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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 26-03-2015, 09.45.03   #61
sgiombo
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Riferimento: Paradosso della percezione psicosensoriale cosciente

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Originalmente inviato da maral
Si potrebbe ad esempio immaginare che in un pianeta dell'universo vi siano 2 "cervelli" (non importa come costituiti, ma capaci di ricevere stimoli e di elaborare un pensiero cosciente e autocosciente) perfettamente identici immersi in un ambiente del tutto omogeneo, una sorta di fluido alimentante. Entrambi i cervelli ricevono il medesimo unico stimolo che consiste nella visione l'uno dell'altro (lo stimolo è il medesimo in quanto i 2 cervelli sono esattamente identici). Dunque quello che uno pensa pensa anche l'altro, quello che una fa fa anche l'altro, cos'altro potrebbero pensare simultaneamente ciascuno dei due vedendo il proprio gemello: "eccomi, sono io"?

Secondo me, nell' ipotesi del tutto irrealistica (esperimento mentale "spinto" o, come é di moda dire adesso, "estremo"), qualsiasi cosa pensassero sarebbe esprimibile verbalmente nello stesso modo, com le stesse, identiche parole.
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Vecchio 26-03-2015, 10.34.26   #62
paul11
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Riferimento: Paradosso della percezione psicosensoriale cosciente

La coscienza non è uno stimolo, è un'informazione integrata e questo lo differenzia da un fotodiodo o dai pixel che elabora ad esempio una macchina fotografica digitale.
I sensori reagiscono a stimoli, ma è l'idea ad esempio del buio anche se non è buio che costituisce la coscienza.
E 'idea che ciascuno ha ad esempio dell'infinito anche se sensorialmente non esiste, fa sì che non è l'identificazione o uguaglianza di cervelli. E' proprio l'idea dell'astrazione che ognuno di noi ha e che ci serve linguisticamente per concettualizzare che è unica.ognuno ha un suo stile, ognuno è una particolarità unica.
Una crisi epilettica ad esempio risulta essere una forte attività cerebrale, ma non è coscienza.
Il pensiero che linguisticamente costruisce il mondo reale si scontra con il mondo "sensoriale".
Quell'integrazione dell'informazione è la coscienza che è più ancora della conoscenza e dell'attività cerebrale.

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Vecchio 27-03-2015, 21.43.59   #63
and1972rea
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Riferimento: Paradosso della percezione psicosensoriale cosciente

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Originalmente inviato da sgiombo
L' esperimento mentale (non da me proposto) é efffettvamente un po' "cervellotico" (ironia della sorte...).

Ma (secondo le mie convinzioni in materia) a due cervelli distinti ma perfettamente uguali corrisponderbbero (coesisterebbero) due esperienze coscienti distinte ma perfettamente corrispondenti (indifferenziabili nelle descrizioni che se ne potrebbe fare; dire se siano uguali o diverse non avrebbe senso perché i loro rispettivi contenuti non potrebbero essere comparati nel modo in cui nell' ambito di un' unica esperienza cosciente si possono comparare due oggetti percepiti -per esempio due disegni- e stabilire se siano uguali o diversi: potrebbero anche avere, per esempio, qualia cromatici invertiti).
Il connotato della distinzione è anche quello costitutivo dell' autocoscienza, quindi mi pare logico che il fatto stesso di affermare che due coscienze sono distinte fra loro basta ad affermarne la diversità ;Io sono io in quanto non sono te o non sono lui, se non fossi io, vien da sé che non potrei essere che te o lui.
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Vecchio 28-03-2015, 14.47.52   #64
sgiombo
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Riferimento: Paradosso della percezione psicosensoriale cosciente

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Il connotato della distinzione è anche quello costitutivo dell' autocoscienza, quindi mi pare logico che il fatto stesso di affermare che due coscienze sono distinte fra loro basta ad affermarne la diversità ;Io sono io in quanto non sono te o non sono lui, se non fossi io, vien da sé che non potrei essere che te o lui.

Distinto =/= diverso.

