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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 22-07-2014, 16.37.36   #1
CVC
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-01-2011
Messaggi: 747
Che differenza c'è fra desiderare e volere?

Perché i desideri, mi riferisco a quelli la cui realizzazione dipende da noi, quasi mai diventano realtà? Se uno vuole veramente una cosa, e quella cosa è nel dominio delle sue possibilità, alla fine col tempo la tenacia dovrebbe venir premiata. Non sarà che invece spesso noi mentiamo a noi stessi, diciamo di desiderare una cosa e poi, come i bambini che volevano la macchinina, una volta ottenuta non ci interessa più? O, ancora peggio, non ci capita a volte di desiderare ciò che non vogliamo? Come quelli che fanno il diavolo a quattro per farsi una famiglia e poi si sentono come una tigre in gabbia.
Dunque, che differenza c'è fra volere e desiderare.
Se uno vuole veramente una cosa, credo, al momento del suo raggiungimento non si dovrebbe affatto sentire deluso o inappagato. Anzi, avrebbe la soddisfazione di aver portato a termine con successo un suo progetto. Forse perché quando si vuole davvero una cosa, si è molto precisi e distinti riguardo all'oggetto della propria volontà. I desideri invece sono per lo più confusi, come fossero cose dettate dall'istinto ma di cui non si ha una visione realistica.
Sorge poi un ulteriore problema: se desideri e volontà sono due cose distinte, che relazione c'è fra loro? Probabilmente sono antagoniste, poiché solitamente chi ha tanti desideri realizza poco o niente, mentre chi concretizza ha i piedi ben saldi a terra. Ma forse non sempre è così
CVC is offline  
Vecchio 23-07-2014, 00.28.31   #2
green&grey pocket
Ospite abituale
 
Data registrazione: 12-01-2013
Messaggi: 331
Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Probabilmente sono antagoniste, poiché solitamente chi ha tanti desideri realizza poco o niente, mentre chi concretizza ha i piedi ben saldi a terra. Ma forse non sempre è così

Per me è così.

il desiderio appartiene all'io, e cioè è una proiezione dell'insconscio, o dell'istinto come dici tu (dipende a quale scuola si appartiene), essendo una proiezioni non raggiuge mai l'oggetto che è alle sue spalle (ombra platonica etc....).

il volere appartiene al soggetto, e cioè è la volonta di affermazione dell'io, che però a contatto con l'oggetto si forma per mirroring, e diviene altra cosa dell'io originario.
Diventa appunto il soggetto contemporaneo a cui noi diamo di solito il nome io.
"Tu cosa ne pensi" è più "quale è la tua prassi verso quell'oggetto, che di rende quel soggetto che riconosco (parte della società)"

Per me l'io stesso è un desiderio, necessariamente astratto, che nella necessità inconscia o istintuale, è costretto (nel vero senso della parola) a farsi volontà di qualcosa.

La politica è quella cosa che sventaglia quel qualcosa come comunità, appartenenza, placando così il desiderio di affermazione, che lasciato a se stesso diventa violenza, imposizione, ma anche oltrepassamento e miglioramento (care aporie mie! ).
(se pensiamo all'italia sappiamo che può succedere anche il contrario, se lasciamo il politico a se stesso....etc...)

La filosofia è quella cosa che indica per verità quella cosa che c'è dietro e che discute sulla validità di ciò che sventaglia la politica come quella cosa che sta davanti.

la filosofia è ermeneutica del desiderio e critica della volontà (non solo quella di potenza, che come dice Zizek è più per un manipolo di pazzi filosofi, ma anche la più comune volontà politica, comune a tanta gente).

green&grey pocket is offline  
Vecchio 23-07-2014, 00.50.39   #3
vanina
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 22-04-2014
Messaggi: 268
Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Sorge poi un ulteriore problema: se desideri e volontà sono due cose distinte, che relazione c'è fra loro? Probabilmente sono antagoniste, poiché solitamente chi ha tanti desideri realizza poco o niente, mentre chi concretizza ha i piedi ben saldi a terra. Ma forse non sempre è così

Che interrogativo sottile e stimolante!

