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Vecchio 31-08-2013, 23.59.58   #21
gyta
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Riferimento: Dubbi sull'irrazionalismo

Citazione:
Mi sembra che sia necessario distinguere fra la tolleranza verso gli altri, le opinioni sostenute dagli altri e i comportamenti praticati dagli altri da una parte (cosa sacrosanta e per quanto personalmente mi riguarda ovvia) e relativismo culturale, cioé indifferenziato apprezzamento di qualsiasi opinione e comportamento dall'altra.

posso garantire agli omosessuali tutti i diritti degli eterosessuali senza per questo consentire loro -del tutto esattamente come agli eterosessuali- di violare i diritti di altre persone, come ad esempio quello dei bambini bisognosi di adozione di avere un' infanzia il più possibile fisiologica, e dunque, se appena possibile, un padre -sia pure adottivo, in mancanza di meglio- e una madre -sia pure adottiva, in mancanza di meglio- e non due padri o due madri.

Visto che il tema è l’irrazionalismo suggerirerei di lasciare ad altre discussioni le eventuali ipotesi che la scelta sessuale implica -se implica- in riferimento all’ipotetica “sana crescita” di un bambino adottato.

Mentre ne convengo sulla fondamentale imprescindibile distinzione tra rispetto e condivisione di opinione.
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Vecchio 01-09-2013, 06.49.39   #22
acquario69
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Riferimento: Dubbi sull'irrazionalismo

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Originalmente inviato da sgiombo
Mi sembra che sia necessario distinguere fra la tolleranza verso gli altri, le opinioni sostenute dagli altri e i comportamenti praticati dagli altri da una parte (cosa sacrosanta e per quanto personalmente mi riguarda ovvia) e relativismo culturale, cioé indifferenziato apprezzamento di qualsiasi opinione e comportamento dall' altra.

Per esempio posso essere tollerante verso l' omosessualità senza per questo sentirmi in dovere di comportarmi da omosessuale, e nemmeno di ritenere l' omosessualità fisiologica: posso garantire agli omosessuali tutti i diritti degli eterosessuali senza per questo consentire loro -del tutto esattamente come agli eterosessuali- di violare i diritti di altre persone, come ad esempio quello dei bambini bisognosi di adozione di avere un' infanzia il più possibile fisiologica, e dunque, se appena possibile, un padre -sia pure adottivo, in mancanza di meglio- e una madre -sia pure adottiva, in mancanza di meglio- e non due padri o due madri.


E così (da razionalista quale sono) posso garantire agli irrazionalisti la massima libertà di espressione possibile senza per questo ritenere l' irrazionalismo una forma di conoscenza alternativa a quelle razionalistiche, "pari" ad esse in quanto attendiblità, condizioni di verità (=condizioni necessarie perché possa ritenersi vera) ed efficacia pratica.

Per me solo in questo senso é accettabile (e doveroso) parlare di pari "dignità" di diversi "modi di concepire" e "tipi di esperienze".


personalmente l'esempio che fai dell'omosessualità,dei loro diritti o della loro negazione,non so fino a che punto possa includersi nella discussione fra il razionale ed irrazionale...secondo me in questo caso ci sarebbero dei limiti e delle sfumature non sempre nettamente distinguibili,possono venir fuori situazioni e varianti,in cui non e' possibile stabilire con certezza "matematica" cosa sia bene da una parte o male da un altra,al limite potrebbe essere utile come orientamento..

dal mio punto di vista la "realta" non puo essere comprensibile solo attraverso la razionalità e alla sua logica e sul principio di non contraddizione,questo secondo me e' un racchiudere tutto all'interno delle sue regole.
ne possono esistere altre di "regole" e non per questo credo si tratti di relativismo culturale...ad esempio esiste l'arte che per molti significa solo astrazione o peggio ancora finzione,ma puo essere metafora (che va colta nel suo insieme e non in maniera analitica) che indaga in diverso modo il mondo reale e concreto e contribuisce al cambiamento sociale perche stimola la consapevolezza contro le abitudini e le convenzioni e quindi quei pregiudizi che ci fanno rimanere ancorati a idee che finiscono per cristallizzarsi (resistenza cognitiva alle ideologie prevalenti)


Citazione:
Questa é l' unica tua affermazione con cui concordo ("e chi se ne frega?", suppongo penserai a ragione).

ma il bello del discutere (e possibilmente confrontarsi) credo non sia solo quello di dare spazio alle nostre convinzioni solo in attesa nel vedercele confermate...ben vengano le critiche,se necessario!



