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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 24-01-2006, 23.08.28   #11
nonimportachi
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Data registrazione: 04-11-2004
Messaggi: 1,010
Citazione:
Messaggio originale inviato da nexus6
Che pensi della morte?


termine di ogni attività cerebrale.


....e prova a dirmi che ho torto
nonimportachi is offline  
Vecchio 24-01-2006, 23.25.47   #12
Jack Sparrow
Pirate of the Caribbean
 
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Data registrazione: 23-05-2005
Messaggi: 363
Re: Gedankenexperiment

Citazione:
Messaggio originale inviato da Weyl
Non ci si può, insomma, "svegliare" estranei a sè, nel proprio corpo!
"svegliarsi" implica un soggetto che "si sveglia".

mi pare ovvio che non ci si possa svegliare nel corpo di qualcun'altro, nè tantomeno può svegliarsi qualcuno che non è;

il problema è che le amnesie non sono ciò che cerchiamo se andiamo a caccia di persone prive di identità:
quelle persone hanno dimenticato come si chiama ua cugina in america, ma non hanno dimenticato come si usa la forchetta;
questo perchè la parte di memoria che gli suggerisce come si usano le posate è molto più facilmente reperibile, ed è molto difficile che la si perda;

se qualcuno perde ogni tipo di memoria, e perde ogni identità, probabilmente si trova in stato vegetativo.

saluti
Jack Sparrow is offline  
Vecchio 25-01-2006, 00.10.40   #13
z4nz4r0
weird dreams
 
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Citazione:
Messaggio originale inviato da nonimportachi

Voi vi rassegnate all'analisi razionale che determina che in realtà la vostra individualità è solo presunta e materialmente ultile? oppure ritenete che dietro il nozionismo e l'esperienze accumulate ci possa essere qualcosa che sia identificabile con un "me" che prescinde da esperienze, memoria?



Citazione:
nexus Dietro le esperienze c'è un punto fermo, un centro di gravità permanente che prescinde da memoria ed esperienze?


.Il punto è uno, fermo. Tutto il resto a partire dal 'big bang' sono idee, un'infinità di punti virtuali derivati dalla matematica (parola che può essere tradotta con: desiderio di apprendere) che assiomaticamente scinde l'.unità. nelle dimensioni per dare misure ..nel tendere verso una 'crescente' definizione di sempre sfumati contorni(...) dell'idea originale: esperienza che distinguendo si srotola e l'unità dalla luce del mondo si sottrae , si infosca come ombra nelle relazioni percezione-percepito evidenziando il bagliore dei suoi vuoti riflessi. ecct ecct. o...

Ultima modifica di z4nz4r0 : 25-01-2006 alle ore 00.20.24.
z4nz4r0 is offline  
Vecchio 25-01-2006, 05.53.11   #14
gyta
______
 
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Solo qualche piccola considerazione.. (a caldo)

[La mente che cura.
La mente che distrugge.
]


La memoria.. la memoria, si forse è l'unica cosa che lega ad un identità,
ma anche in assenza di memoria cosciente, vi sarebbero gli istinti,
le regioni inconsce meticolosamente registrate a dare ancora un senso d'unità,
vi sarebbe la percezione dell'esterno ad individuare un "interno"..
L'essere umano nasce con una memoria che ha altra "coscienza" che non conosce coscienza come comunemente intesa: una finestra si apre su di un nuovo mondo di percezioni.
Man mano si prende coscienza di questo nuovo funzionamento, di questi sensi, di questo nuovo essere,
nemmeno la distinzione tra esterno ed interno è così netta all'inizio. L'operazione avvenuta (la nascita, il taglio del cordone ombelicale) registrata profondamente senza una coscienza del significato, del suo significato;
il corpo reclama, chiede.
Assistendo alla visione di un film (un po' all'acqua di rose come da un po' sembrano fornire le emittenti televisive) ho memorizzato una battuta scontata ma comunque degna di nota, diceva più o meno così:
quando qualcosa è davvero molto seria è allora necessario prenderla come un gioco, poiché solo
in tal modo non ne viene compromessa la coerenza profonda possibile, la possibile lucidità necessaria.
Penso che "serio" sia realmente tutto ciò che ci riguarda, che riguarda la nostra vita più intima
in tutte le sue possibili connessioni implicate.
Così, non con lo sguardo "di Dio" ma con lo sguardo dell'uomo che non perde se stesso
ci si può accostare a delle domande, a delle risposte che presuppongono una messa in gioco totale,
dove solo la lucidità non unilaterale può preservare dalla dispersione d'energia, e da valutazioni tragiche
od azzardate. (questa una mia considerazione d'aggiunta).

