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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 12-07-2013, 19.42.41   #81
ulysse
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Le religioni esistono per la paura della morte.
La religione cristiana fonda tutto sulla promessa che ci sarà vita eterna dopo la morte. Togliete il paradiso, la religione cade, non ha più senso di esistere.
Che ci sia molto altro è scontato, ma è solo di contorno, e mi pare che in questa discussione si sia parlato principalmente del contorno.
In effetti è vero!
Amche a me pare che la religione cristiana...in particolare la cattolica...fondi tutto sulla morte...in particolare sull'aldilà.
Col trucco dell’aldilà, infatti, si conquistarono i primi cristiani: magari in questa vita stai male, gli si diceva, ma aspetta che muori e vedrai...nell'altra vita sarà tutta un'altra cosa: di là c'è il paradiso per te ...se in questa vita sei buono e ubbidiente!...e così, oltre ai "fedeli", si comincirono a formare anche i "sudditi"!....purtroppo non i "cittadini"!

E giù a magnificare le gioe del paradiso...che essendo, chi ci stà, sempre gioioso e felice ...deve essere di una noia mortale.

Io però ho anche un'altra teoria: è vero che con la morte la vita acquisisce un senso...ma non è che la cosa interessi molto...in specie al giorno d'oggi.

Invece ciò che veramente attira verso la religione è la magnificenza e onnipotenza del "Capo" che quindi tutto può..anche i miracoli…se ce ne fosse di bisogno!...e..così...anche la magnificenza della Chiesa è giustificata!

L'uomo, infatti, si sente solo e abbandonato nel vasto, deserto, mondo ed anela ad una guida: la prima guida che subito viene alla mente è Dio!....attorno alla cui immaginaria figura l’uomo ci costruisce una religione...a sua immagine e somiglianza ...da cui trae conforto...come il cane che gira e si morde la coda!

Tali sono gli spiritualisti: riescono a farsi seguaci di una guida evanescente, immateriale e impalpabile...salvo poi ricorrere ai miracoli ed ai dogmi con cui lo rappresentano...che magari uno e trino..ascende al cielo!

Ma è solo un esempio…quello più elevato spiritualmente.
Per gli altri ci sono gli Uomini della Provvidenza già bellepronti fisicamente...più che spiritualmente.

Al di là degli spiritulisti, infatti, i poco dotati di immaginazione, i piu' materialisti concretizzano: sì è vero c'è un Dio puro spirito, ma non si manifesta al mio percepire...meglio che mi accodo ad una guida concreta su questa terra: lui penserà a tutto ed io mi scarico di ogni responsabilità...non solo in ambito personale, ma anche sociale e politico.

Così sono nati i grandi Sacerdoti, i Guru, i grandi "Conducador" in pace e in guerra,... i Duce, i Furher, i Piccoli Padri, i cari Leader, i Capi di partito aziendali, i fondatori carismatici dei movimenti populisti, ecc...che, in cambio del nostro amore, ci fanno da guida e di dicono cosa fare per loro interesse (ricchezze e potere) nel vasto infido mondo.

In sostanza, atavicamente, l'uomo persegue l'ideologia che più lo deresponsabilizza e non gli richiede alcuna idea: lui tende solo (per proprio conforto) ad amare, adorare e lodare il capo...la guida religiosa, spirituale o politica, che sia..che gli riempie la vita!

Al come fare e cavarsela nel mondo…nell’interesse proprio...del capo...ovviamente,…ci pensa il capo stesso..magari i suoi piu' fidi accoliti.

D’altra parte, l’uomo, se troppo tardi acquisisce coscienza e si ribella divergendo dalla ortodossia oramai affermata, mal gliene incoglie: rischia la espulsione!...Ma non solo: puo' rischiare la prigione, la tortura, la deportazione in campi di lavoro o di sterminio ...fino a rischiare il rogo!

In conseguenza io consiglierei di lasciar perdere per tempo, fin dall'origine, ogni ideologia necessitante di un “Capo” da incensare e cui affidarsi...sia esso evanescente o concreto.

