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Vecchio 05-07-2011, 08.52.44   #41
Il_Dubbio
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Riferimento: L'esistenza di un costruttore e l'istinto di conservazione.

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Originalmente inviato da ulysse
I
In effetti sono caduto nella trappola del “credente = creazionista”. mi scuso e mi fa piacere non sia così. Non che per altri la cosa non sia legittima, ma, in effetti, un "evoluzionista credente" mi spiazza un pochino.
Ma forse non sei credente nel senso che intendo io…ma non sei obbligato a chiarire.

Una delle cose che non apprezzo è quella di suddividere le persone in categorie senza nemmeno tentare di comprendere ciò che hanno da dire.

Ahh tu sei un credente, quindi sei un creazionista!

Ahh tu non sei un evoluzionista quindi sei un credente!

Ahhh tu un'evoluzionista credente, quindi... bho?

Non c'è mica bisogno di essere credenti per non essere evoluzionisti.
Ma anche se fosse, la teoria evoluzionista è un modello "scientifico", e si può anche non credere nei modelli scientifici come si crede in un dio. Anzi dirò di più, le teorie scientifiche hanno senso se possono essere falsificate e non in quanto vere. Invece è comune a molti (troppi) ritenere la teoria evoluzionista come una religione.
Di questa religione però non abbiamo ancora capito qual è il dio.

L'origine comune è una delle "credenze" di questa teoria. Come quando il credente di fede cattolica crede che nel pane e nel vino si annidino il corpo ed il sangue di Cristo.

Siamo di fronte ad un'identica fonte di fede.

Anch'io credo fortemente all'origine comune, ma non bastano 5 miliardi, ce ne vogliono almeno 15 miliardi...quando tutto iniziò. Quella è la vera l'origine comune.
Alberi, cespugli, rami e rametti. Questa non è una teoria è una marmellata.

Cosa differenzia il "creazionismo" dall'evoluzionismo? Niente, il primo dice che c'è un atto di creazione, il secondo dice che dopo questa creazione c'è un'evoluzione. Il problema è che l'evoluzione dipende dalla creazione. Nulla può evolvere senza un atto di creazione.

Ma allora quale dio nasconde l'evoluzionismo? L'evoluzionismo nasconde il dio del "caso". L'atto di creazione, l'evoluzionista, lo imputa a questo dio.

Sempre creazione è, ma il creatore (il caso) è inconsapevole della sua creazione. Questo è il punto, secondo me, a sfavore dell'evoluzionismo. Perchè esisterebbe un dio inconsapevole (il caso) se invece noi siamo consapevoli? Il caso avrebbe costruito inconsapevolmente un essere consapevole?

Ma guarda un po' il caso!

Una delle ragioni per incominciare a dubitare nella evoluzione casuale è ammettere l'esistenza della consapevolezza e della volontà come legge della natura. E no... i religiosi evoluzionisti a questo punto si sono mossi contemporaneamente per delegittimare la "consapevolezza". Loro alla fine tutti insieme ed in coro dicono: illusione!

Cosa potrà mai significare la parola illusione riferita alla consapevolezza? Questo bisogna chiederlo agli evoluzionisti. Loro però sanno che c'è nel mondo un germe (la consapevolezza) attentatrice del dio caso. Quindi lottano con tutti i mezzi per annientarlo.

Una dura lotta... che mi vede in prima linea contro una religione, quella evoluzionista.
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Vecchio 05-07-2011, 10.12.39   #42
Tempo2011
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Riferimento: L'esistenza di un costruttore e l'istinto di conservazione.