Pur nella nostra completissima e articolatissima Lingua Italiana...risultano sostanzialmente sinonimi.
Eppure...sentiamo che non lo sono, e se ci riflettiamo...non vedo come non arrivare esattamente alla tua conclusione: desiderare e volere non solo non coincidono, ma possono essere agli antipodi, come spessissimo rivelano di essere.

E secondo me la differenza non risiede soltanto nel fatto che il "desiderante" sia di solito un sognatore idealista laddove il "volente" è un pragmatico.

Una differenza importante e addirittura prioritaria la vedo in questo : il "desiderante" è dominato dalla sensibilità autonoma, laddove (assurdo, quasi da crash logico, ma questo mi risulta) ..il "volente" è spesso (e del tutto acriticamente) dominato dalla "morale" eteronoma.
vanina is offline  
Vecchio 23-07-2014, 01.00.58   #4
laryn
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Data registrazione: 14-07-2014
Messaggi: 134
Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Perché i desideri, mi riferisco a quelli la cui realizzazione dipende da noi, quasi mai diventano realtà?

Desiderare e volere possono (ribadisco "possono") essere intercambiabili. Desiderare nel senso di volere, nel senso di possedere, avere per se, nel senso anche di aspirazione. Oltre a desiderare, le accezioni del termine volere sono numerose, benchè a volte intercambiabili, altre volte no. Volere può significare pretendere, ordinare, comandare etc.
"Desiderare" può significare il fatto di volere, avere nella propria disponibilità, qualcosa di irraggiungibile nell'immediato (per questo si desidera, si sogna), ma che non è associato ad un volere d'imperio. In quest'ultima accezione non so cosa possa centrare il desiderio.
Il 10 agosto c'è, di solito, il fenomeno delle stelle cadenti e, per l'occasione, si invita chi le guarda ad esprimere un desiderio, nella speranza che le stelle ascoltino e lo elargiscano. Diciamo che è una specie di oroscopo.
Tant'è vero che il termine desiderare deriva dal latino "de-sidera" nel senso di fissare le stelle (sidera) all'interno delle loro costellazioni, per trarne un segno di benevolenza e affdiare loro la speranza della realizzazione di un desiderio.
Il desiderio è qualcosa che si aspira, la realizzazione possibile di una speranza.
Volere la testa del nemico può significare desiderarla? Io penso di sì, ANCHE, con la differenza che quel desiderio sarà di tipo morboso, cattivo allo stremo. Non è strano che c'è chi desidera e gode delle disgrazie altrui.

Citazione:
O, ancora peggio, non ci capita a volte di desiderare ciò che non vogliamo? Come quelli che fanno il diavolo a quattro per farsi una famiglia e poi si sentono come una tigre in gabbia.
Meglio se tu avessi detto: " O, ancora peggio, non ci capita a volte di desiderare ciò che in un secondo tempo non vogliamo più?
Non c'è incoerenza in chi desidera in un primo momento farsi una famiglia e poi s'accorge in un secondo momento d'essersi creato una gabbia.

Citazione:
Dunque, che differenza c'è fra volere e desiderare.
Nel caso specifico li vedo più come sinonimi.

Citazione:
Se uno vuole veramente una cosa, credo, al momento del suo raggiungimento non si dovrebbe affatto sentire deluso o inappagato.
Ed invece può, come spesso accade, magari a tutti.
Si tratta di desideri, sogni, in cui si convogliano le ns aspettative e quando esse non si concretizzano secondo il nostro sentire, ecco che subentra la delusione, ben racchiusa in quest'espressione troisiana: " "Pensavo fosse amore ed invece era un calesse".
Il problema non è l'amore, o la famiglia, ma ciò che noi intendevamo con amore e famiglia.
Non è la sconfitta dell'amore o del concetto di famiglia, ma del nostro modo erroneo, fiabesco, di concepirli e viverli.

Tutte le storie sono un po come quella classica del principe che desidera ardentemente la principessa, la quale, però, suo malgrado, è prigioniera nella torre alta di un castello.
In tutte le storie di questo tipo fra la la voglia (desiderio ardente) del principe di liberare e poi avere per se in eterno l'oggetto del proprio desiderio (la principessa), si contrappone il famigerato drago cattivo.
Dopo varie traversie e strattagemmi il principe riesce finalmente a liberare la principessa, ma è proprio qui che cessa la storia con un "e vissero felici e contenti".
Ti sei mai chiesto perchè moltissime storie romanzate cessano con " e vissero felici e contenti"?