vorrei chiudere questo mio intervento,-diciamo in maniera non proprio convenzionale- postando una bellissima poesia del grande scrittore fernando pessoa


Non basta aprire la finestra
per vedere la campagna e il fiume.
Non basta non essere ciechi
per vedere gli alberi e i fiori.
Bisogna anche non avere nessuna filosofia.
Con la filosofia non vi sono alberi: vi sono solo idee.
Vi è soltanto ognuno di noi, simile ad una spelonca.
C’è solo una finestra chiusa e tutto il mondo fuori;
e un sogno di ciò che potrebbe esser visto se la finestra si aprisse,
che mai è quello che si vede quando la finestra si apre
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Vecchio 01-09-2013, 09.28.17   #23
maral
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la ragionevolezza del limite

Sia negli interventi di Sgiombo che di CVC, critici verso una razionalità che pone se stessa come assoluta, mi sembra evidente quanto l'essenza del razionale (che definisco razionale ragionevole in contrapposizione a un razionale irragionevole che vuole assoggettare a sé ogni cosa de-finendola) stia proprio nel riconoscimento autoriflesso del limite di ciò che razionalmente si pensa e si dice.
Se il riconoscimento del proprio limite è l'essenza del logos (nel senso di discorso razionale) è anche evidente quanto la volontà che nega a se stessa ogni limite sia l'essenza dell'irrazionale e dunque di quanta e profonda irrazionalità sia permeata l'attuale prospettiva iper razionalistica del mondo quando pretende di spiegare ogni cosa in virtù delle ratio che essa rigorosamente stabilisce.
Non possiamo negarlo se non a rischio di sprofondare ancora di più nella follia, tratto saliente dell'essere umano: accanto alla luce apollinea della ragione è inevitabile un Dioniso che danza selvaggio nell'ombra. E quanto maggiori sono le pretese svelatrici della Luce tanto più dirompente e feroce è la danza dell'Ombra e sconvolgenti, tragiche e dolorose le scissioni della mente umana.
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Vecchio 01-09-2013, 18.10.52   #24
CVC
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Riferimento: la ragionevolezza del limite

Citazione:
Originalmente inviato da maral
Sia negli interventi di Sgiombo che di CVC, critici verso una razionalità che pone se stessa come assoluta, mi sembra evidente quanto l'essenza del razionale (che definisco razionale ragionevole in contrapposizione a un razionale irragionevole che vuole assoggettare a sé ogni cosa de-finendola) stia proprio nel riconoscimento autoriflesso del limite di ciò che razionalmente si pensa e si dice.
Se il riconoscimento del proprio limite è l'essenza del logos (nel senso di discorso razionale) è anche evidente quanto la volontà che nega a se stessa ogni limite sia l'essenza dell'irrazionale e dunque di quanta e profonda irrazionalità sia permeata l'attuale prospettiva iper razionalistica del mondo quando pretende di spiegare ogni cosa in virtù delle ratio che essa rigorosamente stabilisce.
Non possiamo negarlo se non a rischio di sprofondare ancora di più nella follia, tratto saliente dell'essere umano: accanto alla luce apollinea della ragione è inevitabile un Dioniso che danza selvaggio nell'ombra. E quanto maggiori sono le pretese svelatrici della Luce tanto più dirompente e feroce è la danza dell'Ombra e sconvolgenti, tragiche e dolorose le scissioni della mente umana.
Ma infatti non si tratta di negare l'esistenza dell'irrazionale, ma l'irrazionale non dipende da noi.
Irrazionale è, ad esempio, ciò che scaturisce dai nostri sogni,e noi non possiamo esercitare la volontà sui nostri sogni. E' solo sul razionale che possiamo lavorare.
Al di fuori del limite non credo possa esserci conoscenza. Senza concetto di limite dovremmo ancora pensare che Achille non raggiungerà mai la tartaruga o che la freccia scagliata è ferma, o no?
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Vecchio 01-09-2013, 18.41.07   #25
sgiombo
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Riferimento: Dubbi sull'irrazionalismo

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Originalmente inviato da CVC
@Sgiombo
Kant si riferiva alla volontà, dato che solitamente la volontà si riferisce a cose particolari (desiderio di piacere, di cibo, di denaro, di fama, di potere,ecc), essa non è libera. Per essere libera deve essere
guidata dalla ragione

Riguardo all'intendere in modo differente, credo sia sì un diritto, ma che sia anche un dovere quello di rendersi comprensibili a tutti, e mi sembra un po' difficile poterlo fare al di fuori della ragione.

