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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 04-05-2013, 12.47.14   #71
Tempo2011
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Citazione:
Tempo 2011

Per confrontarmi con chi ha fede, al di fuori delle dottrine o regolamenti religiosi che, a questa discussione non interessano, rivolgo la seguente domanda: esiste una motivazione inconfutabile per cui le religioni abbiano un motivo per esistere, e per un essere umano un motivo per avvicinarvisi? Ovvero: quali sono le motivazioni per cui l'uomo deve adorare una qualche entità che, di solito, è misteriosa e inarrivabile?
Citazione:
gyta

Se il sentimento religioso nasce dal desiderio di unire svela quella necessità profonda che l’amare sia, emerga e si esprima per davvero non restando sentore latente di un senso ma esperienza profonda e reale della nostra natura intera.
L’esperienza mistica ed il senso del Sacro ci accompagna fin dalla nascita,
lo stupore che ci avvolge ed al quale non sappiamo dare un nome ci imbeve nel profondo
si erge oltre ogni possibile definizione ed immagine. Ciò che sperimentiamo, se solo osiamo affacciarci all’abisso che ci abita, è incontenibile. Insostenibile ai nostri sensi, percepiamo il mistero profondo di una identità che va ben oltre la forma ed il significato,
una sorta di profonda beatitudine, un’insostenibile leggerezza di essere ci abita e ci sconvolge
così cerchiamo attraverso il rito di cristallizzare, pianificare, affermare e pacificare
quella percezione ancora latente di quell’abisso incontenibile.

