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Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
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Vecchio 03-05-2008, 12.12.49   #11
nexus6
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Ecco, in queste parole, a parte la retorica di fine ottocento, sta un po’ dell’essenza dell’anarchia, del suo ragionevole candidarsi ad essere oltre che utopia a cui tendere, anche modalità nuova o alternativa di porsi di fronte ai problemi della società. Si è volutamente fatta opera di rimozione storica e disinformazione, naturalmente, associando agli anarchici solo gli episodi più violenti (ricordiamo l’”anarchico” Gaetano Bresci), ma tralasciando tutte le azioni ed i fondamentali contatti avuti con i movimenti operai, con le insurrezioni popolari in cui gli anarchici hanno agito instancabilmente perseguendo i loro ideali e si sono spesso sacrificati per essi. Così il prefetto di Parigi nel 1848 sul mitico Bakunin (maestro di Malatesta ed incarcerato e perseguitato in qualunque posto mettesse piede): “Che uomo! Il primo giorno della rivoluzione è una persona meravigliosa, ma il giorno dopo bisognerebbe fucilarlo!”

Lo stesso Malatesta era talmente conosciuto ed amato dalle classi lavoratrici, in Italia ed all’estero, che persino Mussolini si limitò "solo" ad un asfissiante controllo e pressione sulla sua persona, permettendo che morisse di vecchiaia (agli arresti domiciliari) nel 1932.

Il cervello, è vero, ce l’hanno tutti ed è questa proprio la prima convinzione dell’anarchico. Non vi potrebbe essere alcuna anarchia senza il pieno utilizzo delle facoltà razionali ed emotive dell’individuo, questo l’anarchico lo sa bene. Mentre il controllo e l’indottrinamento della mente, della persona è il primo mestiere delle attuali società! Che non potrebbe vivere e reggersi se tutti l’utilizzassero, il cervello! E la tv, che è stata nominata più volte in questa discussione, con gli altri mass-media è a ben vedere annoverabile nella breve lista di Malatesta prima del padrone, del prete e del professore.

L’antagonismo e l’egoismo che il potere costituito creare tra classi (sociali e geografiche) di persone è ciò che l’anarchia vorrebbe combattere tramite i suoi ideali, direi anche spirituali. Come si è detto non c’è separazione tra il metalmeccanico che muore sul lavoro ed il disoccupato tibetano o l’oppresso palestinese che manifestano per la libertà nel loro paese. Tutto è connesso, ed una causa di miseria e povertà non farà che ripercuotersi anche a migliaia di chilometri dall’epicentro così come una potente malattia infettiva si potrà propagare in pochi mesi in tutto il globo.

Autonomia, spontaneità di organizzazione, solidarietà, sviluppo di queste naturali spinte umane, questi sono i principi basilari dell’anarchia, di cui la libertà direi che funge quasi da corollario oltre che principio basilare. E questi principi possono trovare il modo di realizzarsi non solo in società pienamente anarchiche, ma anche nelle nostre, nel problema della globalizzazione, nel problema dei diritti e della guerra, in quello dell’ambiente, nel problema della droga, nei meccanismi del lavoro e dell’educazione. Questo è stato sempre e potrà essere un compito dell’anarchia, fornire un possibile faro quando la situazione sarà prossima a derive totalitariste e autoritarie, poiché diversamente da altre ideologie questa credo possa scaturire in coscienza da dentro, poiché muove attitudini e desideri già presenti (e ben repressi) nell’animo umano. Non porta nulla di nuovo, ma cerca solo di smuovere quello che già è presente. Ecco qui il nocciolo dell’anarchia: credere che l’uomo possa vivere insieme agli altri contraendo differenti rapporti sociali secondo modalità che già, interiormente, gli sono propri e che già attua nel proprio piccolo. E’ molto facile accorgersene nel lavoro, nelle associazioni e persino nell’apparato burocratico, così tanto avulso agli anarchici. E Pipoca credo voglia proporre diverse soluzioni ai suddetti problemi, dunque se le va di proseguire, leggerò con molto piacere.