Ribadendo l' accordo con tutto il resto, rilevo un mio motivo di dissenso da Kant (se non anche da te):
Per me la ragione non rende libera la volontà (che nasce a mio parere determinata dalle circostanze ed esperienze di vita) ma consente di:

a) Stabilire quali mezzi sono necessari per realizzare i vari fini irrazionalmente avvertiti (e se realisticamente ne esistono; ergo: quali fini sono realistici).

b) Rilevare quali insiemi di desideri (oggetti di volontà) sono intrinsecamente coerenti e realisticamente possibili (o la moglie ubriaca o la botte piena) e cercare di "soppesare" la maggiore o minor desiderabilità complessiva dei diversi insiemi coerenti e realisticcamente possibili reciprocamente alternativi onde scegliere meglio.
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Vecchio 01-09-2013, 18.45.22   #26
sgiombo
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Riferimento: Dubbi sull'irrazionalismo

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Originalmente inviato da gyta
Visto che il tema è l’irrazionalismo suggerirerei di lasciare ad altre discussioni le eventuali ipotesi che la scelta sessuale implica -se implica- in riferimento all’ipotetica “sana crescita” di un bambino adottato.

Mentre ne convengo sulla fondamentale imprescindibile distinzione tra rispetto e condivisione di opinione.

D' accordo, era solo un' esempio (mannaggia alla mia spiccata propensione a scandalizzare i benpensanti! Quelli che io ritengo tali, ovviamente: non dubito che c' é chi invece considera benpensanti i contrari ai matrimoni gay; del tutto lecitamente, com' é ovvio, malgrado il mio personale dissenso).
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Vecchio 01-09-2013, 18.54.40   #27
sgiombo
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Riferimento: Dubbi sull'irrazionalismo

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Originalmente inviato da acquario69
personalmente l'esempio che fai dell'omosessualità,dei loro diritti o della loro negazione,non so fino a che punto possa includersi nella discussione fra il razionale ed irrazionale...secondo me in questo caso ci sarebbero dei limiti e delle sfumature non sempre nettamente distinguibili,possono venir fuori situazioni e varianti,in cui non e' possibile stabilire con certezza "matematica" cosa sia bene da una parte o male da un altra,al limite potrebbe essere utile come orientamento..

dal mio punto di vista la "realta" non puo essere comprensibile solo attraverso la razionalità e alla sua logica e sul principio di non contraddizione,questo secondo me e' un racchiudere tutto all'interno delle sue regole.
ne possono esistere altre di "regole" e non per questo credo si tratti di relativismo culturale...ad esempio esiste l'arte che per molti significa solo astrazione o peggio ancora finzione,ma puo essere metafora (che va colta nel suo insieme e non in maniera analitica) che indaga in diverso modo il mondo reale e concreto e contribuisce al cambiamento sociale perche stimola la consapevolezza contro le abitudini e le convenzioni e quindi quei pregiudizi che ci fanno rimanere ancorati a idee che finiscono per cristallizzarsi (resistenza cognitiva alle ideologie prevalenti)




ma il bello del discutere (e possibilmente confrontarsi) credo non sia solo quello di dare spazio alle nostre convinzioni solo in attesa nel vedercele confermate...ben vengano le critiche,se necessario!



vorrei chiudere questo mio intervento,-diciamo in maniera non proprio convenzionale- postando una bellissima poesia del grande scrittore fernando pessoa


Non basta aprire la finestra
per vedere la campagna e il fiume.
Non basta non essere ciechi
per vedere gli alberi e i fiori.
Bisogna anche non avere nessuna filosofia.
Con la filosofia non vi sono alberi: vi sono solo idee.
Vi è soltanto ognuno di noi, simile ad una spelonca.
C’è solo una finestra chiusa e tutto il mondo fuori;
e un sogno di ciò che potrebbe esser visto se la finestra si aprisse,
che mai è quello che si vede quando la finestra si apre

D' accordo su molto di quanto scrivi (la poesia di Pessoa, letterariamente bella anche in traduzione, non la condivido per niente: ma che cosa intende per "filosofia"?!?!? L' ignoranza crassa???).

