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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 18-05-2009, 08.34.48   #71
arsenio
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Riferimento: riflessioni sul "femminile"

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Originalmente inviato da emmeci
Certo Arsenio, ed ora ti offrirò un’altra testimonianza, ma forse più insidiosa, dell’ingiustizia maschile: più insidiosa perché il giudizio si nasconde sotto la parvenza di un innalzamento sublime del femminile. Mi riferisco alla chiusa del Faust, là dove il Chorus mysticus sul picco montano termina il suo canto con le parole “….das Ewig-Weibliche zieht uns hinan”. Dove il compito della donna è quello di far risaltare il genio, la gloria e forse anche la santità del poeta maschio.

L'amore in un senso filosofico non si limita all'attenzione tra due esseri umani, è anche comprensione e simpatia verso gli esseri e le cose.
Secondo Platone esiste l'amore verso un essere carnale, un'idea, la verità, l'essenza degli esseri e del mondo. Nell'amore il filosofo vede la sublimazione dell'essere, la brama di assoluto e la ricerca degli ideali. Così attraverso la donna si scopre l'essenza mitizzata di tutte le donne.
L'amore è forse il miglior mezzo di conoscenza che abbiamo per comprendere gli altri, la natura e la realtà. Al di sopra dei sensi e dell'intelletto l'amore è intuizione e comprensione.
La verità può essere individuata attraverso simboli: uno di questi è l'eterno femminino: sublime esaltazione dell'amore che innalza Faust all'eternità della natura allargata in un infinito attimo di gioia. Bene e male sono redenti dall'amore che è una personificazione femminile e non l'eros greco. L'uomo può aspirare al divino ma deve limitarsi alle sue manifestazioni terrene perchè “noi possediamola vita in colorati riflessi”. Tendere all'alto ma accontentandosi dei limiti di quaggiù.

Perchè le donne sono limitate al solo far risalire il genio, la gloria, la santità del poeta maschio? Sono incapaci di altezze artistiche? Non è questo il punto,ma il loro essere escluse dal mito del Grande e Divino Artista illuminato fin dalla nascita da un dono misterioso. Ben altri doveri e aspettative gravano sulle donne, che rendono difficoltosa la dedizione richiesta da un'arte. Le accademie, il mecenatismo, altri ruoli complementari, la mitologia del divino creatore sono territori maschili, sia dell'uomo vero integrato, sia dell'emarginato ribelle.
La tradizionale mistica femminile ha prescritto alla donna di evitare tutto ciò che poteva distoglierla dall'interessarsi al bene altrui per occuparsi di se stessa.

Ottimo spunto per riflessioni al femminile!

saluti

grazie
arsenio is offline  
Vecchio 18-05-2009, 23.36.16   #72
senzanome
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Riferimento: riflessioni sul "femminile"

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Originalmente inviato da chlobbygarl
.

Io la penso in un modo molto più semplice.
Non è vero che le donne non sanno amare l'Altro da sé.
Le donne non sanno amare se stesse, il poblema è il Sé e solo dopo l'Altro da sé.
Preferiscono instaurare rapporti con maschi che non le amano perché non sanno amare se stesse, perché viene loro insegnato sin dal primo vagito a soffrire e a vivere per la sofferenza.
Se non soffri non senti.
Le donne sentono di essere solo in funzione dell'Essere, del maschio.
Dipendere da un maschio che le fa soffrire le fa sentire donne, donne nel senso in cui è stato insegnato loro ad essere.

Se le donne si amassero, ricercassero il piacere, sentissero piacere, allora non rimarrebbero dipendenti da uomini che le fanno soffrire.
senzanome is offline  
Vecchio 19-05-2009, 12.50.37   #73
chlobbygarl
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Riferimento: riflessioni sul "femminile"

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Originalmente inviato da senzanome
Io la penso in un modo molto più semplice.
Non è vero che le donne non sanno amare l'Altro da sé.
Le donne non sanno amare se stesse, il poblema è il Sé e solo dopo l'Altro da sé.
Preferiscono instaurare rapporti con maschi che non le amano perché non sanno amare se stesse, perché viene loro insegnato sin dal primo vagito a soffrire e a vivere per la sofferenza.
Se non soffri non senti.
Le donne sentono di essere solo in funzione dell'Essere, del maschio.
Dipendere da un maschio che le fa soffrire le fa sentire donne, donne nel senso in cui è stato insegnato loro ad essere.