Meglio istituire subito, in sua vece, una bella, sana e concreta democrazia..magari fondata sul lavoro...dandosi poi da fare a migliorarla sempre più ...magari anche con una bella legge elettorale ad hoc...in modo che ognuno possa prendersi la sua parte di responsabilità e non debba solo amare e incensare il “Capo”..terreno o celeste che sia e cantarne le lodi…che se uno è stonato e canta fuori dal coro potrebbe finir male.

Ultima modifica di ulysse : 13-07-2013 alle ore 13.46.05.
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Vecchio 13-07-2013, 12.38.16   #82
Soren
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Io però ho anche un'altra teoria: è vero con la morte la vita acquisisce un senso...ma non è che la cosa interessi molto.
Invece ciò che veramente attira verso la religione è la magnificenza e onnipotenza del "Capo" che quindi tutto può..anche i miracoli…se ce ne fosse di bisogno!...ed anche la magnificenza della chiesa è giustificata!

In sostanza, atavicamente, l'uomo persegue l'ideologia che più lo deresponsabilizza e non gli richide una idea: lui tende solo (per proprio conforto) ad amare, adorare e lodare il capo...la guida religiosa, spirituale o politica, che sia..che gli riempie la vita!

Meglio istituire subito, in sua vece, una bella, sana e concreta democrazia..magari fondata sul lavoro...dandosi poi da fare a migliorarla sempre più ...magari anche con una bella legge elettorale ad hoc...in modo che ognuno possa prendersi la sua parte di responsabilità e non debba solo amare e incensare il “Capo”..terreno o celeste che sia e cantarne le lodi…che se uno è stonato e finisce fuori dal coro potrebbe finir male.

A parte il discorso sulla morte, che pure è una componente fondamentale dell'attrazione religiosa della massa, quello della sottomissione spirituale mi pare un punto egualmente forte anche se magari più nascosto. La libertà nasce col pensiero e la consapevolezza... però dalla libertà scende anche uno dei peggiori male della nostra specie, come Kierkegaard diceva, l'angoscia di vivere: una volta che sono un attore libero nel mondo, ancora mi manca una causa che legittimi l'esistenza della mia libertà - un fine a cui orientarla, senza il quale non so che farmene; come nella sindrome di Stoccolma, mi pare che le razze di uomini che più a lungo sono state schiave, una volta liberate, chiedano pregando ai vecchi padroni di tornare a sfruttarli e bastonarli, o se non a loro, ne cercano di nuovi: perché della libertà non sanno che farsene, anzi mancando di qualsiasi ambizione se non sopravvivere, questa gli è addirittura deleteria: meglio l'asservimento e la sicurezza della rassegnazione ad esso. Così mi pare che molti uomini liberi in mancanza di un modo ( scopo ) di valorizzare la propria libertà siano propensi a sacrificarla per liberarsi dall'angoscia del non-senso e dello sconosciuto che essa porta all'uomo ex-schiavo. In parole povere... Si è stati in tempi antichi così assuefatti alla schiavitù che pensarsi liberi suscitava sentimenti negativi, perciò si voleva sempre un capo autorevole da adorare. La religione, assicurandone uno superpartes e immortale, ha di certo avuto un'ottima idea per stabilire un controllo.
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Vecchio 13-07-2013, 23.18.17   #83
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Io però ho anche un'altra teoria: è vero con la morte la vita acquisisce un senso...ma non è che la cosa interessi molto.
Invece ciò che veramente attira verso la religione è la magnificenza e onnipotenza del "Capo" che quindi tutto può..anche i miracoli…se ce ne fosse di bisogno!...ed anche la magnificenza della chiesa è giustificata!

In sostanza, atavicamente, l'uomo persegue l'ideologia che più lo deresponsabilizza e non gli richide una idea: lui tende solo (per proprio conforto) ad amare, adorare e lodare il capo...la guida religiosa, spirituale o politica, che sia..che gli riempie la vita!

Meglio istituire subito, in sua vece, una bella, sana e concreta democrazia..magari fondata sul lavoro...dandosi poi da fare a migliorarla sempre più ...magari anche con una bella legge elettorale ad hoc...in modo che ognuno possa prendersi la sua parte di responsabilità e non debba solo amare e incensare il “Capo”..terreno o celeste che sia e cantarne le lodi…che se uno è stonato e finisce fuori dal coro potrebbe finir male.

