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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 02-03-2015, 20.04.30   #81
SinceroPan
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Riferimento: L' Essere: da Parmenide ai giorni nostri

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Originalmente inviato da maral
Tento di rispondere riprendendo il discorso dell'argomento diagonale di Cantor applicato ai numeri naturali e ai numeri reali come esempio del rapporto di cardinalità tra un insieme e il suo insieme potenza. http://it.wikipedia.org/wiki/Argomen...nale_di_Cantor
Nella dimostrazione si parte considerando tutti i numeri reali compresi tra 0 e 1, potremmo chiamarli tutti gli enti reali infiniti in questo intervallo, e, a mezzo della diagonalizzazione si dimostra che è sempre possibile costruire da questa totalita completa per definizione un nuovo numero reale (ente) infinito che non fa parte di questa totalità proprio per il modo in cui lo costruiamo, nonostante che esso sia perfettamente in tale intervallo. E qui sta l'equivalente della contraddizione C severiniana : Il nuovo ente è tra i reali compresi tra 0 e 1, ma non appare (non è numerato da un numero naturale), per come è costruito è sempre nuovo e diverso da ogni altro. Una volta apparso, ci rendiamo conto che è in questa totalità dei reali per come inizialmente definita pur avendolo costruito in modo che di sicuro non lo fosse. Possiamo ripetere il procedimento all'infinito: ci sarà sempre un reale in più non numerato ottenuto a ogni successiva diagonalizzazione della totalità dell'essere: abbiamo quindi due infiniti di ordine sempre diverso (in cui il primo resterà sempre indietro di un'unità rispetto al secondo). Eppure stiamo considerando sempre tutti i numeri reali compresi tra 0 e 1, da un lato definiti come totalità statica e astratta dell'essere, dall'altra secondo un continuo nuovo apparire, la totalità della Gloria.

Spero di aver ben inteso la tua domanda e di essermi riuscito a spiegare.


ho meditato.. partiamo da POSTULATO : Severino è un Genio AND è Matto come Holderlin e Cantor... S. è Furor Logicus.. H. era Furor Poeticus.. e Cantor divenne Furor Religiosus..

passiamo alla razionalità filosofica di S. (in questa sede non mi importa se io condivido o non condivido = mi importa solo capire se ho capito cosa lui è arrivato a pensare) :

* i Numeri Naturali (ed anche i Numeri Razionali) hanno la Cardinalità = Alpeh = 1 cioè sono il Grado Minimo di OO IN ATTO Possibile (concetto che di per sè è già sufficiente ad andar OLTRE l'OO IN POTENZA di quegli altri Genii che chiamiamo Leibniz e Newton)

* i Naturali/Razionali sono la SUB-Totalità degli Enti che Appaiono Ora E che sono Apparsi in Passato.. queste Totalità sono IN SE' OO IN ATTO (anche se ho visto che in Wikipedia le chiamano Insieme POTENZA e questo può farle sembrare Leibneziane)..

* i Reali ( Naturali + Razionali + IRRAZIONALI) hanno Alpeh 2 cioè sono di Cardinalità Superiore cioè è IMPOSSIBILE Numerarli con i Naturali cioè è IMPOSSIBILE stabilire una RELAZIONE BI-UNIVOCA "COMPLETA" tra una Serie OO Mixata di Naturali ed OGNI Reale CHE PURE è Costruibile A PARTIRE proprio da Quella Serie Naturale..

* questa OO POSSIBILITA' di COSTRUIRE NUOVI NUMERI A PARTIRE DA QUELLI VECCHI (che ricorda un poco il Paradosso di Hilbert sull'Albergo con OO Stanze Occupate) Severino la ONTOLOGIZZA così: è NECESSARIO che Esistano OO Totalità FUTURE che si AGGIUNGERANNO OO al GIA' APPARSO.. cioè le APPARIZIONI NON SI FERMERANNO MAI.. ed anzi sono NECESSARIE A COMPLETARE LA MASSA OO DI BUCHI che le APPARIZIONI PASSATE/PRESENTI (ancorchè OO in Atto) hanno LASCIATO.. la CONTRADDIZIONE "C" sarà ETERNA..



mia opinione conclusiva =>

1) banalmente io direi: LE OO MANIFESTAZIONI DELL'UNIVERSO NON SI FERMERANNO MAI.. il TEMPO NON SI FERMERA' MAI..
concordo
= anzi credo che concorderanno QUASI tutti (fisici, filosofi, uomini della strada, ecc..)..