Se le donne si amassero, ricercassero il piacere, sentissero piacere, allora non rimarrebbero dipendenti da uomini che le fanno soffrire.
Vedi la tua posizione è abbastanza emblematica di quanto ho detto, così come lo è quella di Arsenio: quanto si osserva è la domanda di una donna, Nevealsole, ben contestualizzata nei paradigmi classici del mito, della tradizione, della psicanalisi, della cultura, che inevitabilmente indicano la direzione nella quale scavare, cercare, interrogarsi, senza però consentire mai l'approdo ad una risposta, ad una soluzione, perchè paradigmi scritti dagli uomini e solo ripetuti dalle donne, per gli uomini e solo ripetuti dalle donne.Da Penelope a Maria, da Athena a Dafne, da Cenerentola a Biancaneve, da Anna Karenina a Odette, dai miti esistenti solo al maschile come quello di Edipo alle declinazioni freudiane sul narcisismo femminile come 'più forte di quello dell'uomo', ci troviamo sempre di fronte a figure femminili definite da uomini ad uso e consumo di donne e a rinforzo ulteriore di tipologie fin lì descritte e date per buone, esaustive, irrinunciabili... dunque alla fine decadenti, romantiche, implodenti, sofferenti, costrette a contemplare la propria 'disfatta' o poste come oggetti o come satelliti orbitanti dell'agire dell'uomo.Perifrasi quali "le donne prese da alcuni rapporti interesessuali in meccanismi masochistici oppure " ..che soffrono perchè addestrate fin dalla nascita a farlo" non fanno altro che perpetuare l'esistenza di quel toponimo negativo della geografia dei rapporti tra generi che è la condizione presunta femminile di predestinazione.

alla quale poi si risponde classicamente da parte maschile con impotenza altrettanto estatica, romantica e perpetuante gli stessi paradigmi di cui sopra per cui una donna la si assiste nella passione e nella disperazione, la si isola in una teca di vetro fino ad alimentarla con cibi rari sì da rendersi ben presto ai suoi occhi inutili e al massimo 'cari', ma al contempo soffocandone lo spirito, il diritto, la vita.

'povera' donna resa tale da una declinazione del mondo solo al maschile alla quale 'io' però non so dirti come sottrarti ma che posso invece ripeterti pedissequamennte, letalmente, incessantemente, narrandoti di quei miti che ti hanno resa tanto bella quanto 'lontana', 'avulsa' e 'inutile' a te stessa ( e a 'me').
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Vecchio 20-05-2009, 00.26.16   #74
senzanome
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Riferimento: riflessioni sul "femminile"

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Originalmente inviato da chlobbygarl
Vedi la tua posizione è abbastanza emblematica di quanto ho detto, così come lo è quella di Arsenio: quanto si osserva è la domanda di una donna, Nevealsole, ben contestualizzata nei paradigmi classici del mito, della tradizione, della psicanalisi, della cultura, che inevitabilmente indicano la direzione nella quale scavare, cercare, interrogarsi, senza però consentire mai l'approdo ad una risposta, ad una soluzione, perchè paradigmi scritti dagli uomini e solo ripetuti dalle donne, per gli uomini e solo ripetuti dalle donne.Da Penelope a Maria, da Athena a Dafne, da Cenerentola a Biancaneve, da Anna Karenina a Odette, dai miti esistenti solo al maschile come quello di Edipo alle declinazioni freudiane sul narcisismo femminile come 'più forte di quello dell'uomo', ci troviamo sempre di fronte a figure femminili definite da uomini ad uso e consumo di donne e a rinforzo ulteriore di tipologie fin lì descritte e date per buone, esaustive, irrinunciabili... dunque alla fine decadenti, romantiche, implodenti, sofferenti, costrette a contemplare la propria 'disfatta' o poste come oggetti o come satelliti orbitanti dell'agire dell'uomo.Perifrasi quali "le donne prese da alcuni rapporti interesessuali in meccanismi masochistici oppure " ..che soffrono perchè addestrate fin dalla nascita a farlo" non fanno altro che perpetuare l'esistenza di quel toponimo negativo della geografia dei rapporti tra generi che è la condizione presunta femminile di predestinazione.

alla quale poi si risponde classicamente da parte maschile con impotenza altrettanto estatica, romantica e perpetuante gli stessi paradigmi di cui sopra per cui una donna la si assiste nella passione e nella disperazione, la si isola in una teca di vetro fino ad alimentarla con cibi rari sì da rendersi ben presto ai suoi occhi inutili e al massimo 'cari', ma al contempo soffocandone lo spirito, il diritto, la vita.