Essere razionalisti non vuole affatto dire non apprezzare l' arte, né tantomeno essere sentimentalmente aridi; si può essere razionalisti "ferrei" e contemporaneamente dotati di elevatissima, squisita sensibilità e si può essere irrazionalistissimi e superstiziosissimi e contemporaneamente sentimentalmente aridissimi.
Ragione e sentimenti sono reciprocamente complementari, non escludentisi (questo intendo dire quando affermo che la ragione ci indica i mezzi, il sentimento i fini).

Spero di essermi spiegato.
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Vecchio 01-09-2013, 19.46.37   #28
donquixote
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Riferimento: Dubbi sull'irrazionalismo

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Originalmente inviato da sgiombo




E' vero che "sensazioni e le percezioni (provenienti dai sensi, quindi dall'esterno), e le intuizioni (provenienti dall'intelletto quindi dall'interno - per me sono semplicemente un altro tipo di sensazioni, N. di R-) sono gli stimoli che creano la conoscenza, e sono irrazionali" e che " la ragione subentra successivamente quando si vuole categorizzare, schematizzare e sistematizzare questi stimoli in un pensiero filosofico, una ipotesi scientifica o una ideologia".

Ma le sensazioni (esterne ed interne ovvero le intuizioni) non sono conoscenza (di per sé). Sono eventi (se e quando accadono).
Per esser conosciute abbisognano di giudizi (veri) circa il loro accadere. Anche questi sono (ulteriori) sensazioni; di per sè possono non essere
razionali, ma per razionalità (razionalismo) si intende (mi pare comunemente; o per lo meno personalmente ho sempre inteso) il sottoporle a critica per cercare di stabilire la loro verità o falsità (o per lo meno le condizioni -magari indimostrabili- della loro verità).
A maggior ragione quando si tratta di conoscenze non semplicemente di singole sensazioni particolari concrete ma di (eventuali; se esistono) nessi generali, universali e costanti fra di esse (conoscenza scientifica), necessarie per porsi fini realiticamente conseguibili e cercare di conseguirli attraverso mezzi adeguati alle circostanze date (invece irrazionalitico é porsi fini acriticamente assunti e senza alcuna garanzia -nemmeno condizionale- di essere conseguibili, come miracoli od opere di magia).


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Originalmente inviato da CVC

@Donquixote
Senza l'astrazione del concetto non credo che le sensazioni-percezioni-intuizioni possano diventare conoscenza
L'irrazionalismo come unico modo per conoscere il mondo: non intendo proprio questo concetto


Si conoscono veramente le cose solo per quello che sono "in sé", e non sulla base di una rappresentazione razionale, per cui nel momento in cui un fenomeno viene inglobato in uno schema razionale conoscitivo (rappresentativo) che è comunque un portato culturale del conoscitore e non un "in sé" del fenomeno o dell'ente non si può più parlare di conoscenza, ma di rappresentazione tassonomica di un fenomeno o di un ente. Se la conoscenza non dipendesse dal conoscitore questa sarebbe uguale per chiunque poiché tutti leggerebbero lo stesso fenomeno nel medesimo modo, ma se questo non accade (e non accade) è ovvio che la mediazione della ragione, e degli schemi culturali che la muovono per farle leggere i fenomeni in un modo piuttosto che in un altro, distorce la "purezza" del fenomeno e lo riduce ad oggetto del conoscitore che lo "conoscerà" nel modo in cui lui e la sua cultura riterranno più utile interpretarlo. Il "noumeno" kantiano è una costruzione culturale, diversa da cultura a cultura, e per questo motivo meno si utilizzerà la ragione per sezionare, categorizzare e analizzare un fenomeno o un ente, e quindi più lo si osserverà nella sua "purezza", nel suo essere ciò che è, più si potrà conoscerlo, anche se contestualmente meno si potrà piegarlo alle nostre esigenze e alle nostre utilità. La conoscenza razionale, propria appunto dei razionalisti, genericamente si può ricondurre ad una sorta di "utilitarismo" in senso molto generico (non in quello di Bentham e Stuart Mill) mentre gli irrazionalisti, almeno quelli moderni che io considero "subrazionalisti", non utilizzano l'analisi razionale sedicente asettica e distaccata, ma giudicano i fenomeni a partire dai sentimenti che suscitano, e a cui sono riconducibili: piacere e dolore, bello e brutto, amore e odio, nobile e ignobile, morale e immorale etc., non accorgendosi però che l'operazione è ultimamente la stessa poiché le sensazioni basilari di piacere, dolore, gioia, schifo eccetera, per quanto comuni a ogni uomo, sono comunque dipendenti anch'esse dalla cultura di riferimento, poiché ad esempio sappiamo bene che popoli diversi da noi mangiano cose che loro ritengono magari ghiottissime e a noi invece provocano schifo e ripulsa. Per quanto più basilari, intimi e inconsci i sentimenti sono tuttavia anch'essi schemi culturali che sin dall'infanzia si radicano nell'inconscio, e rappresentano comunque una forma di giudizio che, per quanto immediato e istintuale questo possa essere, non c'entra nulla con la conoscenza. I cosiddetti irrazionalisti tentano dunque di rappresentare i fenomeni con un linguaggio evocativo, poetico e artistico che possa suscitare i sentimenti e gli istinti umani più intimi e immediati, e ritengono questa assenza di mediazione della ragione un modo più "diretto" per raggiungere la conoscenza.
La conoscenza invece, almeno quella che io ritengo tale e che è indipendente dal giudizio su di un ente o un fenomeno e non lo implica affatto, si concretizza pienamente solo quando è "sovrarazionale", ovvero quando realizza intuitivamente l'identificazione fra il conoscente e il conosciuto, e questa si ottiene innanzitutto conoscendo se stessi ("conosci te stesso e conoscerai il mondo e gli Dei") e quindi "rispecchiandosi" nelle cose conosciute. In pratica quando l'universale che appartiene all'ente conosciuto si identifica con l'universale che è in noi. Il discorso non è troppo breve per cui lo sospendo, ma la conoscenza "oggettiva" della scienza moderna, razionale per definizione, non è affatto tale (nel senso che non si può definire sulla base dei termini "vero" e "falso") ma è solo una conoscenza strumentale e funzionale, una versione utilitaristica della conoscenza descrittiva finalizzata al controllo dell'ente conosciuto e alla modifica della materia per adeguarla alle esigenze e ai bisogni umani.
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Vecchio 02-09-2013, 02.53.58   #29
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Riferimento: Dubbi sull'irrazionalismo

