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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 04-08-2009, 17.04.19   #111
arsenio
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Riferimento: Sognando il 'grande giorno'

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Originalmente inviato da nevealsole
Il raggiungimento della meta dipende essenzialmente dalla consapevolezza di ciò che si vuole. Quando l'obiettivo è chiaro, e si è tenaci, lo si raggiunge.
Il vero problema, sempre più spesso, è la poca chiarezza di obiettivi.
Osservando il movimento del mare ed i surfisti contemplavo la seguente frase 'rimango in equilibrio nel mare in tempesta'...

Piccola parentesi assertiva: Io sono donna, mi sposerò e avrò dei figli. Con amore e per amore: di me stessa, del mio compagno, della vita.


Altra piccola riflessione al femminile in clima vacanziero.


Cara neve sono stato sempre d'accordo sulla priorità della consapevolezza di ciò che si vuole. La sanità si definisce pure come capacità di autorealizzarsi in autonomia e con equilibrio relativo al proprio contesto. E' anche un imperativo filosofico, che ebbe origine da Nietzsche: “diventa ciò che sei”, cioè scopri le tue potenzialità, inclinazioni e risorse, cosa desideri per te e cosa puoi dare. Questo è l'orientamento giusto, senza ascoltare o sollecitare consigli, giudizi, valutazioni altrui. Anche perchè come dici, non ci sarà nessun copione che si possa replicare ritornando sui propri passi. E il ragionamento controfattuale in cui ci si logora sui possibili irrealizzati, è dannoso più che inutile, e porta alla “nevrosi del forse”: “se io avessi .... forse ....” Del resto si tenga pur conto che noi siamo (incolpevoli, se si vuole) riguardo alle nostre scelte che dipendono dalle circostanze,risorse nostre interne ed esterne, e la previsionalità non sempre aiuta. Ma facciamo pure finta di poter contare sulla nostra libertà.
La felicità,o perlomeno una delle sue vie, è conoscere se stessi, le proprie possibilità, e non andare dove vanno tutti perchè conformarsi è il male peggiore. Pensando sia meglio ciò che è accettato da un ampio consesso. Cercare l'identità fuori da noi, anche per essere accettati, porta ad appagamenti molto precari. L'esercizio di autoconoscenza, per accedere a nuovi mondi e modi di vita, serve a imparare aspetti di sé che che non sempre hanno accesso all'espressione pubblica. Ma si desidera sempre il nostro bene? E si riescono a vincere le resistenze al cambiamento? Capaci di scendere ai propri inferi e risalire più arricchiti per riscrivere la nostra vita, reinventarci e, se richiesto, con un adattamento purchè attivo? E la scoperta di se stessi in teoria avviene finchè le nostre scelte sono definitive, praticamente mai.
La nostra revisione del passato deve far capire, organizzare e progettare il presente, per costruirsi un modo di stare con se stessi, per comporre propri frammenti di vita.
Le depressioni sono spesso scatenate da un senso di una perdita, reale o simbolica; nel caso che citi, ad es. il conflitto che una situazione cruciale impone: maternità o carriera? Inoltre la depressione puerperale può essere reattiva per il senso di perdita rispetto alla condizione precedente alla gravidanza. Senza contare l'evento di per se critico.
Il post sull'”Anima, il femminile dell'uomo”, sicuramente interessa anche te. Ma l'ho postato per Ornella e Giorgiosan, perchè mi sembra avessero qualche dubbio sull'essere donna e di conseguenza, sull'essere uomo. Puoi intervenire ed esprimere un tuo parere

arsenio is offline  
Vecchio 04-08-2009, 17.08.00   #112
arsenio
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Riferimento: riflessioni sul "femminile"

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Originalmente inviato da ornella
Riflessioni sul "femminile":
Concepire il femminile senza immaginare un confronto con l'altra metà del cielo forse non si può. Quindi è femminile ciò che non è maschile e viceversa.

X Ornella e Giorgiosan

Anima, il femminile dell'uomo

L'”Uomo”, generica definizione dell'umano homo sapiens in realtà si compone di una parte “maschile” e di una parte “femminile”.La dualità sessuale definita “donna” è stata nascosta e rimossa da sempre. La sua assunzione tuttavia è necessaria per riprodurre e rivalutare consapevolmente una cultura al femminile. Certamente “non maschile” e che appunto esalti tale differenza come un valore paritario per diritti e dignità e ugualmente indispensabile. Questa è l'origine del femminismo, il resto sono clichè e folklore, da ogni parte provengano. Il problema della differenza è multidisciplinare; oltre alla filosofia interessa l'antropologia, la sessuologia, psicoanalisi, psicologia, ecc. richiede anche l'imparzialità di chi è consapevole delle varie implicazioni e inevitabili esorcismi, avversioni, difese che ovunque suscita tale argomento. Perciò la posizione è di equidistanza tra posizioni estreme. Non sarebbe nemmeno logico arroccarsi su un'ideologia perchè valorizzando certe tipicità per convenzione di appartenenza alle donne, nello stesso tempo si suggerisce come “essere uomini”, titolo di un libro di Claudio Risè che da sempre con vari saggi, conferenze, ecc. vuole portare alla riscossa “la virilità in un mondo femminilizzato. Non si equivochi, non si tratta di uomini effeminati, ma che stanno perdendo certe virtù che dovrebbero caratterizzare un'autentica virilità identitaria e prestigiosa. Diventare uomini è molto impegnativo. Tra l'altro si raggiunge anche aprendosi al “femminile” dell'uomo, che non c'entra per nulla non quello a cui appartiene il genere donna, ma è l''Anima”, come risulta dal seguente passo:

“Può sembrare paradossale. E di sicuro ci si mette per solito molto tempo per capirlo. Ma la pienezza nella vita dell'uomo, la valorizzazione profonda della sua maschilità, e naturalmente il suo diventare se stesso, esprimere il proprio sé, è una partita che non si gioca tutta in un campo maschile. Anzi, dipende in gran parte da un'immagine femminile”.(C .Risè, 2000)