'povera' donna resa tale da una declinazione del mondo solo al maschile alla quale 'io' però non so dirti come sottrarti ma che posso invece ripeterti pedissequamennte, letalmente, incessantemente, narrandoti di quei miti che ti hanno resa tanto bella quanto 'lontana', 'avulsa' e 'inutile' a te stessa ( e a 'me').

tutto ciò lo hai letto (proiettato) tu nel mio intervento ma non l'ho scritto io.
"povera donna" non l'ho scritto io.
semplicemente io ho constatato una realtà dei fatti, ben noti anche a te.

Io ho scritto questo: Se le donne si amassero, ricercassero il piacere, sentissero piacere, allora non rimarrebbero dipendenti da uomini che le fanno soffrire.
Non ho scritto povera donna.
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Vecchio 20-05-2009, 10.56.47   #75
arsenio
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Riferimento: La scomparsa dell'Amore

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Originalmente inviato da arsenio
.

cara nevealsole

da una mia recente lettura ti propongo ancora "malamori"

agli altri partecipanti che ringrazio posso dire che affrontando certi argomenti che urgono nella nostra concreta società, non si può riferirsi solo ai miti e alle astrattezze, casomai utili supporti interdisciplinari, ma essere immersi attivamente nella realtà e nelle più attendibili fonti d'informazione.



“Le femmine servono solo a far figli e a rendere piacevole l'esistenza degli uomini?” Si chiede Concita De Gregorio in Malamore; le donne, i loro uomini e la violenza (2008). Indagini, statistiche e supposizioni sul mistero della tolleranza femminile verso ogni grado di violenza, traversale a tutte le classi, comprese quelle alte. Sono 112 le donne uccise in Italia nel 2006; sempre da un marito, un fidanzato, un amante, un ex. Perchè nove violenze su dieci non sono denunciate e quelle minori quasi sempre sottaciute?Ma non si tratta solo di inferiorità economiche: la tesi è che le donne sono consapevoli della debolezza maschile di fronte alla loro femminile forza nel tollerare tali sopraffazioni. Troppo fiduciose nel poter rendere i loro uomini meno fragili e bisognosi di dimostrarsi forti calpestandole. Perdenti non meno delle donne che s'illudono di educarli ad altre forme di comunicazione relazionale e non di violenza.
Una campagna contro la violenza sulle donne promossa da Donna Moderna fu interrotta proprio da Telefono Azzurro e associazione Italiana Genitori! La motivazione inespressa? I maschi non sono considerati “uomini” se non sono viriloidi seduttori; le figlie non sono “vere donne” se non circuite da molti fidanzati, non importa chi sono. Non si possono sovvertire da un giorno all'altro certe tradizioni.
Quale legame viscerale unisce la vittima al suo aguzzino? Perchè pur disinvolte, intelligenti, autonome, emancipate, accettano di subire maltrattamenti anche gravissimi? Sanno che nessuno cambia nessuno e quando se ne liberano ne cercano uno simile. Che esista un programma segreto?”, Si chiede l'autrice. A volte niente spiega meglio una situazione emozionale di una fiaba. La topina, dopo il richiamo con la coda infiocchettata, indaga se i suoi molti pretendenti le sono adatti, ma trascura di chiedere loro di cosa si cibano. Sceglie il gatto ben sapendo nell'intimo che sarà mangiata e del suo vano proposito d'insegnargli ad amare e non a divorare le topine. Il suo pensiero è “infine mi amerà” trasportato nella nostra realtà “non si drogherà più”; “smetterà di bere”; non sarà più così insicuro e perciò bisognoso di disprezzare le donne.” Sono topine presuntuose o scelgono consapevolmente un tragico destino? Bambine trascurate dai padri vogliono replicare l'esperienza. Per recitare un noto copione o speranzose di cambiarne l'epilogo?
Oggi i maschi sciovinisti minimizzano o negano l'esistenza di tali forme di violenza. Chi solleva tali problemi risulta impopolare alle stesse donne, che non siano studiose del fenomeno come le autrici (sempre donne) di tale saggistica. E' davvero una sottomissione accettata che fa parte dell'inconscio collettivo? Con fondamenti antropologici e impossibile da contrastare, se non dopo mutamenti epocali per quanto riguarda l'educazione familiare e scolastica?
Solo gli educatori che sanno il mestiere riconoscono l'incapacità espressiva del sentire giovanile, il loro animo senza più riflessi, la mancanza di pietà e di selfcontrol verso le pulsioni distruttive; la sviante falsità delle lacrime mediatiche,alibi di una società senza più cuore.
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Vecchio 21-05-2009, 09.57.49   #76
nevealsole
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Shalom

