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Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
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Vecchio 06-05-2008, 15.46.11   #21
Pipoca
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Riferimento: Sull' anarchismo : riflessioni sparse

Sì Ornella, sono d'accordo con te.

Viviamo già nell'Anarchia, nella sua forma più subdola ed erronea del termine.
In sorta di Anarchia, dove il termine e sicuramente improprio, in cui le regole valgono solo per chi ancora è convinto di averne bisogno o che per chi, volente e nolente non può far altro che assoggettarsi alla massa, pena la ghettizzazione (sociale, professionale, relazionale, mentale).

La più grande rivoluzione, in nome di una riflessione anarchica, che l'uomo può fare è fondamentalmente ed innanzitutto quella interiore.

Non è il concetto di Stato evidentemente fallito, ma il concetto di Governo, (che spesso di sovrappone a quello di Stato).

Del resto, come reputiamo il Nostro Governo?

Riconoscere l'autorità di un qualcosa di fallito, a cui dover sottostare, è il paradosso più grande per uno Stato.

All'inizio de L'anarchia, Malatesta difende l'anarchismo dal luogo comune che una società senza governo debba essere esempio di disordine e oscillare 'tra la prepotenza sfrenata degli uni e la vendetta cieca degli altri'.

Nei dizionari comuni, il sostantivo anarchia viene infatti tutt'oggi definito come: stato di disordine politico e sociale causato dalla debolezza del governo o dalla sua assenza; disordine, caos, assenza di disciplina e di regole.

La dichiarazione fondamentale di queste definizioni è che una società è quindi incapace di funzionare correttamente senza un governo e le sue leggi.

Se come società intendiamo l'uomo stesso, moltiplicato in svariate forme, esso, di conseguenza, è dichiarato incapace di convivere con l'altro, in quanto entrambi nel caos, nel disordine, assetati di prepotenza e vendetta.

Perché l'uomo viene considerato caotico nella sua prepotenza e vendetta?

La prepotenza e vendetta sono due connotazioni forti: esse sono caratteristiche peculiari dell'uomo e istinti naturali, o sono conseguenze di possibilismo ambientale e sociale?

Qualora fossero considerati istinti, essi sarebbero inclusi in quella che Freud definiva thanatos o istinto e pulsione di morte, semplicisticamente assimilabili al concetto di prepotenza e vendetta, contrastate però dal corrispettivo istinto o pulsione di vita.

Qualora, invece, venissero accertate quali conseguenze di un possibilismo sociale, l'uomo dovrebbe essere considerato come prepotente e vendicativo, in quanto risposta ed interazione con un determinato tipo di stimolo ricevuto e dato.

Qualora fosse possibile che questo stimolo e questa interazione conducano l'uomo alla prepotenza ed alla vendetta, sarebbe allora possibile anche condurlo nella opposta direzione.

L'anarchia diventa parzialmente ricerca, atta a condurre l'uomo a non aver più bisogno di regole cui sottostare per poter convivere con l'altro.

A meno che l'uomo, che accetti la impossibilità di una società senza governo, accetti anche, coscientemente, la propria incapacità.
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Vecchio 06-05-2008, 15.56.07   #22
nexus6
like nonsoche in rain...
 
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Riferimento: Sull' anarchismo : riflessioni sparse

Il concetto di opinione pubblica diviene un concetto confortante e fasullo, cuscinetto per poggiare le contraddizione della “democrazia”, se il pubblico, appunto, è formato da cittadini non informati, non coscienti, non responsabili della realtà in cui vivono, ma indottrinati e mossi da questa o quella propaganda, da questa o quella ideologia, che sia comunista, fascista o altro. Sarebbe come chiedere con i “sondaggi a campione” come si valuta la figura di Stalin a gente che non sa chi è. La gente risponde comunque, secondo il proprio pregiudizio ideologico, è questa la chiamano “opinione pubblica”.

Parallelamente o trasversalmente con quanto dice Chlobbygarl, non c’è nemmeno bisogno di nascondere i fatti, quanto il disegno complessivo, l’interpretazione di essi; i singoli fatti rimangono pioggia di sterili informazioni, solo “locali” spesso, così che la mente non riesce a formarsi una certa realtà interpretativa autonoma su di essi, ma si beve quelle disponibili sul mercato che assurgono al ruolo di realtà. Ecco da dove deriva il conformismo ideologico strabiliante, di cui parla Pipoca, presente nelle società odierne, strabiliante se si considera che decine e centinaia di milioni di persone si dividono per lo più tra tre o quattro partiti di pensiero disponibili, nonostante la peculiarità, la ricchezza e la diversità di esperienze di ogni essere umano.

Ma i fatti ci sono, per lo più non vengono nascosti (beh... su questo ci sarebbe pure da discutere) ed autonomamente bisognerebbe fare lo sforzo interpretativo di collegarli tra loro, sforzo che viene scongiurato da chi quel potere dell’informazione lo detiene e lo esercita. Questa è la forma di censura più efficace, poiché effettivamente si può sostenere che non esiste. E perciò, sfuggente è pure il “potere costituito” dell’informazione, che si situa al secondo posto, dopo quello economico e prima di quello politico.

