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 Riflessioni sulle Scienze - Commenti sugli articoli della omonima rubrica presente su WWW.RIFLESSIONI.IT - Indice articoli rubrica
Vecchio 07-09-2011, 22.56.27   #51
Ciroemilio
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Thumbs up Riferimento: Il valore del lavoro

Per albert
Citazione:
Anche Bertrand Russell diceva che senza una classe di oziosi l'umanità non si sarebbe mai risollevata dalla barbarie. Il problema è capire se uno è un ozioso "produttivo" o sta semplicemente vivendo alle spalle degli altri.(albert)
Sono d'accordo con lei , ma prima bisognerebbe approfondire,se sia possibile che un ozioso sia "produttivo" ,forse spiritualmente(eremita, asceta, guru) .
E poi il vivere alle spalle degli altri ,è come la prostituzione,esiste da che è nato il mondo,ma più che ozio,direi io,è sroccare !!
Citazione:
Molti vorrebbero iscriversi a questa benemerita classe di oziosi!(albert)
Secondo me,questa iscrizione, è facile: basta fare politica, oppure avere un familiare od amico che la faccia !!

Ciroemilio is offline  
Vecchio 13-09-2011, 13.48.24   #52
ulysse
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Riferimento: Il valore del lavoro

IL LAVORO E I SUOI FINI
Nell’attuale contingenza, sembra fuori tempo massimo la riflessione che segue, ma è tale la situazione da ripristinare e a cui dobbiamo tendere..in specie per la seconda ipotesi.
Oppure rinunciamo ed il lavoro non avrà più alcun valore nemmeno a livello di puro scambio di infima mercede contro energia umana …come, in effetti sembra già ora.

IPOTESI 1:
...I nostri fini nel lavoro...nelle nostre attività...i fini che le parti sociali ci assegnano e che noi stessi finiamo col perseguire…volenti o nolenti, coincidono esclusivamente coi fini della economia del nostro paese e, in definitiva, del mondo globalizzato, ...essendo noi stessi semplici numeri dell'apparato economico... concorrenti indefinitamente alla produzione ...fino al baratro economico ed ecologico.

IPOTESI 2:
...Abbiamo in essere e perseguiamo strategie di pensiero e di azione verso fini gradatamente orientati… dal lavoro come "produzione"… al lavoro come "servizio"…al lavoro come interesse autorealizzante e hobby, volto non solo a ottenere mercede in cambio di beni e merci manipolate con sudore e sangue, ma anche a creazione di cura umana, di relazioni, di elevazione sociale, nonchè di personale gratificante sviluppo culturale ed etico.
--------------
Naturalmente l'etica, assieme al famoso sviluppo sostenibile, non ci permettono di aderire indefinitamente e come fine assoluto esclusivo alla prima ipotesi.
In tal caso finirebbe che....
Una reazione rivoluzionaria potrebbe spazzarci via…destabilizzando non solo un paese o un continente per i prossimi 10/20 anni, ma l’intero pianeta.
Non possiamo però nemmeno abbandonarla, questa prima ipotesi, di punto in bianco prima di disporre di una adeguato sistema economico sostitutivo...pena l'inversione dei flussi migratori oggi in essere.

Come fine ultimo dell'uomo (di noi come soggetti sociali) mi pare invece eticamente sostenibile la seconda ipotesi...per ora non praticamente sostitutiva della prima, ma che una certa filosofia della qualità e dell’etica sociale propugna in contemporanea, col duplice intento di costituire supporto per la prima ipotesi (sviluppo tecnologico ed economico oggi indispensabili) e, nel contempo, di diffondere e sviluppare, la seconda ipotesi come filosofia portante delle nostre più elevate strategie di pensiero e di azione...per adesso e per il futuro.

Certo che, comunque, il baratro economico/ecologico sta sempre lì...Forse una filosofia etica, col perseguimento della qualità dell’uomo, lo allontanerà... forse la Scienza lo renderà più soft, ma prima o poi ci cascheremo...e tanto più accadrà coi soliti cinesi in arrivo invasivi e pervasivi…che pure hanno diritto al loro emergere..e mica solo loro: indiani, bengalesi, pakistani, sick, africani, ecc…sempre più si affacciano alle nostre coste…in attesa e speranza forse, che noi ci affacciamo alle loro.
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Vecchio 11-03-2012, 19.38.46   #53
ulysse
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Riferimento: Il valore del lavoro

IL VALORE DEL LAVORO O DELL'UOMO?
L’esperimento di Elton Mayo,


1)- PREMESSE
Verso la fine degli anni ‘20, la Telephon Bell USA, incaricò Elton Mayo, ricercatore e consulente, di condurre ricerche relative alle modalità operative ed all’efficacia produttiva dei propri dipendenti.