Seguendo un seminario, molti anni fa, mi fu detto che il termine ebraico ‘shalom’ sia traducibile con ‘pace’, intesa però nello specifico significato di ‘perfezione dei rapporti umani’.
In un certo senso, questo è quello che ritengo il fine della mia, e di ogni vita.
La perfezione dei rapporti umani è osteggiata prima di tutto dagli uomini (in senso universale), che spesso non si capiscono, e spesso non vogliono neppure capirsi… perché in fondo è rassicurante rimanere racchiusi nelle proprie costruzioni mentali.
Nevealsole è un personaggio che amo, molto, la parte più lirica della mia persona.
Ma non è me, non lo è totalmente, e non lo è sempre.
Sto riscoprendo in questo periodo la grandezza del pensiero di Freud, grandezza assoluta mi verrebbe da dire, magari leggerò anche il saggio sul narcisismo femminile.
Freud parla di melanconia come sbocco della nevrosi. Solo questo ho letto, al momento, perché il testo che sto affrontando è un altro.

L’ho trovato comunque illuminante.

Questo, per come la vedo io, non riguarda affatto la sofferenza della donna. Mi verrebbe, al contrario, da dire che la sofferenza che porta al rifugio in vissuti incompiuti, a metà tra la realtà e il sogno, è tipicamente maschile. La scrittura è una canalizzazione della nevrosi particolarmente efficace, crea immagini geniali da lasciare ai posteri, e libera la vita reale.
Consiglio ‘Senilità’ di Svevo, il Buzzati di ‘Inviti superflui’, ‘Primo amore’ di Turgenev per farsene un'idea.
E’ tipicamente maschile cogliere in un pallore, un sorriso malinconico, un riflesso di sole su un ricciolo biondo, uno sguardo lontano, una mano affusolata, una indicibile sofferenza e trasformarla in un folle desiderio.
Non esiste, dal mio punto di vista, una sofferenza che sia provocata da qualcuno altro da noi. Esiste solo un modo nostro di vivere l’altro che ci provoca sofferenza.
Sofferenza creata da noi e che proviamo noi, e a cui spesso noi non sappiamo rinunciare (amo troppo la mia parte lirica – Nevealsole – per abbandonarla, ma ne sono consapevole, e questo è l’essenziale).
Si è creato uno strano gioco di interpretazioni, su alcuni dei miei scritti. Non ho mai avuto uomini problematici, salvo forse un flirt estivo una vita fa. Nessun fidanzato ha mai tentato di usare la violenza come forma di comunicazione… anche perché gliele avrei rese di santa ragione.
Le incomprensioni verbali non sono durate più del tempo necessario a comprendere che non ci sarebbe stato miglioramento. Comprensibilissime incomprensioni verbali, peraltro, visto che privilegio spesso gli ingegneri.
Vedo più la fragilità nell’uomo che la cattiveria, e non dimentico che ‘cattivo’ vuol dire, in origine, prigioniero.

Tutto questo è più vicino alla psicologia, però.

La domanda, filosoficamente parlando, era sul se provochi più dolore non amare o non essere amati… due forme di sofferenza presenti e reali, non solo al femminile.
E me ne verrebbe un’altra, sul desiderio.
Su quanto il desiderio si alimenti nella fuga ‘mentale’, più che fisica, dell’altro?

Mi è tornata in mente una canzone che descrive bene il tutto, dal mio punto di vista:

VEDI CARA

Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile parlare dei fantasmi di una mente.