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Originalmente inviato da nemesi1
Ma cos'è che testimonierebbe l'opera di un costruttore esterno?
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Originalmente inviato da Il_Dubbio
Bhe... domanda da un milione di dollari o forse da un dollaro?
Se mi recassi in una città sconosciuta potrei notare un edificio che non ho mai visto prima. Sarei propenso a ritenere che quell'edificio sia stato costruito dagli abitanti di quella città sconosciuta.
L'abitante è quindi quell'agente esterno che costruisce l'opera e questo vale un dollaro. Ma chi ha costruito l'abitante (e questo vale un milione di dollari)?
Siamo propensi a credere (e a ragione secondo me) che la costruzione di un'opera sia il frutto di un'astrazione dovuta al pensiero di un costruttore. Effettivamente tutto ciò che noi stessi costruiamo è il frutto del nostro pensiero quindi perchè non continuarlo a credere a ritroso?
Poi c'è un altro aspetto che mi fa pensare. L'ordine con il quale ogni costruzione deve essere costruita per funzionare. Con lo stesso ordine (anzi di più) è stato costruito il nostro universo.
Gli uomini sembrano testimoniare una certa volontà nel mettere ordine alle cose. C'è da considerare però anche la differenza che facciamo passare tra l'ordine delle cose naturali e quelle artificiali, come se quelle artificiali fossero non di un ordine naturale. Siccome però noi stessi facciamo parte della natura, per quale motivo le nostre costruzioni sarebbero dovute ad artifici innaturali? Distinguiamo quindi noi stessi dalla natura poichè ci auto-riferiamo una capacità innaturale. In cosa consiste questa capacità? Non E' la stessa capacità ordinatrice che riconosciamo anche nella natura? Se le costruzioni naturali provengono da una capacità naturale per quale motivo quando vedo opere naturali costruite con ordine devo ritenere che quell'ordine non è il frutto di una mente ordinatrice?
Quindi alla domanda:
cos'è che testimonia l'opera del costruttore? Io risponderei così: Noi!
A mio modo di vedere, in questo vostro scambio di opinioni, andrebbe ripescato il significato tra: Naturale & Artificiale, mai veramente chiarito. Di fatto, quello affermato da Il_Dubbio ha una logica, poiché l'osservatore esterno al nostro mondo che guardasse le azioni che avvengono in esso, le riterrebbe: o tutte artificiali o tutte naturali. Nella realtà, il nostro è solo un modo convenzionale di dividere gli eventi per distinguerli da tutti gli altri. Per esempio: la diga che costruisce il castoro sul ruscello, è un qualcosa di naturale o artificiale? Eppure il castoro ha modificato l’ambiente circostante per costruirla. O altro: il fulmine che cade e abbatte l’albero, come lo definiamo? Sicuramente un evento naturale; però prima che il fulmine scoccasse, sono dovuti avvenire tanti passaggi cui abbiamo contribuito anche noi con la nostra semplice presenza. Nella pratica, tutto ciò che avviene nell’universo, andrebbe considerato artificiale, poiché generato da cause o concause, siano esse umane o meno. Per meglio specificare il mio punto di vista, secondo me, è artificiale tutto quello che è causato da un qualsiasi altro evento, e poiché nell’universo, a quanto sembra, tutto è nato a causa di un qualcosa d’altro, allora tutto dovrebbe essere considerato artificiale.
Anche nel campo religioso, tenendo in considerazione l’ipotesi da me espressa, la creazione dell’uomo dovrebbe essere considerata un evento artificiale.
Non ricordo bene quale filosofo l’abbia dichiarato (mi sembra sia stato Kant), il quale affermava che, se l’universo si muoveva e perché qualcuno gli doveva aver dato un calcio.

Ultima modifica di Tempo2011 : 06-07-2011 alle ore 09.55.46.
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Vecchio 05-07-2011, 17.17.32   #43
baylham
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Riferimento: L'esistenza di un costruttore e l'istinto di conservazione.

