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Vecchio 27-11-2006, 23.26.01   #1
massylety
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Data registrazione: 30-10-2006
Messaggi: 370
Il grande dramma dell'eutanasia

Welby:"Staccate il mio respiratore"
Eutanasia richiesta al suo medico
"Il sottoscritto Piergiorgio Welby chiede il distacco dal ventilatore polmonare sotto sedazione terminale se possibile orale". Con queste parole, Piergiorgio Welby ha chiesto ufficialmente al suo medico di staccare il respiratore che lo mantiene in vita. Lo ha reso noto lo stesso co-presidente dell'associazione Coscioni, diffondendo la richiesta scritta rivolta ai sanitari.


La vicenda del co-presidente dell'associazione Coscioni, malato di distrofia muscolare, ha riproposto all'attenzione del mondo politico e bioetico la questione eutanasia da quando, il 22 settembre scorso, ha rivolto un video appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Poi quest'ultima richiesta scritta nella quale si chiede anche la sedazione terminale per non soffrire nel momento del distacco dal respiratore meccanico.

Pannella: aspettiamo il tribunale
"Dopo questa iniziativa nei confronti del medico se ne chiede un'altra, ex articolo 700 si chiede di avere un pronunciamento, si spera positivo anche in diritto, da parte del presidente del tribunale di Roma". Cosi' intervistato da Radio Radicale Marco Pannella risponde sulla nuova richiesta di eutanasia presentata da Piergiorgio Welby.

"E' la richiesta alla quale ha risposto di già con il massimo di attenzione il Presidente della Repubblica - ha detto Pannella - Stanno rispondendo non molti per la verità ma alti personaggi istituzionali, in modo particolare vorrei segnalare l'attenzione del presidente Ignazio Marino e di Furio Colombo. Non mi sentirei di dare troppo atto in giro di interessamenti autentici, veri e concreti"


Vorrei invitarvi ad aprire un dibattito sull'eutanasia.
Sempre piu' volte si ascolta in tv di persone malate che chiedono di essere "uccise"... e di medici, infermieri e familiari che cedono alla disperazione di chi hanno di fronte.
Da quale parte state?
massylety is offline  
Vecchio 28-11-2006, 09.52.03   #2
VanLag
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Messaggi: 2,959
Riferimento: Il grande dramma dell'eutanasia

Citazione:
Originalmente inviato da massylety
Vorrei invitarvi ad aprire un dibattito sull'eutanasia.
Sempre piu' volte si ascolta in tv di persone malate che chiedono di essere "uccise"... e di medici, infermieri e familiari che cedono alla disperazione di chi hanno di fronte.
Da quale parte state?
Non tutti abbiamo gli stessi valori e lo stesso modo di vedere e di affrontare la vita. La concezione orientale, ad esempio, ha ben altra visione della morte e la considera, per lo più come un passaggio. (In epilogo riporterò due stralci emblematici di questa concezione).
Detto questo, nel caso specifico dove una persona adulta e nel pieno possesso delle sue facoltà mentali chiede, da se stesso e per se stesso, il gesto di pietà di porre fine alla sua vita, in quanto le risulta insostenibile, credo che sia criminale andare contro questo volere.
Dico criminale perché noi da fuori non sappiamo e non conosciamo nulla dello stato dell’altro tuttavia, in virtù di alcune nostre convinzioni, ci sostituiamo alla sua coscienza.

Quel sostituirsi alla coscienza di un altro, e di altri, pensando di conoscere più e meglio degli altri, cosa sia il bene e cosa il male per l'altra persona, sta, secondo me, all’origine di ogni fascismo e di ogni violenza.

EPILOGO

Da “io sono quello” 100 dialoghi con un sapiente di villaggio (di Nisargadatta Maharaji) edizione Rizzoli.

Interrogante: Spesso si muore volentieri.
Maharaji: Solo quando l'alternativa è peggiore della morte. Ma questa disponibilità a morire promana da una fonte sana: La volontà di vivere che è più profonda della vita stessa. Essere vivi non è la condizione ultima; c'è qualche cosa al di là, molto più esaltante, che non è ne l'essere ne il non essere. È uno stato di pura consapevolezza, oltre i confini dello spazio e del tempo. Quando cessi di credere di essere il tuo corpo-mente, la morte perde la sua terribilità, diventa parte della vita.

