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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 20-06-2012, 14.05.03   #51
CVC
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Riferimento: Una domanda filosofica ai filosofi: come filosoficamente utilizzate la scienza?

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
E’stato soprattutto Aristotele a cercare di comprendere il Tutto, per poi cominciarlo a distinguerlo e iniziare così a partorire le varie discipline del sapere. E’, per così dire, il padre delle scienze attuali e delle potenti logiche che le costituiscono.
Ma è possibile avere coscienza del Tutto, tagliandolo a pezzetti come un puzzle in tante discipline del sapere sempre più distinte e specialistiche con gerghi e linguaggi differenziati e poter poi pensare che questa conoscenza esperita con i tempo ci renda più coscienti della verità, se c’è, che consiste nel Tutto? Oppure pensare che la verità sia nella particolarità di una tessera del puzzle? Doveva e deve necessariamente passare per questa strada la conoscenza per renderci migliori? La verità, se esiste, è ancora lì nascosta e quindi la tradizione ha fallito. Ha vinto il linguaggio della logica che ha permesso all’uomo di avere sempre meno timore della natura e ingaggiando un eterno duello con essa, perché ciò che le scienze cercano è in realtà il dominio sulla natura che ci uccide, e allora allunghiamo la vita con la medicina, viaggiamo in aereo con la fisica e così via. Ma l’essere , l’essere umano intendo, è cambiato? E’ maturato, possiamo dire che sia cresciuto, più evoluto? Abbiamo superato la sapienza antica , dai Veda alla Bibbia?Oppure la nostra natura umana è la stessa di allora, con le stesse contraddizioni, ma più potenti esteriormente sui fenomeni della natura? Siamo davvero almeno più felici?
La presunzione di ogni scienza nasce dal suo agente motore: l’uomo.
La differenziazione delle scienze nella storia ha reso più forti le scienze più utili all’organizzazione sociale ed economica perché portano ricadute tecnologiche sul dominio della natura e dell’uomo sull’uomo. Una scoperta scientifica può far cambiare la metafisica o l’ontologia moderna?
Se la biochimica e la neuroscienza soprattutto, non spiegano la coscienza già questo è un fatto.
Il non sapersi spiegare quello che già c’è e che sentiamo, il nostro porci domande.
Ma se la meccanica quantistica e la relatività einsteniana possono avere a che fare con una neo-metafisica ( se mai esista ancora) siamo ancora distanti quanto la meccanica classica sta a quella quantistica , quanto lo scetticismo realista sta alla metafisica
Uno scienziato è normale, essendo un essere umano, uscire dal suo specialismo e porsi domande dal suo balcone particolare di prospettiva del mondo e ricollegarlo al Tutto: tutti i grandi scienziati lo hanno pensato.

Non può tenere un concetto metafisico che non poggi le basi su fondamenta fisiche: parlerebbe del sesso degli angeli e diventa solipsismo. Deve necessariamente anche l’ontologia tentare di spiegare i mondo, dare un senso alla vita, attraverso l’essere.Il filosofo va anche lui dal panettiere o nel supermercato quando smette i panni de l”pensatore nella torre d’avorio”. La filosofia diventa forza quando ritorna a relazionare e congiungere le diverse discipline scientifiche che aveva partorito agli albori . Lo specialismo non può avere idea del Tutto, questo è il compito della filosofia costruire una teoria che colleghi i piani interdisciplinari che parta dal “panettiere” e arrivi a Dio e poi a ridiscendere. Se si parla solo del panettiere o solo di Dio non serve a nessuno la filosofia, deve avere una coerenza interna la sua teoria per essere credibile. Sì, dico credibile, perché se non è verità deve almeno suscitare le coscienze, deve passare per una condivisione.
Quindi deve avere una sua orizzontalità interdisciplinare e una sua verticalità nel ricomporre i puzzle e darne un senso nel Tutto.Le vie di mezzo sono solo caotiche perché parlano di mezze verità.
Forse non esiste una verità, ma il tentativo rimarrà sempre, è nella natura umana porsi delle domande che nascono dal suo Essere: sono ineludibili significherebbe mortificarne l’essenza.
Continuerà il linguaggio potente della logica a cementare e costruire come si pensa le realtà?
Io penso che non basti da sola, molto ha fatto e farà, ma manca proprio il linguaggio che unisce il panettiere e Dio. Con un solo linguaggio che nasce dalla meccanica classica non posso spiegare la quantistica e rivelarne totalmente le qualità , perché gli strumenti che misurano l’una non funzionano sull’altra. E sono stati proprio gli strumenti fisici che misurano a permettere di vedere “la nuova fisica”: questa è una forza intrinseca della materialità fisica, la tecno-logia.

Ma noi viviamo il tempo della transizione. La vita reale di oggi è ancora basata sulla cultura della tradizione, ma con il nichilismo di più di un secolo fa e la costruzione delle ideologie nate dal pensiero hegeliano. Tramontate le ideologie rimane la materialità della tecnica contro il dogmatismo secolarizzato delle chiese. I linguaggi dell’analitica , che sono interessantissimi, mancano di potenza , cercano di spiegare ma non costruiscono . Qual è il linguaggio di Dio, qual è il linguaggio dell’atomo, qual è il linguaggio dell’ Essere che sta nell’uomo? Chi troverà o saprà unire i linguaggi dispersi dalla Torre di Babele, forse costruirà una nuova filosofia, una nuova visione del Tutto che non può più prescindere dall’unità dei singoli puzzle: dagli occhi, dal microscopio, dal telescopio.
La scienza essendo sperimentale ed empirica punta lo sguardo fuori dall'uomo per osservare e studiare i fenomeni che lo circondano.
Tutto bene fino a quando non si parla del problema della vita, che la scienza può affrontare solo osservandolo dall'esterno. Ma la vita non può essere spiegata solamente osservandola dall'esterno, perchè noi ci siamo dentro, siamo vivi e stiamo vivendo. La vita intesa nel suo senso implicito è un qualcosa di cui abbiamo conoscenza a livello intuitivo, un aborigeno australiano ha certamente cognizione della vita pur senza sapere nulla di biologia, sa cosa significa essere vivo perchè ha una coscienza che gli permette di osservare la vita dall'interno.
Guardiamo l'orologio e diciamo che fra un momento e l'altro è passato un minuto, ma che cos'è un minuto se non una semplice convenzione? Dire che è passato un minuto non ci dice niente riguardo a ciò che succede dentro e fuori di noi.
Con la scienza pensiamo di poterci spiegare tutto, ma non possiamo negare che la maggior parte delle nostre idee e decisioni non sono altro che intuizioni. E talvolta, come qualcuno ha osservato, i sistemi filosofici non sono altro che riorganizzazioni logiche intorno a ciò che si è manifestato alla mente del filosofo in forma di intuizione.
Per concludere il mio umile punto di vista è che la filosofia debba cercare di combinare logica e intuizione in un tutto.
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Vecchio 21-06-2012, 19.13.56   #52
paul11
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Riferimento: Una domanda filosofica ai filosofi: come filosoficamente utilizzate la scienza?

