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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 21-12-2012, 14.30.52   #51
lunatika
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Riferimento: Non riesco ben a capire il ruolo che mi è stato dato.

Citazione:
Originalmente inviato da freedom
Per puro caso?
Difficile pensare che la Vita sia frutto di un caso. E le leggi che governano l'Universo, un caso anch'esse?
Sarà.........
"Chi di voi ,come me, pensa che alla fine abbia un ruolo da svolgere in questa vita...ma non è ancora giunto a capire quale sia?
Invece chi di voi pensa che la vita sia solo una casualità...senza destino,senza ruoli,senza missioni? "
Ho citato l'inizio della mia discussione....come vedi io penso che non ci sia un puro caso....no no.
C'è un nesso..Un Dio..un qualcosa in tutto questo creato.
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Vecchio 21-12-2012, 19.30.33   #52
Tempo2011
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Riferimento: Non riesco ben a capire il ruolo che mi è stato dato.

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lunatika

"Chi di voi ,come me, pensa che alla fine abbia un ruolo da svolgere in questa vita...ma non è ancora giunto a capire quale sia?
Invece chi di voi pensa che la vita sia solo una casualità...senza destino,senza ruoli,senza missioni? "
Ho citato l'inizio della mia discussione....come vedi io penso che non ci sia un puro caso....no no.
C'è un nesso..Un Dio..un qualcosa in tutto questo creato.

Poiché hai posto un quesito, dovresti aver cura di leggere tutte le risposte; ma vedo che così non è, poiché nella mia esposizione ho fatto una disamina che, secondo me, era meritevole di risposta, ma così non è stato. Allora, domando: t’interessa veramente conoscere l'opinione degli altri o cosa? In ogni modo per toglierti la fatica di andare a ritroso, riporto la mia opinione già postata; ovvero: se a te interessa solo la parte spirituale del problema descritta nella religione di Abramo e nei Vangeli, allora sappi che le risposte già le hai dal Massimo Sistema costruito sulla fede, poiché sai esattamente chi ti ha creato, quale è la tua funzione, il modo in cui ti devi comportare e quello che ti accadrà dopo la morte. Allora, se nella religione, con annessa spiritualità, già è descritto tutto questo, perché vieni a porre dei quesiti cui tu dovresti essere già informata?
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Vecchio 21-12-2012, 20.56.58   #53
ulysse
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Riferimento: Non riesco ben a capire il ruolo che mi è stato dato.

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Originalmente inviato da 0xdeadbeef
@ Ulysse
Beh, sei proprio convinto che non serva cercare nella "Critica della Ragion Pura", ma che tutte le risposte siano ne: "L'origine della vita sulla terra" di Iris Fry?
Amico Oxdeadbeef..., mi pari molto infervorato!
Comunque non e il caso di esagerare: ho solo citato un libro che, certo, non dice tutto, anzi pochissimo! Ma se vuoi sapere e capire quanto siano complicate le cose che si rivoltolano, si elucubrano e si perseguono nell’odierno mondo fisico, intellettuale e sociale, ecc…anche solo per particolari branche di ricerca del sapere (mille incombono) ti conviene darci un'occhiata..."altro che mondo dei cinici"!
La "Critica della ragion pura" sarà pure un pilastro...ma limitarsi ad essa è un pò riduttivo ed anche fuori tempo...ma certo non lo fai!
Citazione:
Naturalmente con questo non voglio dire che tutte le risposte siano nella "Critica" e che l'altro saggio non serva: voglio semplicemente dire che anche davanti alla scienza dovremmo assumere un atteggiamento critico.
Se è critica costruttiva, concordo.
Comunque la parola “critica” è fuori luogo: Suggerirei “consapevolezza” o “rendersi conto”.
Così per inciso...mi sovviene...non è che anche per certe uscite, cosiddette filosofiche, occorra essere critici?
Ad esempio... che se non guardo la luna essa non c'è????
Citazione:
Lo stesso autore della "Critica", Kant, era convinto che le leggi della fisica e della meccanica fossero esatte e perciò incontrovertibili.
Appunto!
Ma siamo noi a sbagliare: per Kant la scienza era ai primi vagiti...ancora si credeva che le leggi scientifiche fossero “incontrovertibili”…specie di dogmi: si pensava infatti che venissero da Dio creatore dell'universo: il Dio costruttore!...erano le sue leggi!
Comunque, in questo, Kant seguiva la cultura del tempo…per quanto per altri versi abbia tanto contribuito: per esempio incitava a non temere di usare il proprio cervello! Per un tale incitamento gli dobbiamo sempre rendere grazie… anche se non sempre aderiamo!
Citazione:
Finchè...arrivò un signore che ci disse che l'osservato dipendeva dall'osservatore; e che perciò non vi sono "fatti", ma solo interpretazioni: era Albert Einstein.
In realtà non è proprio cosi...c’è un fraintendimento...almeno nel macrouniverso!