Due cose distinte possono ben essere (oltre che diverse, anche) uguali fra loro "come due gocce d' acqua" come si suol dire; anche se probabilmente di fatto non sono mai esistite due gocce d' acqua perfettamente uguali fra loro; ma qui si sta considerando un esperimento mentale, e anche alquanto "cervellotico", non una questione di fatto: a due ipotetici cervelli distinti e perfettamente uguali -morfologicamente e funzionalmente- corrisponderebbero due distinte e perfettamente uguali -o meglio: perfettamente corrispondenti, descrivibili con le medesime parole- esperienze coscienti.

Non capisco poi l' affermazione per la quale il connotato della distinzione sarebbe anche quello costitutivo dell' autocoscienza: due cose possono ben essere distinte (reciprocamente) senza per questo essere dotate di autocoscienza: due automobili, due moto, due case, due computer, due orologi, due sassi, due pianeti, due stelle, due atomi e un' infinità di altre (costituenti di coppie o di insiemi anche più numerosi di) cose non viventi, artificiali o naturali, (uguali o meno che siano fra loro) possono ben essere reciprocamente distinte senza per questo essere autocoscienti (a meno di non credere a una forma particolarmente spinta di pampsichismo; particolarmente spinta perché una forma meno estrema si limiterebbe a postulare una coscienza -non addirittura un' autocoscienza!- per ogni cosa distinta dalle altre cose).

Ultima modifica di sgiombo : 28-03-2015 alle ore 20.45.13.
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Vecchio 29-03-2015, 15.14.02   #65
and1972rea
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Distinto =/= diverso.

Due cose distinte possono ben essere (oltre che diverse, anche) uguali fra loro "come due gocce d' acqua" come si suol dire; anche se probabilmente di fatto non sono mai esistite due gocce d' acqua perfettamente uguali fra loro; ma qui si sta considerando un esperimento mentale, e anche alquanto "cervellotico", non una questione di fatto: a due ipotetici cervelli distinti e perfettamente uguali -morfologicamente e funzionalmente- corrisponderebbero due distinte e perfettamente uguali -o meglio: perfettamente corrispondenti, descrivibili con le medesime parole- esperienze coscienti.

Non capisco poi l' affermazione per la quale il connotato della distinzione sarebbe anche quello costitutivo dell' autocoscienza: due cose possono ben essere distinte (reciprocamente) senza per questo essere dotate di autocoscienza: due automobili, due moto, due case, due computer, due orologi, due sassi, due pianeti, due stelle, due atomi e un' infinità di altre (costituenti di coppie o di insiemi anche più numerosi di) cose non viventi, artificiali o naturali, (uguali o meno che siano fra loro) possono ben essere reciprocamente distinte senza per questo essere autocoscienti (a meno di non credere a una forma particolarmente spinta di pampsichismo; particolarmente spinta perché una forma meno estrema si limiterebbe a postulare una coscienza -non addirittura un' autocoscienza!- per ogni cosa distinta dalle altre cose).
...be', no, in effetti due "cose" distinte, per definizione, non solo non possono essere considerate fisicamente identiche, ma nemmeno "dimostrabilmente" uguali. Possono essere considerate uguali solo e soltanto se possono essere sovrapposte l'una sull'altra, o meglio "nell'altra",se , cioè, per loro possa valere la regola logica dell'identità, ma ,mentre in matematica è possibile sovrapporre 2 figure geometriche deducendone a posteriori l'uguaglianza, in fisica , anche attraverso un esperimento mentale, questo non lo si può fare; non esiste in fisica un punto preciso del tempo in cui due entità distinte nello spazio sono uguali, o punti diversi del tempo in cui esse possono risultare uguali nello stesso luogo, o punti diversi dello spaziotempo in cui rimangono identiche; nelle cose reali un tavolo non è mai identico ad un altro tavolo, né una molecola ad un'altra, né una qualsiasi particella è mai uguale nemmeno a sé stessa, anche se per comodità di calcolo si possono considerare uguali ed irriducibili , cioè elementari, alcune porzioni di entità fisicamente concettuali e misurabili come l'energia o (come da recenti scoperte) la materia. Quando facciamo passare, per esempio, un elettrone, o una molecola (o,se ci riuscissimo,un ammasso di galassie) attraverso la coppia di fenditure nel celebre esperimento di Young, notiamo che prima di attraversarle la particella è diversa rispetto a quando le ha attraversate, ma non sono le fenditure in sé a cambiare la sua natura,essa riamane diversa da sé come se la propria diversità scaturisse da una sorta di interferenza fra lei e sé stessa a partire dalle zone di spazio e di tempo attraverso le quali ha la possibilità di passare; due cervelli distinti fra loro , quindi, per comodità di esemplificazione ,possono essere considerati identici, ma fisicamente , nel reale,si comportano come l'autocoscienza nella logica, essa può rimanere uguale soltanto a sé stessa , perché ,nel momento in cui diviene altro da sé ,diviene per definizione diversa da sé, e diventa diversa da sé stessa proprio perché diviene altra da sé. Il fatto che due cervelli uguali mantengano logicamente coscienze diverse sarebbe un indizio concettuale forte dell'indipendenza della coscienza dalla materia, ma a ben vedere, il fatto che nemmeno è possibile immaginare logicamente due cervelli identici legati a coscienze identiche fra loro genera un indizio ancor più interessante sul legame particolare e profondo che potrebbe sussistere fra ciascuna singolare ed irripetibile entità materiale e ciascuna singolare e irripetibile coscienza.