Vedi cara, tutto quel che posso dire è che cambio un po' ogni giorno e che sono differente.
Vedi cara, certe volte sono in cielo come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
Vedi cara, certe crisi son soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.
Vedi cara, certi giorni sono un anno, certe frasi sono un niente che non serve più sentire.
Vedi cara, le stagioni ed i sorrisi son denari che van spesi con dovuta proprietà.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

Non capisci quando cerco in una sera un mistero d'atmosfera che è difficile afferrare.
Quando rido senza muovere il mio viso, quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare.
Quando sogno dietro a frasi di canzoni, dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

Non rimpiango tutto quello che mi hai dato, che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora.
Anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perché questo tempo dura ancora.
Non cercare in un viso la ragione, in un nome la passione che lontano ora mi fa.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

Tu sei molto anche non sei abbastanza e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi.
Tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.
Io cerco ancora, e così non spaventarti quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua.
Sii contenta della parte che tu hai, ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.
Cerca dentro per capir quello che sento, per sentir che ciò che cerco non è il nuovo, libertà!
Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

Francesco Guccini
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Vecchio 21-05-2009, 10.10.19   #77
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Riferimento: riflessioni sul "femminile"

Citazione:
Originalmente inviato da senzanome
tutto ciò lo hai letto (proiettato) tu nel mio intervento ma non l'ho scritto io.
"povera donna" non l'ho scritto io.
semplicemente io ho constatato una realtà dei fatti, ben noti anche a te.

Io ho scritto questo: Se le donne si amassero, ricercassero il piacere, sentissero piacere, allora non rimarrebbero dipendenti da uomini che le fanno soffrire.
Non ho scritto povera donna.

Il paragrafo che nel mio post inizia con 'povera donna' lungi dall'essere una tua citazione è (sembrava...!) evidentemente una sintesi su di un modello d'interazione tipicamente osservabile tra i due generi circa la questione qui trattata, e, a scanso d'equivoci ulteriori, del tutto slegato da una correlazione esclusiva e mirata con la utente "Nevealsole", che in questo caso specifico funge invece da pre-testo per speculazioni e ..riflessioni.

Se riuniamo per brevità e semplificazione mito, tradizione, costume, cultura sotto il dominio di artefatto maschile e andiamo oltre alle cmq legittime e doverose denuncia e condanna di una tale genesi dei fatti dal punto di vista storico e antropologico, dovremmo accorgerci di una cosa innanzitutto :
l'aver posto in quella che genericamente chiamiamo storia del pensiero modelli di analisi in quantità abnormemente maggiori rispetto alle donne ha consentito agli uomini di progredire ad un livello ulteriore ogni volta, soltanto cambiando lo status dell'analisi, da analisi e dunque ipotesi a fatto.

Si può tranquillamente affermare a mio avviso che tale processo sia avvenuto in assenza di contraddittorio (di genere), per mutuare una locuzione attuale.

Ora, proprio perchè la parità di "accesso" e di diritto, fattuale, consolidato e non soltanto teorico o prescritto normativamente, non potrà nè vorrà mai essere uguaglianza nei caratteri specifici tra i generi, e dunque una diversità emerge tra gli stessi ed è percepibile come una ricchezza, ebbene noi assisteremo ad una scrittura profonda di paradigmi epistemologici essenzialmente femminili, dunque davvero nuovi nel senso di diversi, solo tra molti anni, probabilmente decenni, forse secoli.

Quello che succede ad oggi è che sia l'analisi sia la soluzione delle problematiche precipuamente femminili (ma di qualunque altra), e cioè percepite come tali, trovano fondamento e ragione d'essere solo nei modelli paradigmatici maschili, gli unici esistenti.E trovano fondamento nel senso che sono il frutto di quella lettura prima che di quella analisi : una lettura che concede a sè stessa di non avere alternative, crea le questioni di cui parliamo prima di potersi dire che prova a risolverle.

che cos'è l'indefinitezza d'amore vissuta dalle donne se non anche e paradossalmente il frutto dell'essere rimaste contemplative o al massimo 'reattive' per secoli, di fronte a quanto di più alto si presuppone rivolto dagli uomini alle donne e vale a dire la poesia?!

figuriamo il resto cosa non possa aver sortito....
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Vecchio 21-05-2009, 16.29.53   #78
arsenio
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Originalmente inviato da nevealsole
E me ne verrebbe un’altra, sul desiderio.
Su quanto il desiderio si alimenti nella fuga ‘mentale’, più che fisica, dell’altro?