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Originalmente inviato da CVC
La scienza essendo sperimentale ed empirica punta lo sguardo fuori dall'uomo per osservare e studiare i fenomeni che lo circondano.
Tutto bene fino a quando non si parla del problema della vita, che la scienza può affrontare solo osservandolo dall'esterno. Ma la vita non può essere spiegata solamente osservandola dall'esterno, perchè noi ci siamo dentro, siamo vivi e stiamo vivendo. La vita intesa nel suo senso implicito è un qualcosa di cui abbiamo conoscenza a livello intuitivo, un aborigeno australiano ha certamente cognizione della vita pur senza sapere nulla di biologia, sa cosa significa essere vivo perchè ha una coscienza che gli permette di osservare la vita dall'interno.
Guardiamo l'orologio e diciamo che fra un momento e l'altro è passato un minuto, ma che cos'è un minuto se non una semplice convenzione? Dire che è passato un minuto non ci dice niente riguardo a ciò che succede dentro e fuori di noi.
Con la scienza pensiamo di poterci spiegare tutto, ma non possiamo negare che la maggior parte delle nostre idee e decisioni non sono altro che intuizioni. E talvolta, come qualcuno ha osservato, i sistemi filosofici non sono altro che riorganizzazioni logiche intorno a ciò che si è manifestato alla mente del filosofo in forma di intuizione.
Per concludere il mio umile punto di vista è che la filosofia debba cercare di combinare logica e intuizione in un tutto.

Ciao CVC
In linea di principio sono d'accordo.Uno dei problemi è che da un punto di vista scientifico e anche epistemologico la conoscenza intuitiva è " rigettata", essendo ritenuta o non "provabile" oppure come facente parte comunque della logica deduttiva.
Ciò che avviene da tempo è una incomunicabilità fra comunità scientiica naturale e quella "ontologica".La trovo parossistica perchè è come se la materia del corpo umano e i pensieri che riesce a produrre quello steso corpo non essendo spiegabili scientificamente fingiamo che non esistano.
mancano i ponti,, i legami , le relazioni che collegano scienze naturali e ontologiche, così come materia e pensiero, riflessione.
La risultante di tutto questo fra conventicole di correnti di pensiero e di scienze è un pensiero uniformante e globalizzante con il suo braccio operativo: lo spietato capitalismo.
Una posizione della filosofia cosiddetta continentale che va da Heidegger e passa per l'ermeneutica di Gadamer è uscire dall'oggettività metafisica e pensare alla verità che si storicizza. Non essendoci la verità inossidabile che vince i ltempo, significa che debba calarsi nella vita divenendo forza persuasiva e condivisione. D'altra parte la stessa comunità scientifica
compie lo stesso procedimento. E' la sua autorità che decide il processo di condivisione e di convalida di una teoria, alla fine.
Una considerazione la farei brevemente anche sulla teoria della conoscenza.
Nel linguaggio, nel sistema delle credenze si è ormai capito che le proprietà di giustificazione-verità-convinzione((( precedentemete avevo errato scrivendo condivisione))) non danno da sole la certezza di una proposizione vera. Entrano in gioco altri fattori quali ad esempio l'aleatorietà, la contingenza, l'accidentalità che costruiscono le basi della fortuna/ sfortuna e della libertà ad esempio. Ma ciò che trovo interessante e correlato alla nuova ontologia è il sistema di credenze inteso come possibilità reale, quotidiana del vivere, che queste riescono a produrre all'interno dei singoli agenti e della comunità.Alla fine noi viviamo nella quotidianeità costruita su sistemi di credenze che reggono e identificano quella comunità, che siano aborigeni del Sud America o la City di Londra.
Questo è interessante... ma c'è qualcosa che mi sfugge, che ancora non mi convince


Ultima modifica di paul11 : 22-06-2012 alle ore 11.04.51.
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Vecchio 21-06-2012, 20.32.59   #53
ulysse
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Riferimento: Una domanda filosofica ai filosofi: come filosoficamente utilizzate la scienza?

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Originalmente inviato da CVC
La scienza essendo sperimentale ed empirica punta lo sguardo fuori dall'uomo per osservare e studiare i fenomeni che lo circondano.
Tutto bene fino a quando non si parla del problema della vita, che la scienza può affrontare solo osservandolo dall'esterno. Ma la vita non può essere spiegata solamente osservandola dall'esterno, perchè noi ci siamo dentro, siamo vivi e stiamo vivendo. La vita intesa nel suo senso implicito è un qualcosa di cui abbiamo conoscenza a livello intuitivo, un aborigeno australiano ha certamente cognizione della vita pur senza sapere nulla di biologia, sa cosa significa essere vivo perchè ha una coscienza che gli permette di osservare la vita dall'interno.
Guardiamo l'orologio e diciamo che fra un momento e l'altro è passato un minuto, ma che cos'è un minuto se non una semplice convenzione? Dire che è passato un minuto non ci dice niente riguardo a ciò che succede dentro e fuori di noi.
Con la scienza pensiamo di poterci spiegare tutto, ma non possiamo negare che la maggior parte delle nostre idee e decisioni non sono altro che intuizioni. E talvolta, come qualcuno ha osservato, i sistemi filosofici non sono altro che riorganizzazioni logiche intorno a ciò che si è manifestato alla mente del filosofo in forma di intuizione.
Per concludere il mio umile punto di vista è che la filosofia debba cercare di combinare logica e intuizione in un tutto.
Certo l'intuizione ha la sua importanza, ma non credo che 7 miliardi di persone sopravviverebbero su questo pianeta fidando solo nella "intuizione"...ammesso che sappiamo definirla!
Credo, piuttosto, che la capacità logica e la razionalità ci abbiano la loro parte...forse la maggior parte.

Forse non sappimo bene ("forse"!!!) cosa sia la "vita", ma vivere e sopravvivere lo sappiamo fare e gestire fin dalla antichità e sempre meglio lo sappiamo con l'aiuto della razionalità ed in definitiva della scienza.

Se non lo sapessimo fare non ci sarebbe vita!...o sarebbe solo vita primordiale: funghi, carciofi, batteri, amebe, lombrichi...ecc...roba del genere insomma.

Se riesco ad esprimermi, forse, grosso modo, si è verificata come una sorta di scala nella evoluzione della coscienza dell'umanità: prima emerse, quasi inconscia, la sensazione intuitiva dell'io, poi l'elaborazione del mito con cause extraumane, extranaturali e fantastiche, quindi le religioni, via via organizzate e le filosofie che sfociarono e sfociano nella razionalità della scienza.

Direi infatti che l'intuizione e la logica gia si combinano nelle risultanze del trovato scientifico o della scienza in generale.

Cos'altro sarebbe, ad esempio la teoria della Evoluzione di Darwin se non una globale combinazione di osservazione, intuizione, sperimentazione, fino alla risultanza logico razionale sfociante nella interpretazione dell'essere vivente sul piano biologico, comportamentale e di pensiero?

...e te la sei cavata con poco!!!
potevano essere 10.000 caratteri!...ma potrei sempre riprendere!
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Vecchio 26-06-2012, 08.18.40   #54
CVC
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Riferimento: Una domanda filosofica ai filosofi: come filosoficamente utilizzate la scienza?

