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Vecchio 12-06-2012, 19.09.19   #21
paul11
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Riferimento: Le banche: le vogliamo eliminare?

Ciao Albert.
In fondo anche ciò che fa Ulysse mi sta bene.
Una banca cooperativa ad esempio controllata dai suoi soci, a misura d'uomo e locale dove la finalità non è fare i furbetti, ma dove lo scopo sociale fondamentale di aiutare ad esempio ad avere un'abitazione, a scopi sanitari, ecc.con bassi tassi d'interesse, sarebbe la cosa migliore. Forse è un ritorno al passato, ma il "controllo sociale" di comuni cittadini sull'esercizio finanziario è fondamentale e se la devo dire tutta la vorrei anche per molti gli atti pubblici.
Sono per la democrazia diretta , perchè è tempo che attraverso il controllo diventiamo un pò tutti responsabili, di banche, di urbanistica, di gestione dei rifiuti, dei piani pubblici di trasporto e quant'altro. O c'è i l"salto" o passiamo all'ingovernabilità .Se la globalizzazione non mi consente di gestire il luogo in cui vivo e quindi la mia vivibilità all'interno del sistema, non sono più in grado di capire, di gestire, d'intervenire e subirò solo gli effetti, belli o brutti che siano.Mi sta bene la globalizzazione ( non selvaggia) ma pretendo di gestire la mia libertà nel luogo in cui vivo.

Parecchi anni fa studiai il"fido bancario".
Teniamo presente un concetto, che la scelta dell'affidabilità di un cliente che chiede un prestito è semplicemente "politico". Negli USA dove la politica economica è fondata sullo sviluppo danno mutui per la casa, ad esempio, anche fin troppo facilmente ( questa è stata una delle cause della bolla immobiliare).
In Italia , ancor un pò,devi presentare la fideiussione dei genitori, per i giovani. Adesso poi c'è quasi il blocco totale; non finanziano interamente il costo della casa<. Significa che la finanza non aiuta lo sviluppo, ma si adegua ai tempi e allora finisce il suo scopo.Siamo troppo ristrettivi. La banca deve prendersi dei rischi a livello economico. Invece ha voluto non rischiare nel ruolo fondamentale dell'intermediazione per rischiare invece sul mercato con investimenti tutti suoi.

Intanto visto che la UE si è gettata a sanare le banche spagnole? Ma hanno stanziato soldi per i terremotati in Emilia? E quei soldi della UE da dove arrivano? Dai singoli stati attraverso le tasse de cittadini ( anzi sudditi)

Il grande mercato lo ha voluto il capitalismo selvaggio con il pasaggio dal WTO alla globalizzazione grazie alle mutinazionali che "comprono " i politici e i commissari UE .Finite le barriere doganali, con il pretesto falso del siamo più liberi ora è incontrollabile: la tecnocrazia è già al potere e non solo in Italia.

Noi italiani non ne usciremo da soli da questa situazione ,avremmo bisogno di un piano Marshall, ma la generazione di politicanti attuali , che continuano nel loro trasformismo e populismo e la classe dirigente non solo nel nostro Paese è di basso profilo. Francamente non so come ne usciremo, mi auguro "un buon senso" a livello UE e internazionale.... o la vedo brutta.

Hai ragione sul debito pubblico perchè il suo livello è direttamente proporzionale alle demagogie della classe politica Spendono e spandono per "comprare il consenso dei voti" questo è lo scambio politico, alimentando parassitismo e assistenzialismo e generando sperequazioni sociali.
Poi alla fine è il popolo che dovrà pagare la cambiale.
Non so se questa classe dirigente è funzionale al popolo "bue" italiano, cioè se ci meritiamo questa classe dirigente: me lo sto chiedendo da tempo.
Questa seconda repubblica ha "preso" il peggio della prima.

E infatti essendo dei non-responsabili hanno voluto che fosse un governo tecnico a fare la figura impopolare dell'esattore delle tasse , che invece è politico come lo fu quello di Amato e Ciampi, in quanto deve entrare sulla struttura del debito e necessita quindi anche di riforme strutturali.

ciao
paul11 is offline  
Vecchio 14-06-2012, 13.12.48   #22
ulysse
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Messaggi: 1,363
Riferimento: Le banche: le vogliamo eliminare?

LE BANCHE D’ISLANDA

Citazione:
Crisi finanziaria e politica dell’ISLANDA del 2008-2011:
(Rif. Wikipedia)
<<<Nel corso degli anni 2000, le principali banche dell'isola mantennero una politica di indebitamento, superando di parecchie volte il PIL complessivo islandese.
Impossibilitati a rifinanziare il proprio debito a corta scadenza in seguito alla crisi dei subprime, gli istituti finanziari collassarono ed il loro fallimento fu impedito solo grazie all'intervento statale, che si fece carico dei loro debiti nazionalizzandoli.
Nel Settembre 2008 viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.

La corona islandese, che nel 2007 era stata definita dall'Economist come la moneta più sopravvalutata del mondo, subì una pesante spinta inflazionistica (37% in un anno) con gravi conseguenze per i cittadini islandesi. Sul mercato dei cambi, fra gennaio e ottobre 2008 la corona perse il 50% del proprio valore.

Nel gennaio 2009 le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il governo, costringendo il paese alle elezioni anticipate. Haarde fu succeduto da Jóhanna Sigurðardóttir, a capo di un governo di coalizione tra Alleanza socialdemocratica e Sinistra-Movimento verde.
La situazione economica resta precaria.

L'opinione pubblica islandese era sempre stata scettica circa l'adesione dell'isola all'Euro e all'Unione Europea, ma in seguito alla crisi economica molte posizioni si sono ribaltate, e l'Islanda ha iniziato le trattative per entrare nell'UE.

Il Parlamento propone nel 2009 una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%.
Nel 2010, i cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono di sottoporre a referendum il ripianamento debito.

Nel febbraio 2011 il presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a marzo ed i no al pagamento del debito raccolgono il 93% dei voti.

Nel frattempo, il governo Sigurðardóttir ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo.

L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda.

In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione………ecc…>>>>.