Milioni di persone non abituate all’esercizio costante della ragione, sono e saranno alla mercé di singoli soggetti o gruppi di individui che li muovono e li potranno muovere sostanzialmente come pedine inconsapevoli dei loro progetti ed in questo non c’è dietrologia o complottismo, ma solo l’evidenza di quanto avviene anche ai giorni nostri, nonostante si pensa che le masse democratiche siano essenzialmente differenti da quelle di qualche secolo fa. Lo sono sul serio?


E come dice Ornella, il senso spregiativo che i più associano ad anarchia, ovvero disordine e caos, a ben vedere calzerebbe non male proprio ai nostri odierni governi.

E l’anarchismo è piuttosto un metodo e non si candida a nuovo profetico verbo che indichi per filo e per segno chi dovrà fare cosa in una società anarchica (chi farà il minatore o lo spazzino? Chi pulirà i cessi? etc.) altrimenti non sarebbe propriamente “anarchia”, ma solo un’altra forma di governo autoritario mascherato. Si può certo riflettere e discutere, qui ed ora, sulla responsabilità e la solidarietà che comporterebbe una società di questo tipo, ma liquidarla con domande del genere (viste qua e là in questi giorni nel forum) mi sembra molto riduttivo ed evidenzia quanto poco si sia ragionato su questo concetto e quanto invece ancora una volta i propri pregiudizi contino molto di più di quell’esercizio costante della ragione, che dovrebbe essere cardine anche della democrazia e non solo di una società anarchica.

Anche una compiuta democrazia, a mio parere, come l’anarchia è un’utopia ancora di là da venire.


Antonio
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Vecchio 06-05-2008, 16.41.28   #23
Anakreon
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Nomi e concetti.

Caro Nesso,

osservi:

"Ad Anakreon, tuttavia, vorrei ancora dire che compie una confusione tra funzione governativa e quella amministrativa, cioè tra alcuni a cui i più hanno delegato ed abdicato le proprie capacità di decisione e di pensiero ed alcuni che, invece, ingegneri, tecnici, amministratori lavorano, secondo le loro attitudini, per organizzare il lavoro collettivo, le comunicazioni, le mansioni che i complessi bisogni odierni richiedono.".

Non confondo affatto le due cose, ma non penso tuttavia, anche per l'esperienza delle gesta umane passate e presenti, che quella funzione, che Tu appelli amministrativa, possa stare senza una funzione di governo che la regoli con giudici, magistrati, custodi.

D'altronde, mi dici in virtù di quale autorità coloro, i quali affermi provvedono a:

"organizzare il lavoro collettivo, le comunicazioni, le mansioni che i complessi bisogni odierni richiedono",

possono procedere in quest'ufficio ed essere obbediti, se necessario ?.

Non solo, ma chi stabilisce quanto numerosi siano coloro, i quali possano esercitare quest'ufficio d'amministrazione, e quanto numerosi coloro, i quali possano esercitare quest'altro ?;
chi cioè distribuisce gli ufficii amministrativi ed operativi, posto che gli uomini non nascono già operai, agricoltori, architetti, avvocati ed altro ?.

Estirpare il governo lasciando l'amministrazione, pur concesso ch'essa possa sostenersi senza governo alcuno, non toglie la difficoltà, ma la trasferisce.

Capisco che sia difficile congetturare un genere umano che si regga spontanemanete nell'anarchia:
d'altronde, non mi pare stia scritto in alcun luogo che si debba.

In somma, o concediamo che, sia pure in un lontano futuro, ciascun uomo possa regolare talmente sé stesso e la sua vita, che non noccia, anzi giovi a tutti gli altri e che, quindi il genere umano si possa reggere ordinatamente per una sua virtù, in qualche modo acquisita ed universalmente diffusa per tutte le sue membra; oppure dobbiamo concedere che sia alcuno, comunque sia eletto, il quale regoli chi non sappia o non possa regolarsi e costringa chi si diverta dalle regole, comunque siano stabilite.

Che se poi si tratta solo di nomi e le leggi vogliamo appellare norme comuni ed i governi amministrazioni universali, facciamo pure:
ma, forse, il concetto d'anarchia conduceva seco ben altro, che un mutamento di nomi; fossero pur allucinazioni.

Anakreon.
Anakreon is offline  
Vecchio 06-05-2008, 19.00.09   #24
Pipoca
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Messaggi: 89
Riferimento: Sull' anarchismo : riflessioni sparse

Anakreon – scusa se mi intrometto nel tuo dibattito con Ness – ma ci tenevo a fare una precisazione.

Citazione:
Originalmente inviato da Anakreon
Non confondo affatto le due cose, ma non penso tuttavia, anche per l'esperienza delle gesta umane passate e presenti, che quella funzione, che Tu appelli amministrativa, possa stare senza una funzione di governo che la regoli con giudici, magistrati, custodi.

D'altronde, mi dici in virtù di quale autorità coloro, i quali affermi provvedono a:

"organizzare il lavoro collettivo, le comunicazioni, le mansioni che i complessi bisogni odierni richiedono",

possono procedere in quest'ufficio ed essere obbediti, se necessario
...

Per amministrazione si intende genericamente : la gestione di affari pubblici o privati e tutte le sue modalità, garantiti da un insieme di persone che ne svolgono mansione.

Per governo, sempre genericamente e per definizione, si intende : complesso delle istituzioni cui è demandata la direzione dello stato, es. il presidente del consiglio con i ministri; la forma politica, particolare costituzione di uno stato; la guida, il comando politico o morale.