Infatti io non intendo negare l'importanza della razionalità e credo anzi che l'uomo debba tendere il più possibile alla razionalità. Soltanto che l'intuizione per la sua natura immediata e improvvisa arriva spesso dove la ragione non riesce. Il problema è che se esistono vari metodi per la ragione, ossia le varie discipline filosofiche e scientifiche e le correnti filosofiche stesse, non esiste allo stesso modo un metodo per l'intuizione.
Tornando al titolo del topic, il compito del filosofo dovrebbe essere quello di dare ordine alle proprie intuizioni o deduzioni alla luce delle verità della scienza, trasformandole in teorie che spieghino quanto più possibile della realtà che non è esprimibile con le leggi matematiche.
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Vecchio 27-06-2012, 13.43.32   #55
ulysse
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Riferimento: Una domanda filosofica ai filosofi: come filosoficamente utilizzate la scienza?

Citazione:
Originalmente inviato da CVC
Infatti io non intendo negare l'importanza della razionalità e credo anzi che l'uomo debba tendere il più possibile alla razionalità. Soltanto che l'intuizione per la sua natura immediata e improvvisa arriva spesso dove la ragione non riesce.

Col raziocinio, supportato da cultura, esperienza, osservazione,ecc... cerchiamo di risolvere i problemi sia del vivere comune che di ordine lavorativo, scientifico, filosofico, sociale etico, ecc…

In tale lavorio cerebrale a volte capitano idee che non sappiamo giustificare e diciamo che è intuizione…ma non direi che la modalità intuitiva “arriva dove la ragione non riesce”…anche perché spesso non la sappiamo attivare tale modalità…oppure si attiva dove non serve.

In effetti non credo che le due modalità (razionalità/intuizione) siano paragonabili e confrontabili...arriva piu' lontana questa...arriva piu' lontano quella, ecc..…
Sarebbe come dire che le pere pesano più delle mele… ma i rusticani sono più piccoli...a volte...o viceversa....ed anche… se vuoi piantare diversi alberi non serve che scavi sempre più in profondità un medesimo buco, ecc….

In effetti, in assenza di genesi logica, tutto sarebbe genericamente intuizione... ogni qualsiasi borborigmo ti esca dal cervello! Ma solo dopo attenta valutazione e solo se già ci elucubravi puoi dire… ma solo a posteriori...questa è intuizione valida, è un lampo di genio che arriva più in là del raziocinio e mi risolve il problema!

Ma accade solo se già intrinseca senti l’urgenza e l'esigenza...altrimenti l'intuizione ti sfugge e chissà quando la riacchiappi!

Credo sia che nella realtà di un cervello impaziente, stufo di tergiversare, si saltano a volte a piè pari, incoscientemente e nel verso giusto, alcune fasi del processo risolutivo del problema ...che, se fosse nel verso sbagliato, non ci faresti caso…e manco potresti chiamarla intuizione.

Non so se riesco a spiegarmi, ma direi che non è ciò che comunemente chiamiamo intuizione che supera in efficacia il raziocinio: deve essere qualcosa di più e di assai più complesso…oserei dire che l’intuizione, quale la intendiamo nel comune sentire, di per sé non esiste.

La invenzione della ruota, ad esempio, potrebbe anche essere avvenuta per intuizione casuale, ma certo è venuta a qualcuno che già ci stava elucubrando ...in un momento di estremo bisogno...E' improbabile che l'dea sia venuta ad un marinaio...e se anche il marinaio ne avesse intuita la forma non l'avrebbe certo usata per vincere l'attrito nei trasporti , ma per farne un timone da veliero, ad esempio..come in effetti è avvenuto.

Idem per la leggendaria mela di Newton: era assai tempo che Newton la rigirava nella testa, anzi già Galileo ne faceva un problema, e quando, finalmente, la mela cadde verso la terra davanti a lui, Newton seppe cogliere l’occasione: Eureka! esclamò...la gravitazione è universale! Essa vale per la mela come per la luna e per tutto: i corpi si attirano...e più sono grossi più si attirano…tanto che il sole attira tutto quanto…ed ecco spiegata la faccenda dei pianeti!

Che poi non è propriamente vero…anche le intuizioni evolvono e, dopo Einstein col suo tessuto spazio-temporale, fu Stephen Hawkig che concluse con la scoperta dei buchi neri: una intuizione durata quasi 400 anni…ammesso che sia finita!

Comunque, ad esempio, il vescovo Barkeley, in tutt'altre faccende affaccendato, tutto teso a sostenere il noumeno contro l’evidenza del mondo di Newton...poteva veder cadere anche mille mele verso il basso, ma che la gravitazione fosse universale mai l'avrebbe sospettato.

Quindi direi che l'intuizione da sola, senza un qualche supporto di coscienza razionale non esiste...non ha senso..soprattutto non è orientata: solo, a posteriori, ritornando all'uso della ragione, verifichi e apprezzi… o meno,...cio che ti è apparso alla mente. Srebbe la usuale dialettica fra "pensiero verticale" (logica e razionalità), da un lato e "pensiero laterale" (intuizione e creatività) dall'altro.
A volte è più attivo l'uno… e sei, in prevalenza, un logico-scienziato.
A volte è più attivo l'altro…e sei di tendenza intuitivo-creativa...a secoda della tipologia di individui cui appartieni e della formazione ontogenetica e culturale in cui fosti immerso.

Voglio dire che nessuna intuizione costruttiva o selettiva che sia, coglie chi già non sia impegnato nell’argomento.

Infatti le interrelazioni funzionali nella osservazione dei fenomeni, nonchè la struttura rigorosa del pensare e del sentire, forse le si intuivano soltanto ai primordi della umanità, ma non è che quegli antichi progenitori, sia pure classificati HS, potessero arrivare a previsioni e risultanze affidabili nella gestione dei sistemi. Tale affidabilità divenne invece sempre più frequente, con sistemi e strutture di pensiero anche più complesse, via via che la struttura logico-pensante, insieme con l’idea di osservazione, sperimentazione e di calcolo, pervasero la funzione cerebrale: pensiero verticale.

Sembra ne venga anche fuori che, in proposito, nemmeno si può parlare di un prima o di un dopo nella filogensi della specie…Infatti è pensabile (intuibile ) che prima dell’avvento della capacità logica (del raziocinio) , le valutazioni consequenziali, per quanto intrinseche dei fenomeni, fossero perseguite, nel nostro sistema pensante, un po’ alla boia d’un cane e per salti (pensiero laterale) cosa che, del resto, non è rara nemmeno oggi.

D'altra parte certe applicazioni del pensiero laterale (creatività), al posto giusto, sono tutt’oggi apprezzate.

Citazione:
Il problema è che se esistono vari metodi per la ragione, ossia le varie discipline filosofiche e scientifiche e le correnti filosofiche stesse, non esiste allo stesso modo un metodo per l'intuizione.
In effetti sarebbe una contraddizione in termini…per certa parte.
Tuttavia le possibilità di attivazione del pensiero laterale non sono così aleatorie...per quanto siano di difficile attuazione e non da tutti: si danno infatti efficaci tecniche specifiche di attivazione e modalità scientificamente organizzate ed elaborate…vedi, ad esempio, la PNL ed anche sono frequenti e affollati i corsi di scrittura creativa o di problem-solving, che approfittano di capacità creative suscitate ad hoc.