In realtà, per Einstein, il fenomeno universo era ben reale: ci aveva fatto sopra la sua teoria..che certo l’osservatore non può mutare: massimo muta il punto di vista o il riferimento!
Pare solo che Einstein non accettasse o accettasse, obtorto collo, l’indeterminismo di Heisemberg.

La leggenda riferisce che Einstein esclamasse: Dio non gioca a dadi! …cui Bhor rispose, ironicamente, che non solo Dio ci giocava, ma barava anche!
Comunque cosa ci faccia Dio coi suoi dadi non è dato sapere…per ora.
Sembra che i fisici si sforzino di ovviare al problema coi “campi” e le “funzioni d’onda”.

Quindi i fatti, i fenomeni, esistono.....io stesso sono un fatto...un fenomeno dell'universo...e nessuno dica che necessito di osservatori per esistere!
E’ comunque vero che gli altri non mi comprendono in toto…. solo mi possono interpretare...chi più chi meno...e, magari, ogni tanto, scoprono qualcosa di ulteriore più completo e rivoluzionario: di interpretare non si finisce mai! ma io sono io e così è per l'universo.

In sostanza c'è:
-(A)...: Il reale universo che sta là fuori: su cui magari un poco influiamo anche…con o senza osservatore: effetto serra, taglio delle foreste, buco dell’ozono, deglaciazione ecc….
-(B)...: Ci siamo noi con le nostre interpretazioni esplicate in teorie e sperimentazioni: in effetti il sapere tecnico-scientifico è aumentato negli ultimi 4 secoli in modo esponenziale.

Magari, bene o male, è un “progresso!
Oggi, 7 miliardi di persone insistono sul pianeta…e, mediamente, vivono fisicamente e psichicamente meglio che non nei secoli passati.

Nello stesso tempo la crescita demografica esponenziale, che l’avvento della scienza ha permesso e permetterà sempre più,(benessere) porterà al disastro: prosciugano le risorse se non si interviene! …La scienza ci salverà!
E la filosofia?... non so proprio cosa potrebbe farci!?
Citazione:
Non sono forse critici quei filosofi (gli "epistemologi") più attenti alla scienza che ci hanno detto che un programma scientifico è promosso sulla base di un interesse particolare, e dunque "umano"?
Veramente il perseguire la conoscenza scientifica (scoperte) riguarda interessi che superano il particolare contingente: le scoperte riguardano il bene della comunità umana: il premio Nobel persegue tale scopo.
Ma forse confondi con la ricerca applicata o con la tecnologia delle invenzioni e dei tecnicismi su cui, comunque, fondiamo la nostra economia: di questi tempi…se ce ne fosse!!!.
In ogni caso sempre roba umana è!
D’altra parte cosa potrebbe esserci di non umano?
Citazione:
Non è forse critico quel filosofo (Popper) che ha individuato nella "falsificazione" il criterio che distingue la scienza dal dogma
(e in un clima che ancora considerava la "conferma" come un criterio certo di scientificità)?
Veramente la falsificazione distingue la teoria attendibile dalla teoria fasulla.
Comunque la “falsificazione” di Popper riguarda le teorie e non le risultanze sperimentali: una teoria non è scientifica se non è falsificabile.

D’altra parte una teoria “perfetta” non si dà…non è scientifica: non ci sarebbe campo per migliorare e progredire… Infatti l’interpretazione “assoluta” dell’universo non è, al momento, pensabile!

D’altra parte una risultanza sperimentale (nell’ambito di una teoria) vale se funziona in conformità alla realtà osservata.
Resta valida finchè qualcuno non tragga metodologicamente, per lo stesso fenomeno e scopo, risultanze discordanti o più efficaci: nessun dorma!!!...cioè, volevo dire, nessun dogma!...incontrovertibile!.

