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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 19-05-2009, 23.28.39   #1
Il_Dubbio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 03-12-2007
Messaggi: 1,706
Assoluto

Assoluto!

In questo forum credo sia la parola più usata assieme a relativo. Assomigliano, i due, a Geppetto e Pinocchio quando furono alle prese con l'identificazione del termine bambino, associabile o meno al pezzo di legno.
Le fiabe sono fantastiche ma qualche volta (o spesso) possono essere associate a concetti tanto superiori da non essere compresi nemmeno dagli adulti.

In modo assoluto, direbbe qualcuno, un pezzo di legno non è associabile ad un bambino. Ed ecco spuntare un bambino da un pezzo di legno! Magia? Fantasia? O qualcosa di più?

Un concetto di assoluto preso da qui: https://www.riflessioni.it/enciclopedia/assoluto.htm

"Termine che designa ciò che non dipende né è limitato da alcunché".

Un bambino quindi non è limitato dall'oggetto di cui è fatto, quindi anche un pezzo di legno può essere un bambino. La fiaba funziona benissimo!

Assoluto in etica:
<<in etica è assoluto un valore che è in sé buono piuttosto che un mezzo utile per ottenere qualcosa, ed è definibile assoluto un principio che non ammette eccezioni.>>

In teologia e in metafisica:
<<il termine "assoluto" si riferisce generalmente a Dio.>>

Associo le definizioni con la fiaba: Pinocchio è un bambino in senso assoluto anche se è un pezzo di legno; ciò che deve fare o non deve fare dipende da un'etica assoluta e questa si riferisce generalmente a Dio.

Ne consegue che:
Dio non dipende da ciò che è fatto,ha un'etica assoluta e generalmente dipende da se stesso.

Chiaramente i concetti di Dio, assoluto ed etica sono umani, ed è umano non credere che un pezzo di legno sia anche un bambino, anche se umanamente sembra (anche) vero che un bambino non dipenda da come è fatto.

L'assoluto umanizzato (si constata) è sempre dipendente da qualcosa, quindi non è assoluto... un bambino nel suo significato assoluto, infatti, non dovrebbe dipendere da cosa è fatto, e questo lo comprendiamo anche se non lo sappiamo spiegare, poi però ricadiamo dall'altra parte dello steccato e riconosciamo un bambino solo da come è fatto.

A me sembra che tocchiamo l'assoluto, ogni giorno,ma senza comprenderlo...e ci accontentiamo di afferrare il relativo, perché più accomodante, logico e razionale.

Del resto la paura si supera anche con la ragione.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 20-05-2009, 00.54.03   #2
Soren
Ospite abituale
 
Data registrazione: 08-05-2009
Messaggi: 164
Riferimento: Assoluto

quello che dici tu può essere una concezione logica di assoluto, astratta, e fin qui seguo; quello che non seguo è l'idea dell'"esperienza" dell'assoluto, ovvero di superare il modo di relazione con la ragione.
non è forse anche la ragione un modo di relazionarsi ? per quanto sia espandibile anche alla realtà esteriore, e comune a tutti gli uomini o all'universo, è comunque limitata e pertanto soggetta a relazione con ciò che è potenzialmente fuori dagli schemi logici ( dio ).
se pensiamo un uomo, allora qualsiasi cosa di cui lui faccia esperienza sarà sempre per l'uomo e quindi relativa. se pensiamo a una logica, qualsiasi cosa di cui faremo esperienza attraverso essa sarà sempre e solo relativa a quella logica.
l'unico modo per conoscere l'assoluto sarebbe una situazione "esterna", che comprende il tutto osservato senza farne parte; e, credo, storicamente e concettualmente essa è stata attribuita solo a un ipotetico dio; qualsiasi altra presunta esperienza di assoluto è, a mio parere, paradossale.
Soren is offline  
Vecchio 20-05-2009, 10.38.32   #3
Noor
Ospite di se stesso
 
L'avatar di Noor
 
Data registrazione: 29-03-2007
Messaggi: 2,064
Riferimento: Assoluto

Citazione:
Originalmente inviato da Soren
l'unico modo per conoscere l'assoluto sarebbe una situazione "esterna", che comprende il tutto osservato senza farne parte; e, credo, storicamente e concettualmente essa è stata attribuita solo a un ipotetico dio; qualsiasi altra presunta esperienza di assoluto è, a mio parere, paradossale.
Non sarebbe invece il caso di mettere in dubbio pure “chi” osserva tutto ciò,e che invece viene sempre aprioristicamente dato per scontato nell’indagine osservativa?
Chiedersi magari se l’osservatore può osservare se stesso senza più pensare ad un interno e esterno,ma essere osservazione stessa..
Assoluto è uscire dalla mente dualistica,null’altro.
Noor is offline  
Vecchio 20-05-2009, 11.12.41   #4
Crono80
Ospite abituale
 