Se si legge Monod, Il Caso e la Necessità, si scopre che alla base della teoria dell’evoluzione non c’è soltanto il caso, ma anche la necessità. Il caso, la variazione genetica, deve essere conservato dalla necessità, la replicazione cellulare, un processo ordinatissimo.
Faccio l’ipotesi che una struttura uscente dal disordine, dal caos, sia quella più stabile, che più si conserva e dura.
Per quanto riguarda la coscienza, la mente, c’è una bellissima teoria di Edelman, la teoria della selezione dei gruppi neuronali, che la spiega proprio rifacendosi ai meccanismi selettivi introdotti da Darwin.
Per quanto riguarda l’ipotesi del costruttore, invece di falsificare la teoria evoluzionistica, la conferma. Pensiamo alla famosa analogia di Bailey del progettista e dell’orologio. L’orologio non è il risultato di un progettista o di un costruttore, ma di una storia, di una evoluzione creatrice. Ai nostri polsi rispetto ai tempi di Bailey portiamo orologi di plastica e digitali, usciti da fabbriche che ne producono milioni, alcuni dei quali, casualmente guasti, rotti. L’orologio è quindi il frutto, il risultato di un’evoluzione, di una storia della misurazione del tempo, dei materiali, di innovazioni tecnologiche.
Di questa storia fanno parte integrante gli errori, le prove, i processi andati a vuoto, le sperimentazioni fallite, il caos.
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Vecchio 05-07-2011, 20.31.02   #44
ulysse
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Riferimento: L'esistenza di un costruttore e l'istinto di conservazione.

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Originalmente inviato da Tempo2011
Quello che sarebbe interessante comprendere è, se questa peculiarità che secondo me ha, sia il mondo animale sia quello vegetale, sia innata o è stata acquisita come tante altre. Nella prima ipotesi vi sarebbe da riflettere un pochino di più, poiché stiamo parlando di una vita nata dalla non vita.
L'istinto di conservazione, che poi è una estensione evolutiva dell'istinto di riproduzione, a partire dalla mitosi cellulare, fino alla tensione/istinto alla riproduzione di ogni individuo/specie, alla sopravvivenza e conservazione appunto.
E’ lapalissiano che un tale istinto non può mancare nei sopravviventi, che saremmo noi tutti, compresi i nostri fratelli e vicini, lontani e lontanissimi cugini del mondo animale e vegetale.
Come potrebbe essere, l'istinto, acquisito dopo la nascita o insegnato (da chi?)...se nei primi pseudoviventi mancava ogni capacità cognitiva? oppure Insorgere in momenti avanzati della evoluzione, che non averbbe potuto esserci se già al primo esemplare vivente mancava la tensione alla rirproduzione?

Si dimentica che senza RNA la prima protocellula non poteva riprodursi...cioè copiarsi...mancavo lo strumento e la voglia.

L'istinto di sopravvivenza, quindi, non è conscio: è insito nel gene di ogni specie e sopravvive spingendo la specie a riprodursi. Quindi facciamo piazza pulita di tutte le ipotesi di astrazione intellettuale cui dovrebbero far fronte anche i viventi privi di capacità pensante per potersi riprodurre e conservarsi.

Altra cosa sono le strategie che l’individuo, e la specie stessa nella sua globalità, mettono in atto per sopperire alla missione dettata dal gene: la prima protocellula, ad esempio, non metteva in atto alcuna strategia cosciente se non il meccanismo di duplicazione o mitosi o meiosi.
Era il minimo che potesse fare perché la vita si trasmettesse moltiplicandosi.

Comunque se un tale meccanismo non avesse funzionato fin dall’origine, noi oggi non ci saremmo: in sostanza la tensione al vivere e trasmettersi è intrinseco della vita..impulso ineludibile, o "MISSION", che negli animali superiori si manifesta con “l’innamoramento” …il come perseguirla una tale "MISSION", si può anche imparare…forse…dai più evoluti e attrezzati...ma al primo esplodere della vita doveva essere un tutt'uno: un montaggio completo...non c'era nessuno a riavviare il motore.
E noi siamo una evoluzione di quel primo esplodere!

Con l’avanzare della evoluzione, appunto, sono sopraggiunte anche le strategie, dalle più semplici…aspettare che il cibo passi di lì e dargli una zampata…alla più estreme e complesse.
Noi umani, ad esempio, abbiamo inventato i viaggi interstellari (o vorremmo inventarli) per sopravvivere e conservare la specie quando la terra diverrà inabitabile o sarà spinta fuori orbita da un asteroide.