Seguono alcune note tratte dal Venerdì di Repubblica del 08-06-2012:

Non è vero che gli Islandesi, con un referendum popolare, uscirono dall’euro: in realtà non ci sono mai entrati…anzi, quando realizzarono, nel 2009, che le cose potevano andare veramente male, proposero di entrarvi per vedere di racimolare qualcosa, ma oramai era troppo tardi.

Ancora nel 2007, l’Islanda sembrava il paese con una storia di successi finanziari di dimensioni planetarie: sedati dalla ricchezza incombente, vivevano come re ed erano il paese più felice del mondo…con una indifferenza alla realtà che è la vera ricetta globalizzata per il disastro!

Le tre principali banche, che la politica e i politici pascolavano e mungevano…avevano licenza di uccidere: prendevano a prestito denaro da altri istituti europei e lo usavano per speculare sui cambi e sui tassi…fino ad arrivare a valere finanziariamente 10 volte il Pil del Paese…Paese che, nel contempo (2009), era dichiarato, da Trasparency International, al primo posto fra i meno corrotti!!!

Ma accadeva intanto che veniva giù il giù il mondo: col fallimento della Lehman Brothers con cui le banche d’Islanda (gli stessi politici) erano in credito e altri guai in banche ed imprese USA. La moneta di carta andò in fumo e l’Islanda fece crac!.

La leggenda oggi sarebbe, che, col referendum gli islandesi avrebbero “scelto” di non salvare le loro banche rifiutando di pagare i creditori.

La realtà è che non ci fu alcuna scelta: era la strada obbligata!
Poiché il debito delle banche valeva tanto più della economia reale...non c’erano semplicemente i danari per farlo…tanto più che la Fed e la Bank of England rifiutarono di accollarsi il debito.

Ne derivò che chi, anche nella Europa dell'euro, attirato da interessi ultra, aveva depositato nella banche Islandesi, restò a secco.

Quindi nessuna particolare saggezza e nessun particolare merito degli Islandesi , ma solo un “fortunato” incidente che ha fatto si che 47 miliardi di euro di buco non si spalmassero su una popolazione di appena 320.000 anime.

Intanto gli Islandesi, memori delle anctiche imprese Vikinghe e da secoli geneticmante provati e temprati da un clima ferreo e dalle tante incombenti eruzioni vulcaniche, si sono rimessi al lavoro fiduciosi e sembra che se la cavino bene… per quanto, dicono, avrebbero bisogno della stabilità e interrelazione commerciale che offrirebbe l’euro (sic!) nonostante i lamenti e i lai emessi dai paesi del sud Europa presi da populista panico centrifugo.

Tuttavia, per l’Islanda l’avventura finanziaria non è ancora finita e sembra che la svolta del referendum non sia stata affatto un buon affare rispetto a quanto avrebbero potuto ottenere con acconci accordi: in effetti non hanno pagato i loro creditori europei e pende ancora il rischio probabile di “pagare” se la corte Europea deciderà a loro sfavore.

Infatti la corte europea, come tutte le corti del resto, sembra abbia la barbina antiquata convinzione che ..."debita sunt paganda!"

Oltre al fatto che l’lslanda, proprio per non aver onorato i debito, è un paese isolato: chi mai potrebbe investirci? Prestare danaro alle banche? Non pretendere pagamenti sull’unghia per eventuali forniture?

Lo stesso sarebbe per noi se facessimo crac ed uscissimo dall'euro.

Già è positivo per loro che non abbiano un debito pubblico e che siano pressoché autosufficienti per l’energia: energia geotermica!

Noi, oltre al debito pubblico, abbiamo tutta l'energia sul groppone che ci stanga ad ogni minimo cenno inflattivo...e, se appena accennassimo di non pagarla, ci chiuderebbero i rubinetti...già che ce li chiudono anche se paghimo!

Comunque, un record, gli Islandesi lo hanno raggiunto: sono il primo paese al mondo che, per la crisi, per il crac delle banche, ha mandato i banchieri sotto processo e con loro le stesso ex primo ministro.

Niente legittimo impedimento!

Hanno anche fondato, in luogo delle vecchie banche del crac, nuove banche con nuovi banchieri… non statalizzati però!

E poi c’è banchiere e banchiere: I nuovi banchieri sembra non abbiano i vizi o le virtù dei precedenti oramai scomprsi... anche fisicamente: per farli riapparire, anzi, hanno chiesto l'aiuto dell'Interpol!

E anche, con la nuova costituzione, ci saranno pure nuove regole per le banche: si potrebbe andare a vedere…qualcosa da imparare c’è sempre!

Molto altro ci sarebbe da dire: comunque, per ora, con riferimento alla fonti citate, osserverei che paragonare le nostre vicissitudini, nostre e d’Europa, con quelle dell’Islanda, citare l'Islanda come esempio e cercare là le nostre soluzioni, mi parrebbe fuori luogo, sia per le dimensioni demogeografiche che per struttura bancaria e finanziaria profondamente diversa: a confronto della nostra, quella appare come la finananza di Topolino.

In ogni caso l’euro non ci ha e non ci ha avuto a che fare: anche lì le banche, pur non statalizzate, erano preda della politica…anzi della corruzione dei politici e dei banchieri stessi che esercitavano una finanza piuttsto allegra e su di giri.

Per questo credo che si parli di nuova Costituzione.

Quella precedente non era abbastanza evoluta da permettere un minimo di controllo sull'operato di quelle banche e non prevedeva un minimo delle recenti esperienze: erano passati in pochi anni da una econmomia di sussistenza ad una economia planetaria...ovvio che ad alcuni gli sia girata un pò la testa!
ulysse is offline  
Vecchio 14-06-2012, 21.43.12   #23
albert
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Riferimento: Le banche: le vogliamo eliminare?

Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Citazione:
-fondi di investimento, consulenze finanziarie: pressoché inutili.
-valutazione rischio finanziario: importante, ma solo con ruolo consulenziale
Inutili? E’ solo una opinione!
…In realtà è il focus di interesse della gente e …delle banche!
Ho intervistato un amico ”promoter” di Bankoposta: c’è molto da fare, dice, specialmente oggi!
Anche gli specialisti in oroscopi hanno molto da fare. C’è comunque in questa sezione una discussione sui “promoter” https://www.riflessioni.it/forum/rifl...-in-borsa.html, magari chiedi al tuo amico di leggerla e se vuole di intervenire

Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Molte imprese immobiliari in anni passati hanno costruito quartieri residenziali e villaggi su prestito bancario: bastava esibire un progetto con concessione di costruzione e ottenevi il prestito.
Oggi alcune di quelle imprese si trovano con 40 o 50 appartamenti invenduti (forse ci si dovrà pagare anche l’IMU “seconda casa”) e non possono restituire il prestito che intanto lievita per interessi.
Magari la banca potrebbe vendere gli appartamenti all’asta sottocosto, ma forse non riuscirebbe a rientrare del prestito.
Appunto. Se quanto potrebbero ottenere vendendo vale meno di quanto hanno investito, hanno valutato male il rischio

Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Citazione: assistenza nel recupero crediti: meglio affidarsi ad un energumeno nerboruto …
Non credo faccia parte di una prassi etica!
Alludo, invece, alle cambiali che vanno in protesto! La procedura è informatizzata? ...non credo tanto. Idem per gli assegni a vuoto.

Ci sarebbe da fare un lungo discorso sul prendere soldi a prestito, che dovrebbe essere il più possibile scoraggiato, contrariamente ad ora, e sulle cambiali, che andrebbero abolite.
Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Citazione: tenuta portafoglio titoli, carte di credito, bankomat, bonifici: già tutto automatizzato
Automatizzato in parte…quando tutto scorre liscio: Occorre, ad es., sopperire ai clienti che richiedono carte nuove, che aprono o chiudono un conto o cambiano banca o anche perdono la carta e occorre rifarla. Oppure il conto è in rosso e occorre ridefinire il fido.
In ogni caso sarebbe interessante sapere quanti correntisti usano l’home-banking: quale % rispetto al totale!
Per i bonifici basta un clic, ma devi sapere a chi e da chi o perché, se il conto è scoperto devi avvertire o essere avvertito, ecc...

Certo, ci deve essere un call-center ed un back-office per gestire le eccezioni. Comunque si può fare, e senza problemi. Da sette anni sono cliente di una banca on line, non ho mai pagato una lira di spese, bancomat, bonifici, carte di credito, tutto gratuito. E questo perché a loro la tenuta del mio conto costa pochissimo.
Quanto ai bonifici, a chi e da chi lo sai benissimo, se il conto è scoperto pure, il “perché” alla banca non interessa proprio (a parte gestire la riga “causale”)

Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Non è trascurabile neppure la gestione del rifornimento di danaro agli sportelli bancari ed ai bankomat con attivazione di servizi portavalori “in sicurezza”…operazioni non eliminabili neppure nella più spinta informatizzazione statale.

Sempre che i contanti non diventino del tutto marginali ….

Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Purtroppo un qualche Galbraith recente non ha evidenziato la “sindrome informatica” che consiste nella idea che quando una procedura è informatizza, poi, di manuale o elucubrante, non resta niente!

Ricorderei la vecchia “vignetta” in due tempi della “Unmanned Factory”:
Si vede, nella prima vignetta, la scena di operai e impiegati che lavorano “dentro la factory” indaffarati attorno alle macchine. Fuori il deserto!
Poi, la seconda vignetta, dopo l’informatizzazione, mostra il “dentro” con macchinari e computer funzionanti, ma deserto, mentre tutti sono indaffarati “fuori”, attorno alla “factory”!

Molto spiritoso, ma non è proprio così. Anche se restano – eccome – eccezioni e c’è bisogno di gestire con cura il tutto, i costi diminuiscono spaventosamente.

albert is offline  
Vecchio 17-06-2012, 10.46.47   #24
Il_Dubbio
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Riferimento: Le banche: le vogliamo eliminare?

Una cosa che non sapevo sino ad oggi (dopo aver sentito qualche "comizio" di Bebbe Grillo di qualche tempo fa) riguarda la Banca D'Italia.

Io credevo che la Banca D'Italia dipendesse dalla Repubblica italiana, cioè fosse un ente di proprietà dello Stato, ovvero di noi cittadini che costituiamo quello Stato.

E invece no...

"Le quote di partecipazione al suo capitale sono per il 94,33% di proprietà di banche e assicurazioni private, E SOLO per il 5,67% di enti pubblici.

Cioè noi siamo uno "Stato" (Repubblicano) che non vale un grammo d'oro, mentre tutto il "potere", è nelle mani di pochi banchieri.
Il denaro che circola è quindi dato in "prestito" ai cittadini che devono per forza di cose pagare la percentuale di interesse.
Dopo tutto, ai banchieri non interessa se il popolo ha fame ed ha bisogno di lavorare, ma ha solo l'interesse di ricavare un guadagno. Se (faccio un esempio) "tira" di più l'industria di armi, il denaro è prestato maggiormente a loro.

Lo Stato è un Ente fittizio, che, per reggersi, ha bisogno delle banche, anzi dei banchieri per tirare a campare. E se è il banchiere a chiedere una manovra politica impopolare, lo Stato non può far altro che accettare, anche se il suoi cittadini stanno morendo di fame.

Diciamo che il concetto di Stato democratico è solo la facciata B, la principale, la facciata A ci dice che viviamo in uno Stato dittatoriale, il cui dittatori sono i banchieri. Sarebbe (ma non lo volevo usare, perchè sembra meno preoccupante, ma che invece è molto simile a quello dittatoriale) uno Stato oligarchico, comandato dai banchieri.

Oggi con Monti li abbiamo d'appertutto. Un tempo, quando un dittatore voleva occupare un territorio, mandava l'esercito. Oggi non c'è bisogno, basta coprire il territorio di uomini mandati dai banchieri, il concetto non cambia.

Le banche poi sorreggono i giornali, oltre che la politica, quindi anche l'informazione. E' rimasto solo internet, ma non credo per molto.
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 18-06-2012, 12.41.52   #25
ulysse
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Riferimento: Le banche: le vogliamo eliminare?

Citazione:
Originalmente inviato da albert
Anche gli specialisti in oroscopi hanno molto da fare.
L’OROSCOPO, LA FIDUCIA, L’INTRAPRESA -1

Citazione:
Rif. albert:
-fondi di investimento, consulenze finanziarie: pressoché inutili.
-valutazione rischio finanziario: importante, ma solo con ruolo consulenziale
>>>Inutili? E’ solo una tua opinione!
…In realtà è il focus di interesse della gente e …delle banche!
Ho intervistato un amico ”promoter” di Bankoposta: c’è molto da fare, dice, specialmente oggi!...tutti che vogliono “riparare” i loro quattrini!<<<

Citazione:
Rif, albert: anche gli specialisti in oroscopi hanno molto da fare.