Stando ai recenti dati attuali, o meglio, le informazioni quotidiane e l'opinione pubblica, il governo è già di fatto inesistente per la collettività, o quantomeno finalizzato a tutt'altro che il benessere dello Stato. La popolazione sembra infine essere quasi necessaria in quanto altrimenti verrebbero a mancare i presupposti del governo stesso. Se non hai chi governare, chi governi?
(Almeno che non si voglia credere che Berlusconi ami la sua persona tanto quanto ami il suo popolo o che Prodi ami così tanto il suo ex-popolo tanto quanto le banche o che la guerra sia necessaria al benessere del popolo, la finanza idem, insomma il prezzo uguale al valore)

Se per amministrazione si intende la vera gestione degli affari in questo caso pubblici, essi sono già di fatto esclusivamente nelle mani del popolo.
Se determinate istituzioni pubbliche (ingiustamente attribuite al Governo) continuano, almeno a parzialmente, a funzionare dipende in gran parte all'onestà del singolo che vi partecipa.
L'istruzione e la sanità, ad esempio, se considerate da un punto di vista governativo sono pessime, se considerate da parte dell'amministrazione rimangono, per certi aspetti, valide.
Benché se ne dica possiamo sempre contare su bravi medici (o almeno la maggior parte) che oltre alla preparazione conoscono la deontologia e abbinano alla mera manovalanza, la passione, la responsabilità, l'empatia; l'istruzione stessa del resto si fonda, ahimé sulla correttezza dell'insegnante, del Dirigente Scolastico, del Segretario.

Se l'uomo, il singolo, dovessero crollare, crollerebbe tutto.

Maggiormente l'uomo si trova vicino all'istituzione, quindi al potere, cioè a quello governativo, che di fatto è scisso dalla gestione e quindi mansione dirette, più subentra il pericolo del crollo.

Questione di avidità?

E qui ho risposto alla tua seconda affermazione. Giudici, ministri e custodi sembrano essere oggi corrotti per natura stessa, coloro che non lo sono vengono eliminati.

Citazione:
possono procedere in quest'ufficio ed essere obbediti, se necessario ?.

Non solo, ma chi stabilisce quanto numerosi siano coloro, i quali possano esercitare quest'ufficio d'amministrazione, e quanto numerosi coloro, i quali possano esercitare quest'altro ?;
chi cioè distribuisce gli ufficii amministrativi ed operativi, posto che gli uomini non nascono già operai, agricoltori, architetti, avvocati ed altro ?.

Non si tratta su chi... purtroppo... varrebbe in tal senso un discorso di meritocrazia piuttosto difficile oggi,
Né di obbedire.
Si tratta di collaborazione, parola tanto estranea...

Citazione:
Estirpare il governo lasciando l'amministrazione, pur concesso ch'essa possa sostenersi senza governo alcuno, non toglie la difficoltà, ma la trasferisce.

Oggi è già trasferita: le beghe amministrative quotidiane non vengono risolte dal ministro, giudice etc etc... il disagio sociale cui oggi tutti siamo partecipi viene ammortizzato dal singolo, grazie alla collaborazione, alla solidarietà, all'umanità... e se tale disagio non si risolve, dipende innanzi tutto dal fatto che il singolo, qualora riesca a trovare soluzioni attuabili, è di fatto sbarrato proprio dal Governo stesso.

Per finire: nessuno dice che l'uomo debba reggersi da solo (tue parole),
ma altresì è importante che ci sia l'aspirazione a farlo... altrimenti buttiamo via tutto, arti compresi (tanto ci sono le sedie), le riflessioni e le discussioni (a meno che il fine non sia quello di un semplice esercizio di parole, variamente combinabili tra loro).

Personalmente, se qualcosa di fatto può fare l'anarchismo è quello che sta facendo anche ora: rispolverare il valore della capacità innata nell'uomo dell'essere umano.

Il suo fine ultimo del resto dell'anarchismo è “l'interesse comune”,”la garanzia di sussistenza, benessere e sviluppo per chi non ne ha i mezzi”, “la fratellanza tra i popoli”, “la ricostruzione della 'famiglia' in nome dell'amore (senza quindi vincoli legali, oppressivi e morali)”...

Se tutto ciò non fosse il fine cui dovremmo aspirare, allora non ci resterebbe che la guerra (l'omicidio per alcuni, il suicidio per altri).

L'interesse comune è contrario all'interesse del singolo – se ognuno pensasse solo ai propri interessi come staremmo?
L'aiuto a chi non ha i mezzi si tradurrebbe nella semplice soppressione del disagiato o disabile.
La fratellanza si tradurrebbe in odio razziale, l'amore libero in pura legalità della moralità.

Estremizzando mi viene da pensare che l'uomo sia già anarchico, ma inconsapevole di esser esserlo.
Siamo sfiduciati, insomma, a tal punto da avere paura anche di noi stessi!
Pipoca is offline  
Vecchio 07-05-2008, 15.55.25   #25
frollo
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Riferimento: Sull' anarchismo : riflessioni sparse

Dire che dissento un po' su tutto...


Citazione:
Originalmente inviato da Pipoca

Per amministrazione si intende genericamente : la gestione di affari pubblici o privati e tutte le sue modalità, garantiti da un insieme di persone che ne svolgono mansione.

