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Teoria sulla fede cristiana e sull'anima profetica del mistico

Di Diego Pignatelli - & MyBook, 2010

 

Quando il cristiano dice di cercare Dio egli non fa altro che cercare se stesso in verità, sperando di colmare invano quell’abisso spirituale nel rapporto con l’Altissimo. Alle religioni istituzionalizzate spetta il compito di mediare questo rapporto trasversale nei principi morali della communitas e della caritas cristiana.
Il Dio cristiano, non è altro che un sostituto simbolico per ogni occidentale cattolico alla sua profonda e radicata condizione egoica. Ecco come si spiega il Cristo trafitto sulla croce che nella proiezione e nell’identificazione di ogni cristiano credente non è altri che una rinascita dell’ego interiore in una cultura, quella occidentale in cui regna la legge mistificante dell’ipocrisia sottoforma di altruismo e di misericordia cristiana. Il mistico invece pur non partecipando al sentire comune del gregge collettivo a cui fa adesione il credente, vive nella convinzione radicata di aver visto Dio e di essere stato al suo cospetto. Egli è spirituale nella misura in cui non crede ma “vede”. Vedere come sempre viene prima di credere come il singolo viene prima del gruppo. Dio gli appare come una visione. Una volta fu chiesto a Carl Gustav Jung, se egli credesse nell’esistenza di qualche entità soprannaturale. Egli rispose di non credere ma di esserne certo. Questa è la differenza fra il credente che risponde alla legge collettiva dell’anima del gruppo ed al mistico che detiene esperienze visionarie. Egli ha conquistato l’anima, il tesoro, perché l’ha vinta in battaglia mentre il gruppo non ha alcun’ anima individuale. Il tesoro è il trofeo, le tavole della legge che Dio rivelò a Mosè sul Sinai. Possiamo comprendere come il mistico sia il rivelatore, l’apportatore di cultura e di nuovi valori. La dissociazione della nostra epoca è l’assenza di un anima individuale rivelatrice e profetica. Allora l’identità collettiva si disgrega in falsi valori. Solo il profeta ed il visionario mantengono la coesione ed impediscono la frammentazione del collettivo.
Il rivelatore funge da “archetipo del salvatore”, colui che è destinato a tenere unita l’anima e l’identità del collettivo in uno stato di participation mystique, lì dove confluiscono tutte le energie e le dominanti archetipiche, organizzatrici della psiche, tendenti al suo equilibrio omeostatico ed alla sua piena funzionalità. Così gli archetipi sono modelli a priori, costituenti della struttura psichica e patrimonio universale dell’umanità. Quest’unità primordiale della psiche si rivelò nel mito e nella religione ma anche nelle componenti mitologiche che rispondevano alla funzione di archetipi ed immagini primordiali.
E’ il ben noto concetto degli archetipi e dell’inconscio collettivo junghiano. Archetipi che svolgono una funzione dominante sull’io e sull’inconscio. Ma il profeta è l’unico spirito degli antenati vivente fra gli uomini, ed è l’unica guida a cui spetta e spetterà la grande Parusia scritta nell’Apocalisse di Giovanni. Gli indù identificano la fine dell’Aion nella danza sfrenata di Shiva, il dissolutore degli universi e secondo l’antico calendario Maya nel 2012 si vedrà la fine del mondo o la sua ipotetica rinascita?
Tralasciando le varie ipotesi della fine dei tempi possiamo capire come Dio o l’imago dei sia per il cristiano un sostituto compensativo alla vita ed al radicato timore per la morte… Ecco perché egli rivendica così fortemente l’appartenenza cattolica. In un mondo che ha perso ogni riferimento di valori, perché tutte le altre religioni pagane animate dal vero spirito del sacro, sono state surclassate dal cristianesimo che ha spazzato via la concorrenza con una strategia propagandistica di sincretismo tra le fedi per opera di San Paolo, e poi consolidatasi nella figura di San Pietro, la Chiesa è diventata la vera auctoritas religiosa su tutto il pianeta. La Chiesa quale Sposa di Cristo è anche colei che preserva l’uomo e l’umanità e la protegge dall’irruzione numinosa del divino o dall’intento salvifico di qualche messianico profeta. Ciò da cui il cristiano scappa è se stesso, e la sua fede è un meccanismo subdolo per difendersi da forze numinose dell’inconscio di cui non conosce ne l’identità ne la natura. Si potrebbe dire che la fede cristiana è di natura compensativa perché concorre ad un equilibrio omeostatico ed autoconservativo tenendo ben saldi vecchi valori, anziché metterli