Mi è tornata in mente una canzone che descrive bene il tutto, dal mio punto di vista:

VEDI CARA

Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile parlare dei fantasmi di una mente.

Vedi cara, tutto quel che posso dire è che cambio un po' ogni giorno e che sono differente.
Vedi cara, certe volte sono in cielo come un aquilone al vento che poi a terra ricadrà.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.
Vedi cara, certe crisi son soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.
Vedi cara, certi giorni sono un anno, certe frasi sono un niente che non serve più sentire.
Vedi cara, le stagioni ed i sorrisi son denari che van spesi con dovuta proprietà.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

Non capisci quando cerco in una sera un mistero d'atmosfera che è difficile afferrare.
Quando rido senza muovere il mio viso, quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare.
Quando sogno dietro a frasi di canzoni, dietro a libri e ad aquiloni, dietro a ciò che non sarà.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

Non rimpiango tutto quello che mi hai dato, che son io che l'ho creato e potrei rifarlo ora.
Anche se tutto il mio tempo con te non dimentico perché questo tempo dura ancora.
Non cercare in un viso la ragione, in un nome la passione che lontano ora mi fa.
Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

Tu sei molto anche non sei abbastanza e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi.
Tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.
Io cerco ancora, e così non spaventarti quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua.
Sii contenta della parte che tu hai, ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.
Cerca dentro per capir quello che sento, per sentir che ciò che cerco non è il nuovo, libertà!
Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già.

Francesco Guccini

cara nevealsole al tuo post molto bello di oggi risponderò in seguito con l'attenzione che già conosci. Oggi t'invio una poesiola sempre ispirata alle donne, i loro uomini e la violenza Mi riesce meglio , a volte, esprimermi, per concetti ed emozioni, con qualche rima scherzosa piuttosto che con lunghe scritture. Ma sono ben consapevole che si tratta della sublimazione di una nevrosi più che di velleità letteraria
Oggi qui lancio ancora “gli uomini che sanno amare”, tema ispiratomi proprio in questi giorni durante un colloquio.
Non confondere l'uomo problematico e problematizzante con quello che crea problemi

Un amore mite

La stagione c'invita
alle acque pure
per l'immersione
in una vita nuova

Dopo il malamore
in estasi rapiti
staremo senza limite
in zone sicure
fin dal primo canto del gallo

Sei certa di volere
un innamorato diverso
da quello
del trascorso inverno?

Non tremare
da mite t'amerò,l'ho detto
ma d'essere di mano greve
e ineducata
da maschio pirata
non prometto

Se ti meriterò
devi sapere che a me piace
tra le braccia tenere
la donna in pace
senza recarle danno
e sfiorarla con delicata
mano
mentre le mormoro
l'amore con tenere parole

Sono un mortale stanco
non un dio padrone
né uno stinco di santo;
sciogli la bionda chioma
e tra le onde
assieme a me sprofonda

arsenio
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Vecchio 21-05-2009, 16.32.22   #79
arsenio
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Riferimento: riflessioni sul "femminile"