Per governo, sempre genericamente e per definizione, si intende : complesso delle istituzioni cui è demandata la direzione dello stato, es. il presidente del consiglio con i ministri; la forma politica, particolare costituzione di uno stato; la guida, il comando politico o morale.

Direi proprio di no. La "Pubblica Amministrazione" è il "braccio armato" del Governo, ovvero un organo senza il quale il governo non sarebbe possibile. Viceversa anche la P.A. non potrebbe esistere senza un Governo che legiferi ed emetta quelle leggi quadro entro le quali si devono muovere gli amministratori.
Si prenda per esempio la semplice richiesta di Carta d'identità. Se Bassanini non avesse fatto una legge sull'autocertificazione, i funzionari pubblici non potrebbero accettare la semplice dichiarazione del cittadino. Oppure se non esistesse il codice della strada, i vigli non potrebbero elevare le contravvenzioni. Se il Sindaco non facesse le ordinanze, i vigili non potrebbero farle rispettare, Se il Governo non nominasse i direttori generali, molti enti statali non lavorerebbero. Altrettanto, se il ministero delle finanze non facesse la lotta all'evasione, al governo mancherebbero i fondi per deliberare le leggi finanziarie. Le stesse leggi finanziarie orientano la politica di uno Stato e gli interventi che si ritengono prioritari. Insomma Governo, classe politica e amministratori nazionali e locali, sono legati a doppio filo e NON potrebbe esistere una funzione senza l'altra. Poi ci sono gli organi di polizia e della giustizia, anche loro legati a doppio filo con la politica, non fosse altro per il fatto che le sanzioni che la giustizia applica, derivano dall'infrazione di una legge fatta dai governi.






Stando ai recenti dati attuali, o meglio, le informazioni quotidiane e l'opinione pubblica, il governo è già di fatto inesistente per la collettività, o quantomeno finalizzato a tutt'altro che il benessere dello Stato.

E chi l'ha detto? Stando ai recenti risultati, è andato a votare l'80% della popolazione, segno evidente che chi ci governa è certamente interessante per chi vota, altrimenti nessuno sarebbe andato a votare. Che il fine del governo poi, non sia quello del benessere dello stato, è anche questa una tua opinione. Al contrario io penso che chi governa oggi agisca per il bene del Paese. Se non avessi questa convinzione non avrei votato.


Se per amministrazione si intende la vera gestione degli affari in questo caso pubblici, essi sono già di fatto esclusivamente nelle mani del popolo.

Non è vero. La gestione della Giustizia è fatta dalla magistratura. Il potere legislativo è del Governo. Se non esistesse una legge che impone ai negozianti di farti lo scontrino, il finanziere non potrebbe multare il negoziante scordarello e il giudice non potrebbe condannarlo per evasione fiscale. E' vero che tutti questi poteri sono esercitati "In nome del popolo". Questa d'altra parte è la democrazia!

Se determinate istituzioni pubbliche (ingiustamente attribuite al Governo) continuano, almeno a parzialmente, a funzionare dipende in gran parte all'onestà del singolo che vi partecipa.

Ma chi l'ha detto. Essere "onesti" non è solo una buona qualità, è anche un dovere. Chi ruba, in genere, finisce in prigione e questo succede proprio perchè, a monte dei nostri comportamenti, c'è una sovrastruttura di regole condivise.

L'istruzione e la sanità, ad esempio, se considerate da un punto di vista governativo sono pessime, se considerate da parte dell'amministrazione rimangono, per certi aspetti, valide.

Questo "dualismo" è inesistente. Se il governo non attribusce i fondi alla Sanità o non assume i professori, è ben difficile che le cose funzionino.

Benché se ne dica possiamo sempre contare su bravi medici (o almeno la maggior parte) che oltre alla preparazione conoscono la deontologia e abbinano alla mera manovalanza, la passione, la responsabilità, l'empatia; l'istruzione stessa del resto si fonda, ahimé sulla correttezza dell'insegnante, del Dirigente Scolastico, del Segretario.


Qualcuno li avrà pure assunti i bravi dipendenti. I concorsi ci sono apposta, no? E chi li bandisce i concorsi? Lo Stato dandone anche la copertura finanziaria. Comunque, non mi sembrano un "merito" particolare, la responsabilità, l'empatia, la deontologia. Sono "qualità" normali che tutti i lavoratori dovrebbero avere se non naturalmente, almeno durante l'orario di lavoro. Se devo assumere uno sportellista alle poste, non prenderò uno "scorbutico", antipatico e maleducato, mi orienterò verso uno che, almeno durante il suo lavoro si mostri e si porga in maniera amichevole con il cliente. Se devo assumere degli insegnanti, dovrei per lo meno accertarmi che sappiano trasmettere la cultura e se devo prendere dei medici, devono conoscere la professione: tra i doveri professionali del medico c'è l'attenzione e il rispetto per il paziente, quindi anche la cortesia.

Se l'uomo, il singolo, dovessero crollare, crollerebbe tutto.

"Sotto terra è pieno di persone indispensabili...."