Certo non si pone l’idea che il pensiero laterale sostituisca comunque il raziocinio…ma nemmeno il viceversa.

Il pensiero laterale, fautore di intuizione, ha invece sue specifiche applicazione e non da poco: tutto il campo dell’arte ad esempio…ove certamente occorre l’applicazione di tecniche esecutive tradizionali, ma che, senza l’apporto della capacità intuitiva del pensiero laterale non varrebbe un fico
Citazione:
Tornando al titolo del topic, il compito del filosofo dovrebbe essere quello di dare ordine alle proprie intuizioni o deduzioni alla luce delle verità della scienza, trasformandole in teorie che spieghino, quanto più possibile, della realtà che non è esprimibile con le leggi matematiche.
Forse si potrebbe dire e perseguire …la cosa però è delicata e instabile: sempre più la tecnica e la metodologia della scienza erodono il campo che fu un tempo esclusivo della filosofia.

Vedo, piuttosto, un ritorno alle origini con l’avvento di filosofi scienziati o di scienziati filosofi.

Trovo che nella attribuzione dell’appartenenza all’uno o all’altro campo assume sempre maggior influenza le metodologia di ricerca che non l’argomento trarattato….ma poi è, all'inverso, la metodologia di ricerca che si adegua all’argomento.

Ma in definitiva è poi quello che dici: se la matematica non vi è applicabile allora è probabile che sia sotto attacco il campo delle filosofia, ma , attenzione, la matematica fa passi da gigante e, anche se camuffata da statistica, è sempre più applicabile e trova sempre maggiori appigli…per quanto non mi paia completamnte vero che tutto il mondo è numero.

Quanto all’auspicio che i filosofi pongano ordine…mi parrebbe un po’ illusorio ed anche una perdita di tempo.
Non che l’ordine non sia necessario, ma quanto basta a chi è impegnato nella ricerca.
Comunque dovrebbero essere compito degli storici della scienza e della filosofia.
Ricorderei la metafora: i bibbliotecari mettano ordine nei libri!, non gli scrittori!...Gli scrittori scrivano!
ulysse is offline  
Vecchio 28-06-2012, 09.32.30   #56
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Riferimento: Una domanda filosofica ai filosofi: come filosoficamente utilizzate la scienza?

Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Col raziocinio, supportato da cultura, esperienza, osservazione,ecc... cerchiamo di risolvere i problemi sia del vivere comune che di ordine lavorativo, scientifico, filosofico, sociale etico, ecc…

In tale lavorio cerebrale a volte capitano idee che non sappiamo giustificare e diciamo che è intuizione…ma non direi che la modalità intuitiva “arriva dove la ragione non riesce”…anche perché spesso non la sappiamo attivare tale modalità…oppure si attiva dove non serve.

In effetti non credo che le due modalità (razionalità/intuizione) siano paragonabili e confrontabili...arriva piu' lontana questa...arriva piu' lontano quella, ecc..…
Sarebbe come dire che le pere pesano più delle mele… ma i rusticani sono più piccoli...a volte...o viceversa....ed anche… se vuoi piantare diversi alberi non serve che scavi sempre più in profondità un medesimo buco, ecc….

In effetti, in assenza di genesi logica, tutto sarebbe genericamente intuizione... ogni qualsiasi borborigmo ti esca dal cervello! Ma solo dopo attenta valutazione e solo se già ci elucubravi puoi dire… ma solo a posteriori...questa è intuizione valida, è un lampo di genio che arriva più in là del raziocinio e mi risolve il problema!

Ma accade solo se già intrinseca senti l’urgenza e l'esigenza...altrimenti l'intuizione ti sfugge e chissà quando la riacchiappi!

Credo sia che nella realtà di un cervello impaziente, stufo di tergiversare, si saltano a volte a piè pari, incoscientemente e nel verso giusto, alcune fasi del processo risolutivo del problema ...che, se fosse nel verso sbagliato, non ci faresti caso…e manco potresti chiamarla intuizione.

Non so se riesco a spiegarmi, ma direi che non è ciò che comunemente chiamiamo intuizione che supera in efficacia il raziocinio: deve essere qualcosa di più e di assai più complesso…oserei dire che l’intuizione, quale la intendiamo nel comune sentire, di per sé non esiste.

La invenzione della ruota, ad esempio, potrebbe anche essere avvenuta per intuizione casuale, ma certo è venuta a qualcuno che già ci stava elucubrando ...in un momento di estremo bisogno...E' improbabile che l'dea sia venuta ad un marinaio...e se anche il marinaio ne avesse intuita la forma non l'avrebbe certo usata per vincere l'attrito nei trasporti , ma per farne un timone da veliero, ad esempio..come in effetti è avvenuto.

Idem per la leggendaria mela di Newton: era assai tempo che Newton la rigirava nella testa, anzi già Galileo ne faceva un problema, e quando, finalmente, la mela cadde verso la terra davanti a lui, Newton seppe cogliere l’occasione: Eureka! esclamò...la gravitazione è universale! Essa vale per la mela come per la luna e per tutto: i corpi si attirano...e più sono grossi più si attirano…tanto che il sole attira tutto quanto…ed ecco spiegata la faccenda dei pianeti!

Che poi non è propriamente vero…anche le intuizioni evolvono e, dopo Einstein col suo tessuto spazio-temporale, fu Stephen Hawkig che concluse con la scoperta dei buchi neri: una intuizione durata quasi 400 anni…ammesso che sia finita!

Comunque, ad esempio, il vescovo Barkeley, in tutt'altre faccende affaccendato, tutto teso a sostenere il noumeno contro l’evidenza del mondo di Newton...poteva veder cadere anche mille mele verso il basso, ma che la gravitazione fosse universale mai l'avrebbe sospettato.

Quindi direi che l'intuizione da sola, senza un qualche supporto di coscienza razionale non esiste...non ha senso..soprattutto non è orientata: solo, a posteriori, ritornando all'uso della ragione, verifichi e apprezzi… o meno,...cio che ti è apparso alla mente. Srebbe la usuale dialettica fra "pensiero verticale" (logica e razionalità), da un lato e "pensiero laterale" (intuizione e creatività) dall'altro.
A volte è più attivo l'uno… e sei, in prevalenza, un logico-scienziato.
A volte è più attivo l'altro…e sei di tendenza intuitivo-creativa...a secoda della tipologia di individui cui appartieni e della formazione ontogenetica e culturale in cui fosti immerso.

Voglio dire che nessuna intuizione costruttiva o selettiva che sia, coglie chi già non sia impegnato nell’argomento.

Infatti le interrelazioni funzionali nella osservazione dei fenomeni, nonchè la struttura rigorosa del pensare e del sentire, forse le si intuivano soltanto ai primordi della umanità, ma non è che quegli antichi progenitori, sia pure classificati HS, potessero arrivare a previsioni e risultanze affidabili nella gestione dei sistemi. Tale affidabilità divenne invece sempre più frequente, con sistemi e strutture di pensiero anche più complesse, via via che la struttura logico-pensante, insieme con l’idea di osservazione, sperimentazione e di calcolo, pervasero la funzione cerebrale: pensiero verticale.

