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Vecchio 06-11-2007, 13.39.54   #1
atisha
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Data registrazione: 17-03-2003
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Considerazioni sulla Consapevolezza

Cosa significa consapevolezza?
..si può dire che è uno stato non duale acquisibile solo tramite esperienza diretta e non attraverso parole..
però è doveroso tentare di esprimere quella realtà con le parole..

Posto qui di seguito alcune (secondo me) chiare parole a riguardo, tratte dal mensile Vidya (giugno 2007)..

- non è pensiero: essere consapevoli non vuol dire pensare o essere introspettivi. Se si pensa non si riesce ad essere consapevoli; la consapevolezza è l'esperienza diretta di ciò che accade senza passare per il pensiero.

- non è concentrazione: la concentrazione è attenzione focalizzata sul punto che si stà analizzando escludendo tuttoil resto.

- non è valutazione ma assenza di valutazione e di giudizio, la consapevolezza è osservazione senza giudizio.

- non è tensione; non richiede sforzo, non c'è niente in essa che richieda sforzo.

- non è spirito di osservazione: non ha bisogno di una ricerca intenzionale. La consapevolezza è esser presenti a noi stessi.

- non è un concetto, non possiamo quindi esprimerla a parole, nè tanto meno con concetti dualistici; non è teoria da studiare, non richiede particolari comportamenti: si raggiunge con l'osservazione di noi stessi fino a scoprire la nostra vera natura.

- non è erudizione, non può quindi essere approfondita con la mente perchè è al di là della mente stessa.

- non esiste come qualcosa di concreto: benchè risplenda direttamente, non può essere osservata, altrimenti sarebbe un oggetto; benchè esista dappertutto, non la si comprende; non ha un'immagine come supporto, ed è svincolata dalla mente: è l'essenza di noi stessi.

- non è una cosa determinabile, non è neppure nulla: è la piena coscienza di ciò che realmente siamo, al di là di qualsiasi concetto mentale.

- non esiste all'esterno, ma in noi stessi; riguarda il nostro stato primordiale, la nostra natura intrinseca: è la natura originaria della nostra coscienza al di là della distinzione fra causa ed effetto, cambiamento e morte.

- non è un luogo di felicità: è al di là dei concetti dualistici di felicità e dolore.

- è pura limpidezza priva di movimenti: essa conosce ogni cosa in modo chiaro ma senza alcun concetto; in essa ogni cosa appare chiaramente, ma priva di un'esistenza separata.

- è conoscenza: la conoscenza porta responsabilità; ma vogliamo veramente la responsabilità? Anche se la gabbia è aperta, vogliamo veramente uscire??

La consapevolezza è comprensione dell'impermanenza
è la visione del cambiamento dei fenomeni senza partecipare ad essi
è l'osservazione della natura fondamentale di ogni fenomeno.. tutta via non è concettuale
è nuda, cioè senza pensiero, non è condizionata da opinioni, semplicemente osserva le esperienze così come sono senza alterarle..

atisha is offline  
Vecchio 06-11-2007, 14.55.07   #2
Noor
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Riferimento: Considerazioni sulla Consapevolezza

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Originalmente inviato da atisha

- è conoscenza: la conoscenza porta responsabilità; ma vogliamo veramente la responsabilità? Anche se la gabbia è aperta, vogliamo veramente uscire??


Mi è piaciuto molto questo passaggio..
Responsabilità e libertà,sostenute dalla forza del Coraggio:
ecco le Ali della Conoscenza...
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Vecchio 06-11-2007, 16.49.59   #3
fallible
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Riferimento: Considerazioni sulla Consapevolezza

Salve a tutti!
come al solito ati ci porta a passeggio per sentieri luminosi! ma qualche zona d'ombra valla a cercare la si può trovare sempre credo:è conoscenza: la conoscenza porta responsabilità; ma vogliamo veramente la responsabilità?
mi piacerebbe di più è "visione" nell' atto del conoscerre ci vedo un discernimento tra... claudio
fallible is offline  
Vecchio 06-11-2007, 17.19.17   #4
maxim
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Riferimento: Considerazioni sulla Consapevolezza

Siccome a me, leggendovi, sorgono continue domande, ve ne pongo una molto ma molto particolare:
- L’essere veramente consapevoli implica sempre l’esistenza della consapevolezza?

Mi spiego:
Supponendo, anche per i più scettici, che ci siano veramente degli “strumenti” quali la meditazione e/o percorsi spirituali tutti che risultano in grado di rendere una persona consapevole* al punto tale di arrivare a comprendere di essere un inconsapevole…costui potrebbe ancora definirsi consapevole?