L'anima lo spinge a stabilire un colloquio ,una capacità di relazione con le immagini, con quel mondo immaginale, visionario, che egli stesso ha dentro di sé e che deve imparare a riconoscere. Impara un sentimento fragile, di emozione leggera, che è anche suo e non solo della donna. L'Anima sta dentro di lui: così potrà amare,vedere per come è, desiderare la donna e non la madre appagante o rimanere un freddo ragioniere antierotico, oggettivo, convenzionale: una “cosa”. Senz'anima le idee s' induriscono. Mentre l'Anima è mobile,mai fissa, come le donne e il “femminile” nell'accezione precisata. Risè è uno psicologo analitico che si ispira alle teorie junghiane, e con riferimenti anche a Hillman. Perciò l'Anima è quella antica (Psychè) che ha connotazioni femminili ed è il linguaggio dell'immaginazione e della fantasia, passione, riflessione. La stessa nuova psicoanalisi è emotiva e si avvale della sensibilità empatica, accuditiva, materna. E' il riscoprire il femminile dentro di sé che può contribuire a instaurare un rapporto autentico con le donne.
Risè inoltre si riferisce a ricerche scientifiche per cui la donna ha varie superiorità rispetto all'uomo. Integra meglio pensiero ed emotività, potenzia l'intuizione, stempera le rigide sequenze del pensiero maschile. Superiorita sancita dalla scienza (il prof. Pancheri della Sapienza) Il maschio ne teme la potenzialità? Ora più che mai che la sua virilità è malata? Eppure la società occidentale abbandona le donne , ne vorrebbe prosciugare gli umori; stupri e violenze sono rimossi, nulla più, affermano, i fallocrati, che invenzioni delle femministe, le statistiche ed i sondaggi sono artefatti. Non credete? Viaggiare un po' su Internet, anche in altri forum. Il padre è scomparso; gli uomini denigrano cose per loro incomprensibili, lunari, come “corpo”, “genere”, “simbolo”, ecc. Oggi l'uomo è un consumista privo di identità .L'uomo del gregge di un ceto appiattito, prodotto dal processo di industrializzazione e di accumulazione di capitale., con le implicazioni teorico-scientifiche dello sviluppo tecnologico. D'altro canto è vero che la polarità dei sessi scompare, come ne abbiamo già parlato diffusamente. Con essa l'amore erotico che poggia su questa polarità e che sparirà ad assimilazione avvenuta.
Non parleremo qui di coinvolgimento di fattori educativi, culturali,economici che certo hanno riscontri anche nel modellare la sessualità. Ad esempio la concezione consumistica del sesso, alienata nonostante la retorica liberatrice che la contraddistinse, la serializzazione dei comportamenti per cui le donne per farsi riconoscere devono diventare oggetti comandati e non protagoniste. La donna stessa è oggetto economico, moglie, lavoratrice, prestatrice di assistenze varie. Ma il capitalismo ha sempre tralasciato il suo contributo alla collettività, e il patto originario per quanto riguarda i ruoli sociali, la divisione del lavoro sociale,: riproduzione la donna, responsabile della specie, produzione l'uomo. Ma l'accumulo di beni ha portato al patriarcato,alle sue condizioni socioculturali che la relegano all' autosacrificio, al masochismo, alla riproduzione: diretta conseguenza degli stereotipi e della legittima sua sottomissione. Eppure il suo punto di forza è puntare sull 'indispensabilità delle sue potenziali diversità di ruoli, capacità, negoziazioni e non aggressività impulsiva, che ci avrebbe messi anche al riparo dalla catastrofe economiche della finanza maschile superazzardata.( vedi a tal proposito sul Sole 24 Ore di domenica l'articolo Bye Bye maschio; la crisi fa largo alle donne.
Ma se la donna accetta la competizione ha perso perchè si sottomette alle leggi dell'uomo. Se assume le sue leggi s'illude che esistono solo due possibilità per il suo successo: vendersi come balocco sessuale all'uomo o batterlo con i suoi stessi mezzi. Ricadrebbe nelle norme di gruppo, rinunciando a una autentica indipendenza e propria originale cultura

arsenio is offline  
Vecchio 05-08-2009, 08.04.27   #113
arsenio
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Riferimento: Sognando il 'grande giorno'

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Originalmente inviato da nevealsole
Piccola parentesi assertiva: Io sono donna, mi sposerò e avrò dei figli. Con amore e per amore: di me stessa, del mio compagno, della vita.





cara neve, dopo il post più su sull'autorealizzazione, e quello sulla "differenza femminile" per altri , non poteva essere più opportuna questa tua "piccola parentesi assertiva", per una riflessione suscitata dalle attuali notizie di cronaca su morale e libertà della donna, sempre attinente le nostre lunghe "riflessioni sul femminile", e che certo coinvolgerà,mi auguro anche altre nick.