A parte il discorso sulla morte, che pure è una componente fondamentale dell'attrazione religiosa della massa, quello della sottomissione spirituale mi pare un punto egualmente forte anche se magari più nascosto. La libertà nasce col pensiero e la consapevolezza... però dalla libertà scende anche uno dei peggiori male della nostra specie, come Kierkegaard diceva, l'angoscia di vivere: una volta che sono un attore libero nel mondo, ancora mi manca una causa che legittimi l'esistenza della mia libertà - un fine a cui orientarla, senza il quale non so che farmene; come nella sindrome di Stoccolma, mi pare che le razze di uomini che più a lungo sono state schiave, una volta liberate, chiedano pregando ai vecchi padroni di tornare a sfruttarli e bastonarli, o se non a loro, ne cercano di nuovi: perché della libertà non sanno che farsene, anzi mancando di qualsiasi ambizione se non sopravvivere, questa gli è addirittura deleteria: meglio l'asservimento e la sicurezza della rassegnazione ad esso. Così mi pare che molti uomini liberi in mancanza di un modo ( scopo ) di valorizzare la propria libertà siano propensi a sacrificarla per liberarsi dall'angoscia del non-senso e dello sconosciuto che essa porta all'uomo ex-schiavo. In parole povere... Si è stati in tempi antichi così assuefatti alla schiavitù che pensarsi liberi suscitava sentimenti negativi, perciò si voleva sempre un capo autorevole da adorare. La religione, assicurandone uno superpartes e immortale, ha di certo avuto un'ottima idea per stabilire un controllo.
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Vecchio 14-07-2013, 21.01.52   #84
ulysse
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A parte il discorso sulla morte, che pure è una componente fondamentale dell'attrazione religiosa della massa, quello della sottomissione spirituale mi pare un punto egualmente forte anche se magari più nascosto. La libertà nasce col pensiero e la consapevolezza... però dalla libertà scende anche uno dei peggiori male della nostra specie, come Kierkegaard diceva, l'angoscia di vivere: una volta che sono un attore libero nel mondo, ancora mi manca una causa che legittimi l'esistenza della mia libertà - un fine a cui orientarla, senza il quale non so che farmene; come nella sindrome di Stoccolma, mi pare che le razze di uomini che più a lungo sono state schiave, una volta liberate, chiedano pregando ai vecchi padroni di tornare a sfruttarli e bastonarli, o se non a loro, ne cercano di nuovi: perché della libertà non sanno che farsene, anzi mancando di qualsiasi ambizione se non sopravvivere, questa gli è addirittura deleteria: meglio l'asservimento e la sicurezza della rassegnazione ad esso. Così mi pare che molti uomini liberi in mancanza di un modo ( scopo ) di valorizzare la propria libertà siano propensi a sacrificarla per liberarsi dall'angoscia del non-senso e dello sconosciuto che essa porta all'uomo ex-schiavo. In parole povere... Si è stati in tempi antichi così assuefatti alla schiavitù che pensarsi liberi suscitava sentimenti negativi, perciò si voleva sempre un capo autorevole da adorare. La religione, assicurandone uno superpartes e immortale, ha di certo avuto un'ottima idea per stabilire un controllo.
L'osservazione di Soren esprime una realtà constatata: difficilmente chi è nato schiavo si fa libero! ...ed è anche vero che accade persino che chi raggiunge la libertà...presto vorrebbe ritornare schiavo.

Lo vediamo anche nei paesi che appena usciti da una dittatura...subito ricadono in una altra dittatura.

Il fatto è che la strada per la riconquista della libertà e della democrazia è difficile e tortuosa.

Noi stessi in Italia, proprio a causa della nostra storia, stentiamo ad instaurare una democrazia efficace e facilmente cadiamo vittime di uomini della provvidenza, di demagoghi e di populisti. Ed ancora molti aspirano ad istituire sistemi di governo piu' forti e autoritari.

