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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 13-09-2013, 08.57.01   #71
CVC
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Riferimento: Riflessioni e dubbi sul materialismo?

Citazione:
Originalmente inviato da sgiombo
A me sembra che l' obiezione circa la necessità di eventi interposti nel tempo fra l' input sensoriale e l' output motorio sia da rivolgere al dualismo interazionistico anziché al dualismo parallelistico.
Il primo effettivamente richiede che, giunti gli impulsi sensoriali dopo un' elaborazione preliminare (nell’ encefalo) all' epifisi (o chi per essa come sede dell' interazione mente-corpo), “accada qualcosa” durante un qualche lasso di tempo nella res cogitans perché questa senta, decida e attraverso l' epifisi stessa o chi per essa “reinterferisca” con la res extensa causando nel cervello i potenziali d' azione che conducono alla contrazione dei muscoli appropriati per la corrispondente risposta motoria.
Invece il secondo non necessita di questi “eventi di interazione” di durata temporale finita in quanto prevede che il passaggio dall' arrivo degli stimoli sensoriali ambientali alle risposte motorie (elaborazione dagli imput agli output) avvenga tutto interamente nel cervello (res extensa), senza il tramite di un' elaborazione da parte della res cogitans in quanto l' esperienza cosciente delle sensazioni esterne e delle decisioni motorie interne nell' ambito di quest' ultima accadono “parallelamente”, “corrispondentemente” e contemporaneamente ai suddetti eventi neurofisiologici cerebrali (nella res extensa): per così dire “in un altro ambito o piano della realtà” non comunicante (nella componente cogitans della coscienza di colui di cui si parla, mentre gli eventi cerebrali -res extensa- avvengono -generalmente di fatto solo potenzialmente, perché rari sono i casi in cui si esamina un cervello funzionante- nella componente extensa della coscienza di eventuali “osservatori”).
Per il dualismo parallelista imput, elaborazione e output fisici sono tutti nel cervello (res extensa; accompagnati contemporaneamente da corrispondenti eventi mentali di coscienza nella res cogitans), mentre per il dualismo interazionista avvengono solo in parte nel cervello (res extensa: impulsi afferenti e poi impulsi efferenti) con l' interposizione fra queste due fasi degli eventi mentali (res cogitans) di elaborazione cosciente aventi una durata temporale non nulla.

Inoltre credo sia intrinsecamente contraddittoria (dunque senza senso) il concetto di “chiusura causale PARZIALE del mondo fisico materiale (res extensa)”: o c’ è interazione oppure non c’è, tertium non datur.
Se qualcosa di pur piccolissimo, come la ghiandola pineale (e sia pure per lassi di tempo brevissimi), nel mondo fisico non diviene unicamente secondo le leggi universali e costanti della chimica-fisica, allora ci nulla garantisce che ulteriori “eccezioni” o meglio violazioni di tali leggi non possano accadere in qualunque altro momento e luogo, e dunque che non abbia senso parlare di divenire ordinato secondo leggi universali e costanti (consentono eccezioni le regole o leggi umane; e infatti non si può essere del tutto certi in proposito: per esempio un autorità sovrana può concedere la grazia e sospendere la legge che impone una certa pena per un certo reato. Ma a proposito dell’ oggettivo divenire naturale ciò non avrebbe senso: non c' è alcun "sovrano" in grado di sospendere le leggi del suo divenire).
Se ho ben capito il dualismo parallelista concepirebbe due realtà distinte, una interna e una esterna e che non sono in comunicazione fra loro.
Io credo che questo possa essere un modello utile per studiare determinati problemi, ma bisogna comunque distinguere la realtà costruita nel modello dalla realtà 'originale'.
Voglio dire, un plastico può essere una utile rappresentazione di una casa o di una città, ma nessuno si sogna di pensare che il plastico sia la città.
Il parallelismo duale è la costruzione di un modello che può essere utile per interpretare alcuni problemi, ma non per altri.
Se ammettiamo che esiste un io, diciamo una percezione riflessa di se stessi, questo io deve essere uno 'scatolone' dove ci va dentro tutto: informazioni da senso interno, informazioni dall'esterno, riflessioni, ecc. Credo che ad un qualche livello nell'io realtà esterna ed interna si fondino insieme.
Provo a spiegarmi. Io mi vedo in un dato modo, con gl'occhi della mia coscienza; gli altri mi vedono da fuori, vedono quindi il mio inconscio. Ma poi se mi guardo allo specchio ho anche una percezione esterna che si unisce a quella interna. Ma anche se non mi guardassi allo specchio avrei comunque l'idea dell'esistenza di una percezione esterna differente da quella interna.
L'esterno entra nella coscienza e si fonde con essa, ma per realizzare il processo occorre l'oggettività, ossia il sapere che esiste un esterno. E l'oggettività, senza una coscienza che la elabora, non si offrirebbe a nessuna interpretazione, sarebbe una realtà senza vita

