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Vecchio 24-09-2012, 09.06.14   #111
Eretiko
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Citazione:
Originalmente inviato da and1972rea
Faccio sommessamente notare che in questo fenomeno incomprensibile della natura , nel quale entita' "materiali e non" circoscrivibili nello spazio ( elettroni, fotoni e pure macromolecole.. e chissa'...forse anche gruppi di molecole ) si comportano nel tempo allo stesso modo nel quale entita' circoscrivibili nel tempo ( le onde per esempio, quelle stazionarie di elettroni , quelle della ola negli stadi... ) si comportano nello spazio, stranamente, fatichiamo ad intuire solamente il comportamento dello spazio rispetto al tempo ( cioe' delle particelle) e non viceversa ( cioe' il comportamento delle onde) ; l'interferenza delle onde fra loro, di qualsiasi natura fisica o matematica esse siano, e' sotto gli occhi di tutti, basta andare al lago a giocare con i sassolini..., ma verificare che delle entita' materiali corrono in successione temporale ad impressionare regioni spaziali ben definite di una pelliccola, come se le successive sapessero a priori dove siano finite le entita' precedenti, questo ci pare quasi "magico"; ciascuna particella , conscia della presenza di due fenditure,attraversa una regione dello spazio in ragione dello spazio occupato da quella che l'ha preceduta nel tempo...

Sendo me la difficoltà è tutta nell'immagine che ci facciamo delle "onde": con il sassolino nello stagno noi vediamo "propagarsi" un fronte in tutte le direzioni, ma in questo caso stiamo cogliendo solo la distribuzione spaziale. Se io volessi effettivamente rendermi conto del fenomeno ondoso nel tempo dovrei mettermi in una certa sezione con un piccolo corpo di prova, ad esempio un tappo di sughero, e contare le sue oscillazioni alto-basso che subisce attorno alla sua posizione di equilibrio.
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Vecchio 24-09-2012, 09.32.26   #112
paul11
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Riferimento: Universo, materia, leggi efficaci.

Le teorie della meccanica quantistica hanno oltrepassato il limite umano della percezione sensoriale. I nostri sensi sono “tarati” per percepire i fenomeni “macro” e non “micro” e le quattro dimensioni ( spazio+tempo) nel modo che il nostro pianeta Terra li rappresenta. Ovviamente questo è per una biologia terrestre, cioè noi dobbiamo essere adatti a sopravvivere alle condizioni del nostro pianeta.
Per questo i fenomeni quantistici ci appaiono controintuitivi e hanno bisogno quindi di uno sforzo puramente intellettuale per rappresentare mentalmente i fenomeni.

Il secondo aspetto è il linguaggio comunicativo utilizzato dalla scienza per “leggere” i fenomeni quantistici:è adatto?
Siamo sicuri che la strumentazione utilizzata dagli scienziati attualmente non difetta nella capacità di vedere , di osservare i fenomeni? Penso , in altri termini, che i l”salto” epocale da una struttura fisica dettata dalla meccanica classica che richiedeva ad esempio “l’occhio” e basta e poi una estensione delle capacità visive, ma sempre quelle erano (microscopio, telescopio, spettrometro di massa, ecc), ora c’ è un salto oltre la percezione, anzi la negazione intuitiva. Siamo al punto che l’accettazione delle teorie quantistiche mettono in discussione la percezione sensoriale e conseguentemente “ la rappresentazione del mondo “ che il nostro cervello ci dà.
Di conseguenza ci chiediamo che cosa è vero, verosimile e falso?

Altro aspetto da una parte contraddittorio rispetto a quanto detto precedentemente. Un esperimento funziona, in quanto ripetuto , dà gli stessi esiti nelle stesse condizioni ambientali strumentali. Funziona, ma non si sa perché.

Significherebbe che l’osservazione è giusta, è corretta, nei canoni scientifici, ma non esiste una teoria che la sappia spiegare, che la suffraghi.
Allora il problema si ripresenta sotto un’altra veste.
Stiamo osservando dei fenomeni in un mondo che non riusciamo ancora a definire e descrivere bene in quanto non abbiamo una teoria compiuta che la sostenga , ma i fenomeni in esso osservati sono scientificamente provati.
Questo è frustrante: che cosa davvero non funziona se possono coesistere più teorie che descrivono questo “ambiente” quantistico?