Buona notte
laryn is offline  
Vecchio 23-07-2014, 05.10.45   #5
leibnicht
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Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

Quando avevo 7 anni soffrivo spesso di incubi notturni, quasi terribili.
Una notte, nella trama perfetta del sogno, ebbi un'illuminazione impossibile: compresi di essere dentro un sogno e che potevo dirigere, modificare, predisporre ogni cosa.
Per quella notte mi accontentai di trasformare l'esercito di piccioni che stava per divorare le mie gambe in un vento che trascinava foglie secche, che mi soverchiarono, facendomi ridere tanto con il loro solletico.
Poi, invece, con il tempo, trasformai questo mio potere raggiunto in un'occasione strepitosa per vivere, dentro il sogno, situazioni bellissime, dorate, strabilianti.
E così fu. Non sempre purtroppo, a causa della mia vecchiaia, trovo il sonno perfetto ogni notte.
Ma ogni due o tre notti io mi ci ritrovo... E allora vivo storie fantastiche che nessuna realtà virtuale può appena sperare di immaginare.
Pianeti di soli blu e cieli color caffelatte e terre pallide e alberi rossi e gialli perfetti e ragazze bellissime che solo se le avvicino mi baciano e mi stringono e mi tengono perché nulla sfugga, perché il mondo meraviglioso in cui siamo non si dilegui mai...
Non si dilegui subito... Per non svaporare, per durare come forme blande, che forse per questo mi stringono fino a farmi male...
Solo al risveglio comprendo questo e solo allora so pensare 'perché' questo succeda: ed è un perché insufficiente e vacuo.
Ora, ecco: ritardo il sonno, questa notte. Come per ogni desiderio io sento che lo posso ritardare.
Non soltanto. Io so che i miei desideri posso disporli laddove la mia coscienza è vaga, sottile, incerta. Ma proprio perché vaga, sottile, incerta, io spero nel sogno in cui il mio desiderio sarà, come cento altre volte, consumato.
Il mio volere mi attende sempre, beffardo, come un satiro penitente, nel mio più trucido mattino.
Allora ciò che voglio mi dilegua, in un sognar diverso...
"Das ist die Sehnsucht, wohnen im Gewoge
und keine Heimat haben in der Zeit.
Und das sind Wünsche: leise Dialoge
täglicher Stunden mit der Ewigkeit (...)" (Rilke)
Ora, anche e forse, capite il senso di quei versi.
Io sono felice se ho potuto trasmettervelo.
leibnicht is offline  
Vecchio 23-07-2014, 08.53.08   #6
sgiombo
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Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

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Originalmente inviato da CVC
Perché i desideri, mi riferisco a quelli la cui realizzazione dipende da noi, quasi mai diventano realtà? Se uno vuole veramente una cosa, e quella cosa è nel dominio delle sue possibilità, alla fine col tempo la tenacia dovrebbe venir premiata. Non sarà che invece spesso noi mentiamo a noi stessi, diciamo di desiderare una cosa e poi, come i bambini che volevano la macchinina, una volta ottenuta non ci interessa più? O, ancora peggio, non ci capita a volte di desiderare ciò che non vogliamo? Come quelli che fanno il diavolo a quattro per farsi una famiglia e poi si sentono come una tigre in gabbia.
Dunque, che differenza c'è fra volere e desiderare.
Se uno vuole veramente una cosa, credo, al momento del suo raggiungimento non si dovrebbe affatto sentire deluso o inappagato. Anzi, avrebbe la soddisfazione di aver portato a termine con successo un suo progetto. Forse perché quando si vuole davvero una cosa, si è molto precisi e distinti riguardo all'oggetto della propria volontà. I desideri invece sono per lo più confusi, come fossero cose dettate dall'istinto ma di cui non si ha una visione realistica.
Sorge poi un ulteriore problema: se desideri e volontà sono due cose distinte, che relazione c'è fra loro? Probabilmente sono antagoniste, poiché solitamente chi ha tanti desideri realizza poco o niente, mentre chi concretizza ha i piedi ben saldi a terra. Ma forse non sempre è così

Ritengo la distinzione fra desideri e volontà meramente semantica (e dunque arbitraria, dipendente dalle definizioni che a questi due concetti si da; la tua mi sembra molto ragionevole e utile per intendersi: desiderio più vago e debole, volontà più forte, precisa, costante).