Ultima modifica di CVC : 13-09-2013 alle ore 11.23.11.
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Vecchio 13-09-2013, 11.00.19   #72
Aggressor
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Riferimento: Riflessioni e dubbi sul materialismo?

Ammetto che per quanto riguarda l'etica l'esistenza della libertà non cambierebbe di molto le carte in tavola; la mia etica non è cambiata da quando sono passto da determinista (il che comporta le stesse conseguenze etiche del tuo probabilismo) a sostenitore d'una qualche libertà.

Ma parliamo del modo in cui un corpo si sposta da un luogo A ad un luogo B. Se questo spostamento fosse gestito dal puro meccanismo il corpo non avrebbe modo di gestire liberamente il proprio moto, se lo spostamento fosse gestito dal puro caso anche, ma visto che, come ammetti pure tu Sgiombo, quello spostamento dipende da qualcosa che non è nessuno dei due fattori. Che lo abbia fatto probabilisticamente non ha molto senso perché la statistica è il nostro modo di prevedere uno spostamento e non la meccanica dello spostamento stesso.
Infatti se volessimo rappresentare lo spostamento di una particella ci troveremmo a dover astrarre i due momenti che in essa si presentano assieme: meccanismo e caso. Potremmo infatti disegnare un corpuscolo nel punto A in movimento verso un muro B, poi delimitare il campo delle posizioni possibili che potrà occupare una volta arrivato nei pressi di B. Ma come faremo a decidere dove effettivamente si sarà fermato? Lo faremo lanciando un dado (per esempio, o vari dadi comunque per gestire i picchi di probabilità) e così avremo attuato ciò che ti dicevo, avremo descritto il suo moto non come un mix di determinismo e caso, ma come la semplice somma delle due istanze agenti separatamente. Per questo non riuscirai ad immaginare in che modo i corpi autogesticono i propri spostamenti "liberamente", perché continui a riferirti (chiamadolo probabilismo) al puro meccanismo e al puro caso.


è come se ti chiedessi di farmi assaggiare il pesto e tu continuassi a presentarmi gli ingredienti del pesto separatamente (lo so che è un esempio strano x) ma rende l'idea secondo me).
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Vecchio 13-09-2013, 11.38.15   #73
jeangene
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Riferimento: Riflessioni e dubbi sul materialismo?

Citazione:
Originalmente inviato da sgiombo
Perché possa essere considerato moralmente buono le mie azioni devono essere buone non casualmente ma conseguentemente come effetti da una causa al modo in cui sono e agisco (probo, magnanimo), perché possa essere considerato moralmente malvagio le mie azioni devono essere cattive non casualmente ma conseguentemente come effetti da una causa al modo in cui sono e agisco (gramo): in entrambi i casi la scelta esiste, se non sono costretto con la forza e la coercizione (da altri o comunque dalle circostanze a me estrinseche) ad agire come agisco, ma solo dalla mia intrinseca natura più o meno buona o malvagia; e anzi non é casuale ma avviene "pour cause".

Questo pensiero sembra affine a quanto avevo esposto tempo fa nella discussione "ll Bene e il Male: Scegliere si può?". In questa discussione cercavo di evidenziare il fatto che (a mio parere) ogni uomo (che sia un missionario o un assassino) fa sempre e solo ciò che ritiene giusto istante per istante, non può fare altro.

Citazione:
Originalmente inviato da sgiombo
Quindi se esiste possibilità di conoscenza scientifica, se è vero ciò che affermano le scienze, allora effettivamente secondo me la differenza fra me e una macchina consiste semplicemente nel fatto che io sono cosciente dei miei stati mentre una macchina no. Entrambi siamo determinati, entrambi siamo legati alla necessità.

Allora mi chiedo: qual' è il senso dell' essere coscienti, qual' è il senso dell' esistenza?
Forse nessuno? Si esiste, si vive e basta?