L’altro aspetto è convenzionale. Noi continuiamo a vivere tranquillamente in un mondo che risponde ai canoni della meccanica classica ( macro) , mentre la scienza non riuscendo a spiegare con una teoria compiuta del modello quantistico(micro), non riesce nemmeno a collegare compiutamente il modello classico con quello quantistico.

E’ praticamente impossibile , a mio parere, riuscire a spiegare filosoficamente un mondo che non sappiamo ancora definire scientificamente. O se vogliamo, qualunque teoria filosofica, metafisica, ontologica e quant’altro può dire la sua così come i modelli matematici sviluppati a partire dalla quantistica per arrivare alle dodici dimensioni e “stringhe” annesse.

Entriamo ad esempio nella costruzione logica del fotone che decide se essere onda o corpuscolo, che non si sa che traiettoria abbia nel viaggio ad esempio da una pulsar al nostro pianeta, che se la osserviamo strumentalmente o addirittura la pensiamo collassiamo il sistema, cioè condizioniamo la sua esistenza e rappresentazione: affascinante . Surrealmente potrei dire allora, ma il fotone risponde a logiche delle quattro forze o ha capacità proprie di decidere: ha dei suoi gradi di libertà?
Oppure , io decido semplicemente come osservatore ,quindi con la sola mia presenza le condizioni del manifestarsi o meno in una certa maniera del fotone: telepatia o cos’altro?
Oppure ancora: esistono altre dimensioni che interagiscono con la nostra?
Non conosciamo ancora bene il Modello Standard con tutte le interazioni, nonostante recentemente si sia “scoperta” la particella di Higgs. Non conosciamo abbastanza delle antiparticella e antimateria che la teoria cosmologica del Big Bang non riesce a spiegare il motivo per cui sia scomparsa avendo le stesse probabilità di manifestarsi delle particelle “classiche” : ad esempio ha vinto l’elettrone e ha perso la sua antiparticella il positrone: perché?
Non conosciamo ancora la materia oscura e l’energia oscura che occupano la stragrande maggioranza dell’universo.

Insomma ,a mio parere ci sono troppe domande non risolte.
Ma tutto questo ha corrisposto al fiorire di teorie legate ad una certa New Age: corpi eterici , salti quantici, più dimensioni, multiverso, ufologia. C’è da sbizzarirsi.

O mi sbaglio?

Ultima modifica di paul11 : 24-09-2012 alle ore 13.19.18.
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Vecchio 24-09-2012, 15.11.32   #113
Eretiko
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Originalmente inviato da paul11
...Per questo i fenomeni quantistici ci appaiono controintuitivi e hanno bisogno quindi di uno sforzo puramente intellettuale per rappresentare mentalmente i fenomeni.

...Siamo al punto che l’accettazione delle teorie quantistiche mettono in discussione la percezione sensoriale e conseguentemente “ la rappresentazione del mondo “ che il nostro cervello ci dà.?

Direi però che questo vale per qualsiasi teoria fisica, non solo per quella quantistica. Anche la fisica di Newton e la fisica di Einstein sono il frutto di una speculazione intellettuale, dove le percezioni sensoriali vengono rielaborate. Peraltro le percezioni per se stesse ci direbbero del mondo solo qualcosa di superficiale e anche ingannevole.


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Originalmente inviato da paul11
...Significherebbe che l’osservazione è giusta, è corretta, nei canoni scientifici, ma non esiste una teoria che la sappia spiegare, che la suffraghi.
Allora il problema si ripresenta sotto un’altra veste.
Stiamo osservando dei fenomeni in un mondo che non riusciamo ancora a definire e descrivere bene in quanto non abbiamo una teoria compiuta che la sostenga , ma i fenomeni in esso osservati sono scientificamente provati.

E infatti molti asseriscono, secondo me a ragione, che la fisica quantistica, nella sua veste maggioritaria, è essenzialmente una "teoria della misura"; ci troviamo cioè di fronte ad una teoria di tipo strumentalista o operazionalista, nel senso filosofico del termine: la teoria spiega il legame tra risultati di esperimenti, non spiega il perchè di certi risultati.


Citazione:
Originalmente inviato da paul11
Questo è frustrante: che cosa davvero non funziona se possono coesistere più teorie che descrivono questo “ambiente” quantistico?