I: La mia domanda all'inizio riguardava lo stato dell'uomo dopo la morte. Quando il corpo è dissolto che ne è della coscienza? I sensi restano o cessano? E se cessano cosa resta della coscienza.
M: I sensi non sono che dei modi di percezione, grossolani e sottili. Alla morte i primi scompaiono e ne emergono altri più sottili. Dopo la morte la coscienza si assottiglia e si raffina. La gamma delle percezioni indotte dai sensi svanisce insieme ad essi.
In certi casi la morte è la cura migliore. Una vita può essere peggiore della morte, che solo di rado è un'esperienza spiacevole, nonostante le apparenze. Quindi abbi pena del vivo mai del morto.


Da “Il profeta” di Gibran Kahlil Gibran

.......Poi che cos'è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi nel sole?
E dare l'ultimo respiro, che cos'è se non liberarlo dal suo flusso inquieto, affinché possa involarsi finalmente e spaziare disancorato alla ricerca di Dio?
Solo se bevete al fiume del silenzio voi canterete veramente.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte allora incomincerete a salire.
E quando la terra chiederà le vostre ossa, allora danzerete veramente.


Si rispettino almeno le visioni diverse dalle nostre e le cose che non conosciamo, perché quel rispetto è il fondamento della civiltà e dell'amore.

Ultima modifica di VanLag : 28-11-2006 alle ore 11.04.45.
VanLag is offline  
Vecchio 29-11-2006, 18.46.20   #3
S.B.
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-04-2006
Messaggi: 486
Riferimento: Il grande dramma dell'eutanasia

Proprio per questa diversità di concezioni della vita e della morte, religiose, laiche, atee,etc. credo dovrebbe essere consentito di scegliere ad ognuno, quando è in grado di farlo.

Del resto non arreca alcun danno alla società, ma aiuta immensamente la dignità della persona, immensamente.
S.B. is offline  
Vecchio 02-12-2006, 22.33.09   #4
Mary
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Data registrazione: 02-04-2002
Messaggi: 2,624
Riferimento: Il grande dramma dell'eutanasia

Credo anch'io che l'atto più criminale e intollerabile che un essere umano possa fare ad un altro essere umano è.... obbligarlo a vivere contro la sua volontà.

Se quel poveretto vivesse in una foresta avrebbe già trovato la sua pace. Ma, per sua somma sfortuna, vive tra popoli "civili" che disumanamente lo costringono a vivere e a soffrire.

L'eutanasia attiva già richiederebbe un discorso diverso, ma quella passiva credo che non abbia alcun bisogno di discussione.
Io chiedo di essere lasciata in pace e adagiarmi nella quiete della morte che naturalmente verrebbe e voi (medici, preti, Papa, legge) mi usate la maggiore e più crudele forma di violenza: mi costringete a soffrire senza che io possa oppormi. E' come torturare un cucciolo inerme e indifeso.
Che razza di civiltà è mai questa?!

Chiunque potrebbe trovarsi nella situazione di essere oggetto (e qui il termine è al massimo della sua espressione) dell'iimposizione di una vita innaturale e artificiale senza potersi opporre, che a questo punto si viene trasformati totalmente in oggetti privi di valore e di diritti.

Che fine ha fatto il concetto di libertà?!

Temo che questo accanimento sia dovuto alla presenza del Papa sul suolo Italiano, al suo scagliarsi con occhi bendati e cuore di pietra sulle sofferenze e le libertà umane.

La chiesa osanna la sofferenza e la vita, ma non sa che il masochismo è una malattia e la vita non è ...."basta che si respira".

Come fanno a chiamarsi Cristiani quando Gesù non ha mai imposto nulla a nessuno, nemmeno la guarigione.

Coloro che impediscono ad un essere umano di avere dignità nella vita così come nella morte sono ipocriti, sepolcri imbiancati come li chiamava Gesù.

E oltre all'ipocrisia possiedono anche l'incapacità di amare.

scusatemi se sono stata molto dura, ma davanti a queste cose mi incavolo terribilmente

ciao
mary
Mary is offline  
Vecchio 06-12-2006, 02.12.04   #5
Lucio Musto
Rudello
 
L'avatar di Lucio Musto
 
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Messaggi: 943
Riferimento: Il grande dramma dell'eutanasia

Citazione:
Originalmente inviato da VanLag
....
Detto questo, nel caso specifico dove una persona adulta e nel pieno possesso delle sue facoltà mentali chiede, da se stesso e per se stesso, il gesto di pietà di porre fine alla sua vita, in quanto le risulta insostenibile, credo che sia criminale andare contro questo volere.
Dico criminale perché noi da fuori non sappiamo e non conosciamo nulla dello stato dell’altro tuttavia, in virtù di alcune nostre convinzioni, ci sostituiamo alla sua coscienza.
.......
In queste premesse, ogni suicidio è lecito ed ogni richiesta esplicitamente fatta di essere ucciso, può esssere accolta. Ho capito bene?