Insomma, a proposito di anarchia, Già se due persone vogliono fare un'attività insieme, devono fare un contratto, altrimente prima o poi litigheranno, figuriamoci se la convivenza di milioni di persone non debba essere regolata e monitorata da un contratto sociale.
Se mi rubano la macchina, io vorrei che il ladro venisse preso -e quindi ci vuole un istituzione che da seguito alla mia denuncia di furto, overo la polizia-, che venisse giudicato -e quindi ci vogliono i tribunali e i giudici- e che venisse punito -e quindi ci vuole una legge che stabilisca che rubare le auto non si può e qualcuno che faccia costruire delle prigioni-.
L'Organizzazione sociale è una cosa complessa e, secondo me, non può essere lasciata all'estro del momento.
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Vecchio 07-05-2008, 16.08.58   #26
ornella
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Riferimento: L'opinione pubblica

[quote]
Citazione:
Originalmente inviato da chlobbygarl
La tua domanda presuppone e configura la necessità da parte di questo eventuale potere di nascondere i fatti prima ancora che di informare gli individui verso una loro normalizzazione.Ma, ahimè, non è necessario nascondere i fatti, non lo è stato in tutto il '900.Quello che invalida un pò le teorie sul grande fratello ecumenico è che la storia recente ha mostrato come agli uomini non sia necessario che vengano nascosti i fatti per essere indottrinati: se da una parte la questione apre scenari relativamente ancora più gravi, dall'altra evita l'imprescindibilità della eterodirezione e unidirezione delle notizie come strumento conoscitivo.Se i fatti si possono bypassare con la (dalla) loro intepretazione la realtà è come se non esistesse, a favore però della concorrenza tra categorie intepretative la medesima.
La Storia in qualche modo la decide la maggioranza, anche inconsapevolmente, ma le masse decidono. Da qui la necessità di gestirle,dominarle, indottrinarle.


Vorrei riprendere il discorso un po' paraddossale degli uomini politici ad essere i primi Anarchici, nel senso peggiore del termine.

Allora la Ragione di Stato, con il quale si giustificano tante nefandezze, ha senso in uno Stato in cui i rappresentanti:
- rappresentano i cittadini e non vengono corrotti dal potere
- vengono corrotti dal potere o molto apprezzato ultimamente, arrivono
al potere attraverso la corruzione, o per sfuggire alla responsabilità di reati già commessi.
Il potere che conferiamo a questa gente perciò di fatto li rende liberi dalle leggi che loro stessi emanano, il loro potere li rende immuni tramite l'immunità parlamentare, e tramite la corruzione che il potere che noi gli abbiamo conferito gli rende possibile. Ma non solo, arrivano a farsi leggi su misura secondo il caso.
E quando si deve coprire il fango che straripa, si ricorre al potere dato dalla Ragione di Stato.
Questa gente Noi la votiamo per governarci Non vogliamo la Libertà, e l'Anarchia, e ci sta bene che questa gente ci governi.
Abbiamo più paura di Noi stessi che di loro. La cosa ci è resa più accettabile in quanto con questo sistema economico, e la Democrazia si sta meglio di prima, che non eravamo liberi, o molto meno. A me pare che nasco Libera e mi si insegna che sono meno schiava.
Ebbene un bimbo nasce, e secondo dove e quando gli spiegano quanto è libero.
No io nasco e sono Libera, e seppur mi riconosco cittadina italiana e ne rispetto le leggi, ma solo perchè almeno per ora non in contrasto con le mie morali, io nella mia testa ragiono oltre i confini nazionali, che qualcuno prima di me ha messo.
L'usocapione si è reso necessario essendo difficile e impossibile risalire al primo proprietario di una terra, confini del mondo conquistati con il sangue i soprusi e lo sfruttamento di altri esseri umani.

Citazione:
Importante è che tra la stazione emittente e la ricevente non ci sia troppo divario di conoscenza: insomma se non siamo troppo ignoranti l'interpretazione dei fatti non ci coglierà troppo impreparati.In questo senso la rete è uno strumento rivoluzionario, risultando 'virtualmente' incontrollabile.Dunque l'informazione ai tempi dell'internet è quella che di fatto selezioniamo noi dal basso, dandole credito o meno a seconda del grado di conoscenza che siamo in grado di raggiungere sul tema specifico.Un esempio pratico: oggi chiunque abbia qualche giorno di tempo da dedicare ad una ricerca ben fatta in rete, oltrechè un pizzico di metodo, è in grado di conoscere una singola questione medica molto meglio di un medico generico, spesso, troppo spesso, anche di uno specialista
Stai dicendo che l'uso di uno strumento di fatto Anarchico, perchè incontrollabile, può rendere chi lo vuole libero Quindi l'Anarchia è possibile se la maggior parte degli individui raggiungono la consapevolezza della Libertà.

.
Citazione:
La cosa è una volta di più rivoluzionaria: spingere il laureato ad ammettere di non sapere una emerita minkia o quasi di quel che sta dicendo è paradossalmente una terapia per molte situazioni, simbolo di un potere della conoscenza che sa molto di democrazia e di libertà allo stato puro.
Se lo hai fatto, sappi che hai miei occhi nulla potrebbe renderti più seducente
La libertà allo stato puro non è possibile in democrazia, se necessiti di uno strumento di fatto Anarchico.
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Vecchio 07-05-2008, 19.38.52   #27
Anakreon
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Verità ed eccellenze.

Caro Pipoca,

argomentando da quel che scrivi, pare dunque che già siamo in uno stato d'anarchia, al meno in Italia, perché, secondo la definizione di Nesso, abbiamo l'amministrazione, ma non il governo.

