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Vecchio 19-03-2008, 09.04.38   #91
spirito!libero
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Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Ho guardati il 3d ... ora aspetto che tu scriva riguardo alla "quantistica".

Ciao

Come già detto, se i 3d che hai letto non hanno risposto ai tuoi dubbi, apri pure un nuovo 3d e formula qualche domanda, sarò lieto di rispondere, ovviamente non è possibile fare un trattato su un forum.

Saluti
Andrea
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Vecchio 01-05-2008, 13.50.07   #92
nexus6
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Citazione:
Originalmente inviato da spirito!libero
Il mio modo di procedere è quello della scienza.
Coff, coff... coff...

Una lettera di Max Born, premio Nobel per la Fisica per i suoi numerosi studi sulla meccanica quantistica, al suo caro amico Albert Einstein, del 28.11.54, dal libro "Einstein - Born, Scienza e vita, Lettere 1916-1955" edito Einaudi.

°°°
Caro Einstein

ho letto di recente nel giornale la tua dichiarazione: «Se dovessi tornare a nascere, non farei il fisico, ma l’artigiano». Queste parole sono state per me di grande conforto, giacché anche a me vengono in mente pensieri simili alla vista dei mali prodotti nel mondo dalla nostra scienza, un tempo così bella. Ora mi hanno dato il premio Nobel, soprattutto per l’interpretazione statistica della funzione Phi (ndr. funzione d’onda), un lavoro che risale a ventotto anni fa. Non so dare a tale fatto altra spiegazione che questa: si è voluto onorare qualcosa che non ha effetto pratico immediato, qualcosa di puramente teorico. Contemporaneamente, il premio per la chimica è stato assegnato a Linus Pauling, noto per la rettitudine della sua condotta politica e per la sua opposizione al cattivo uso delle scoperte scientifiche. (E’ corsa voce qui che gli sia stato negato il visto d’uscita dagli Stati Uniti, ma pare che non sia vero). Potrebbe anche essere un caso; ma la cosa sembra fatta con intenzione, e ciò sarebbe confortante. Anche per questo vado volentieri a Stoccolma, sebbene ciò non giovi né a Hedi (ndr. moglie di Born) né a me: entrambi siamo sofferenti di cuore e stiamo bene solo quando conduciamo una vita molto tranquilla. Hedi è attualmente in clinica a Gottinga per riprendersi un po’; per la stessa ragione mi trovi qui ad Harz. – Credo che non svolgerò più alcun lavoro scientifico (a parte il mio libro di ottica, intrapreso già otto anni fa [ndr. stupendo]); penso di sfruttare la mia attuale popolarità in due paesi (qui sono un fisico «tedesco», in Inghilterra un fisico «britannico») per tener desta la coscienza dei nostri signori colleghi circa l’allestimento di bombe sempre più terrificanti. Ancor prima di sapere del premio Nobel, avevo scritto un articolo in tal senso per i «Physikalische Blatter», che qui sono molto diffusi. Sto leggendo un libro di un certo Biew, dal bel titolo Kapitza, der Atom-Zar, che dà un quadro drammatico dello sviluppo degli esplosivi nucleari in Russia. C’è di che star male. Da parte sua Kapitza ne esce molto bene: ha cercato in ogni modo di svolgere un’azione frenante, come da voi, se non vado errato, il suo antagonista Robert Oppenheimer.
Qualcuno mi ha scritto che stai poco bene. Ricevi i miei auguri di rapida guarigione e non curarti di rispondere: ci comprendiamo lo stesso, per quanto riguarda i problemi umani. In confronto a questi, la nostra divergenza di opinioni circa l’incompletezza della meccanica quantistica perde ogni importanza.
Se Hedi fosse qui, si assocerebbe ai miei cordiali saluti.
Con antica amicizia
Tuo
Max Born

°°°

Einstein già sofferente spedì la sua ultima risposta all’amico Born, dove spiegava che la sua famosa frase non riguardava l’utilizzo della bomba atomica, ma, come poi Born seppe, la crisi delle libertà civili provocata dal senatore McCarthy negli USA, per cui uno scienziato che avesse osato esprimere liberamente le sue opinioni politiche rischiava di «essere rimosso dall’incarico, se non peggio» a detta dello stesso Born; eravamo in piena guerra fredda.