Da “io sono quello” 100 dialoghi con un sapiente di villaggio (di Nisargadatta Maharaji) edizione Rizzoli.

Interrogante: Spesso si muore volentieri.
......
.......
M: I sensi non sono che dei modi di percezione, grossolani e sottili. Alla morte i primi scompaiono e ne emergono altri più sottili. Dopo la morte la coscienza si assottiglia e si raffina. La gamma delle percezioni indotte dai sensi svanisce insieme ad essi.
In certi casi la morte è la cura migliore. Una vita può essere peggiore della morte, che solo di rado è un'esperienza spiacevole, nonostante le apparenze. Quindi abbi pena del vivo mai del morto.


Naturalmente qui occorrerebbe spiegare dove il saggio ha reperito queste informazioni che riferisce con grande sicurezza, poiché a noi "comuni mortali" non è dato di sapere cosa accade dopo la morte e quindi nemmeno valutare se il "dopo" sia meglio o peggio del "prima". Tanto per essere credibili, o no?


Si rispettino almeno le visioni diverse dalle nostre e le cose che non conosciamo, perché quel rispetto è il fondamento della civiltà e dell'amore.


Sulla questione del rispetto concordo pienamente.

Chiedo scusa di essermi inserito così maldestramente nel testo quotato, ma non ho ancora imparato a fare riferimenti multipli.

NB I miei commenti sono in corsivo verde, le parti del testo che non ho inteso quotare le ho sostituite, come d'uso, con dei puntini
Lucio Musto is offline  
Vecchio 13-12-2006, 13.21.23   #6
lunadanzante
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Riferimento: Il grande dramma dell'eutanasia

Ad un malato terminale deve essere concesso il diritto di poter scegliere di morire dignitosamente, credo fermamente che nessuno possa sostituirsi ad un altro individuo nel prendere tale decisione.
lunadanzante is offline  
Vecchio 13-12-2006, 14.35.47   #7
VanLag
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Riferimento: Il grande dramma dell'eutanasia

Non avevo visto che mi avevi quotato e mi scuso per non averti risposto ma lo faccio ora.

Citazione:
Originalmente inviato da Rudello
In queste premesse, ogni suicidio è lecito ed ogni richiesta esplicitamente fatta di essere ucciso, può essere accolta. Ho capito bene?
Chi sono io per permettermi di giudicare la vita di un altro uomo o per chiedergli di vivere o di morire?
Inorridiamo davanti all’idea che si possa approvare un suicidio e poi mandiamo i nostri figli a morire in guerra….. Non ti sembra che ci sia qualche contraddizione?

Citazione:
Originalmente inviato da Rudello
Naturalmente qui occorrerebbe spiegare dove il saggio ha reperito queste informazioni che riferisce con grande sicurezza, poiché a noi "comuni mortali" non è dato di sapere cosa accade dopo la morte e quindi nemmeno valutare se il "dopo" sia meglio o peggio del "prima". Tanto per essere credibili, o no?
Gli scritti che ho riportato, (estratti da un brano che c’è in lettere online) sono di accreditati “saggi” della tradizione sapienziale indiana. Spiegare quella tradizione in poche parole non è semplice, diciamo che se e quando nasce l’interesse uno si mette ad indagarla.

La sapienza è delicata e discreta non si impone mai…. E' come una bella donna ama essere corteggiata e forse, allora, si concede.....


Ultima modifica di VanLag : 13-12-2006 alle ore 17.32.10.
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Vecchio 13-12-2006, 14.59.37   #8
aurora
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Unhappy Riferimento: Il grande dramma dell'eutanasia

ma! io penso che se si azzoppa un cavallo non lo lasciamo vegetare steso nella stalla ma lo spariamo.
un giorno in un castello del veneto ho visto un'arma antica, un crocefisso che si apriva ed era un pugnale, veniva chiamato la misericordia, e veniva usato, dopo aver fatto baciare la croce per prepararsi al trapasso, per finire i feriti gravi diguerra.
penso che ove la natura abbia deciso la morte di una persona bisogna rispettare la scelta di natura (dove non si puo' vivere senza apparecchiature) dove i macchinari possono far sperare in una salvezza, bisognatentare.
certo la legge e' precisa, e non puo' lasciare tutto nel vago come le mie affermazioni, ed e' questa incapacia' di mettere in norma tutti i casi possibili ed immaginari che frena l'opera del legislatore.
ma puo' la vita e la morte dipendere dalla legge? abbiamo tolto questo potere alla Chiesa per darlo allo Stato? (meditate gente meditate)
aurora is offline  
Vecchio 13-12-2006, 15.52.29   #9
Mirror
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Riferimento: Il grande dramma dell'eutanasia

Citazione:
Originalmente inviato da Mary
Credo anch'io che l'atto più criminale e intollerabile che un essere umano possa fare ad un altro essere umano è.... obbligarlo a vivere contro la sua volontà.