Per il momento dobbiamo accontentarci di Star-Trek.

A questo punto mi pare fuori luogo e superfluo chiedersi se l’istinto di sopravvivenza sia già presente alla nascita o si acquisisca con l’esperienza e sia inculcato dai genitori o dalla società.

L’osservazione che il bambino si mantiene lontano dal fuoco perchè ha sperimentato che brucia và così interpretata: l’istinto di conservazione preme perche l'individuo eviti i pericoli...non sà quali, ovvviamente, il bambino impara che il fuoco è un pericolo e quindi, per pressione dell'istinto, se ne mantiene lontano.

Ripeto comunque,(ridondante?), che quello della “conservazione” è istinto insito nel gene, la cui tensione è il sopravvivere verso l’immortalità…propria del gene…non del bambino..
L’individuo, infatti, può anche morire dopo aver compiuto la missione (riproduzione), ma il gene non muore…: se muore, in genere per le più diverse cause ambientali, la specie è finita...la specie è estinta, addio!

Sebbene… non è che tutti gli individui viventi siano dotati di istinto di sopravivenza/conservazione: alcuni tendono ad esserne privi ed anche alcune specie lo perdono dopo avere compiuto la loro missione: in certe specie, infatti, gli individui maschi si lasciano morire dopo la fecondazione delle femmine…o divengono pasto succulento delle medesime….ma sempre "conservazione" è!...della specie: le femmine sacrificano i maschi perché devono accumulare energia per la prole!
L'evoluzione è risparmiosa: Ubi maior minus cessat!

Credo sia anche da notare che nelle parole “sopravvivenza”, “conservazione”, è implicito il significato di trasmissione e mantenimento del DNA immutato per la specie…entro un certo range: il DNA non puo' essere caotico.
Errori di duplicazione del DNA oltre detto range può significare “mutazione” positiva, (magari silente) o, piu spesso, programma genetico distorto o sconnesso con conseguenze disastrose.
Ho già trattato questo argomento in un post precedente, ma spero questa volta di essere stato piu chiaro e orientato al lettore:
!

Ultima modifica di ulysse : 06-07-2011 alle ore 12.46.06.
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Vecchio 05-07-2011, 20.32.38   #45
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Riferimento: L'esistenza di un costruttore e l'istinto di conservazione.

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Il_Dubbio
Ma allora quale dio nasconde l'evoluzionismo? L'evoluzionismo nasconde il dio del "caso". L'atto di creazione, l'evoluzionista, lo imputa a questo dio.

Sempre creazione è, ma il creatore (il caso) è inconsapevole della sua creazione. Questo è il punto, secondo me, a sfavore dell'evoluzionismo. Perchè esisterebbe un dio inconsapevole (il caso) se invece noi siamo consapevoli? Il caso avrebbe costruito inconsapevolmente un essere consapevole?

Ma guarda un po' il caso!

Una delle ragioni per incominciare a dubitare nella evoluzione casuale è ammettere l'esistenza della consapevolezza e della volontà come legge della natura. E no... i religiosi evoluzionisti a questo punto si sono mossi contemporaneamente per delegittimare la "consapevolezza". Loro alla fine tutti insieme ed in coro dicono: illusione!

Cosa potrà mai significare la parola illusione riferita alla consapevolezza? Questo bisogna chiederlo agli evoluzionisti. Loro però sanno che c'è nel mondo un germe (la consapevolezza) attentatrice del dio caso. Quindi lottano con tutti i mezzi per annientarlo.