Questo però non significa che la crescita morale e spirituale dell'uomo sia favorità dalla aspirazione, che ancora sembra presente nel nostro popolo, al delegare e al sottrarsi dall'esercitare almeno una larva di responsabilità politica e sociale.

Sembra un controsenso, ma nemmeno la religione, assicurando un capo superpartes cui rivolgersi per i miracoli...favorisce la crescita morale e spiritule dell'uomo...e lo constatiamo nell'avvento del beghinismo ipocrita cui aderiscono molti cattolici.

Quindi cio' che dice Soren è purtroppo vero.
Conseguentemente, quindi, l'uomo a lungo oppresso da schivitù più o meno eclatante o latente...schiavitù morale ed intellettuale per lo piu' ...tarda poi a lungo a perseguire la propria autorelizzazione e grandezza...sembra anzi rifiutarla e quasi deve essere rieducato.

Ma è normale: sappiamo da tempo, specie noi che siamo stati schiavi, che la libertà e la democrazia le si devono apprendere!
Questo sapevano anche in padri costituenti...che, avendolo ben presente, hanno elaborato appositamnte qual'è la nostra costituzione.
Oggi sembra che lo abbiamo dimenticato.

Ultima modifica di ulysse : 15-07-2013 alle ore 13.19.28.
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Vecchio 14-07-2013, 21.48.56   #85
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A parte il discorso sulla morte, che pure è una componente fondamentale dell'attrazione religiosa della massa, quello della sottomissione spirituale mi pare un punto egualmente forte anche se magari più nascosto. La libertà nasce col pensiero e la consapevolezza... però dalla libertà scende anche uno dei peggiori male della nostra specie, come Kierkegaard diceva, l'angoscia di vivere: una volta che sono un attore libero nel mondo, ancora mi manca una causa che legittimi l'esistenza della mia libertà - un fine a cui orientarla, senza il quale non so che farmene; come nella sindrome di Stoccolma, mi pare che le razze di uomini che più a lungo sono state schiave, una volta liberate, chiedano pregando ai vecchi padroni di tornare a sfruttarli e bastonarli, o se non a loro, ne cercano di nuovi: perché della libertà non sanno che farsene, anzi mancando di qualsiasi ambizione se non sopravvivere, questa gli è addirittura deleteria: meglio l'asservimento e la sicurezza della rassegnazione ad esso. Così mi pare che molti uomini liberi in mancanza di un modo ( scopo ) di valorizzare la propria libertà siano propensi a sacrificarla per liberarsi dall'angoscia del non-senso e dello sconosciuto che essa porta all'uomo ex-schiavo. In parole povere... Si è stati in tempi antichi così assuefatti alla schiavitù che pensarsi liberi suscitava sentimenti negativi, perciò si voleva sempre un capo autorevole da adorare. La religione, assicurandone uno super partes e immortale, ha di certo avuto un'ottima idea per stabilire un controllo.
Il discorso sulla morte e resurrezione è molto importante, anche se da solo non avrebbero avuto la forza di imporsi in modo così autorevole e durevole. Mi spiego: insieme a queste riflessioni, che tanto turbano l'uomo, la chiesa cattolica, come affermava Pier Paolo Pasolini, su scritti Corsari, ha basato la sua influenza con la grandiosità delle chiese e cattedrali, poiché quando vi si entra ci si sente "schiacciati" e intimoriti da quella grandiosa ricchezza e maestosità. Ovvero: oltre i motivi principali e di base che abbiamo letto nei vari interventi, necessariamente bisogna aggiungerci questi importanti coadiuvanti strategici, atti a rafforzarli con mezzi strutturali inarrivabili per chiunque; per questo ancora oggi generano meraviglia e timore, poiché la loro magnificenza si abbina a quella di quel dio inarrivabile.