Il “disegno intelligente” non è il corrispettivo della tirannia di una qualche legge insulsa intrinseca al reale,
né il corrispettivo di un qualche eccentrico monarca che lavora a trama ed ordito. Per “disegno intelligente”
bisognerebbe intendere una qualità intrinseca al reale dotata per l’appunto di intelligenza creativa.
Ora, non essendo l’intelligenza creativa la mano dittatoriale di un astruso ed insulso monarca è e rappresenta
una qualità insita al reale non obbligatoria e meccanica ma intrinseca come potenziale che si presenta talora come latente (in ombra) o emerso (in luce). Così come noi possediamo un’intelligenza latente o emergente,
secondo che la portiamo in atto o la respingiamo nel profondo dell’incoscienza. L’immagine di un Dio ha preso aspetti differenti secondo le menti dalle quali è stato percepito e conseguentemente immaginato; non dovremmo quindi stupirci se si passa dalla percezione di un Dio tiranno a quella di una Madre creatrice, di un essere al quale prostrarsi sino alla consapevolezza di una realtà ben più semplice che prende il colore della mente atta a farne esperienza. La musica esiste per chi possiede orecchie in grado di percepirla e non diviene inesistente in senso assoluto per il solo fatto che alcune orecchie abbiano perduto in parte la capacità di coglierla. Una qualità esiste nel momento che viene colta, differentemente resta nella migliore delle ipotesi ipotetica ed indimostrabile. Il Dio al quale volentieri mi riferirei non è corrispettivo del Deus ex machina capace di intervenire a donare risposte dal di fuori ma una qualità fondante il reale che appare a noi menti come intelligenza della quale possiamo fare uso. Ci parrà molto banale poter far uso di una qualità non per questo però tale qualità eccelle meno. Se confondiamo la pigra simpatia con la capacità di amare ci parrà molto banale la spinta del desiderio insito nella mente di tuffarsi nell’abisso del sentire e del conoscere. Allora gli incontri non saranno che un apparente sfiorarsi di forme ed il piacere presto svanito lascerà posto al vuoto imperante dell’assenza di un io sostanziale, poiché non vi è nessun sé sostanziale alla mente. Eppure latente eccelle la luce dell’amare, l’intelligenza che coglie, comprende ed emerge, che dà sostanza alle forme, senza la cui sostanza la forma non sussisterebbe. La forma è sostanza, la sostanza è la forma, la mente emersa è in grado di cogliere questa corrispondenza. Attraverso la bocca alimentiamo il corpo, attraverso la medesima bocca comunichiamo. Attraverso le mani imprimiamo le forme, attraverso le mani ci specchiamo.
Adorare non è che l’atto più sublime del nostro rispecchiarci, del nostro porre attraverso le mani la sacralità al reale.
Non uno sminuirsi, non un prostrarsi ma il riconoscimento profondo che emerge alla luce ed alla mente.
La mente è senso atto alla contemplazione ed attraverso la contemplazione ciò che è in latenza prende luce e forma.
La nostra intelligenza che è l’amare autentico coglie il senso e dà vita all’essere.
Noi sentiamo questa disposizione naturale che spinge al di sotto di ogni nostra azione, qualcosa che eccelle e desidera luce di emersione piena, questa è la legge dentro la mente, questa è la legge di Dio, questa è Dio, questa è la sostanza corrispettiva alla forma, questa è l’immortale che si rinnova nella forma attraverso il caduco. Questa fame del sé che non ha fondamento nella separazione, questa fame del sé che non si può cogliere se non abbracciandone l’abisso incontenibile è ciò che spinge l’uomo a chiamare ciò che non ha né può avere un nome, poiché è la forma della forma, la sostanza della sostanza, l’intelligenza dell’intelligenza, il sé del non-sé, l’amare emerso. Si erigono templi (forme), si ricercano ritualità per il bisogno supremo di una forma a cristallizzarne la spinta incontenibile, alla ricerca di una via che insegni ad esprimere un abisso indomabile, un sé impossibile ad imprigionarsi.
Dice (parafrasando) il Tao te ching ‘quando la luce è oscurata allora nasce l’esigenza di una morale e di rituali a denunciarla (rammentarla)’.
Quando la mente è emersa nella luce dell’intelligenza dell’amare profondo allora ovunque risplende ed ogni atto ed ogni visione è rito intrinseco, è celebrazione, è essere, è essenza priva di contrapposto.
La via è quella della conoscenza profonda, dell’emersione della luce,
la via di essere profondamente autentici.
Allora il senso appare in luce, è colto, esperito, espresso.
Il matrimonio sacro risalta.
Siamo.
Non volevo rispondere al tuo post solo per non contaminarlo, tanto è bello e profondo; ma se ho deciso di assumere il ruolo del "contrappositore", per dovere d'ufficio devo farlo. Il tuo intervento, proprio perché così profondo, non può essere che una percezione personale non sdoganabile. Ovvero, se veramente esiste il senso della spiritualità fin dalla nascita, con riferimento a noi stessi, dobbiamo registrare anche la sua evoluzione che tu hai espresso così bene. Di fatto, però, quando leggevo il tuo post pensavo a quella tribù che, vedendo per la prima volta un aereo passare sopra il proprio villaggio sperduto nella foresta, non comprendendo che cosa fosse e come facesse a librarsi nel cielo come un grande uccello, sentirono la necessità di costruirne uno al centro di detto villaggio, iniziando ad adorarlo. Sicuramente, anche quella era un’esigenza del loro spirito innato, seppur ai primordi. Per questo ho parlato d’interpretazioni soggettive e di evoluzione dello spirito, poiché come tutte le cose, anch’esso si evolve e si trasforma: ma alla fine morirà solitario senza lasciare tracce utili per gli altri, ma solo, purtroppo, per il tempo del nostro vissuto, perché di questo si tratta: sensazioni non trasferibili.

Ultima modifica di Tempo2011 : 04-05-2013 alle ore 21.24.42.
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Vecchio 06-05-2013, 07.06.42   #72
gyta
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Grazie, Tempo2011