Una dura lotta... che mi vede in prima linea contro una religione, quella evoluzionista.
In fin dei conti, mettere sul tavolo della discussione l'istinto di conservazione, alla fine volevo arrivare proprio al tuo quesito. Ovvero: può una vita appena nata possedere già dei requisiti di memoria, anche se solo fisica, per stabilire i paletti termici a lei migliori? Può una vita appena nata, partire da quella memoria fisica per comporre una condizione d’istinto di conservazione? Naturalmente, se si vuole tagliare corto, non trovando vie d'uscita, è sufficiente parlare del mescolamento e rimescolamento degli agenti chimici e della casualità, per aggiustare tutto; ma in moltissimi casi il calcolo delle probabilità è talmente contrario che sembri sia quasi impossibile che questo avvenga, soprattutto perché lo troviamo impostato in “automatico”.
Pertanto, secondo me, le direzioni da prendere sono due: o 'istinto di conservazione si è instaurato molto tempo dopo la prima forma di vita o, altrimenti, come mi sembra più logico, già era in essa come la memoria fisica. In tal senso, per poter continuare a ragionare, sarebbe sufficiente domandarsi: come è possibile tutto questo? Oppure: è possibile che il metodo casuale sia stato scelto come sistema costruttivo?

Ultima modifica di Tempo2011 : 06-07-2011 alle ore 14.36.41.
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Vecchio 05-07-2011, 23.23.49   #46
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Se si legge Monod, Il Caso e la Necessità, si scopre che alla base della teoria dell’evoluzione non c’è soltanto il caso, ma anche la necessità. Il caso, la variazione genetica, deve essere conservato dalla necessità, la replicazione cellulare, un processo ordinatissimo.
Faccio l’ipotesi che una struttura uscente dal disordine, dal caos, sia quella più stabile, che più si conserva e dura.
Per quanto riguarda la coscienza, la mente, c’è una bellissima teoria di Edelman, la teoria della selezione dei gruppi neuronali, che la spiega proprio rifacendosi ai meccanismi selettivi introdotti da Darwin.
Per quanto riguarda l’ipotesi del costruttore, invece di falsificare la teoria evoluzionistica, la conferma. Pensiamo alla famosa analogia di Bailey del progettista e dell’orologio. L’orologio non è il risultato di un progettista o di un costruttore, ma di una storia, di una evoluzione creatrice. Ai nostri polsi rispetto ai tempi di Bailey portiamo orologi di plastica e digitali, usciti da fabbriche che ne producono milioni, alcuni dei quali, casualmente guasti, rotti. L’orologio è quindi il frutto, il risultato di un’evoluzione, di una storia della misurazione del tempo, dei materiali, di innovazioni tecnologiche.
Di questa storia fanno parte integrante gli errori, le prove, i processi andati a vuoto, le sperimentazioni fallite, il caos.


1)La necessità non presuppone una volontarietà?
Una mela per cadere per terra deve staccarsi dall'albero. Se cadere per terra fosse necessario, la mela volontariamente si staccherebbe dall'albero?
2)La selezione dei gruppi neurali, ammesso sia giusta, non risolverebbe la mente e la coscienza.
3) Che la storia sia piena di errori non vuol dire nulla. Anche noi uomini li commettiamo pensando di fare cose giuste.