Sembra ne venga anche fuori che, in proposito, nemmeno si può parlare di un prima o di un dopo nella filogensi della specie…Infatti è pensabile (intuibile ) che prima dell’avvento della capacità logica (del raziocinio) , le valutazioni consequenziali, per quanto intrinseche dei fenomeni, fossero perseguite, nel nostro sistema pensante, un po’ alla boia d’un cane e per salti (pensiero laterale) cosa che, del resto, non è rara nemmeno oggi.

D'altra parte certe applicazioni del pensiero laterale (creatività), al posto giusto, sono tutt’oggi apprezzate.


In effetti sarebbe una contraddizione in termini…per certa parte.
Tuttavia le possibilità di attivazione del pensiero laterale non sono così aleatorie...per quanto siano di difficile attuazione e non da tutti: si danno infatti efficaci tecniche specifiche di attivazione e modalità scientificamente organizzate ed elaborate…vedi, ad esempio, la PNL ed anche sono frequenti e affollati i corsi di scrittura creativa o di problem-solving, che approfittano di capacità creative suscitate ad hoc.

Certo non si pone l’idea che il pensiero laterale sostituisca comunque il raziocinio…ma nemmeno il viceversa.

Il pensiero laterale, fautore di intuizione, ha invece sue specifiche applicazione e non da poco: tutto il campo dell’arte ad esempio…ove certamente occorre l’applicazione di tecniche esecutive tradizionali, ma che, senza l’apporto della capacità intuitiva del pensiero laterale non varrebbe un fico

Forse si potrebbe dire e perseguire …la cosa però è delicata e instabile: sempre più la tecnica e la metodologia della scienza erodono il campo che fu un tempo esclusivo della filosofia.

Vedo, piuttosto, un ritorno alle origini con l’avvento di filosofi scienziati o di scienziati filosofi.

Trovo che nella attribuzione dell’appartenenza all’uno o all’altro campo assume sempre maggior influenza le metodologia di ricerca che non l’argomento trarattato….ma poi è, all'inverso, la metodologia di ricerca che si adegua all’argomento.

Ma in definitiva è poi quello che dici: se la matematica non vi è applicabile allora è probabile che sia sotto attacco il campo delle filosofia, ma , attenzione, la matematica fa passi da gigante e, anche se camuffata da statistica, è sempre più applicabile e trova sempre maggiori appigli…per quanto non mi paia completamnte vero che tutto il mondo è numero.

Quanto all’auspicio che i filosofi pongano ordine…mi parrebbe un po’ illusorio ed anche una perdita di tempo.
Non che l’ordine non sia necessario, ma quanto basta a chi è impegnato nella ricerca.
Comunque dovrebbero essere compito degli storici della scienza e della filosofia.
Ricorderei la metafora: i bibbliotecari mettano ordine nei libri!, non gli scrittori!...Gli scrittori scrivano!
L'altro giorno c'era uno scienziato in televisione che, chiamato a dare una risposta alla domanda "che cos'è la vita?" ha esordito dicendo: " la vita è una di quelle cose che che se non mi chiedi cos'è penso di saperlo, ma se me lo chiedi faccio fatica a rispondere"
Che cos'è la vita? Un pò di materia, un pò di energia, e poi?
Eppure un qualsiasi uomo, dal più umile analfabeta al più eminente scienziato, non dubita di sapere per via intuitiva che cos'è la vita, ne ha alcuna difficoltà a distinguere ciò che è vivo da ciò che non lo è.
Quindi il compito del filosofo può essere quello di porsi da tramite fra ciò che è dimostrabile scientificamente e ciò che pur non essendo dimostrabile è comunque una verità non dimostrabile (o difficilmente dimostrabile) a parole
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Vecchio 02-07-2012, 20.31.04   #57
ulysse
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Riferimento: Una domanda filosofica ai filosofi: come filosoficamente utilizzate la scienza?

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Originalmente inviato da CVC
L'altro giorno c'era uno scienziato in televisione che, chiamato a dare una risposta alla domanda "che cos'è la vita?" ha esordito dicendo: " la vita è una di quelle cose che che se non mi chiedi cos'è penso di saperlo, ma se me lo chiedi faccio fatica a rispondere"
E’ una scappatoia cui spesso si ricorre di fronte a domande imbarazzanti: il bello è che la cosa anche impressiona il vasto pubblico: riconosciamo un sapere alla parte di noi che non sa e non può sapere!...Se così non fosse parrebbe brutto!…faremmo la figura di quelli che si attengono solo ai fatti!
Niente immaginazione, impressione o sentimento che possa creare la realtà…un mondo vero e concreto, costituito non solo dal percepito e misurato.

Io stesso ne sono preso, ma credo anche di sapere che il percepito, magari solo vagamente intuito, non è tutto il mondo vero, quello che veramente fa la differenza fra vita e non vita…ne è solo una parte..se lo è.

Ritengo più veritiera e m’impressiona la discussione fra due medici di una fiction che sento, in questi giorni in TV, ripetersi come un mantra.

Riporto approssimativamente sperando di darne il senso:

-Chirurgo giovane…idealista: “Ho notato che molto spesso la vicinanza dei familiari, il conforto e la comprensione che ne derivano, danno molto sollievo agli ammalati di cancro e spesso ne deriva un contributo importante per la regressione e la guarigione”
-Chirurgo anziano …cinico: “sì è vero, ma anche l’asportazione del tumore, mi dicono che, a volte, potrebbe essere di aiuto!”
Citazione:
Che cos'è la vita? Un pò di materia, un pò di energia, e poi?
E’ un modo di esprimersi un pò riduttivo e privo di senso!…Non rende giustizia alla modalità del processo organizzato da cui emerge la vita!
In emulazione potrei esclamare: che cosa è un aereo? Un pò di materia, un pò di energia…e poi?
Non sbaglierei di tanto, ma sarei anche qui riduttivo.
Pur non conoscendo in toto, noi comuni mortali, da quale complessa organizzazione emerga la capacità, di un aereomobile, di librarsi in volo (un succedaneo di vità?), sappiamo bene che la “vita“ emerge da una organizzazione assai più complessa di quella di un aereo ..magari del più moderno ed efficace degli aerei!
La cosa, comunque, è "organizzazione"... molto oltre la definizione di materia!

Ma analogo discorso potrei fare per un qualunque manufatto anche il più semplice che dia un output in risposta ad un diverso input: emerge qualcosa che va ben oltre la materia o il semplice/complesso atomo.

Non so come, né dove porti l’auspicio che esprimo, ma credo sarebbe bene che la filosofia (o piuttosto il comune pensare e sentire) superasse finalmente questo punto…questo pregiudizio, realizzando che un manufatto, sia esso cariola, auto o navetta spaziale, ecc… non è più materia…ma è materia più un “quid”… un “quid” che con la materia ha ben poco a che fare: ha a che fare con il lavoro, l’organizzazione e l’inventiva umana…spesso in sinergia coi campi di energia che pervadono l’universo…per arrivare al particolare “quid” aggiuntivo che qualifica il vivente .