Morale e libertà femminile

Il teologo Vito Mancuso, il 3 agosto su Repubblica, è una delle tante voci autorevoli stupite per il silenzio della Chiesa sulla gravissima corruzione della politica, e scrive: “Chi gestisce il potere colpisce la coscienza dei più deboli, in questo caso i giovani, da sempre affascinati dagli uomini di successo. Temo però che il presidente dei vescovi, il quotidiano cattolico e altre istituzioni ecclesiastiche non “scenderanno mai in campo” con la stessa passione morale ( si riferisce alla pillola abortiva e al caso Englaro). Mi chiedo perchè e non so rispondere . Valutate, esorta, quanto abbiano a cuore il bene e si diano da fare per cercare l'amore nella verità”.
Quasi le stesse considerazioni esposte da Franco Monaco: “Sul premier la Chiesa è stata chiara? Gli ultimi scandali sono solo il frutto di una concezione della vita, delle persone, della famiglia e della società che ha fatto breccia da gran tempo sulle fibre profonde del nostro Paese. Che un'educazione educativa quale è la Chiesa portatrice di una manifesta visone opposta ( se è ancora così che insegna il Vangelo) non l'abbia contrastata per tempo con la massima energia, induce a qualche riflessione critica sulle sue antenne spirituali”.
Entrambi si riferiscono anche alla stampa militante cattolica, che dà un'enorme risonanza, di tre pagine, alla pillola abortiva che evita choc di dolorose operazioni alle donne, e al caso Englaro, ma non ha dedicato quasi nulla, e non comunque da parte della massime autorità, allo scandalo devastante che è oggetto di stupore, di satira, di critica da parte di tutte le testate straniere di ogni colore politico.
Enorme e meravigliato rammarico anche da parte di teologhe, studiose, sociologhe, femministe storiche, ecc. Come Miriam Maffai che in difesa delle donne italiane, scrive: non credere che tutte siano aspiranti veline, anche se molte curano il corpo non solo per ragioni puramente estetiche ma anche per ottenere guadagno e successo, che è l'unico comportamento per una riuscita proposto dal governo in carica:ovunque donne mediatiche come merce, spogliate, vendute, umiliate da ogni canale tivù. Tutte disponibili a una subalternità al desiderio maschile? No, esistono anche quelle libere e responsabili, che progettano la famiglia, la maternità, il lavoro e che non danno retta al presidente del consiglio quando afferma: “chi scopa bene governa bene”, e “gl' italiani mi vogliono così”.
E' il momento più sgradevole e avvilente del nostro Paese,ma non è il simbolo dell 'Italia e delle sue donne.
Le donne si sono battute nel '68 per porre fine alle discriminazioni in nome di uguali diritti, senza rivendicazioni indebite, ed ora sono annientate da movimenti che esaltano la violenza e il successo che equivale a denaro,irridono ai deboli e meno dotati. Tendono a riportare la donna a un ruolo subalterno, non autonomo anche nel procreare. La libertà della donna è a rischio. Politica, pubblicità, media, danno risalto a figure del tipo di Patrizia D' Addaro, ma esistono anche madri, atlete, ricercatrici scientifiche sotto i quarant'anni, che una Tv sempre più volgare e un ormai patetico machismo tengono in secondo piano.
Concludo con una considerazione di Scalfari a Otto e mezzo: la situazione non cambierà in breve. Perchè non c'è mai stato un intervento di tipo pedagogico, un insegnamento autorevole. Ma forse anche semplicemente familiare. Ora è tardi, la situazione sarà sempre più percepita come “normale”, se non la “migliore.
arsenio is offline  
Vecchio 09-08-2009, 17.30.39   #114
arsenio
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Riferimento: riflessioni sul "femminile"

Uomini e donne cuore a cuore

Una ragazza incontra un rospo e lo bacia: il rospo diventa un bel ragazzo, bacia la ragazza che diventa una bottiglia di birra. Lui è felice perchè per l'uomo è essenziale ridurre la donna a oggetto di godimento.
Se una donna si fa spiegare la “donna” da un uomo saprà come adeguarvisi. Da una ricerca negli Usa, di Steven e Hersberger, il maschio è:
competitivo, forte, controllato, responsabile, affascinato dalle grandi imprese, intelligente,scarsamente emotivo, non piange, tecnicamente dotato, dominante, protettivo, competente, logico, responsabile della famiglia, prende l'iniziativa sessuale, indipendente, autoritario, sportivo; considera il sesso una prestazione. Se non è così è un debole, un originale, un gay.
La femmina è passiva,dipendente, emotiva, illogica, naturale, quieta, sensibile, apprensiva, paziente, morbida, calda, lunatica, romantica, seducente, creativa, fisicamente debole, non resistente, il sesso per lei corrisponde ad amore. Se non è così è una prostituta, una zitella, una lesbica, oppure una femminista. L'uomo non approva le sue conquiste sociali. Tuttavia l'emancipazione femminile non è stata una crescita nel tempo,anche secondo le studiose storiche. Perchè le donne dovrebbero diventare uomini e omologarsi anzichè esprimere la propria paritaria differenza? Ogni diversità va rispettata. “L'uomo fa orrore, la donna molto meno, ma soltanto finchè non arriverà ad assomigliargli del tutto” (Ceronetti). Per l'uomo è impossibile l'immedesimazione empatica con una donna. A partire dalla scissione maschile dell'eros del corpo da quello psicoaffettivo. Il concetto di sessualità è una funzione della propria personalità, stile e filosofia di vita che può dividere. Lo stesso Freud che mette in primo piano la pulsione istintuale, ammette la compresenza dell'amore romantico. La psicosessualità è eros più tenerezza e non meraviglia se sentimento e sesso sono eventi “femminili”, a cui il maschio può accedere con la sua parte “femminile”.Ma raramente riesce a indovinare le fantasie della donna che ama. Il sesso senza amore è quello con le prostitue, con i transessuali, i travestiti,i viados, che stanno sostituendo le mercenarie con 24.000 contatti al giorno solo a Milano. I clienti sono maschi in crisi di identità che per risvegliare la libido hanno bisogno di tali stimoli e che temono le donne. Ma diventare uomo significa superare il timore della propria inadeguatezza e difficoltà personali rispetto alla femminilità. Non mi sembra che il genere maschile conferisca più intelligenza, senso logico e competenza. I discorsi maschili sono perlopiù quelli prevedibili: superficialità collettiva dell'uomo della strada. Pressapochismo, mancanza di cautela, di precisione, di ragion veduta, privi di conoscenze approfondite nel leggere la realtà. Dimostrano ottiche distorte e ancora oscurantiste. Perlopiù discorsi da ascensore o da scompartimento di treno. Inutili se le premesse alla base non collimano o sono diametralmente opposte: la discussione gira a vuoto. Non si accettano punti di vista che mettono in crisi un personale sistema di credenze. Risè, teorico della rivincita della maschilità, ne critica il consumismo ottuso, indotto dalla pubblicità che impone continue sostituzioni, cibi, bevande, viaggi da turista, automobili superveloci, trascurando le virtù maschili della tradizione.
Nessun critico della ragione può risvegliare dal pregiudizio e dal sonno dogmatico di chi ormai si è omologato a un gruppo o al pensiero collettivo. Nelle epoche dissolute come l'attuale si comprende come tutto non sia altro che una farsa amara e menzogne agghindate da parte di ogni potere istituzionale, siano re o papi. Ma l'uomo della massa avversa chi mette in berlina la falsità esteriore. Né possiede strumenti critici e ripete sovente il ritornello “nulla di nuovo sotto il sole”. La storia è immobile, mai proteiforme nelle forme, anche conosciute, vizi che purtroppo tendono a ripetersi ed è inutile ogni analisi critica? Oppure omette un confronto dialettico che metterebbe a nudo le sue lacune conoscitive? Non è assiduo lettore di quotidiani o di saggistica sociale. Ci sono medici,magistrati, avvocati, economisti, altissimi livelli di di dirigenze aziendali,che non hanno mai preso in mano “inutili libri” che non siano riviste attinenti il loro settore o libri oggetto, soprammobili che posano sui tavoli. Ho riletto Farenheit 41 : in una società ipertecnologica e preconfezionata che vive solo attraverso soap opera e reality, si teme il potere della letteratura e della memoria collettiva e così si eliminano tutti i libri perchè creano problemi che è meglio eliminare piuttosto che affrontare. Infatti pochi gradiscono parlare della crisi della civiltà europea e del tramonto dell'Occidente, perchè vivono in un'epoca di straordinario progresso tecnologico e il progresso etico vine confuso con tale omologazione. Piuttosto di classificare il “bene” e il “male”, sarebbero da verificare i valori. Agli adolescenti di oggi basterà per essere felici stordirsi con alcol e droghe, con psicofarmaci,sclerotizzati nella mente e nel cuore? Manipolati dai media. Perchè si fa presto a parlar di libertà, ma non tutti possiedono strumenti critici per difendersi dalle suggestioni palesi od occulte, da imposti modelli che impongono serializzazioni comportamentali e uniformità di pensiero, da cloni del cervello. Ognuno è prigioniero di ciò che riesce a vedere.
Ci sarebbe una sensibilità etica espressa da una lettura controcorrente, fuori da classifiche dei più venduti. Con le opere di Shakespeare, Balzac, Dostoevskij,Tolstoj, si comprenderebbe l'amore, l'odio, l'invidia, la gelosia.
Altra dimensione estranea al mondo maschile è il ricordo e la memoria diaristica. L'identità è una costruzione della memoria e noi abitiamo la rappresentazione del nostro mondo. Per dare un senso a tutto ciò che si è vissuto, anche il proprio dolore, la propria malattia, l'impressione di aver sciupato la propria esistenza. Ricordo e scrittura espressiva e non imitativa rendono più intense e vere le nostre emozioni.
Nessun uomo è un narrante della propria vita sentimentale,di attese deluse o di desideri esauditi. Rari riflettono su emozioni e sentimenti. Quando si tratta di “filosofare” gli uomini prediligono gli astratti universali, creano caos per fingere di sapere, o non si rendono conto delle loro incompetenze. L'uomo ha tenuto sempre meno conto delle immagini mentali,complice la scuola e la stessa psicologia che si occupa di percezioni oggettive e non di sogni e fiabe. Non c'è tempo per tessere le parole, le trame di fatti osservati, vissuti, inventati. Un amore richiede tanti racconti perchè crea una storia esso stesso. Ma oggi la fame di storie è soddisfatta dai media, dalla lingua spezzettata da Internet, dal gergo TV, dalle cartoline copia incolla che smorzano le immagini interne. Gli anni non insegnano nulla, se non irrigidire la mente o mascherarsi dietro giovanilismi. Già al giro di boa della mezz' età si deve rassegnarsi ai nostri possibili irrealizzati, ma non da sconfitti. I clic in web disorientano con miliardi di nozioni che non si sanno discernere o elaborare, e stare davanti a una tastiera assuefa al thrash, all'arretratezza del pensiero, svalorizza impegno, studio,intelligenza. La rete giova a chi è già istruito, critico e selettivo.