Ultima modifica di and1972rea : 29-03-2015 alle ore 17.49.56.
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Vecchio 29-03-2015, 22.44.50   #66
sgiombo
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Originalmente inviato da and1972rea
...be', no, in effetti due "cose" distinte, per definizione, non solo non possono essere considerate fisicamente identiche, ma nemmeno "dimostrabilmente" uguali. Possono essere considerate uguali solo e soltanto se possono essere sovrapposte l'una sull'altra, o meglio "nell'altra",se , cioè, per loro possa valere la regola logica dell'identità, ma ,mentre in matematica è possibile sovrapporre 2 figure geometriche deducendone a posteriori l'uguaglianza, in fisica , anche attraverso un esperimento mentale, questo non lo si può fare; non esiste in fisica un punto preciso del tempo in cui due entità distinte nello spazio sono uguali, o punti diversi del tempo in cui esse possono risultare uguali nello stesso luogo, o punti diversi dello spaziotempo in cui rimangono identiche; nelle cose reali un tavolo non è mai identico ad un altro tavolo, né una molecola ad un'altra, né una qualsiasi particella è mai uguale nemmeno a sé stessa, anche se per comodità di calcolo si possono considerare uguali ed irriducibili , cioè elementari, alcune porzioni di entità fisicamente concettuali e misurabili come l'energia o (come da recenti scoperte) la materia. Quando facciamo passare, per esempio, un elettrone, o una molecola (o,se ci riuscissimo,un ammasso di galassie) attraverso la coppia di fenditure nel celebre esperimento di Young, notiamo che prima di attraversarle la particella è diversa rispetto a quando le ha attraversate, ma non sono le fenditure in sé a cambiare la sua natura,essa riamane diversa da sé come se la propria diversità scaturisse da una sorta di interferenza fra lei e sé stessa a partire dalle zone di spazio e di tempo attraverso le quali ha la possibilità di passare; due cervelli distinti fra loro , quindi, per comodità di esemplificazione ,possono essere considerati identici, ma fisicamente , nel reale,si comportano come l'autocoscienza nella logica, essa può rimanere uguale soltanto a sé stessa , perché ,nel momento in cui diviene altro da sé ,diviene per definizione diversa da sé, e diventa diversa da sé stessa proprio perché diviene altra da sé. Il fatto che due cervelli uguali mantengano logicamente coscienze diverse sarebbe un indizio concettuale forte dell'indipendenza della coscienza dalla materia, ma a ben vedere, il fatto che nemmeno è possibile immaginare logicamente due cervelli identici legati a coscienze identiche fra loro genera un indizio ancor più interessante sul legame particolare e profondo che potrebbe sussistere fra ciascuna singolare ed irripetibile entità materiale e ciascuna singolare e irripetibile coscienza.