Continuare a richiamarsi al mantra della esclusiva materia costituente, è deviante e distorcente di ogni discorso e concetto relativo alla vita.
Citazione:
Eppure un qualsiasi uomo, dal più umile analfabeta al più eminente scienziato, non dubita di sapere per via intuitiva che cos'è la vita,…
Per via intuitiva è facile che ci “illudiamo” di sapere cosa sia la vita…oppure scambiamo per vita una sorta di afflato… cosiddetto spirituale…indefinibile e scientificamente inesplorabile che ci hanno culturalmente tramandato, in prevalenza, gli ascendenti fino a qualche cento anni fà…trasfusi com’erano di ignoranza e superstizione.

D’altra parte è proprio questo il tipo di vita di cui si parla quando se ne parla: si parla cioè di sensazioni ricordate, provocate e contingenti, assurte a opinioni, ma non di vita…a meno che le due cose non coincidano.

Intuitivamente poi, potrei solo dire “sono vivo” quando sono cosciente…. abbandonando all’oscurità tutti i vari tempi di incoscienza: vari stati di sonno, sedazione farmaceutica e ipnotica, botta in testa, anestesia, coma farmaceutico, coma irreversibile, ecc…

Quindi, a livello intuitivo, non solo non la sappiamo spiegare e raccontare la vita, ma nemmeno possiamo percepirla appieno.

In riferimento ad una definizione di vita, comunque direi che la via per raggiungere un qualche chiarimento funzionale e risolutivo sia quella biologica...neuroscienze, scienze cognitive, ecc. per quanto ancora pure qui siamo molto indietro non tanto per quanto la scienza sa,…che sa moltissimo!
Ma perchè questo “moltissimo” sembra essere ancora troppo poco rispetto al tutto.
Citazione:
…Eppure un qualsiasi uomo…. non ha alcuna difficoltà a distinguere ciò che è vivo da ciò che non lo è.
Bisognerebbe rivelarne il segreto a quelle commissioni di esperti che da decenni (almeno dall'avvento del trapianto degli organi) discutono circa il momento in cui un umano può considerarsi “morto” in modo da evitare di commettere omicidio espiantandone gli organi.
Non credo, infatti, che, in proposito, la parola “intuizione” avrebbe gran valore in tribunale.

Non è poi vero che gli antichi sapessero intuitivamente distinguere con sicurezza fra “vivo” e “morto” tanto che il terrore di ritrovarsi vivi nella tomba era assai radicato e forse lo è ancora.
Citazione:
Quindi il compito del filosofo può essere quello di porsi da tramite fra ciò che è dimostrabile scientificamente e ciò che pur non essendo dimostrabile è comunque una verità non dimostrabile (o difficilmente dimostrabile) a parole
Alle origini…ma anche, grosso modo, fino a Newton, la scienza inseguiva i fenomeni noti, apparenti e percepibili sensorialmente, per spiegarne la derivazione ed il funzionamento con reciproche interrelazioni e influenze con altri fenomeni costituenti l’Universo tanto da arrivare a teorie del tutto sensibile e percepibile.

Oggi, soprattutto per l'aiuto della sempre più complessa ed efficace strumentazione (HW ed SW) nonchè per gli sviluppi matematici, gli spazi che la scienza va occupando ed esplorando si estendono ben oltre… verso il “sensorialmente impercepito ignoto"…micro o macro che sia.

Non vedo come la filosofia intesa in senso classico possa averci una funzione attiva.

Del resto, anche restando nell’ambito del pensabile, (eviterei l’espressione “la verità”!), l’interesse e le possibilità della scienza decadono ove manchi un concreto misurabile.

Può, invece, costituire arricchimento per il filosofo, in relazione, ad esempio, alle influenze sull’evolvere sociologico ed etico delle società di umani…ma anche non umani... il campo di speculazione esteso alle nuove frontiere che la scienza offre.
Nuove frontiere che già di per sé costituiscono “Sistemi Filosofici”.

Magari, all’opposto, si possono abbandonare certe disquisizioni di puro valore di esercitazione storico-dilattico-culturale, (pur tanto care ai nuovi filosofi in erba), ma esulanti, forse per ignoranza, da linee scientifiche oramai ampiamente accettate e riconosciute.

Più in generale,vedo piuttosto l’avvento del filosofo scienziato o dello scienziato filosofo..analogamente a quanto accadeva con la caduta del “mito” e l’avvento della filosofia e della scienza nella “Grande Grecia”, nei 5 o 6 secoli prima e dopo Cristo…grosso modo da Talete a Tolomeo.

Per inciso mi pare che poi l’avvento dei filosofi cristiani abbia segnato la fine di mire scientifiche o pseudo scientifiche nella filosofia occidentale…fino ad oggi..forse.
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Vecchio 03-07-2012, 09.50.27   #58
Giorgiosan
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Riferimento: Una domanda filosofica ai filosofi: come filosoficamente utilizzate la scienza?

E' difficile rispondere alla domanda, "che cosa è la vita" se si pensa che sia una "regione" della realtà, una specialità dell'esistente. Una qualche responsabilità è da addebitarsi ai necessari schematismi e articolazioni in cui si divide il sapere umano.
Tutto ciò che esiste è vita, tutta la realtà è vita.
Qualunque struttura la biologia molecolare cominci a considerare vita lo fa in virtù appunto di un limite che ogni disciplina deve imporsi perchè l'oggetto del suo studio non può dilatarsi all'infinito.
E' possibile pensare che i componenti più elementari, qualsiasi essi siano, che costituiscono strutture che vengono chiamate vita siano "inerti", come pezzi che assemblati producono quel valore aggiunto?
Ogni particella subatomica si potrebbe dire "morta" , cioè senza vita?
Le aggregazioni cristalline sono veramente minerali inerti?

La concezione di organico ed inorganico, di vitale e inerte, di passivo e attivo, è, nel merito, un retaggio dei limiti scientifici del passato come lo stesso linguaggio che discrimina la vita dalla non vita.
Non che la scienza non abbia sempre dei limiti ma questi limiti si sono posizionati più avanti e più in profondità. I primi modelli atomici, quelli che si studiavano un tempo neanche molto remoto, erano dei piccoli "planetari", compatti, solidi e infrangibili. Invece si sono frantumati rivelando un "fermento" energetico inimmaginabile. L'atomo di Leucippo è esploso come il frigorifero di Zabriskie Point. E possiamo tranquillamente aspettarci molte altre novità.

Leucippo non aveva altri strumenti se non la sua intuizione, una intuizione "razionale" nel senso classico della percezione diretta senza la mediazione della conoscenza discorsiva; razionale perchè l'intuizione è il frutto di una speculazione attiva, di riflessione prolungata, intuizione che scaturisce dalla ragione e dallo studio. Tuttavia l'intuizione ha qualcosa di non razionalizzabile, e perciò è stata anche considerata irrazionale ed a ragione. La mente umana non è un pallottoliere o una pascalina: è piuttosto la risultante di un grande numero di componenti e di variabili non facilmente quantificabili.