E' giusto che chi si è formato nel periodo del '68 lamenti che la scuola gli ha insegnato ben poco, se fa parte di quelli che studiavano solo per il 18 politico, quando i più disimpegnati si limitavano a ripetere qualche concetto del professore . E oggi, con l'alfabetismo di ritorno? Quasi tutti i candidati docenti di lettere sono stati respinti a Venezia per troppi errori nella prova scritta: un testo da riassumere di cui non compresero il senso!

E le donne? Si trasformano in “uomini”, appropriandosi del maschile in grottesco? Hanno imparato anche loro a sfuggire le complessità concettuali che oltrepassano un livello “chat e ,depersonalizzate in rete, seguono i più gettonati, che sono i più mediocri. I loro modelli provengono dalla TV, dai talk show, Grandi Fratelli. Il sesso comincia anche per loro a sganciarsi dal cuore, come nel citato Sex and City. Ma le donne ancora ricadono negli antichi equivoci. L'emancipazione femminile è anche sciogliersi da quei dannosi legami per cui barattano un po' di compagnia con desolati convivenze e battibecchi su luoghi comuni. Ricadono nei trabocchetti classici: prede di corteggiatori che se la svignano con i loro risparmi, falsari della spiritualità che le donne adorano, ecc. Se non di psichiatri e psicologi che delle donne sanno solo come le si rende dipendenti.
In quando alla violenza sarà in ulteriore crescita, senza un'azione pedagogica. Si sono opposte, attraverso le loro istituzioni a una campagna pubblicitaria in loro difesa. Ambiscono sempre essere oggetto di maschi “virili” e seduttivi, per loro e per le figlie. Se amano parlare con qualcuno che le aiuti a guardarsi dentro, restano affascinate dal macho scortese, privo di eleganza, tenerezza, misura.
Cosa resta, per l'uomo controcorrente, se non entrare in rotta di collisione con tutti gli assoggettamenti e le forme di dipendenza , innescare una critica dei poteri esistenti, per la formazione di una coscienza politica e culturale, per un nuovo codice di intesa tra uomini e donne, per uno spirito di critica controtendenza?
arsenio is offline  
Vecchio 11-08-2009, 23.34.20   #115
arsenio
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Riferimento: riflessioni sul "femminile"