2) dire che però che questa sarà GLORIA (cioè se ho ben capito Tutti Capiranno che il Tempo è Illusione, Nulla Muore, Fine del Nichilismo, Fine dell'Angst che porta al Male, Tutti Felici è Contenti per l'Eternità !!) è un salto nel vuoto che al momento non riesco a capire come possa argomentare..
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Vecchio 03-03-2015, 20.16.58   #82
maral
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Riferimento: L' Essere: da Parmenide ai giorni nostri

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Originalmente inviato da SinceroPan
mia opinione conclusiva =>

1) banalmente io direi: LE OO MANIFESTAZIONI DELL'UNIVERSO NON SI FERMERANNO MAI.. il TEMPO NON SI FERMERA' MAI..
concordo
= anzi credo che concorderanno QUASI tutti (fisici, filosofi, uomini della strada, ecc..)..

2) dire che però che questa sarà GLORIA (cioè se ho ben capito Tutti Capiranno che il Tempo è Illusione, Nulla Muore, Fine del Nichilismo, Fine dell'Angst che porta al Male, Tutti Felici è Contenti per l'Eternità !!) è un salto nel vuoto che al momento non riesco a capire come possa argomentare..
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Sì, credo che tu abbia ben compreso, preciso solo che L'insieme potenza i insiemistica è l'insieme delle parti che è definito come l'insieme di tutti i sottoinsiemi di un insieme dato ed è sempre di cardinalità superiore all'insieme dato.
http://it.wikipedia.org/wiki/Insieme_delle_parti.
Penso si chiami insieme potenza solo perché n (il numero degli elementi dell'insieme dato) compare in potenza nella espressione della cardinalità.
L'insieme potenza viene a costituire un continuum infinito dell'apparire ed è proprio l'apparire di questo continuum che costituisce la Gioia della Gloria a cui tutti gli enti partecipano , compresi il tempo, il nulla, la morte, il dolore, il gioco dell'illusione e della delusione e la Terra Isolata che è da essi dominata. Anche questi enti non possono essere cancellati, ma restano compresi nell'immane glorioso fluire del continuo apparire, ma, così compresi, essi non hanno più il significato di quella morte, di quel nulla, di quel dolore che manifestavano nella Terra Isolata dalla sua necessità.
Questo almeno secondo quanto dice Severino (anche se lui afferma di non essere lui a dirlo, poiché se fosse lui non varrebbe nulla, ma la necessità assoluta del principio di identità).
maral is offline  
Vecchio 15-03-2015, 01.46.43   #83
paul11
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Riferimento: L' Essere: da Parmenide ai giorni nostri

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Originalmente inviato da jeangene
Con questa discussione voglio proporre una riflessione sul concetto di Essere che nella storia della filofia è presente in numerose varianti grazie alle riflessioni di altrettanti numerosi pensatori.
Con quanto segue proverò ad interpretare e a mettere a confronto i concetti di Essere di tre filosofi: Parmenide, Heidegger e Nietzsche, gli unici (purtroppo) che per ora sono riuscito in qualche modo ad approfondire.

L' Essere di Parmenide.

Da Wikipedia:
####################
Pur non specificando cosa sia questo essere, Parmenide è il filosofo che per primo ne mette a tema esplicitamente il concetto; su di esso egli esprime soltanto una lapidaria formula, la più antica testimonianza in materia, secondo la quale «l'essere è, e non può non essere», «il non-essere non è, e non può essere»:

« è, e non è possibile che non sia

non è, ed è necessario che non sia »

La vera natura del mondo, il vero essere della realtà, è statico e immobile. A tali affermazioni Parmenide giunge promuovendo per la prima volta un pensiero basato non più su spiegazioni mitologiche del cosmo, ma su un metodo razionale, servendosi in particolare della logica formale di non-contraddizione, da cui si traggono le seguenti conclusioni:

- L'Essere è immobile perché se si muovesse sarebbe soggetto al divenire, e quindi ora sarebbe, ora non sarebbe.
- L'Essere è Uno perché non possono esserci due Esseri: se uno è l'essere, l'altro non sarebbe il primo, e sarebbe quindi non-essere. Allo stesso modo per cui, se A è l'essere, e B è diverso da A, allora B non è: qualcosa che non sia Essere non può essere, per definizione.
- L'Essere è eterno perché non può esserci un momento in cui non è più, o non è ancora: se l'essere fosse solo per un certo periodo di tempo, a un certo momento non sarebbe, e si avrebbe contraddizione.
- L'Essere è dunque ingenerato e immortale, poiché in caso contrario implicherebbe il non essere: la nascita significherebbe essere, ma anche non essere prima di nascere; e la morte significherebbe non essere, ovvero essere solo fino a un certo momento.
- L'Essere è indivisibile, perché altrimenti richiederebbe la presenza del non-essere come elemento separatore.

####################

Nonostante Parmenide non specifichi cosa sia questo Essere, leggendo queste parole viene naturale (almeno per me) identificarlo o con l' esistenza (intesa come ciò che permea di sè l' essente (ciò che è) fancendolo così esistere) oppure con la totalità dell' essente (tutto ciò che è).

L' Essere di Heidegger.

Da Introduzione ad Heidegger di Gianni Vattimo:
####################
« L’ essere in quanto “getta” il progetto gettato che è l’ uomo, e accade esso stesso nella misura in cui, in tale progetto, istituisce un’ apertura in cui l’ uomo entra in rapporto con sé stesso e con gli enti, li ordina in un mondo, li fa essere, cioè apparire nella presenza. »
####################

Per Heidegger l' Essere è illuminazione, cioè luce che illumina l' essente rendendolo così presente nel progetto gettato che è l' uomo.

Mentre Parmenide descrive l' Essere come ciò che rende esistente l' essente (oppure come la totalità dell' essente) e quindi se quest' ultimo non fosse permeato dall' Essere semplicemente non sarebbe, Heidegger lo descrive come ciò che fa apparire l' essente nel progetto gettato (uomo) ma se l' essente non fosse illuminato dall' Essere esso continuerebbe ad esistere anche se non collocato in un progetto, anche se senza dimora.

L' Essere di Nietzsche.

L' Essere di Nietzsche è volontà di potenza.

Da Introduzione a Nietzsche di Gianni Vattimo:
####################
Del resto, la vera essenza, se si può dir così, della volontà di potenza è ermeneutica, interpretativa.
####################

La volontà di potenza è essenzialmente interpretativa in quanto agisce plasmando l' errore necessario alla vita fondamento di qualsiasi rappresentazione (dove l' essente appare).

Pensato in questo modo l' Essere-volontà di potenza di Nietzsche si allontana dall' Essere di Parmenide accostandosi all' Essere-luce di Heidegger in quanto entrambi agiscono su una apertura (l' errore necessario alla vita e l' apertura storica) in cui uomo ed enti (essente) entrano in relazione.


Cosa pensate di questa mia interpretazione (sicuramente incompleta e straripante di errori dovuti ad un mio probabile fraintendimento del pensiero dei filosofi sopra citati ) ?

Grazie per l' attenzione!

Riprendo la discussione perchè ci sono troppe cose che non "quagliano".

Parmenide ,come troppi filosofi, viene commentato con il "senno di poi", cioè reinterpretato nelle varie culture che si susseguiranno.
In questo caso è mia abitudine attenermi al testo originario letterale.
Parmenide fa corrispondere l'essere al pensiero e al pensato,alla perfezione, all'eterno la rappresentazione è una sfera.
Il non-essere è di cui non si può dire, è l'apparenza è l'opinione.
Parmenide non fa discorsi strettamente logici, si limita a definire.

Poi cominciano le interpretazioni alla luce dell'elenchos e della filosofia dialettica. perchè il problema era il conciliare l'eterno dell'essere e il divenire degli enti. A questo punto entra in gioco la logica, ma dopo che avviene una gerarchicizzazione fra la dualità dell'essere e del non -essere in cui Platone inserisce l'uomo a metà. Così l'essere viene confinato nell'iperuranio, poi empireo, poi paradiso e così lì viene dimenticato.