Scienza e filosofia hanno sempre camminato insieme. E' evidente che la sempre maggior specializzazione in ogni campo dovuta all'aumento delle informazioni rende anche il lavoro del filosofo più complesso come del resto quello dello scienziato. Forse che un neurologo può conoscere con competenza la meccanica quantistica e viceversa? No di certo.


Le periodizzazioni storiche hanno una funzione per lo più didattica e semplificatrice: porre un inizio della scienza in un momento storico puntuale, distinguendo nettamente il dopo dal prima è frutto di una divulgazione affrettata e talvolta ideologica: la storia di ogni disciplina testimonia che ogni scoperta, ogni invenzione è frutto anche di chi ha preceduto ed ogni disciplina è debitrice di ogni altra.

Non sono d'accordo con Ulysse sull'avvento dei filosofi cristiani e le conseguenze che questo avvento avrebbe avuto. Se dai duemila anni di filosofia e di scienza si togliesse il contributo cristiano rimarrebbe ben poco.

Ultima modifica di Giorgiosan : 03-07-2012 alle ore 16.07.16.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 04-07-2012, 14.29.23   #59
ulysse
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Riferimento: Una domanda filosofica ai filosofi: come filosoficamente utilizzate la scienza?

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
E' difficile rispondere alla domanda, "che cosa è la vita" se si pensa che sia una "regione" della realtà, una specialità dell'esistente. Una qualche responsabilità è da addebitarsi ai necessari schematismi e articolazioni in cui si divide il sapere umano.
Tutto ciò che esiste è vita, tutta la realtà è vita.

Ma, al momento, l'illusione persistente nella metafisica è proprio questa: pretendere di far apparire la casa d'un botto e non cominciando a porre un mattone sull'altro pur senza sapere quale sarà il tetto!

Concordo, comunque, che è difficile...anche perché si pretende di seguire la strada illusoria della metafisica: Seguire quella abbozzata della biologia sembra brutto…come fosse la sconfitta della spirito!
Vogliamo trovare, in cima, il tetto che ci aggrada...non quello che qualcuno ci ha messo ...fosse pure il Dio!

In verità, "al momento", per i più vasti significati che le filosofie e la teologie tentano di attribuire alla parola "vita", sembra che, invece, la scienza biologica ci rinunci e si limiti a perseguire, in prevalenza, la descrizione e spiegazione delle funzioni che attengono alla “vita” con relative sperimentazioni...che poi non sembra, pur a livello terreno e materiale, essere cosa semplice.

Ma ritengo sia solo questione di metodo: vediamo come funziona, come si compongono le parti nel tutto, poi, senza tanti voli pindarici, qualcosa verrà fuori...se viene fuori!

Mi pare posizione di estremo buon senso!
………………….......................
Citazione:
Non sono d'accordo con Ulysse sull'avvento dei filosofi cristiani e le conseguenze che questo avvento avrebbe avuto. Se dai duemila anni di filosofia e di scienza si togliesse il contributo cristiano rimarrebbe ben poco.
Ho tralasciato il nocciolo del post, non per mancanza di interesse, ma perché, nella mia facondia, dovrei scriverci una enciclopedia, ma forse riprenderò.

Mi limito, per ora, ad evidenziare che trovo in quest'utimo paragrafo qualcosa di veramente grosso…superante le modeste credenze di un incredulo....!!!

In risposta potrei intitolare questo intervento come "ricerca "col lanternino" del contributo del pensiero cristiano alla "scienza""...intesa come conoscenza dell'universo...dai primi teologi cristiani, a Giordano Bruno e Galileop, ad oggi, ecc....

Noto in conteporanea, la esplosione, premedioevale, della cultura e scinza araba.

In proposito non saprei cosa dire se non che alcuni scienziati...come, ad esempio, Copernico, Galileo e lo stesso Darwin, erano effettivamente credenti e forse altri: lo stesso Giordano Bruno era frate e l’attuale Zichichi erano e sono credenti…per cui si potrebbe magari anche parlare, all'opposto, di contributo della scienza al pensiero cristiano …e forse qualcosa, in tal senso, anche è avvenuto.

Ma tu hai sollevato l'argomento nella sua accezione più vasta e diretta, ed io intendo e chiedo: quale contributo il "pensiero cristiano" ha dato alla conoscenza e concezione scientifica quale è intesa oggi?
... per questi ultimi duemila anni?

Concedo che sono autodidatta e incapace di valutare l'importanza relativa e consequenziale di certi fatti o filosofie.
Certo, quindi, qualcosa mi è sfuggito...oltre alla ridicola, se non fosse tragica, questione dei gatti e delle streghe o del rogo di Giordano Bruno o del processo a Galileo con condanna ad abiura ed arresti domiciliari o della messa all'indice, fino a metà del secolo scorso, delle opere di di Darwin.

Tuttavia m’accorgo che, trattando di scienza, mi è naturale riferimi esclusivamente a quel tipo di ricerca e conoscenza, cosiddetta sperimentale, che ebbe origine e metodo in Galileo e che ebbe i suoi prodromi in Copernico, Keplero, Tycho Brahe, ecc…

Prima non c’era scienza…c’erano elucubrazioni e pensamenti, fra loro slegati, in cui i greci furono particolarmente abili arrivando persino ad affermazioni e scoperte coerenti col mondo sperimentale di Galileo.

O forse abbiamo scelto esclusivamente quanto a noi congeniale, come anche, sembra, la Chiesa abbia fatto, per sua parte.

O forse sono malevolo!?

La mia impressione è che comunque, dopo i greci, nel mondo romano e poi cristiano, gli exploit dei filosofi-scienziati greci non si siano ripetuti, anzi furono in qualche modo dimenticati: solo Aristotele restò...che, in fatto di universo (sistema delle sfere perfette), non ne aveva imbroccata una.

I filosofi Cristiani che seguirono Tolomeo furono certo formidabili pensatori, (Sant'Agostino andò anche oltre) ma alla osservazione ed approfondimento della conoscenza della natura non avevano interesse alcuno…infatti… aveva detto qualcuno…”il mio regno non è di questa terra!” e gli uomini di Cristo, alla fine, non trovarono di meglio che allinearsi ad Aristotele che tutto accomodava secondo visione bibblica della chiesa…e viceversa.

Questo mi fa pensare come al più grande guaio che ci potesse capitare…determinante e condizionante per tutto il pensiero futuro della chiesa e di noi tutti: sorse l’idea della autorità incontrovertibile del sapere unico!

In relazione all’universo nessuno poteva pensare e dire diverso e contrario di quanto Aristotele, “maestro di color che sanno”, avesse già pensato e detto: Ipse dixit!

Probabilmente l'idea base della Controriforma (la salvezza dell’anima in cielo pena il perseguire il pensiero unico in terra) ebbe qui la sua ispirazione da cui la persecuzione dei non allineati

Si affermò l'idea della pericolosità corruttiva del pensiero…in particolare quello dei pensatori divergenti quali furono Bruno, Galileo, ecc…neganti la centralità dell’uomo. E di quì ancora, l’avversione per i vari anticristo tipo Cartesio, Voltaire, ecc…emersi più tardi con l’illuminismo.