Le "mille personalità".. Abbiamo memoria e "ritmo" personale..
abbiamo informazioni elaborate da altre informazioni e tutto questo chiamiamo "personalità"
ma più giusto sarebbe chiamarlo "ritmo", lontano, latente od accennato 'ritmo' espresso sin dai primi passi
e tessuto negli anni.. il resto è solo autoconvinzione di un proseguo che esiste solo nella possibile lettura di una memoria che pare in questa riconoscere un filo caratteriale, una congiunzione distinguente, identificante.

Così nelle passioni che non conoscono né riconoscono, né per essere possono sottostare
a codici imposti, auto-imposti di comportamento, ci riconosciamo in tutta la nostra sostanziale libera diversità espressiva, diversi da ciò che credevamo, pensavamo d'essere. Ed anche la stessa memoria sembra dover lasciare il passo al nuovo "caos", ad una sequenza di sentimenti ed azioni che sembrano interagire come nate dal nulla, come prive di blocchi strutturali di ciò che è /pensavamo fosse la nostra identità.
Ci troviamo di fronte ad una espressione d'essere dove la freschezza d'essere è completamente calata nel presente e la nostra stessa identità non più sostanziale (come memoria) se non come percezione fluida di coscienza fusa ed immediata con la passione stessa. Noi siamo la passione, diveniamo la passione stessa.
Il filo vibrante d'unione (risultante). Ecco, lo eravamo da sempre stati dimenticando la nostra potenza nei ricordi.

Ecco il nostro vero volto, non dalle mille identità, personalità ma dalla completa libertà
da uno schema di identità a se stessa, dove l'unica identità possibile diviene il rapporto stesso,
l'idea stessa, il percepire stesso.. e così via: la linea di congiunzione, il filo che unisce, la scintilla d'urto.

Forse per economia d'energie ci ripariamo dietro il sogno di un pensiero avuto,
il sogno di chi credevamo d'essere, per paura del fuoco della vita che divora,
sconquassa, abbatte senza i suoi schemi, senza i suoi ordini statistici, senza una mente che pesa/soppesa.
Allora di fronte a questo fuoco incrociato ci si arrende alla Vita o.. ci si arrende alla morte,
negando la vita, la sua diversità che non chiede consensi, che non ammette regole calcolate,
che non ammette.. "morte".. "certezza".. (!)

Scaviamo alla ricerca di un senso d'identità nel cuore della Vita e lo vogliamo irreparabilmente certo,
trasparente, sicuro e ci troviamo la morte.
Il "Mutamento" così distante dalla memoria di quando eravamo bimbi
ed in un certo senso giocavamo al gioco "dello starci per così com'era",
coi nostri pianti profondamente disperati, le nostre gioie profondamente acute;
la nostra totale fragilità che era pure la nostra totale forza
..la nostra identità di foglie al vento.

Ma quanto amore per il vento si deve avere
per essere come foglie, con la coscienza solo nell'aria,
nell'aria del mutamento..?



Gyta
gyta is offline  
Vecchio 25-01-2006, 09.29.15   #15
maxim
Ospite abituale
 
L'avatar di maxim
 
Data registrazione: 01-12-2005
Messaggi: 1,638
Aiuto!
Qualcuno potrebbe farmi un riassunto di quanto detto finora?
Ieri sera, prima di spegnere il pc, i miei pensieri erano abbastanza chiari...questa mattina non più.
Lo sapevo io che dovevo postarli subito...chissà se stamane rileggendoli avrei condiviso le mie idee di ieri oppure no.