Le risultanze di Mayo furono poi fondamentali per l’avvento della moderna organizzazione del lavoro: esse affermavano che il dipendente (operaio, impiegato o manager, ecc…) non aspira solo al pur misero guadagno, a garantirsi il posto o la possibile carriera…aspira in realtà, magari inconsciamente, a qualcosa di più elevato, quasi e di spirituale.

Dall’esperimento di Mayo il mondo imprenditoriale apprese che esistevano modalità efficaci, più dell’imposizione, per ottimizzare le prestazioni di lavoro –fisico o intellettuale che fosse- e, ovviamente, per ottimizzare il guadagno.

E' sulla linea di Mayo che si arrivò poi a Deming, Juran, Maslow, Mc Gregor, Likert, ed altri socio/psicologi del comportamentismo (behaviourism) degli anni '50/'60….
E' anche di quì che prese l'avvio l’organizzazione d’impresa detta della “Qualità” (v. norme ISO serie 9000), per arrivare, negli anni '80/’90, alla “Qualità Totale” e al “CWQC” (Company Wide Quality Control) delle aziende giapponesi …e poi dell’intero mondo del lavoro.

Per approfondire si può digitare “Elton Mayo” su di un motore di ricerca.

2)- LA SPERIMENTAZIONE SUL CAMPO
Come d’uso allora, anche la Bell Telephon utilizzava come sede di produzione e di lavoro, capannoni tetri, polverosi e scarsamente illuminati.
I posti di lavori erano rozzi e la strumentazione sopperiva al minimo indispensabile: niente era concesso per il benessere psicofisico del lavoratore: l’idea era…”purché (il lavoratore) respiri!”

L'idea di Mayo fu di mettere un certo numero di operai, scelti a caso, a lavorare insieme, pur per le medesima attività, in un nuovo ambiente più confortevole, meglio attrezzato, pulito e illuminato, più accattivante, ecc...

Inoltre ogni giorno Mayo, assieme a dirigentI della Bell Telephon, visitava il nuovo reparto, sia per mostrare l’interesse suo e dell’impresa, sia per controllare come andassero le cose, quale fosse il clima… interpellando questo o quello circa le sensazioni od eventuali difficoltà, spingendosi, persino a brevi commenti sul tempo e la famiglia.

Il risultato fu strabiliante: quei lavoratori producevano ciascuno - e senza alcuno sforzo o incitamento- oltre il doppio di quanto non producessero nel vecchio ambiente, con un numero di "non conformità" (errori) quasi nullo.
In tal modo le spese per il nuovo locale furono presto recuperate ed inoltre gli stessi lavoratori sembravano soddisfatti, tanto che anche l'assenteismo di quei “fortunati” era notevolmente diminuito, prossimo allo zero.

I dirigenti della Bell, congratulandosi con Mayo, già progettavano di estendere le nuove condizioni di lavoro a tutti i reparti produttivi pensando fosse questa la grande opportunità.

3)- L’ESPERIMENTO CONTINUA
Mayo però era un ricercatore curioso e scrupoloso…voleva capire …e portò avanti l'esperimento diminuendo gradualmente la luminosità, la pulizia, la musica di sottofondo, ecc…il nuovo ambiente era diventato oramai simile al vecchio …la produttività però si manteneva sempre egualmente alta ed anche il morale si manteneva alto.

Di fronte a questa nuova constatazione i dirigenti della Telephon erano un po’ frastornati e sospesero la realizzazione delle innovazioni già ipotizzate.

Finchè Mayo decise, o dovette decidere, di por fine all’esperimento (si era nella grande crisi del ’29 ed anni seguenti)
Il nuovo reparto fu soppresso…tutti erano di nuovo eguali, appiattiti su alienanti turni di lavoro.

Successe allora l’inaspettato…per quanto ovvio: la produttività scese di nuovo, per tutti, ai livelli prima usuali ed il numero di non conformità, compreso lo stesso assenteismo, salirono anch'essi ai livelli precedenti l’esperimento.
Per quei lavoratori già era una fortuna non essere licenziati: pur nella crisi, la telefonia “tirava”, come sarebbe adesso per gli IPod et similia.