Tuttavia in proposito il problema principale per me nasce dal fatto che abbiamo più desideri e volontà non sempre reciprocamente conciliabili e compatibili con la realtà effettiva nella quale dovrebbero essere soddisfatti (= realistici).

E mentre la valutazione del loro realismo e la ricerca dei mezzi per realizzarli sono almeno in qualche misura "facilitati" dalla possibilità di conoscere scientificamente il mondo esterno, misurarne (é letteralmente: "res extensa", per dirlo con Cartesio) le caratteristiche e farvi dei calcoli (sia pure non infallibilmente, com é ovvio), invece la forza o intensità dei diversi desideri e/o volontà può solo essere vagamente "ponderata" e non letteralmente "pesata", in quanto sono "res cogitans" non misurabile attraverso rapporti esprimibili da numeri.
Per esempio: so di quanto Milano dista da Cremona -dove sono nato- e quanto vi dista Roma e so calcolare con estrema precisione (non illimitata, ovviamente) quanto carburante mi occorre e quanto ragionevolmente dovrò spendere per raggiungere ciascuna di queste due grandi città.
Tuttavia so bene che Roma mi piace più di Milano, ma non certo di quanto (il doppio? il 50% in più?): non ha senso fare proporzioni, usare numeri e fare calcoli matematici in proposito, e dunque posso molto facilmente sbagliarmi nel decidere se vale la pena spendere di più per andare a Roma o spendere di meno e accontentarmi di andare a Milano (nel tentare di confrontare i "rapporti costi-benefici" delle due scelte alternative).

Ultima modifica di sgiombo : 23-07-2014 alle ore 19.12.16.
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Vecchio 23-07-2014, 11.14.20   #7
Koirè
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Perché i desideri, mi riferisco a quelli la cui realizzazione dipende da noi, quasi mai diventano realtà? Se uno vuole veramente una cosa, e quella cosa è nel dominio delle sue possibilità, alla fine col tempo la tenacia dovrebbe venir premiata. Non sarà che invece spesso noi mentiamo a noi stessi, diciamo di desiderare una cosa e poi, come i bambini che volevano la macchinina, una volta ottenuta non ci interessa più? O, ancora peggio, non ci capita a volte di desiderare ciò che non vogliamo? Come quelli che fanno il diavolo a quattro per farsi una famiglia e poi si sentono come una tigre in gabbia.
Dunque, che differenza c'è fra volere e desiderare.
Se uno vuole veramente una cosa, credo, al momento del suo raggiungimento non si dovrebbe affatto sentire deluso o inappagato. Anzi, avrebbe la soddisfazione di aver portato a termine con successo un suo progetto. Forse perché quando si vuole davvero una cosa, si è molto precisi e distinti riguardo all'oggetto della propria volontà. I desideri invece sono per lo più confusi, come fossero cose dettate dall'istinto ma di cui non si ha una visione realistica.
Sorge poi un ulteriore problema: se desideri e volontà sono due cose distinte, che relazione c'è fra loro? Probabilmente sono antagoniste, poiché solitamente chi ha tanti desideri realizza poco o niente, mentre chi concretizza ha i piedi ben saldi a terra. Ma forse non sempre è così

Il volere è un atto di possesso,di "capriccio",tante volte si usa questa parola non ben comprendendo il significato che può essere anche positivo:voglio laurearmi,voglio trovare lavoro...ma se si parla di relazioni umane il voglio è quasi sempre negativo.

Desiderare è un atto Di fede,di sogno e dI ardente amore(in tutte le sue forme)
Certo si può desiderare all'eccesso,allora diventa patologico e non sano.

