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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 24-07-2014, 11.30.07   #21
sgiombo
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Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
@sgiombo
Se andare a Milano ti costa 100euro e andare a Roma 200euro, significa che fra le due opzioni c'è una differenza di 100 euro. Per dare un prezzo alla tua preferenza devi chiederti quanto saresti disposto a spendere in più per andare a Roma invece che a Milano. Se il valore che dai alla tua preferenza vale almeno 100 euro allora andrai a Roma, altrimenti a Milano.
Ovviamente non riusciamo a dare un prezzo a tutte le cose, anche se gli economisti pensano che se ogni cosa ha un prezzo, le risorse sono meglio razionalizzate e distribuite dal mercato

Appunto!

La mia preferenza, essendo "res cogitans" non é misurabile in alcun senso quantitativo (compreso il presunto "prezzo").
Già é difficile a volte stabilire fra due desisedri quale sia il maggiore; impossibile stabilire di quanto in termini numerici (misurare).
sgiombo is offline  
Vecchio 24-07-2014, 11.34.38   #22
Garbino
Garbino Vento di Tempesta
 
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Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

X CVC

E' molto interessante questo argomento e soprattutto vasto. E spesso si saltano molte fasi che si danno per scontate che poi scontate non sono.

Concordo con FMJ che l' origine del desiderio e della volontà sono differenti, e concordo anche che il desiderio sia di origine inconscia, istintiva, irrazionale e che la volontà abbia più una valenza conscia, razionale. E concordo anche sul fatto che probabilmente originariamente interessino settori diversi dell' encefalo.

Il desiderio racchiude una gradazione di desiderabilità quasi infinita. E il suo grado, generalmente, è tanto più alto quanto è più profonda la sua provenienza.

La volontà, e in ciò concordo con Nietzsche, nella maggior parte dei casi si esercita su qualcosa che si sa che ubbidisce come la mano che si tende verso un oggetto al nostro comando o altro desiderio semplice o superficiale.

Il problema nasce quando appunto la volontà vuole soddisfare un desiderio profondo ed allora il rischio di interazione e di contrazione della differenza tra i due atti è alta. Nel senso che le aree di pertinenza interessate, per dirla alla FMJ, coincidono, e spesso portano l' individuo sulla soglia della follia.

L' innamoramento è una di queste. L' interazione tra volontà e desiderio è profonda e l' individuo vive in una dimensione in cui realtà ed illusione si confondono nel tentativo di appagare il desiderio.

Ed è vero che spesso quando si appaga un desiderio, come afferma giustamente Maral, il desiderio viene ucciso, ma non è sempre così, a volte rimane stazionario e a volte addirittura aumenta. E questa è la condizione in cui avvengono le più alte creazioni artistiche o i più grandi atti violenti.

Garbino Vento Di Tempesta.
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Vecchio 24-07-2014, 13.02.26   #23
Davide M.
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Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

Secondo me la volontà è la condizione necessaria dell'Io assoluto. Prima di tutto io voglio, voglio anche desiderare, è condizione suprema; mentre desiderare di volere è pur sempre un atto volitivo. Un desiderio è una volontà inappagata, voglio qualcosa che non posso ottenere, e me ne rimane il desiderio.
Molto più interessante la differenza tra desiderare e sperare. A prima vista potrebbero sembrare sinonimi, ma mentre si può desiderare di avere una speranza, si può sperare di avere un desiderio? Penso di no, si desidera anche senza sperarlo, allora la speranza trascende sia il desiderio, e di conseguenza la volontà, senza la quale non si potrebbe desiderare. Quindi non si può voler sperare, si spera senza volerlo. La speranza è l'unica cosa che la volontà non può oggettivare, penso.
Davide M. is offline  
Vecchio 24-07-2014, 21.04.37   #24
Mymind
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Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