Il che forse non è del tutto falso, benché a me paia che anche quest'amministrazione lasci molto al desiderio.

Per altro, considerando che il popolo Italiano non si dice sia molto sodisfatto né dei governi né delle amministrazioni, forse la nostra anarchia non è eccellentissima o forse non è l'anarchia vera.

Anakreon.
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Vecchio 07-05-2008, 21.40.48   #28
gyta
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Riferimento: Sull' anarchismo : riflessioni sparse

Citazione:
La ricerca dell’infelicità

Etimologicamente parlando la parola felicità ha la stessa radice di fecondo, femmina, feto, felice, fieno, figlio: dal latino *fere = nutrire, a sua volta dalla radice indoeuropea *dhe = succhiare. Quindi insito nel concetto stesso di felicità c’è il nutrimento, la capacità di sostentare l’anima con le gioie della vita. Una capacità che stiamo perdendo, mi sembra, di pari passo con quella di apprezzare il buon cibo e le cose semplici come lo splendere del sole in un cielo azzurro di maggio. Stiamo diventando anoressici nei confronti della vita stessa. Devo dire che di questo assurdo atteggiamento sono stata campionessa per diversi anni, aiutata si dalla gente che avevo intorno, ma senza altra giustificazione che non fosse la precisa volontà di non vedere il lato positivo della vita.
Amori infelici, incontri sbagliati, scarsa gratificazione professionale e il gusto per la malinconia. Anche qui può venirci in aiuto il dizionario etimologico: malinconia o meglio melanconia deriva dal greco melancholia ovvero melas = nero e cholé = bile. Secondo l’antica medicina la tristezza morbosa del paziente derivava da un eccesso di un fluido, la bile nera appunto, che intossicava il corpo. Un veleno dal sapore dolce la malinconia. Io me la pasteggiavo ascoltando canzoni tristi (avete fatto caso che quasi tutte le canzoni a ben guardare sono tristi?) e lasciando scorrere inutilmente i giorni sempre in attesa di qualcosa di diverso, di migliore che mi illudevo fosse al di là del prossimo tramonto, della prossima alba, del prossimo mese, anno, decennio..


http://lauraetlory.splinder.com/post...eli cit%C3%A0

Citazione:
Originalmente inviato da ornella
l'Anarchia è possibile se la maggior parte degli individui raggiungono la consapevolezza della Libertà.

Citazione:
Originalmente inviato da Pipoca


Non si tratta su chi... purtroppo... varrebbe in tal senso un discorso di meritocrazia piuttosto difficile oggi,
Né di obbedire.
Si tratta di collaborazione, parola tanto estranea...
Personalmente, se qualcosa di fatto può fare l'anarchismo è quello che sta facendo anche ora: rispolverare il valore della capacità innata nell'uomo dell'essere umano.

Il suo fine ultimo del resto dell'anarchismo è “l'interesse comune”,”la garanzia di sussistenza, benessere e sviluppo per chi non ne ha i mezzi”, “la fratellanza tra i popoli”, “la ricostruzione della 'famiglia' in nome dell'amore (senza quindi vincoli legali, oppressivi e morali)”...

Se tutto ciò non fosse il fine cui dovremmo aspirare, allora non ci resterebbe che la guerra (l'omicidio per alcuni, il suicidio per altri).



Citazione:
Originalmente inviato da nexus6

La libertà è il metodo, la libertà è il fondamento ed al tempo stesso l’obiettivo a cui tendere e costituisce un’aspirazione universale di ogni uomo.

Fondamentale per l’anarchia è l’uguaglianza dei mezzi e delle possibilità di base per lo sviluppo dell’essere di tutti. Ognuno, secondo le proprie attitudini e caratteri..

[..]E persone come queste, ovvero noi ci troveremmo disorientati se improvvisamente, da un giorno all’altro si sciogliessero i legami artificiali che ci legano, non sapremmo che fare, sarebbe appunto il caos (pur se su questo alcuni anarchici non concorderebbero); come se dei neonati venissero posti in un ambiente selvaggio, la libertà. Il potere, dunque, enumera tutta una serie di falliti tentativi anarchici (senza peraltro contare il fallimento di altre ideologie, socialiste e capitaliste, in primis), da cui si evincerebbe che gli uomini sono lupi verso gli altri uomini, dunque sarebbero necessari sbirri, giudici e governi per preservare l’uomo dal caos che egli stesso creerebbe senza di essi.

Molti anarchici affermano che una progressiva opera di responsabilizzazione e di esempi di autonomia, possano permettere all’uomo di emanciparsi da queste catene artificiali, non necessarie, ma anzi dannose per la sua vita, per la sua piena felicità. Un ambiente progressivamente più libero può creare individui via via più abituati all’utilizzo della libertà, che si rendano conto di quanto le attuali catene sociali non solo siano dannose, ma inutili, poiché l'organizzazione, l'autonomia, il contrarre nuovi tipi di rapporti sono caratteristiche insite e fondamentali in ogni uomo che scaturiranno progressivamente da esso stesso, senza alcuna imposizione coercitiva esterna.