Morte...che volete sapere oltre a ciò che già sapete e che tutti sanno?
è troppo facile nexus rispondere alla domanda cos'è la morte...
impossibile invece rispondere alla domanda cosa c'è un attimo dopo la morte...quindi?
Potrei esprimere un parere sul perchè della morte...ma anche qui la risposta mi sembrerebbe abbastanza scontata...ovvio che dimensione spazio tempo non prevede eternità altrimenti che spazio tempo sarebbe?
Potrei dirti che ne penso a livello personale e se ne ho paura...ti risponderei che l'eternità mi spaventerebbe molto di più...la morte è la soluzione alla condanna eterna...la cessazione dei ricordi...e tra essi, anche quelli brutti...tiè!

Scusatemi della semplicità ma questa mattina, come direbbe qualche altro forumista, devo ancora connettermi all'IO.
maxim is offline  
Vecchio 25-01-2006, 11.54.37   #16
alessiob
Ospite abituale
 
Data registrazione: 16-10-2005
Messaggi: 749
Tre mesi fa, quando mi sono iscritto a questo forum, espressi le mie idee sulla vita e sulla morte al caro Nexus6, lui le conosce, ma per chi non le ha lette le ripropongo qui identiche a prima.

Io ho una mia teoria personale sulla vita e sulla morte elaborata in molti anni di riflessioni (nel tempo libero)
e finalmente, appena un anno fa (ha 21 anni compiuti) sono arrivato alla conclusione. Oppure all'inizio, dipende dal punto di vista.
Secondo la mia opinione questa mia teoria ha una buona probabilità di essere vera, anzi, un ottima probabilita.

Il mio problema più grande sarà esporvela, anche perche io stesso non sono riuscito a comprenderla a pieno, ho compreso solo una traccia, ho intuito una via, una strada che ho cercato di percorrere, ma non credo riuscirò mai ad arrivare veramente in fondo. Nessuno puo.

Per farvi capire questa impossibilità di comprensione vi faro un semplice esempio.

Immaginate una vostra normale giornata di vita in casa. Immaginate ora il vostro animale domestico (se non lo avete fate finta di averlo ) Ebbene dopo molti anni di convivenza con voi lui conosce ogni singola stanza dell'appartamento, conosce ogni posto per poter riposare e capisce se il divano è piu comodo o meno della poltrona. Reagisce immediatamente al richiamo umano quando è ora di mangiare, e si dirige prontamente al luogo deputato al pasto.
FA le coccole quando lo accarezzate, conosce le vostre abitudini e tanto altro ancora...
Però...nonostante questo egli è completamente ignaro di cio che gli accade intorno. Il padrone che torna dal lavoro, i figli che giocano con un videogioco, la madre che piange perche il figlio è stato bocciato...il rumore di un aereo che passa nel cielo...
L'animale vi osserva mentre studiate un libro di filosofia, e magari sale sopra il tavolino per avere delle coccole, si strofina contro il vostro testo...completamente ignaro.... non sa a cosa serva quel libro, vi osserva curioso, ma non sa cosa fate, capisce che state facendo qualcosa, e per questo vi si avvicina, comincia a giocare con la vostra penna...ma mai sapra quello che accade relamente.
Ora come riusciremmo noi a spiegare a questo animale cosa stiamo facendo? Come riusciremo a comunicargli che stiamo studiando un testo di filosofia di Hegel perche fra pochi giorni avremo un esame oppure per puro piacere culturale.
Non è possibile. Lui non puo capirci. Il suo cervello non puo comprendere, neanche se vivesse mille anni.

Ecco perche noi non possiamo capire a fondo la verità. Il nostro cervello non puo, come quell'animale, comprendere l'universo, capire come è fatto veramente il mondo.

Ed è per questo che noi non abbiamo accesso alla verita.

