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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 26-01-2008, 11.47.21   #111
Dasein
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-11-2007
Messaggi: 192
Riferimento: Il Paradiso non c'è Ma siamo destinati alla felicità

Citazione:
Originalmente inviato da spirito!libero
Immaginavo questa risposta, ma mi serviva per capire se avevo inteso correttamente. COntinuando il ragionamento dunque:

apparire è un essente
scomparire è un essente

entrambi in quanto tali sono immutabili e non potranno mai non-essere. Quindi contemporaneamente esistono l'apparire e lo scomparire. E' ovvio che l'apparire è 'a' mentre lo scomparire è 'non-a'. Ma se essi esistono contemporaneamente credo che ci sia un certo principio che viene violato poichè a e non-a esisterebbero nel medesimo rispetto, che ne dite ?

Saluti
Andrea


qui sta il tuo errore.
E' sbagliato dire che l'apparire è a e lo scomparire è non-a inteso come annientamento di a.
Dasein is offline  
Vecchio 26-01-2008, 12.50.36   #112
Koli
Moderatore
 
Data registrazione: 17-11-2007
Messaggi: 405
Riferimento: Il Paradiso non c'è Ma siamo destinati alla felicità

Citazione:
Originalmente inviato da Dasein
Anch'io a prima vista lo considerai un imbonitore, ma LEGGENDO LE SUE OPERE, non solo quelle impegnative ma anche quelle di stampo divulgativo e accessibile anche ai profani, mi sono accorto che la sua speculazione è assolutamente illuminante.
In effetti se si dovesse spiegare il pensiero di Severino a uno che non si è avvicinato alle sue opere, si corre il rischio, parlando della Gloria o dell'impossibilità dell'essere a diventare non essere (altro da se), di sembrare agli occhi del proprio interlocutore come un una sorta di mistico poco affascinante capace solamente di dire cose che non hanno riscontro.
Mi è capitato di sentirmi dire da una persona che insegna filosofia, che il pensiero severianiano è come quello del filosofo e mistico svedese Emanuel Swedenborg il quale dichiarava di parlare con gli spiriti.
Al di la del valore condivisibile o meno della speculazione severiniana, credo che la sola cosa che abbia in comune con il sopracitato filosofo siano le iniziali.
Koli is offline  
Vecchio 13-02-2008, 14.24.50   #113
aschilio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 11-06-2007
Messaggi: 60
Riferimento: Il Paradiso non c'è Ma siamo destinati alla felicità

Citazione:
Originalmente inviato da spirito!libero
Il mio problema con Severino è che non ho mai capito due cose:

a) come giustifichi ciò che osserviamo continuamente: il mutamento, il cambiamento, il divenire

b) se ritiene che vi sarà una coscienza dopo la morte.

Per il punto b) non ho mai trovato una sua riflessione in merito, invece per il punto a) so che lo ha liquidato dicendo che è "un'illusione", egli infatti ritiene che non esiste il cambiamento, il divenire. Non ho capito se, per Severino, l'Andrea che ha iniziato a scrivere questo post è il medesimo di quello che sta scrivendo "questa" parola e se si, come conciliarlo con il cambiamento, se no, allora il vecchio Andrea che fine ha fatto ? E l'Andrea dopo morto cosa/dove sarà ?

Saluti
Andrea (quello vivo )

E’ il concetto del tempo che caratterizza il divenire il mutamento il cambiamento.

Personalmente questo concetto, che mi arrovellava il cervello un pò di tempo fa, l’ho ritrovato, e in qualche modo capito, nella lettura delle Confessioni di S. Agostino; mi pare che ci sia proprio uno o più capitoli che parlano del tempo e della sua percezione.

Andrea che ha iniziato il post è assolutamente lo stesso Andrea e relativamente un altro.