Se, nell’ambito della teoria, un certo numero di sperimentazioni, contrasta con le previsioni teoriche…la teoria è fasulla…magari se ne fa un’altra…falsificabile!
Citazione:
Lo stesso atteggiamento critico dovremmo assumere nei confronti di un concetto che, molti, danno per assodato:
il "progresso". Cosa vuol dire "progredire"? Io credo che si possa "progredire" solo verso un qualcosa: cos'è questo qualcosa? La domanda, ritengo, è tutto fuorchè banale.
In effetti è vero: il progredire non è automatico…non è sufficiente che passi il tempo.
Occorre, piuttosto, darsi da fare verso uno scopo che definiamo a priori: si stabilisce un programma e via via si valuta quanto si avanza su tale programma realizzando i vantaggi via via previsti.
Solo che, se i fati non favoriscono, può benissimo accadere che lo scopo previsto non si realizza…anzi si realizza il contrario…e sarebbe un regresso!

Comunque è metodologia propria di società organizzate ed evolute perseguire programmi finalizzati: fase1…fase2…3…4…ecc….con valutazioni, fase finale e rendicontazioni…cui il popolo applaude.
Nella realtà politica, economica e sociale, però, qualcuno promette…viene innalzato agli altari e poi non realizza o realizza solo in parte.. magari anche frega e corrompe!
Scalogna o popolo imprevidente e impreparato?...spesso direi la seconda che ho detto!

Comunque nonostante le tante metodiche approssimate..la storia che conosciamo, fin dai primordi, ci mostra un trend che, pur con alti e bassi, è mediamente crescente in fatto di “progresso” etico, intellettivo, culturale, civile, ecc….almeno nel nostro emisfero…ma anche altrove.

In sostanza non faccio parte della folta schiera dei “laudatores temporis acti!

A parte certe fortunate circostanze del passato o, magari facendo le corna per i disastrosi eventi che pure incombono, il tempo che preferisco è questo…forse sarà perché non sono disoccupato: io… speriamo ..che me la cavo!...noi ...speriamo!.
Citazione:
Perchè se si usasse il termine che io reputo più appropriato: "divenire", saremmo costretti ad ammettere che non si va necessariamente verso il meglio (come il termine "progresso" suggerisce), ma verso un qualcosa che "diviene", che dunque cambia, ma non certo necessariamente verso il meglio.
Infatti il mutare non è sempre in meglio, ma credo che in prevalenza lo è: se ben ci pensiamo, la logica dice che, fin dalle origini, sono stati più i meglio che i peggio.
Diversamente non si spiegherebbe perché non siamo ancora nelle caverne a mangiare radici e carne cruda…per quanto ora la china sia, per noi, discendente alquanto.

Ma occorre essere strategici ed usare parole a significato positivo:
Il significante “divenire” è privo di significato etico implicito, mentre la parola “progresso” lo ha.
L’uso esclusivo del significante “divenire” sarebbe un degradante rinunciare a priori: Abbiamo bisogno del significante “progresso”…esso introduce una idea forza che ci spinge…tanto che avviene …non quanto vorremmo, ma avviene!
Citazione:
Certo al tempo dei Cinici l'iPad5 non c'era (ti sottolineavo però che nemmeno io nego il progresso; o meglio, il divenire tecnico o scientifico), ma non c'era neanche, e se ben ci pensi, una società così disumana come quella odierna, o persino abominevole, come certe manifestazioni storiche del 900 hanno mostrato.
La prima parte del novecento fu certo orribile…ma fu un “buco” nella storia…non una continuità.
Buco dovuto al convergere di situazioni abnormi aggravate dal contemporaneo insorgere di ideologie stravolgenti, ma non dimostrativo di stato intrinsecamente e irrevocabilmente degradato dell’umanità…tanto che ne seguì un periodo di straordinarie realizzazioni etiche con l’affermazione prevalente della democrazia culminante con la caduta del muro di Berlino.

Ma è ovvio che vado a spanne!

Sarebbe, infatti interessante puntualizzare gli innumeri casi di atrocità e sopraffazioni (pur sempre a intensità decrescente) di cui si resero colpevoli i nostri progenitori nei tempi più o meno passati…dalle origini al novecento
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Vecchio 21-12-2012, 21.33.04   #54
arsenio
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Riferimento: Non riesco ben a capire il ruolo che mi è stato dato.