Diventare grandi spaventa,
tagliare i cordoni ombelicali spaventa se non abbiamo ancora sviluppato la capacità di nutrirci individualmente!
Non c'è nulla di più semplice ed al contempo di più coraggioso di imparare a prenderci cura di noi stessi,
del nostro corpo, della nostra mente, della nostra unicità.
Eppure mole e mole di libri cercano di insegnare all'uomo come diventare libero e felice
(come se non bastassero i nostri stessi sensi ed il cervello a suggerircelo)!
Abbiamo, anzi ci hanno tagliato dal cordone ombelicale materno ora tocca rendere effettivo quell'atto di individualità.. curandoci di conoscere i nostri stessi contenuti, chi siamo, di cosa ci siamo cibati sin'ora e di cosa ci stiamo cibando ora!
Questa conoscenza è il primo atto di libertà
(senza cui qualunque teoria di liberalizzazione non è che intellettualismo sterile)!
Quando avremo compreso chi siamo e ciò di cui abbiamo bisogno cadrà ogni potere delegato!

Noto che in questo periodo sociale c'è un forte bisogno di affermazione della formula "io voglio, io penso, io sono" ed alla radice di quest'impellente necessità di autoaffermazione la reale mancanza di quell' "io", quasi come se attraverso quella formula pronunciata si cercasse di dare vita e speranza ad un'identità sconosciuta e morente!

Che cos'è l' <identità>?
Non si può parlare di libertà e di autonomia senza sviscerare il concetto che ne sta alla base,
senza fare i conti con il senso di identità!
L'identità sta all'individuo come la mente sta al corpo, come la modalità del pensare sta al sentire ed all'agire: l'identità è la forma (sottostante) che fa di un corpo biologicamente vivo un individuo capace di coscienza di relazione. La sola capacità di re-azione non ne presuppone la coscienza attiva. E' la coscienza emozionale che fa di un essere un individuo avente identità. E la coscienza emozionale è la coscienza sensoriale e mentale di ciò che si sente e del perché. Quando il sentire diviene estrinsecazione (=manifestazione) della modalità del pensare ed il pensare sintesi estrinsecata alla simbologia del sentire tale conoscenza di sé si approssima alla coscienza reale di sé. Solo in virtù di tale approssimazione alla coscienza (di sé) si può iniziare ad introdurre il senso ed il significato della ricerca della libertà, che è dunque in tale guisa : <autonomia da>.
Così la soddisfazione al concetto di felicità è strettamente in rapporto alla coscienza di tale autonomia!
Ovvero l'approssimarsi alla coscienza di sé è approssimarsi alla realizzazione di <felicità>.

Il concetto di anarchia pone radici nel concetto di individualità: nella realtà di essere individuo,
nella coscienza di individuo. Tale coscienza va coltivata affinché dalla realtà di <autonomia da> si giunga al comune denominatore di questa libertà che è <essere: in sé medesimi>

Se si guarda ai bisogni sostanziali che recano soddisfazione di felicità all'uomo
si giunge facilmente ad individuarne la radice comune presente all'animo umano:
la risposta alle necessità del corpo e la risposta alle necessità dell'identità (o mente/ o anima);
non il corpo crea fame nel mondo ma la percezione errata della propria identità,
che spesso sconfina in un'estensione materiale (un prolungamento) rappresentante quel sé di cui si sente mancante.

Ecco allora che attraverso il riconoscimento di sé, della propria individualità, della propria identità
si giunge a quel senso di potenza e di equilibrio che non necessità più di alcuna delega
poiché forte in sé medesimo del riconoscimento della sua propria natura,
fondamentale nocciolo di parità in seno al genere umano.

La libertà è coscienza e conoscenza di sé e dell' <altro> in sé ( dell'altro in noi stessi!)
Ma non si potrà fare a meno di un'autorità esterna sino a quando tale simbolo non sarà realizzato compiutamente in noi!

Anarchia, Libertà o Mente di Buddha non sono che nomi ad indicare un medesimo concetto:
la realizzazione dell'umanità nell'uomo.
gyta is offline  
Vecchio 07-05-2008, 21.49.31   #29
nexus6
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Riferimento: Sull' anarchismo : riflessioni sparse

Citazione:
Originalmente inviato da Anakreon
Non solo, ma chi stabilisce quanto numerosi siano coloro, i quali possano esercitare quest'ufficio d'amministrazione, e quanto numerosi coloro, i quali possano esercitare quest'altro ?;
chi cioè distribuisce gli ufficii amministrativi ed operativi, posto che gli uomini non nascono già operai, agricoltori, architetti, avvocati ed altro ?

Mah... scartati i numi tutelari, gli dei celesti e le coscienze cosmiche quello che rimane è... l’uomo. Non avete risposto alle mie domande: decide il “governo” attualmente il mestiere che ogni singolo deve fare? Avete avuto bisogno di un governo per la scelta del vostro percorso lavorativo e di vita? E per le vostre amicizie o amori? E per quello che fate nel tempo libero? Avete bisogno di un governo che vi dica che è sbagliato ammazzare le persone? Eppure generalmente non ci ammazziamo tra di noi, a parte la trentina di guerre presenti nel mondo (proprio a causa degli stati nazionali), anche nelle sperdute zone dove di sbirri ve ne sono pochi (e l’Italia ha un alto rapporto sbirri/cittadini rispetto ad altri paesi europei, altro che “emergenza sicurezza”! Nel senso che sono in troppi!). Avete bisogno di un governo per comprendere che è incivile e pericoloso parcheggiare in terza fila? Avete bisogno di un governo che vi imponga col giudice di cosa dovete essere responsabili e di cosa potete disinteressarvi? Avete bisogno della legge sull’omissione di soccorso per soccorrere una persona in difficoltà? La lascereste morire, forse?