in discussione. La Chiesa ha bandito il divino nell’uomo. Nei Tantra la concezione del divino è la sacralità e lo svolgersi del dramma cosmico nel corpo e nella coscienza del meditante yoghin. Egli è al tempo stesso dissolutore e procreatore del dramma universale, del sempiterno hieros gamos, e in un progressivo assorbimento della coscienza per stadi che portano all’unico vero attore, all’Atman, l’uomo contempla l’assoluto dentro il suo stesso corpo che diviene dimora del Brahman, del soffio vitale dello Spirito (pneuma e spiritus). Egli è il Tat Tvam Asi delle religioni indù: il Tu sei Quello, Shiva, principio cosmico dell’assolutismo metafisico e monistico per gli indiani, e non un semplice imago dei ad imitatio Christi. Questo è il motivo per cui la Chiesa crede che Cristo sia stato ma mai sarà fra noi, perché i padri hanno già accettato l’idea del Cristo storico e non di quello vivente e fanciullo che risiede in fondo all’animo del puer di ogni bambino. Nel bambino non vi è ancora la matrice dualistica del peccato originale. Questa teoria del peccato originale che viene soprannominata la Caduta degli Angeli, si è sviluppata nella consapevolezza autocosciente nell’uomo dall’espulsione dal proprio paradiso perduto. E’ la scissione di due istanze psichiche: coscienza ed inconscio, e dell’emancipazione progressiva della prima sulla matrice originaria inconscia; processo questo che ha dato vita alla coscienza egoica con la fatale conseguenza dell’antropocentrismo dell’ego. Il fondamento etico della Chiesa si basa su questa distinzione ma a scapito di un ipertrofizzazione della coscienza ed in una repressione di dominanti istintive ed emotive dell’anima inconscia. Recuperare le due istanze in una conunctio oppositorum significa amplificare simbolicamente le due componenti nella totalità della psiche e quindi raggiungere il grado più alto del valore simbolico nel Se, ne cerchio magico dell’individuazione e nel suo processo di entelechia. La Chiesa come modello convenzionale istituzionale di riferimento non accetta l’idea che vi siano altri modelli anticonvenzionali di riferimento al di fuori della sua giurisdizione etica e spirituale come ad esempio l’astrologia che viene ridicolizzata in una vera e propria superstizione primitiva. Ed i fedeli che guardano al cattolicesimo, lo fanno da un punto di vista meramente convenzionale.
Il Cristo distorto dal credente vince la morte nella misura in cui l’ego infantile si riscatta alla vita e tiene stabile una sua identità umana e culturale. Non è un Cristo mutatis mutandis poiché non vi è individuazione quando l’ego rimane saldo e fermo su se stesso e sulle proprie inclinazioni. Solo quando questi muore, il cambiamento avviene e con esso la trasformazione alchemica nell’ostia nel corpo di Cristo simbolo del Sé (Selbst o rotundum junghiano).
Ma nella misura in cui questi è un processo di individuazione, non è concesso a tutti realizzarlo ed i più saranno delusi e gonfi di un ego inflazionato che si è salvato ancora una volta alla piena identificazione con la morte. Questa tesi potrà costarmi anche il disaccordo del lettore, ma mi appello al lettore perché possa comprendere le verità psicologiche che si celano dietro la mistificazione cristiana che risulta essere nient’altro che un atto di propaganda propugnato nei secoli. Eliminando lo spirito concorrenziale delle religioni primitive fino agli antichi misteri dionisiaci, e Mitraici con il culto del sacrificio taurino, la religione Cristiana propone una salvezza dell’Io anziché la sua morte e la sua rinascita come anzi avviene nel culto Egiziano di Osiride e nei misteri di Iside.
Solo nella morte dell’Io avviene la deificazione dell’eroe e l’avvento della sua rinascita e resurrezione. Il mitologema cristiano è ben narrato nella resurrezione di Cristo, quale spirito redentore ed assolutore, ma travisato volgarmente e se scambiamo etimologicamente la parola Cristo con Io, avremo la stessa equazione.