Dopo qualche mese, nella primavera dell’55, Einstein moriva aumentando così enormemente la solitudine del suo grande amico Born, che aveva visto andarsene tanti suoi amici ed eminenti colleghi scienziati, tra i più importanti del secolo scorso, che avevano lasciato il posto ad un schiera di «pigmei morali», personaggi mediocri di cui anche la Scienza è piena, purtroppo.

Basta tale lettera a tratteggiare qualcosa della statura morale di questi personaggi di Scienza e l’accenno di Born alla Scienza «un tempo così bella» è quello a cui avevo avuto l’«ardore» di accennare anch’io. La presente discussione a tratti è stata, a mio modesto parere, un dialogo «tra sordi» purtroppo, come anche la disputa tra i due amici Einstein e Born sul fatto che la meccanica quantistica fosse o no una teoria «completa», ovvero che fornisse una rappresentazione esauriente dei fenomeni microscopici (Einstein sosteneva con forza il contrario contro ormai l’intera ortodossia che si era uniformata al pensiero di Bohr e Born).

La «modalità» di questi ed altri personaggi ho considerato e considero essere quella della Scienza e non quella che lo stesso Einstein, in una vecchia lettera a Born, etichetta come «la dittatoriale onnipotenza di voialtri ordinari» riferendosi proprio anche amichevolmente (ma mica tanto) a Born.

Ed è una modalità che impone apertura estrema ed insofferenza verso ogni forma di scientismo e dogmatismo, da quelli più evidenti a quelli più sottili, ben «evidenti» ai miei occhi in alcune idee palesate in questa discussione; apertura che si evince anche da come vengono trattati campi lontani dalla Fisica, il cui riduzionismo spesso poco si adatta allo studio dei fenomeni in questione, ovvero gli «uomini»: il campo è quello della medicina, di cui parlerò nel post successivo, visto la discussione si è sviluppata in tal senso.

Il dispotismo scientifico insozza la Scienza ed i suoi principi e non mi stancherò mai di ripeterlo e di evidenziarlo quando l’incontro; accade purtroppo che neanche coloro che ne sono portatori si accorgano di esserlo e questo mi pare sintomatico di quanto il pensiero dominante riesca a scivolare nelle menti dei proseliti in modo così subdolo ed efficace.
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Vecchio 01-05-2008, 13.52.39   #93
nexus6
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Sulla medicina...

L’attuale medicina scientifica moderna tratta l’uomo come un insieme di parti meccaniche da curare separatamente e poco considera l’individuo come una unità inscindibile ed integra, in cui ogni piccolo evento non è certo solo localizzato dove gli attuali «tecnomedici» vorrebbero fosse, così come la mente non è localizzata nella scatola cranica; certamente questo metodo riduzionista, tipico delle scienze fisiche, ha consentito e consente notevoli passi in avanti, pensiamo per esempio alle incredibili neuroscienze, ma è fonte pure di notevoli aberrazioni quando non ci si accorge o non si vuole colpevolmente farlo, che l’essere umano per esempio possiede in sé un’enorme potere di «automedicazione», pensiamo solo all’effetto placebo, una capacità di trovare soprattutto dentro di sé la «cura» e non solo in sostanze aliene ingurgitate dall’esterno che, ed esistono numerosi studi «scientifici» sugli psicofarmaci, di poco o per nulla superano la prova sull’efficacia che li distingue dalla somministrazione di un placebo al posto dei farmaci stessi.

La quasi totalità dei benefici di questi farmaci, in pazienti non gravemente malati (la stragrande maggioranza), deriverebbe esclusivamente dalla convinzione psicologica che le sostanze introdotte dentro di sé abbiano degli immediati effetti positivi; questo è il cosiddetto effetto placebo.