Certo non è sempre facile amare.. tanto più chi ci fa del male.. ma se è vero -ed è vero-
che amare significa conoscenza, significa usare l’intelligenza sino in fondo,
allora in questi casi ancora di più ci serve di usarla, di aver il coraggio di guardare le persone che abbiamo di fronte,
coi loro, talvolta voluti, limiti, col loro bagaglio mentale, talvolta il loro egoismo le permette di sopravvivere..
Non sempre è facile incontrare dentro di noi quell’intelligenza capace di portare in emersione la luce che ci consegna
ad una vita differente, ad un sentire differente.. Spesso dentro ci portiamo il buio, quello che non siamo riusciti a rischiarare, quello che attende il momento meno opportuno per venire fuori e farci sentire ancora più fragili, si insinua coi suoi pensieri, come se fosse capace di pensare, pronto a farci arrendere a limiti in realtà inesistenti.. e siamo soli nella nostra lotta, siamo soli nel nostro ascoltare quelle voci, soli a cercare qualcosa di più adatto di una bilancia sulla quale valutare quel sentire.. Per incontrare e non perdere Dio ci vuole una straordinaria intelligenza, una capacità di porre in luce le cose, ma in un modo un po’ differente dal semplice ragionamento dei pro e dei contro, ci vuole una fede molto grande nella luce dell’uomo, una fede molto grande nella luce della mente, capace di sostenere tutto il male guardandolo per ciò che è, una pazzia, una silenziosa, invisibile, devastante follia.. Perché quell’abisso che ci abita prende il colore della nostra mente, di quella che ha maggior peso in noi..
Questo chiarimento mi sembrava opportuno visto il delicato e non facile argomento..

Citazione:
Per questo ho parlato d’interpretazioni soggettive e di evoluzione dello spirito, poiché come tutte le cose, anch’esso si evolve e si trasforma: ma alla fine morirà solitario senza lasciare tracce utili per gli altri, ma solo, purtroppo, per il tempo del nostro vissuto, perché di questo si tratta: sensazioni non trasferibili.

Che siano sensazioni personali è vero.. ma non direi che ciò che ci accade scompaia senza lasciare tracce, questo non lo credo.. ma non saprei addentrarmi maggiormente a parole in questo.. so, sento, credo che non sia così.. ogni sentire positivo o negativo che sia (secondo me) lascia tracce indelebili, o per meglio dire, lascia tracce.. Ogni nostra realtà risponde ad ognuna di queste tracce.. (anche se magari non abbiamo mai conosciuto personalmente chi le ha lasciate)..

Citazione:
pensavo a quella tribù che, vedendo per la prima volta un aereo passare sopra il proprio villaggio sperduto nella foresta, non comprendendo che cosa fosse e come facesse a librarsi nel cielo come un grande uccello, sentirono la necessità di costruirne uno al centro di detto villaggio, iniziando ad adorarlo. Sicuramente, anche quella era un’esigenza del loro spirito innato, seppur ai primordi
Sì, probabile! Tanto più che l’idea di un uccello richiama in noi quel senso di visione ampia, la capacità quasi di non dover sottostare a nessuna legge che ci ancora ad un luogo che non sia interiore..

Citazione:
per non contaminarlo

Se ci contagiassimo tutti di buone cose saremmo tanto più felici.. e forse tanto più intelligenti..

Ultima modifica di gyta : 07-05-2013 alle ore 06.55.15. Motivo: rettificato per eludere (per me non ovvi) fraintendimenti
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Vecchio 07-05-2013, 11.05.42   #73
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n.b:


Citazione:
Ovvero, se veramente esiste il senso della spiritualità fin dalla nascita, con riferimento a noi stessi,
dobbiamo registrare anche la sua evoluzione che tu hai espresso così bene.

(Tempo2011)

[Il mio riferimento era all'evoluzione (consapevolezza) del pensiero]

A mio avviso il “senso della spiritualità” (come il senso dell'udito) non si evolve,
ciò che si evolve (muta) è la consapevolezza mentale,
ciò che muta è la concettualità della mente, la parte concettuale della mente,
che quando giunge alla radice del senso (probabilmente appare paradossale)
diviene maggiormente pulita (consapevole) dall’impronta concettuale.
Ciò che muta non sono direttamente le percezioni, il senso,
ma ciò che impedisce il diretto percepire, solitamente ostacolato
dal mondo concettuale cristallizzato ed inconsapevole o poco consapevole.