Ultima modifica di Tempo2011 : 15-07-2013 alle ore 13.34.00.
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Vecchio 15-07-2013, 13.55.13   #86
ulysse
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Il discorso sulla morte e resurrezione è molto importante, anche se da solo non avrebbero avuto la forza di imporsi in modo così autorevole e durevole. Mi spiego: insieme a queste riflessioni, che tanto turbano l'uomo, la chiesa cattolica, come affermava Pier Paolo Pasolini su scritti Corsari, ha basato la sua influenza con la grandiosità delle chiese e cattedrali, poiché quando vi si entra ci si sente "schiacciati" e intimoriti da quella grandiosa ricchezza e maestosità. Ovvero: oltre i motivi principali e di base che abbiamo letto nei vari interventi, necessariamente bisogna aggiungerci questi importanti coadiuvanti strategici, atti a rafforzarli con mezzi strutturali inarrivabili per chiunque; per questo ancora oggi generano meraviglia e timore, poiché la loro magnificenza si abbina a quella di quel dio inarrivabile.
Infatti la religione si impone per la nostra propensione, pare genetica, a cercarci un padrone da servire e lodare...magari anche ipocritamente!

In efetti è quello che io e Soren andiamo dicendo: poichè il Dio ci è mostrato grande "amiamo" essere schiacciati e intimoriti dai relativi grandiosi simboli che noi stessi umani abbiamo innalzato in onore suo.

Ora gli è che ritengo che l'amare di essere schiacciati e intimoriti, quale che sia la grandezza e grandiosità del simbolo, non deponga a nostro favore..a favore del nostro senso di indipendenza e di tensione alla autorelizzazione fisica, morale e spiritule di noi stessi.

In sostanza sembra che preferiamo sempre essere succubi e rinunciatari delle responsabilità!

Dovremmo, piuttosto, essere sì ammirati della bellezza e sontuosità delle opere, ma essere intellettualmente liberi... protagonisti e progettisti del nostro vivere personale e sociale e non solo servi incensanti a cantare le lodi.

Mi pare che già lo stesso Kant incitasse gli umani a liberarsi dalla sudditanza al cielo e ad osare di pensare con la propria testa.

Purtroppo portiamo questa nostra propensione (solo italica?) alla sudditanza anche nella vita quotidina: infatti rinunciamo ad essere protagonisti e responsabili pur di amare e incensare, sentendoci confortati, l'uomo della provvidenza che a intervalli (sembra proprio di vent'anni in vent'anni) ricompare a mostrarci meraviglie...ed a toglierci illusoriamente dai guai coi suoi miracoli e col suo apparire, per noi, meraviglioso ...salvo poi deluderci...e combinare guai lui stesso.

Ultima modifica di ulysse : 15-07-2013 alle ore 19.06.22.
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Vecchio 16-07-2013, 00.20.45   #87
paul11
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Riferimento: Un solo motivo per esistere.

L'uomo ha sempre avuto paura del proprio destino e prima ancora che ci fossero le religioni. Non si è mai dato una ragione al fatto che morisse.
Perchè penare, amare ,soffrire, gioire e sempre in balia di eventi che il destino profonde. La scomparsa di familiari, amici, ma a che è servito amare se poi tanto più si ama e tanto più si soffre la mancanza? Possibile che "siano spariti nel nulla", nella polvere della fisica nella decomposizione biochimica?

Credo poco che si diventi religiosi per paura della morte, come dire che chi non fosse religioso non temesse la falce del destino?
Credo poco anche al Capo, quei tipi di religione stanno declinando ora la spiritualità è qualcosa di più personale, addirittura spesso disegnata su di sè, adattata come un vestito, spesso come giustificazione, ma quanto meno è più rifllessiva .

Penso quindi che fra i fondamenti siano il timore della "dipartita definitiva" o di sè o dei propio cari e un significato: "quel motivo per cui valga la pena esistere".

Di una cosa sono convinto, il modo in cui una persona crede oppure non crede ,condiziona i suoi comportamenti perchè costruisce una coscienza morale.
Di questo sicuramente erano consapevoli soprattutto i potenti già nell'antichità. Nella modernità esistono i surrogati laici , Patria, appartenenza, ma non sono mai così "forti" come le spiritualità, semplicemente perchè la storia le corrompe, mentre una idea trascendentale è quasi impossibile da attaccare, la realtà non la corrompe anzi spesso ne è davvero conforto.