Poi, comunque sia, anche l'universo è nato con un piccolo difetto, e cioè proprio quello di lottare per non morire sapendo che comunque morirà. Non so se sia un difetto dovuto al caso o un errore del costruttore, oppure un atto volontario. L'intero universo ha comunque adottato lo spirito di sopravvivenza; lotta senza sosta per continuare a vivere; essendo però una lotta a perdere e non esistendo il miglior modo per vivere, ogni piccolo cambiamento risulta essere un errore anche se dovesse dare benefici momentanei. Come detto però, l'errore o le sperimentazioni fallite, non rappresentano necessariamente il frutto del caso. Forse più della necessità, ma questa include anche la volontarietà. Dubito, però, che un evoluzionista aggiunga, come processo naturale, la "volontarietà".
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Vecchio 06-07-2011, 10.13.11   #47
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Se si legge Monod, Il Caso e la Necessità, si scopre che alla base della teoria dell’evoluzione non c’è soltanto il caso, ma anche la necessità. Il caso, la variazione genetica, deve essere conservato dalla necessità, la replicazione cellulare, un processo ordinatissimo.
Faccio l’ipotesi che una struttura uscente dal disordine, dal caos, sia quella più stabile, che più si conserva e dura.
Per quanto riguarda la coscienza, la mente, c’è una bellissima teoria di Edelman, la teoria della selezione dei gruppi neuronali, che la spiega proprio rifacendosi ai meccanismi selettivi introdotti da Darwin.
Per quanto riguarda l’ipotesi del costruttore, invece di falsificare la teoria evoluzionistica, la conferma. Pensiamo alla famosa analogia di Bailey del progettista e dell’orologio. L’orologio non è il risultato di un progettista o di un costruttore, ma di una storia, di una evoluzione creatrice. Ai nostri polsi rispetto ai tempi di Bailey portiamo orologi di plastica e digitali, usciti da fabbriche che ne producono milioni, alcuni dei quali, casualmente guasti, rotti. L’orologio è quindi il frutto, il risultato di un’evoluzione, di una storia della misurazione del tempo, dei materiali, di innovazioni tecnologiche.
Di questa storia fanno parte integrante gli errori, le prove, i processi andati a vuoto, le sperimentazioni fallite, il caos.
Implicitamente, però, con il tuo post, invece, si ammette che dietro l'orologio vi sia un’intelligenza costruttrice; non importa quanto lunga o da quanti elementi sia composta. Mentre nel nostro caso, l'orologio che riesce male è solo un errore del macchinario che lo costruisce e non di progettazione, poiché gli altri milioni sono funzionanti. Con questo voglio confermare che l'esempio dell'orologio di Bailey è corretto come congettura, ma non chiarisce se dietro quella casualità vi alberga un qualcosa che porta alla costruzione o assemblamento automatico, poiché anche dietro la necessità, a mio modo di vedere, presuppongo che vi debba essere un ragionamento intelligente.

Ultima modifica di Tempo2011 : 06-07-2011 alle ore 20.42.42.
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Vecchio 06-07-2011, 10.49.51   #48
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Ho già trattato questo argomento in un post precedente, ma spero questa volta di essere stato piu chiaro e orientato al lettore:

In questa discussione largamente empirica, stiamo facendo delle riflessioni sul fatto se, dietro la casualità vi sia un progetto che noi definiamo intelligente. In pratica, la casualità come scelta di metodo costruttivo. Porto un esempio: davanti ad un attacco di penicillina tutti i batteri muoiono meno alcuni che sono differenti dagli altri. Bene! Queste differenziazioni su una stessa razza, non potrebbe far parte di una scelta sperimentale costruttiva intelligente? Mi risulta che noi facciamo ugualmente nei nostri esperimenti.
Per quanto concerne l’orientamento verso il lettore, secondo me, dovrebbe attuare ancora qualche piccolo sforzo di sintesi che, nel web, non ha mai guastato.
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Vecchio 06-07-2011, 13.13.45   #49
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Se si legge Monod, Il Caso e la Necessità, si scopre che alla base della teoria dell’evoluzione non c’è soltanto il caso, ma anche la necessità. Il caso, la variazione genetica, deve essere conservato dalla necessità, la replicazione cellulare, un processo ordinatissimo.
Faccio l’ipotesi che una struttura uscente dal disordine, dal caos, sia quella più stabile, che più si conserva e dura.
Per quanto riguarda la coscienza, la mente, c’è una bellissima teoria di Edelman, la teoria della selezione dei gruppi neuronali, che la spiega proprio rifacendosi ai meccanismi selettivi introdotti da Darwin.
Per quanto riguarda l’ipotesi del costruttore, invece di falsificare la teoria evoluzionistica, la conferma. Pensiamo alla famosa analogia di Bailey del progettista e dell’orologio. L’orologio non è il risultato di un progettista o di un costruttore, ma di una storia, di una evoluzione creatrice. Ai nostri polsi rispetto ai tempi di Bailey portiamo orologi di plastica e digitali, usciti da fabbriche che ne producono milioni, alcuni dei quali, casualmente guasti, rotti. L’orologio è quindi il frutto, il risultato di un’evoluzione, di una storia della misurazione del tempo, dei materiali, di innovazioni tecnologiche.
Di questa storia fanno parte integrante gli errori, le prove, i processi andati a vuoto, le sperimentazioni fallite, il caos.
Ottimo!...Concordo: Tray and Error!
La parola "evoluzione", e relativo concetto, E' UNIVERSALE!
Non è piu' limitata alle mutazioni del vivente: Darwin, invero,preferiva "mutazione".
Si parla di evoluzione per tutte le linee mutevoli di un certo argomento o teoria...che sia o no concreto o astratto: ma cosa non muta?... cosa non evolve nell'universo?