Uomini da chat e consenso femminile

Il profilo dell'uomo virtuale, assiduo di forum-chat, di social network, ecc. è il più tipico rappresentante di una cultura che va verso un'irreversibile deriva? Le sue idee sul mondo sono prodotte da una sua soggettività paurosamente vuota, alla ricerca di punti di appoggio mai posseduti. Digita parole irriflessive senza consequenzialità, senza logica, illudendosi di autoaffermarsi. Uomini che vorrebbero compensare la loro inferiorità esistenziale, “far bella figura” con esiti catastrofici, per chi sa vedere. Sono perditempo virtuali campioni di vieti luoghi comuni, buonismi falsi e retorici di individualità immature.
Il computer rivela il nostro modo di rapportarsi anche con la realtà: vi trovate perlopiù folklore, scritture degne di un'assemblea condominiale; nessuno in realtà ascolta nessuno, sono persone sciatte, opache. Esibite in un “parlato” stentato che tradisce la sclerosi intellettuale. Piccoli uomini senza sentimenti, senza nobiltà. Non si sono mai chiesti chi sono veramente Nella “Storia Infinita” il guardarsi allo specchio per sapere chi si è e cosa si deve cambiare, è l'ultima e più terribile prova. Fuggono problemi inquietanti, non approfondiscono nulla, attingono da link in qua e in là, dispersivi e incoerenti. Volgari e manipolati, difficilmente capiscono quello che dicono. Negano le altrui identità per loro stessi autoaffermarsi, non possedendo altri strumenti. Con inesistenti pensieri costruiti su frammenti disordinati.
Eppure scacciano sempre chi pensa, per selezione naturale: il terzo millennio è involutivo di etica e cultura. Splendidi esempi ne sono i prototipi più seguiti. Si manifestano con discorsi insignificanti per qualità, per logica, per impegno, artefici del thrash - pattume che ci sommerge. Ipermaschi minimalisti dei sentimenti,contribuiscono a rendere Internet sempre più luogo della malattia del pensiero. Incolti che rifuggono complicazioni intellettuali, sono l'atavico oggetto seduttivo in agguato in ogni immaginario femminile.
Hanno un Io molto debole: Internet è per loro un anestetico per esentarsi dai rischi e dalle difficoltà della vita. Stare ingruppo, formare gruppuscoli di seguaci, dà forza ai deboli. Il pensiero solidale di gruppo dove il simile ama il simile, raccoglie queste loro strettoie mentali che eludono, glissano, minimizzano le verità che fanno male.
La rete riduce, a parere di esperti e studiosi, la capacità di lettura, rende ottusi e deconcentrati, frantuma la concentrazione. Gl' incapaci e più sterili bloccano la creatività di altri.
Tuttavia l'essere mediocri non dà fastidio a nessuno. E' chi si distacca dal conformismo che viene spostato ai margini del gregge. Più si è superficiali, più si hanno amici: chi manca di un'identità personale fluisce nell'identità collettiva dove è sempre ammesso con il benvenuto,in nome di una epidemica anestesia spirituale e insensibilità morale.
E' comprensibile che rimangano spiazzati,quando si accorgono di non sapere, e s'arrampicano sugli specchi con effetti esilaranti, non sapendo più nemmeno loro quello che dicono. Quasi nessuno si dedica alla lettura, non libri, non quotidiani vari; non faranno mai emergere da voi cose nuove; pretendono che la cultura nasca dal niente per l'illuminazione di qualche Assoluto.
Eppure le più autorevoli studiose del comportamento femminile, riconoscono che le donne sono purtroppo attratte da chi è moralmente e intellettualmente inferiore: dimmi chi segui e ti dirò chi sei. Natalia Aspesi suddivise tempo fa gli uomini in goffi, rozzi ,disattenti nei confronti delle donne, e quelli gentili raffinati, premurosi e sensibili alle esigenze femminili. Ma sono i primi e non questi ultimi che appartengono all'immaginario sentimentale delle donne. Per grezzi, superficiale, indifferenti, con carenze psichiche sono disposte a sopportare tutto. Vi parrà strano, ma i categorici, incoerenti, non plausibili hanno presa. Sono attratte da partner fragili e disagiati quanto violenti, incapaci di crescere,di gestirsi. Perchè? La donna soffre di una bassa autostima, e così è convinta che deve accontentarsi di relazioni superficiali. Sceglie maschi anaffettivi e freddi per confermarsi di “non meritare l'amore”, o comunque i suoi target sono al ribasso come personalità maschili,non parlo di poteri: l'essere è morto vinto dall'avere. Quando entrano in un gruppo, vi si annullano. S'illudono di seguire proprie inclinazioni e le idee a poco a poco diventano quelle della maggioranza. In Internet avviene spesso questa passiva omologazione all'irrilevanza del pensiero. Non cercano più, se li hanno mai cercati, uomini dall'indipendenza di pensiero e sensibilità estetica. Una volta entrate nel gruppo si conformano secondo lo stile che vi predomina, e se la loro personalità è discrepaante, tenderanno ad assumerne lo spirito. Solo chi si conforma riceve comunicazioni dagli altri partecipanti. E' un caso che l'uomo più amato, lodato e stimato dalle italiane,anche quelle che hanno raggiunto notorietà,sia un istrione arrogante, pressapochista, privo di responsabilità civile che disprezza regole e istituzioni, narcisista e autoreferenziale? Per fortuna ci sono sempre eccezioni, negli esempi pubblici e nella vita quotidiana, e così non si creda che proprio tutte le donne italiane abbiano certe preferenze di massa.
arsenio is offline  
Vecchio 24-08-2009, 16.50.32   #116
arsenio
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Riferimento: riflessioni sul "femminile"

l'uomo giusto è sempre ... il mascalzone?

Giorni fa ho seguito su Raitre una discussione sull'attrazione a volte mortale delle donne per il “mascalzone”. Sono presenti una sessuologa (Chiara Simonelli) esperti e Veronica de Laurentis, figlia del regista. Presenta un suo terzo saggio :”Riprenditi la tua vita”, dove racconta una personale e drammatica storia di amore dannoso.
Vicenda da manuale, con le stesse modalità di molte donne vittime di molestie fisiche e morali, fino alle violenze estreme da parte dell'uomo che hanno scelto. Racconta la sua tipica esperienza familiare, che spesso prelude alla sottomissione, al maschio perverso. Genitori che non sanno esprimere né educare alle emozioni; un padre duro inconsciamente obbedito, che sa dire solo “fa come ti dico io”, rendendo le figlie incapaci di personali decise opposizioni a chi le rende schiave. Così spesso sposano un uomo simile, che ripete perentorio: “so io cosa devi fare ... “Sono proprio i padri non autoritari né assenti, collaborando
con la madre, che dovrebbero insegnare alle bambine il valore della loro femminilità, a renderle preparate a scelte che non le umilino. I primi modelli di uomo avvengono osservando i comportamenti che si hanno sotto gli occhi.
La scrittrice, a nome di tutte le donne, se ne assume la responsabilità e raccomanda: “siamo noi donne che dobbiamo scegliere:” esistono uomini meravigliosi che non sono da noi riconosciuti.”
Quali consigli? Secondo l'autrice, da sole non se ne esce, non si spezzano le catene. Occorre sempre l'aiuto di un terapeuta. Le chiavi per cambiare sono il coraggio, il prepararsi a ricevere un aiuto, il sogno, il talento, la passione, uno scopo, la perseveranza, l'amore, la verità. Sapendo che i nostri pensieri creano la nostra realtà. Osare sputtanarlo pubblicamente è un dovere, perchè ogni tre giorni una donna viene uccisa dal partner.
Tra gli esperti viene fatta una distinzione : oggetto del discorso è il “farabutto” che usa abili strategie per sedurre mostrando sentimento e affidabilità. Degenerazione del “simpatico mascalzone” vitale, vivace, che non annoia, che maschera con ironia e complicità il suo egoismo. Tanto da suscitare rivalità e affermazioni di esclusivo possesso: “sarò cornuta,ma il mio mascalzone non te lo lascio ...”