Sottoscrivo a pieno il post di Garbino e mi accodo alla discussione apportando alcuni dettagli a riguardo del mio pensare. Il desiderio è dovuto sempre da un bisogno(quindi da una mancanza), ed il bisogno da una causa esterna che lo genera. Mentre la vera volontà non nasce da una situazione opposta(impotenza) che la genera e non ha bisogno delle cause esterne specifiche per nascere (lasciando sottoscritto che ogni metafisica umana è data dal percepito) e così come la volontà di potenza nicciana che è un "muoversi" naturale, un esser VIVI e creatori, alla pari d'una necessità che esiste al di là della causa esterna. Perciò i due significati seppur molto simili superficialmente son divisi da un abisso, lo stesso che vige, come evidenzia FMJ, tra le diverse parti del cervello operanti. Ma mi sento d'aggiungere un'altra sezione/attributo del nostro organo intellettivo, la coscienza. Essa secondo Antonio Damasio (qui un breve riassunto: http://www.ted.com/talks/antonio_dam...?langua ge=it ) risiede nel tronco encefalico (la sede di tutti i meccanismi vitali, fisici e metafisici) e che secondo me svolge un ruolo essenziale nel "processare" i diversi stimoli (sottocorticale e corteccia) laddove la coscienza dell'individuo è più elevata o se vogliamo giocar con le parole, cosciente. Da questo ne deriva la capacità del discernimento. Si presenta così nell'uomo adatto la capacità di eludere il desiderio tramite la coscienza che lo guarda come una nube che passa, e sa di non essere quella nube, ma colei che la osserva, dissolvendola. In termini pratici non è cosa semplice, ma possibile in chi è padrone della propria mente. S'è liberato dal giogo della ricerca di soddisfazione per una mancanza-->soddisfazione effimera-->nuova ricerca grazie alla coscienza di ciò, quando non sono in causa elementi fisiologici comprendendo che per la soddisfazione non c'è bisogno del perseguimento del desiderio e che è accessibile ovunque. Chi fuma abbia provato a smettere capirà semplicemente la differenza che vige tra desiderare e insoddisfazione e che il desiderio sfuma quando s'assenta il bisogno illusorio. Pare quasi che il desiderio sia dato da un'idea inadeguata e talvolta mosso dall'emozione. Mi piace invece veder la volontà come parte più vicina alla coscienza, non come una nube passeggera, ma come il terreno sulla quale si cammina (la landa del sè) nell' esprimersi (esprimere il sè non la propria persona), anch'essa è possibile discernere, ma che ne resterebbe del vivere?

Vi lascio alcune citazioni a tema, spero siano gradite e d'ispirazione:

Nella vita esistono due tragedie. La prima è la mancata realizzazione di un intimo desiderio, l'altra è la sua realizzazione. George Bernard Shaw

Non intorbidare i beni presenti col desiderio di quelli che ti mancano, ma considera che i beni presenti erano prima tra le cose solo sperate.Epicuro

Qualsiasi desiderio è una schiavitù; anche se desideri Dio o la liberazione è una schiavitù. Né la liberazione può accadere se questo desiderio non sparisce totalmente. Per cui, ricorda, non puoi desiderare la liberazione: è impossibile, contraddittorio.

Quando sorge il desiderio, proprio all'inizio, al primo bagliore, al primo accenno che un desiderio sta nascendo, osservalo con la tua consapevolezza totale, con la totalità del tuo essere. Non fare nulla. Non occorre altro: in presenza della totalità dell'essere l'osservazione è così vivida che il seme viene incenerito, senza alcuna lotta, né conflitto o antagonismo.

È assai più facile spegnere un primo desiderio che soddisfare tutti quelli che lo seguono.François de La Rochefoucauld

Romantico Blake:
Reprimono il desiderio solo quelli che lo hanno tanto debole da poterlo reprimere.William Blake


Un uomo disse al Buddha "Io voglio la felicità",
Buddha rispose: "Prima rimuovi "l'io", questo è l'ego.
Dopo rimuovi il "voglio", questo è il desiderio.
Vedi, ora ti è rimasta solo la Felicità"

Non è possibile che desiderare qualcosa alla fin fine sia meglio che ottenerla? In fondo si dice che “l'appagamento è la morte del desiderio” . HM


La volontà cresce dall'essere, il desiderio dal condizionamento della realtà. Mymind

Mymind is offline  
Vecchio 25-07-2014, 08.21.04   #25
CVC
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Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