Non tanto frustrante secondo me: che teorie diverse fanno le stesse predizioni (confermate sperimentalmente) è un buon segno; semmai potrebbe venire il dubbio se non esista qualche teoria più fondamentale che le includa entrambe come caso approssimato. Processo che, direi, continua da quando Aristotele scrisse la sua "Fisica".

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
L’altro aspetto è convenzionale. Noi continuiamo a vivere tranquillamente in un mondo che risponde ai canoni della meccanica classica ( macro) , mentre la scienza non riuscendo a spiegare con una teoria compiuta del modello quantistico(micro), non riesce nemmeno a collegare compiutamente il modello classico con quello quantistico.

Non è detto che questa operazione sia possibile e che sia dunque destinata a rimanere solo un sogno. E' chiaro che suddividere il mondo in micro- e macro- è solo una nostra limitazione ed una limitazione dei modelli metafisici che possiamo costruire, limitazione che allo stato attuale sembra inamovibile.

Citazione:
Originalmente inviato da paul11
Insomma ,a mio parere ci sono troppe domande non risolte.
Ma tutto questo ha corrisposto al fiorire di teorie legate ad una certa New Age: corpi eterici , salti quantici, più dimensioni, multiverso, ufologia. C’è da sbizzarirsi.

O mi sbaglio?

Secondo me non ti sbagli. A mio parere anzi si da troppa importanza a certe ipotesi fantasiose e irrazionali. Il fatto che al momento non si riesca a spiegare delle questioni non deve spingere necessariamente a trovare una "qualunque" spiegazione solo perchè, per come lo vediamo, il mondo delle particelle ci sembra così strano.
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Vecchio 24-09-2012, 18.19.33   #114
Il_Dubbio
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Originalmente inviato da paul11
Entriamo ad esempio nella costruzione logica del fotone che decide se essere onda o corpuscolo, che non si sa che traiettoria abbia nel viaggio ad esempio da una pulsar al nostro pianeta, che se la osserviamo strumentalmente o addirittura la pensiamo collassiamo il sistema, cioè condizioniamo la sua esistenza e rappresentazione: affascinante .

Le cose sono complicate e la materia è molto complessa. Per questo motivo io avevo invitato tutti a fare una ricerca (anche personale) sulla storia e sugli eventi che hanno fatto aprire allo scenario quantistico.
Quindi per primo dell'insuccesso delle vecchie conoscenze fisiche. Esse fallivano nel prevedere quel che sarebbe dovuto succedere e che invece non succedeva. Quindi, se vogliamo, la meccanica quantistica non nasce per conseguenza di una idea filosofica. Lo stesso Planck (come abbiamo visto) si ritrova tra le mani una soluzione che non soddisfa nemmeno lui, che l'ha trovata. Secondo me, da quel momento in poi, concetti epistemologici e concetti ontologici vengono confusi assieme, in un gran pasticcio.

Se potessi dividere in due il mondo della scienza metterei da una parte l'epistemologia e dall'altra parte l'ontologia. Entrambi però fluttuano ora nell'uno ora nell'altro.
Epistemologia riguarderà la corrispondenza fra la matematica e l'esperimento, l'ontologia riguarderà la corrispondenza fra il nostro innato senso del "giusto" e la comprensione del mondo attraverso l'epistemologia.

Attraverso l'episteme (ovvero nel caso specifico del mio pensiero, la corrispondenza fra matematica ed esperimento) noi dividiamo le nostre conoscenze in efficaci o poco efficaci (o anche per nulla efficaci), attraverso l'ontologia invece cerchiamo di capire se questo risultato (epistemologico) ci soddisfa appieno oppure no. Ed è per questo che Einstein non era contrario alla meccanica quantistica (come molti credono), visto che (come abbiamo messo in evidenza) è stato proprio lui (vincendo anche un Nobel) a farla nascere a discapito dell'incredulità di molti. Ma Einstein aveva però un rapporto disciplinato con le materie. Non confondeva l'epistemologia (nel significato che ora le sto dando) con l'ontologia.
Ovvero un conto è l'efficacia, un conto è l'ontologia. Einstein secondo me è stato un grande, anzi direi il più grande scienziato della storia proprio perchè riusciva quasi sempre a dividere i due aspetti e a non confonderli. Alcuni scienziati dell'epoca invece (come ricordato anche da Eretiko) confondevano i due aspetti così che l'efficacia epistemica del rapporto tra matematica ed esperimento diventava la stessa comprensione del mondo. Ci voleva soltanto che mettessero le alette alle onde per farle diventare sante.