Questo fatto è naturalmente messo a tacere dalle case farmaceutiche (e perciò non ampiamente studiato), multinazionali che così vedrebbero ridursi la fiducia incondizionata della gente verso i propri brevetti, e dagli stessi medici che, alla leggera, somministrano questi farmaci anche in casi di lievissimi malesseri «psicologici», che certo con un miglior rapporto medico-paziente, a detta di alcuni medici e psicologi, potrebbero risolversi non difficilmente. Questo però non è previsto dall’ortodossia medico-scientifica dominante, seppur tanti medici si stiano accorgendo che necessita un approccio «olistico» al sistema «uomo», un approccio che integri ogni campo e non li tratti a compartimenti stagni o peggio alcuni li metta all’indice come metodi «irrazionali». Tutto ciò è un fatto, non opinioni. Ed il motivo è semplice: «non scientificità» significa ormai irrazionalità, fantasia, misticismo, inutilità, ma ripeto ciò è un’aberrazione derivante dall’enorme potere che le società hanno deposto nelle mani dei (tecno)scienziati, aberrazione che poco o nulla ha a che fare con la Scienza di cui sopra; tecnocrati che seppur si fregino dell’etichetta di «scienziati» sono asserviti alla tecnologia ed all’economia di mercato, vera foresta oscura in cui la Scienza si è cacciata ormai da tempo purtroppo.

Conosciuto, ma forse non da alcuni partecipanti a questa discussione, è uno studio proprio sull’effetto placebo riguardante addirittura la chirurgia; cito questa parte di una pagina della rivista on-line Scienza e Psicoanalisi:

“E’ noto a tutti come il rapporto medico-paziente sia il luogo privilegiato di profondi fenomeni transferali (proiezione sullo schermo costituito dalla persona del medico dei vissuti personali inconsci e preconsci) e come tale relazione sia profondamente influenzata da fenomeni suggestivi.
L’esistenza del fenomeno placebo ne é uno dei fenomeni più eclatanti.

Alcuni studi, tra cui uno dell'US Office of Technology Assessment, ipotizzano che solo il 20 per cento circa dei moderni rimedi medici di uso comune abbia un'efficacia scientificamente dimostrata; negli altri casi è probabile che il beneficio venga dall'effetto placebo: il solo fatto di essere sotto trattamento aiuta il paziente a guarire.

Alla fine degli anni cinquanta, alcuni ricercatori guidati da Eddmunds G. Dimond del Medical Center dell'Università del Kansas stavano conducendo studi sull'efficacia di un intervento chirurgico allora abituale nel trattamento dell'angina pectoris. I medici eseguirono la procedura chirurgica (consistente nella legatura di alcune arterie) su un insieme di 13 pazienti, mentre su un secondo gruppo di cinque pazienti fecero solo un'incisione cutanea al petto senza effettuare realmente l’intervento chirurgico. Il 76 per cento dei pazienti su cui era stata realmente effettuata l'operazione chirurgica mostrarono segni di miglioramento. Ma i ricercatori furono sbalorditi nel verificare che il miglioramento riscontrato nei pazienti del gruppo placebo fu del 100 per cento!

Potenza della suggestione, dunque.

Una potenza che fino ad un ventennio fa, quando ancora esisteva un rapporto empatico tra malato e medico di fiducia, veniva volontariamente o meno, dispiegata. Oggigiorno la moderna trasformazione della medicina da arte medica in medicina tecnologica ha ridotto ad un tenue filo il rapporto conscio tra medico e paziente (quello preconscio ed inconscio sussistono e faranno comunque sentire gli effetti del loro dinamismo). I pazienti sono visti sempre più alla stregua di una sorta di macchina biologica predeterminata, statica, fatta di componenti la cui minima alterazione viene considerata una anomalia di funzionamento rispetto all’espletamento di un programma dato, considerato come immutabile.

L'impostazione rigidamente organicistica degli studi di medicina concorre a strutturare una visione fenomenologica limitata a quel mondo, già notevolmente strutturato, che risulta essere governato dalle leggi della chimica e della fisica. Un mondo organizzato in unità di misura e parametri ottimali, così piacevolmente rassicurante per il malato ed il medico!”


Consiglio la lettura di tutto l’articolo http://www.psicoanalisi.it/psicoanal...oli/psoma1.htm

Ah, per l’amico Giorgio, una citazione di Umberto Veronesi che probabilmente gli piacerà:

«Io definisco la medicina un insieme di tre componenti: scienza, arte e magia. Il medico sa di assolvere questi tre compiti. La scienza è il pensiero ideativo. L'arte è il saper fare, la tecnologia. E poi c'è la magia, che è un'altra forte componente: la capacità di influenzare psicologicamente il paziente. Quasi un'ipnosi. Una specie di plagio. Con il rischio di manipolare la sua volontà».