Il sistema di riferimento assoluto non è sottomesso alla legge del tempo quindi non prevede cambiamento, mutamento e divenire: tutto è eternamente uguale a se stesso… il tempo è concepito solo con l’accezione eterna e immutabile.... quella pienezza dei tempi del Gesù dei vangeli.
In campo relativo invece…. non abbiamo lo stesso Andrea perchè cambia il sistema di riferimento... ma tu lo sai e ti senti assolutamente lo stesso anche se forse solo inconsciamente... certo che realizzare ed essere consapevoli del cambiamento... è... il carpe diem dei latini o gli squarci sulle tele di Fontana... o il mi sovvien l'eterno del Leopardi... vivere l'eterno è un attimo... quello che poi noi registriamo ed esprimiamo è memoria d'eterno... che è scientificamente e umanamente ... inafferrabile... ingovernabile... incomprensibile.
aschilio is offline  
Vecchio 04-02-2009, 18.24.22   #114
Gaffiere
Ospite abituale
 
L'avatar di Gaffiere
 
Data registrazione: 06-01-2009
Messaggi: 111
Riferimento: Il Paradiso non c'è Ma siamo destinati alla felicità

Mi scuso per aver ripreso un topic così vecchio, ma alcune interrogazioni necessitano una spiegazione

Citazione:
Originalmente inviato da spirito!libero


Già il sole c’è ancora ma l’apparire fenomenologico del sole non più ! Dove è finito l’apparire fenomenologico ? a sua volta è scomparso da cerchio del nostro apparire ? e l’apparire fenomenologico dell’apparire fenomenologico ? Continuando si arriva all’assurdo infinito. Il fatto è che l’apparire fenomenologico non esiste più quando il sole scompare, dunque esso, cioè l'apparire fenomenologico, diviene nulla.

Il sole è un essente, anche l'apparire empirico è un'essente, anche il cerchio trascendentale dell'apparire è un essente.
Il cerchio trascendentale dell'apparire non inizia e finisce di apparire (meglio, i cerchi trascendentali, dal momento che, come sa bene chi ha letto La Gloria, ne esiste una costellazione infinita). Il sole si inoltre assieme al proprio apparire empirico all'interno del cerchio trascendentale per poi portarsi al di fuori di esso assieme all'apparire empirico: sia il sole che l'apparire empirico sono eterni, cioè il sole appare sia prima di insinuarsi nel cerchio trascendetale sia prima di tramontare.
Il fatto che il cerchio intramontabile non inizi ad apparire e a scomparire fa si che non esista alcun regressum di apparire che necessitano altri apparire e via discorrendo: la sua presenza eterna è condizione affinchè qualcosa possa apparire.
A qusto punto ci può essere un altro problema: anche l'apparire empirico appare, e appare anche l'apparire del suo apparire, e anche l'apparire dell'apparire dell'apparire ecc..e qsto può rinviare ad un regressum a patto che non si capisce che l'apparire empirico non necessita un sopraggiungente apparire per poter apparire: ha infatti come contenuto sia il proprio oggetto (il sole) sia se stesso (il suo stesso apparire).
A questo punto si può sostenere che nonostante tutte queste giustificazioni però qualcosa varia: l'esperienza mostra il mutamento, se non altro della relazione tra i cerchi empirici e il cerchio trascendentale: tuttavia la relazione tra i cerchi empirici e il cerchio trascendentale sussiste (Gloria) in quanto rapporto tra essenti (ogni essente è = all'esser assieme a ogni altro) e non come rapporto tra essente e cerchio trascendentale in quanto apparire (altrimenti giustamente ogni relazione nascerebbe e morirebbe, cioè sporgerebbe dal nulla per tornarci).
Infine c'è un altro motivo che sancisce l'impossibilità che ogni nuova relazione tra cerchi empirici e trascendentali sia qualcosa di nuovo, che prima non sussisteva: anche tutto questo ambito processuale che disvela e cela gli eterni è un eterno, ed è parte dell'infinità del tutto: le relazioni che si manifestano non sono cioè l'assoluta novità che si mostra.
Gaffiere is offline  

 



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