Mai ci bagnamo nello stesso fiume: infatti:
Si evolvono i pensieri, evolvono le civiltà, evolvono i prodotti con relative applicazioni tecnologiche, evolve il sapere, la scienza...forse anche la filosofia...cresce l'entropia,...evolve l'universo!

Non è detto che tutta questa evoluzione sia in meglio, a volte è in peggio, ma globalmente e algebricamente il trend è verso il meglio...anche se ancora non abbiamo bene definito rigorosamente cosa sia meglio, ma, anche a naso, una certa idea ce l'abbiamo...credo.

Ultima modifica di ulysse : 06-07-2011 alle ore 20.13.59.
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Vecchio 06-07-2011, 20.53.41   #50
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Citazione:
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Insomma, ulysse! Per te sono tutte chiare e normali le complessità del nostro cervello: con il suo pensiero, le sue filosofie, le sue religioni, la sua etica, la sua solidarietà, la sua fantasia, le sue intuizioni, la sua pietà e il suo istinto di conservazione, che siano nate dalla materia dell'Universo.
Il nostro organo cerebrale è, probabilmente, la struttura più complessa che esista nell’universo…per cui non può essere “chiaro”: le neuroscienze e scienze derivate ne sanno, in proposito, oggi infinitamente più di quanto non se ne sapesse il giorno in cui Kant incitò la mente di osare… sottraendosi alla minorità verso il cielo: solo da allora le conoscenze sono aumentate a dismisura!..esponenziazlmente!
Credo anche che l’infinito del cervello sia un infinito di diversi ordini superiori, per cui non resta che procedere sulla via intrapresa: osare per conto nostro, con la nostra mente che certo il cielo non ci avrebbe aiutato… come non ci aveva aiutato nei tremila anni in cui ci eravamo a lui affidati senza nulla capire.
Citazione:
Ovvero: non ti sorge nessun dubbio sul fatto che qualcuno o qualcosa vada per l'universo a seminare queste caratteristiche?
Ma perché dovrebbe esserci qualcuno di extra che dovrebbe divertirsi a fare di tali cose? Già non è abbastanza miracoloso che, dalla sua improbabilità, proprio questo universo sia scaturito nella sua complessità?
Perche dovremmo ipotizzare un altro miracolo per spiegare il miracolo? Che poi quest’altro miracolo, del costruttore costruito, chi lo spiega? Forse un altro miracolo?

...O forse c'è che a qualcuno piacciono le matriosche?

Del resto quali indizi concreti avremmo che un “tale qualcuno” ci sia se non immaginarie ipotesi proprio su ciò che non sappiamo spiegare...perchè non sappimo spiegare?

Forse la madonne che piangono…sarebbero l’indizio?

E’ serio pensare la nostra esistenza e magari l’esistenza dell’immenso fenomeno dell’universo, basati su così labili indizi e ipotesi quali solo il nostro immaginario personale e collettivo può esplicare?