E sempre l’io che si riscatta e non lo spirito giacché il collettivo e con esso il materialismo monistico cristiano è tenuto in vita dalla forza coesiva dell’io che detiene l’identità stabile del gruppo e ne preserva la vita. Ecco perché i sacerdoti cattolici sono così fermi sostenitori della vita. Essi non sono realmente convinti che la coscienza sopravviva dopo la morte. Il materialismo monistico occidentale ha represso la morte e teme il Serpente delle origini, simbolo arcaico della psiche, ma grembo originario della vita. E’ nella stessa vita che si cela l’utero di questo grembo mortale che è pronto ad ingoiarci ed a riconsegnarci alla radici ctonie della madre terra. L’eroe separa cielo e terra e vince i genitori primordiali. Egli è il dio-eroe autoctono ma anche il profeta nato dalla doppia madre come Mosè, abbandonato sulle rive del Nilo. Il profeta con la sua anima individuale è il solo portatore creativo di cultura nel rapporto diretto ed immediato con il sacro ed è il solo che detiene la sempiterna rivelazione. Il rapporto tra l’individuo creativo e il collettivo si lega al rapporto di compensazione per quest’ultimo. Grazie all’eroe l’umanità non è persa e non cade ingoiata nelle profondità della madre/inconscio/morte che baratta la vita e se la riprende come una carcassa dispersa fra le acque notturne. L’eroe riscatta la morte e l’abbraccia nel sacrificio della redenzione. L’eroe che come Cristo è affisso alla croce vuol rappresentare il sacrificio eroico dell’uomo ed il suo processo di rinascita simbolica. Il Cristo storico poco c’interessa, è il simbolo di totalità e del suo sacrificio che fa presa nella psiche moderna. Ma cristianamente il sacrificio avviene solo per una morte egoica giacché il cristiano non raggiunge mai la totalità, ma solo dei sostituti simbolici che l’avvicinano seppur lontanamente alla percezione mistica.
Così la Magna Mater cristiana si rivela essere una matrigna bisbetica che ha spodestato le altre sorellastre pagane come il Mitraismo, l’Orfismo, i culti di Iside ed Osiride, il Cristo babilonese Tammuz, il culto di Attis ed Adone, le feste dionisiache, le Bacchanalia, l’ebraismo esoterico e tutti gli altri misteri di morte e rinascita. Il Dio cristiano è il patrono monotematico di un culto religioso che ha spogliato i simboli e li ha rivestiti di pallidi serafini e cherubini che si limitano a cantare come dei chierichetti in una noia mortale che solo la vorticosa danza dionisiaca e ludica di Shiva può interrompere, giacché Shiva rappresenta il Dio ed il Diavolo, al contempo nel suo aspetto di tremendum. Ed il cristiano nella sua coscienza dualistica e separatrice orientata attraverso stereotipi di totem e tabù non potrà mai accettare che il Cristo e l’Anticristo siano corrispettivi gemelli, e che l’uno sta nell’altro come il figlio nello Spirito Santo. Satana è solo l’ombra che l’umanità ha proiettato sulle sue paure rappresentate dalle radici ctonie della psiche. Il dualismo cristiano è l’impossibilità di vedere dio ed il demonio nello stesso pantheon paradisiaco che danzano l’uno con l’altro nel gioco cosmico dell’esistenza. In altre parole è il cristiano che ha scisso la bestia dall’uomo; lo si vede nel sacrificio degli animali, per cui il cristiano non ne ha il benché minimo rispetto. E se la compassione universale buddhista è stata propugnata ed estesa ad ogni manifestazione di vita compreso oggetti inanimati ed animali, ebbene sembra che solo il cristiano sia scarso di sensibilità verso le creature inferiori confermando l’antica teoria di Schopenhauer per la quale gli animali sono stati catapultati in un inferno dove noi non siamo altro che i loro demoni e carnefici. Com’è lontano l’ego dell’umanità dalla croce, eppure essa sembra essere l’unico mezzo per auto-riscattarlo al patto dell’immortalità, e così per ogni cristiano con la promessa che la misericordia tenga intatto il suo amore narcisistico per una fede che risulta essere stata la più grande operazione religiosa propagandistica di tutti i tempi.

 

Diego Pignatelli Spinazzola

 

Riferimenti:
E. Neumann, Storia delle Origini della Coscienza, Astrolabio Ubaldini Editore 1978 Roma.
E. Neumann, La Grande Madre: fenomenologia delle configurazioni femminili dell’inconscio; Astrolabio-Ubaldini Roma 1981.
C. G. Jung., Scritti scelti , a cura di J. Campbell, Edizioni Red Milano 2007.
C. G. Jung . , Gli Archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, Torino, 1977.
C. G. Jung ,  Tipi Psicologici,  Newton and Compton editori Roma 2009.
C. G. Jung , La psicologia dell’inconscio,  Newton and Compton editori 1989 Roma.
C. G. Jung., La libido, simboli e trasformazioni,  Newton Compton Editori 20006 Roma
C.  G. Jung. , Aion: Ricerche sul Simbolismo del . ,in “Opere” , Bollati Boringhieri, Torino 2005.
C. G. Jung. , Psicologia e Alchimia in “Opere di C. G. Jung”., Bollati Boringhieri editore 2006 Torino.


Diego Pignatelli
è autore su Riflessioni.it della rubrica:
Riflessioni sulla Psicologia Transpersonale

 

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