Data registrazione: 19-05-2007
Messaggi: 189
Riferimento: Assoluto

per rendere operativo e trattabile a prescindere dal mare mosso della meta fisica, almeno fin dove è possibile descrittivamente, io darei al termine assoluto un'accezione logica-pragmatica, ovvero

direi che assoluto è: un predicato (o una categoria) che è necessaria - ovvero che non dipende da alcuna contingenza. Insomma una proposizione che risulta vera (o falsa) in ogni sistema possibile.

ma qui incorriamo già in un problema: ogni tautologia (o contraddizione) è tale ma relativamente ad un dato sistema formale e quindi è sempre vera (o falsa) in ogni possibile modello isomorfo (che interpreta) quel dato calcolo e NON ogni calcolo in assoluto appunto!

ecco quindi che restringere lo studio degli assoluti agli assoluti logici (che sono a livello semantico dei "relativi) di significato) è un modo per prendere atto che la stessa idea di assoluto classica risulta problematica...e forse chi lo sa, vuota!

mi piacerebbe sentire un intervento tecnico su questo tema di epicurus, secondo me ci darebbe ottimi spunti di riflessione!


forse gli unici assoluti sono gli schemi mentali (per Kant trascendenti e analitici a priori, per gli empiristi, invece, sempre in qualche modo riflesso della realtà da cui emergono in modo complesso, anzi riflesso della stessa "complessità") che guidano le facoltà della conoscenza: intuito, attenzione, sublimazione di idee in astrazioni e spirito critico - che è l'anima del modo di operare razionale e che ispira "inuitivamente" le meta-regole logiche per esempio).


Inoltre riferendomi ai post di soren
e di noor
... direi ancora che l'idea di assoluto tout court non sembra avere senso... chi se ne importa in fondo della cosa in sè, dell'essere in sè (del noumeno come dicono i filosofi) quando noi tutti abbiamo cmq una conoscenza semantica "operativa" che ci permette di agire? Di piu', dato che essa è CONDIVISIBILE con altri esseri, sicuramente questo dimostra il fatto che i termini del linguaggio un qualche olomorfismo con questo benedetto noumeno lo hanno, anzi forse esso (il noumeno stesso) nn è null'altro che questo gioco olistico di significati, espressione del gioco di schemi mentali e percezioni.
Crono80 is offline  
Vecchio 20-05-2009, 14.19.37   #5
Soren
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Data registrazione: 08-05-2009
Messaggi: 164
Riferimento: Assoluto

a noor: il tuo discorso sul fatto che l'uscita dal dualismo porta a un assoluto è vero, ma mi pare impossibile la sua realizzazione a opera di un osservatore.

a crono80: condivido la tua spiegazione di assoluto, ma sulla risposta da te data
Citazione:
.. direi ancora che l'idea di assoluto tout court non sembra avere senso... chi se ne importa in fondo della cosa in sè, dell'essere in sè (del noumeno come dicono i filosofi) quando noi tutti abbiamo cmq una conoscenza semantica "operativa" che ci permette di agire? Di piu', dato che essa è CONDIVISIBILE con altri esseri, sicuramente questo dimostra il fatto che i termini del linguaggio un qualche olomorfismo con questo benedetto noumeno lo hanno, anzi forse esso (il noumeno stesso) nn è null'altro che questo gioco olistico di significati, espressione del gioco di schemi mentali e percezioni.]
non sono d'accordo:

è giusto dire che, in fondo, a noi non può importare molto della cosa in sè perchè è una finalità a se stante e non cambierebbe il nostro modo di rapportarci, però il fatto che non abbia nessuna utilità rispetto a noi non ne cambia il valore.
inoltre non penso sia negabile la possibilità che la nostra visione di una cosa sia eguale al valore assoluto di essa, credo ne sia però negabile la certezza.
Soren is offline  
Vecchio 20-05-2009, 15.08.37   #6
emmeci
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Poiché sono uno di quelli che usano generosamente questo vocabolo, mi sento obbligato a giustificarmi, specialmente di fronte a chi si chiama “il dubbio”.
Niente di eccezionale o stralunato, anzi – almeno da come ne ho acquistato progressiva esperienza – perfino banale. Lo intendo infatti - più o meno come nei dizionari - nel senso di non relativo o, potremmo anche dire, non condizionato dalla storia - in quanto si applichi, fondamentalmente, ai due soggetti che possono dare un senso assoluto a questo vocabolo: la verità e il bene.
Il problema che immediatamente sorge è: vuol dire questo che l’assoluto è Dio? Nonostante la tentazione - forse più diabolica che angelica - di effettuare questa identificazione, mi pare di no, anzi mi sembra che il vizio di origine delle religioni sia proprio questo: l’aver inteso l’assoluto come Dio, quindi come un essere che si fregia di una corona di attributi (creatore, onnipotente, giusto, misericordioso, ecc.) svalorizzando quello di assoluto. Anzi credo che l’intera storia abbia rappresentato l’arena di una lotta fra Assoluto e Dio, in quanto (e qui torno al fondamento del mio sillogismo) ciò che è assoluto è solo assoluto – si voglia o non si voglia chiamarlo Dio.
emmeci is offline  
Vecchio 20-05-2009, 16.58.07   #7
Noor
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Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
la verità e il bene.
Beh sì..se proprio c'è da cercare riferimenti,son questi..
Intendendo con ciò Bene in quanto assoluto,a cui dunque non è possibile relativizzare o contrappore nessun male,in quanto relativamente contenuto.
Ciò è anche verità che si autorivela da sè ,anche se sempre presente.
Noor is offline  
Vecchio 20-05-2009, 17.03.07   #8
Noor
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Citazione:
Originalmente inviato da Soren
a noor: il tuo discorso sul fatto che l'uscita dal dualismo porta a un assoluto è vero, ma mi pare impossibile la sua realizzazione a opera di un osservatore.
Difatti è qui che si ferma ogni filosofia speculativa della mente relativista..
Dopo che si è navigati tutti i mari,diremo:oltre è impossibile.
Non prima.
Noor is offline  
Vecchio 20-05-2009, 18.38.59   #9
epicurus
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Assoluto: i diversi sensi...