Citazione:
Originalmente inviato da Tempo2011
In pratica, con questa opinione asserisci di aver già trovato il senso della vita. A mio modo di vedere, non possiamo partire a tutta velocità e accantonare una delle domande che circolano per il mondo da millenni; di fatto, non conoscendo nulla della nostra presenza, perlomeno gli esseri pensanti, ad un certo punto della vita, una volta stabilita la sua ripetitività, la domanda viene spontanea. In questo frangente ho notato che nessuno fa una divisione tra i vari massimi sistemi esistenti che vorrebbero dare delle risposte, anche se per tenerle in considerazione bisogna applicarci la fede, come, per esempio, quello religioso. In un certo senso condivido la tua tesi, la dove affermi: "Il senso della vita sta in una gioiosa partecipazione terrena,ognuno a suo modo e secondo inclinazioni." Questo atteggiamento, secondo me, si potrebbe applicare una volta scoperto il quesito posto dal topic, attuarlo senza una consapevolezza vorrebbe significare vivere la propria vita in modo virtuale e non reale, come suggerisci tu. Ovvero, secondo il tuo parere l'uomo nasce, cresce, vive e poi muore, senza dover sapere nulla sui perché di tutto questo? Che senso avrebbe una vita senza ricerca?
Nel tuo caso che cosa significa conoscere il mondo?



Nei forum improntati a spiritualità e neo-spiritualismi si dimentica che la filosofia non è più ancella della teologia, di retaggi metafisici sull”Essere, anche alla luce degli orientalismi importati, che investono la stessa fisica quantistica.

Chi lo desidera si appaghi pure nelle religioni, misticismi che si astengono da una ragionevole filosofia volta all'esistenza in sé, deviando da ricerche di senso umano. L'esistenza,come esortò Nietzsche che sempre fu dalla parte della tragicità greca che dà valore alla vita su questa terra, senza svilirla e mortificarla in vista della Vera vita ultraterrena:

“Vi scongiuro fratelli, restate fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovra terrene speranze! Essi sono degli avvelenatori,che lo sappiano o no. Sono spregiatori della vita, moribondi ed essi stessi avvelenati, dei quali la terra è stanca: se ne vadano pure”
( F. Nietzsche, Proemio di Zarathustra).

L'uomo non ama le verità rigorose, preferisce le mitologie inverificabili. Riferirsi a un'Immaterialità Superiore prediletta e riposante. Una dimensione prelogica, ambigua, mistica, magica, religiosa. Plasmati da storia, famiglia, cultura, società. ( Boncinelli)

Severino afferma che la realtà della storia è nichilistica in quanto il divenire metafisico procede verso il nulla. Dall'errore del Cristianesimo e dell'Occidente esclude solo l'essere di Parmenide, a cui si deve ritornare. L'angoscia non si contrasta con le entità, Dio, trascendenze, tecniche, religione, filosofia, arti, tutto volta a ottenere un potere. Nessun Dio immutabile e eterno esiste e dire che tutto è eterno è follia.
Quale “rimedio”, ragionevole propone una filosofia volta all'esistenza in sé, senza ricerche di senso,che estenda la ricerca del significato umano.


Che fare se qualcuno, secondo la sua storia, ambiente familiare, cultura, primi condizionamenti, personali vissuti, ecc. si arrovella sui “perché” che fanno parte di quel “mysterium tremendum ammesso e insondabile secondo ogni scienziato, credente o meno?
Senza nemmeno conoscere il mondo attraverso un discernimento e relative distinzioni tra rispettivi campi di indagini, attribuzioni di “verità”, di fede, di ragione, di percezione, ecc. ecc. ? Niente! due interlocutori i cui riferimenti sono in tal senso opposti, sono due parallele che non possono incontrarsi, se non ad esempio, con una sottomissione della scienza alle vera, unica “Verità” di fede riconoscendone anche la supremazia di conoscenza,come appunto esige l'attuale Papa.

arsenio
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Vecchio 22-12-2012, 20.54.49   #55
Tempo2011
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Riferimento: Non riesco ben a capire il ruolo che mi è stato dato.

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Tempo2011

In pratica, con questa opinione asserisci di aver già trovato il senso della vita. A mio modo di vedere, non possiamo partire a tutta velocità e accantonare una delle domande che circolano per il mondo da millenni; di fatto, non conoscendo nulla della nostra presenza, perlomeno gli esseri pensanti, ad un certo punto della vita, una volta stabilita la sua inutile ripetitività, la domanda viene spontanea. In questo frangente ho notato che nessuno fa una divisione tra i vari massimi sistemi esistenti che vorrebbero dare delle risposte, anche se, per alcuni, per tenerle in considerazione bisogna applicarci la fede, come per quello religioso. In un certo senso condivido la tua tesi, la dove affermi: "Il senso della vita sta in una gioiosa partecipazione terrena,ognuno a suo modo e secondo inclinazioni." Questo atteggiamento, secondo me, si potrebbe applicare una volta scoperto il quesito posto dal topic, mentre attuarlo senza una consapevolezza vorrebbe significare vivere la propria vita in modo virtuale e non reale, come suggerisci tu. Ovvero, secondo il tuo parere l'uomo nasce, cresce, vive e poi muore, senza dover sapere nulla sui perché di tutto questo? Che senso avrebbe una vita senza ricerca?
Nel tuo caso che cosa significa conoscere il mondo?
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arsenio