Ultima modifica di jeangene : 13-09-2013 alle ore 15.18.34.
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Vecchio 13-09-2013, 12.07.05   #74
Duc in altum!
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Riferimento: Riflessioni e dubbi sul materialismo?

** scritto da sgiombo:

Citazione:
La scienza conosce benissimo le cause delle mutazioni genetiche; sono moltissime, fra le principali numerose sostanze chimiche e radiazioni ionizzanti; vi sono prove inconfutabili (nei limiti delle capacità umane, ovviamente: la scienza non é onnipotente: si ben può dire che si tratta di prove altrettanto inconfutabili, ad esempio, del principio di azione e reazione, delle leggi di Maxwell sull' elettromagnetismo, della relazione relativistica fra massa ed energia).
E conosce benissimo le relazioni quantitative statistiche fra intensità e durata dell' azione di moltissimi di questi agenti mutageni e frequenza delle mutazioni (e quelle di tutti gli altri in linea di principio nulla osta che prima o poi le venga a conoscere).
Di più alla scienza non si può chiedere: essa é per definizione conoscenza delle caratteristiche generali astratte universali e costanti del divenire naturale e non (impossibile: "magica" o "taumatirgica") pretesa onniscienza di ogni particolare dettaglio concreto di esso.
Essa ha sempre ammesso senza alcun problema (contrariamente ai pretesi “saperi” irrazionalistici ad essa alternativi) l’ esistenza del “caso”, cioè di fenomeni talmente complessi da non poterne descrivere la dinamica per filo e per sego, nei minimi particolari e dettagli.


Complimenti per la spiegazione, ma non hai dato nessuna prova oggettiva ed inconfutabile (visto che il "Caso" equivale al Dio dei credenti) di quale sia il perchè di tutto ciò, quindi diciamo che tu hai fede nella fortuna/iella e da questo dai risposte e prendi decisione nella tua vita sui tuoi dubbi sul materialismo.


Citazione:
Ed é oggettivamente e inconfutabilmente provato (sempre nei limiti -umani- di cui sopra) che non sono affatto finalizzate. E infatti nella loro stragrande maggioranza sono dannose per l' organismo nel cui genoma compaiono e solo una piccola minoranza di esse si rivela di fatto casualmente vantaggiosa (raramente subito, molto più spesso, in seguito a cambiamenti ambientali, a più o meno grande distanza di tempo dalla loro comparsa e relativa diffusione, se nelle condizioni ambientali in cui erano casualmente comparse non erano state né eccessivamente vantaggiose né eccessivamente svantaggiose: per la scienza biologica evoluzionistica correttamente intesa I GENI NON SONO AFFATTO "EGOISTI" e consentono la sopravvivenza non dei soli individui fenotipici "più adatti" -ad un ambiente in costante mutamento- "in una lotta forsennata di tutti contro tutti", come vorrebbero ideologie reazionarie e del tutto antiscientifiche del tipo della sociobiologia, ma anche di moltissimi altri meno adatti, non oltre un certo limite ovviamente, cosa che si rivela utilissima, indispensabile per la sopravvivenza ed evoluzione delle specie e della vita tutta).


'Aricomplimenti per quest'altra delucidazione illuminata dalla tua fede nel "Caso", ma chi è persuaso che tutto ha un senso potrebbe dirti che la sopravvivenza e l'evoluzione della specie sono un progetto già prestabilito da chi non ha limiti umani, ed allora si ricomincia con le riflessioni ed i dubbi sul materialismo.
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Vecchio 13-09-2013, 19.31.29   #75
sgiombo
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Riferimento: Riflessioni e dubbi sul materialismo?

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Originalmente inviato da CVC
Se ho ben capito il dualismo parallelista concepirebbe due realtà distinte, una interna e una esterna e che non sono in comunicazione fra loro.
Io credo che questo possa essere un modello utile per studiare determinati problemi, ma bisogna comunque distinguere la realtà costruita nel modello dalla realtà 'originale'.
Voglio dire, un plastico può essere una utile rappresentazione di una casa o di una città, ma nessuno si sogna di pensare che il plastico sia la città.
Il parallelismo duale è la costruzione di un modello che può essere utile per interpretare alcuni problemi, ma non per altri.
Se ammettiamo che esiste un io, diciamo una percezione riflessa di se stessi, questo io deve essere uno 'scatolone' dove ci va dentro tutto: informazioni da senso interno, informazioni dall'esterno, riflessioni, ecc. Credo che ad un qualche livello nell'io realtà esterna ed interna si fondino insieme.
Provo a spiegarmi. Io mi vedo in un dato modo, con gl'occhi della mia coscienza; gli altri mi vedono da fuori, vedono quindi il mio inconscio. Ma poi se mi guardo allo specchio ho anche una percezione esterna che si unisce a quella interna. Ma anche se non mi guardassi allo specchio avrei comunque l'idea dell'esistenza di una percezione esterna differente da quella interna.
L'esterno entra nella coscienza e si fonde con essa, ma per realizzare il processo occorre l'oggettività, ossia il sapere che esiste un esterno. E l'oggettività, senza una coscienza che la elabora, non si offrirebbe a nessuna interpretazione, sarebbe una realtà senza vita