Il teledipendente potrebbe comprendere spontaneamente che se vive in una società malata anche i suoi propri interessi lo saranno e la propria libertà e felicità ne risentiranno al negativo. E non è vero, a mio parere, che si hanno bisogni differenti, quelli umani sono sempre gli stessi e di base molto pochi per la sua salute mentale: un tetto sulla testa, del cibo, vestiti, dei rapporti umani decenti. Stabiliti questi alla base, poi potranno fiorire tutte le differenti aspirazioni e le ricchezze interiori, tutte le diversità che sono l’essenza della natura umana. E che l’attuale teledipendente poi non mi venga ad agitare la bandiera dell’antipolitica e della casta, altrimenti oltre che lobotomizzato, tendo a considerarlo pure un’ipocrita, anche se continuo a pensare che non sia tutta colpa sua. Come allo stesso modo considero coloro che acriticamente pensano che dove ci sia “contro-informazione” là possa esservi necessariamente la verità: sono l’altra faccia della stessa medaglia.

Venendo alle conclusioni, ciò che mi affascina dell’anarchismo è che cerca di affrontare i problemi delle attuali società e strutture economiche nel senso di una loro organizzazione alternativa in istituzioni libere, come afferma anche Noam Chomsky.

Credo sia un ben più che onorevole progetto e penso pure che il tempo per trastullarsi nei pregiudizi e nelle "letture a sprazzi", visto le pressanti questioni in cui viviamo, sia terminato.

Saluti...

Antonio
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Vecchio 03-05-2008, 16.11.32   #12
Pipoca
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Riferimento: Sull' anarchismo : riflessioni sparse

Ciao

ora sono un po' stanca (la mattina è stata intensa e la sveglia all'alba)
prima di continuare, ho bisogno di riposare il cervello e rileggere con calma l'intervento di Nex ... che ringrazio per la chiarezza che io non ero riuscita a fare

Volevo però regalarvi un pensiero sul pensiero che ho trovato:

Adam Smith 1769

' In società ricche e commerciali, inoltre, il pensare o il ragionare diventa, come ogni altra occupazione, una particolare attività, che viene svolta da pochissime persone, le quali forniscono alla gente tutti i pensieri e tutte le argomentazioni che diventano patrimonio delle vaste moltitudini lavoratrici. Supponete che un uomo passi in rivista tutte le conoscenze che possiede. Si accorgerà che soltanto una piccolissima parte di queste conoscenze è stata il prodotto delle sue personali osservazioni o riflessioni. Tutto il resto è stato acquisito come si acquistano le scarpe o le calze, da coloro la cui attività è quella di produrre e preparare per il mercato questa particolare specie di merce. '
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Vecchio 03-05-2008, 17.38.29   #13
frollo
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Riferimento: Sull' anarchismo : riflessioni sparse