Basta leggere Heisenberg attraverso il libro "fisica e filosofia" per dimostrare quanto idealista fosse. Non che mi dispiaccia... però secondo me non si fa bene alla scienza confondere l'idea che si ha del mondo con gli strumenti che abbiamo per studiarlo. Einstein non li confondeva anche se, almeno una volta, ha sbagliato pure lui quando introdusse la costante cosmologica per fra si che i suoi conti quadrassero secondo la sua idea di mondo (statico). [Non la facciamo lunga, però sappiamo che pur sbagliando alla fine, qualcun altro l'ha dovuta reintrodurla per far quadrare i conti con quel che succedeva nell'universo].

Questa lunga introduzione per dire che il concetto di "collasso" (o anche, in altri termini, riduzione di stato oppure riduzione del pacchetto d'onde) lo hanno introdotto per far quadrare nuovamente i conti. In sintesi la storia ci dice che:
la fisica classica era inefficace per spiegare gli eventi (abbiamo parlato a lungo dei problemi riguardanti il "corpo nero"), introduzione della fisica quantistica per far quadrare i conti, poi nuovamente riduzione del pacchetto d'onde per rifarli ri-quadrare con la fisica classica. Le cose non sono per nulla chiare nemmeno a loro... ma è chiaro a molti che una delle soluzioni trovate (quella che il collasso dipendesse dalla coscienza dell'osservatore) dipende da questa mega-confusione tra episteme e ontologia. Infatti gli idealisti l'hanno subito presa dalla loro parte, mentre i meccanici della fisica tentavano di far capire che quel modo di intendere la riduzione di stato era fuorviante e pure abbastanza insensato (ontologicamente). Io sono tra questi, per me è insensato credere che la riduzione avvenga per un atto di coscienza. Ma non sono nemmeno tanto convinto di molte altre cose che invece, ad esempio, fanno sospettare a fantomatiche leggi "casuali" (tipo quella di Ghirardi) di riduzione spontanee. Insomma, se ritornassi all'inizio, alla mia domanda, da cosa è formata l'onda? Nessuno lo sa. Ma allora che senso ha far ridurre un pacchetto d'onde che non si sa di cosa sia fatta?
Ciò per me è irriducibilmnete insensato...e con buona pace delle leggi efficaci.

Da tutto questo complicato itinerario notiamo come quindi l'epistemologia sia stata spesso confusa con l'ontologia. La mia personale idea è che senza l'ontologia non avrebbe senso nemmeno l'epistemologia (quindi la matematica e la fisica). L'una aiuta l'altra... ma sono distinte e vanno distinte per non creare false immagini "metafisiche" non solo riguardo alla meccanica quantistica, ma a tutte le scienze in generale (che ricordo per me essere ad esempio quella darwiniana).
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Vecchio 24-09-2012, 23.05.55   #115
and1972rea
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Originalmente inviato da Eretiko
Sendo me la difficoltà è tutta nell'immagine che ci facciamo delle "onde": con il sassolino nello stagno noi vediamo "propagarsi" un fronte in tutte le direzioni, ma in questo caso stiamo cogliendo solo la distribuzione spaziale. Se io volessi effettivamente rendermi conto del fenomeno ondoso nel tempo dovrei mettermi in una certa sezione con un piccolo corpo di prova, ad esempio un tappo di sughero, e contare le sue oscillazioni alto-basso che subisce attorno alla sua posizione di equilibrio.