Dopo questa introduzione posso provare a spiegarvi la mia idea sulla vita e sulla morte.
Per giungere alla mia attuale opinione sono partito da questa domanda: Come mai dopo migliaia di anni, miliardi di uomini nati e morti, milioni di pensatori che cercavano di spiegare la vita, tramite la religione, tramite la scienza, tramite la filosofia… Come mai dopotutto questo tempo e tutti questi grandi pensatori ancora oggi noi non conosciamo neanche lontanamente il mistero della vita?
La risposta è in parte quella citata nell’introduzione, ma vi è un altro motivo valido di questo insuccesso, ed è quello che mi ha spinto ad affermare le mie conclusioni.

Tutti hanno gia provato a dare mille interpretazioni diverse alla vita e nessuno vi è arrivato… dunque ecco risolto il mistero.
L’uomo ragiona seguendo precisi meccanismi mentali, dunque bisognava andare contro questi meccanismi, contro queste CERTEZZE.

Se nessuno aveva scoperto la verità questo significava che la verità doveva essere una cosa ASSURDA, doveva apparire inverosimile, paradossale all’uomo.
Quindi la spiegazione sulla vita doveva essere qualcosa di assolutamente inconcepibile per l’uomo, ecco perche nessuno vi era mai arrivato!!!!
A questo punto, la vita doveva essere un paradosso, ma badate bene…un paradosso per noi uomini, non per la realtà.

Dunque forse avete gia capito da soli la risposta. La grande domanda sulla vita e sulla morte è questa: Non vi è nessuna domanda, per il semplice fatto che la vita e la morte non esitono.
Il paradosso, la cosa inconcepibile per l’uomo si è realizzata: Egli non è vivo. Almeno non come lo intende lui.

Questa affermazione vi sembrerà, ovviamente, ridicola, pazzesca!! Ed è proprio in questo che voi confermerete questa stessa teoria, per il suo fatto di essere assurda, tanto assurda da essere vera.

Ora vi chiederete: Ma cosa vuol,dire che io non sono vivo?? Eppure mi muovo e agisco nel mondo.

Cerchero di spiegarvi, anche se sarà difficile.

Il nostro corpo ogni istante muta. Le cellule del nostro intero organismo nascono e muoiono continuamente, pensate che in soli tre giorni il nostro corpo è completamente rigenerato. Dunque noi non siamo altro che materia, e facciamo tutto ciò che TUTTA la materia dell’universo fa: cambiare, mutare. Dunque la nostra nascita non segna un inizio, solo per NOI è un inizio, in realtà la nostra nascita non è altro che una aggregazione di cellule, di materia. Pensate che tutti noi una volta siamo stati divisi: (il seme maschile e quello femminile) poi tramite la fecondazione ci siamo uniti e nel ventre di nostra madre ci siamo “composti” lentamente. Anche ora, da adulti, il bostro organismo continua a mutare, fino alla vecchiaia ed alla morte…che morte non è dato che la materia di cui siamo composti non cesserà di esistere ma continuerà a mutare assieme a tutta la materia che la circonda.
E il pensiero? Perchè penso? Il nostro cervello è formato da neuroni, miliardi di neuroni. Ognuno di essi comunica con gli altri con infinite connessioni diverse. Dunque il nostro pensiero non è altro che l’aggregazione di questi neuroni. Per spiegarvi potrei esporre il concetto di Società: la società non è una cosa che si tocca, ma esiste, è l'unione degli uomini che danno un prodotto. Anche se da il nostro punto di vista sembriamo separati da un punto di vista più elevato siamo un'unica mente che lavora. Il nostro cervello funziona in modo simile.
Bisognerebbe parlare per pagine e pagine, ma non vi è il tempo, quindi concludo:

Per farvi capire noi Muoriamo ogni secondo, rigenerandoci perdiamo ciò che eravamo prima, e lo facciamo continuamente. Quando guardiamo una videocassetta che rappresenta una nostra azione nel passato, ebbene quell’individuo non siamo noi. Noi siamo la sua evoluzione. Quell’individuo è morto (anche se il termine morto non ha senso e lo uso unicamente per farvi comprendere)
L’unica cosa che ci lega a quell’individuo (oltre alla nostra evoluzione diretta) sono i nostri ricordi.
I nostri ricordi sono deboli, e fragili, annebbiati, imprecisi. Perché anche questi si devono rinnovare e con il tempo perdono memoria.
Noi “viviamo” esclusivamente nel presente, perche siamo tali solo in questo momento temporale.
Lo so, è difficile capire, vi sarebbero miriadi di esempi che vi aiuterebbero a capire meglio il concetto, ma non posso elencarli tutti.