Sembra un giro di parole ma a me il problema pare alquanto intrigante e di non facile risoluzione.

* Ciò presuppone l’esistenza della consapevolezza che non è mai inconsapevolezza (principio di non contraddizione)

maxim is offline  
Vecchio 06-11-2007, 18.39.09   #5
Noor
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Riferimento: Considerazioni sulla Consapevolezza

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Originalmente inviato da maxim


Supponendo, anche per i più scettici, che ci siano veramente degli “strumenti” quali la meditazione e/o percorsi spirituali tutti che risultano in grado di rendere una persona consapevole* al punto tale di arrivare a comprendere di essere un inconsapevole…costui potrebbe ancora definirsi consapevole?


Nell'esatto momento in cui ci rendiamo conto di essere inconsapevoli..ne diventiamo consapevoli.
Certo,questa è già consapevolezza.
Noor is offline  
Vecchio 06-11-2007, 20.19.50   #6
Rising Star
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La consapevolezza secondo me.
È acquisizione di esperienza che diviene verità in noi; è "coscienza" di un qualche cosa che si è impresso e fa parte della nostra "essenza"; è un marchio a fuoco; è certezza!
Diviene quindi, nell'uomo, uno stato, un nuovo stato da cui ripartire con la nuova "coscienza". Si può essere consapevoli di cose ed eventi fisici, il che è molto facile poiché investe i sensi fisici che determinano l'esistenza dell'oggetto o il verificarsi dell'evento e quindi la presa di coscienza di esso; oppure si può essere consapevoli di cose od eventi non fisici. Questo è il caso che richiede una certa forza interiore poiché con i nostri sensi (elaborati poi con la nostra esperienza e conoscenza) e con la manifestazione del reale (fisico) diveniamo consapevoli di un qualcosa che poi non saremo in grado di dimostrare se non solo a noi stessi.
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Vecchio 07-11-2007, 08.52.43   #7
atisha
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Riferimento: Considerazioni sulla Consapevolezza

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Originalmente inviato da maxim
-Supponendo, anche per i più scettici, che ci siano veramente degli “strumenti” quali la meditazione e/o percorsi spirituali tutti che risultano in grado di rendere una persona consapevole* al punto tale di arrivare a comprendere di essere un inconsapevole…costui potrebbe ancora definirsi consapevole?

ciao..
partiamo dal fatto che non è possibile divenire totalmenti consapevoli di colpo, direi che noor ti ha già risposto.. e cioè
Nell'esatto momento in cui ci rendiamo conto di essere inconsapevoli..ne diventiamo consapevoli.
Certo,questa è già consapevolezza


deducendo, nel momento in cui mi rendo conto di essere stata inconsapevole (non presente, non libera dal giudizio e tanto altro scritto all'inizio del post), mi rendo consapevole.. e mi rendo conto pure di non essere stata consapevole precedentemente.. per ciò non "mi" posso ancora definire consapevole

riassumendo, non siamo quasi mai consapevoli.. cioè non siamo quasi mai "presenti" (stato naturale).. ma sempre in linea con i nostri "contenuti mentali" (ricordi, pensieri .. condizionamenti di ogni genere).. per cui ogni piccola o grande esperienza che possiamo fare durante la nostra giornata, tale passa innanzitutto attraverso le nostre interpretazioni (condizionamenti, pensieri ecc..) tanto da rimanerne distorta, vincolata.. viziata.. non pura.

Vivere sempre più in consapevolezza (autopresenza) è secondo me vivere eliminando questi "filtri" al nostro stato naturale... o essenza..

atisha is offline  
Vecchio 07-11-2007, 09.03.51   #8
atisha
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Originalmente inviato da Rising Star
La consapevolezza secondo me.
È acquisizione di esperienza che diviene verità in noi; è "coscienza" di un qualche cosa che si è impresso e fa parte della nostra "essenza"; è un marchio a fuoco; è certezza!
Diviene quindi, nell'uomo, uno stato, un nuovo stato da cui ripartire con la nuova "coscienza". Si può essere consapevoli di cose ed eventi fisici, il che è molto facile poiché investe i sensi fisici che determinano l'esistenza dell'oggetto o il verificarsi dell'evento e quindi la presa di coscienza di esso; oppure si può essere consapevoli di cose od eventi non fisici. Questo è il caso che richiede una certa forza interiore poiché con i nostri sensi (elaborati poi con la nostra esperienza e conoscenza) e con la manifestazione del reale (fisico) diveniamo consapevoli di un qualcosa che poi non saremo in grado di dimostrare se non solo a noi stessi.