Il dualismo parallelistico (dei fenomeni; e monismo del noumeno) é per me un' ipotesi (non dimostrabile) ontologica (circa come é la realtà oggettivamente).

Ciò di cui può esservi certezza immediata é solo il (proprio) flusso di sensazioni fenomeniche coscienti.
Esso include sia sensazioni "cogitantes", che secondo la mia ipotesi sono percezioni "interne", di se stessa da parte di un' entità noumenica, l' "io" (sia soggetto che oggetto di percezione in questo caso), e accadono allorché questa si trova in determinati rapporti con se stessa; sia sensazioni "extensae" che sono percezioni "esterne" di altre entità noumeniche da parte dell' "io" (solamente soggetto di percezione in quest' altro caso) e accadono allorché con esso si travano in determinati rapporti tali da esso diverse entità noumeniche (oggetti di sensazione).
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Vecchio 13-09-2013, 19.52.33   #76
sgiombo
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Ammetto che per quanto riguarda l'etica l'esistenza della libertà non cambierebbe di molto le carte in tavola; la mia etica non è cambiata da quando sono passto da determinista (il che comporta le stesse conseguenze etiche del tuo probabilismo) a sostenitore d'una qualche libertà.

Ma parliamo del modo in cui un corpo si sposta da un luogo A ad un luogo B. Se questo spostamento fosse gestito dal puro meccanismo il corpo non avrebbe modo di gestire liberamente il proprio moto, se lo spostamento fosse gestito dal puro caso anche, ma visto che, come ammetti pure tu Sgiombo, quello spostamento dipende da qualcosa che non è nessuno dei due fattori. Che lo abbia fatto probabilisticamente non ha molto senso perché la statistica è il nostro modo di prevedere uno spostamento e non la meccanica dello spostamento stesso.
Infatti se volessimo rappresentare lo spostamento di una particella ci troveremmo a dover astrarre i due momenti che in essa si presentano assieme: meccanismo e caso. Potremmo infatti disegnare un corpuscolo nel punto A in movimento verso un muro B, poi delimitare il campo delle posizioni possibili che potrà occupare una volta arrivato nei pressi di B. Ma come faremo a decidere dove effettivamente si sarà fermato? Lo faremo lanciando un dado (per esempio, o vari dadi comunque per gestire i picchi di probabilità) e così avremo attuato ciò che ti dicevo, avremo descritto il suo moto non come un mix di determinismo e caso, ma come la semplice somma delle due istanze agenti separatamente. Per questo non riuscirai ad immaginare in che modo i corpi autogesticono i propri spostamenti "liberamente", perché continui a riferirti (chiamadolo probabilismo) al puro meccanismo e al puro caso.


è come se ti chiedessi di farmi assaggiare il pesto e tu continuassi a presentarmi gli ingredienti del pesto separatamente (lo so che è un esempio strano x) ma rende l'idea secondo me).

Veramente ritengo (indimostrabilmente) che la realtà naturale materiale (fisica) divenga meccanicisticamente-deterministicamente "a la Laplace" (in palese disaccordo con l' interpretazione filosofica conformistica corrente della teoria scientifica della meccanica quantistica; ma che anche qualora divenisse probabilisticamente-statisticamente (ipotesi altrettanto indimostrabile) si tratterebbe comunque di (un diverso caso di) divenire ordinato secondo leggi universai e costanti (e ineccepibili), per quanto non meccanicistiche ma statistiche, e la sostanza delle cose per quanto riguarda l' etica sarebbe comunque la stessa (cambierebbero a mio parere soltanto dettagli non fondamentali).