@Green&greypocket
Il livello di coscienza del desiderio, all'interno dell'io, è, almeno inizialmente semi-cosciente. All'esame più approfondito della riflessione esso o diventa volontà, agire ragionato, oppure mette in evidenza la sua inessenzialità e cade. Oppure il desiderio scavalca la ragione che ne rimane sopraffatta
@maral
Tu dici che nel momento in cui l'uomo afferra l'oggetto del suo desiderio si accorge di avere in mano una manciata di polvere. Ma che ruolo ha l'essere in tutto questo? Dov'è che avviene il cambiamento? Se io desidero ardentemente una Ferrari, e poi quando ce l'ho mi accorgo che alla fine non è che un assemblaggio di ferro, plastica e qualcos'altro (esempio un pò audace), l'oggetto del desiderio in sè non cambia. Cambia il mio modo di vederlo, di certo non cambia il mio essere uomo, uomo ero e uomo rimango anche se è mutata la mia percezione dell'oggetto. E' il desiderio stesso, in quanto menifestazione irrazionale, a mutare la mia percezione riferita all'oggetto. Ma se io voglio qualcosa, intendendo come 'volere' un qualcosa che sta alla base di un'azione ragionata, quando la ragguingo non mi trovo in mano un pugno di polvere. Essendo l'azione ragionata predicato del mio volere, in tale azione è già implicito lo stato iniziale (voglio quella cosa ma non ce l'ho ancora), lo stato intermedio (uso I miei mezzi per raggiungerla), lo stato finale (compimento della mia volontà). Non c'è la sorpresa della manciata di polvere perchè il volere, implicando il ragionamento, è consapevole di tutte le fasi in cui si esplica. Compresa quella della rinuncia nel caso il raggiungimento dell'oggetto si mostra irrealizzabile o non conveniente, per via di accidenti o di valutazioni iniziali sbagliate
Poi esiste il volere non ragionato, irrazionale, che è il desiderio stesso che ha oramai preso il dominio dell'io e inibito la morale dell'uomo
@Duc in altum
A me risulta che il desiderio spesso conduce a sviare dal destino
@sgiombo
Capisco cosa vuoi dire, la preferenza, la libera scelta non è un atto misurabile. Però il tuo scegliere a livello economico è suscettibile alle misure. Basta vedere quanta gente compra roba che non gli serve solo perchè è in offerta. A livello morale deve valere la qualità sulla quantità. Meglio un giorno da onesto che mille da indegno.
@Garbino
Desiderio è patire, la volontà che segue un ragionamento è agire in libertà
@Davide M
La volontà non implica l'identità, semmai ne è una conseguenza
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Vecchio 25-07-2014, 11.21.48   #26
Duc in altum!
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Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

** scritto da CVC:

Citazione:
@Duc in altum
A me risulta che il desiderio spesso conduce a sviare dal destino

Infatti, è ben evidenziato nel mio pensiero:- "...ogni qualvolta si devia il percorso...", così come la differenza tra desiderio e volere.

Quindi, ogni qualvolta si devia il percorso, e siamo sviati dal destino, è la sola volontà (diretta e sostenuta dalla fede personale, dalla fiducia interiore) a poter ricondurre a desiderare il destino che siamo chiamati a percorrere (la famosa croce che tutti "dovrebbero" portare).
Già non è piu' la voglia bramosa a riguadagnare il cammino, ma il dovere.


Dovere che mi permette di contraddire totalmente la citazione di @Mymind:- "...Qualsiasi desiderio è una schiavitù; anche se desideri Dio o la liberazione è una schiavitù. Né la liberazione può accadere se questo desiderio non sparisce totalmente. Per cui, ricorda, non puoi desiderare la liberazione: è impossibile, contraddittorio..."; contraddico questo aforisma primo: perché il desiderio (secondo la mia opinione, fede, personale) è stato creato proprio con il proposito di condurre a Dio man mano che tutti i desideri vengono vissuti e appagati (secondo Qoelet, poiché la sola felicità di questo mondo non ripaga nessuno), secondo: perché il già solo autentico e schietto desiderio di Dio permette di essere libero, poiché questa franchezza attendibile conduce ad essere servo degli uomini, ma non schiavo dell'uomo (quindi già libero dalla logica umana), e terzo: il desiderio sparirà totalmente solo con il totale annullamento di ciò che si alimenta di esso, l'IO o l'EGO, permettendo il controllo del desiderio allo Spirito Santo e quindi libertà non significherà piu' fare quel che voglio, ma fare quel che devo, e se mi è concesso di andare oltre, io sono libero quando posso fare quello che devo, dove questo potere è sperimentabile solo col presupposto che non è un nostro merito, ma una grazia.
Quindi desiderare la libertà non è impossibile, è difficile, ma non bisogna desiderarla secondo il limitato pensiero filosofico umano.