…come per dire che c’è molto da fare perchè non ci si accorge che è un fare inutile!
Può essere!...ma allora perché non facciamo noi i direttori di banca?....anche un semplice direttore di filiale non ha uno stipendio poi tanto misero!

Credo però che anche le banche private abbiano inopinatamente scoperto che si possono assolvere i servizi meno profittevoli in seconda istanza…e valutare poi se non convenga eliminarli.
Per quanto, si è arrivati persino ad elaborare strategie: può essere, infatti, che un servizio a basso profitto per la banca, si mantenga perché porta con sé servizi ad alto profitto!
A volte sono persino furbi questi banchieri!

Comunque è anche vero che gli oroscopisti te li trovi ovunque: sui giornali , in TV , in Internet… presumo che guadagnino molto…almeno quelli bravi…ma sta a vedere che non sempre sono così inutili per l’economia!

Personalmente non credo agli oroscopi…magari disapprovo anche e tendo a considerare "emotivamente labile" e di “formazione inferiore" chi prenda gli oroscopi a riferimento del proprio vivere, ma il suo diffondersi a livello popolare è stato travolgente a partire dalla seconda metà del secolo scorso, quasi ci fosse un trend crescente e omologo fra l’incremento della frequenza scolastica, la diffusione dei media e gli oroscopi stessi: Strano no?

Comunque devo riconoscere che gli oroscopi sono diffusi molto oltre quanto già lo erano fin dall’antichità quando le parole “astrologia” e “astronomia” si confondevano.

D’altra parte nessuna legge condanna l’elaborazione e la diffusione degli oroscopi. La stesso Galileo, col suo magro stipendio di insegnante all’Università di Padova, ci sbarcava il lunario.

Oggi molti giornali e libri si vendono con il contributo degli oroscopi. Lo stesso Zichichi, che, col suo libro “Il Vero e il Falso” dimostra la fatua inconsistenza degli oroscopi, ha avuto, per ragioni opposte, un buon successo editoriale.

Quindi potrebbe persino essere che, gli oroscopisti, coi loro “vaticini”, siano benemeriti dell’umanità e che anch’essi diano un loro contributo al fiorire, per lo meno al sostenersi, della economia.

E’ già di per sé, un vantaggio anche economico, che gli oroscopisti per “captatio benevolentiae”, elaborino previsioni per lo più positive e confortanti tali da indurre alla fiducia e all’intrapresa.
Ci sono anche i catastrofisti, ma ad essi attribuiamo il compito di esorcizzare un futuro malevolo…quindi anche questo può costituire un vantaggio per l’economia…affinchè il cavallo beva!

Si potrebbe anche osservare che tanta genialità profusa nell’oroscopare potrebbe essere più proficuamente impiegata altrove per il bene dell’umanità…nell’astrofisica, ad esempio, nelle neuroscinze, ecc… ma sembra che lì non ci sia mercede..e che la platea sia troppo scarsamente affollata.

Magari proprio in conseguenza di questo dibattito, che mi induce ad osservare, approfondire e rimuginare, sempre più mi convinco che molto poco c’è di ricchezza, nel solo essere concreto e statico dei beni materiali, fosse pure oro o diamante, ma anche e soprattutto mi appare che la ricchezza delle comunità stia nella speranza, fiducia e audacia per l’intrapresa verso un continuo evolvere dei processi produttivi, di trasformazione, manipolazione e dei processi di scambio…nella circolazione del danaro…che fondamentalmente deve essere impiegato nel fare da tramite fra ricerca, lavoro, materiali e transazioni finanziarie.

Forse è proprio questa sfiducia nella utilità della circolazione del danaro, nelle transazioni finanziarie, già prima eccessiva ed incontrollata, che oggi pervade, sfociando nella paura e gusto di malevolenza.
Purtroppo la sfiducia, prodotta anche dalle passate circostanze non proprio limpide, è tanta, che oggi sembra non vi sia spazio per pensieri positivi e costruttivi: ognuno che, con un minimo di potere e sapere, fa, lo fa perchè subornato da subdoli intrighi e proprio le banche, maggiormente esposte, ne colgono il focus.

In sostanza, occorre tener conto che l’economia e quindi la ricchezza dei popoli, non stà solo ed eslusivamente nel concreto possesso degli oggetti, ma molto più nei processi di cui i beni materiali… sono oggetto e riferimento…simbolicamente rappresentati dalle transazioni finanziarie e interelazioni commerciali.

Tali transazioni finanziarie, quindi, e interelazioni, piuttosto che ostacolate, dovrebbero essere favorite e sfruttate…oltre che regolamentate, ove necessario… tanto che, finalmente, sembra passi, in Europa, l’idea della Tobin Tax….appunto come tassa sulla entità delle transazioni finanziarie.
Citazione:
Originalmente inviato da ulysse:
<<<Molte imprese immobiliari in anni passati hanno costruito quartieri residenziali e villaggi su prestito bancario: bastava esibire un progetto con concessione di costruzione e ottenevi il prestito.
Oggi alcune di quelle imprese si trovano con 40 o 50 appartamenti invenduti (forse ci si dovrà pagare anche l’IMU “seconda casa”) e non possono restituire il prestito che intanto lievita per interessi.
Magari la banca potrebbe vendere gli appartamenti all’asta sottocosto, ma forse non riuscirebbe a rientrare del prestito.>>>


Rif. albert: appunto. Se quanto potrebbero ottenere vendendo vale meno di quanto hanno investito, hanno valutato male il rischio
Ma a posteriori è facile giudicare: Ovvio che non si è ben valutato…altrimenti non ci troveremmo in questi frangenti: ma, a parziale scusante, c’è che, di questi giorni, nella realizzazione di un progetto, fra la partenza e l’arrivo, casca il mondo!
Certo non tanto meglio si poteva fare e si è fatto in ambito statale…quando ci si affannava a sostenere che tutto andava bene, che, per noi, la crisi era passata, ecc…
Anzi, manco era venuta!...La crisi?..ma quale crisi!?