capisco il tuo discorso.. condivido
però essere consapevoli di eventi fisici o non fisici alla fine coincide secondo me..
perchè ogni energia (non riconosciuta) che sorge in noi (sia mentale che fisica) ha il modo di scambiarsi il condizionamento.. costringendoci successivamente nella manifestazione di un evento per come lo vediamo..
va riconosciuta questa Unità, pur osservandone la diversità apparente..
non so se sono stata chiara..
atisha is offline  
Vecchio 07-11-2007, 11.37.22   #9
maxim
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Originalmente inviato da Noor
Nell'esatto momento in cui ci rendiamo conto di essere inconsapevoli..ne diventiamo consapevoli.
Certo,questa è già consapevolezza.

In tal caso la consapevolezza è nei confronti di una ben precisata cosa. Se io sono consapevole di non essere consapevole significa che ho acquisito la consapevolezza della mia inconsapevolezza ma di certo non posso definirmi consapevole.
Socrate sapeva di non sapere…ergo, sapeva? Egli avrebbe saputo se il non sapere è una condizione comune in tutti gli uomini ovverosia che essi non sanno. Se invece gli uomini sapessero, Socrate non avrebbe saputo neppure quello. Come facciamo noi a dire se gli uomini sanno o non sanno? Sappiamo, cioè siamo consapevoli, che gli uomini hanno ad esempio due gambe perché i nostri arti inferiore convenzionalmente vengono chiamati così ed hanno una loro specifica funzione. E’ pur vero che non tutti gli uomini hanno due gambe pertanto l’affermazione corretta è: sono consapevole che gli uomini hanno generalmente due gambe. In riferimento al mio essere io sono consapevole di avere, per il momento, due arti inferiori atti allo spostamento che convenzionalmente vengono chiamati "gambe".
La precedente affermazione, difficile da smentire, è ad uno stato avanzato di consapevolezza perché coinvolge tutti i sensi dell’uomo, nessuno escluso. Diremo pertanto che la consapevolezza si è trasformata in comprensione. Quando però la consapevolezza è una cosa soggettiva, non percettibile attraverso uno o più sensi, essa potrà solo dare forma ad una idea. Tutti sappiamo cos’è un’idea vero? Pur essendo sempre di origine estremamente soggettiva, essa può essere ritenuta vera o falsa. Quando affermiamo che l’idea formatasi nella nostra mente è ”buona” significa che abbiamo avuto esperienza di quella determinata cosa…io suppongo (idea) che ad una determinata azione corrisponda un evento e se questo si verifica (esperienza percettibile attraverso i sensi) significa che l’idea era “vera”. Nel mondo delle sensazioni l’esperienza attraverso i sensi spesse volte non trova riscontro con la realtà. Tuttavia l’originarsi di tali idee non esperibili potrebbe dare comunque luogo ad uno stato d’animo alterato, eccitato o meno a seconda dell’idea sviluppata. In questo mondo però la soggettività gioca un ruolo determinante. Io posso essere consapevole per me stesso ma non in riferimento ad un’altra persona ovverosia nel mondo del non esperibile non si può essere più consapevoli di un’altro…si è solo consapevoli esclusivamente per se stessi. La consapevolezza mistica che origina idee riferite al post mortem non può mai essere esperibile ante mortem quindi non è comprensione…lo stesso dicasi, Atisha, per ciò che tu chiami eventi “non fisici”!

maxim is offline  
Vecchio 07-11-2007, 11.51.39   #10
atisha
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Riferimento: Considerazioni sulla Consapevolezza

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Originalmente inviato da Noor
Mi è piaciuto molto questo passaggio..
Responsabilità e libertà,sostenute dalla forza del Coraggio:
ecco le Ali della Conoscenza...

ti è piaciuto perchè ti è ormai chiaro il discorso dell'umiltà verso se stessi...

l'umiltà verso se stessi è lo scrollarsi di dosso ogni attaccamento al fine di lasciare la mente nel Silenzio osservante.. priva di ogni stampella.. sostegno.. sicurezza.. "secondo"..


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Originalmente inviato da fallible
..ma qualche zona d'ombra valla a cercare la si può trovare sempre credo:è conoscenza: la conoscenza porta responsabilità; ma vogliamo veramente la responsabilità?
mi piacerebbe di più è "visione" nell' atto del conoscerre ci vedo un discernimento tra

ti piace di più "visione".. vabbè.. basta che sia chiaro il "succo"..
anche se è ancora alla mente concettuale che piace più una parola anzichè un'altra..


atisha is offline  

 



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