Citazione:
Originalmente inviato da Anakreon
Estirpare il governo lasciando l'amministrazione, pur concesso ch'essa possa sostenersi senza governo alcuno, non toglie la difficoltà, ma la trasferisce.
Beh, questo è uno dei principi base dell’anarchia, trasferimento dal governo a chi l’amministrazione effettivamente la esercita ogni giorno, ovvero all’uomo, come già avviene che si gestisca da sé, come detto da Pipoca. Sono d’accordo con lei. Non arriva prima il governo e poi il cittadino a seguire le disposizioni; avviene il contrario e pure laddove pare che del governo non se ne possa fare a meno, tanto si è radicato nelle nostre menti, lì agisce sempre ed instancabilmente la coscienza e la moralità del singolo. Spesso l’esercizio del potere dall’alto crea solo difficoltà, piuttosto che disciplinarle. Questo voleva dire Pipoca, non che in Italia governo non vi sia, anche perché cosa è accaduto qualche settimana fa? Uno spettacolo folcloristico? Forse sì...

Liberare per responsabilizzare, dunque. La strada, l’ufficio, così come anche il pubblico cesso sono miei, sono tuoi, sono nostri, servono a me, a voi, a tutti... il bagno di casa tu lo pulisci spontaneamente oppure è a causa degli ordini del governo che lo fai?

Citazione:
Originalmente inviato da Frollo
Se non esistesse una legge che impone ai negozianti di farti lo scontrino, il finanziere non potrebbe multare il negoziante scordarello e il giudice non potrebbe condannarlo per evasione fiscale.
Qui penso che ancora una volta si stia facendo la confusione tra anarchia e caos e Frollo continua a farla, pensando che in una società autonoma non si possano fare contratti, non potrà esservi amministrazione del lavoro e quant'altro.

Se si riconosce un dato comportamento negativo sarà la comunità che organizzerà i mezzi per scongiurarlo. Ripeto, assenza di governo, non vuol dire per esempio assenza di un corpo volontario amministrato dai cittadini (e l’anarchia non prescrive a priori come! leggete ciò che ho scritto in precedenza) che si formi e si sciolga a seconda delle esigenze.

In una compiuta società solidale sarà il negoziante che in sé tenderà ad essere meno scordarello, poiché si renderà conto che il benessere suo (come la sua libertà) dipende essenzialmente anche da quello di tutti gli altri e viceversa. Ora invece, difendendo i propri privilegi, con giudici e sbirri, esercita la propria assenza di pensiero razionale e di etica responsabile e così fa lo scordarello. Ma chi favorisce ciò, ovvero tale deresponsabilizzazione, sono proprio regole e regolamenti, disciplinati da giudici e sbirri.

Quando Errico Malatesta arrivò ad Ancona, la città era funestata dalla criminalità; ebbene anche il questore si dovette rendere conto che il forte ascendente di Malatesta contribuì molto a far scemare crimini di ogni genere, quando la sua propaganda anarchica iniziò a radicarsi in città, tant'è che gli sbirri (che venivano pagati secondo il numero di denunce fatte) iniziarono a lamentarsi. Come lo spiegate?

E questa non è utopia, è la realtà di quello che è avvenuto. Poi una società anarchica potrà pure essere quanto di più ingenuo possa esservi, ma analizziamole serenamente queste cose.

Ti faccio una domanda, Frollo: perché, secondo te, quella persona ti ha rubato l’auto?

Queste sono le domande da farsi e che l’anarchia fa, prima di quelle su chi amministrerà cosa.

Qui si impone un cambiamento di visione. Provate, solo un attimo.

Antonio
nexus6 is offline  
Vecchio 07-05-2008, 23.12.35   #30
frollo
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Riferimento: Sull' anarchismo : riflessioni sparse

Secondo me, quasi tutti gli interventi e le considerazioni che ho letto in questo topic sono in gran parte motivate dal fatto che le elezioni le ha vinte Berlusconi. Questo provoca in chi aveva delle aspettative diverse, sconforto e la delusione e ciò lo porta a vedere tutto nero. Monica 3 ha il pallino della mafia, Mary si prepara a non guardare più la Tv perchè la considera in mano al "Bulgaro" Silvio, altri si lagnano della maleducazione televisiva guarda caso contro chi si è eretto a baluardo dell'anti politica e dell'anti berlusconismo (Grillo e Travaglio).
Insomma... avete perso le elezioni e ora abbozzate un po' anche voi per il prossimo quinquennio, senza cercare di buttarla in caciara sostenendo che qui già viviamo un'anarchia di fatto, che se le cose vanno, è solo grazie alle persone coscienziose (magari tutte di sinistra, eh?) che sole e a prezzo di indicibili sacrifici si sobbarcano eroicamente il peso di scuole e ospedali...
Scommetto che se vinceva Veltroni andava tuttio bene e un post sull'anarchia nemmeno si apriva! E forse nemmeno quello sul capitalismo, quello sul comunismo, quello sul fascismo. Proprio non va giù questa batosta elettorale eh?
frollo is offline  

 



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