Molti sono i dubbi e le problematiche del mio vivere, ma questo è uno di quei dubbi che, proprio per non sembrare dogmatico e assolutista, metterei, nel mio elenco di dubbi, agli ultimi posti..che so… per dire un numero…oltre i milleseicentocinquanta!
Citazione:
Dopo aver assorbito la sicurezza con cui hai scritto i tuoi argomenti, mi è venuto l'istinto di affermare che, quasi quasi, in futuro sugli altari, invece di metterci dio, Gesù, i santi ecc., ci converrebbe metterci una grande pentola piena di sostanze chimiche,
Ma il punto è proprio questo…che finalmente non ci sono altari né da costruire né da abbattere: per ora mi limito a richiamare (certo non me lo invento io) ciò che sembra essere il più probabilmente vero e plausibile ed efficace e su cui si sperimenta…se domani la ricerca arriverà a ipotesi diverse…si ricostruirà tutto su ipotesi diverse...magari si ncambierà pentola...ma è solo cercando che si trova...ergendosi su basi solide...non affondati ne dubbio inerte: il dubbio deve essere assertivo e propositivo!.

Intanto è la scienza che abbiamo che sostiene questo di mondo …non vaghe immaginazioni…sul ma se fosse...il trascendente che semina, ecc…
Certo non è proibito immaginare…ma perché perdersi a immaginare cose ed essere dell’extramondo…quando tanto c’è da immaginare e intuire e capire e progettare in questo mondo!
Certe cose le lascerei a Star-Trek!
Citazione:
…..giacché sembra, con sicurezza (buchi o non buchi ancora da riempire), che sia proprio lei (la grande pentola) con il suo contenuto, l'artefice di tutto quello che siamo. Indubbiamente, capisco perfettamente che è più complicato arrivare alla vera conclusione scientifica che inventarsi un costruttore di comodo,

Ecco, appunto, “la grande pentola”, ove tutto è andato in contrario: dal caos disperso degli atomi, all’aggregazione, all’ordine, alla informazione…alla vita! Ma non è stato e non è contro l’entropia…l’energia del sole ha sopperito… i campi di energia...come ora del resto!
Citazione:
ma se applichiamo la fede anche sulla scienza, la questione non cambia poi tanto.
La questione cambia di molto in concreto ed efficacia: è questione di strategia di pensiero!...e di inserire un altro protaginista solo immaginato e inspiegato...come giustificarlo se non con una fede...solo consolatoria?

Non voglio, comunque stigmatizzare chi abbia la fede in Dio…dogmatica: in fondo la fede ha prodotto la Cappella Sistina!
Ma era un piccolo mondo di servi, mercanti e signorotti ignoranti, non privo, nemmeno quello, di violenza, miserie morali, tradimenti e guerre…e fame: vedi il mondo del Valentino esaltato da Machiavelli.

Quello di oggi (fede nella scienza! fede in noi! ...non nel trascendente) è un Grande Mondo…non foss’altro per i sette miliardi di terrestri che riesce a sostenere: ancora ci sono la guerra e la fame, ma abbiamo la scuola diffusa (sia pur maltrattata) e la scienza: non sappiamo tutto, ma molto sappiamo del macro universo…del micro e nano siamo un pò in forse…che sia metafisico?...ma sempre materia è!....se non atomi …particelle di atomi…sub particelle...ecc...

Ed è tutta farina del nostro sacco: ” io speriamo che me la cavo! non ci sono sponsor super umani!..
…e ce la caviamo in fondo…finchè non c’inghiotte il baratro!
Ma la scienza ci salverà…se non disperiamo!...abbi fede!

È una fede relativa insomma, nell'uomo, quale raccomandava Einstein…non ci sono dogmi per cui bruciare e salvare qualcuno…solo teorie…e poi, cosa inenarrabile, abbiamo la democrazia, possiamo votare contro il governo e contro il nucleare e discutiamo della dignità da riconoscere alle donne…e a tutti… invero!

Nella Grecia antica applicavano la democrazia e cercavano l’uomo, ma della dignità e rispetto dovuto a tutti…anche se utopia…ne parlavano..nei loro simposi? o erano solo discorsi da ubriachi?

Ultima modifica di ulysse : 07-07-2011 alle ore 13.38.27.
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