore, della paura o della disperazione sono riconducibili biologicamente all’amigdala cerebrale, e antropologicamente al fatto che l’uomo è un essere debole, esposto a mille rischi e a un avvenire che dopo tutto è sempre mortale e tragico.
Ma possiamo chiederci, sine ira ac studio: che dovrebbe pensare un filosofo? Ebbene, forse dovrebbe rendersi conto di avere una ragione in più per non essere felice, perché cerca e non trova, o almeno non trova quello che più gli premerebbe trovare - la verità, l’assoluta verità - e non appena crede di averla trovata, qualcuno lo avverte che non è così e che il suo compito non è finito, che questo anzi è un compito che va oltre di lui, impegna l’umanità e forse l’intero universo, quasi che fosse iscritto nei nostri geni e nei geni del cosmo, se ci è permesso di considerare il cosmo come un grande organismo, proteso a una metafisica che non abbandona la fisica ma la sfrutta attraverso un inarcarsi di piani e sciami di atomi, di neuroni e di menti….e in questo quadro cosa volete che conti il dolore, se non come un banale inasprirsi della corrente vitale, anche se qualcuno continuerà a considerarlo come un giusto castigo, come il contrappasso per chi che non si è accontentato delle verità della fede, bastevoli a rendere felici, e ha voluto tendere il braccio al nefando albero della conoscenza?
emmeci is offline  
Vecchio 17-06-2009, 23.26.45   #8
espert37
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Riferimento: Serve il dolore?

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Originalmente inviato da emmeci
Caro espert37, mi pare che le risposte che si succedono alla domanda “serve il dolore” tendono in qualche modo a comprenderlo e giustificarlo, opponendosi a ciò che potrebbero affermare i pessimisti senza se e senza ma e alle reazioni di quello che Camus chiamava l’ “homme revolté”, il Lucifero che dice “non serviam”….Quindi preferirei correggere un po’ la domanda e formularla per esempio così: perché l’uomo non è felice? Però anche in questa forma prevedo che il religioso si affiderebbe a un’interpretazione morale se non moralistica, a una specie di colpa d’origine, mentre una risposta laica al problema, quale forse tu preferisci, potrebbe stare nel riconoscere che sentimenti come quello del dolore, della paura o della disperazione sono riconducibili biologicamente all’amigdala cerebrale, e antropologicamente al fatto che l’uomo è un essere debole, esposto a mille rischi e a un avvenire che dopo tutto è sempre mortale e tragico.
Ma possiamo chiederci, sine ira ac studio: che dovrebbe pensare un filosofo? Ebbene, forse dovrebbe rendersi conto di avere una ragione in più per non essere felice, perché cerca e non trova, o almeno non trova quello che più gli premerebbe trovare - la verità, l’assoluta verità - e non appena crede di averla trovata, qualcuno lo avverte che non è così e che il suo compito non è finito, che questo anzi è un compito che va oltre di lui, impegna l’umanità e forse l’intero universo, quasi che fosse iscritto nei nostri geni e nei geni del cosmo, se ci è permesso di considerare il cosmo come un grande organismo, proteso a una metafisica che non abbandona la fisica ma la sfrutta attraverso un inarcarsi di piani e sciami di atomi, di neuroni e di menti….e in questo quadro cosa volete che conti il dolore, se non come un banale inasprirsi della corrente vitale, anche se qualcuno continuerà a considerarlo come un giusto castigo, come il contrappasso per chi che non si è accontentato delle verità della fede, bastevoli a rendere felici, e ha voluto tendere il braccio al nefando albero della conoscenza?