N.B.:
SAEGUE SECONDA PARTE.
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Vecchio 18-06-2012, 16.15.46   #26
albert
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Riferimento: Le banche: le vogliamo eliminare?

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Io credevo che la Banca D'Italia dipendesse dalla Repubblica italiana, cioè fosse un ente di proprietà dello Stato, ovvero di noi cittadini che costituiamo quello Stato.
E invece no...
"Le quote di partecipazione al suo capitale sono per il 94,33% di proprietà di banche e assicurazioni private, E SOLO per il 5,67% di enti pubblici.
Cioè noi siamo uno "Stato" (Repubblicano) che non vale un grammo d'oro, mentre tutto il "potere", è nelle mani di pochi banchieri.

Credo di non poter essere accusato di avere simpatie per le banche, ma questa degli azionisti privati di banca d'Italia è una nota bufala. Effettivamente buona parte degli azionisti sono privati, ma per statuto non possono decidere niente nè spartirsi gli utili, tanto che da tempo vogliono liberarsi di questa partecipazione a cui non sanno bene che valore attribuire.

Citazione:
Originalmente inviato da Il_Dubbio
Un tempo, quando un dittatore voleva occupare un territorio, mandava l'esercito. Oggi non c'è bisogno, basta coprire il territorio di uomini mandati dai banchieri, il concetto non cambia.

Un po' è sempre stato così. I re si indebitavano con i banchieri per poter armare gli eserciti e partire alla guerra. Guarda caso nella seconda guerra mondiale i nazisti non hanno toccato la svizzera e le sue banche
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Vecchio 19-06-2012, 13.56.00   #27
ulysse
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Riferimento: Le banche: le vogliamo eliminare?

Citazione:
Originalmente inviato da albert
Anche gli specialisti in oroscopi hanno molto da fare...

NON FARE PIUTTOSTO CHE RISCHIARE…! 2
segue dal precedente post
Citazione:
Originalmente inviato da ulysse:
-ALBERT:Assistenza nel recupero crediti: meglio affidarsi ad un energumeno nerboruto!

<<<Non credo faccia parte di una prassi etica!
......>>>
Ci sarebbe da fare un lungo discorso sul prendere soldi a prestito, che dovrebbe essere il più possibile scoraggiato, contrariamente ad ora, e sulle cambiali, che andrebbero abolite.
Il semplice prestito/credito fra semplici cittadini non rientra nel discorso ed anche non considero il traffico di danaro fra mafie: dovrebbero intervenire, in proposito, la magistratura e la guardia di finanza.

Limitandomi alle banche, credo che senza il gioco dei prestiti/crediti bancari si tornerebbe alle economie primitive…quasi preistoriche... di un pianeta pressoché deserto...ove le banche fecero la loro comparsa già fin dalle origini delle organizzazioni sociali.

Una prima “Banca Centrale” sui generis, (vedi Bibbia), fu quella che un Faraone geniale affidò a Giuseppe...(un Draghi antelitteram)... che, in tempi di crisi, prestava grano a fondo perduto a tutto il medioriente: fu così che Giuseppe ritrovò i fratelli “fetenti” e li fece… ricchi!...e il Medioriente si salvò dal defoult!

Un caso diffuso fu quello dei mercanti veneziani che Shakespeare rese famosi: vivevano a credito distribuendo cambiali finchè le loro navi, prodromiche di lucrosi affari, non fossero tornate dall’oriente cariche di spezie e di stoffe preziose…ed erano viaggi di mesi…forse di anni.
Qualcuna non tornava, come quelle del “Mercante di Venezia”, ma faceva parte del rischio d’impresa.
Sempre meglio che "non" chiedere/dare prestiti e "non" mandare navi in oriente: magari Marco Polo non avrebbe scritto “il Milione” e neppure Shylock avrebbe avuto fama come strozzino.

Comunque con questo giochino del prestito/credito, la Repubblica di Venezia ebbe e mantenne la prevalenza sui mercati mediterranei e dell’oriente per 1000 anni....vantaggioso per tutti, no?

I Medici, di origine campagnola, costituirono una specie di prima BCE e, lucrando sui prestiti a re e principi di tutta Europa, arrivarono a dominare Firenze: potè così emergere il nostro Rinascimento e, insieme, la Cappella Sistina, ecc…patrimonio dell'umanità!

Alle origini del cosiddetto miracolo economico italiano negli anni ‘50, furono i nostri contadini che vendettero i buoi e, senza chiedere prestiti a nessuno, comprarono le macchine ed i capannoni che ora sono crollati.
Oggi, purtroppo, senza aiuto e senza prestiti certo non potranno riaversi, ma anche da allora, dal miracolo economico fino ad oggi, una volta finiti i buoi, sono vissuti in simbiosi con le banche…in un continuo scambio prestiti/cambiali …non diversamente dai mercanti veneziani.
Essi, infatti , in simbiosi continua coi banchieri ebrei…che, come ebrei, soli potevano speculare sul danaro… impiegavano i prestiti per armare le navi da spedire in oriente.

Quindi, analogamente al passato, ma con modalità certo sempre più raffinate ed evolute, anche oggi lo sviluppo economico delle imprese e quindi degli stati e unioni di stati, può basarsi solo sul prestito e sulle varie transazioni finanziarie di cui le agenzie finanziarie, le borse, le banche, le fondazioni, le finanziarie internazionali, si occupano…guadagnandoci, ovviamente... entro certi limiti etici ...se no cade il castello, ma anche questo rientra nel rischi d'impresa e nel controllo delle istituzioni.

Alla fine non direi che il prendere/dare quattrini in prestito, nella sinergia imprenditore/banca, sia da scoraggiare...è, anzi, da incentivare… col fine di incrementare gli investimenti, la produzione di beni, i mercati, i trasporti, le compravendite, le infrastrutture, ridistribuire danaro agli addetti, impiegati e operatori da cui il ciclo può ricominciare da capo, con stipendi, che ritornano alle banche, a incrementare i depositi bancari da prestare agli investitori stessi, ecc…

Sarebbe l’ideale…se non fosse che a qualcuno, a volte, vengono strane idee… come conquistare l’Irak coi prestiti cinesi.

Ma per noi non c’è pericolo: se anche le nostre banche fossero statalizzate…non riuscirebbero comunque a pareggiare il debito primario...figuriamoci conquistare l'Irak.