Gli uomini che amano le donne


“In ogni rapporto d'amore ciò che più manca è l'amore stesso”:
è uno dei più celebri paradossi sull'amore, che fa balenare una profonda verità.
Quali responsabilità ne hanno le diversità di genere per cui gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere? L'amore durevole è soprattutto intimità confidenziale che per i maschi fa parte di una debolezza femminile per convenzione non consona all'identità virile. Inoltre l'amore è sempre un evento emozionale, talmente irrazionale che sovverte causa-effetto: specie le donne prima s'innamorano, poi s'inventano le ammirate qualità causali ( quasi sempre non presenti) attribuite all'amato.
Ma l'amore scomparso, ben altro da quello postmoderno”liquido”, oggi modello di costume per entrambi i sessi, se riuscito dovrebbe fondarsi su “maschile” e “femminile”complementari e reversibili. Ma tale linea è misconosciuta dalla nostra cultura occidentale, sempre riferita all'ontologia dell'Uno”che abolisce molteplicità e differenze, presenti,ad esempio, nella cultura orientale. Con conseguenze a tutto un indirizzo mentale, e non solo nel campo amoroso. E' riduttivo considerare la donna come lo speculare maschile. Nemmeno alla luce delle avanzate neuroscienze,che riconsiderano le interazioni tra l'emisfero destro sede dell'intelligenza emotiva ed il sinistro, sede della razionalità.
A tali zone cerebrali dovrebbero essere attribuite pari dignità e valore, non solo ai fini della coppia ma anche dei rapporti di lavoro, dell' educazione e pure delle psicoterapie che si avvalgono dell'efficacia della parola empatica. Ancora oggi terapeuti e analisti maschi si rapportano alla psicologia femminile secondo una mentalità sessista che si tradisce nell'uso di termini, concetti, di gesti, del lessico freudiano oggi da revisionare, ecc. Spesso è replica della tradizione di dominanza delle unioni di coppia.
Sono contrario ai clichè di ruolo, pure alle maternità non intimamente volute per personale scelta, ai figli se non desiderati, oggi che dopo le conquiste sociale le donne non sono più svilite come fabbriche procreatrici. Non tutte sentono tale esigenza allo stesso modo.
Ma neppure incoraggerei le maternità dove la donna progetta un figlio che a priori sarà privato del padre, l'altra necessaria figura genitoriale. Son altro discorso i padri assenti per necessità che poi subentrano , sia quelli pur presenti in casa ma disimpegnati, che quelli perduti. Casi in cui non tutte le donne sapranno sostituire all'occorrenza la figura maschile o indicarne modelli alternativi. Se l'educazione patriarcale è stata monca, quella dei padri assenti o inesistenti, anche quella limitata alla sola madre sarebbe allo stesso modo incompleta e dannosa. L'iperprotettività materna potrebbe mancare alla compiuta identità maschile, determinata, oltre che da necessari intuito, immedesimazioni, dialogicità, anche dal saper affrontare il rischio e dal forgiarsi la forza del carattere: ciò che più importa per un uomo
La creatività per essere tale comprende sia l'elemento femminile che quello maschile. In ogni rapporto intimo, d'amore o d'amicizia, dove si segue a lungo l'individualità di una persona, non può mancare una certa divergente originalità, che non è mai improvvisazione o dono di mediocrità.
In amore più dai e più ricevi? Non sempre è così ma mettere a disposizione le risorse possedute torna comunque a vantaggio di entrambi, anche se la durata di un amore sarà effimera.
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Vecchio 23-05-2009, 16.48.45   #80
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Originalmente inviato da nevealsole
Seguendo un seminario, molti anni fa, mi fu detto che il termine ebraico ‘shalom’ sia traducibile con ‘pace’, intesa però nello specifico significato di ‘perfezione dei rapporti umani’.
In un certo senso, questo è quello che ritengo il fine della mia, e di ogni vita.
La perfezione dei rapporti umani è osteggiata prima di tutto dagli uomini (in senso universale), che spesso non si capiscono, e spesso non vogliono neppure capirsi… perché in fondo è rassicurante rimanere racchiusi nelle proprie costruzioni mentali.
Nevealsole è un personaggio che amo, molto, la parte più lirica della mia persona.
Ma non è me, non lo è totalmente, e non lo è sempre.
Sto riscoprendo in questo periodo la grandezza del pensiero di Freud, grandezza assoluta mi verrebbe da dire, magari leggerò anche il saggio sul narcisismo femminile.
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Cara nevealsole oggi, dopo i due post, rispondo al tuo intervento.