Nei forum improntati a spiritualità e neo-spiritualismi si dimentica che la filosofia non è più ancella della teologia, di retaggi metafisici sull”Essere, anche alla luce degli orientalismi importati, che investono la stessa fisica quantistica.

Chi lo desidera si appaghi pure nelle religioni, misticismi che si astengono da una ragionevole filosofia volta all'esistenza in sé, deviando da ricerche di senso umano. L'esistenza,come esortò Nietzsche che sempre fu dalla parte della tragicità greca che dà valore alla vita su questa terra, senza svilirla e mortificarla in vista della Vera vita ultraterrena:

“Vi scongiuro fratelli, restate fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovra terrene speranze! Essi sono degli avvelenatori,che lo sappiano o no. Sono spregiatori della vita, moribondi ed essi stessi avvelenati, dei quali la terra è stanca: se ne vadano pure”
( F. Nietzsche, Proemio di Zarathustra).

L'uomo non ama le verità rigorose, preferisce le mitologie inverificabili. Riferirsi a un'Immaterialità Superiore prediletta e riposante. Una dimensione prelogica, ambigua, mistica, magica, religiosa. Plasmati da storia, famiglia, cultura, società. ( Boncinelli)

Severino afferma che la realtà della storia è nichilistica in quanto il divenire metafisico procede verso il nulla. Dall'errore del Cristianesimo e dell'Occidente esclude solo l'essere di Parmenide, a cui si deve ritornare. L'angoscia non si contrasta con le entità, Dio, trascendenze, tecniche, religione, filosofia, arti, tutto volta a ottenere un potere. Nessun Dio immutabile e eterno esiste e dire che tutto è eterno è follia.
Quale “rimedio”, ragionevole propone una filosofia volta all'esistenza in sé, senza ricerche di senso,che estenda la ricerca del significato umano.

Che fare se qualcuno, secondo la sua storia, ambiente familiare, cultura, primi condizionamenti, personali vissuti, ecc. si arrovella sui “perché” che fanno parte di quel “mysterium tremendum ammesso e insondabile secondo ogni scienziato, credente o meno?
Senza nemmeno conoscere il mondo attraverso un discernimento e relative distinzioni tra rispettivi campi di indagini, attribuzioni di “verità”, di fede, di ragione, di percezione, ecc. ecc. ? Niente! due interlocutori i cui riferimenti sono in tal senso opposti, sono due parallele che non possono incontrarsi, se non ad esempio, con una sottomissione della scienza alle vera, unica “Verità” di fede riconoscendone anche la supremazia di conoscenza,come appunto esige l'attuale Papa.
arsenio, ho letto più volte il tuo post ma non sono riuscito a collegarlo alla mia risposta precedente; potresti essere più preciso?
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Vecchio 23-12-2012, 19.14.59   #56
arsenio
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Riferimento: Non riesco ben a capire il ruolo che mi è stato dato.

Citazione:
Originalmente inviato da Tempo2011
arsenio, ho letto più volte il tuo post ma non sono riuscito a collegarlo alla mia risposta precedente; potresti essere più preciso?




Il tema d'inizio orienta la discussione sul “perché”,della vita,perché siamo nati, sul ruolo - missione che ci viene assegnato, si deduce da un demiurgo o Entità creatrice. Decisamente un ruolo trascendente, non certo sociale o nell'accezione di una raggiunta meta di sviluppo della personalità umana,più o meno influenzata dalla vita collettività sociale.

Tale premessa senza dubbio riguarda la metafisica: problema di Dio, cosmologia, immortalità dell'anima, ecc. In ogni caso i perché cruciali, le risposte sul perché della vita, aldilà, perché si è nati, il ruolo dato, la missione, credo sia ingenuo chiederli, oggi, in un forum di filosofia. Sono le solite domande che ci facciamo da bambini e che poi potranno trovare risposta solo nelle religioni predicate o in anarchiche credenze di indefiniti Spiriti Assoluti, Tutto Universale, ecc.