A questo punto esprimo le mie conclusioni: Questo nostro stato ha lati positivi e lati negativi, quelli negativi, sono la perdita di tutto ciò che ci lega alla società, tutte le nostre convinzioni crollano. Ma i lati positivi sono molti: come prima cosa la morte tanto temuta non esiste. Come seconda cosa noi non siamo soli, non siamo un organismo piccolo e insignificante dell’universo, siamo semplicemente L’UNIVERSO. Siamo fatto letteralmente di stelle e siamo la loro stessa espressione, siamo l’evoluzione del cosmo. Siamo tutti uniti, un enorme materia, energia che muta, ma non aumenta o diminuisce di quantità.

Ovviamente tutto quello che ho detto può non essere vero. Ma potrebbe benissimo essere la realtà che per noi ancora è oscura e ne percepiamo appena l’odore….

Siamo il gatto domestico che gioca con il libro di filosofia…gioca e attende…
alessiob is offline  
Vecchio 25-01-2006, 12.24.06   #17
epicurus
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confutazione

Citazione:
Messaggio originale inviato da alessiob
Immaginate ora il vostro animale domestico (se non lo avete fate finta di averlo ) [...] egli è completamente ignaro di cio che gli accade intorno. Il padrone che torna dal lavoro, i figli che giocano con un videogioco, la madre che piange perche il figlio è stato bocciato...il rumore di un aereo che passa nel cielo...
[...] Ora come riusciremmo noi a spiegare a questo animale cosa stiamo facendo? Come riusciremo a comunicargli che stiamo studiando un testo di filosofia di Hegel perche fra pochi giorni avremo un esame oppure per puro piacere culturale.
Non è possibile. Lui non puo capirci. Il suo cervello non puo comprendere, neanche se vivesse mille anni.

sí, lui non puó capire perché non ha una complessitá cerebrale sufficiente. ma quello che a lui manda é la condizione necessaria al comprendere tali cose, non quella sufficiente (che é poi quella che spiega veramente perché noi capiamo certe cose e lui no). la condizione sufficiente é la padronanda linguistica.

Citazione:
Ecco perche noi non possiamo capire a fondo la verità. Il nostro cervello non puo, come quell'animale, comprendere l'universo, capire come è fatto veramente il mondo.

se intendi che l'uomo non puó capire il mondo 'in sé', allora hai ragione, ma ció non é un limite umano, infatti sarebbe un limite se 'mondo in sé' avesse un senso, ma non ve l'ha! a parte questo, l'uomo - come egli dimostra egregiamente - comprende molte cose sull'universo.

Citazione:
Come mai dopotutto questo tempo e tutti questi grandi pensatori ancora oggi noi non conosciamo neanche lontanamente il mistero della vita?
La risposta è in parte quella citata nell’introduzione, ma vi è un altro motivo valido di questo insuccesso, ed è quello che mi ha spinto ad affermare le mie conclusioni.
Tutti hanno gia provato a dare mille interpretazioni diverse alla vita e nessuno vi è arrivato… dunque ecco risolto il mistero.
L’uomo ragiona seguendo precisi meccanismi mentali, dunque bisognava andare contro questi meccanismi, contro queste CERTEZZE.

io invece credo che l'uomo non vi sia riuscito perché non é chiaro neppure a lui il significato da dare alla sua domanda. é cosí abituato a sentirla dire che si é condivinto che abbia un senso ma in realtá non ve l'ha. se ridai un occhio al topic sulle 3 grandi domande da te aperto un po' di tempo fa (https://www.riflessioni.it/forum/show...hreadid=62 42) e leggi il mio intervento capirai cosa intendo.