4)- LE CONCLUSIONI DI MAYO,
In breve… Mayo trasse conclusioni del seguente tipo:

Il miglioramento fisico e percepibile dell'ambiente di lavoro contribuisce…ma il vero fattore motivante per dare valore al lavoro è di ordine psicologico: gli operatori devono sentirsi speciali e apprezzati!
Partecipare ad un esperimento, essere considerarti importanti …quasi una élite…essere coinvolti e contribuire ad uno scopo che vale...è gratificante al massimo: spetta quindi al top management e ai capi creare questo clima…fisicamente e psicologicamente.

Infatti essere comunque al centro delle attenzioni dei dirigenti aziendali, dava un senso di valore e autostima ai partecipanti all’innovazione, che non si sentivano più confusi nella massa: si sentivano speciali, motivati e partecipavano! Quel lavoro era cosa loro!
Questo dava anche un senso di autorealizzazione e capacità di una efficienza spontanea…senza sforzo o stress di alcun genere dato che nessuno li incitava….anzi provavano persino interesse per i loro pur semplici montaggi di cui cercavano creativamente di migliorare procedure e modalità di assemblaggio.

Quando alla Bell Telephon tutto ritornò normale, gli operai che avevano partecipato all'esperimento ebbero una ricaduta…forse anche una crisi, non c'era più alcun senso di autorealizzazione….e ritornò la domanda di tutti i giorni: perché lavorare? per dovere? per un pugno di dollari? per arricchire i padroni? Ma vaffa….!!!!!

5)- LA NUOVA ORGANIZZAZIONE,
Tuttavia l'esperimento diede l'avvio alla ” nuova organizzazione d’azienda” che superava e supera, tanto più oggi, quella taylorista/fordista allora in auge.
La grande e ovvia scoperta fu la seguente: l'uomo lavora un minimo se spinto dalla necessità…dal “dovere” magari (!!!) …..ma è capace di prestazioni eccezionali, a dispetto dello sforzo e dello stress, se si mette in gioco, se è coinvolto e gratificato dalla considerazione e stima sociale: la fatica e lo stress sembrano scomparire.

Tali sensazioni (coscienza di sé e del proprio valore) diedero poi l’avvio (anni ’50) agli studi di Maslow ed al motivazionismo.

E’ questo il tesoro nascosto e insospettato che gli imprenditori non avevano capito ed ancor oggi stentano a capire e che i marxisti ed economisti non capiranno mai, tutti presi dai loro conteggi.
E’ questo il focus della nuova organizzazione: puntare sul fatto che gli uomini valgono e aspirano a valere sempre più, partecipando anche creativamente.

Non si tratta tanto di impegnarsi fisicamente, ma, soprattutto, intellettualmente, emotivamente e culturalmente!

Non la quantità di tempo dedicato al lavoro produce impegno, profitto e valore, ma la motivazione e coscienza di valere.

Chi è insensibile a questo o non ne ha la cultura, dovrà ancora affidarsi al prolungamento della vita lavorativa, alla lotta di classe …o a niente…come sembra succeda oggi…dato che anche i partiti, i politici e gli stessi sindacati paiono non partecipi, disimpegnati, colpevolmente ignari di questo “tesoretto” da loro stessi …disperso!

Sulla linea di Elton Mayo ed epigoni proseguirono i precursori della "Filosofia della Qualità": infatti, la lotta di classe, prospettata dal Marxismo per oltre un secolo, è battuta…i conflitti interclassisti, non interessati all’incremento globale della ricchezza su base culturale, falliscono…purché il neo-capitalismo, i cosiddetti nuovi padroni, diano prova di una “glasnost” sincera…e i pochi illuminati già lo fanno!

E' anche contando su questo che potremo battere i paesi emergenti, i cinesi in primis, ….a meno che, assieme a Confucio, al Tao e al maoismo non si mettano anche loro a studiare e applicare gli esperimenti di Elton Mayo…il motivazionismo, il vecchio comportamentismo e le sue conseguenze…la "Filosofia della Qualità", infine!