Attraverso i post si nota che la tendenza,in questo forum, è trascendentale, per intenderci valori assoluti o comunque con la maiuscola, salvo qualche accenno al comportarsi su questa terra:
la Meta, l'Origine, la Verità assoluta, il ritorno all'Origine, il Vero e la Verità, il nostro ruolo spirituale, un destino da tutti condiviso, Misericordia, Amore, Padre ( Cristianesimo) arricchire l'Anima,ecc. ( chi vuole si rilegga il percorso del dibattito). Pare che per alcuni, se non ho capito male, sarebbe maggiormente degna la vita di chi contempla il trascendente: le varie forme in cui può essere espressa una spiritualità,anche, come si dice oggi, “fai da te”. Ne prendo atto, non commento.

Pure a te preme “non accantonare domande che esistono da millenni, non potendo essere nati, crescere, morire senza saper nulla sui perché”.

La mia risposta non si “collega” bene alle tue istanze perché origina da una visione di vita opposta, e immagino ti siano ostiche, come ad altri qui sulla stessa linea, anche le considerazioni
anti - metafisiche di illustri filosofi che riporto.
Un confronto dialettico quindi risulta difficile, resta solo il prendere atto dei reciproci diversi orientamenti di vita. Il perché di queste diversità di vedute rientra più nelle discipline psicologiche.

arsenio
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Vecchio 24-12-2012, 01.10.01   #57
Giorgiosan
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Originalmente inviato da lunatika
"Chi di voi ,come me, pensa che alla fine abbia un ruolo da svolgere in questa vita...ma non è ancora giunto a capire quale sia?
Invece chi di voi pensa che la vita sia solo una casualità...senza destino,senza ruoli,senza missioni? "
Ho citato l'inizio della mia discussione....come vedi io penso che non ci sia un puro caso....no no.
C'è un nesso..Un Dio..un qualcosa in tutto questo creato.

Ci sono mentalità che rispondono ad ogni quesito di questo genere asserendo che sono frutto di patologie psichiatriche, dell'educazione o altri condizionamenti, (che è fallacia logica "ad hominem circostanziale") ... ma glissiamo ... è Natale.

Certo le patologie sono un realtà, così come i condizionamenti e l'educazione sbagliata ma possono esserlo per tutti, nessuno escluso. C'è qualcuno che può affermare di esserne immune senza incorrere nel medesimo giudizio, da parte di chi è stato accusato? Non credo.

Nella tua domanda finale c'è anche una risposta in quanto usi l'espressione:" in tutto questo creato", dalla quale si deducono una serie di concetti corollari che raccolti ed organizzati in qualche modo costituiscono una teologia, che non necessariamente coincide con una teologia confessionale, ma che rivela un tua fede. Dunque sembri avere già la risposta alla domanda che proponi.

In un post precedente, dal sapore natalizio ho affermato che c'è una tensione evolutiva in ogni essere umano che non può essere negata, è inscritta nello stesso divenire, che non può essere negato.

La tua domanda concerne il tuo proprio ruolo, la tua missione, il tuo posto, la tua funzione nella comunità umana. Credo che solo tu possa rispondere a questa domanda con la tua fede e con la tua coscienza

Ultima modifica di Giorgiosan : 24-12-2012 alle ore 10.56.18.
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Vecchio 24-12-2012, 05.37.29   #58
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Riferimento: Non riesco ben a capire il ruolo che mi è stato dato.

Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
Il tema d'inizio orienta la discussione sul “perché”,della vita,perché siamo nati, sul ruolo - missione che ci viene assegnato, si deduce da un demiurgo o Entità creatrice. Decisamente un ruolo trascendente, non certo sociale o nell'accezione di una raggiunta meta di sviluppo della personalità umana,più o meno influenzata dalla vita collettività sociale.

Tale premessa senza dubbio riguarda la metafisica: problema di Dio, cosmologia, immortalità dell'anima, ecc. In ogni caso i perché cruciali, le risposte sul perché della vita, aldilà, perché si è nati, il ruolo dato, la missione, credo sia ingenuo chiederli, oggi, in un forum di filosofia. Sono le solite domande che ci facciamo da bambini e che poi potranno trovare risposta solo nelle religioni predicate o in anarchiche credenze di indefiniti Spiriti Assoluti, Tutto Universale, ecc.