In altre parole, l'uomo è come se le sue qualità intellettive, la sua consapevolezza e la sua coscienza, ne fossero al tempo stesso pregi e contraddizione. Pregio per poter evolvere culturalmente, convivere nella natura , contraddizione perchè essere consapevoli che la propria natura è costituita nel ciclo della vita come qualunque altro essere vivente inconsapevole, non dà pace alla ragione. Meglio forse sarebbe stato essere un animale che vive per l'oggi, senza passato e futuro, privo di una memoria storica e senza aspettative, progettualità e speranze per il futuro .La morte, la fine, giunge inconsapevole.

Ma la forza delle religioni è nella saggezza della tradizione antica.
Questa saggezza non è il premio futuro per la morte, ma il come ci si rapporta nella vita. Gia nei testi sumerici del Gilgalmesh, in quelli vedici anche del Mahabharata , cioè nelle epopee in cui l'eroe è nel mito dei simboli della vita c'è il destino che verrà ripreso dai miti e dalla tragedia greca.
C'è qualcosa di così profondo nell'uomo di così intimo e quasi insondabile e misterico persino inconsolabile che rimane comunque la domanda insoluta" non può finire così...ci deve pur essere un qualcosa, un poi..." perchè il nulla , lo "sparire" è il non senso al senso e ai significati che la nostra conoscenza cerca di capire,già quì ora , nel mondo.

paul11 is offline  
Vecchio 16-07-2013, 01.58.34   #88
Soren
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Riferimento: Un solo motivo per esistere.

Noto che la progettualità, in effetti, non è uno dei punti forti degli italiani, che mi sembrano come tendenza generale avversi alla competitività ed all'influenza di pressioni o responsabilità forti. Però è il progetto la dimensione attraverso cui la libertà individuale si può esprimere nel mondo sociale, più o meno come la direzione lo fa nel mondo naturale: stabilendo un percorso ed un punto d'arrivo si da senso alla propria capacità decisionale: chi obiettivi non ne ha o non ha imparato ad averne, per mancanza di fede ( caratteristica fondamentale all'azione... ma argomento già discusso ) di voglia o semplicemente di volontà, non ha unica alternativa al ristagno, situazione a cui la nostra natura è avversa, se non che servire la volontà di un altro. In realtà questa forte tendenza a ricercare un boss-guida che doni senso all'agire è tipico di tutti gli ambienti di vita mi pare, in fondo non vedo come si potrebbe essere "animali sociali" senza una qualche propendenza a creare ed obbedire a strutture di potere. ( anche se ultimamente questo si sta "orizzontalizzando" sempre più )
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Vecchio 16-07-2013, 10.58.23   #89
Duc in altum!
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Riferimento: Un solo motivo per esistere.

** La religione è per chi ha paura dell'inferno, la spiritualità per chi lo ha attraversato.
Quindi il motivo per avvicinarsi alla religione è la nostra paura, qualunque essa sia, in primis quella della nostra misera limitazione umana, che poi si trasforma in spiritualità, attraverso atti di fede, d'amore, di coraggio, nella buona battaglia quotidiana.
In parole spicciole, così come imitando l'eccomi della Vergine Maria, si giunge più rapidamente e facilmente al Figlio Gesù, anche non essendo l'unica via per tutti, pure con la religione si ottiene il metodo più semplice e diretto di conoscere il coraggio per sconfiggere le mancanze, le debolezze, le miserie, i limiti e far emergere ed elevare la parte più nascosta e sinceramente attrattiva dell'uomo/donna, anche se in tanti vi giungono percorrendo sentieri alternativi.
La motivazione del perchè la donna/uomo debba venerare gli dei, o per meglio dire: adorare qualcosa, qualcuno, quelchessia ma qualcosa assolutamente (causando l'idolatria, ma non è questa la sede per questo), è intriso nella fame "inevitabile e misteriosa" di discernere il senso della vita, e quando si ha fame non si dorme, e se non si dorme non si è in pace, non si è allegri e molto meno sereni, e fin quando non si scopre quale sia il senso "oggettivo" dell'esistenza umana, si avrà fame per sempre.
Una risposta soddisfacente potrebbe essere: non cercare di svelare, per forza, il Mistero, ma viviLo, anche perchè non è la conoscenza che illumina il Mistero, ma il Mistero che rende luminosa la conoscenza; o più lealmente: non esiste alternativa, volente o nolente, tutti gli umanoidi devono scontrarsi con la religione, con il trascendentale, con la sfera spirituale, con il "e se fosse vero?!?!?!", altro che quesito valido per tutti, è obbligatorio; oppure per fare un'esperienza: cambia quello in cui credi, quello a cui hai affidato ed affidi tutto te stesso, se per caso non vivi, francamente, sereno, allegro e con la pace del cuore.