Ma potrei anche a sospettare oltre: Un tale DNA (adeguamento all’ipse dixit!) instauratosi nella struttura pensante di noi cattolici fu anche prodromo dei regimi autoritari e totalitari che si esplicarono nel secolo scorso nei paesi del Sud Europa con l'affidarsi all'Uomo della Provvidenza…fino a quello ultimo di questi 20 anni.

Certo che non posso negare che l’emergere dell’idea monoteista nelle nostre religioni fu un formidabile colpo di fortuna per il nostro pensiero occidentali.

In altre società e gruppi tribali dell’oriente questo non accadde mai e ancora ne soffrono...Quindi anche per loro la "scienza" è quella occidentale: sembra, infatti, che l'università di Pechino celebri ogni anno il giorno di Galileo...o qualcosa del genere..

L’idea monoteista, negando un certo qual animismo e volontà propria nell’esplicarsi delle leggi di natura nei corpi cosiddetti inerti, ha costituito introduzione e premessa indispensabile all’idea di “scienza sperimentale galileana” ove il comportamento delle leggi naturali è necessariamnte freddo e neutro cosìcchè può essere valutato e sperimentato oggettivamente e ripetitivamnte avulso da una supposta volontà propria quale era pensata nell’ambito delle vecchie religioni animiste.

Ma certo una tale svolta non aveva per focus l'avvento della scienza sperimentale: è solo capitato!

Infatti era ancora idea aristotelica che i corpi si comportassero secondo “loro” intrinseca natura e non secondo “leggi di natura!
Senza abbattere un tale presupposto, la scienza sperimentale galileana, quale noi oggi la intendiamo, non potrebbe esistere…quantistica permettendo!

Potrebbero tuttavia esistere, quali in effetti sono esistite, particolari e azzeccate conoscenze ad hoc quali furono quelle greche, ma che non chiameremmo “scienza”…non certo scienza galileana.

Quindi, ammesso che per scienza intendiamo la specifica disciplina galileana, oppure, allargando, un perseguire globale e sistemico della conoscenza della natura.... allora...

...un tale perseguire, per convenzione, si estenderebbe da Talete, Pitagora, Euclide , ecc... e ,attraverso Aristotele e Platone, arriverebbe, traballante per gli epicicli, a Tolomeo e salterebbe a piè pari fino a Copernico, Keplero, Galileo, ecc...e fino ai giorni attuali…ad Einstein, Hawking, Dulbecco, Boncinelli, Hack , ecc…

Ma che ci starebbe in mezzo? Che ci avrebbe messo, non dico l’umano, chè scienziati cristiani e cattolici ancora ne esistono, ma il “pensiero cristiano tout court”?

In sostanza mi vien da chiedere:

Quale sarebbe il prevalente concreto contributo del ”pensiero cristiano” alla scienza galileana...tale da subissare quasi tutto il restante apporto laico… metodologico e razionale?

Oppure se, dei duemila anni di filosofia e di scienza si considerasse solo il contributo, fattivo del “pensiero cristiano”, a che punto sarebbe oggi, non dico la filosofia, ma lla conoscenza della natura nella sua estensione universale?

Ma, mi viene anche da chiedere, all’inverso, parafrasando l’affermazione …che ne sarebbe della scienza galileana?
... insomma… il bosone di Higgs…l’avrebbero giusto acchiappato quelli del CERN…o non ci sarebbe per niente il CERN e sarebbe tutta un’altra storia un’altra scienza..un altro Bosone!...o nessun Bosone?

D’altra parte sappiamo che non esiste, dell’universo, una sola versione…così come della geometria non esiste solo quella euclidea le cui altrnative chiamiamo "non euclidee".
Così potremmo contraddistinguere gli Universi scaturenti dai nostri pensamenti per tipi di logiche: Logica 0 (vigente), Logica 1, Logica 2, Logica 3, ecc...

Tanto per fare un esempio…che ne sarebbe, nell'universo a Logica 0, cristinamente elaborato, della quantistica, della velocità dei neutrini…della inafferrabile particella di Dio?...Forse oramai afferrata, ma ancora sfuggente e per l’aere scomparente?
Oppure potremmo cavarcela saltando direttamnte alla logica 1...ove veramnte il mondo del Dio fisico prevarrebbe?

In eventuli annotazioni e considerazioni, prego non tener conto delle ultime alternative!

Ultima modifica di ulysse : 05-07-2012 alle ore 13.19.55.
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Vecchio 05-07-2012, 15.08.44   #60
Giorgiosan
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Riferimento: Una domanda filosofica ai filosofi: come filosoficamente utilizzate la scienza?

Non era mia intenzione portare l’argomentazione sul piano metafisico e non vedo come su quel piano si potrebbe svolgere il tema della vita. Erano piuttosto considerazioni mie che non saprei collocare in un preciso filone filosofico e che ora cerco di esplicare meglio: le scienze chimico fisiche col loro modello paradigmatico sono in grado di dare una decifrazione o interpretazione dei fenomeni che caratterizzano l’essere vivente L’ attività biologica potrebbe essere anche risolta dal punto di vista esplicativo alle attività fisico chimiche, l’attività dei mitocondri, per esempio, che è quella della respirazione cellulare con le sue membrane con le sue creste sono sede di complicatissimi e non ancora del tutto esplorati processi fisico chimici ed è la complicatissima chimica e la fisica a rendere ragione. In ultima analisi atomi con tutte le loro particelle subatomiche e questi aggregati in molecole sono il motore primo che conosciamo e la causa efficiente di quel fenomeno che chiamiamo vita. La vita persiste per il lavorio senza soluzione di continuità della realtà atomica e subatomica e questa compresa per l’interpretazione della fisica e delle sue leggi.
In natura gli atomi isolati, con l’esclusione dei gas nobili, sono molto inconsueti perché essi tendono sempre a legarsi , ad aggregarsi per costituire strutture sempre più complesse. Certamente il livello di vita, se così si può dire, di questa realtà, è su di un piano inferiore, se il criterio di valutazione è la complessità, ma costituiscono l’intima struttura della vita, sono parte integrante e necessaria anzi la più necessaria dal punto di vita cronologico della vita. A qualsiasi livello si ponga l’”inizio” della “vita” questo punto di discriminazione lascia sempre uno strascico di insoddisfazione, di teoria incompleta e riduttiva dal punto di vista scientifico e filosofico.
Da un amico ho ascoltato questa felice sintesi scientifico filosofica: l’universo è una immensa placenta.
Finalisti o casualisti mi sembra che tutto l’universo dalle sue formazioni submicroscopiche a quelle megascopiche tenda a produrre vita e considerandolo da un punto di vista olistico sia un insieme intimamente strutturato e ordinato anche se di questo ordine non abbiamo ancora che concezioni primitive o mitologiche. Un tale insieme lo chiamo vita
La necessità intellettuale dell’essere umano di cogliere un legge unificante che fondamentalmente dia ragione di tutti i fenomeni nasce a mio parere dall’intuizione che pure nella molteplicità degli enti, pure nella individualizzazione degli esseri viventi l’universo sia un insieme coordinato e integrato.
La placenta è vita essa stessa.
Giorgiosan is offline  

 



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