Comincia tutta la storia umana dentro il non-essere .
La logica interviene decretando il vero dell'essere e il falso del non-essere, perchè l'ontologia si dispiegherà all'interno della logica cercando di risolvere la problematica fra l''essere con il principio d'identità, con l'esistenza, ma in realtà lo entifica ,cioè lo rende cosa come una qualunque altra cosa che appare nell'esistenza.

Il significato allora diventa che quell'essere sarà Dio o l'Uno e il non-essere tutto ciò che è "mondo".
Questa rappresentazione preclude all'uomo il fatto di essere felice nel mondo, perchè è opinione e apparenza, perchè è il falso dentro il non -essere e non il vero della perfezione dell'essere.
La metafisica non troverà soluzione all'essere così come la teologia preclude l'essere perfetto alla visione di un mondo in cui la falsità dentro il non essere è peccato, il mondo è impuro e l'essere è puro, il mondo è nel divenire e l'eternità è nell' al di là del divenire ,nell'eternità.

La logica dialettica ,ma direi quella predicativa di Aristotele e quella proposizionale di Crisippo, sarà utilizzata a buon fine proprio dalla tecnica e non dalla metafisica. Nella modernità la logica sarà ripresa ad esempio con gli infinitesimali, l'analisi di Leibniz e Newton,arriverà Boole e poi Frege con il tentativo di unificare i linguaggi nella logica, compresa la matematica che rimaneva divisa dall'aritmetica.

Questa breve prolusione è per capire come con il tentativo di Hegel attraverso la logica dilalettica sarà invece attaccata tutta la metafisica da Nietzsche e Heidegger, che non utilizzano il linguaggio logico, anzi Heidegger cercherà un nuovo linguaggio.
Nello stesso tempo la tecnica si dividerà nettamente dalla filosofia attraverso la continuazione di quella logica greca che si espanderà in tutta la filosofia analitica.

Quindi, la logica che nasce dalla filosofia greca è servita per accrescere la tecnica e non per trovare soluzioni nella metafisica e ontologia, perchè quell'essere è ancora la definizione di Parmenide, confinato dalle teologie in un Dio, in un assoluto, e dove l'uomo è mortificato nel mondo delle apparenze e opinioni.

Heidegger disse che la filosofia era morta.....sarà vero?
paul11 is offline  
Vecchio 05-04-2015, 07.00.39   #84
elsire
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Riferimento: L' Essere: da Parmenide ai giorni nostri

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Originalmente inviato da jeangene
Con questa discussione voglio proporre una riflessione sul concetto di Essere che nella storia della filofia è presente in numerose varianti grazie alle riflessioni di altrettanti numerosi pensatori.
Con quanto segue proverò ad interpretare e a mettere a confronto i concetti di Essere di tre filosofi: Parmenide, Heidegger e Nietzsche, gli unici (purtroppo) che per ora sono riuscito in qualche modo ad approfondire.

L' Essere di Parmenide.

Da Wikipedia:
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Pur non specificando cosa sia questo essere, Parmenide è il filosofo che per primo ne mette a tema esplicitamente il concetto; su di esso egli esprime soltanto una lapidaria formula, la più antica testimonianza in materia, secondo la quale «l'essere è, e non può non essere», «il non-essere non è, e non può essere»:

« è, e non è possibile che non sia

non è, ed è necessario che non sia »

La vera natura del mondo, il vero essere della realtà, è statico e immobile. A tali affermazioni Parmenide giunge promuovendo per la prima volta un pensiero basato non più su spiegazioni mitologiche del cosmo, ma su un metodo razionale, servendosi in particolare della logica formale di non-contraddizione, da cui si traggono le seguenti conclusioni:

- L'Essere è immobile perché se si muovesse sarebbe soggetto al divenire, e quindi ora sarebbe, ora non sarebbe.
- L'Essere è Uno perché non possono esserci due Esseri: se uno è l'essere, l'altro non sarebbe il primo, e sarebbe quindi non-essere. Allo stesso modo per cui, se A è l'essere, e B è diverso da A, allora B non è: qualcosa che non sia Essere non può essere, per definizione.
- L'Essere è eterno perché non può esserci un momento in cui non è più, o non è ancora: se l'essere fosse solo per un certo periodo di tempo, a un certo momento non sarebbe, e si avrebbe contraddizione.
- L'Essere è dunque ingenerato e immortale, poiché in caso contrario implicherebbe il non essere: la nascita significherebbe essere, ma anche non essere prima di nascere; e la morte significherebbe non essere, ovvero essere solo fino a un certo momento.
- L'Essere è indivisibile, perché altrimenti richiederebbe la presenza del non-essere come elemento separatore.