Non sono uno studioso dell'anarchismo e chiedo perdono se ho dato qualche definizione impropria. Tuttavia, mi sono un po' "ripassato" qualcosa e devo dire di non essere andato troppo lontano dalla definizione giusta. Infatti anarchia come assenza di regole e genericamente intesa come "caos" è una definizione comune del movimento anarchico, persino condivisa dai primi anarchici, anche se rifiutato da altri.
Comunque già nel suo significato etimologico di "Assenza di governo", l'anarchia è, a mio parere, non solo un'utopia irrealizzabile, ma se pure fosse raggiungibile, un traguardo assolutamente non desiderabile. E non perchè io sia affezionato ai "legacci" che mi legano le gambe da quando sono nato e che difendo a spada tratta anche contro chi me li vorrebbe sciogliere, quanto perchè ci sono esempi reali di situazioni e di esperienze anarchiche che sono fallite proprio perchè quell'istinto naturale nell'uomo tanto invocato da chi predica l'anarchia, va verso tutta un'altra direzione. Mi riferisco non solo alle esperienze delle comuni Hyppies dei primi anni 70, non solo ai periodi -fallimentari- di autogestione scolastica che ho personalmente sperimentato nel '77 al liceo, non solo ai periodi storici colmi di ideali e speranze delle grandi rivoluzioni e guerre di liberazione dell'800, ma anche a situazioni in cui l'anarchia regna di fatto, per esempio nel caso dei grandi disastri naturali, come nel caso dell'Uragano a New Orleans nella civilissima America: situazione in cui "La solidarietà" avrebbe dovuto farla da padrona, mentre invece sono venuti fuori tutti i peggiori istinti dell'essere umano con conseguente crescendo di stupri, sciacallaggio, omicidi, vendette private e sommarie, eccetera.
Io preferisco nettemente vedere la mia libertà un po' limitata da qualche regola, piuttosto che poter fare quello che mi dice la testa. Al limite preferirei persino un regime "totalitario illuminato" (mi si passi il termine, ma è per distinguerlo da una dittatura sanguinaria o da quei quadri spettrali alla Orwell), piuttosto che l'assenza delle istituzioni per come si conoscono, dell'identità nazionale, dello Stato, della Legge, della Polizia e persino dell'Amministratore del condominio.
Se l'uomo ha progredito passando dalla pastorizia alle metropoli, dal nomadismo alle nazioni, dal baratto alla finanza creativa, dal calesse all'astronave, lo deve alla sua capacità di organizzarsi entro strutture sociali governate da leggi e regole. Non riconoscere le autorità, secondo me mina alla base tutto quello che può essere il progresso futuro. E quindi vogliamo l'anarchia? Bene, scordiamoci la cura per il cancro, la colonizzazione di Marte, Aerei supersicuri e superveloci, computer sempre migliori e chissà quali altri prodigi. Perchè? Semplicemente perchè un mondo di tante piccole comunità anarchiche, che eliminimìno le gerarchie, che si limitino a iniziative di piccolo cabitaggio, ignorando la competizione, il lucro, la proprietà privata e la ricchezza personale, azzera l'ambizione, annulla la tensione verso l'ignoto, castra la fantasia il desiderio e la voglia di migliorare, di produrre di inventare.
Certo, la nostra organizzazione ha molti difetti, ma trovo impossibile eliminare l'idea che, per esempio, il merito non possa essere premiato (anche se nemmeno in questa società lo è, ma almeno viviamo con l'illusione che lo sia) e che chi merita (in tutti i sensi, anche solo per la capacità di raccogliere consensi, come un politico) possa aspettarsi un "premio" in termini di gratificazioni, soldi, potere, considerazione o altro. Tovo impossibile limitare l'intrapresa economica privata e la libera imprenditoria, che presuppongono si un rischio personale, ma che possono concedere traguardi economici ben più alti che non un lavoro in una cooperativa sociale. Trovo in altri termini irrealizzabile l'idea di non considerare l'ambizione personale (quella sana) come il motore della vita. E l'ambizione, l'impresa privata, la proprietà privata, il proprio status sociale, si difendono con le leggi e con un'organizzazione sociale che non può essere quella anarchica. Ci vuole la Giustizia (i Tribunali), la Polizia, il Legislatore e delle regole condivise, anche semplicemente il codice della strada. La Democrazia non può che essere rappresentativa, in una nazione di 60 milioni di persone e le scelte non si possono prendere "all'unanimità" come vorrebbero gli anarchici, dopo lunghe discussioni assembleari, ma talvolta vanno prese con decisionismo.
Tutte le forme di solidarismo cui si è fatto ampio cenno in questo forum, sono comunque meritorie e nessuno vuole escluderle, ancorchè inquadrate all'interno dell'organizzazione di un moderno stato.
Io la penso così.
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Vecchio 03-05-2008, 18.21.05   #14
Anakreon
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Voci e significati.

Caro Nesso,

dichiari:

" Venendo alle conclusioni, ciò che mi affascina dell’anarchismo è che cerca di affrontare i problemi delle attuali società e strutture economiche nel senso di una loro organizzazione alternativa in istituzioni libere".

In somma, l'anarchia si ridurrebbe, secondo Te, ad una maggiore libertà dei cittadini, cioè ad una minore potenza e prepotenza degl'istituti e dei vincoli della società civile e, universalmente trattando, degl'istituti e dei vincoli del consorzio umano, su tutti coloro che ne siano parte.