Attraverso i post si nota che la tendenza,in questo forum, è trascendentale, per intenderci valori assoluti o comunque con la maiuscola, salvo qualche accenno al comportarsi su questa terra:
la Meta, l'Origine, la Verità assoluta, il ritorno all'Origine, il Vero e la Verità, il nostro ruolo spirituale, un destino da tutti condiviso, Misericordia, Amore, Padre ( Cristianesimo) arricchire l'Anima,ecc. ( chi vuole si rilegga il percorso del dibattito). Pare che per alcuni, se non ho capito male, sarebbe maggiormente degna la vita di chi contempla il trascendente: le varie forme in cui può essere espressa una spiritualità,anche, come si dice oggi, “fai da te”. Ne prendo atto, non commento.

Pure a te preme “non accantonare domande che esistono da millenni, non potendo essere nati, crescere, morire senza saper nulla sui perché”.

La mia risposta non si “collega” bene alle tue istanze perché origina da una visione di vita opposta, e immagino ti siano ostiche, come ad altri qui sulla stessa linea, anche le considerazioni
anti - metafisiche di illustri filosofi che riporto.
Un confronto dialettico quindi risulta difficile, resta solo il prendere atto dei reciproci diversi orientamenti di vita. Il perché di queste diversità di vedute rientra più nelle discipline psicologiche.

arsenio

se posso chiederti...ritieni che,una visione della vita,in termini piu o meno generici,che sia completamente opposta ad un altra non sia semplicemente diversa (percio ne meglio o ne peggio) e quindi per questo meritevole di tutto il rispetto anche se non ne condividiamo i contenuti?
oppure e' giusto ritenere che i contenuti di una siano piu validi di un altra?
acquario69 is offline  
Vecchio 24-12-2012, 16.13.53   #59
arsenio
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Riferimento: Non riesco ben a capire il ruolo che mi è stato dato.

Citazione:
Originalmente inviato da acquario69
se posso chiederti...ritieni che,una visione della vita,in termini piu o meno generici,che sia completamente opposta ad un altra non sia semplicemente diversa (percio ne meglio o ne peggio) e quindi per questo meritevole di tutto il rispetto anche se non ne condividiamo i contenuti?
oppure e' giusto ritenere che i contenuti di una siano piu validi di un altra?


Credo che ognuno deve orientarsi da sé e senza aspettarsi illuminazioni dall'alto, certe scelte cruciali avendo sempre presente non cosa sia “peggio” o “meglio”,ma “cosa, per chi e in che senso sia meglio o peggio, per lui, per chi, per altri, ecc. quale scelta etica, religiosa,ecc. non reso cieco da dogmi e idola, implicazioni, conseguenze, ecc. il perché, se è suggestione indotta, se è valutata opzione, ecc.

Un giudizio di valore non relativo, o colpevolizzante,non so in che modo possa essere stabilito, ognuno tra l'altro essendo condizionato e plasmato in larga misura dalla propria storia biografica, biologica,familiare, dalle persone significative incontrate nel percorso di vita, ecc.

Un discorso dialogico - filosofico dovrebbe essere socratico e maieutico: il metodo è discuterne, stimolare,chiedere, sollecitare risposte,indurre in autonomia verifiche, discrepanze e contraddizioni.
E' meglio l'impegno compassionevole tra i reietti o la preghiera per il mondo di chi fa vita monastica? E' meglio una vita dedicata a migliorarsi per chi ci sta intorno nel nostro quotidiano o un amore universale,senza tanto impegnarsi sulla terra? Meglio il monaco zen nella sua cella che ripete i mantra per il vuoto mentale in attesa del Tutto assoluto,annullando il suo stesso io, o l'ulisside che si scaglia nel mondo a cercar virtù e conoscenza, o ancora chi privilegia la relazione umana, amorosa, comunicativa, ecc. ?

Ricordo una novelletta del Boccaccio. Il Saladino chiede a un giudeo, “savissimo” e nelle cose di Dio avanti, se può dirgli quale religione sia la verace, e migliore, se la giudaica, la saracina o la cristiana. L'uomo subodora un'insidia e se la cava con diplomazia. Oggi, se chiedessimo a un occidentale a conoscenza di storia e dottrine, credo non potrebbe ignorare che per una donna sottostare a leggi coraniche così mortificanti rende in ogni caso “migliore” per lei l'essere nati in una famiglia devota al Cristianesimo che perlomeno ha subito qualche influsso illuminista che ne ha mitigato la rigidità fondamentalista. Chiedendo la stessa cosa, una musulmana specie di una certa età potrebbe trovare giusta e legittima tale sottomissione fino al burqa e al delitto per questioni di razza.