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Originalmente inviato da sgiombo
D' accordo su molto di quanto scrivi (la poesia di Pessoa, letterariamente bella anche in traduzione, non la condivido per niente: ma che cosa intende per "filosofia"?!?!? L' ignoranza crassa???).

Essere razionalisti non vuole affatto dire non apprezzare l' arte, né tantomeno essere sentimentalmente aridi; si può essere razionalisti "ferrei" e contemporaneamente dotati di elevatissima, squisita sensibilità e si può essere irrazionalistissimi e superstiziosissimi e contemporaneamente sentimentalmente aridissimi.
Ragione e sentimenti sono reciprocamente complementari, non escludentisi (questo intendo dire quando affermo che la ragione ci indica i mezzi, il sentimento i fini).

Spero di essermi spiegato.


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Spero di essermi spiegato

si certo,per me il confronto e' stato molto utile.


Citazione:
la poesia di Pessoa, letterariamente bella anche in traduzione, non la condivido per niente: ma che cosa intende per "filosofia"?!?!? L' ignoranza crassa???

credo che pessoa in questa sua prosa voglia far intendere che interponiamo noi stessi alle "cose"...penso sia anche parte della interessante e piu articolata spiegazione che donquixote avrebbe fatto nel suo ultimo intervento..
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Vecchio 02-09-2013, 21.00.18   #30
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Riferimento: Dubbi sull'irrazionalismo