Scusa And1972rea, qui si sta parlando di esperimenti mentali e non di fatti reali, né “realistici”.

Allora, o si considera realisticamente che non possono fisicamente esistere due cervelli morfologicamente e funzionalmente perfettamente identici, e allora non abbiamo più niente da dirci, si può parlare d’ altro.
Oppure si prende in considerazione l’ esperimento mentale (non da me proposto), cioè si considera qualcosa di possibile solo in linea di principio e non di fatto allo scopo di chiarirsi le idee su un certo argomento.
In questo secondo caso secondo me le neuroscienze sono già in grado di consentirci di affermare che in linea di principio a due ipotetici cervelli morfologicamente e funzionalmente perfettamente identici (in linea di fatto impossibili) corrisponderebbero due distinte esperienze coscienti fra loro perfettamente corrispondenti, tali che l’ autodescrizione verbale, linguistica che nell’ ambito di ciascuna di essere potrebbe essere fatta sarebbe (distinta: un’ altra; ma) uguale a quella che sarebbe fatta nell’ ambito dell’ altra.

Molti neuroscienziati direbbero "uguali", cosa che secondo me non ha senso in quanto si può stabilire se siano uguali o diversi i contenuti di una stessa esperienza cosciente (per esempio se siano uguali o diversi due segnali stradali di "dare la precedenza") mettendoli a confronto, ma questo non si può fare con i contenuti (in toto o in parte) di due distinte esperienze fenomeniche coscienti, le quali sono reciprocamente separate e non direttamente comunicanti: non suò "sbirciare" in quella di un altro per vedere se ha contenuti uguali o diversi da quelli della propria (esse possono comunicare ma solo indirettamente, attraverso il linguaggio; e allora per descrivere le loro esperienze di quando i rispettivi cervelli erano perfettamente identici, ammesso che fossero entrambe in grado di ricordarle ed esprimerle linguisticamente alla perfezione (siamo sempre nell' ambito dell' esperimento mentale e non della realtà di fatto o realisticamente possibile!) userebbero le stesse identiche parole e frasi.
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Vecchio 03-04-2015, 18.20.47   #67
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Scusa And1972rea, qui si sta parlando di esperimenti mentali e non di fatti reali, né “realistici”.

Allora, o si considera realisticamente che non possono fisicamente esistere due cervelli morfologicamente e funzionalmente perfettamente identici, e allora non abbiamo più niente da dirci, si può parlare d’ altro.
Oppure si prende in considerazione l’ esperimento mentale (non da me proposto), cioè si considera qualcosa di possibile solo in linea di principio e non di fatto allo scopo di chiarirsi le idee su un certo argomento.
In questo secondo caso secondo me le neuroscienze sono già in grado di consentirci di affermare che in linea di principio a due ipotetici cervelli morfologicamente e funzionalmente perfettamente identici (in linea di fatto impossibili) corrisponderebbero due distinte esperienze coscienti fra loro perfettamente corrispondenti, tali che l’ autodescrizione verbale, linguistica che nell’ ambito di ciascuna di essere potrebbe essere fatta sarebbe (distinta: un’ altra; ma) uguale a quella che sarebbe fatta nell’ ambito dell’ altra.