Sia pure.

Tuttavia, perché usare della voce d'anarchia, la quale, al meno nel significato suo proprio, nega che alcuno governi e comandi ed alcuno, sia pur spontaneamente, sia governato ed obbedisca ?.

Perché veramente mi pare difficile pensare un istituto senza alcuno, il quale lo regga e corregga.

Mi pare, cioè, che l'anarchia propriamente detta, nuda e cruda, non possa essere concessa neppure da coloro, i quali pur ne siano, come Tu confessi essere, affascinati:
ma se ciò è vero, perché trattare piuttosto d'anarchia, che di vincoli meno costringenti, nella società civile e nel consorzio umano ?.

Anakreon.
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Vecchio 03-05-2008, 18.25.40   #15
ornella
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Riferimento: Sull' anarchismo : riflessioni sparse

[quote=Pipoca]Il primo passo?

Citazione:
Non lo so .
Pensi che vivere nella totale libertà possa renderti più falice?
Possa rendere più felici tutti?
Se così fosse perchè tutti non la trovano una cosa desiderabile?


Citazione:
Poi vorrei riuscire a rispondere a questa domanda : perché non sono libera ?
Credo che la risposta sia la paura.

Paura di non sapere fondamentalmente che cavolo ci facciamo in mezzo a sto caos.
Alla paura reagiamo con il controllo, che può essere eccessivo, che tende a prevaricare gli altri, e gestire gli altri, o la dipendenza, o entrambe alternate.

Citazione:
E se lo diventassi a tutti gli effetti , perché verrei etichettata in mille e mille scadenti e opinabili maniere ?
Ne parli chiaramente anche tu, paura del giudizio altrui, la paura di essere abbandonati dal gruppo, la paura della follia come perdita di controllo, la paura di essere diversi ma da chi?
La paura di essere sbagliati, ma chi è giusto?
A mio avviso l'Anarchia parte dal singolo individuo, ognuno a forse il dovere di liberarsi dalle paure, non passando dalle dipendenze, e dal controllo che non sia razionalità e ragione.
L'Anarchia è abbandono agli istinti se guidati dalla ragione.
C'è una novella bellissima di Pirandello, si chiama "Dialogo tra il grande me e il piccolo me"siamo anima e corpo, il secondo se chiede attraverso la ragione va soddisfatto, ma nel rispetto di Noi stessi. Se ho pudore a fare una cosa non mi sforzo(Pudore, non inibizione) quel pudore mi segnala qualcosa.
L'equilibrio, e l'introspezione portano alla possibilità di essere cittadini per una Società Anarchica.
Io questo mi chiedo, voglio già fin d'ora essere una cittadina adatta ad una Società Anarchica.
Ti consiglio se posso paura della libertà di Eric Fromm
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Vecchio 04-05-2008, 15.39.06   #16
nexus6
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Riferimento: Sull' anarchismo : riflessioni sparse

Premetto di non essere attualmente "anarchico", ovvero di sposare appieno i principi suddetti, poiché anch’io avrei da fare qualche critica, né di aver letto così tanto d’anarchia da poterne discutere profondamente i problemi e le obiezioni fondamentali.

Tuttavia, con presunzione, credo potrei argomentare il tipo di critiche che farebbe un anarchico nei confronti dei vostri discorsi, almeno così, sommariamente.

Ad Anakreon vorrei dire che, sì, certo, l’anarchismo non si situa certo in posizioni morbide ovvero di semplice diminuzione del potere e della prepotenza dei governi e della burocrazia attuale; questi sarebbero solo compromessi poiché il governo, un potere organizzato gerarchicamente continuerebbe sempre e comunque a vivere ed è questo potere precisamente che l’anarchico combatte, poiché sarebbe quest’ultimo il fattore negativo che limita la società e la potenza dell’individuo. Il governo, in ogni sua forma, è causa di privilegio economico e politico, è un corpo estraneo ed inutile che con la coercizione crea il dominio di uomini su altri uomini ed istituzionalizza l’antagonismo e l’egoismo, cause di lotte, disuguaglianze sociali e guerre. Al contrario di quanto dice Frollo, secondo gli anarchici, l’abolizione di ogni forma di coercizione dall’alto è non solo possibile, ma la cosa più auspicabile e naturale per il progresso interiore ed esteriore dell’uomo. Poi verrò a quanto detto da Frollo, anche se nessun anarchico, credo, si possa riconoscere nella definizione di anarchia come “caos”; questo pregiudizio l’ho già spiegato.