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Originalmente inviato da donquixote
Si conoscono veramente le cose solo per quello che sono "in sé", e non sulla base di una rappresentazione razionale, per cui nel momento in cui un fenomeno viene inglobato in uno schema razionale conoscitivo (rappresentativo) che è comunque un portato culturale del conoscitore e non un "in sé" del fenomeno o dell'ente non si può più parlare di conoscenza, ma di rappresentazione tassonomica di un fenomeno o di un ente. Se la conoscenza non dipendesse dal conoscitore questa sarebbe uguale per chiunque poiché tutti leggerebbero lo stesso fenomeno nel medesimo modo, ma se questo non accade (e non accade) è ovvio che la mediazione della ragione, e degli schemi culturali che la muovono per farle leggere i fenomeni in un modo piuttosto che in un altro, distorce la "purezza" del fenomeno e lo riduce ad oggetto del conoscitore che lo "conoscerà" nel modo in cui lui e la sua cultura riterranno più utile interpretarlo. Il "noumeno" kantiano è una costruzione culturale, diversa da cultura a cultura, e per questo motivo meno si utilizzerà la ragione per sezionare, categorizzare e analizzare un fenomeno o un ente, e quindi più lo si osserverà nella sua "purezza", nel suo essere ciò che è, più si potrà conoscerlo, anche se contestualmente meno si potrà piegarlo alle nostre esigenze e alle nostre utilità. La conoscenza razionale, propria appunto dei razionalisti, genericamente si può ricondurre ad una sorta di "utilitarismo" in senso molto generico (non in quello di Bentham e Stuart Mill) mentre gli irrazionalisti, almeno quelli moderni che io considero "subrazionalisti", non utilizzano l'analisi razionale sedicente asettica e distaccata, ma giudicano i fenomeni a partire dai sentimenti che suscitano, e a cui sono riconducibili: piacere e dolore, bello e brutto, amore e odio, nobile e ignobile, morale e immorale etc., non accorgendosi però che l'operazione è ultimamente la stessa poiché le sensazioni basilari di piacere, dolore, gioia, schifo eccetera, per quanto comuni a ogni uomo, sono comunque dipendenti anch'esse dalla cultura di riferimento, poiché ad esempio sappiamo bene che popoli diversi da noi mangiano cose che loro ritengono magari ghiottissime e a noi invece provocano schifo e ripulsa. Per quanto più basilari, intimi e inconsci i sentimenti sono tuttavia anch'essi schemi culturali che sin dall'infanzia si radicano nell'inconscio, e rappresentano comunque una forma di giudizio che, per quanto immediato e istintuale questo possa essere, non c'entra nulla con la conoscenza. I cosiddetti irrazionalisti tentano dunque di rappresentare i fenomeni con un linguaggio evocativo, poetico e artistico che possa suscitare i sentimenti e gli istinti umani più intimi e immediati, e ritengono questa assenza di mediazione della ragione un modo più "diretto" per raggiungere la conoscenza.
La conoscenza invece, almeno quella che io ritengo tale e che è indipendente dal giudizio su di un ente o un fenomeno e non lo implica affatto, si concretizza pienamente solo quando è "sovrarazionale", ovvero quando realizza intuitivamente l'identificazione fra il conoscente e il conosciuto, e questa si ottiene innanzitutto conoscendo se stessi ("conosci te stesso e conoscerai il mondo e gli Dei") e quindi "rispecchiandosi" nelle cose conosciute. In pratica quando l'universale che appartiene all'ente conosciuto si identifica con l'universale che è in noi. Il discorso non è troppo breve per cui lo sospendo, ma la conoscenza "oggettiva" della scienza moderna, razionale per definizione, non è affatto tale (nel senso che non si può definire sulla base dei termini "vero" e "falso") ma è solo una conoscenza strumentale e funzionale, una versione utilitaristica della conoscenza descrittiva finalizzata al controllo dell'ente conosciuto e alla modifica della materia per adeguarla alle esigenze e ai bisogni umani.


Che la conoscenza dipenda anche dal conoscente e non solatanto dal conosciuto mi sembra del tutto ovvio e pacifico (come anche l' esistenza di differenze fra le preferenze estetiche nelle diverse culture).
Ma questo non fa delle sensazioni (di per sé) conoscenze.
Chissà quante cose ho visto oggi distrattamente, senza pensarci, senza pensare che le vedevo, e dunque senza sapere (conoscere il fatto) che le vedevo (per esempio mentre andavo e tornavo dal lavoro lungo la solita strada)?
Per conoscenza si intende correntemente la predicazione circa la realtà conforme ad essa.

La conoscenza razionale può benissimo essere (anche) puramente "contemplativa", disinteressata, fine a sè stessa (oltre che pratica-utilitaristica): nessuno può impodirmi di coltivarla in quanto tale!

La conoscenza delle scienze moderne non può essere dimostrata essere oggettiva: lo sono solo a certe condizioni necessarie e non dimostrabili. Ma tantomeno lo possono essere le conoscenze irrazionalmente, acriticamente pretese!

Di fatto a quanto pare le conoscenze scientifiche "funzionano regolarmente, non eccezionalmente" (contrariamente alla magia e alle intuizioni irrazionalisticamente e acriticamente avvertite); nel bene e nel male, ovviamente.
E allora o questo costituisce una serie impressionante di coincidenze fortuite, oppure presenta non trascurabili elementi di oggettività.
Le intuizioni irrazionali non ne aìhanno alcuno, esssendo del tutto acritiche, arbitrarie, soggettive per definizione.
sgiombo is offline  

 



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