Qui la valutazione apparirebbe a favore di proiezioni ultramondane, certo senza generalizzare su tutti i partecipanti. Come detto, è impossibile a volte far cambiare certe idee, molto dissonanti con quello che si è prima “appreso”,o per qualche ragione è più vantaggioso, attributivo d'identità, ecc. ecc.


arsenio
arsenio is offline  
Vecchio 25-12-2012, 01.09.48   #60
paul11
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Riferimento: Non riesco ben a capire il ruolo che mi è stato dato.

Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
Credo che ognuno deve orientarsi da sé e senza aspettarsi illuminazioni dall'alto, certe scelte cruciali avendo sempre presente non cosa sia “peggio” o “meglio”,ma “cosa, per chi e in che senso sia meglio o peggio, per lui, per chi, per altri, ecc. quale scelta etica, religiosa,ecc. non reso cieco da dogmi e idola, implicazioni, conseguenze, ecc. il perché, se è suggestione indotta, se è valutata opzione, ecc.

Un giudizio di valore non relativo, o colpevolizzante,non so in che modo possa essere stabilito, ognuno tra l'altro essendo condizionato e plasmato in larga misura dalla propria storia biografica, biologica,familiare, dalle persone significative incontrate nel percorso di vita, ecc.

Un discorso dialogico - filosofico dovrebbe essere socratico e maieutico: il metodo è discuterne, stimolare,chiedere, sollecitare risposte,indurre in autonomia verifiche, discrepanze e contraddizioni.
E' meglio l'impegno compassionevole tra i reietti o la preghiera per il mondo di chi fa vita monastica? E' meglio una vita dedicata a migliorarsi per chi ci sta intorno nel nostro quotidiano o un amore universale,senza tanto impegnarsi sulla terra? Meglio il monaco zen nella sua cella che ripete i mantra per il vuoto mentale in attesa del Tutto assoluto,annullando il suo stesso io, o l'ulisside che si scaglia nel mondo a cercar virtù e conoscenza, o ancora chi privilegia la relazione umana, amorosa, comunicativa, ecc. ?

Ricordo una novelletta del Boccaccio. Il Saladino chiede a un giudeo, “savissimo” e nelle cose di Dio avanti, se può dirgli quale religione sia la verace, e migliore, se la giudaica, la saracina o la cristiana. L'uomo subodora un'insidia e se la cava con diplomazia. Oggi, se chiedessimo a un occidentale a conoscenza di storia e dottrine, credo non potrebbe ignorare che per una donna sottostare a leggi coraniche così mortificanti rende in ogni caso “migliore” per lei l'essere nati in una famiglia devota al Cristianesimo che perlomeno ha subito qualche influsso illuminista che ne ha mitigato la rigidità fondamentalista. Chiedendo la stessa cosa, una musulmana specie di una certa età potrebbe trovare giusta e legittima tale sottomissione fino al burqa e al delitto per questioni di razza.

Qui la valutazione apparirebbe a favore di proiezioni ultramondane, certo senza generalizzare su tutti i partecipanti. Come detto, è impossibile a volte far cambiare certe idee, molto dissonanti con quello che si è prima “appreso”,o per qualche ragione è più vantaggioso, attributivo d'identità, ecc. ecc.


arsenio


Capisco il fine nobile dei tuoi interventi , Arsenio e li condivido pur se da posizioni diverse. Ma non se ne esce se non si definisce che cosa è la morale.
Se Dio è morto , l'uomo di questo tempo non sta molto bene; se il comunismo è morto, il capitalismo globalizzato non sta molto bene; se il concetto di progresso positivistico si è perso e la scienza che proprio non gli interessa cosa sia la morale è divenuta la "cultura sciocca" ( non avendo morale)al servizio del potere, è altrettanto ovvio e naturale chiedersi "MA cos'è l'uomo?"
Una semplice entità evolutiva che casualmente gli è capitato di avere un cervello cognitivo? E a che pro?
O più semplicemente:come costruiamo una cultura in cui l'uomo diventa centrale nel sistema e non succube dei suoi propri artifizi (caste sacerdotali, poteri economici e politici, la tecnica, ecc.) ? Insomma esiste una dignità umana o è una invenzione anche questa?
A mio modesto parere bisogna capire se la natura umana ( animale) può essere addomesticata (morale) in modo però libero non imposto da poteri.
Quindi la "questione morale" è centrale.

Forse Lunatika il ruolo è cercare più "modestamente" come si possa progettare,costruire una società dove ogni individuo possa essere il più possibile felice senza rendere infelice un suo simile.
paul11 is offline  

 



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