Credo che dovresti spiegare COME caso e determinismo vanno "preparati e cucinati" per ottenere il tuo "mix di determinismo e caso che non si identifica con la loro semplice somma" (le ricette culinarie comprendono non solo l' elenco degli ingredienti ma anche le istruzioni sul come usarli).
Altrimenti non lo possso "gustare" (fuor di metafora: non posso immaginare nulla di sensato in proposito).

Per la cronaca: adoro il pesto alla genovese!

Per me meccanicismo e probabilismo sono concepibili unicamente come due possibili versioni alternative di divenire ordinato secondo leggi universali e costanti (compatibili dunque con la possibilità di conoscenza scientifica e di valutazione etica delle azioni umane).
E il probabilismo può essere indifferentemente considerato (a seconda dei gusti soggettivi di ciascuno) tanto un determinismo debole (limitato alle proporzioni degli eventi in insiemi sufficientemente numerosi di casi e non esteso ai singoli casi); quanto un indeterminsimo (altrettanto) debole (limitato ai singoli eventi e non esteso alle proporzioni fra di essi in insiemi sufficientemente numerosi di casi).
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Vecchio 13-09-2013, 20.46.44   #77
sgiombo
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JEANJENE:
Questo pensiero sembra affine a quanto avevo esposto tempo fa nella discussione "ll Bene e il Male: Scegliere si può?". In questa discussione cercavo di evidenziare il fatto che (a mio parere) ogni uomo (che sia un missionario o un assassino) fa sempre e solo ciò che ritiene giusto istante per istante, non può fare altro.

SGIOMBO:
Beh, io credo che ciascuno non possa fare che quello che le sue qualità morali fanno sì che faccia; però credo anche che accada che si faccia qualcosa che si sa benissimo essere ingiusto perchè se ne trae un vantaggio (indebito); per esempio molti evasori fiscali sanno benissimo che ciò che nion pagano loro sarà pagato in più del dovuto da altri e che questo é ingiusto, ma lo fanno lo stesso.

Accade che si faccia del male in buona fede ritenendo di scegliere ciò che é giusto, ma accade anche (e credo di fatto più spesso) che venga fatto del male in perfetta malafede.

JEANJENE:
Allora mi chiedo: qual' è il senso dell' essere coscienti, qual' è il senso dell' esistenza?
Forse nessuno? Si esiste, si vive e basta?[/quote]

SGIOMBO:
Io penso che un senso lo possano avere solo le scelte umane: é il fine per il quale si compiono tali azioni in quanto (ritenute a ragione o a torto essere i) mezzi adeguati nelle situazioni date.
Per l' esistenza umana, che non é frutto di azione deliberata e finalizzata di alcuno credo non abbia senso cercare un ...senso (scusa il gioco di parole).

...Ma si può vivere con soddisfazione e con gioia lo stesso!
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Vecchio 13-09-2013, 21.05.47   #78
sgiombo
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Riferimento: Riflessioni e dubbi sul materialismo?

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Originalmente inviato da Duc in altum!
** scritto da sgiombo:
Complimenti per la spiegazione, ma non hai dato nessuna prova oggettiva ed inconfutabile (visto che il "Caso" equivale al Dio dei credenti) di quale sia il perchè di tutto ciò, quindi diciamo che tu hai fede nella fortuna/iella e da questo dai risposte e prendi decisione nella tua vita sui tuoi dubbi sul materialismo.


'Aricomplimenti per quest'altra delucidazione illuminata dalla tua fede nel "Caso", ma chi è persuaso che tutto ha un senso potrebbe dirti che la sopravvivenza e l'evoluzione della specie sono un progetto già prestabilito da chi non ha limiti umani, ed allora si ricomincia con le riflessioni ed i dubbi sul materialismo.

Grazie per tutti questi complimenti, ma io non ho fede proprio in nulla di soprannaturale (nemmeno nel "Caso").
Ho solo alcune credenze indimostrate (che credo per fede; e ne sono ben consapevole) circa il mondo naturale.

Il caso (naturale, con l' iniziale minuscola) non equivale affatto a Dio bensì alla nostra umana ignoranza dei dettagli del divenire naturale in certe circostanze di solito particolarmente complesse (come le mutazioni genetiche, le cui modalità generali sono note e ultraprovate scientificamente ..ma da me non puoi pretendere che ti trascriva qui interi capitoli di trattati di chimica orgnica e di biochimica).

Se pensi che io creda nella fortuna/iella non hai capito proprio nulla nei miei interventi in questa discussione: se ti interessa sapere cosa penso in proposito, rileggili con più attenzione (non per convincertene, ma per capirlo).