Citazione:
la vita e la morte non esitono.
Il paradosso, la cosa inconcepibile per l’uomo si è realizzata: Egli non è vivo. Almeno non come lo intende lui.
Questa affermazione vi sembrerà, ovviamente, ridicola, pazzesca!! Ed è proprio in questo che voi confermerete questa stessa teoria, per il suo fatto di essere assurda, tanto assurda da essere vera.
Ora vi chiederete: Ma cosa vuol,dire che io non sono vivo?? Eppure mi muovo e agisco nel mondo.

sbagli, noi non siamo vivi (ne morti) come lo intendi tu. quando noi diciamo che siamo vivi intendiamo proprio una gran serie di cose (ritorna il concetto di 'famiglia' di wittgenstein): camminare, indignarsi, interrogarsi, arrossire, bere, amare, etc.

Citazione:
Il nostro corpo ogni istante muta. Le cellule del nostro intero organismo nascono e muoiono continuamente, pensate che in soli tre giorni il nostro corpo è completamente rigenerato. Dunque noi non siamo altro che materia, e facciamo tutto ciò che TUTTA la materia dell’universo fa: cambiare, mutare. Dunque la nostra nascita non segna un inizio, solo per NOI è un inizio, in realtà la nostra nascita non è altro che una aggregazione di cellule, di materia. Pensate che tutti noi una volta siamo stati divisi: (il seme maschile e quello femminile) poi tramite la fecondazione ci siamo uniti e nel ventre di nostra madre ci siamo “composti” lentamente. Anche ora, da adulti, il bostro organismo continua a mutare, fino alla vecchiaia ed alla morte…che morte non è dato che la materia di cui siamo composti non cesserà di esistere ma continuerà a mutare assieme a tutta la materia che la circonda.
E il pensiero? Perchè penso? Il nostro cervello è formato da neuroni, miliardi di neuroni. Ognuno di essi comunica con gli altri con infinite connessioni diverse. Dunque il nostro pensiero non è altro che l’aggregazione di questi neuroni.

non capisco il senso di quel tuo 'dunque': dovrebbe rappresentare una deduzione da quanto dici prima? non penso proprio, eventualmente é una premessa aggiuntiva indipendente da quanto dici prima.

il tuo ragionamente, schematizzato: noi siamo materia AND la materia muta --> noi mutiamo --> noi non viviema ne moriamo.

questo argomento é fallace perché presuppone ingiustamente che una persona per essere considerata tale non debba mutare. ma ció é assurdo. lo stesso concetto di identitá personale non avrebbe senso senza il mutamento: un essere che non muta (e quindi non pensa e non fa nulla) non puó avere un'identitá personale perché non é una persona. quindi fin qui si é detto "noi cambiamo, quindi noi non siamo persone, nel senso importante di essere persone" non capendo che é proprio il mutamente che ci garantisce di essere persone.

inoltre il tuo ragionamente che ho riportato poco sopra é fallace anche per un'altra considerazione. si presuppone che la persona si debba identificare con la configurazione atomica (o di qualche altra particella piú elementare), ma questo é sbagliato. il funzionalismo (che parte da assunzioni prettamente materialistiche) identifica la persona con la sua organizzazione funzionale (astratta), quindi il mutamente a livello hardware non importa. inoltre anche la tesi che voglio sostenere nel mio topic sulla filosofia della mente elude questo problema, ritendendo la persona non riducibile alle categorie della fisica, della chimica, della biologia e dell'informatica.


epicurus
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Vecchio 25-01-2006, 12.25.48   #18
nexus6
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Ah...! Arrivo e mi trovo tutte queste cose scritte e ringrazio vivamente tutte le persone che si ricordano di aver scritto codeste numerose parole; c'è anche un certo nexus6 che farebbe meglio a fare meno l’apocalittico, con quella firmetta lì che a me di stamattina non piace proprio.

Il punto di disaccordo è proprio con nexus6.

Mi spiego: ha detto che non c'è nessun punto fermo che prescinda da esperienze e memoria. Beh... questa affermazione va precisata sennò si prendono fischi per fiaschi e mi devo incaricare di farlo io, visto che a quanto pare ho lo stesso nick (mi dissocio dalla firma, però).