Da: http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/030527b.htm


Ah, anche la psicoanalisi è considerata «non scientifica» o pseudo-scienza, al pari delle medicine alternative e dei Fiori di Bach, ma scommetto che coloro che hanno seguito un percorso di analisi «reale» non sarebbero troppo disposti ad etichettarlo come irrazionale, poco e per nulla utile, una fantasia o mito, sorto e portato avanti nella testa di persone un po’ spostate, come Freud o Fromm, che avevano avuto la balzana idea di dedicare mesi ed anni, intere vite, allo studio irrazionale e sostanzialmente errato, poiché «non scientifico», della complessa psiche di un singolo uomo... quale assurdità per i produttivi ritmi delle società odierne!

Mi attendo a questo punto critiche banali del tipo “ah, allora eliminiamo tutta la chirurgia ed i farmaci! E perché no, tutta la tecnologia!”; queste sono critiche stupide altrettanto quanto le persone che se ne fanno portatrici, che nemmeno si rendono conto di quanto la propria coscienza sia stata ormai irrimediabilmente piegata a precisi scopi di difesa del pensiero dominante; sto imparando, ma arduo è il cammino, a reagire con ironia, piuttosto che con veemenza e sarcasmo. Ogni tanto, come soleva dire lo stesso Einstein delle sue reazioni eccessive nei confronti della stupidità, si smarrisce il proprio senso dell’umorismo per tributare i propri onori all’imperante altare della Stupidità.


Ragionate con la vostra coscienza e valutate gli imbonitori ed i ciarlatani autoritari, anche se li incontrate in medici o scienziati, per quello che sono: persone che vogliono controllarvi e direzionare il vostro pensiero, la vostra vita verso ciò che ritengono "giusto", persone che non si sono fatti un minimo di autoanalisi (e dovrebbero, viste le loro enormi responsabilità).

Saluti.

Antonio
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Vecchio 01-05-2008, 20.16.22   #94
Giorgiosan
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Riferimento: Sulla medicina...

Citazione:
Originalmente inviato da nexus6
Ah, per l’amico Giorgio, una citazione di Umberto Veronesi che probabilmente gli piacerà:


Ciao Antonio: Sì, mi è piaciuta la citazione.

Quello che intendevo dire con questo 3d e solo questo: l'umiltà è la virtù che più apprezzo ed umiltà in campo scientifico non significa non riconoscere gli innegabili benefici che all'umanità sono venuti dalla scienza ma essere consapevoli della "precarietà" di questo sapere, dei suoi limiti, della sua sostanziale inadeguatezza rispetto alla fame e sete di verità dell'umanità, della sua lontananza dalla verità.

Tutto s'infrange dinnanzi alla morte.Tutto diventa risibile.

Cerchiamo dunque appassionatamene il modo e la possibilità di sconfiggere il nostro pensiero quando ci dirige verso il nulla.

Il pensiero che porta al nulla è un pensiero "malato" che condiziona la nostra vita e la peggiora perché non è un pensiero vero.

Lo scientismo è un pensiero "malato", è una presunzione fatale.

Il mio dire e il mio polemizzare è solo per la vita... la mia teologia è incerta, piena di oscurità ma la mia esperienza è sicura: Cristo, qualunque significato si possa dare a questa parola, è l'unica inoppugnabile realtà salvifica.

Ciao
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Vecchio 02-05-2008, 09.55.41   #95
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Riferimento: La scienza è arte

Personalmente l’umiltà o meglio la consapevolezza dei limiti del pensiero è una virtù che apprezzo in ogni campo, non solo in quello scientifico, ma anche in quello “teologico”, diciamo. Porta ad un dialogo non sterile, porta a riflessioni che certo sollevano molte più domande di quante sono le risposte, come in ogni discussione che si rispetti.

Nel campo scientifico, a quanto ho sempre visto e vedo, è assai carente questa consapevolezza.

Si ragiona di gatti come fossero elettroni e si riveste di oggettività tali discorsi in modo che il pubblico continui a brancolare nel buio leggendo decine e decine di libri divulgativi su quanto sia contraddittoria la quantistica, su quanto sia assurda e perché no, magica; leggi, per esempio, la sezione Scienze, ti basterà poco per trovare questo atteggiamento. Franco Selleri, fisico, ha chiamato questo atteggiamento “rassegnazione epistemologica” ovvero uniformità al pensiero ed all’opinione predominante, rassegnandosi ad accettarla, altrimenti non puoi lavorare, altrimenti non ti inserisci, altrimenti non ti pubblicano i lavori: facile notare che solo i gran sacerdoti possono, durante o alla fine della loro carriera, iniziare a contestare l’opinione in prevalenza accettata e finalmente poter liberare il proprio pensiero e la propria anima dal giogo subito nella precedente parte della loro vita. Ma questo, Giorgio, non ti verrà detto e men che meno in questa discussione, poiché è una delle tante cose da tener nascosta o di cui semplicemente non ci si rende conto.

