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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 23-11-2007, 20.17.54   #81
Koli
Moderatore
 
Data registrazione: 17-11-2007
Messaggi: 405
Riferimento: Il Paradiso non c'è Ma siamo destinati alla felicità

Spero di non essere accusato di pignoleria eccessiva,ma mi preme ritoranre sul tema della morte in quanto la risposta di Kosmos del 21.11.2007 non dirada la nebbia sebbene la conoscessi in precedenza.Credo sia un punto importante,senza il quale il nostro discorso rischia di rimanere un pò "platonico".La domanda era la seguente:Considerando valida sia l'ipotesi dell' "apparire trascendentale" che quella dell' "apparire empirico" rimane (per me) problematica la questione dello status ontologico della coscienza.Non mi basta sapere che è eterna.Severino ne "La Gloria" (ripeto;libro che non ho letto) dice che sperimenta la goia e il suo aumento infinito.Pur apprezzando il livello poetico,necessito comprendere il significato letterale di queste parole.Sempre in questo libro viene detto che il disfacimento del corpo è il modo con il quale esso si porta stabilmente fuori dal cerchio dell' apparire,quindi deduco improbabile l' ipotesi che il ricattatore "torni a vendicarsi" come dice Kosmos.Riassumendo:che tipo di esistenza ci aspetta dopo la morte secondo Severino?
Koli is offline  
Vecchio 24-11-2007, 01.20.08   #82
Παρμενίδης
φιλε&
 
Data registrazione: 08-11-2007
Messaggi: 19
Riferimento: Il Paradiso non c'è Ma siamo destinati alla felicità

Citazione:
Originalmente inviato da Koli
Riassumendo:che tipo di esistenza ci aspetta dopo la morte secondo Severino?

Severino direbbe di non poter rispondere dal momento che non ha sperimentato ancora la morte, risposta apparentemente banale ma perfettamente coerente d'altra parte..
Παρμενίδης is offline  
Vecchio 24-11-2007, 13.27.33   #83
Dasein
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-11-2007
Messaggi: 192
Riferimento: Il Paradiso non c'è Ma siamo destinati alla felicità

Ciao a tutti, sono un nuovo iscritto.
Mi fa davvero molto piacere vedere un forum dove si possano affrontare argomenti di un certo rilievo.
Il mio primo post lo voglio impegnare sul pensiero di Severino, che sto affrontando (sono un profano della Filosofia, infatti mi sto per laureare in Scienze Politiche) e che mi sembra meritevole di una considerazione, o quantomeno di una riflessione a cui spero che qualcuno di voi mi sappia chiarificare meglio le cose.
La mia riflessione parte dalle conseguenze del pensiero severiniano. Cioè, ammettiamo che Severino abbia ragione, nel senso che quindi abbia raggiunto una vetta della verità assoluta.
Se tutti gli enti sono eterni, se tutto accade secondo necessità e quindi la libertà è un'illusione, qualora gli uomini si convincessero di tale argomentazione si arriverebbe a un paradosso, cioè praticamente tutte le mie azioni (dal mangiare all'uccidere) sarebbero ritenute necessarie e quindi ci sarebbe una sorta di de-responsabilizzazione degli uomini, giacchè tutti sono eterni, necessari e la libertà a questo punto è una illusione.
A parte la pericolosità e il rischio di questo pensiero, si potrebbe controbattere che è necessario anche un ordinamento che reprima comportamenti ritenuti anti-sociali: ma cosa si cela dietro questa necessità? Cioè in base a cosa è necessario che ci sia un ordinamento che reprima condotte anti-sociali necessarie, perchè non c'è valore che valga di più, in quanto tutto è ugualmente eterno e necessario?
La risposta è che questa necessità teoricamente è anch'essa follia, perchè si baserebbe su un valore (la conservazione della vita e probabilmente scandagliando di più la volontà di potenza) che dovrebbe valere di più, altrimenti se io uccido qualcuno e questo atto è eterno come è eterno dare un bacio a qualcuno, reprimere questa condotta anti-sociale (dunque tornale a uno stato di follia per cui un valore vale) è anch'essa follia.
Lo so è un pò contorto, spero qualcuno di voi mi chiarisca.
Dasein is offline  
Vecchio 24-11-2007, 19.42.29   #84
Koli
Moderatore
 