Ad Anakreon, tuttavia, vorrei ancora dire che compie una confusione tra funzione governativa e quella amministrativa, cioè tra alcuni a cui i più hanno delegato ed abdicato le proprie capacità di decisione e di pensiero ed alcuni che, invece, ingegneri, tecnici, amministratori lavorano, secondo le loro attitudini, per organizzare il lavoro collettivo, le comunicazioni, le mansioni che i complessi bisogni odierni richiedono. Gli anarchici non negano l’esistenza e la necessità dell’organizzazione e dell’amministrazione del lavoro, quanto l’inevitabilità della presenza di una classe di privilegiati che si arroga il diritto di fare leggi e regolamenti e di farli poi rispettare con l’autorità dello sbirro e del giudice; di una classe di privilegiati a cui l’uomo, il singolo delega la propria capacità di autogestirsi liberamente, di trarre autonomi rapporti con gli altri per il soddisfacimento dei propri bisogni e della propria felicità.

La libertà è il metodo, la libertà è il fondamento ed al tempo stesso l’obiettivo a cui tendere e costituisce un’aspirazione universale di ogni uomo.

Fondamentale per l’anarchia è l’uguaglianza dei mezzi e delle possibilità di base per lo sviluppo dell’essere di tutti. Poi ognuno, secondo le proprie attitudini e caratteri, potrà divenire un operaio, un ingegnere od un amministratore, ma, e lo chiedo anche a Frollo, attualmente il governo, il potere, decide se devi diventare un medico, un ricercatore, un operaio, un professore, un macchinista? O meglio, è veramente necessario un potere gerarchicamente costituito dall’alto, ovvero un governo, per far funzionare ferrovie, ospedali, acquedotti, fabbriche, ricerca scientifica e medica? Questa una delle tante domande che pone l’anarchia, poiché se finora è sembrata necessaria la presenza di norme coercitive, questo potrebbe essere solo un retaggio del passato e nell’analisi anarchica il potere tende a perpetuarsi uguale a se stesso, ovvero vorrebbe far passare l’idea di essere sempre necessario e fa di tutto per diventare e continuare ad esserlo, creando persone e cittadini non liberi, che non riescono a comprendere veramente l’autonomia che potrebbero esercitare e che affermano (vedi l’esempio di Malatesta e dell’uomo con le gambe legate): “Io preferisco nettamente vedere la mia libertà un po' limitata da qualche regola, piuttosto che poter fare quello che mi dice la testa. Al limite preferirei persino un regime "totalitario illuminato" (mi si passi il termine, ma è per distinguerlo da una dittatura sanguinaria o da quei quadri spettrali alla Orwell), piuttosto che l'assenza delle istituzioni per come si conoscono, dell'identità nazionale, dello Stato, della Legge, della Polizia e persino dell'Amministratore del condominio.”

E persone come queste, ovvero noi ci troveremmo disorientati se improvvisamente, da un giorno all’altro si sciogliessero i legami artificiali che ci legano, non sapremmo che fare, sarebbe appunto il caos (pur se su questo alcuni anarchici non concorderebbero); come se dei neonati venissero posti in un ambiente selvaggio, la libertà. Il potere, dunque, enumera tutta una serie di falliti tentativi anarchici (senza peraltro contare il fallimento di altre ideologie, socialiste e capitaliste, in primis), da cui si evincerebbe che gli uomini sono lupi verso gli altri uomini, dunque sarebbero necessari sbirri, giudici e governi per preservare l’uomo dal caos che egli stesso creerebbe senza di essi.