Pace&Bene
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Vecchio 25-07-2014, 17.51.45   #27
CVC
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Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

Citazione:
Originalmente inviato da Duc in altum!
** scritto da CVC:



Infatti, è ben evidenziato nel mio pensiero:- "...ogni qualvolta si devia il percorso...", così come la differenza tra desiderio e volere.

Quindi, ogni qualvolta si devia il percorso, e siamo sviati dal destino, è la sola volontà (diretta e sostenuta dalla fede personale, dalla fiducia interiore) a poter ricondurre a desiderare il destino che siamo chiamati a percorrere (la famosa croce che tutti "dovrebbero" portare).
Già non è piu' la voglia bramosa a riguadagnare il cammino, ma il dovere.


Dovere che mi permette di contraddire totalmente la citazione di
Condivido anche se in senso stoico anzichè cristiano.
Si contesta che la libertà di chi accetta il destino sia una libertà da schiavi.
Ma basta un pò di riflessione per vedere che siamo tutti schiavi di qualcosa: della paura, della speranza, del fatto di dover morire, soffrire, perdere persone care, ammalarci
Eppure viviamo inconsciamente come se potessimo sfuggire a queste cose, ci illudiamo di avere sempre un tempo illimitato di fronte a noi. Non cerchiamo la moderazione, preferiamo essere facili all'entusiasmo come al dolore.
Accettare il destino rende liberi, liberi dalle illusioni e dal procrastinare la presa di coscienza di ciò che ci aspetta
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Vecchio 25-07-2014, 19.04.04   #28
FMJ
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Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

Citazione:
Il desiderio è dovuto sempre da un bisogno(quindi da una mancanza), ed il bisogno da una causa esterna che lo genera.

Aspetta un momento. Non confondere bisogno e desiderio. Non sono collegati e sono due cose diverse. Freud aveva ben distinto il bisogno dal desiderio e ancora meglio fecero i suoi successori. In ottica psicoanalitica si è potuto rapportare il bisogno a un’epoca precoce del funzionamento mentale legato quasi esclusivamente a strutture neurali che costituiscono la base corporea della struttura del Sé, mentre il desiderio è databile dall’epoca della costituzione della rappresentazione mentale dell’oggetto. Quindi, il desiderio, richiede la capacità di RAPPRESENTAZIONE, mentre per il bisogno non vi è questa necessità. Il DESIDERIO quindi, è connotato SIMBOLICAMENTE. Scrive il cocainomane di Vienna: «un moto psichico che intende reinvestire l’immagine mnestica legata alla rappresentazione inconscia corrispondente a quella percezione per riprovocare la percezione stessa; intende dunque in fondo ricostruire la situazione del primo soddisfacimento. È un moto di questo tipo che chiamiamo desiderio». Il BISOGNO, invece, è un allontanamento dall'OMEOSTASI interna e la necessità di riequilibrarla. Non necessita di funzioni SIMBOLICHE. Il SOGNO è il luogo del DESIDERIO appagato allucinatoriamente, come ritorno alla situazione di di soddisfacimento primario...
Citazione:
Ma mi sento d'aggiungere un'altra sezione/attributo del nostro organo intellettivo, la coscienza. Essa secondo Antonio Damasio (qui un breve riassuntohttp://www.ted.com/talks/antonio_dam...?langua ge=it ) risiede nel tronco encefalico (la sede di tutti i meccanismi vitali, fisici e metafisici) e che secondo me svolge un ruolo essenziale nel "processare" i diversi stimoli (sottocorticale e corteccia) laddove la coscienza dell'individuo è più elevata o se vogliamo giocar con le parole, cosciente.