Data registrazione: 17-11-2007
Messaggi: 405
Riferimento: Il Paradiso non c'è Ma siamo destinati alla felicità

Prima di tutto benvenuto nel Forum. Provo a rispondere solo alla parte inerente alla libertà della persona.Severino credo che risponderebbe dicendo che se ogni cosa accade con necessità, non può esistere un luogo dove sia consentito agli uomini di rinunciare a prendere decisioni.Se questo luogo esistesse allora la rassegnazione sarebbe necessiaria.Spero di poter essere più esauriente prossimamente.
Koli is offline  
Vecchio 25-11-2007, 16.00.20   #85
Celavano Ganneviz
Ospite abituale
 
Data registrazione: 23-11-2007
Messaggi: 65
Riferimento: Il Paradiso non c'è Ma siamo destinati alla felicità

Citazione:
Originalmente inviato da Dasein
La mia riflessione parte dalle conseguenze del pensiero severiniano. Cioè, ammettiamo che Severino abbia ragione, nel senso che quindi abbia raggiunto una vetta della verità assoluta.
Se tutti gli enti sono eterni, se tutto accade secondo necessità e quindi la libertà è un'illusione, qualora gli uomini si convincessero di tale argomentazione si arriverebbe a un paradosso, cioè praticamente tutte le mie azioni (dal mangiare all'uccidere) sarebbero ritenute necessarie e quindi ci sarebbe una sorta di de-responsabilizzazione degli uomini, giacchè tutti sono eterni, necessari e la libertà a questo punto è una illusione.
A parte la pericolosità e il rischio di questo pensiero, si potrebbe controbattere che è necessario anche un ordinamento che reprima comportamenti ritenuti anti-sociali: ma cosa si cela dietro questa necessità? Cioè in base a cosa è necessario che ci sia un ordinamento che reprima condotte anti-sociali necessarie, perchè non c'è valore che valga di più, in quanto tutto è ugualmente eterno e necessario?
La risposta è che questa necessità teoricamente è anch'essa follia, perchè si baserebbe su un valore (la conservazione della vita e probabilmente scandagliando di più la volontà di potenza) che dovrebbe valere di più, altrimenti se io uccido qualcuno e questo atto è eterno come è eterno dare un bacio a qualcuno, reprimere questa condotta anti-sociale (dunque tornale a uno stato di follia per cui un valore vale) è anch'essa follia.
Lo so è un pò contorto, spero qualcuno di voi mi chiarisca.

Concordo con questa obiezione, ma con una piccolissima differenza. Se tutti si rendessero conto di ciò e lo accettassero ogni legge perderebbe di significato.
Il che potrebbe implicare che l'essere viene influenzato dalla consapevolezza dell'uomo ? Non so se ho interpretato male quello che è stato detto fin'ora, quindi per favore qualcuno mi dia una delucidazione al riguardo.

Citazione:
Originalmente inviato da Koli
Comunque da quanto so, in quest' opera viene detto che dopo la morte, ogni coscienza è destinata a sperimentare il superamento del dolore e l'aumento infinito della "gioia".Quindi dire che io non esista come persona mi sembra un pò azzardato;anche perchè il concetto di non esistenza dell' essente non appartiene al pensiero severiniano se non come "bersaglio" filosofico.Rimane quindi la perplessità riguardo alla concezione della morte, da parte del filosofo bresciano.Se è vero che (ogni) coscienza sperimenta la "gioia"(termine teologico più che filosofico) dopo il "trapasso",bisognerebbe capire cosa si intenda effetivamente con questa espressione.Anche ammesso che ci siano istanti immutabili ed eterni che rimamgono "congelati" per sempre come sostiene Epicurus, da ciò faccio fatica a dedurre (purtroppo) un sentimento di "gioia".