In ogni caso occorre sopperire alla crescente complessità delle nostre operazioni finanziarie: ad es., il banco dei pegni di cento anni fa non potrebbe sopperire ad una economia globalizzata…mentre certe banche estere o finanziarie internazionali ce la fanno e noi dobbiamo seguire...da cui l’odio per le banche…focus di ogni sospetto di intrallazzo e di barbaro dominio...Ma il guaio nostro è che le nostre banmche non arrivano a tanto.

D’altra parte la complessità intrinseca del momento crea un sempre maggior bisogno di affinare la regolamentazione col fine indirizzare ed orientare ad una sempre maggiore utilità e profittabilità del funzionamento bancario: ecco questo sarebbe il vero compito dello stato o degli stati e associazioni di stati: incentivare e orientare con adeguati strumenti concettuali e finanziari, nonchè e con l’apporto delle istituzioni democratiche, legislative e di controllo.... al bene comune.

Naturalmente non è sufficiente volere, ma anche sapere e conoscere quali siano, e saperli usare, i mezzi e strumenti astratti/concreti da mettere in atto per il perseguimnto del bene comune.

A volte le teorie divergono!

In proposito, infatti, c’è sempre molta confusione volta a stravolgere i compiti delle istituzioni democratiche dello stato...pur con tutta la buona volontà...figuriamoci quando la volontà diverge.

All’origine di tali stravolgimenti c’è, da un lato, la mala funzionalità cronica delle istituzioni stesse, spesso misconosciute nella loro mission...come sarebbe il caso della Banca d'Italia su questo stesso topic.
Dall’altro lato c’è, nella gente, radicato dai primordi, un istinto teso al fare ed al controllare direttamente tutto quanto (cosa impossibile in questa complessità), piuttosto che teso alla delega ed alla fiducia necessaria in una democrazia rappresentativa.

Purtroppo remano contro i molti casi di intrallazzo, corruzione, ruberia... o semplice familismo e favoritismo amicale che si danno nella aministrazione pubblica ai vari livelli e nelle interelazione pubblico/privato

Si finisce nella stasi del “non fare”, nell’essere sospettosi, anzi furbamente certi, che un pescecane, guidato da invisibili fantomatici o immaginari fili, è sempre in agguato per profittare, fregare e guadagnarci…la qual cosa, anche proprio per questo, accade.

Un concetto sempre difficile da accettare e da metter in atto è che la fiducia spesso non nasce dalla constatazione, a posteriori, del merito della fiducia, ma anche semplicemente dal darla… la fiducia…pur a ragion veduta.

E’ una gestione difficile, un difficile equilibrio da perseguire, ma quando riesce è il più proficuo.

Ultima modifica di ulysse : 19-06-2012 alle ore 17.47.33.
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Vecchio 19-06-2012, 21.20.37   #28
ulysse
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Riferimento: Le banche: le vogliamo eliminare?

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Originalmente inviato da albert
Anche gli specialisti in oroscopi hanno molto da fare.
CALL- CENTER E BANK- OFFICE -3
Procede da precedente post.
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Originalmente inviato da ulysse:
Citazione di albert: tenuta portafoglio titoli, carte di credito, bankomat, bonifici: già tutto automatizzato

<<Automatizzato in parte,quando tutto corre liscio: Occorre sopperire ai clienti, per disguidi, eccezioni varie, chiarimenti, consigli…ecc….>>

Certo, ci deve essere un call-center ed un back-office per gestire le eccezioni. Comunque si può fare, e senza problemi.
Che si possa fare non dubito…si può fare tutto!
Il problema è che mi chiedo: per quale ragione riorganizzare, pur disaggregato, ciò che già c’è?
I call-center dedicati ed i bank-office, diventerebbero nuove banche, solo deprivate del peso (marginale) di gestire i CCB.
Nuove banche prive, per il resto, della necessaria esperienza bancaria…ma via via se la farebbero, l’esperienza… con inevitabili costi…che pagheremmo sempre noi...anche pewr l'ìnefficienza iniziale.

Comunque di banche o servizi finanziari di questo tipo già ve ne sono…non certamente statali .

Che poi una “nuova organizzazione” non sia foriera di problemi e non richieda un lungo rodaggio, dubito assai: al limite sono sufficienti due persone poste a lavorare in sinergia che già occorre una “organizzazione” di coordinamento!

L'unica è che i problemi siano di piccolo taglio!

Ma ciò che più perplime non è questo: perplime che una organizzazione privata funzionante, già capilarmente diffusa come Bankoposta, debba essere replicata e affidata allo stato…che, oltretutto, se n'è appena disfatto!
Ma quando mai lo stato, si è mostrato buon operatore, organizzatore e amministratore!?

Lo scopo starebbe nel risparmio di personale (sic!) rispetto a tutto il personale che invece sprecherebbero (sic!) le banche private in operazioni inutili (???).

E' illazione assai dubitosa: in realtà la statalizazione diventerebbe un qualcosa di lento, burocratico e farraginoso come lo sono di solito le organizzazioni dello stato: lo diceva Brunetta…che su questo aveva fondato le sue fortune, o sfortune, politiche: la famosa scoperta dei fannulloni!

Inoltre noi da clienti, passeremmo sudditi...alla mercè di impiegati statali non incentivati da alcun interesse.

A parte il fatto che licenziare oggi sarebbe un ulteriore grave problema per tutti.
La stalizzazione bancaria, coi quatrini nostri gestiti dallo stato, ripagherebbe?
Invero per lo più accade, come già recentemente in Spagna, che la banche sono stalizzate per salvarle quando si trovino in difficoltà, (persino le banche!), non per affondarle .

Infatti, che lo stato possa attuare una più efficace organizzazione di quella bancaria ... manco a pensarci! Pura illusione!
Il fatto veramnte concreto e sicuro sarebbe che l’ulteriore onere per lo stato si trasformerebbe in tasse o tiket per noi.

Sarebbe sempre preferibile e più efficace incentivare le banche ad una maggior reciproca integrazione…se ciò fosse ritenuto conveniente e di maggior utilità pubblica.
E, in effetti, in concorenza con le banche straniere, già una tendenza del genere esiste!