Il poeta, il desiderio, il gioco

L'uomo, animale socievole, soffre d'isolamento e abbandono anche a contatto, se non a causa, dei suoi simili? Il rimedio è usare la solitudine per vivere in modo più significativo il vuoto attorno e dentro di noi. Rassegnati alla nostra incapacità di stabilire rapporti positivi con altro da sé.
Il carattere dell'amore stesso è il sentimento oscuro di una mancanza. Secondo Platone è il desiderio incolmabile di ciò che non si ha o di ciò che non si è. Da cui l'ironia dell'androgino scisso in due parti e alla disperata ricerca della sua metà.
Oggi siamo ancor più prigionieri di un individualismo sordo alla ragioni altrui ma non alle seduzioni del successo e del possesso.
Nella nostra società afasica nessuno parla per farsi capire, nessuno si ascolta con reciproca intenzionalità. La scrittura online è a- comunicazionale condivisione di gerghi, come i net-linguaggi, ibridi e caotici con cui si cela invano la povertà d' idee di cui si ha vergogna. Si finge di capire dove non c'è niente da capire sotto la tortuosità che rivela la confusione mentale, e “non si capisce” dove sono espressi chiari concetti che impegnano l'attività di pensiero a cui la civiltà dell'immagine ha disabituato. Se scrivo a mia misura, non per questo ignoro l'interlocutore. Che valore ha la vita se non si adotta qualche criterio selettivo? Non intendo assimilarmi a un'aggregazione di massa: non risolve il sentimento di solitudine. Rifuggo tutte le solidarietà di gruppo se a scopo di perverse rassicurazioni.
Nel mito ammiro le solitudini “piene”, come quella di Ulisse, inquieto e solitario viandante, e la saggezza da naufrago di Robinson Crusoe: ma possiamo trovare altri emblemi letterari di una vittoriosa solitudine.
Amore è incontrarsi nella comune paura di vivere, quando non è stata interiorizzata alcuna figura per un attaccamento. Una volta vinta la paura, si può nell'incontro recuperare ciò che si ha perso, se non si teme di esternare il proprio profondo, e di correre alcuni rischi. Non è facile per tutti seguire la razionalità di Montaigne: non impegnarci troppo nell'affetto verso chi è destinato a lasciarci o a cambiare, perchè si soffrirebbe troppo quando scompaiono o si è costretti a staccarcene. Ancora Ulisse , non si sofferma mai nelle pur allettanti alcove, approdi femminili lungo il suo navigare.

Il desiderio,anche per gli spirituali, è suscitato dal fascino per un particolare fisico: una perfezione o un difetto, non fa differenza. Piccole mani affusolate o uno sguardo. Venere è famosa per l'attrattiva dei suoi occhi strabici; le dame del '700 deturpavano con un neo il loro viso troppo perfetto. La sproporzione tra una vita sottile e i fianchi troppo larghi può piacere più di un corpo filiforme da modella. La corporeità è la base, non la totalità, del sesso che si manifesta compiutamente nell'intersoggettività. Tuttavia ciò che perturba è un corpo assente; il desiderio viene mosso solo da un corpo mancante, non da quello che si possiede.
Avvertirei le ragazze che i belli fuggitivi, oggetti del desiderio, imprendibili e dannati, tenebrosi ed eterni incompresi, ecc. possono essere tali perchè ricchi di tempeste interiori e sovrabbondanza d'intelligenza:ma può essere anche che non hanno nulla da dire perchè gusci vuoti. Sta a voi donne distinguere. In quanto da parte femminile vanno capiti sentimenti, emozioni, fantasie, messi in gioco nel rapporto amoroso e sessuale, sempre inscindibili l'un l'altro. Se non è pura genitalità l'eros è luogo di comunicazione e relazione; se non si tratta solo di alienazioni consumistiche e mercificate oggi presenti anche nelle alte sfere. Solo in tal caso ha una valenza etica e di crescita.
Una trasformazione sociale potrebbe emancipare l'individuo a livello psicosessuale e mutare anche i rapporti tra i sessi. Solo allora le terapie come riadattamento alla realtà perderebbero il loro scopo.
La scrittura lirica, poetica,autobiografica, diaristica,se non artificio può diventare una giocosa evasione di coppia. Freud come Nietzsche è all'indice nei forum di discussione non progressisti, ma ugualmente cito il suo “Il Poeta e la Fantasia” (1906). Poesia e fantasia sostituiscono il primitivo gioco infantile. : “ Il bambino si costruisce come il Poeta, una propria realtà dando a suo piacere un nuovo aspetto alle cose del mondo”. Ma i desideri infantili esistono ancora negli adulti”, soprattutto se sono insoddisfatti delle loro condizioni di vita. Sono sogni e desideri dallo sfondo erotico, con presenze femminili.
Il poeta adatta il gioco infantile alle esigenze dell'adulto. Un'impressione attuale risveglia uno dei grandi desideri per un sogno ad occhi aperti o una fantasia. “Passato, presente e futuro sono infilati nel filo del desiderio che li attraversa (Freud 1906)
Così la poesia è l'incontro tra un fatto recente e un antico ricordo; corto circuito tra l'inconscio e un desiderio sorto dalla realtà presente.
Le fantasie del poeta recano piacere perchè i contenuti sono accettati senza rimproveri e pudori. Si può parlare con libertà protetti da metafore e allusioni che celano il vero messaggio dell'artista.
arsenio is offline  

 



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