6) - IL MAYO PENSIERO
L’esperimento di Elton Mayo citato, è congruente ad una sua precisa posizione di pensiero di tipo critico, ma non giunta ancora al propositivo e risolutivo in rispetto alle convinzioni del tempo…degli anni 20/30/40, quando era prevalente la filosofia della cosiddetta "Organizzazione Scientifica del Lavoro" iniziata con Taylor e propugnata dal taylor/fordismo fino agli anni ‘60 e oltre…i cui epigoni sono ancor oggi presenti.

Il Nostro attribuisce alla vecchia organizzazione taylorista/fordista la responsabilità di:

1. Aver tolto al lavoro il suo vero significato, pur presente nel lavoro artigiano
2. Ispirare nell’uomo un senso di alienazione e perdita di identità personale:
• -Alienazione, in quanto costretto a operare con una meccanicità che gli preclude l’uso delle sue risorse intellettive e creative.
• -Perdita di identità personale, perché la parcellizzazione del lavoro isola il singolo, restringendone fortemente la possibilità di rapporti sociali significativi e costringendolo a rapporti solo gerarchici e burocratici.


Mayo rivendica invece:

1. Senso del lavoro che serve, sì, alla sicurezza economica, ma anche a darsi valenza sociale e umana, con l’aggregazione, la capacità ed il riconoscimento.
2. Bisogno profondo dell’uomo, sul lavoro e attraverso il lavoro, di non smarrire la propria identità e di confermarla in rapporti umani e sociali significativi
3. Bisogno di interagire attraverso campi di interesse e di lavoro comune, ove ciascuno esplica valore e capacità, sia come singolo che come partecipe dei un più vasto team…dell’azienda!


*Nota: il Mayo-pensiero rimonta ad oltre 60-70 anni fa, ma applicato alla situazione attuale sarebbe ancora “grasso che cola”!

Ma non si potrebbe applicarlo veramente questo Mayo-pensiero...invece delle vane dispute sull'articolo 18?
ulysse is offline  
Vecchio 13-03-2012, 00.54.35   #54
paul11
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Riferimento: Il valore del lavoro

Condivido il pensiero dell'ultimo post di Ulysse, ma sono mutati i modelli di produzione in funzione del mercato. La scuola motivazionale è ancora ritenuta importante in teoria , ma nei fatti la fabbrica integrata e flessibile alla domanda del mercato ha posto come al solito il problema sul costo del lavoro che rimane sempre centrale, al di là del taylorismo, fordismo e tutte le scuole di pensiero.

Ma veniamo per gradi .
Il lavoro utile è quello che da valore aggiunto ad un prodotto nella sua fase di trasformazione da materia prima a semilavorato o prodotto finito.
Tutti i ruoli e competenze che non intervengono in questo processo qulitativo e quantitativo, sono improduttivi e costi inutili.
Per capire un prezzo finale e il suo valore aggiunto bisogna iniziare dalla materia prima alla fase in cui arriva al consumatore.Il caffè e il pane ad esempio sono di fatto prezzi politici che non hanno nessuna logica, basta guardare il mercato internazionale dei prezzi delle materie prime. L'analisi della filiera porta ad esempio che dall'agricoltore al supermercato ci sono passaggi inutili di intermediazione che parassitano sul prezzo finale. Si evince di fatto che il commercializzatore ha più potere contrattuale del produttore, perchè di fatto prelevano il proprio tornaconto in maniera doppia e tripla rispetto al produttore. L'alterazione negli anni della filiera del valore aggiunto ha fatto sì che chi produce sono pochi che devono mantenere molti improduttivi.
Altro concetto storico. Se un cavallo ara 10 ettari al giorno, il trattore con macchine semoventi ne ara 100. La legge della produttività ha tolto il cavallo dal lavoro nell'agricoltura così come la tecnologia ha tolto il lavoro fisico all'uomo . Questo ha portato nell'evoluzione capitalistica a forti incrementi di produttività (numero di ore /per unità di prodotto finito) da parecchi anni gli investimenti sono ad alta intensità di capitale e non di lavoro.Il vero rischio imprenditoriale è sui prestiti bancari e sui fornitori.Oggi i mercati sono oligopolistici se non monopolistici.
La legge della competitività attraverso il superamento del GATT e l'apertura alla globalizzazione dopo l'abbattimento del muro di Berlino ha portato alla competizione su scala mondiale, oggi l'europero compete con l'indiano e il cinese e fin quando la bilancia non tenderà all'equilibrio, o noi perdiamo in diritti e tutele e non aumentiamo gli stipendi o loro le guadagnano oppure si delocalizza portando gli impianti nei luoghi di produzione dove i costi sono inferiori e dove il mercato del prodotto finito e più conveniente.
Il costo del lavoro, fatto cento il costo produttivo, sta diminuendo drasticamente ( e non ci vuole tanto a capirlo).
Se cento anni fa c'erano 100 lavoratori e dieci macchine operatrici , oggi ci sono dieci lavoratori e 100 macchine operatrici ( o meglio impianti integrati).
La vera strategia sul prodotto passa sul miglioramento e sull'innovazione.
La Apple ha avuto talmente profitti alti nell'ultimo anno da non sapere come reinvestirlo.
Quando si portano produzioni in nuovi luoghi si deve sapere che si porta anche il know how e cioè la conoscenza. Oggi produciamo prodotti occidentali in Cina e domani ne importeremo i loro prodotti.
La Toyota giapponese,che ha inventato il Total Quality e la tecnica del Just in time ha battutto anche la General Motors.
In India sembrano esserci fra i miglior informatici al mondo.
Se il mercato è mondiale dobbiamo anche sapere che sul mercato del lavoro sono di colpo apparsi India e Cina che insieme contano una popolazione di più di 2 miliardi di persone.
I barbari di ieri saranno i futuri padroni del domani come è accaduto nelle cività che si sono succedute.
Per vedere l'andamento del potere degli U.S.A. basta vedere il rapporto del suo PIL rispetto al PIL mondiale: è una potenza che è destinata a calare già da adesso.