Se quel poveretto vivesse in una foresta avrebbe già trovato la sua pace. Ma, per sua somma sfortuna, vive tra popoli "civili" che disumanamente lo costringono a vivere e a soffrire.

L'eutanasia attiva già richiederebbe un discorso diverso, ma quella passiva credo che non abbia alcun bisogno di discussione.
Io chiedo di essere lasciata in pace e adagiarmi nella quiete della morte che naturalmente verrebbe e voi (medici, preti, Papa, legge) mi usate la maggiore e più crudele forma di violenza: mi costringete a soffrire senza che io possa oppormi. E' come torturare un cucciolo inerme e indifeso.
Che razza di civiltà è mai questa?!

Chiunque potrebbe trovarsi nella situazione di essere oggetto (e qui il termine è al massimo della sua espressione) dell'iimposizione di una vita innaturale e artificiale senza potersi opporre, che a questo punto si viene trasformati totalmente in oggetti privi di valore e di diritti.

Che fine ha fatto il concetto di libertà?!

Temo che questo accanimento sia dovuto alla presenza del Papa sul suolo Italiano, al suo scagliarsi con occhi bendati e cuore di pietra sulle sofferenze e le libertà umane.

La chiesa osanna la sofferenza e la vita, ma non sa che il masochismo è una malattia e la vita non è ...."basta che si respira".

Come fanno a chiamarsi Cristiani quando Gesù non ha mai imposto nulla a nessuno, nemmeno la guarigione.

Coloro che impediscono ad un essere umano di avere dignità nella vita così come nella morte sono ipocriti, sepolcri imbiancati come li chiamava Gesù.

E oltre all'ipocrisia possiedono anche l'incapacità di amare.

scusatemi se sono stata molto dura, ma davanti a queste cose mi incavolo terribilmente

ciao
mary

Ciao Mary...
trovo molto bella e vera questa tua indignazione…
Oltretutto, per me, che nel viaggio esistenziale vedo l'occasione per trovare o riscoprire l'essenza più intima della nostra natura, lo spirito Divino che ognuno ha in sè, non riesco proprio a capire cosa ci sia di Spirituale nelle posizioni di chi è contrario all'eutanasia regolamentata in maniera molto seria.
A me sembra una concezione estremamente materialista nella sostanza, una esagerata identificazione ed attaccamento con l'organismo corpo-mente, che è fondamentalmente un involucro dell'Essenza (Anima?), ed una visione spirituale dell'essere che non mi convince per nulla.
Non a caso ho scelto altre strade… per ritrovare il Divino.


Ultima modifica di Mirror : 13-12-2006 alle ore 16.29.14.
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Vecchio 13-12-2006, 16.33.13   #10
VanLag
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Riferimento: Il grande dramma dell'eutanasia

Citazione:
Originalmente inviato da aurora
abbiamo tolto questo potere alla Chiesa per darlo allo Stato? (meditate gente meditate)
Ma vedi… (vedete), secondo me c’è un difetto di prospettiva dell’intera faccenda.

Ne la chiesa ne lo stato dovrebbero poter decidere della vita e della morte di nessuno, perché sarebbe mostruoso se un uomo avesse il potere di vita e di morte su un altro uomo.

Nello stesso tempo lo stato e la chiesa, dovrebbero fermarsi davanti alla volontà di un uomo verso se stesso e se uno decide, per motivi suoi, che vuole morire, la cosa migliore che si può fare è rispettare quella scelta. (Tanto se uno è così disperato da decidere il suicidio, lo farà egualmente).

Il rispetto della dignità e della libertà degli altri, rimane la migliora forma di accoglienza alla vita e se uno decide di voler morire è solo perché noi lo abbiamo avvilito e vilipeso così tanto, da spingerlo ad odiare la vita.
E nulla avvilisce e vilipende come la mancanza di rispetto, come il privare un uomo della sua dignità di uomo, della sua libertà di disporre di se stesso Nulla avvilisce e vilipende come un uomo che si eleva sopra ad un altro uomo pretendendo, dall’alto delle sue presunzioni, di insegnargli cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto e cosa è sbagliato….. quasi a volergli dire: - tu non sei in grado di capire e ti dico io cosa fare e come agire –


Ultima modifica di VanLag : 13-12-2006 alle ore 17.33.09.
VanLag is offline  

 



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