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Nonostante Parmenide non specifichi cosa sia questo Essere, leggendo queste parole viene naturale (almeno per me) identificarlo o con l' esistenza (intesa come ciò che permea di sè l' essente (ciò che è) fancendolo così esistere) oppure con la totalità dell' essente (tutto ciò che è).

L' Essere di Heidegger.

Da Introduzione ad Heidegger di Gianni Vattimo:
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« L’ essere in quanto “getta” il progetto gettato che è l’ uomo, e accade esso stesso nella misura in cui, in tale progetto, istituisce un’ apertura in cui l’ uomo entra in rapporto con sé stesso e con gli enti, li ordina in un mondo, li fa essere, cioè apparire nella presenza. »
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Per Heidegger l' Essere è illuminazione, cioè luce che illumina l' essente rendendolo così presente nel progetto gettato che è l' uomo.

Mentre Parmenide descrive l' Essere come ciò che rende esistente l' essente (oppure come la totalità dell' essente) e quindi se quest' ultimo non fosse permeato dall' Essere semplicemente non sarebbe, Heidegger lo descrive come ciò che fa apparire l' essente nel progetto gettato (uomo) ma se l' essente non fosse illuminato dall' Essere esso continuerebbe ad esistere anche se non collocato in un progetto, anche se senza dimora.

L' Essere di Nietzsche.

L' Essere di Nietzsche è volontà di potenza.

Da Introduzione a Nietzsche di Gianni Vattimo:
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Del resto, la vera essenza, se si può dir così, della volontà di potenza è ermeneutica, interpretativa.
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La volontà di potenza è essenzialmente interpretativa in quanto agisce plasmando l' errore necessario alla vita fondamento di qualsiasi rappresentazione (dove l' essente appare).

Pensato in questo modo l' Essere-volontà di potenza di Nietzsche si allontana dall' Essere di Parmenide accostandosi all' Essere-luce di Heidegger in quanto entrambi agiscono su una apertura (l' errore necessario alla vita e l' apertura storica) in cui uomo ed enti (essente) entrano in relazione.


Cosa pensate di questa mia interpretazione (sicuramente incompleta e straripante di errori dovuti ad un mio probabile fraintendimento del pensiero dei filosofi sopra citati ) ?

Grazie per l' attenzione!

A mio modesto avviso, pur non specificando cosa sia questo "essere" (nè potrebbe, non sussistendo, riguardo ad esso, nè "genere prossimo", nè "differenza specifica"), Parmenide è l'unico che ne parla in modo sensato.
Peraltro, con una logica che ricorda molto quella Vedanta.
Quanto a ciò che riporti di Heidegger, egli dice:« L’ essere in quanto “getta” il progetto gettato che è l’ uomo, e accade esso stesso nella misura in cui, in tale progetto, istituisce un’ apertura in cui l’ uomo entra in rapporto con sé stesso e con gli enti, li ordina in un mondo, li fa essere, cioè apparire nella presenza. »
Tale formulazione, almeno per me è del tutto involuta e incompresibile, anche perchè usa termini metaforici molto ambigui ("getta", "progetto", "apertura" ecc.); in parole povere, mi sembra la farneticazione di uno che si sia appena fatto una pera.
L' Essere di Nietzsche, invece, "è volontà di potenza".
Non ne dubitavo affatto...anche se mi riesce difficile capire quale sia la "volontà di potenza" di una pietra, visto che la "volontà" è una caratteristica dell'uomo...o, quantomeno, degli animali superiori.
Quando poi dice che: "La volontà di potenza è essenzialmente interpretativa in quanto agisce plasmando l' errore necessario alla vita fondamento di qualsiasi rappresentazione (dove l' essente appare).", mi viene il sospetto Nietzsche e Heidegger abbiano avuto, assieme, lo stesso "trip"... veramente pesante.
Io non sono un filosofo -almeno in senso tecnico, perchè, in realtà, siamo tutti filosofi-, ma, a mio modesto avviso, l'"essere" è semplicemente il minimo comun denominatore di tutte le cose che "esistono".
Io "esisto" come uomo, il gatto come gatto, la pietra come pietra...e ciascuno con le differenze specifiche dovute alla sua identità (nel mio caso, nome, cognome, codice fiscale ecc.).
Ma tutti quanti, uomini, gatti, pietre...e qualsiasi altra cosa "esista" al mondo con le sue particolarità..."E'" allo stesso modo.
Senza ulteriori specificazioni.
Per cui, l'"ESISTERE" è mutevole...inizia e cessa...ma l'"ESSERE" è onnipervadente, eterno ed universale.
E' QUELLO che sottende tutte le cose...come il mare e le onde.
Ma, ovviamente, questo è solo il mio punto di vista.
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Vecchio 01-07-2015, 07.56.29   #85
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Riferimento: L' Essere: da Parmenide ai giorni nostri