Mi soffermo ancora sull'interessantissimo esperimento di Young del 1801, e non nascondo che, riflettendo sulla natura di quel fenomeno, l' apparentemente inconcepibile modello corpuscolare che potrebbe descriverlo ha fatto capolino nella mia fervida immaginazione diventando intuibile ( ma forse ho preso un granchio …...) al mio debole intelletto grazie al ricorso dell' immagine festosa e conosciutissima da tutti : i fuochi d'artificio; proiezioni radianti di elementi luminescenti che, intersecandosi fra loro, potrebbero davvero concentrare ,sopra un ipotetico piano che le intercettasse, le linee alternativamente piu' e meno dense di lapilli nelle sfere puntinate che si incrociano nel cielo. In questo modo, la diffrazione potrebbe essere pensata intuitivamente anche per dei corpuscoli, e , d'altronde, il fenomeno della diffrazione avviene sperimentalmente anche usando macromolecole di fullerene, ...e' logico pensare che possa avvenire per ogni corpo materiale a prescindere dall'estensione di spazio che occupa ogni singolo microelemento. Due cerchi si intersecano in due punti, due sfere si intersecano in un cerchio che proiettato su un piano ad esso normale forma una linea..., numerose aree sferoidali ,formate da punti discretamente distribuiti su di esse, che si intersecano a vicenda ,proietterebbero linee di concentrazione di questi punti ( i lapilli pirotecnici) sopra una superficie piana che verrebbe ad intercettarle, e , per differenza,proietterebbero linee in cui questa concentrazione di punti scema. E' piu' difficile e macchinoso descrivere che visualizzare mentalmente questa intuizione,... ma credo possa essere grossolanamente plausibile( ma e' solo una suggestione istintiva...chissa' se possa avere qualche fondamento serio... )... ; l'unico elemento che stona in questa sorta di abbozzo geometricamente intuitivo ( e stona perche' non si tratta di onde autogenerantisi da ogni loro punto) ed immaginifico della diffrazione corpuscolare e' l'assunto che ogni proiezione radiante di corpuscoli debba essere sprigionata da una singola origine puntiforme che e' centro di partenza di ogni traiettoria seguita dai corpuscoli, i quali, cioe' ,dovrebbero essere generati da una unica origine , che puo' essere ripetuta lungo tutta la linea della fenditura ,o che puo' essere raccolta verso un unico punto, ma che dovrebbe cmq contenere fin dal principio una grande quantita' di corpuscoli ( il razzo che contiene tutti i frammenti pirotecnici) ; come e' possibile pensare ad una origine comune dal quale tutti i corpuscoli scaturiscono per seguire le loro traiettorie radiali? Gli elettroni dovrebbero “giungere” alla fenditura , lì raccogliersi a scaglioni temporali in ogni punto....e quindi esplodere radialmente ( a semisfera ) a partire dalla parte opposta della fenditura verso il piano di proiezione per formare le linee di impressione... boh... ...pero' sarebbe buffo se fosse davvero cosi'...
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Vecchio 25-09-2012, 17.46.26   #116
Joseph
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Originalmente inviato da and1972rea
... il fatto che la fisica quantistica, cosi' come quella tolemaica, non possa essere spiegata con una mela in mano , a mio avviso, non puo' essere considerato una semplice constatazione, ma un indizio inquietante che la strada non sia quella giusta;

Di indizi inquietanti che i moderni invece di stare scoprendo cose nuove stiano in realtà regredendo rispetto agli antichi è pieno.

Questi indizi fanno però appello a qualcosa (una sensazione) che i moderni tengono in scarso conto quando indagano la realtà.

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Originalmente inviato da and1972rea
... il fatto che la fisica quantistica, cosi' come quella tolemaica, non possa essere spiegata con una mela in mano

La semplicità è indizio di estrema conoscenza o estrema ignoranza, il saggio e lo stolto parlano allo stesso modo.

Argomentazioni complesse e articolate (come quelle che hanno per conclusione la costruzione di un tunnel molto lungo in cui far viaggiare delle particelle molto velocemente) sono indizio di una comprensione parziale, anche se certamente non di essere sulla strada sbagliata: non esistono strade sbagliate*, tutte le strade portano a Roma e i moderni stanno giungendo alle stesse conclusioni degli antichi, cosa che era previdibile e da prevedersi.