Visto l'invito del gentilissimo Crono80 non potevo certo astenermi dallo scrivere qualcosa.

La parola è una di quelle paurosamente ambigue e vaghe quindi cercherò di chiarire vari contesti in cui è utilizzata. Innanzitutto dobbiamo intendere che "assoluto" è un aggettivo.

1) Verità assoluta = verità certa al massimo grado.
E' qui che la proposta di Crono, quando parla di tautologie (verità analitiche), si situa. Purtroppo, però, dopo l'olismo semantico la differenza tra verità analitiche e sintetiche non è più una questione di tipo, bensì di grado. Come esponevo nel mio "Coerentismo Realista", non vi si può mai dare certezza al massimo grado, però si può parlare di "indubitabili", e comunque di diversi gradi di certezza.

2) Verità assoluta = verità oggettiva, che non è il mero risultato della nostra soggettività.
Come esempio di questo tipo di verità, potrei portare la seguente proposizione: “Io ho due mani”. Cioè, banalmente, una proposizione che descrivere come stanno i fatti. (Che, poi, “verità oggettiva” potrebbe essere a sua volta semplificata con “verità”.)

3) Verità assoluta = descrizione vera delle cose-in-sé, senza far riferimento a schemi concettuali.
Come avevo detto in altri topic, questo non ha senso, perché ogni descrizione dipende necessariamente da degli schemi concettuali, ma questo non soggettivizza la nostra descrizione. Se possiamo scegliere come unità di misura tra i gradi Celsius o i gradi kelvin, ciò non rendere soggettivo “In questa stanza ci sono 23° Celsius”. L’unica cosa che ci dovrebbe importare è della verità oggettiva (cioè della “semplice” verità).

4) Proprietà assoluta = proprietà al massimo grado.
Per esempio “intelligenza assoluta” rappresenta la proprietà di chi ha il massimo grado teorico di intelligenza.

5) Ente assoluto = ente che possiede tutti gli attributi (o almeno quelli ritenuti in qualche modo positivi e giusti) al massimo grado.
Il Dio del teismo classico: onnipotente, onnisciente, infinitamente benevolo, etc…

6) Ente/Realtà assoluto/a = ente/realtà che riguarda un altro piano di esistenza più alto del nostro.
Si riferisci ad un ente o realtà che trascende la nostra, che riguarda una dimensione totalmente differente della nostra. Tale dimensione è gerarchicamente superiore alla nostra (qualsiasi cosa voglia dire).

7) Verità assoluta = verità che riguarda la realtà assoluta.
Cioè una proposizione vera che tratta di questioni che trascendono il nostro mondo, e riguardano un'altra dimensione più "alta".

E’ il continuare a saltare, implicitamente, da un significato ad un altro di “assoluto” che rende la vita difficile a chi vuole parlarne… spero che queste chiarificazioni possano essere utili ad altri, oltre che a me.

Molto probabilmente ho lasciato fuori qualche altro uso di questo termine, qualcuno eventualmente ne segnalerà altri.
epicurus is offline  
Vecchio 20-05-2009, 19.26.55   #10
Noor
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Riferimento: Assoluto: i diversi sensi...

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
3) Verità assoluta = descrizione vera delle cose-in-sé, senza far riferimento a schemi concettuali.
Come avevo detto in altri topic, questo non ha senso, perché ogni descrizione dipende necessariamente da degli schemi concettuali, ma questo non soggettivizza la nostra descrizione. Se possiamo scegliere come unità di misura tra i gradi Celsius o i gradi kelvin, ciò non rendere soggettivo “In questa stanza ci sono 23° Celsius”. L’unica cosa che ci dovrebbe importare è della verità oggettiva (cioè della “semplice” verità).
Dunque è oggettivo ciò che è misurabile fenomenologicamente..e chi lo può affermare in assoluto?
Potrebbe essere una credenza come un’altra.. postulati aprioristici per favorire un ragionamento..
E se la verità fosse antecedente ogni descrizione pur comprendendola,ed esente da ogni concetto?

Non commento gli altri punti,poichè mi sembrano semplici etichette apposte.
Noor is offline  

 



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