Avevo tralasciato questo punto visto che il 3d era focalizzato sul perché del senso religioso..
poi ho pensato che tralasciare poteva essere inteso come una indiretta ammissione intorno al concetto
di evoluzione del 'senso spirituale', come lo abbiamo chiamato, quell’intelligenza profonda, luce della mente,
che giunge ad un pieno modo di sentire e sperimentare la coscienza.
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Vecchio 07-05-2013, 17.39.44   #74
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Citazione:
gyta

[Il mio riferimento era all'evoluzione (consapevolezza) del pensiero]

A mio avviso il “senso della spiritualità” (come il senso dell'udito) non si evolve,
ciò che si evolve (muta) è la consapevolezza mentale,
ciò che muta è la concettualità della mente, la parte concettuale della mente,
che quando giunge alla radice del senso (probabilmente appare paradossale)
diviene maggiormente pulita (consapevole) dall’impronta concettuale.
Ciò che muta non sono direttamente le percezioni, il senso,
ma ciò che impedisce il diretto percepire, solitamente ostacolato
dal mondo concettuale cristallizzato ed inconsapevole o poco consapevole.

Avevo tralasciato questo punto visto che il 3d era focalizzato sul perché del senso religioso..
poi ho pensato che tralasciare poteva essere inteso come una indiretta ammissione intorno al concetto
di evoluzione del 'senso spirituale', come lo abbiamo chiamato, quell’intelligenza profonda, luce della mente,
che giunge ad un pieno modo di sentire e sperimentare la coscienza.
Cara Gyta, i tuoi post, così lirici mi mettono in imbarazzo, poiché mi danno la sensazione di non poter trovare le risposte adatte per il confronto. In ogni caso, mi sembrava chiaro che il senso della spiritualità, in assoluto, non può variare, mentre quello che cambia è il vissuto: l’Alfa e l’Omega espressiva di ognuno di noi, riguardo quella spiritualità. L'esempio della tribù che si costruì l'aeroplano per adorarlo, mi sembrava indicativo. Se poi consideriamo il numero di religioni esistenti al mondo e le varie tradizioni che le accompagnano, diciamo che ho intravisto nel tuo modo di interpretarla, come un "protocollo universale" da consigliare, cui tutti, alla fine, dovrebbero raggiungere. Dunque, per evoluzione intendevo questo traguardo espressivo che tu, mi sembra, hai raggiunto.
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Vecchio 08-05-2013, 06.32.17   #75
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Pensa invece che spesso io rileggendomi mi trovo ostica, tendente al granitico
e latentemente (mica poi tanto!) ermetica..
Tanto che al di fuori degli scritti cerco di dare uno stop alle mie pittoresche disquisizioni..

Citazione:
In ogni caso, mi sembrava chiaro che il senso della spiritualità, in assoluto, non può variare, mentre quello che cambia è il vissuto: l’Alfa e l’Omega espressiva di ognuno di noi, riguardo quella spiritualità.

(Tempo2011)

Anche a mio avviso. Eppure sono molte quelle interpretazioni religiose che affondano su di un percorso evolutivo animistico talmente preciso da non lasciare quasi spazio ad una propria interpretazione dell’esperienza interiore.. (anche quei percorsi dai quali ho colto molti 'là' utili a sondare maggiormente alcune intuizioni)..

Se l’utilità di una espressione religiosa sociale è da ravvisare nell’esigenza di una comune partecipazione alla vita interiore più intima questa medesima strada di condivisione più che puntualmente è stata deviata come luogo di potere per manovrare nel profondo le menti attraverso l’esca della comunione in fine dell’annullamento all’individualità, del potere personale, dell’autodeterminazione. Così ciò che doveva essere luogo di aggregazione creativa e solidale diventava presto prigione dello spirito e della mente, schiavitù annodata coi vincoli di appartenenza, attraverso la leva della necessità profonda dell’umano di sentirsi in relazione.
Eppure questa magia del sentire profondo mai ci ha abbandonato, seppure spesso mascherata in strade differenti (nell’affettivo, nel sociale, nel lavoro).. Forse attraverso il profondo atteggiamento critico seppure spesso intimamente disfattista e disilluso dell’ultimo trentennio si prepara un possibile terreno maggiormente fertile alla messa in discussione personale, ad una analisi forse realmente più autentica ed individuale..
dove poter sperare in una forza interiore rinnovata, all’apparenza meno compatta socialmente ma maggiormente temprata, solida..
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Vecchio 08-05-2013, 21.13.54   #76
paul11
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Citazione:
Originalmente inviato da gyta