Aspetta un momento, amico mio. Hai frainteso. Nel tronco encefalico, non c'è la COSCIENZA, c'è il sistema reticolare ascendente che è responsabile del livello di VIGILANZA. Ok? Le sue proiezioni ASCENDENTI, attraversano il TALAMO e arrivano alla CORTECCIA. Governa la VIGILANZA, non la COSCIENZA. La sede dell'ATTIVITA' MENTALE e dei SUOI CONTENUTI è la CORTECCIA. Ora, la VIGILANZA, non è la CONSAPEVOLEZZA del mondo che ci circonda. Sono due cose diverse. Per esempio, pensa allo STATO VEGETATIVO: in questa situazione, c'è perfetta VIGILANZA (tronco encefalo funzionante) MA non c'è alcuna CONSAPEVOLEZZA. Quindi, attenzione a non confondere la sede della VIGILANZA (tronco encefalo) con quello della COSCIENZA intesa come CONSAPEVOLEZZA del mondo che ci circonda. Nel coma, invece, manca sia la VIGILANZA che la CONSAPEVOLEZZA.
Citazione:
Da questo ne deriva la capacità del discernimento. Si presenta così nell'uomo adatto la capacità di eludere il desiderio tramite la coscienza che lo guarda come una nube che passa, e sa di non essere quella nube, ma colei che la osserva, dissolvendola. In termini pratici non è cosa semplice, ma possibile in chi è padrone della propria mente. S'è liberato dal giogo della ricerca di soddisfazione per una mancanza-->soddisfazione effimera-->nuova ricerca grazie alla coscienza di ciò, quando non sono in causa elementi fisiologici comprendendo che per la soddisfazione non c'è bisogno del perseguimento del desiderio e che è accessibile ovunque. Chi fuma abbia provato a smettere capirà semplicemente la differenza che vige tra desiderare e insoddisfazione e che il desiderio sfuma quando s'assenta il bisogno illusorio. Pare quasi che il desiderio sia dato da un'idea inadeguata e talvolta mosso dall'emozione. Mi piace invece veder la volontà come parte più vicina alla coscienza, non come una nube passeggera, ma come il terreno sulla quale si cammina (la landa del sè) nell' esprimersi (esprimere il sè non la propria persona), anch'essa è possibile discernere, ma che ne resterebbe del vivere?
Attraverso il desiderio, io sono cresciuto. Non vorrei passare per maniaco ma il desiderio che mi ha spinto verso le donne, si è dimostrato un desiderio molto saggio. Ho conosciuto donne favolose dalle quali ho imparato tantissime cose, sono cresciuto, migliorato... e come scrive Garbino, l'ottenimento della donna desiderata non ha estinto, in me, il desiderio, l'ha moltiplicato per mille. C'è saggezza nel DESIDERIO. C'è la saggezza e la sapienza che si ritrova nei sogni...
"I giochi di magia son terminati. Come t’avevo detto, quegli attori erano solo spiriti dell’aria, ed in aria si son tutti dissolti, in un’aria sottile ed impalpabile. E come questa rappresentazione - un edificio senza fondamenta - così l’immenso globo della terra, con le sue torri ammantate di nubi, le sue ricche magioni, i sacri templi e tutto quello che vi si contiene è destinato al suo dissolvimento; e al pari di quell’incorporea scena che abbiam visto dissolversi poc’anzi, non lascerà di sé nessuna traccia. Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita". (W.S. La Tempesta, atto IV).

Combattere i desideri è combattere contro i sogni e quindi combattere contro la propria stessa carne.

Una follia.

FMJ
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Vecchio 25-07-2014, 22.33.37   #29
Mymind
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Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

Salve Duc in Altum, capisco benissimo il tuo punto di vista ai riguardi dell'aforisma, ma non lo condivido, ti do le mie ragioni in pieno rispetto, non travisar il mio linguaggio:

Citazione:
Originalmente inviato da Duc in altum!
contraddico questo aforisma primo: perché il desiderio (secondo la mia opinione, fede, personale) è stato creato proprio con il proposito di condurre a Dio man mano che tutti i desideri vengono vissuti e appagati (secondo Qoelet, poiché la sola felicità di questo mondo non ripaga nessuno)

Ci dev'esser di fondo una saggia figura per non cadere in nessun vizio nel perseguire ogni desiderio.
E perchè questa saggia figura che ha camminato tra tutti i desideri dovrebbe smettere di desiderare e volgersi a dio? Grazie alle soddisfazioni dei desideri o grazie alla propria coscienza?
Non sono i desideri l'ostacolo, ma la natura che li genera. Uscito dall'illusione il saggio che discerne il desiderio sarà egli stesso dio, senza desideri non avrà nemmeno quello di avvicinarsene
poichè già completo, già libero, già divino. La volontà potrà spingerlo a trovare una sua spiritualità, ma non in una bisognosa ricerca, ma come naturale evoluzione. Il dio che citi è un dio che mette alla prova e giudica, liberarsi dal desiderio è dissolvere le giuste virtù.