Un 'esempio,io desidero da tempo avere delle risposte x le quali (non avendole) ancora soffro...ecco le desidero x stare meglio...però è anche vero che le voglio...in effetti e la positività del desiderio unita al volere positivo del termine.
Possono essere associati secondo mè.

S.G
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Vecchio 23-07-2014, 11.42.08   #8
FMJ
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Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

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Perché i desideri, mi riferisco a quelli la cui realizzazione dipende da noi, quasi mai diventano realtà? Se uno vuole veramente una cosa, e quella cosa è nel dominio delle sue possibilità, alla fine col tempo la tenacia dovrebbe venir premiata. Non sarà che invece spesso noi mentiamo a noi stessi, diciamo di desiderare una cosa e poi, come i bambini che volevano la macchinina, una volta ottenuta non ci interessa più? O, ancora peggio, non ci capita a volte di desiderare ciò che non vogliamo? Come quelli che fanno il diavolo a quattro per farsi una famiglia e poi si sentono come una tigre in gabbia.
Dunque, che differenza c'è fra volere e desiderare.
Se uno vuole veramente una cosa, credo, al momento del suo raggiungimento non si dovrebbe affatto sentire deluso o inappagato. Anzi, avrebbe la soddisfazione di aver portato a termine con successo un suo progetto. Forse perché quando si vuole davvero una cosa, si è molto precisi e distinti riguardo all'oggetto della propria volontà. I desideri invece sono per lo più confusi, come fossero cose dettate dall'istinto ma di cui non si ha una visione realistica.
Sorge poi un ulteriore problema: se desideri e volontà sono due cose distinte, che relazione c'è fra loro? Probabilmente sono antagoniste, poiché solitamente chi ha tanti desideri realizza poco o niente, mentre chi concretizza ha i piedi ben saldi a terra. Ma forse non sempre è così
Ti posso dire PER ME come stanno le cose. Per me, il desiderio lo subisci. Il desiderio nasce dalla carne, dal profondo. Se mi dici "desiderio", io immagino subito le donne che ho desiderato con tutto me stesso, carne, baci, calore, sesso... il desiderio "brucia", non ti dà pace, è nel tuo corpo, profondamente. Nel desiderio, tutto il tuo sistema di significati, assieme al tuo corpo, è "attratto", con forza centripeta, vero l'"oggetto" del desiderio. Desideri e bruci di desiderio. Subisci. Neuropsicologicamente, il desiderio è sottocorticale, diencefalico; somiglia alla "fame", alla "sete"... capisci? Il desiderio non ti lascia scelta, non ti dà scampo alcuno... desideri e bruci come una torcia... un assetato, nell'arsura, non "vuole" l'acqua, la "DESIDERA"... un affamato, non "vuole" il cibo, lo "DESIDERA"...

Il "volere" è tutta un'altra cosa... neuropsicologicamente, siamo a livello della corteccia e, precisamente, nell'area deputata alle "funzioni esecutive" ovvero l'area associativa dei lobi frontali. E' la precisazione degli obiettivi, la progettazione, la realizzazione delle azioni, il mantenimento dell'obiettivo nel tempo, la memoria di lavoro ecc. Come vedi, cose molto diverse da quelle che riguardano il "DESIDERIO".

Posso "VOLERE" acquistare una casa, andare a Roma, scavare una buca, costruire un muro... si potranno registrare le attività neurali delle tue aree frontali, in gran fermento... stabilirai obiettivi, mezzi, strumenti di controllo...

...ma quando "DESIDERI" una donna, amico mio, instupidisci... rincoglionisci completamente... ti senti spinto dal DESIDERIO come da una forza ignota e soverchiante... qualcosa che nasce molto profondamente dentro di te... l'attività neurologica è sottocorticale, come una tempesta, come un terremoto che ti scuote e ti fa sprofondare nel "DESIDERIO"... non lo puoi controllare, non è come cambiare un obiettivo, non parla il linguaggio "corticale"...

FMJ
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Vecchio 23-07-2014, 16.48.21   #9
CVC
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Riferimento: Che differenza c'è fra desiderare e volere?