Molti anarchici affermano, invece, che una progressiva opera di responsabilizzazione e di esempi di autonomia, possano permettere all’uomo di emanciparsi da queste catene artificiali, non necessarie, ma anzi dannose per la sua vita, per la sua piena felicità. Un ambiente progressivamente più libero può creare individui via via più abituati all’utilizzo della libertà, che si rendano conto di quanto le attuali catene sociali non solo siano dannose, ma inutili, poiché l'organizzazione, l'autonomia, il contrarre nuovi tipi di rapporti sono caratteristiche insite e fondamentali in ogni uomo che scaturiranno progressivamente da esso stesso, senza alcuna imposizione coercitiva esterna.
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Vecchio 04-05-2008, 15.42.18   #17
nexus6
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Ancora una volta, con un’opera di rimozione storica e disinformazione, dunque, non si evidenziano quanto i padri dell’anarchismo ottocentesco (Bakunin, Proudhon, Kropotkin) siano stati straordinariamente profetici, rispetto a tutti gli altri intellettuali, riguardo per esempio ai terribili conflitti tra Stati nazionali nel novecento, alla dissoluzione del socialismo reale (celebre lo scontro Bakunin – Marx) e non ultimo alla carta costituzionale della nostra UE, in cui vi sono risoluzioni che adottano un principio basilare dell’anarchismo ovvero il trasferimento di quante più funzioni di amministrazione possibili verso i livelli più bassi (regionali e non statali) e solo tramite consenso a livelli superiori.

Non considerando poi quanto gli anarchici (e ricordo che l’anarchismo moderno emana direttamente dall’Illuminismo) abbiano contato nell’emancipazione della donna, nell’abolizione della pena di morte e delle punizioni corporali nelle scuole, vi sono degli esempi storici (e non mi riferisco alle comuni hippies) di quanto l’anarchia reale abbia costituito, in mezzo al caos, questo sì, degli Stati del novecento, un’alternativa concreta di organizzazione sociale: la Spagna degli anni ’30. Nel 1936 la Spagna sperimentò quello che è considerato essere l’esempio più avanzato di anarchia mai tentato: brevemente, rivoluzione popolare con insediamenti di governi di fronte popolare, spinti da anarchici e sindacati, assunzione del controllo delle fabbriche, dei trasporti e delle terre con amministrazione da parte dei lavoratori, con milioni di persone che svolgevano in quell’anno la loro vita in comuni collettivizzate. Naturalmente Hitler e Mussolini, come sappiamo, appoggiarono Franco e pure Stalin vedeva di cattivo occhio la rivoluzione popolare spagnola. Il tutto finì tragicamente nel 1939 all’indomani della Seconda Guerra Mondiale.

Certo è che ciò che si collettivizzò fu più la fame, che la ricchezza, dato il periodo burrascoso, ma si sperimentò, mai come prima, la solidarietà riguardo al cibo, al vestiario, agli strumenti di lavoro e all’accoglimento di rifugiati. Uno degli errori più gravi che a posteriori gli anarchici sopravvissuti alle ire di Franco sottolinearono, fu che i leaders anarcosindacalisti di allora entrarono nei governi catalano e centrale per contrastare l’influenza sovietica. Per quanto possano essere differenti, tutte le correnti dell’anarchismo ripudiano il compromesso con le strutture della politica costituita.

Certo gli anarchici sono estremi nelle loro richieste, lontani da ogni tipo di compromesso, ma credo che le loro analisi vedano giusto in tanti aspetti delle nostre società. Ed inoltre, cosa da non sottovalutare, l’anarchismo è sempre in divenire, non si candida ad essere la nuova ideologia profetica né a fornire la soluzione a tutti i problemi, proprio perché non ha bisogno di perpetuare un potere, un’organizzazione, un governo che si replica sempre uguale a se stesso nel tempo e proprio per questo non riesce a rispondere alle mutevoli esigenze di società in divenire, tendendo sempre a preservare l’interesse di coloro che il potere lo detengono ed a cui i più hanno delegato la propria capacità ed il proprio diritto ad essere liberi.