Citazione:
Originalmente inviato da Duc in altum!
secondo: perché il già solo autentico e schietto desiderio di Dio permette di essere libero, poiché questa franchezza attendibile conduce ad essere servo degli uomini, ma non schiavo dell'uomo (quindi già libero dalla logica umana)

Penso che ti riferisci al sentimento dell'unione col divino, in una sensazione quasi mistica,seppur minima o come spiraglio, che nell'avvicinarsi infonde una luce che eleva dalle catene del reale per divenire complice e aiutante di ciò che soffre ed abbisogna percependolo sotto la stessa divina luce. Ma non v'è in ciò un po' di coscienza nel fatto che il sincero volgersi verso dio nel desiderio di libertà sia un qualcosa di indotto dalla mancanza e non voluto? E' qui che col mio precedente intervento volevo mettere un velo tra desiderio e volontà. Posso presupporre una volontà che già in una situazione di fermezza, sicurezza e piena coscienza di sè, volga nella sua natura in una spiritualità non ricercata, ma raggiunta.


Citazione:
Originalmente inviato da Duc in altum!
e terzo: il desiderio sparirà totalmente solo con il totale annullamento di ciò che si alimenta di esso, l'IO o l'EGO, permettendo il controllo del desiderio allo Spirito Santo e quindi libertà non significherà piu' fare quel che voglio, ma fare quel che devo, e se mi è concesso di andare oltre, io sono libero quando posso fare quello che devo, dove questo potere è sperimentabile solo col presupposto che non è un nostro merito, ma una grazia.
Quindi desiderare la libertà non è impossibile, è difficile, ma non bisogna desiderarla secondo il limitato pensiero filosofico umano.
Pace&bene

Credo che se mi sentissi in dovere di fare qualcosa non sarebbe un sentimento puro e vero poichè determinato da un impegno che mi definisce, una posizione, un im-posizione. E' nella volontà di creare e fare una cosa sinceramente e deliberatamente che il gesto nobile si palesa invece di averne soltanto forma.La grazia la riceve il giustiziato.

In tutta cordialità, rispetto completamente la tua visione di sfumatura cristiana ed aggiungo solo che, secondo me, il desiderar qualcosa non basta a morirne in un uomo così come la volontà della stessa.
Peace&love anche te
Mymind is offline  
Vecchio 26-07-2014, 04.35.48   #30
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Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

Citazione:
Originalmente inviato da FMJ
Aspetta un momento. Non confondere bisogno e desiderio. Non sono collegati e sono due cose diverse. Freud aveva ben distinto il bisogno dal desiderio e ancora meglio fecero i suoi successori. In ottica psicoanalitica si è potuto rapportare il bisogno a un’epoca precoce del funzionamento mentale legato quasi esclusivamente a strutture neurali che costituiscono la base corporea della struttura del Sé, mentre il desiderio è databile dall’epoca della costituzione della rappresentazione mentale dell’oggetto. Quindi, il desiderio, richiede la capacità di RAPPRESENTAZIONE, mentre per il bisogno non vi è questa necessità. Il DESIDERIO quindi, è connotato SIMBOLICAMENTE. Scrive il cocainomane di Vienna: «un moto psichico che intende reinvestire l’immagine mnestica legata alla rappresentazione inconscia corrispondente a quella percezione per riprovocare la percezione stessa; intende dunque in fondo ricostruire la situazione del primo soddisfacimento. È un moto di questo tipo che chiamiamo desiderio». Il BISOGNO, invece, è un allontanamento dall'OMEOSTASI interna e la necessità di riequilibrarla. Non necessita di funzioni SIMBOLICHE. Il SOGNO è il luogo del DESIDERIO appagato allucinatoriamente, come ritorno alla situazione di di soddisfacimento primario...


Ovviamente, son stato un po' essenziale, bisogno e desiderio son due cose diverse che interagiscono tra loro, ma da una sede separata. Il bisogno è il vento del desiderio.
Inoltre, come anche tu fai notare, il desiderio presuppone una scelta più coscenziosa rispetto il bisogno. L'attitudine verso cui ci si rivolge ai proprio bisogni e desideri è differente.