Per una ricerca su tale argomento, in tempi recenti avevo raccolto alcune frasi di famose femministe di ieri. Piuttosto critiche anche loro verso il loro sesso fragile, remissivo, preda di abbagli e illusioni.
Natalia Aspesi: “I maschi non sono più cattivi di noi, è la natura che è misogina. Le donne soccombono alla figura del bastardo, alla sua vitalità piratesca e alle sue arti seduttive. L'affidabilità non fa innamorare”. “Goffaggine, rozzezza, disattenzione degli uomini nei confronti delle donne attirano. L'uomo diverso è gentile, raffinato, premuroso e sensibile verso le esigenze femminili. Ma alle donne piacciono proprio quei rozzi, superficiali, indifferenti, per i quali sono disposte a sopportare tutto. Gli altri sensibili e colti non appartengono all'immaginario sentimentale erotico femminile. I categorici, incoerenti ,non plausibili, hanno presa. “L'uomo più infimo è certo di una sua superiorità singola e globale sulle donne, incomplete e difettose in quanto “non uomini” Ma in realtà è l'uomo ,conscio della sua imperfezione, che soffre. Non sa svolgere opere che le donne svolgono con tanta abilità e passione; è lui che si sente purtroppo indegno della parità”.
“Clero, parate militari, damaschi, broccati, oro, viola, porpora,ricami,gioielli, manti, scettri, mitra, strascichi, flabelli, incensi, musiche, cori per un fulgore tetro. Facce nemiche della donna, dell'uomo, della vita, della grazia, dell'amore, della gioia, della speranza. Barbari addobbati”
Boralevi: “Le donne chiedono amore a chi non è in grado di darlo, anche nel sesso. Inspiegabilmente preferiscono uomini sfuggenti e egoisti. Tornano e con uno sguardo si riprendono la vittima, perchè l'istintuale, violento, incolto, privo di complicazioni intellettuali è l'atavico oggetto seduttivo in agguato in ogni immaginario femminile.
“Le donne cercano tutte lo stesso tipo di uomo macho e villano e se le tratti bene ti trattano male loro. E' vero che desiderano chi le fa soffrite, chi non telefona, non le pensa, tradisce. Poi torna e con uno sguardo si riprende la vittima.

Lina Sotis: “Più sono mascalzoni, più ci piacciono; tutto cambia ma a signore e signorine nello scorrere di decenni e millenni, l'uomo piace sempre uguale: tutte vogliono il genere Vir. La storia era già minata dall'inizio tra entusiastico sentimento e masochismo insito in ognuna di noi. Attratte da partner fragili, disagiati, incapaci di crescere,di gestire la loro vita, orientati all'autodistruzione (alcol, droghe, violenze anche su se stessi) “Piacciono gli uomini che maltrattano, non i teneri e accondiscendenti. Fanno soffrire e tengono sulle corde. Si sentono amate proprio perchè lui le ignora. Danno tutto in cambio di niente e si fanno umiliare, tenendo in piedi relazioni traballanti
Dacia Maraini: “Le donne, quando si innamorano sonno prese dalla smania di fare le crocerossine”. Doltò: la donna riesce a provare desiderio e orgasmo se riconosce un maschio dominante e crede alle sue parole menzognere. Ergastolani, rapinatori, assassini omicidi, ricevono pacchi di lettere d'amore.

“Non sono le virtù e le doti morali a far nascere automaticamente le passioni fatali. Le preferenze vanno ai mascalzoni. Le persone irresponsabili, infantili, pigre, relativamente intelligenti e scarsamente inserite nella società attirano tante donne. Specie quelle che hanno bisogno di trovarsi di fronte a individui che definirei imprendibili. O a uomini che vorrebbero cambiare”.
Si uniscono a tali dolenti voci anche noti psichiatri come Crepet: “La bambina abbandonata cerca l'amore per uomini impossibili da salvare. Perdono la dignità per paura di restare sole”.
Su tale predilezione per il “cattivo” potrei riportare decine e decine di esempi letterari di ogni tempo. Credo ancor più alle intuizioni di alcuni romanzieri, che alle testimonianze di psicologi e pischiatri. Ad esempio in “Fosca” di Igino Tarchetti: “io subivo d'altronde come tutte le altre donne, quella malia prepotente e incomprensibile che esercitano su noi gli uomini di carattere violento e spesso anche perverso. Lo avrai osservato, è cosa comune. Le donne acorchè non cessano di essere cortesi con i buoni e con i miti, cedono sempre di preferenza agli uomini audaci,prepotenti, pronti all'offesa, disprezzatori degli altri, vanagloriosi di sé, in una parola ai peggiori degli uomini. Le più grandi passioni sentite da donne furono quasi sempre per uomini abbiettissimi. (...) qualche donna giovane e bella, gentile,elegante ... chi godrà del suo affetto? ... un piccolo mostro, uno sciocco, un cattivo ... noi siamo pure le tristi e incoerenti creature!”
In “le notti bianche” di Dostoevskij, Nasten'ka confessa: “voi siete migliore di lui eppure vi amo di meno”.
Non generalizzo ma mi fido delle opinioniste e studiose della donna che ricevono molte lettere femminili ogni giorno. Ma a conforto credo che se tante subiscono tali irresistibili richiami, altrettante riescono a resistere, usando quell'intuizione femminile che raramente manca ma che salva se c'è pure una forza di volontà.
Perchè? “troviamo eccitante l'uomo poco equilibrato, l'uomo infido è una sfida irresistibile, l'uomo imprevedibile è romantico, l'immaturo è incantevole, il lunatico è misterioso. L'uomo collerico ha bisogno della nostra comprensione. All'uomo infelice occorre il nostro conforto. L'uomo inadeguato ha bisogno del nostro incoraggiamento e l'uomo freddo del nostro calore. Ma non riusciamo ad attaccarci a un uomo apprezzabile così com'è, se è gentile e affettuoso con noi, non lo possiamo soffrire. Purtroppo, se non possiamo amare troppo un uomo , di solito non possiamo amarlo affatto” ( R. Noorwood,Donne che amano troppo)
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Vecchio 28-08-2009, 11.09.58   #117
emmeci
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Riferimento: riflessioni sul "femminile"