Anche a mio avviso. Eppure sono molte quelle interpretazioni religiose che affondano su di un percorso evolutivo animistico talmente preciso da non lasciare quasi spazio ad una propria interpretazione dell’esperienza interiore.. (anche quei percorsi dai quali ho colto molti 'là' utili a sondare maggiormente alcune intuizioni)..



"Non mi torna" questo concetto dell'invarianza spirituale a prescindere dal vissuto.
Ma confesso che ho dubbi(tanto per cambiare ).

Se fosse invariante e penso sia tipico delel spiritulità di ispirazione indiana, la verità è una sottrazione dall'esperienza.

Se invece non è invariante , il peso del vissuto e quindi l'esperienza possono aggiunger o togliere ( dipende dal comportamento) "spiritualità".

Se esiste l'anima (utilizzo il condizionale d'obbligo) la ritengo come un registratore della nostra vita: la nostra memoria.

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Vecchio 09-05-2013, 10.26.06   #77
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Questa la mia (personale) visione.

Sì, lo è (d’ispirazione "indiana" e del buddismo dzogchen, nel senso che forse è quello
-assieme al vedanta- che maggiormente giunge al cuore della trasparenza concettuale).

Ed è di una giustizia che supera di gran lungo ogni aspettativa umana.
La luce non è per i buoni o per i cattivi ma per chiunque la riconosca.
Non muta la sua essenza muta la nostra consapevolezza, la mente che ne fa esperienza,
non la natura intrinseca che siamo ma il viaggio, il nostro cuore umano.
La luce che siamo è già completa, è già perfetta,
ciò che pensiamo e facciamo è la nostra esperienza non chi siamo.
Il massacro della sofferenza, se ci comportiamo bene o male
è la nostra individualità che ne soffre e si nega la consapevolezza profonda,
non c’è nessun dopo, nessun ora, solo livelli di visioni,
vinciamo e perdiamo adesso, non ce nessuna ricompensa di un dopo,
non ci viene data un’anima che non avevamo né tolta un anima che avevamo.

E’ una giustizia molto diversa da quella umana che punisce o ricompensa;
ogni ricompensa e punizione è da subito, è nel come viviamo questo viaggio.
Questa lettura non ha nulla a che fare con un’ipotetica equiparazione
delle azioni cattive o puramente egoiste con quelle illuminate da un’intelligenza profonda,
in questo viaggio siamo tutti sulla stessa barca e un’azione riprovevole è riprovevole
e orribile ed un azione umana è umana e fonte di creatività.

Simbolicamente possiamo vedere che ciò che appare differenziato nella materia macroscopica
risulta sostanzialmente identico con l’ausilio di strumenti differenti nell’indagine sub atomica,
parimenti quello che ci appare differenziato nella nostra esperienza di identità personale e mentale
è in realtà intimamente identico nella sostanza di ognuno.
Questo discorso non deve portarci a pensare che il male ed il bene non esistano, esistono eccome.
Se agiamo secondo bene e male esistono eccome e non ci sono ulteriori alternative.

Laddove è riconosciuta la realtà più profonda scompare l’apparenza.
Il ché non significa che chi uccide e tortura qualcuno ad un’indagine più profonda
non sta uccidendo e torturando, questa è la sua realtà, una realtà che non essendo assoluta riguarda ognuno;
per quel livello ciò che sta facendo e vivendo è assolutamente autentico, solo che se vuole
può passare ad un livello differente, ma tutto avviene nella nostra consapevolezza mentale,
non è l’essenza a mutare ma la forma riconosciuta o meno come sostanza.
La forma è sostanza e la sostanza è forma ad ogni differente livello di consapevolezza e di esperienza.
Il gioco dell’illusione mentale certo non serve, è d’obbligo la mutazione mentale coi tempi richiesti da questi sensi.