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Originalmente inviato da jeangene
Con questa discussione voglio proporre una riflessione sul concetto di Essere che nella storia della filofia è presente in numerose varianti grazie alle riflessioni di altrettanti numerosi pensatori.
Con quanto segue proverò ad interpretare e a mettere a confronto i concetti di Essere di tre filosofi: Parmenide, Heidegger e Nietzsche, gli unici (purtroppo) che per ora sono riuscito in qualche modo ad approfondire.

L' Essere di Parmenide.

Da Wikipedia:
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Pur non specificando cosa sia questo essere, Parmenide è il filosofo che per primo ne mette a tema esplicitamente il concetto; su di esso egli esprime soltanto una lapidaria formula, la più antica testimonianza in materia, secondo la quale «l'essere è, e non può non essere», «il non-essere non è, e non può essere»:

« è, e non è possibile che non sia

non è, ed è necessario che non sia »

La vera natura del mondo, il vero essere della realtà, è statico e immobile. A tali affermazioni Parmenide giunge promuovendo per la prima volta un pensiero basato non più su spiegazioni mitologiche del cosmo, ma su un metodo razionale, servendosi in particolare della logica formale di non-contraddizione, da cui si traggono le seguenti conclusioni:

- L'Essere è immobile perché se si muovesse sarebbe soggetto al divenire, e quindi ora sarebbe, ora non sarebbe.
- L'Essere è Uno perché non possono esserci due Esseri: se uno è l'essere, l'altro non sarebbe il primo, e sarebbe quindi non-essere. Allo stesso modo per cui, se A è l'essere, e B è diverso da A, allora B non è: qualcosa che non sia Essere non può essere, per definizione.
- L'Essere è eterno perché non può esserci un momento in cui non è più, o non è ancora: se l'essere fosse solo per un certo periodo di tempo, a un certo momento non sarebbe, e si avrebbe contraddizione.
- L'Essere è dunque ingenerato e immortale, poiché in caso contrario implicherebbe il non essere: la nascita significherebbe essere, ma anche non essere prima di nascere; e la morte significherebbe non essere, ovvero essere solo fino a un certo momento.
- L'Essere è indivisibile, perché altrimenti richiederebbe la presenza del non-essere come elemento separatore.

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Nonostante Parmenide non specifichi cosa sia questo Essere, leggendo queste parole viene naturale (almeno per me) identificarlo o con l' esistenza (intesa come ciò che permea di sè l' essente (ciò che è) fancendolo così esistere) oppure con la totalità dell' essente (tutto ciò che è).

L' Essere di Heidegger.

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« L’ essere in quanto “getta” il progetto gettato che è l’ uomo, e accade esso stesso nella misura in cui, in tale progetto, istituisce un’ apertura in cui l’ uomo entra in rapporto con sé stesso e con gli enti, li ordina in un mondo, li fa essere, cioè apparire nella presenza. »
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Per Heidegger l' Essere è illuminazione, cioè luce che illumina l' essente rendendolo così presente nel progetto gettato che è l' uomo.