Perché mi sentivo così poco coinvolto nel problema sollevato da Arsenio, e cioè, in ultima analisi, in un confronto fra le caratteristiche di uomo e donna ed eventualmente sulle rispettive capacità filosofiche (quella ricerca di verità che ho tante volte posto alla base della filosofia)? Ossia perché, alla fine, la filosofia è proprietà dell'uomo – come del resto sembra dimostrare la preponderanza maschile tra i frequentatori del forum? Ma poi, è giusto limitare il discorso alla sola filosofia?
George Johnson, autorevole redattore scientifico del New York Times, racconta, in un volumetto oggi pubblicato in Italia (“I dieci esperimenti più belli”, da Galileo a Millikan) che al termine di una conferenza tenuta in California per presentarlo, una signora gli chiese per quale motivo nel libro fossero descritti solo esperimenti scientifici compiuti da uomini. Egli precisa che aveva pensato di includere Marie Curie per la scoperta del radio, ma l’impresa della Curie gli era sembrata “più un’esplorazione eroica che un’interrogazione sistematica e controllata della natura”. Una risposta, forse, che ci può apparire poco convincente e che comunque lascia intatto il problema, anzi lo allarga: perché si citano quasi solo uomini non solo quando si parla di scienza, ma anche di letteratura, arte, filosofia (per non parlare di religione, se pensiamo alla differenza di statura che almeno nelle religioni del libro viene attribuita a uomini e donne, nonché ai connotati notoriamente maschili che vengono popolarmente attribuiti a Dio).
Certo quando dico che il compito sommo dell’uomo è di “cercare la verità” – un compito fondamentalmente filosofico – sono forse condizionato dalla mia laurea in filosofia. Ma c’è una ragione più forte che adesso, davanti alle osservazioni che sull’argomento leggo qui, mi istilla un po’ d’inquietudine se non di rimorso – perché sì, è vero: il pensiero non è tutto, anzi c’è qualcosa di più importante di esso perfino nella vita di tutti i giorni, qualcosa che sembra aver a che fare con la moralità piuttosto che con la logica, e se entriamo in questo orizzonte allora tutto può forse cambiare, le forze dell’uomo sembrano alquanto oscillare se non cedere di fronte a quelle di cui è proprietaria la donna…Certo è difficile pesare le capacità morali, e non so se, in quest’epoca pullulante di test, se ne sia organizzato qualcuno non per saggiare le differenze intellettuali (il famoso QI) ma quelle morali….. e nella vita politica? Crediamo veramente nelle quote rosa?
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Vecchio 28-08-2009, 12.19.19   #118
chlobbygarl
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Riferimento: riflessioni sul "femminile"

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Perché mi sentivo così poco coinvolto nel problema sollevato da Arsenio, e cioè, in ultima analisi, in un confronto fra le caratteristiche di uomo e donna ed eventualmente sulle rispettive capacità filosofiche (quella ricerca di verità che ho tante volte posto alla base della filosofia)? Ossia perché, alla fine, la filosofia è proprietà dell'uomo – come del resto sembra dimostrare la preponderanza maschile tra i frequentatori del forum?
La filosofia è sostanzialmente una proprietà dell'uomo, provo a dirlo in un modo diverso da quelli usati qui in altre pagine, perchè solo un'identità di genere statica e consolidata consente e favorisce fisiologicamente uno sguardo sistematico sulle questioni fondamentali dell'essere.La grande letteratura e la lirica femminili indagano i sentimenti e i rapporti tra generi oltre che certo tra individui, proprio perchè quello è il fulcro vitale del proprio indagare, la tappa obbligata nell'ascesa verso la presa in carico di dimensioni ulteriori.Va da sè che Emily Dickinson abbia toccato a mio avviso vertici dell'illuminazione conoscitiva al pari di Nietzsche, pur muovendo appunto analisi in ambiti diversi.La domanda potrebbe essere quindi cosa sia essenzialmente filosofia e se tale sia solo quella riferita all'atto intenzionale e tradizionale del cimentarvisi.
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Vecchio 03-09-2009, 09.58.23   #119
arsenio
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Riferimento: riflessioni sul "femminile"