Aspetta un momento, amico mio. Hai frainteso. Nel tronco encefalico, non c'è la COSCIENZA, c'è il sistema reticolare ascendente che è responsabile del livello di VIGILANZA. Ok? Le sue proiezioni ASCENDENTI, attraversano il TALAMO e arrivano alla CORTECCIA. Governa la VIGILANZA, non la COSCIENZA. La sede dell'ATTIVITA' MENTALE e dei SUOI CONTENUTI è la CORTECCIA. Ora, la VIGILANZA, non è la CONSAPEVOLEZZA del mondo che ci circonda. Sono due cose diverse. Per esempio, pensa allo STATO VEGETATIVO: in questa situazione, c'è perfetta VIGILANZA (tronco encefalo funzionante) MA non c'è alcuna CONSAPEVOLEZZA. Quindi, attenzione a non confondere la sede della VIGILANZA (tronco encefalo) con quello della COSCIENZA intesa come CONSAPEVOLEZZA del mondo che ci circonda. Nel coma, invece, manca sia la VIGILANZA che la CONSAPEVOLEZZA.


Ok perfetto Grazie della delucidazione, ma Damasio m'ha tratto in inganno, forse anche per via della traduzione. Che tu sappia dov'è che risiede la coscienza? O forse è ancora un tabù per le neuroscienze?



Attraverso il desiderio, io sono cresciuto. Non vorrei passare per maniaco ma il desiderio che mi ha spinto verso le donne, si è dimostrato un desiderio molto saggio. Ho conosciuto donne favolose dalle quali ho imparato tantissime cose, sono cresciuto, migliorato... e come scrive Garbino, l'ottenimento della donna desiderata non ha estinto, in me, il desiderio, l'ha moltiplicato per mille. C'è saggezza nel DESIDERIO. C'è la saggezza e la sapienza che si ritrova nei sogni...
"I giochi di magia son terminati. Come t’avevo detto, quegli attori erano solo spiriti dell’aria, ed in aria si son tutti dissolti, in un’aria sottile ed impalpabile. E come questa rappresentazione - un edificio senza fondamenta - così l’immenso globo della terra, con le sue torri ammantate di nubi, le sue ricche magioni, i sacri templi e tutto quello che vi si contiene è destinato al suo dissolvimento; e al pari di quell’incorporea scena che abbiam visto dissolversi poc’anzi, non lascerà di sé nessuna traccia. Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita". (W.S. La Tempesta, atto IV).

Combattere i desideri è combattere contro i sogni e quindi combattere contro la propria stessa carne.

Una follia.

FMJ

Figurati non lo demonizzo, sono d'accordo nell'affermare che il desiderio, e la coscienza del desiderio, è motore di voluttuose e significative esperienze esistenziali ed è tramite lui che come delle formiche con le nostre antenne esploriamo il mondo imparando a conoscerlo ed a conoscerci, anch'esso parte della nostra natura, ma talvolta effimero o superfluo, dipende dal desiderio. Ed in parte son d'accordo con la romantica frase di Blake citata poco sopra, ed anche se paio esser troppo razionale e meccanicista è con le lenti del romanticismo che mi volgo alla vita e ben venga il desiderio se ci porta ad annusare i suoi profumi. Sta all'individuo poi non cadere nel vizio o nella dipendenza tramite la saggezza. E' il saggio in un certo senso stoico che prendevo d'esempio come privo di desideri dati dai condizionamenti padrone e fautore solo della propria volontà...un eremita,un "Diogene", un solitario che non si confà alla vita moderna, ai piaceri materiali o della carne.
Ma vige una gran differenza tra desiderio e volontà, a parte le loro origini, e che come dicevo a Duc in Altum, sta nel fatto che per la volontà si va incontro alla morte, per il desiderio si giunge a compromessi. Una è forte e irremovibile, l'altro flebile e fascinoso.
E tra desiderio di libertà e volontà di liberarsi che si vede la vera natura d'un uomo, ed avessero i popoli anche solo il desiderio che muova il loro coraggio ammuffito...[andando OT sul filo del discorso ne aprofitto per consigliarti(e consigliare) un saggio di Étienne de La Boétie che gradirai: discorso sulla servitù volontaria, è una piccola e breve perla che è stata spesso censurata velatamente per i suoi contenuti forse troppo diretti al punto, e forse da Montaigne stesso di cui era un caro amico. Ciò che sorprende è la sua sentenzialità che a parer mio non fa una piega, che sviscera le debolezze dei popoli e della natura umana partendo dalle conseguenze]

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