Carissimo emmeci, condivido quasi totalmente quanto esprimi, io ho letto qualcosa di quanto tu dici,ma senza inoltrarmi nei vari movimenti atomici nell'universo,scientificamente dimostrabili,mi esprimo terra terra in base alla mia personale esperienza,circa il dolore,tanto fisico quanto spirituale,devi sapere che personalmente ho sofferto tantissimo dolore fisico.nel 1960 cominciai ad accusare dei lancinanti dolori di testa con crisi che duravano circa una ora ma si susseguivano ogni circa tre ore giorno e notte, crisi immancabilmente precedute da vomito, nessun neurologo od otorino riusciva a farne una diagnosi, nei vari tentativi,oltre al resto ho sopportato ben otto interventi neurochirurgici in testa,senza mai riuscire ad ottenere un minimo risultato. Sono stato operato a Verona, a Firenze, a Losanna in Svizzera,a Londra. a Trento, nonchè in Baviera vicino a Monaco. Solo nel 1978 riuscii a trovare un calmante,erano iniezioni di ergotamina,che dovevo farmi ogni otto ore per poter continuare a vivere.Dobbiamo premetttere che ho moglie e tre figli,che allora erano piccoli,ed in più una piccola azienda da portare avanti per il sostentamento. Con mia moglie ci eravamo augurati che io potessi vivere fino a sesanta anni,(oggi ne ho 72) per potergli dare un ausilio fino ad una minima autonomia dei figli. Nel 1994 cominciai a diminuire con le inieioni e piano piano anche i dolori non si fecero più sentire. Ebbene,per farla corta,altrimenti qui annoio anche il Padre eterno. Io dal 1995 posso dire di essere rinato ed ho cominciato veramente a gioire di tutte le ricchezze della vita.Oggi la mia felicità,non ha paragoni,e mi sto godendo immensamente i miei tre figli,mia moglie ed i miei sette nipoti. Forse a merito di quel trascorso dolore,fisico ma sopratutto morale.

Spero di non averti troppo annoiato un sluto espert37
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Vecchio 18-06-2009, 10.55.58   #9
emmeci
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Riferimento: Serve il dolore?

Caro espert37, quello che mi racconti delle tue traversie fisiche, della tua lunga odissea di dolore, mi fa vergognare d’aver ridotto il problema a un gioco con la verità, perché certo è vero che il filosofo, anzi il semplice uomo desideroso di sapere, forse perfino lo studentello prossimo ad affrontare l’esame di maturità soffre per ciò che lo mantiene distante dall’obiettivo, ma questo non deve far dimenticare che nel mondo – come diceva Amleto - ci sono più cose di quante ne sogna la nostra filosofia e che potrebbe valere anche qui quello che diceva Bertolt Brecht: “prima la pancia poi la morale…" (o forse avrà pensato: prima la pancia poi la rivoluzione).
E tu hai pieno diritto di mantenere la tua attuale condizione gioiosa, pensando che per la filosofia (qualcuno dirà, anche per salvarsi l’anima) c’è sempre tempo. Come vedi ho messo la discussione sul registro dell’ironia sperando che questo contribuisca a mantenerti nel tuo stato felice, che dopo tutto fin dall’epoca degli antichi greci, doveva essere lo scopo della filosofia.
emmeci is offline  
Vecchio 18-06-2009, 18.41.22   #10
Noor
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Riferimento: Serve il dolore?

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Originalmente inviato da emmeci
che dovrebbe pensare un filosofo? Ebbene, forse dovrebbe rendersi conto di avere una ragione in più per non essere felice, perché cerca e non trova, o almeno non trova quello che più gli premerebbe trovare - la verità, l’assoluta verità - e non appena crede di averla trovata, qualcuno lo avverte che non è così e che il suo compito non è finito, che questo anzi è un compito che va oltre di lui, impegna l’umanità e forse l’intero universo, quasi che fosse iscritto nei nostri geni e nei geni del cosmo, se ci è permesso di considerare il cosmo come un grande organismo, proteso a una metafisica che non abbandona la fisica ma la sfrutta attraverso un inarcarsi di piani e sciami di atomi, di neuroni e di menti….e in questo quadro cosa volete che conti il dolore, se non come un banale inasprirsi della corrente vitale, anche se qualcuno continuerà a considerarlo come un giusto castigo, come il contrappasso per chi che non si è accontentato delle verità della fede, bastevoli a rendere felici, e ha voluto tendere il braccio al nefando albero della conoscenza?
C’è sempre questo bisogno ,caro emmeci,di rendere almeno romaticamente eroico, il lavoro di un filosofo..
Un bisogno forse di elevarsi,di sentirsi migliori,o forse semplicemente più che un’ameba o un filo d’erba..
Ma non potrebbe forse essere che annullando questo senso della ricerca della verità definitivamente,il filosofo se la ritrovi sul naso come il coniglio con la sua carota,e quindi vedere di correre illusoriamente in tondo senza nulla raggiungere?
Non potrà forse essere il fermarsi e osservare la carota ,il senso di tutto?
Ovvero farsene una fragorosa risata?
..E che grossa fregatura per tutti gli eroi..
Noor is offline  

 



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