A favore di una mediazione tra anima e spirito


Nella tradizione occidentale è andata perduta la distinzione e differenza tra anima e spirito nota anche alle culture tribali. Si è perduta l'anima, un mondo fatto di immaginazione, passione, fantasia, riflessione, non solo materiale e non solo astratto e interiore, ma mediatore tra i due stati. Un mondo non solo fisico, non solo spirituale, e tuttavia legato a entrambi questi stati. La psiche-anima ha per sua logica la psicologia che non è scienza fisica né metafisica dello spirito. A tale regno appartengono anche le patologie psicologiche. Ma vederle in termini di malattia o sofferenza, peccato e salvezza, non centra lo scopo dell'anima. Si è finito per fare dell'anima una sola cosa con lo spirito, perchè siamo o materialisti o cristiani. Nel Nuovo Testamento non si menzionano i fenomeni dell'anima come i sogni, ma quelli dello spirito, come miracoli, profezie, visioni.
I filosofi hanno escluso l'anima o la hanno relegata come inferiore: antimetafisica, o sentimento che non ha il diritto di invadere il regno del pensiero e delle idee. Lo spirito si postula superiore e si trova a suo agio tra le trascendenze degli spiriti ultimi e assoluti. Per trovare le differenze dobbiamo rivolgersi al linguaggio dell'immaginazione. Le immagini dell'anima mostrano innanzitutto connotazioni “femminili”. Psichè indica l'anima ma anche una farfalla notturna e una fanciulla leggiadra nella leggenda di Eros e Psiche. L'anima è l'idea del “femminile” personificata; i suoi attributi in reciproca relazione sono la psiche, il sogno, la fantasia e l'immagine. Come è pure secondo la mitologia: legame tra l'anima, il mondo notturno, il regno dei morti e la luna. La natura essenziale della nostra anima è accolta nelle esperienze di morte,nei sogni della notte e nelle immagini lunatiche della follia.
Del tutto diverso è il mondo dello spirito: pieno di figure sfolgoranti, di fuoco, vento, sperma. E' diretto,affilato, arido, fallico. Produce forma, ordine e distinzioni chiare. Si è concentrato nell'archetipo apollineo che sublima le discipline superiori e astratte nella mente intellettuale per raggiungere perfezione e purificazione. Si ha l'esperienza dell'interazione tra anima e spirito durante una concentrazione intellettuale o meditazione trascendentale. Allora l'anima invade con ricordi fantasie, paure. Lo spirito vorrebbe concettualizzare in regole le intuizioni e le esperienze psicologiche. Ma l'anima si muove con ragionamenti circolari tra ritirate e avanzate; preferisce i labirinti e gli angoli, usa metafore come con le parole “chiuso”, “vicino”, “lento” e “profondo”. L'anima coinvolge nel flusso delle impressioni e dei ricordi. Spegne lo spirito, è sirena che invita lo spirito eroico nella profondità delle passioni per estinguere la sua certezza. L'anima è immaginazione, cavernoso deposito di tesori, confusione e ricchezza insieme. Lo spirito, al contrario, sceglie la parte migliore e si sforza di ricondurre tutto all'Uno. “Guarda in alto”, le dice lo spirito, c'è qualcosa al di sopra e quello che sta sopra è da sempre e per sempre, ed è sempre superiore. Lo spirito esclude le cose che non sono prime o ultime, l'anima accetta l'archetipo e il mito. Accoglie ogni sorta di eventi e così lo spazio psichico cresce.
Lo spirito vuole disciplinare l'anima, imbrigliarne i desideri, scuoterne l'immaginazione, i sogni sono dimenticati, la partecipazione inaridita. Per lo spirito l'anima non può conoscere né verità né legge, né causa. L'anima è fantasia, tutta fantasia. Le “patologie” di cui l'anima è erede in virtù dei suoi attaccamenti naturali alle diecimila cose della vita qui nel mondo sulla terra verrano curate facendo dell'anima un'imitazione dello spirito. Viceversa,per una vita compiuta, non si richiedono nè imitazioni di Cristo, né di guru indiani che vogliono inserire l'anima su di un sentiero spirituale presunto libero dalla patologie. Perchè, dicono, lo spirito non può ammalarsi,la malattia mentale non esiste per lo spirito. Perciò all'anima occorrono discipline spirituali che le permettono di conformarsi ai modelli enunciati per lei dallo spirito. E se la vera malattia fossero le trascendenze? Ogni cura della patologia che risiede nell'anima è già in sé malattia e autoinganno, disse Hegel. E' paranoia, delirio, ciarlataneria di un'anima svuotata.
(da Re-visione della psicologia, James Hillman, da pag 131 a pag. 135)

Questa potrebbe essere la premessa per un dibattito filosofico e pluridisciplinare, esteso e cooperativo, sul “femminile”-anima contrapposto al maschile-spirito, secondo Hillman, come tutti gli junghiani. Per cui la differenza tra i sessi sta soltanto nella proporzione in cui femminile e maschile si combinano. In altri termini, ora accolti anche dalle neuroscienze e dalle pedagogie delle emozioni. Come complementarità tra emisfero destro e sinistro, in nome di una pari dignità finora non riconosciuta dall'Occidente razionalista. Senza per questo misconoscere che la donna deve parimenti sviluppare la sua istanza maschile (animus) per perfezionare le sue capacità oggettive e non accettare di essere solo una massaia che alleva figli, e sottomesso “contenitore”; oppure non altra risorsa che rendersi oggetto plasmato dai media. Fuggendo pure il rischio di assimilarsi al maschio nei deteriori e anacronistici tratti della tradizione, proponendosi come una deformazione del maschilismo.
arsenio is offline  
Vecchio 23-09-2010, 13.58.03   #120
Emy76
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Riferimento: riflessioni sul "femminile"

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La filosofia è sostanzialmente una proprietà dell'uomo, provo a dirlo in un modo diverso da quelli usati qui in altre pagine, perchè solo un'identità di genere statica e consolidata consente e favorisce fisiologicamente uno sguardo sistematico sulle questioni fondamentali dell'essere.La grande letteratura e la lirica femminili indagano i sentimenti e i rapporti tra generi oltre che certo tra individui, proprio perchè quello è il fulcro vitale del proprio indagare, la tappa obbligata nell'ascesa verso la presa in carico di dimensioni ulteriori.Va da sè che Emily Dickinson abbia toccato a mio avviso vertici dell'illuminazione conoscitiva al pari di Nietzsche, pur muovendo appunto analisi in ambiti diversi.La domanda potrebbe essere quindi cosa sia essenzialmente filosofia e se tale sia solo quella riferita all'atto intenzionale e tradizionale del cimentarvisi.

Non credo si possano fare distinzioni tra mente femminile e mente maschile quando si parla di chi fa filosofia se queste distinzioni significano che l'uomo è più portato a filosofeggiare. Credo che la differenza stia nel modo di fare filosofia. Le donne sono guidate da un intuito che consente loro di leggere più aspetti della vita, sono più flessibili; gli uomini, al contrario tendono ad aderire ad una filosofia spicciola, concreta, spendibile nel quotidiano senza troppi fronzoli, quei fronzoli che pure servirebbero a capire tante cose.
Tuttavia la filosofia femminile tende , spesso, a diventare rigida, legata a un aspetto preso come controparte a quello maschile, come se la donna non riuscisse più a vedere il tutto, ma solo una parte. E se si fissa...che barba per gli uomini! La filosofia , insomma, è una variabile psicologica di genere, secondo me.
Emy76 is offline  

 



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