@Green&graypocket
Potremmo forse dire che è una questione di livelli di coscienza. Il desiderio agisce ad un livello di coscienza meno profondo rispetto a quello del soggetto che è il protagonista del pensiero attuale, diciamo così, del qui e ora.
@vanina
Io penso che, al contrario, la coscienza eteronoma sia quella che riguarda I desideri, e che non li ha ancora interiorizzati. Es: desidero passare col rosso perché non c'è il vigile, se c'è sopprimo il desiderio. La volontà ha invece interiorizzato I suoi contenuti alla coscienza, e vuole ciò che vuole indipendentemente da un controllore esterno, come potrebbe essere il giudizio degli altri.
@Laryn
Il desiderio è qualcosa di più vago del volere. Credo che quando uno che desidera una cosa inizia a fare concretamente per ottenerla, allora cessa di desiderare e comincia a volere. Ma ciò significa anche prendere coscienza della realizzabilità o meno di ciò che si desidera. C'è invece anche il desiderare fine a se stesso, che non porta mai a niente di concreto.
Comunque hai ragione, si può volere qualcosa e poi non volerla più quando la si è ottenuta. Ma rimane la gratificazione di aver portato a compimento qualcosa.

@Leibnicht
Mi pare tu intenda la rinuncia alla volontà in senso schopenaueriano, in effetti, in un certo senso, la nostra volontà è anche la causa di tutti I nostri mali.

@Sgiombo
Mi pare tu abbia messo la volontà sul piano dell'analisi costi e benefici, aspetto no trascurabile di qualsiasi decisione. Nel tuo esempio potresti trarti d'impaccio semplicemente chiedendoti quanto saresti disposto a sborsare in più per andare a Roma invece che a Milano

@Koirè
Nelle relazioni umane il voglio è negativo perchè implica egoismo, ma il desiderio, peggio ancora, implica bramosia, sete incontrollabile
@FMJ
Sottoscrivo in pieno. Senza le neuroscienze gli stoici fecero ragionamenti simili, in chiave morale: bene è la virtù (realizzazione degli obbiettivi più importanti), male è il vizio (desideri e in generale le attrazioni esagerate e irrazionali che intorpidiscono e impediscono di realizzare gli scopi principali)

Ultima modifica di CVC : 23-07-2014 alle ore 20.46.32.
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Vecchio 23-07-2014, 19.36.01   #10
sgiombo
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Originalmente inviato da FMJ
...ma quando "DESIDERI" una donna, amico mio, instupidisci... rincoglionisci completamente... ti senti spinto dal DESIDERIO come da una forza ignota e soverchiante... qualcosa che nasce molto profondamente dentro di te... l'attività neurologica è sottocorticale, come una tempesta, come un terremoto che ti scuote e ti fa sprofondare nel "DESIDERIO"... non lo puoi controllare, non è come cambiare un obiettivo, non parla il linguaggio "corticale"...

FMJ

Sarà che ho raggiunto (tutto sommato felicemente) un certa età e certi desideri, contrariamente a quanto afferma in una canzone Battiato, cominciano un po' ad affievolirsi (un pochino: non esageriamo!), ma il mio caso personale é un po' diverso (non voglio aprire un' altra polemica ancora: non dico sia migliore, ma semplicemente diverso; e semplicemente segnalo la diversità: il mondo é davvero bello -anche- perché é vario).

Anch' io ho desiderato fortissimamente alcune donne; una assomigliava moltissimo a Liz Taylor, che per me é -sarebbe- "il top dei top", salvo che era un po' più bella (ecco il perché del condizionale "sarebbe"): credo di non dovere aggiungere altro per farvi comprendere l' intensità del desiderio.
Ma anche allora, quando ero nel pieno del vigore fisico, non era per me un desiderio invincibile ...infatti sono sopravvissuto al suo rifiuto; e anche abbastanza bene, godendomi molte soddisfazioni, anche in campo amoroso.
Ma inoltre e soprattutto sono certissimo che non avrei assolutamente barattato lo mia onestà e tanto meno i miei ideali politici con la soddisfazione di quel pur intensissimo, "pazzesco" desiderio, anche se questo baratto mi avesse consentito la sua soddisfazione.
sgiombo is offline  

 



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