Le banche sono fra le organizzazioni più attente alla realizzazione di una efficace gestione informatizzata per soddisfare il cliente col minimo di spesa.
Inoltre il personale di banca è mediamente di più alto livello che quello della media delle aziende italiane: la statalizzazione non potrebbe evitare uno scadimento per l'infiltrazione di specifici raccomandati: politici in disuso, amici di amici, familisti...se non peggio!

Sembra che la proposta di “statalizzazione” comprenda anche la eliminazione di tanti servizi bancari cosiddetti inutili, se non dannosi per la comunità.

Ma chi giudica circa l’utilità/inutilità dei servizi bancari?

Certo ce ne sono di inutili, ma per me il metro di valutazione è semplice: sono inutili i servizi non richiesti …e stai sicuro che, spontaneamente, nessuna banca privata li esplica…se non danno un utile!

E’ anche lapalissiano che certi servizi, supposti dannosi per la comunità, vanno individuati ed eliminati per legge... Certo non ci si può affidare all’opinione di alcuni semplici cittadini.
Oltre al fatto che tanti ulteriori servizi sempre più utilii, potrebbero essere introdotti.
Solo l’esperienza, la concorrenzialità, il benchmarking, l’evoluzione qualitativa, lo possono fare…assieme alla genialità interessata e sinergica dei banchieri/bancari.

Affidarsi ai call-center o a sportelli statali per i servizi oggi affidati alle banche private, sarebbe estremamente riduttivo…il classico buttare il bambino con l’acqua sporca!

D’altra parte, è senz'altro fuori luogo valutare i servizi bancari e le banche stesse come utili/inutili, semplicemente in base a particolari preconcette ideologie liberiste o pseudo-stataliste: si dovrebbe definire una maggioranza qulificata che scelga.
Al limite e nel caso, bisognerebbe indire un referendum, ma credo che, oggi, siano incombenti, sulla nostra economia, questioni assai più gravi.
Citazione:
Da sette anni sono cliente di una banca on line, non ho mai pagato una lira di spese, bancomat, bonifici, carte di credito, tutto gratuito. E questo perché a loro la tenuta del mio conto costa pochissimo.
Forse è una banca “missionaria”…gratis et amore Dei! Sarebbe, comunque, opportuno farne propaganda e tutti se ne servirebbero…lo farei anch’io…se avessi il link!
Con una tal concorrenza, le banche tradizionali, deprivate dei loro clienti, annullerebbero i costi delle loro prestazioni: la cosa è in linea con la mia predicazione: cerchiamo e serviamoci della banca che offre il miglior rapporto qualità/prezzo!
O, forse, la banca on-line, ricicla danaro sporco…e i clienti on-line non sono che un paravento?
O forse è solo che la banca presta a interesse i danari accreditati in CCB?

Comunque io non sono contro le banche on-line: se la gente interagisce e trova soddisfazione, buon per loro.
Sono invece contrario alla istituzione di una unica modalità bancaria statale…che non lascerebbe scelta comunque fosse il suo funzionamento…buono o disastroso che fosse.
Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Purtroppo un qualche Galbraith recente non ha evidenziato la “sindrome dell’informatico” che consiste nella idea che quando una procedura è informatizza, poi, di manuale o elucubrante, non resta niente! …tutto è automatico!

Ricorderei la vecchia “vignetta” in due tempi della “Unmanned Factory”:
Si vede, nella prima vignetta, la scena di operai e impiegati che lavorano “dentro la factory” indaffarati attorno alle macchine. Fuori il deserto!
Poi, la seconda vignetta, dopo l’informatizzazione, mostra il “dentro” con macchinari e computer funzionanti, ma deserto, mentre tutti sono indaffarati “fuori”, attorno alla “factory”!


Molto spiritoso, ma non è proprio così. Anche se restano – eccome – eccezioni e c’è bisogno di gestire con cura il tutto, i costi diminuiscono spaventosamente.[/i]
A volte sono spaventosi anche i costi di informatizzazione! Ma io non sono, per principio, contro l’informatizzazione…anzi ne sono favorevole!

Credo però sia sbagliato condizionare l’informatizzazione solo al focus del contenimento dei costi gestionali: Il vantaggio della informatizzazione sarebbe bilanciato, in negativo, dalla produzione di disoccupati da riassorbire…cosa tanto più grave in questo caso, dato che l'intento della statalizzazione proposta sarebbe proprio il vantaggio globale per la comunità.

L’informatizzazione di una attività è quasi sempre auspicabile, ma è massimamente e globalmente profittevole solo quando alla semplice attività manuale a basso contenuto di informazione, sostituisce un sistema informatico integrato di attivazione e soluzione di problemi.

Infatti, in generale, un cambiamento, una rivoluzione organizzativa, è profittevole globalmente quando non sia interpretata solo come un semplice vantaggio economico contingente: uomo sostituito dalla macchina = ”concetto di unmanned factory!”.... ma come apertura incentivante e sinergica ad un’ampia evoluzione tecnologica e creativa per sempre nuove applicazioni e risoluzioni di problemi manualmente irrisolvibili…magari prima impensati.

La mappatura del genoma umano, pur teoricamente prospettata, era impensabile senza l’informatizzazione più tardi sopraggiunta. Ma è solo un esempio …infatti non siamo al livello di mappatura del genoma umano…però il concetto resta ed è su questa linea che operano le aziende avanzate..oltre il tecnicismo della informatizzazione 1 a 1.

La proposta di statalizzare opera invece in senso contrario: ridurre tutto al puro conteggio centralizzato del danaro…eliminare tutto quanto possa essere oggi e in futuro nell’ambito della creatività…magari connessa al rischio…guai che qualcuno ci guadagni!!

Al limite, invece, ciò che oggi chiamiamo “banca”, potrebbe essere, domani, un’altra cosa… non in riduzione, ma in ampliamento creativo di servizi e modalità.
Chiedo: qualcosa del genere potrebbe avvenire in un ambito statale?...nel nostro ambito statale?...
Ne dubito!
Noto che da stato...stasi, statico, deriva "statale"= nulla cambia…tutto resta eguale... con proposte di riforma urgenti, da 20 anni ferme nei capaci armadi di Montecitorio!

Fa da contraltare il caso di riforme continue (nella scuola)…mai implementate e sempre interrotte per ricominciare da capo.