Mi sembra del tutto ovvio che chi ha credenze nella provvidenza divina e in generale nel soprannaturale possa benissimo pensare che la sopravvivenza e l'evoluzione della specie sono un progetto già prestabilito da chi non ha limiti umani (altra cosa é il dimostrarlo...).
Ma ciò, oltre ad essere indimostrabile, non ha nulla a che vedere con la scienza e in particolare con la biologia.

Per la cronaca: non é che personalmente abbia dei dubbi sul materialsimo: é che senza ombra di dubbio non sono affatto materialista!
(Bensì dualista "parallelistico" dei fenomeni, monista -né materialista né idealista- del noumeno).
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Vecchio 15-09-2013, 13.27.37   #79
jeangene
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Riferimento: Riflessioni e dubbi sul materialismo?

SGIOMBO:
Beh, io credo che ciascuno non possa fare che quello che le sue qualità morali fanno sì che faccia; però credo anche che accada che si faccia qualcosa che si sa benissimo essere ingiusto perchè se ne trae un vantaggio (indebito); per esempio molti evasori fiscali sanno benissimo che ciò che nion pagano loro sarà pagato in più del dovuto da altri e che questo é ingiusto, ma lo fanno lo stesso.

Accade che si faccia del male in buona fede ritenendo di scegliere ciò che é giusto, ma accade anche (e credo di fatto più spesso) che venga fatto del male in perfetta malafede.

JEANGENE:
Mi sono spiegato male.
Quello che intendevo dire é che la scelta giusta per una persona dipende dal suo modo di vedere le cose. Un assassino ad esempio può ritenere giusto uccidere perché, ad esempio, secondo la sua visione, Dio gli ha affidato questo compito. Ai suoi occhi ciò che ha fatto è giusto, é ai nostri che appare sbagliato perché noi abbiamo un' altra visione delle cose. Ognuno di noi sceglierà sempre e solo l' azione che riterrà giusta relativamente alla propria visione e non farà mai ciò che ritiene sbagliato (sempre relativamente alla propria visione).

SGIOMBO:
Io penso che un senso lo possano avere solo le scelte umane: é il fine per il quale si compiono tali azioni in quanto (ritenute a ragione o a torto essere i) mezzi adeguati nelle situazioni date.

JEANGENE:
E' proprio questo il punto: che senso hanno le scelte umane se sono determinate dalla necessità?
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Vecchio 15-09-2013, 14.47.46   #80
dogma
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Riferimento: Riflessioni e dubbi sul materialismo?

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Originalmente inviato da Tusitala
Salve a tutti ragazzi e complimenti per il forum!
Chiacchierando con un amico a proposito del materialismo mi sono sorti dei dubbi abbastanza spinosi. Io credo in Dio e sono sempre stato contro le tesi materialistiche. In effetti è bastato un esempio semplice per spiazzarmi , quello di un "abbraccio". Mi spiego meglio: è come se le sensazioni (non nel senso etimologico, ma più come emozioni) dipendessero sostanzialmente sempre da un atto materiale e fisico come può essere appunto un "abbraccio". Se non abbraccio quella persona non posso provare le emozioni che quell'abbraccio mi da.. Ma allora fino a che punto è importante la materia? Ma soprattutto ha senso sostenersi "materialisti" se si fanno dipendere fenomeni che materiali non sono come i sentimenti (credendovi) dall'incontro con le cose, con persone (e quindi "corpi"), con altra materia per l'appunto? E quindi senza l'aiuto dei sensi non proveremmo un bel niente?
Siamo solo un fascio di sensazioni senza le quali non rimarrebbe più nulla di noi?
All'inizio ho citato Dio, non si percepisce come materia eppure provoca nelle persone speranza, amore, fiducia e queste non mi paiono cose materiali..
che ne pensate?

Tutte le emozioni che proviamo, secondo il mio modo di vedere le cose non sono altro che procedimenti neurologici. Materia.

L' amore non è una cosa mistica, è una cosa che esiste e fa parte di noi perchè noi siamo fatti così, ragioniamo con la testa che è una cosa assolutamente materiale come tutti i procedimenti elettrochimici al suo interno.

In un sogno, per esempio, puoi avere emozioni simili anche senza dare un vero abbraccio perchè nella tua testa avviene una reazione in parte uguale a quella che accadrebbe con un abbraccio vero.
dogma is offline  

 



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