Molti neuroscienziati direbbero "uguali", cosa che secondo me non ha senso in quanto si può stabilire se siano uguali o diversi i contenuti di una stessa esperienza cosciente (per esempio se siano uguali o diversi due segnali stradali di "dare la precedenza") mettendoli a confronto, ma questo non si può fare con i contenuti (in toto o in parte) di due distinte esperienze fenomeniche coscienti, le quali sono reciprocamente separate e non direttamente comunicanti: non suò "sbirciare" in quella di un altro per vedere se ha contenuti uguali o diversi da quelli della propria (esse possono comunicare ma solo indirettamente, attraverso il linguaggio; e allora per descrivere le loro esperienze di quando i rispettivi cervelli erano perfettamente identici, ammesso che fossero entrambe in grado di ricordarle ed esprimerle linguisticamente alla perfezione (siamo sempre nell' ambito dell' esperimento mentale e non della realtà di fatto o realisticamente possibile!) userebbero le stesse identiche parole e frasi.
È proprio attraverso questo esperimento mentale che possiamo evincere l'impossibilità di poter pensare a due cervelli in linea teorica fisicamente uguali senza generare paradossi e contraddizioni , e a ben vedere questo si accorda con l'impossibilità teorica della scienza di poter supporre l'esistenza di due entità uguali e distinte nel dominio del reale fenomenico.
È logicamente impossibile , cioè, pensare a due cervelli identici che abbiano la medesima autocoscienza, perché , per esclusione, ciascuno dei due rifletterebbe autoreferenzialmente solo sé stesso, e fra le due autocoscienze non potrebbe sussistere alcuna corrispondenza, ognuna , cioè, rimarrebbe al contempo distinta dall'altra per il solo fatto di non sentirsi l'altra e di sentirsi entrambe soltanto in sé stesse. Venendo meno l'una, l'altra continuerebbe a sussistere proprio per il fatto che è distinta e priva di alcun tipo di corrispondenza reale con la gemella. Il fatto logico che due entità fisiche identiche generino due entità autocoscienti diverse e non corrispondenti rimane comunque un paradosso non sanabile se non ammettendo che l'unica corrispondenza logicamente immaginabile rimanga quella singolare ed irripetibile fra una singolarità fisica e la propria singolarità percettiva.
Nessun neuroscienziato può logicamente ammettere di poter immaginare due cervelli uguali, perché per fare questo dovrebbe far ammettere ad un fisico delle particelle di poter immaginare due particelle distinte e perfettamente uguali sin negli abissi del reale, e questo è dimostratamente impossibile.
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Vecchio 04-04-2015, 15.25.40   #68
sgiombo
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Originalmente inviato da and1972rea
È proprio attraverso questo esperimento mentale che possiamo evincere l'impossibilità di poter pensare a due cervelli in linea teorica fisicamente uguali senza generare paradossi e contraddizioni , e a ben vedere questo si accorda con l'impossibilità teorica della scienza di poter supporre l'esistenza di due entità uguali e distinte nel dominio del reale fenomenico.
È logicamente impossibile , cioè, pensare a due cervelli identici che abbiano la medesima autocoscienza, perché , per esclusione, ciascuno dei due rifletterebbe autoreferenzialmente solo sé stesso, e fra le due autocoscienze non potrebbe sussistere alcuna corrispondenza, ognuna , cioè, rimarrebbe al contempo distinta dall'altra per il solo fatto di non sentirsi l'altra e di sentirsi entrambe soltanto in sé stesse. Venendo meno l'una, l'altra continuerebbe a sussistere proprio per il fatto che è distinta e priva di alcun tipo di corrispondenza reale con la gemella. Il fatto logico che due entità fisiche identiche generino due entità autocoscienti diverse e non corrispondenti rimane comunque un paradosso non sanabile se non ammettendo che l'unica corrispondenza logicamente immaginabile rimanga quella singolare ed irripetibile fra una singolarità fisica e la propria singolarità percettiva.
Nessun neuroscienziato può logicamente ammettere di poter immaginare due cervelli uguali, perché per fare questo dovrebbe far ammettere ad un fisico delle particelle di poter immaginare due particelle distinte e perfettamente uguali sin negli abissi del reale, e questo è dimostratamente impossibile.

Che (di fatto) non possano esistere realmente due cervelli umani distinti ma morfologicamente e funzionalmente identici é una cosa.