Tante sono le critiche che si possono portare all’anarchia, in ciò che vorrebbe in pratica e nei suoi risultati storici soprattutto, ma in ogni periodo della storia il nostro compito dovrebbe essere quello di rimuovere quelle forme di autorità ed oppressione che, se in passato si sono valute necessarie per esigenze di sviluppo e di progresso, ormai contribuiscono al regresso o quanto meno al non elevamento delle condizioni “spirituali” e materiali della vita attuale.

Discutiamone apertamente, senza barricarci dietro ad impossibilità (che a me paiono) di principio. Attendo dunque Pipoca, poiché io ho solo fatto tante parole appunto “di principio”.

Antonio
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Vecchio 04-05-2008, 20.58.05   #18
Pipoca
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L'opinione pubblica

Ancora riflessioni.

Sul modo in cui le strutture sociali e politiche interagiscono con le idee, le opinioni.

Sull'importanza, spesso dimenticata, del dibattito.

Sull'importanza del mantenimento di un sistema diversificato del mondo, contro un sistema unico.

Sull'importanza dell'individualità e della diversità come realtà coesistenti e di pari importanza, contro l'imposizione di un modello assoluto.

Sull'importanza del movimento demografico non come invasione o barbarie, ma come scambio ed integrazione di conoscenze diverse, in cui l'uno abbia pari dignità dell'altro.

Sull'importanza di una circolazione di idee, il cui traffico riconosca pari spazio al valore ed alla qualità di ciascuno che vi voglia partecipare.

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Se all'uomo manca la capacità di vivere in un mondo basato sulla libertà propria e dell'altro, perché abbandonarsi a un sistema di sostegno a questa incapacità, invece che risolvere questa incapacità, cercando di trasformarla in capacità?

Se il termine anarchismo è per definizione abolizione ogni potere costituito, in nome della libertà e dell’autonomia individuale.

Fondamentale innanzi tutto è chiarire che cosa si intenda per POTERE COSTITUITO.

Se le definizioni fossero assolute e fisse, verrebbe a mancare il presupposto stesso per la loro creazione. E' dalla ricerca stessa di un superamento della 'definizione' data che nasce il progresso, la ricerca, il miglioramento.

Viceversa, il pregiudizio impone una opinione fondata su convinzioni che non si basano sulla conoscenza diretta di fatti, persone, cose, ma su semplici supposizioni o convinzioni correnti.

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Sull'opinione pubblica

Opinione pubblica: con il termine opinione pubblica si indica l'aggregato delle attitudini individuali o delle convinzioni mantenute dalla popolazione adulta.

L'opinione pubblica è influenzata dalle pubbliche relazioni e dai mezzi di comunicazione politici. In aggiunta, i mass media utilizzano un'ampia gamma di tecniche pubblicitarie per diffondere il proprio messaggio e cambiare l'idea delle persone.

L'importanza dell'opinione pubblica diventa cruciale durante il periodo delle elezioni politiche.

Viene frequentemente misurata usando i metodi del sondaggio a campione (definizione di Wikipedia).

Se diamo alla definizione di opinione pubblica un significato neutro, tali attitudini individuali e tali convinzioni: quali sono, quali dovrebbero essere e quali potrebbero essere?

Se si presume che esse siano influenzate, se non addirittura create, da sistemi esterni (siano relazioni che mezzi di comunicazioni), qual è la natura e il valore di esse?

Le informazioni cui noi quotidianamente attingiamo, avendo il potere di manipolare la nostre attitudini, sono direzionate verso il benessere dell'uomo?

Alla sua nascita, l'opinione pubblica conteneva in sé numerosi potenziali.

Essa infatti fu accompagnata da un aumento massiccio dell'editoria, che ha dato la possibilità all'uomo di poter allargare il proprio sapere. Il lavoro intellettuale, la conoscenza, il sapere si sono ampliati e si sono allargati anche a quelle che venivano considerate classi inferiori.

La necessità della trasmissione e del confronto, del dibattito sulle informazioni ha portato quindi alla ricreazione di nuovi luoghi per l' incontro e lo scambio delle idee.

Scritti, manifesti, conferenze, mostre, dibattiti e rappresentazioni ne hanno favorito la diffusione, l'interscambiabilità, ma soprattutto, la possibilità di scelta.