Ritornando al concetto di utilità del lavoro direi che sarebbe possibile tenere solo i ruoli che danno valore aggiunto determinato dalle competenze in termini qualitativi. E' inutile creare valore aggiunto o come si dice anche liberare risorse se poi queste risorse vengono sciupate. Il concetto fondamentale economico è risorse, produzione e distribuzione delle ricchezze.
Nessuno se ne sta a casa a fare nulla e pochi superlavorano per mantenerli o peggio mantenere baracconi che salassano quello che lavora meglio e di più mortificandolo. Basterebe semplicemente lavorare tutti e lavorare di meno, questa potrebbe essere un'ipotesi di distribuzione .Oggi un lavoratore ha uno stipendio lordo in cui concorrono , contributi e imposte. Andiamo a vedere dall'Istat quanti sono attivi della popolazione italiana rispetto a circa 60 milioni di persone? In caso di floridezza economica , il baraccone può anche viaggiare, ma quando esiste una crisi che dura più anni c'è necessità strutturale d'intevento e chi paga?
Oggi è più facile attaccare il lavoratore dipendente che non i notabili e si è anche visto. La struttura corporativa che lo stato di fatto ha voluto per deresponsabilizzare chi negli ultimi decenni doveva prendere decisoni è di fatto un'alterazione dei meccanismi del mercato. Un mercato serio e libero (non lo è da molto tempo)dovrebbe abbassare i prezzi e attaccare i costi per mantenere la propria competitività attraverso miglioramenti nella filiera del costo. Invece il nostro mercato non abbassa mai i prezzi neppure in recessione perchè continua a fare aumenti di prezzi finali pur di mantenere i margini di profitto(e infatti c'è inflazione).
Questa stortura da precisi segnali di incapacità imprenditoriali sulle strategie di prodotto. Si attacca il costo del lavoro perchè è l'elemento più facile da colpire. Non si può incidere più d itanto il costo del denaro o quello delle materie prime. E' più facile annunciare uno stato di crisi , far pagare allo stato (o meglio ai contribuenti) la propria incapacità imprenditoriale e subito il valore azionario sale.

Penso anch'io che le persone debbano essere al centro del sistema e non il mercato. Il mercato dei capitali e quello delle merci determinano quello del lavoro e non viceversa.
Se si pensa che attraverso l'abbattimento del costo del lavoro o una sua maggiore flessibilizzazione si possa creare condizioni di riccheza significa non aver capito che cosa sia causa ed effetto in economia. I llavoro è una risorsa e un costo del prodotto , ma sono le strategie di mercato il fondamento e la capacità d'investimento che significa rischio imprenditoriale, cosa che in Italia abbiamo dimenticato da decenni: non abbiamo più in mano un settore strategico a livello mondiale.
Così se nell'impero romano noi colonizzammo, ora ci attenderà la colonizzazione. Ci potranno salvare solo gli investimenti esteri attirati dal mercato italiano.
paul11 is offline  

 



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