Saluti.
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Vecchio 20-07-2013, 23.46.32   #90
Tempo2011
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Duc in altum!

La religione è per chi ha paura dell'inferno, la spiritualità per chi lo ha attraversato.
Quindi il motivo per avvicinarsi alla religione è la nostra paura, qualunque essa sia, in primis quella della nostra misera limitazione umana, che poi si trasforma in spiritualità, attraverso atti di fede, d'amore, di coraggio, nella buona battaglia quotidiana.
In parole spicciole, così come imitando l'eccomi della Vergine Maria, si giunge più rapidamente e facilmente al Figlio Gesù, anche non essendo l'unica via per tutti, pure con la religione si ottiene il metodo più semplice e diretto di conoscere il coraggio per sconfiggere le mancanze, le debolezze, le miserie, i limiti e far emergere ed elevare la parte più nascosta e sinceramente attrattiva dell'uomo/donna, anche se in tanti vi giungono percorrendo sentieri alternativi.
La motivazione del perché la donna/uomo debba venerare gli dei, o per meglio dire: adorare qualcosa, qualcuno, quel che sia, ma qualcosa assolutamente (causando l'idolatria, ma non è questa la sede per questo), è intriso nella fame "inevitabile e misteriosa" di discernere il senso della vita, e quando si ha fame non si dorme, e se non si dorme non si è in pace, non si è allegri e molto meno sereni, e fin quando non si scopre quale sia il senso "oggettivo" dell'esistenza umana, si avrà fame per sempre.
Una risposta soddisfacente potrebbe essere: non cercare di svelare, per forza, il Mistero, ma vivilo, anche perché non è la conoscenza che illumina il Mistero, ma il Mistero che rende luminosa la conoscenza; o più lealmente: non esiste alternativa, volente o nolente, tutti gli umanoidi devono scontrarsi con la religione, con il trascendentale, con la sfera spirituale, con il "e se fosse vero?!?!?!", altro che quesito valido per tutti, è obbligatorio; oppure per fare un'esperienza: cambia quello in cui credi, quello a cui hai affidato ed affidi tutto te stesso, se per caso non vivi, francamente, sereno, allegro e con la pace del cuore.

Saluti.
Riguardo al corsivo, condivido quello che hai scritto; però con il mutare dei tempi e conoscenze qualcosa sta cambiando. Tanto per iniziare, non abbiamo più una sola versione sulla costruzione dell'universo (quella religiosa), la quale afferma che lo stesso è stato creato da un dio (prendere o lasciare). Oggi abbiamo anche la versione scientifica che contrasta la prima. Con un buon margine di certezza, andando avanti nel tempo, il confronto tra le due versioni (una assolutistica, l'altra relativistica), probabilmente la seconda, proprio perché tale, potrebbe avere il sopravvento sulla prima. Allora si può pensare che quello religioso è stato un percorso iniziale adatto alla conoscenza dei tempi che è stato indispensabile all'umanità, ma destinato a essere sostituito proprio per la sua immutabilità nei millenni. Per finire, posso affermare che di motivazioni in questo thread ne sono state elencate molte e tutte meritevoli di essere approfondite; ma, in definitiva, sembra che un motivo molto valido sulla esistenza delle religioni, sia la necessità dell'uomo di aprire una finestra sull'universo per comprendere il senso della vita; inizialmente, non avendone i mezzi, questa mancanza lo abbia portato a darsi delle risposte sulle quali bisognava applicare il concetto di fede. Mentre, come sappiamo, con la scienza moderna questo non serve più, poiché è stato sostituito dalla prova provata.

Ultima modifica di Tempo2011 : 21-07-2013 alle ore 16.21.32.
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