* anche se alcune hanno prezzi maggiori di altri, come appunto la costruzione di lunghi tunnel
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Vecchio 25-09-2012, 23.21.15   #117
and1972rea
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Originalmente inviato da Joseph
La semplicità è indizio di estrema conoscenza o estrema ignoranza, il saggio e lo stolto parlano allo stesso modo.
...
...ma l'ignoranza in se' non e' millanteria, e' la condizione essenziale e costitutiva di ogni principio di conoscenza, perche' la conoscenza stessa nasce dall'ignoranza e non puo' fare a meno di essa per crescere continuamente dentro di essa.
Lì ove i moderni hanno "semplicemente" battuto la via degli antichi, lì hanno aggiunto un po' di conoscenza a quella che gia' c'era; dire che ne hanno aggiunta parecchia sarebbe una millanteria ,perche' non vi e' alcun paragone ultimo , nessuno conosce il limite delle nostre conoscenze in merito a noi e all'universo che ci contiene.
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Vecchio 26-09-2012, 07.55.00   #118
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Mi soffermo ancora sull'interessantissimo esperimento di Young del 1801, e non nascondo che, riflettendo sulla natura di quel fenomeno, l' apparentemente inconcepibile modello corpuscolare che potrebbe descriverlo ha fatto capolino nella mia fervida immaginazione diventando intuibile ( ma forse ho preso un granchio …

Se tu vai a vedere come Bohm spiega l'interferenza della doppia fenditura, in modo perfettamente deterministico, saresti ancora più sorpreso.
Riguardo al limite superiore ove il fenomeno di interferenza scompare potrebbe essere solo una questione di esperimenti fisicamente realizzabili. In particolare se uno lo volesse fare con palle di cannone, la doppia fenditura dovrebbe essere compatibile con la presunta lunghezza d'onda associata alla palla di cannone, fisicamente irrealizzabile.
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Vecchio 26-09-2012, 17.14.21   #119
and1972rea
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Originalmente inviato da Eretiko
Se tu vai a vedere come Bohm spiega l'interferenza della doppia fenditura, in modo perfettamente deterministico, saresti ancora più sorpreso.
Riguardo al limite superiore ove il fenomeno di interferenza scompare potrebbe essere solo una questione di esperimenti fisicamente realizzabili. In particolare se uno lo volesse fare con palle di cannone, la doppia fenditura dovrebbe essere compatibile con la presunta lunghezza d'onda associata alla palla di cannone, fisicamente irrealizzabile.
...la teoria dell'onda pilota nn mi convince...troppi artifizi...; ...e' chiaro che il fenomeno di interferenza riguarda elettroni e ammassi di galassie....nello stesso modo, ma non credo possa essere il concetto di onda quello giusto ad interpretarlo.
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Vecchio 26-09-2012, 19.32.18   #120
ulysse
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Originalmente inviato da Joseph
Di indizi inquietanti che i moderni invece di stare scoprendo cose nuove stiano in realtà regredendo rispetto agli antichi è pieno.
Mi fa piacere che sempre nuovi argonauti intervengano nella conversazione...mi spiace però constatare che troppo si indulge (complici argonauti navigati) su di un qualunquismo…che solo gli ignari possono perseguire..

Dopo l'avvento della "scienza", infatti, l'abisso fra sapere antico e sapere moderno è divenuto incolmabile...non tanto per gli argomenti, ma, soprattutto, per il metodo.

L'antico parla di cose singole, singole idee e singoli trovati…comunque ogni filosofo è a se stante…come succede oggi del resto...

La scienza oggi tratta di metodi teorie, modelli e sistemi integrati e interagenti!....perseguiti con mezzi strumentali straordinari e impensabili nei tempi antichi...o solo poche decine di anni addietro.

Porei definire che la conoscenza antica era personale…scarsamente raffrontata al piccolo mondo circostante pensato assoluto e statico…quando non pensato come immaginario e metafisico… avulso dalla realtà: solo questione di idee…cui la realtà doveva adeguarsi…anzi non esisteva!!!

Attualmente per conoscenza scientifica s’intende un corpo di saperi globalmente integrati in continua evoluzione a confronto sperimntale con la realtà del macro-micro-bio universo pure in evoluzione

Forse è qui opportuno precisare che parlando di un "sapere antico" avulso dal moderno, mi riferisco ad una “approssimata” suddivisione storica che elaboro di seguito, ad hoc, per il discorso di questo momento:

1)- SAPERE ANTICO: da Omero/Talete a Tolomeo: è il sapere greco forse il più vicino a quello attuale..ove anche possiamo trovare spunti da perseguire.
2)- SAPERE DI MEZZO: da oltre Tolomeo al nostro Rinascimento. Non prendo in considerazione in questo post questo “sapere di mezzo”. A parte che nel Rinascimento, vi si persegue un sapere in prevalenza teologico..ove l’interesse è più rivolto al cielo che alla terra.
3)- SAPERE MODERNO E CONTEMPORANEO: dal post-rinascimento ad oggi: ha come iniziatori Bacone, Galileo, Newton, Cartesio…..fino ad Hawking ed oltre…ecc…
Citazione:
Questi indizi fanno però appello a qualcosa (una sensazione) che i moderni tengono in scarso conto quando indagano la realtà.
L'indagine della scienza è a tutto campo…dal passato al futuro...dalla prima intuizione del “pensiero laterale”, alla osservazione, sperimentazione, ecc...fino alla esplicazione logico matematica del trovato nell'ambito di una teoria unificante e congruente.

Se il protocollo del metodo e della esplicazione/dimostrazione logico/matematica non è perseguito non è scienza…..altro che indizi e sensazioni!
Citazione:
La semplicità è indizio di estrema conoscenza o estrema ignoranza, il saggio e lo stolto parlano allo stesso modo.
Mi pare osservazione gratuita.
Il saggio e lo stolto possono coincidere, ma la esplicazione scientifica non rientra in questi paradigmi: essa non è nè saggia né stolta…tanto mento dogmatica.
Essa consegue a ricerca e dimostrazione logico/matematica (legge universale predicente), spesso elaborata in un team di ricerca, esplicante lo specifico istante di universo preso in considerazione ed in continua evoluzione.
Certo si suppone che un ricercatore non sia stupido, ma la scienza ne prescinde.
Citazione:
Argomentazioni complesse e articolate (come quelle che hanno per conclusione la costruzione di un tunnel molto lungo in cui far viaggiare delle particelle molto velocemente) sono indizio di una comprensione parziale,
Si parla, è vero, della eleganza e semplicità delle leggi universali che fanno quasi alludere ad un “Universo Elegante” nelle sue esplicazioni (eclatante è E=MC2)..ma non è dirimente.
Vera in se stessa può esserlo anche una legge espressa in modo complesso...magari derivante pure da una strumentazione complessa.

La strumentazione è un ulteriore carattere del mondo scientifico odierno estremamente preciso nelle sue risoluzioni (sia pure a volte probabilistiche) a confronto con l’approssimazione delle risoluzioni antiche…pur esse eccezionali tuttavia …data la non disponibilità dei mezzi strumentali, delle modalità di calcolo e delle cognizioni.
Citazione:
anche se certamente non di essere sulla strada sbagliata: non esistono strade sbagliate*, tutte le strade portano a Roma e i moderni stanno giungendo alle stesse conclusioni degli antichi, cosa che era prevedibile e da prevedersi.
Non per idea mia, ma le strade sbagliate esistono, ovviamente, ed i vicoli ciechi anche: importante è non intraprenderle spesso, oppure, nel caso, accorgersene per tempo e saper correggere o eliminare il percorso.

Comunque la conclusione cui giunge oggi la scienza è che, sul piano della conoscenza dell’universo e del sapere scientifico, non esiste alcuna conclusione…vi sono solo gradini da perseguire step by step!

Magari può essere che, in alcuni casi, la scienza moderna riprenda e accetti come ipotesi di lavoro “trovati” e risultanze già esplicate nell’antichità.

Il punto è che, in ogni caso, anche quei “trovati” e risultanze non possono essere accettati in ambito scientifico se il loro perseguimento non soddisfa le procedure e dimostrazioni che la ricerca scientifica deve percorrere.

E’ ovvio che i “trovati” antichi... proprio perché antichi e precedenti il “metodo”....non soddisfano!

Comunque non sono in discussione la legge di Archimede o il teorema di Pitagora!

D’altra parte sfido a ritrovare nelle esplicazioni antiche un qualcosa che ricordi il teorema di Bernoulli, o l’esplicazione della contrazione del tempo con la velocità, o il principio di indeterminazione di Heisemberg…o altre robette del genere.

Quindi considererei un "eccessivo osare" affermare che il sapere moderno non può che arrivare dove gli antichi già erano arrivati...o poco piu' in là: la cosa non ha semplicemente senso!...non è confrontabile!

Sul piano fisico, purtroppo, la conclusione di cui parlavasi, esiste certamente…al singolare per ciascuno di noi e globalmente per il pianeta, per il sistema solare, per l’universo.
ulysse is offline  

 



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