Non è che penso “sono luce” e la mia mente si illumina.
Non è che facciamo il pensiero positivo e tutto va a posto.
Questa nostra esperienza, questa nostra crescita o non crescita è autentica.
Autentico ciò che viviamo.
Solo che non è la sostanza radicale ma ciò che appare e ciò che appare (>forma) è (>sostanza).
Se la riconosciamo ci aiuta nell’esperienza sennò non ci aiuta. Se la riconosciamo
si svela alla nostra coscienza mentale: ciò che riconosciamo è la nostra coscienza mentale;
seppure non sia ciò che siamo intrinsecamente, seppure non sia la nostra essenza.
Il senso (a tutto questo, a queste leggi che potremmo chiamare ‘leggi di mutazione’, ‘leggi di ciò che appare’,
o ‘modalità dell’intelligenza profonda’ ) è la mente umana che lo cerca e lo trova nella mente umana, nella dimensione umana.
In altri livelli che non trascendono affatto ma sono semplicemente coesistenti (come matrioska una dentro l’altra)
il senso non si chiama senso e non si cerca perché non si ha bisogno di cercarlo essendolo direttamente.
Questa coscienza nel mentale può essere anche ora, nessun inganno solo una visione differente.

Mi sembra che tu senta maggiormente vicina la linea cristiana, per cui faccio questo riferimento,
come avrebbe potuto Gesù dire all’uomo condannato a morte accanto a lui
“oggi ti assicuro sarai con me dal Padre” ?
Quell’uomo aveva compreso una differente realtà questo era sufficiente.


Come avrebbe potuto essere sufficiente se la negazione dell’intelligenza profonda in sé fosse essenza del reale?
Come, se la sua essenza, se la sua “anima”, fosse stata nel profondo contaminata e non luce?


A chi commetteva obbrobri non diceva andrete all’inferno, poiché erano già all’inferno
ma “non sanno quello fanno” ed era vero ed è vero.
La consapevolezza; la conoscenza. Tutto qua.
Qualcuno diceva ‘chi reputa banale il “Tao”, la “Luce” etc.. non sa nulla di questa’.
Possiamo reputare tutto questo molto banale o rivelatore secondo quanto siamo in grado di riconoscere
di quanto ci appare, non per questo muta, ciò che muta è la nostra coscienza mentale, la nostra coscienza,
è nella nostra mente, che è questo universo e questo mondo *
[i quali a loro volta non sono che un livello di visione della nostra consapevolezza di un qualcosa
a cui non possiamo dare un nome ad esplicare, se non ingannevolmente,
erroneamente chiamandolo “assoluto e trascendente” ].


*che è = la quale mente è

Citazione:
Se esiste l'anima (utilizzo il condizionale d'obbligo) la ritengo come un registratore della nostra vita: la nostra memoria.
(Paul11)
L’anima (sempre a mio avviso) esiste eccome è si comprende dal mio scritto la mia visione,
solo che non è individuale, seppure ne facciamo esperienza come se lo fosse.
Ma (a mio avviso) non è la memoria ma la mente radice della mente umana,
quel “qualcosa” di cui sopra.

Citazione:
"Non mi torna" questo concetto dell'invarianza spirituale a prescindere dal vissuto.

Se fosse invariante e penso sia tipico della spiritulità di ispirazione indiana, la verità è una sottrazione dall'esperienza.

Se invece non è invariante , il peso del vissuto e quindi l'esperienza possono aggiunger o togliere ( dipende dal comportamento) "spiritualità".
(Paul11)

Da quanto spiegato precedentemente si comprende che (secondo ciò che intendo)
non è una sottrazione dall’esperienza umana: è l’esperienza umana.
I “pesi del vissuto” tolgono o aggiungono alla nostra consapevolezza, alla nostra consapevolezza mentale.