Che possano benissimo essere immaginati e considerati (che siano "logicamente possibili") in un esperimento mentale (ergo: non nella realtà) due cervelli umani distinti ma morfologicamente e funzionalmente identici é un' altra cosa.
Essi potrebbero corrispondere ciascuno al pensiero di se stesso o a qualsiasi altro stato cosciente, e in ognuno di questi casi vi sarebbe perfetta corrispondenza (secondo quanto ci dicono le neuroscienze) e quindi esprimibilità mediante le stesse, reciprocamente uguali espressioni linguistiche (frasi, discorsi) fra le rispettive esperienze coscienti.
Ed infatti ciascuna di esse non si sentirebbe essere l'altra ed entrambe si sentirebbero (ugualmente, allo stesso nodo) soltanto sé stesse. Ed infatti venendo meno l'una, l'altra continuerebbe a sussistere (non vi sarebbero più due cervelli distinti ma identici, ma uno solo di essi); e ovviamente a questo punto non vi sarebbe più corrispondenza reale con la gemella adesso inesistente (ma prima c' era stata eccome; nell' ambito dell' esperimento mentale e non nella realtà dei fatti, ovviamente).

Immaginare due particelle distinte e perfettamente uguali sin negli abissi del reale é talmente possibile che addirittura secondo l' interpretazione conformistica della meccanica quantistica in molti casi non é nemmeno di fatto possibile distinguere due (2) particelle fra loro.

Ultima modifica di sgiombo : 04-04-2015 alle ore 20.36.35.
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Vecchio 05-04-2015, 16.01.39   #69
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Che (di fatto) non possano esistere realmente due cervelli umani distinti ma morfologicamente e funzionalmente identici é una cosa.

Che possano benissimo essere immaginati e considerati (che siano "logicamente possibili") in un esperimento mentale (ergo: non nella realtà) due cervelli umani distinti ma morfologicamente e funzionalmente identici é un' altra cosa.
Essi potrebbero corrispondere ciascuno al pensiero di se stesso o a qualsiasi altro stato cosciente, e in ognuno di questi casi vi sarebbe perfetta corrispondenza (secondo quanto ci dicono le neuroscienze) e quindi esprimibilità mediante le stesse, reciprocamente uguali espressioni linguistiche (frasi, discorsi) fra le rispettive esperienze coscienti.
Ed infatti ciascuna di esse non si sentirebbe essere l'altra ed entrambe si sentirebbero (ugualmente, allo stesso nodo) soltanto sé stesse. Ed infatti venendo meno l'una, l'altra continuerebbe a sussistere (non vi sarebbero più due cervelli distinti ma identici, ma uno solo di essi); e ovviamente a questo punto non vi sarebbe più corrispondenza reale con la gemella adesso inesistente (ma prima c' era stata eccome; nell' ambito dell' esperimento mentale e non nella realtà dei fatti, ovviamente).