Mentre Parmenide descrive l' Essere come ciò che rende esistente l' essente (oppure come la totalità dell' essente) e quindi se quest' ultimo non fosse permeato dall' Essere semplicemente non sarebbe, Heidegger lo descrive come ciò che fa apparire l' essente nel progetto gettato (uomo) ma se l' essente non fosse illuminato dall' Essere esso continuerebbe ad esistere anche se non collocato in un progetto, anche se senza dimora.

L' Essere di Nietzsche.

L' Essere di Nietzsche è volontà di potenza.

Da Introduzione a Nietzsche di Gianni Vattimo:
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Del resto, la vera essenza, se si può dir così, della volontà di potenza è ermeneutica, interpretativa.
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La volontà di potenza è essenzialmente interpretativa in quanto agisce plasmando l' errore necessario alla vita fondamento di qualsiasi rappresentazione (dove l' essente appare).

Pensato in questo modo l' Essere-volontà di potenza di Nietzsche si allontana dall' Essere di Parmenide accostandosi all' Essere-luce di Heidegger in quanto entrambi agiscono su una apertura (l' errore necessario alla vita e l' apertura storica) in cui uomo ed enti (essente) entrano in relazione.


Cosa pensate di questa mia interpretazione (sicuramente incompleta e straripante di errori dovuti ad un mio probabile fraintendimento del pensiero dei filosofi sopra citati ) ?

Grazie per l' attenzione!


Velocemente, perchè il tempo è tiranno.
L'essere mio, l'essere dell'apparire dell'uomo in quanto manifestazione esperita, è la sua autenticità, l'identità a sè stesso.
Non basta asserire il Pensiero è l'essere (Parmenide)...
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Vecchio 01-07-2015, 13.48.47   #86
filosofia1
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Riferimento: L' Essere: da Parmenide ai giorni nostri

Citazione:
Originalmente inviato da Davide M.
Allora, sulle allucinazioni di Nietsche & Co. non ho nulla da dire. Sulle tue interpretazioni invece trovo che siano coerenti. A dire il vero Heidegger non ha mai specificato il concetto di essere (perché tu in questa discussione hai sottolineato il tuo interesse sul concetto, di essere), Heidegger ci ha sempre girato intorno, all'essere; ha approfondito il concetto di esser-ci, ha detto cose interessanti circa la prospettiva esistenzialistica dell'uomo. Ma sull'essere ha detto ben poco.
Su Parmenide, invece, risulta chiaro il suo errore, e quello ovviamente degli eleati, e di tutti i presocratici direi, di non tenere separati il piano logico e quello ontologico. Poi arrivò Aristotele, che disse l'essere si può dire in tanti modi, tra cui come vero o falso, connettori logici, quindi intuì la differenza. Il ragionamento di Parmenide, essendo fondato sul principio di non contraddizione, non fa una piega; ma avrebbe dovuto specificarlo, invece ha detto che il mondo sensibile è solo un'illusione, e che la verità (nota la verità, categoria logica) è l'essere che sempre è.
Ovviamente l'essere delle cose, delle determinazioni positive, non è una proprietà trascendente le stesse, ma è immanente, tant'è vero che gli esseri viventi muoiono, divengono, prima sono e poi non sono più.


Più che ragionare sulla relazione delle cose, su ciò che lega un oggetto ad un altro, un fatto, una parola, etc. etc., concentrerei l'attenzione sul significato di questi enti. Se parliamo di essere, ed introduciamo Parmenide, significa che dobbiamo immedesimarci in lui, e considerare quale fosse l'argomento principe di quel preciso momento. Scopriremmo che accanto alla parola essere siam costretti ad adoperare al parola principio, poichè da questa prende forma l'essere. Ma allora sarebbe bene andar a scoprire Talete, Anassimene, Anassimandro, Eraclito, e solo poi Parmenide, che se vogliamo affina le teorie di quei filosofi citati che pian piano giungono ad un unità di pensiero. Ragionerei comunque sulla parola natura, ed inviterei ognuno di noi a cercar di definire al meglio questo termine, ci accorgeremmo che il risultato non può differire da quell'essere invocato e difficilmente afferrabile cui ogni pensatore sfida.

Un saluto.
filosofia1 is offline  

 



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