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Vecchio 30-06-2007, 17.54.42   #81
emmeci
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: Filosofia e verità.

Vorrei tornare per un momento sul problema del “terrore della verità”, al quale abbiamo dedicato un po’ di attenzione e che allora io riferivo alla verità filosofica, ma che forse riveste importanza per le implicazioni che può comportare sulla prassi della ricerca e il passaggio dalla scienza alla tecnologia.
E dico: il terrore proviene non dalla verità che si scopre – per quanto possa essere nuova e sconvolgente per le nostre idee di morale e di civiltà, ma: innanzi tutto dalle reazioni possibili dell’oscurantismo di ceti o persone che hanno in mano il potere (come dimostrano a sazietà i casi di Galileo e di Giordano Bruno) e poi dall’uso che di una scoperta può essere fatto dagli stessi poteri o da altri contrapposti a quelli.
Ma lo scopritore della verità non può non trovare un compenso, che è in quella luce che la verità stessa ha irradiato e che è una luce fondamentalmente chiara e serena, anche se va contro tradizioni di secoli e interessi consolidati. Certo oggi la situazione – almeno nel nostro Occidente – sembra cambiata rispetto a quella in cui si trovarono a vivere Galileo e Bruno, ma i gruppi oscurantisti e i poteri forti non sono meno pericolosi ed abbiamo esempi anche recenti, in cui la verità è stata negata da autorità politiche o religiose, mentre brucia il ricordo di ciò che ha prodotto e potrà produrre la tecnologia: ma la verità in sé stessa, nel momento che appare, non terrorizza se non nella previsione dell’uso che se ne potrà fare. E’ questo che si dice abbia turbato la coscienza dei fisici di Los Alamos o quella di Heisenberg – non la luce che ha illuminato la loro mente nel momento della rivelazione. (Chi sa, forse qui si può trovare argomento per distinguere il valore della scienza pura da quello della tecnica, cioè della scienza applicata. Ma non mi azzardo a tanto, viste le ramificazioni opulente che il tema “Filosofia e verità” ha già prodotto).
emmeci is offline  
Vecchio 05-07-2007, 16.12.53   #82
benedetto
Ospite abituale
 
Data registrazione: 27-03-2007
Messaggi: 173
Riferimento: Filosofia e verità.

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Vorrei tornare per un momento sul problema del “terrore della verità”, al quale abbiamo dedicato un po’ di attenzione e che allora io riferivo alla verità filosofica, ma che forse riveste importanza per le implicazioni che può comportare sulla prassi della ricerca e il passaggio dalla scienza alla tecnologia.
E dico: il terrore proviene non dalla verità che si scopre – per quanto possa essere nuova e sconvolgente per le nostre idee di morale e di civiltà, ma: innanzi tutto dalle reazioni possibili dell’oscurantismo di ceti o persone che hanno in mano il potere (come dimostrano a sazietà i casi di Galileo e di Giordano Bruno) e poi dall’uso che di una scoperta può essere fatto dagli stessi poteri o da altri contrapposti a quelli.
Ma lo scopritore della verità non può non trovare un compenso, che è in quella luce che la verità stessa ha irradiato e che è una luce fondamentalmente chiara e serena, anche se va contro tradizioni di secoli e interessi consolidati. Certo oggi la situazione – almeno nel nostro Occidente – sembra cambiata rispetto a quella in cui si trovarono a vivere Galileo e Bruno, ma i gruppi oscurantisti e i poteri forti non sono meno pericolosi ed abbiamo esempi anche recenti, in cui la verità è stata negata da autorità politiche o religiose, mentre brucia il ricordo di ciò che ha prodotto e potrà produrre la tecnologia: ma la verità in sé stessa, nel momento che appare, non terrorizza se non nella previsione dell’uso che se ne potrà fare. E’ questo che si dice abbia turbato la coscienza dei fisici di Los Alamos o quella di Heisenberg – non la luce che ha illuminato la loro mente nel momento della rivelazione. (Chi sa, forse qui si può trovare argomento per distinguere il valore della scienza pura da quello della tecnica, cioè della scienza applicata. Ma non mi azzardo a tanto, viste le ramificazioni opulente che il tema “Filosofia e verità” ha già prodotto).

Il terrore a mio giudizio proviene da tutte e due le cose; proviene da ciò che si sa e che non si digerisce a buon cuore (l'idea della morte) e da ciò che si scopre (l'idea dell'invenzione o scoperta); il secondo però, quello che emerge sia dal terrore di essere perseguitati o, nell'altro caso, di avere fatto una scoperta che implicherà forse aspetti poco nobili dell'animo umano, è, sempre a mio parere, inscritto al primo terrore (terrore arcaico); nel senso che, dal primo terrore si muove la ricerca che presenterà la seconda classe di terrori; proseguendo, dal momento della scoperta di una nozione al momento del manifestarsi di una tecnica applicata alla nozione, è solo questione di probabilità statistiche. Ergo, se superi il terrore della morte, forse non ti dannerai l'anima in troppe ricerche
Per quel che riguarda il valore della ricerca, scienza pura, e il valore della tecnica, tutto è in dipendenza dall'etica del tuo mestiere, ma sembra che al mondo esistano sia gli spadaccini che i medici.
Ciao, Daniele
benedetto is offline  

 



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