Prendiamo un neonato bello paffutello con quelle candide guanciotte. E' proprio una lavagnetta pulita la sua mente e la sua memoria? Beh... questa è una domandina difficile a prima mattina..., ma di getto risponderei: “no”. La lavagna su cui poter scrivere qualcosa, comunque c'è o no?

Voglio dire il contenitore è già un minimo abbozzato (già dai 9 mesi trascorsi nella pancia), certo poi le esperienze lo plasmeranno e ci metteranno dentro tutti i contenuti. Qui urge l’esperienza di papà, mamme e future mamme.

Ebbene quella lavagnetta parziale e (semi)pulita potrebbe essere il “me” che chiedeva il nonimportachi di ieri, con il quale finalmente sono in aperto disaccordo... oppure questa è solo un'altra utile razionalizzazione?

Ho letto che i neonati (pure di pochi giorni) possiedono delle minime abilità percettive; d’altronde i neonati possiedono pure un abbozzo di “carattere”, che fa parte sempre della lavagna, derivante da quello dei propri genitori. Certo qui stavamo parlando di coscienza e di “me” e ciò si sviluppa solo successivamente. Azz… sono di nuovo d’accordo con il nonimportachi di ieri.

No no… aspetta un attimo, ma l’uomo possiede chiaramente la potenzialità di divenire cosciente e dunque tal potenzialità è innata! O no…? Fate voi.

Innata o no, poi la memoria, le esperienze acquisite la fanno da padrone, andando a coprire con la loro polvere l’unità di cui parla il z4nz4ro di qualche tempo fa.

La Gyta (delle 5 di stamattina…!), che ringrazio molto di aver accettato l’invito (mi rivolgo alla Gyta di adesso), può introdurre una ventata di novità e di attraente diversità che si dispiega tutta in queste frasi:
Citazione:
Messaggio originale inviato da gyta (di qualche ora fa)
L'essere umano nasce con una memoria che ha altra "coscienza" che non conosce coscienza come comunemente intesa: una finestra si apre su di un nuovo mondo di percezioni.
Man mano si prende coscienza di questo nuovo funzionamento, di questi sensi, di questo nuovo essere, nemmeno la distinzione tra esterno ed interno è così netta all'inizio. L'operazione avvenuta (la nascita, il taglio del cordone ombelicale) registrata profondamente senza una coscienza del significato, del suo significato;
il corpo reclama, chiede.
Aspetta un attimo… ma stiamo dicendo le stesse cose:
Citazione:
Messaggio originale inviato da gyta (di qualche ora fa)
Forse per economia d'energie ci ripariamo dietro il sogno di un pensiero avuto,
il sogno di chi credevamo d'essere, per paura del fuoco della vita che divora,
sconquassa, abbatte senza i suoi schemi, senza i suoi ordini statistici, senza una mente che pesa/soppesa.

Scaviamo alla ricerca di un senso d'identità nel cuore della Vita e lo vogliamo irreparabilmente certo,
trasparente, sicuro e ci troviamo la morte.
Ah… no no… non stiamo, per fortuna, dicendo le stesse cose:
Citazione:
Messaggio originale inviato da gyta (di qualche ora fa)
Ecco il nostro vero volto, non dalle mille identità, personalità ma dalla completa libertà
da uno schema di identità a se stessa, dove l'unica identità possibile diviene il rapporto stesso,
l'idea stessa, il percepire stesso.. e così via: la linea di congiunzione, il filo che unisce, la scintilla d'urto.
Prego Gyta di spiegare questa frase; potrei provare a scrivere qualcosa, sembra che abbia afferrato il senso, ma come sai esso è molto sfuggente.

Per Alessio ci vorrebbe il buon Epicurus che ti potrebbe subito riportare con i piedi saldamente per terra, criticando questa affermazione “l’uomo non è vivo”. Bisogna riportare un po’ di pragmatismo americano sennò i cervelli rischiano di lasciarci. Ebbene faccio l’Epicurus, poi lui mi perdonerà! Le parole “vita” “vivere” traggono significato dal contesto sociale nel quale vengono utilizzate (il famoso esternalismo semantico) e dunque secondo tale concezione non ha semplicemente senso per un uomo proferire queste parole: “io non sono vivo”, poiché ciò sarebbe un uso sbagliato dei termini.