Basterebbe invece avere questo coraggio intellettuale e morale, da subito, insegnarlo su vasta scala!, di trattare le proprie filosofie per quello che sono, appunto filosofia ovvero spogliarla dall’autorità che ormai la società ha deposto nelle mani della nuova dominante classe degli scienziati. Umiltà o consapevolezza, certo, delle decine e decine di equivalenti proposte per interpretare un dato apparato teorico, per esempio, umiltà e responsabilità nel rapportarsi al grande pubblico prima di sparare a roboanti titoloni che “è morta la realtà oggettività” (mi spiegassero che è, poi), che “il gatto è sia vivo che morto”, che si è giunti alla “spiegazione definitiva”; e non ultima, la consapevolezza di non piegarsi mai a fini commerciali od economici, avendo come unico e perenne obiettivo appunto quello che hai detto: la verità.

Questo lume viene recato ancora da poche sparute persone in mezzo ad una marea di tecnici molto simili ad ingegneri del pensiero, con tutto il rispetto per gli ingegneri, i quali per la maggior parte, data la loro forma mentis, possono arrivare sino ad un certo punto e poi inevitabilmente fermarsi. Non è che siano stupidi, costruiscono gallerie, ponti e pc, ma la maggior parte non riescono a distinguere granché di più. Ne ho osservati tanti. Una piccolezza imbarazzante, a volte.

«Ci sono più cose nell’universo, oh ingegnere, di quanto tu possa trovarne nei tuoi manuali, in cui il pi greco è uguale a 3,14» diceva un antico saggio, non mi ricordo chi.

Sul vero e sul nulla, Giorgio, nescio. A volte penso che il pensiero che porti al nulla sia l’unico non malato, ma sicuramente non mi riferisco al nichilismo, con cui tu intendi qui il termine “nulla”.

Sull’esperienza, invece, non posso dire, dato che è tua e d’altronde ne hai parlato pure poco per poter dire qualcosa.

Saluti anche a te.

Antonio
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Vecchio 02-06-2008, 18.15.54   #96
Monica 3
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Riferimento: La scienza è arte

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Originalmente inviato da Giorgiosan
La scienza è tecnè, arte e questa arte si chiama con linguaggio moderno
tecnologia.

E' arte la matematica, in sintesi è l'arte di calcolare e con essa tutte quelle che sono chiamate scienze.

La conoscenza, la verità, la ragione, l'intelletto, la psichè, l'universo, la logica, ecc. ecc. sono oggetto solo della filosofia e della teologia ma anch'esse sono arte.

Quando la scienza esce dal suo ambito pratico, cioè tecnologico, artistico è smarrita ed inutile.

Ed ogni arte è sempre approssimativa ma risolve dei problemi pratici.

La tecnologia come tutte le arti è rilevantissima dal punto di vista della vita pratica umana e come tutte le arti si trasforma continuamente, spinta da nuovi problemi pratici che si affacciano storicamente.

Come le corporazioni "delle arti e dei mestieri" ciascuna scienza si nasconde e cerca di blindarsi dietro un gergo mandarinesco e acquistare prestigio per ragioni di potere che in ultima istanza significa per interessi economici e di profitto.

I "mass media" sono complici di queste operazioni e tentano di addormentare le coscienze, con l' oppio della scienza, propagandando i miti scientifici ed ampliandone la portata, con la disinformazione sistematica...e sempre per ragioni economiche e di profitto.
Le varie lobby sono sinergiche dandosi gloria l'un l'altra perché anche il prestigio vuol dire "soldi".

Per le coscienze non complici di questa volontà di potere "il re è nudo".


Io credo che la scienza sia arte o no secondo il padrone che serve. Quando è puro sapere e ricerca del vero allora è tesa a ricongiungere l'uomo all'universo a cui questi appartiene e a farlo partecipare alla conoscenza superiore.
Monica 3 is offline  

 



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