Immaginare due particelle distinte e perfettamente uguali sin negli abissi del reale é talmente possibile che addirittura secondo l' interpretazione conformistica della meccanica quantistica in molti casi non é nemmeno di fatto possibile distinguere due (2) particelle fra loro.
Non solo la stessa fisica , ma è la stessa logica che ci impone di affermare che due cose distinte fra loro, per il solo fatto di essere tali, sono diverse; la loro distinzione, infatti, non può essere generata da nulla di altro che non sia una differenza, se tale differenza non sussiste , allora non sussiste nemmeno la loro distinzione, tertium non datur. Due particelle distinte lo debbono essere a causa di una differenza che le rende intrinsecamente diverse, per esempio ,può essere che siano diverse perché si trovano in piani diversi dello spazio o del tempo, ma se non è possibile trovare una proprietà che le distingue, cioè che le rende diverse, è evidente che stiamo considerando una cosa sola. La cosa interessante è che non esiste in fisica alcun tipo di interpretazione che possa nemmeno affermare che una particella è uguale a sé stessa (può essere onda, può essere corpuscolo, e un'onda non è una particella, oppure può interferire con sé stessa rimanendo sé stessa e nel medesimo tempo diversa da sé. ...) , a maggior ragione non esiste modo in fisica di sancire logicamente l'uguaglianza fra due cose distinte. È evidente, quindi, che la scienza e la logica non solo non possono affermare l'uguaglianza di due entità fisiche distinte , ma sancisce teoricamente l'impossibilità di poterla affermare e l'obbligo di non poterla nemmeno immaginare. L'autocoscienza segue logicamente questa evidenza, nel momento stesso in cui due autocoscienze sono distinte , esse si debbono considerare differenti, quindi, diverse, e fra due entità diverse non vi può essere corrispondenza .Allo stesso modo in matematica dire che a =b è di per sé illogico fino a quando l'uguaglianza non diventa identità.
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Vecchio 05-04-2015, 22.40.36   #70
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Non solo la stessa fisica , ma è la stessa logica che ci impone di affermare che due cose distinte fra loro, per il solo fatto di essere tali, sono diverse; la loro distinzione, infatti, non può essere generata da nulla di altro che non sia una differenza, se tale differenza non sussiste , allora non sussiste nemmeno la loro distinzione, tertium non datur. Due particelle distinte lo debbono essere a causa di una differenza che le rende intrinsecamente diverse, per esempio ,può essere che siano diverse perché si trovano in piani diversi dello spazio o del tempo, ma se non è possibile trovare una proprietà che le distingue, cioè che le rende diverse, è evidente che stiamo considerando una cosa sola. La cosa interessante è che non esiste in fisica alcun tipo di interpretazione che possa nemmeno affermare che una particella è uguale a sé stessa (può essere onda, può essere corpuscolo, e un'onda non è una particella, oppure può interferire con sé stessa rimanendo sé stessa e nel medesimo tempo diversa da sé. ...) , a maggior ragione non esiste modo in fisica di sancire logicamente l'uguaglianza fra due cose distinte. È evidente, quindi, che la scienza e la logica non solo non possono affermare l'uguaglianza di due entità fisiche distinte , ma sancisce teoricamente l'impossibilità di poterla affermare e l'obbligo di non poterla nemmeno immaginare. L'autocoscienza segue logicamente questa evidenza, nel momento stesso in cui due autocoscienze sono distinte , esse si debbono considerare differenti, quindi, diverse, e fra due entità diverse non vi può essere corrispondenza .Allo stesso modo in matematica dire che a =b è di per sé illogico fino a quando l'uguaglianza non diventa identità.

Quindi, se ben capisco, tu sostieni che distinto = diverso.

Io sostengo invece che esiste una sottile ma profonda e "solida" differenza fra i concetti (relativi, come tutti i concetti; anche quello di "assoluto") di "distinto" e di "diverso".

Per esempio due fotocopie ben fatte dello stesso foglio originale che si trovano in luoghi (e/o tempi) diversi, ovviamente presentano aspetti diversi (le collocazioni spaziotemporali, qualche insignificante diversità non rilevabile di fatto nel peso, nella composizione molecolare della carta e nella distribuzione dell' inchiostro) ma per il resto -inevitabile relatività del concetto di "uguale"!- sono uguali; si tratta di oggetti fisici considerabili e da considerarsi con ottima approssimazione (ma in fisica non si può andare oltre l' ottima approssimazione!) uguali.

Questo per quanto riguarda la fisica.
Quanto alla logica e alla matematica (e agli esperimenti mentali, che sono costrutti di tipo logico-matematico non pretendendo affatto di descrivere enti e/o eventi fisici realistici e men che meno reali) la cosa é ancor più chiara: 5/7 e 15/21 o 5 x 9 e 90/2 sono perfettamente uguali, sebbene distinti; per non parlare dei due triangoli isosceli rettangoli in cui in geometria euclidea una diagonale divide un quadrato.

E ribadisco che se, come a mio parere ormai saldamente dimostrato dalle neuroscienze, ad un determinato stato di coscienza (nell' ambito di una certa determinata esperienza cosciente; chiamiamola "A") corrisponde un determinato stato funzionale di un determinato cervello (in esperienze coscienti diverse da "A", per esempio le esperienze coscienti "B" e "C" nell' ambito delle quali accade -per lo meno potenzialmente e indirettamente, tramite l' imaging neurologico- la percezione di tale cervello), allora si può benissimo supporre come esperimento mentale l' esistenza di due cervelli distinti ma perfettamente identici morfologicamente e funzionalmente, e si deve concludere che le rispettive distinte esperienze coscienti sono perfettamente corrispondenti l' una all' altra e descrivibili con frasi, discorsi perfettamente identici.

Ultima modifica di sgiombo : 06-04-2015 alle ore 14.27.51.
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