Epicurus eccolo... un tempismo perfetto!

Comunque nexus, come è noto, non è un pragmatista e dunque capisco il senso del discorso di Alessio, che ha molti rapporti con quello che intendeva dire il vecchio creatore di questo thread che ormai è passato a miglior vita.


Ma dunque, siete proprio tutti d’accordo? Le "nostre" uniche fonti di identità sono la "nostra" memoria e le "nostre" capacità razionali?


ps. mi fa paura quando siamo tutti d'accordo, perchè quello potrebbe essere il caso che nessuno ci abbia capito niente...

Ultima modifica di nexus6 : 25-01-2006 alle ore 12.39.56.
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Vecchio 25-01-2006, 12.48.10   #19
epicurus
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Citazione:
Messaggio originale inviato da nexus6
Per Alessio ci vorrebbe il buon Epicurus che ti potrebbe subito riportare con i piedi saldamente per terra, criticando questa affermazione “l’uomo non è vivo”. Bisogna riportare un po’ di pragmatismo americano sennò i cervelli rischiano di lasciarci. Ebbene faccio l’Epicurus, poi lui mi perdonerà! Le parole “vita” “vivere” traggono significato dal contesto sociale nel quale vengono utilizzate (il famoso esternalismo semantico) e dunque secondo tale concezione non ha semplicemente senso per un uomo proferire queste parole: “io non sono vivo”, poiché ciò sarebbe un uso sbagliato dei termini.

Epicurus eccolo... un tempismo perfetto!

Comunque nexus, come è noto, non è un pragmatista e dunque capisco il senso del discorso di Alessio, che ha molti rapporti con quello che intendeva dire il vecchio creatore di questo thread che ormai è passato a miglior vita.

Ma dunque, siete proprio tutti d’accordo? La "nostra" unica fonte di identità è la "nostra" memoria e le "nostre" capacità razionali?

eccomi qua, la pecora nera del gruppo che era stata (quasi)predetta dall'oracolo nexus

voglio sottolineare che non sono un pragmatista (inteso come persona che si riconosce nel movimento filosofico americano), anche se a volte posso usare le loro argomentazioni (come uso quelle di chiunque altro). spero quindi di aver portato anche delle motivazioni per sostenere quello che vado dicendo. in effetti é proprio la natura pubblica del linguaggio che fa cadere nel trabocchetto alessio (e chi lo segua), quindi nexus mi aveva imitato bene . il fatto é che alessio (e nexus) usano parole che provengono dal nostro uso ordinario e le stravolgono con il loro uso filosofico... quindi spero che prendiate il mio intervento come posizione pragmatica (non intesa come riferente alla corrente americana) sostenuta peró da argomentazioni filosofiche.

venendo alla domanda centrale. l'identitá personale dipende sicuramente in modo massiccio dalla memoria, ma anche da tutte le nostre capacitá (quindi non solo quelle razionali) e dalla continuitá temporale e argomentativa di queste.
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Vecchio 25-01-2006, 13.06.20   #20
nexus6
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Applausi scroscianti. Il pubblico in piedi.

Il nexus di ora condivide/comprende lo spirito realista dell'autore del precedente post (tal Epicurus...), ma esso non trova che per approdare alla distante landa desolata del proprio senso, si debba prima peregrinare nelle paludi del nonsenso?

Epicurus, se ti va, potresti anche rispondere a queste domande, venute fuori nell'arco della discussione? Voi vi rassegnate all'analisi razionale che determina che in realtà la vostra individualità è solo presunta e materialmente utile? Oppure ritenete che dietro il nozionismo e l'esperienze accumulate ci possa essere qualcosa che sia identificabile con un "me" che prescinde da esperienze, memoria? Chi o che cosa ha scritto tutte queste parole? Chi o che cosa ha fatto quest’ultima domanda?

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