La possibilità di scelta rappresenta una conquista essenziale per l'essere umano, perché permette innanzi tutto la conoscenza, la messa in discussione, il confronto, la critica al fine di individuare e poter sviluppare le proprie inclinazioni, le proprie peculiarità, la propria individualità, la propria libertà.

Lo scambio di idee, soprattutto, permette il superamento di quelle barriere che, diversamente, sarebbero il nostro unico e assoluto sapere e la possibilità eventualmente di poter attingere a più fonti religiose (intese come in funzionalità al benessere dello spirito) e a più sistemi culturali (intese come in funzionalità al benessere materiale).

Ma parallelamente, là dove tali informazioni sono assoggettate ad un desiderio contrario alla libertà dell'individuo, ma al volere di un assoggettamento dell'individuo stesso per un interesse personale, l'opinione pubblica svela il suo punto debole.

Estremizzando, essa potrebbe comportare all'omogeneizzazione del mondo, in cui le caratteristiche e le predisposizioni individuali vengono di fatto respinte o annullate, a prescindere dalla qualità e dal loro valore.

Esiste oggi un POTERE COSTITUTO dell'informazione?

Se esiste, io sono anarchica, sono contro tale potere costituito.

Sarebbe interessante ora ricercare e analizzare, senza pregiudizio, la attuale situazione.

Naturalmente più informazioni, più idee, più punti di vista ci sono e meglio è.
Pipoca is offline  
Vecchio 05-05-2008, 01.02.51   #19
chlobbygarl
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Riferimento: L'opinione pubblica

Citazione:
Originalmente inviato da Pipoca
Ancora riflessioni.
Esiste oggi un POTERE COSTITUTO dell'informazione?
La tua domanda presuppone e configura la necessità da parte di questo eventuale potere di nascondere i fatti prima ancora che di informare gli individui verso una loro normalizzazione.Ma, ahimè, non è necessario nascondere i fatti, non lo è stato in tutto il '900.Quello che invalida un pò le teorie sul grande fratello ecumenico è che la storia recente ha mostrato come agli uomini non sia necessario che vengano nascosti i fatti per essere indottrinati: se da una parte la questione apre scenari relativamente ancora più gravi, dall'altra evita l'imprescindibilità della eterodirezione e unidirezione delle notizie come strumento conoscitivo.Se i fatti si possono bypassare con la (dalla) loro intepretazione la realtà è come se non esistesse, a favore però della concorrenza tra categorie intepretative la medesima.
Importante è che tra la stazione emittente e la ricevente non ci sia troppo divario di conoscenza: insomma se non siamo troppo ignoranti l'interpretazione dei fatti non ci coglierà troppo impreparati.In questo senso la rete è uno strumento rivoluzionario, risultando 'virtualmente' incontrollabile.Dunque l'informazione ai tempi dell'internet è quella che di fatto selezioniamo noi dal basso, dandole credito o meno a seconda del grado di conoscenza che siamo in grado di raggiungere sul tema specifico.Un esempio pratico: oggi chiunque abbia qualche giorno di tempo da dedicare ad una ricerca ben fatta in rete, oltrechè un pizzico di metodo, è in grado di conoscere una singola questione medica molto meglio di un medico generico, spesso, troppo spesso, anche di uno specialista.La cosa è una volta di più rivoluzionaria: spingere il laureato ad ammettere di non sapere una emerita minkia o quasi di quel che sta dicendo è paradossalmente una terapia per molte situazioni, simbolo di un potere della conoscenza che sa molto di democrazia e di libertà allo stato puro.
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Vecchio 06-05-2008, 12.29.31   #20
ornella
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Riferimento: Sull' anarchismo : riflessioni sparse

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Mi chiedevo: ma se chi ci governa non rispetta per primo le regole che stabilisce, anche nelle cose più piccole e banali come i cartelloni durante le propagande elettorali che sono sempre abusivi, e ormai se scoperti nemmeno mollano la poltrona ma questa non è Anarchia nella declinazione più volgare e menzognera del termine?
ornella is offline  

 



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