Il “senso della spiritualità”, la “Luce” ‘attraverso cui ogni cosa è’,
la ‘luce dell’intelligenza profonda’ (così come appare alla nostra mente) non muta;
muta apparentemente ciò che ci passa attraverso, chi (la mente che) ne viene a conoscenza.

Quella Intelligenza profonda è il volto profondo della nostra mente
e non è separata dalla nostra esperienza.
La confusione mentale è confusione mentale non assenza di intelligenza.
Quando siamo confusi emerge la confusione quando siamo chiari emerge la chiarezza.


La qualità fondante è questa Chiarezza
senza la quale la confusione non potrebbe apparire né scomparire.

.
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Vecchio 02-06-2013, 02.27.33   #78
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Citazione:
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Sempre più spesso, per chi possiede una fede, il tema religioso l'ho adopera in qualsiasi argomento trattato, il più delle volte a sproposito e, per di più: come verità assoluta. Per confrontarmi con chi ha fede, al di fuori delle dottrine o regolamenti religiosi che, a questa discussione non interessano, rivolgo la seguente domanda: esiste una motivazione inconfutabile per cui le religioni abbiano un motivo per esistere, e per un essere umano un motivo per avvicinarvisi? Ovvero: quali sono le motivazioni per cui l'uomo deve adorare una qualche entità che, di solito, è misteriosa e inarrivabile? Sinceramente ho tentato svariate volte di darmi una risposta soddisfacente ma senza riuscirci. Può darsi che chi possiede una fede questa risposta l'abbia già in tasca. Anche se mi rivolgo ai credenti delle religioni più vicine a noi, sostanzialmente, credo che il quesito valga per tutte.

Ho inserito il thread su filosofia, perché esso non vuole indagare sulle strutture religiose o sui loro dogmi, ma sui significati e motivi filosofici di una scelta di vita.

A prescindere da ogni forma di (auto-)coscienza nulla di interessante.
Per chi non ha solo sesso nella vita, oppure se ne è stancato, o ha percepito che si ama assolutamente solo "al di là", cioè non oltre, ma in più del fare sessuale...
leibnicht is offline  
Vecchio 05-06-2013, 21.22.38   #79
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Citazione:
leibnicht

A prescindere da ogni forma di (auto-)coscienza nulla di interessante.
Per chi non ha solo sesso nella vita, oppure se ne è stancato, o ha percepito che si ama assolutamente solo "al di là", cioè non oltre, ma in più del fare sessuale...
Mi sembra chiaro che il tuo post presuppone un discorso più ampio che tu hai già elaborato; magari, se ci dai qualche esempio possiamo intervenire con cognizione di causa.
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Vecchio 11-07-2013, 23.27.42   #80
Coscienza
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Le religioni esistono per la paura della morte.
La religione cristiana fonda tutto sulla promessa che ci sarà vita eterna dopo la morte. Togliete il paradiso, la religione cade, non ha più senso di esistere.
Che ci sia molto altro è scontato, ma è solo di contorno, e mi pare che in questa discussione si sia parlato principalmente del contorno.
La prima domanda che il religioso fa all'ateo è "ma come fai a vivere?", perché non concepisce come si possa affrontare la consapevolezza che dopo la morte non c'è nulla e il conseguente non-senso dell'esistenza dell'individuo.

Volendo trovare altre motivazioni, che comunque a mio avviso sono sempre secondarie rispetto all'esigenza dell'aldilà, possiamo individuare la necessità di un ordine, di un significato. La realtà manca di senso chiaro e certo, e quindi di ordine (siamo nati per caso - il vento gira come gira - la meccanica quantistica - alla fine poi si muore quindi che senso ha - ecc.). Con un credo religioso si colma questo buco; in realtà no, ma chi ci casca ha la fortuna appunto di cascarci. Speriamo non si chieda mai dei "perché" su Dio e correlati, altrimenti torna dov'era prima.
L'ordine serve alla ragione per trovare pace. Senza Dio non si sta in pace, nel senso che ci si tormenta, si filosofa (o si filosofeggia), eccetera. Però almeno si sta con i piedi per terra.
Coscienza is offline  

 



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