Ho l'impressione da quanto sopra riportato che l'aumento della gioia sia corrispondente all'abbassamento (o annullamento senza però voler chiamare in causa il nichilismo) della coscienza. Quindi Severino vuole intendere indirettamente che la felicità sta nel nn rendersi conto di esistere ?
Celavano Ganneviz is offline  
Vecchio 25-11-2007, 18.33.31   #86
Παρμενίδης
φιλε&
 
Data registrazione: 08-11-2007
Messaggi: 19
Riferimento: Il Paradiso non c'è Ma siamo destinati alla felicità

L'essere non rimane assolutamente intaccato dalla consapevolezza acquisita - da parte dell'uomo - della sua eternità dal momento che questa stessa consapevolezza è eterna e solamente si svela, e tutto ciò che questa consapevolezza implicherà nn sarà un prodotto di questa consapevolezza, ossia una creazione che prima nn era ma semplicemente si svelerà dal suo occultamento
Παρμενίδης is offline  
Vecchio 25-11-2007, 19.28.50   #87
Koli
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Messaggi: 405
Riferimento: Il Paradiso non c'è Ma siamo destinati alla felicità

Non credo che Severino,alla domanda "Che tipo di esistenza ci aspetta dopo la morte?" si rifugerebbe in un atteggiamento "agnostico".Credo invece che abbia le idee molto chiare; a differenza del sottoscritto.Quanto all'ultimo intervento non mi risulta che sostenga che la felicità possa essere raggiunta abbassando il livello della coscienza.Quello che l'Uomo deve fare è quello di rendersi conto che è gia "da sempre e per sempre" nella verità.L'uomo,dice Severino è "un re che pensa di essere un mendicante". Credete anche voi,come me,(tralasciando se abbia ragione o meno) che quello che dice(il fulcro del suo pensiero) sia di un originalità che non ha riscontro nella storia della filosofia,e che rappresenti una critica ben più ampia rispetto a quella fatta da Nietzsce,e da tutti i filosofi precedenti?
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Vecchio 25-11-2007, 22.20.19   #88
spirito!libero
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Riferimento: Il Paradiso non c'è Ma siamo destinati alla felicità

Secondo Severino se il fenomeno è un essente (come essente è l’apparire) non può “scomparire”. Ma Severino stesso ci dice che il fenomeno invece scompare dunque , il fenomeno diviene nulla. Come ne esce ?

Saluti
Andrea
spirito!libero is offline  
Vecchio 25-11-2007, 22.58.00   #89
Koli
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Riferimento: Il Paradiso non c'è Ma siamo destinati alla felicità

In risposta a Spirito Libero(Andrea).Severino non dice che il fenomeno non può scomparire.Dice solamente che scomparendo non diviene un nulla in quanto essente. Il fenomeno si"limita" a uscire dal cerchio dell'apparire.Noi non lo vediamo più non perchè cessa di essere(in quanto nulla cessa di essere)ma perchè esce dalla nostra visuale.In nessun caso appare il nascere(dal nulla)dell'apparire e il suo morire(verso o nel nulla).Appare solamente l'apparire e lo scomparire di una cosa.Apparire ha qui il significato di essere "solo" visibile,ma non pregiudica lo status ontologico dell'essente.Lo stesso valga per lo scomparire.Spero di non essere stato troppo astruso.
Koli is offline  
Vecchio 26-11-2007, 00.22.12   #90
spirito!libero
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Riferimento: Il Paradiso non c'è Ma siamo destinati alla felicità

Immaginavo questa risposta, ma mi serviva per capire se avevo inteso correttamente. COntinuando il ragionamento dunque:

apparire è un essente
scomparire è un essente

entrambi in quanto tali sono immutabili e non potranno mai non-essere. Quindi contemporaneamente esistono l'apparire e lo scomparire. E' ovvio che l'apparire è 'a' mentre lo scomparire è 'non-a'. Ma se essi esistono contemporaneamente credo che ci sia un certo principio che viene violato poichè a e non-a esisterebbero nel medesimo rispetto, che ne dite ?

Saluti
Andrea
spirito!libero is offline  

 



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