Ad esempio…si dice che il nocciolo di Internet sia nato in ambito militare, per metereologia, per satelliti, ecc… non so bene…, ma popolarmente a livello mondiale…con le sue tante applicazioni… Internet è esplosa per intervento dei privati.
Ma che sia perché ci guadagnano? Ne traggono soddisfazione?…magari non sempre per danaro, (alcuni ci hanno anche vinto un terno...magari 2!), ma per soddisfazione, comunque, al più alto gradino della scala di Maslow!

Ultima modifica di ulysse : 20-06-2012 alle ore 15.28.50.
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Vecchio 20-06-2012, 18.37.26   #29
albert
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Riferimento: Le banche: le vogliamo eliminare?

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Originalmente inviato da ulysse
…come per dire che c’è molto da fare perchè non ci si accorge che è un fare inutile!
Può essere!...ma allora perché non facciamo noi i direttori di banca?....anche un semplice direttore di filiale non ha uno stipendio poi tanto misero!

Forse perché ci trattiene qualche scrupolo etico?

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Originalmente inviato da ulysse
Personalmente non credo agli oroscopi…magari disapprovo anche e tendo a considerare "emotivamente labile" e di “formazione inferiore" chi prenda gli oroscopi a riferimento del proprio vivere, ma il suo diffondersi a livello popolare è stato travolgente a partire dalla seconda metà del secolo scorso, quasi ci fosse un trend crescente e omologo fra l’incremento della frequenza scolastica, la diffusione dei media e gli oroscopi stessi: Strano no?

Comunque devo riconoscere che gli oroscopi sono diffusi molto oltre quanto già lo erano fin dall’antichità quando le parole “astrologia” e “astronomia” si confondevano.

D’altra parte nessuna legge condanna l’elaborazione e la diffusione degli oroscopi. La stesso Galileo, col suo magro stipendio di insegnante all’Università di Padova, ci sbarcava il lunario.

Oggi molti giornali e libri si vendono con il contributo degli oroscopi. Lo stesso Zichichi, che, col suo libro “Il Vero e il Falso” dimostra la fatua inconsistenza degli oroscopi, ha avuto, per ragioni opposte, un buon successo editoriale.

Quindi potrebbe persino essere che, gli oroscopisti, coi loro “vaticini”, siano benemeriti dell’umanità e che anch’essi diano un loro contributo al fiorire, per lo meno al sostenersi, della economia.

Gli oroscopi ovviamente non hanno nessun valore predittivo e rappresentano un gigantesco caso di millantato credito, ma almeno sono simpatici e non particolarmente nocivi. Diciamo che sono una forma di intrattenimento abbastanza inoffensiva.

Tutto il sistema della finanza, invece, è anch’esso esempio di millantato credito, ma molto meno simpatico e molto più nocivo

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Originalmente inviato da ulysse
Magari proprio in conseguenza di questo dibattito, che mi induce ad osservare, approfondire e rimuginare, sempre più mi convinco che molto poco c’è di ricchezza, nel solo essere concreto e statico dei beni materiali, fosse pure oro o diamante ….

Oro o diamanti, personalmente, non li ritengo “ricchezze” se non in modo convenzionale, come la cartamoneta. Una lunga discussione nell’articolo https://www.riflessioni.it/scienze/fine-oro.htm

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In sostanza, occorre tener conto che l’economia e quindi la ricchezza dei popoli, non stà solo ed eslusivamente nel concreto possesso degli oggetti, ma molto più nei processi di cui i beni materiali… sono oggetto e riferimento…simbolicamente rappresentati dalle transazioni finanziarie e interelazioni commerciali.

Tali transazioni finanziarie, quindi, e interelazioni, piuttosto che ostacolate, dovrebbero essere favorite e sfruttate…oltre che regolamentate, ove necessario… tanto che, finalmente, sembra passi, in Europa, l’idea della Tobin Tax….appunto come tassa sulla entità delle transazioni finanziarie.

Le transazioni commerciali sono utili in quanto permettono di selezionare il migliore fornitore e realizzare economie di scala, sulla scia del famoso esempio della fabbrica di spilli di Adam Smith. Nient’altro.

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Vecchio 21-06-2012, 19.55.20   #30
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Originalmente inviato da albert
Credo di non poter essere accusato di avere simpatie per le banche, ma questa degli azionisti privati di banca d'Italia è una nota bufala. Effettivamente buona parte degli azionisti sono privati, ma per statuto non possono decidere niente nè spartirsi gli utili, tanto che da tempo vogliono liberarsi di questa partecipazione a cui non sanno bene che valore attribuire.
Credo che la cosa abbia una spiegazione: La Banca d'Italia, assieme alla Consob, dovrebbe compiere azioni di controllo, sanzionatorie, di prestito e aiuto nei confroni delle banche private, per cui la presenza (una specie di rappresentanza) di azionisti banchieri o assicuratori nel CdA (o come cavolo si chiama) dovrebbe garantire la neutralità degli interventi senza preferenza alcuna per l'una o l'altra banca.

Ovvio che i cosiddetti azionisti privati non percepiscono dividendi: il loro è solo, in un certo senso, un dovere civico di presenza e di controllo.

Noto che le principali istituzioni dello stato sono autonome e fornite di contrappesi per reciproco controllo per cui nessuna istituzione dovrebbe soccombere o prevalere sull'altra...in teoria.

In pratica sono lotte sotterranee fra i principali leader politici e istituzionli, ma è difficile che si instauri, da noi, una dittatura se non in modo strisciante (ultimi 17 anni) o per azioni terroristiche e destasbilizzanti come in effetti hanno tentato di fare nei cosiddetti anni di piombo.

Ma le istituzioni ...forse proprio perchè contrapposte... hanno resistito.

Infatti i cosiddetti padri costituienti avevano ben appreso questa lezione dalla precedente dittatura!

Purtroppo la reciproca indipendenza è anche causa
di burocrazia ed inerzia, proprio per l'equilibrio di forze che viene a formarsi, e per il fatto che ciascuno va per suo conto con scarso coordinamento.

In ogni caso Bankitalia è un ente autonomio e indipendente e non appartiene a nessuno ...tanto meno alle singole banche italiane...che non vi hanno voce.

Per il resto Bankitalia ha un proprio Governatore nominato per decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio e dell'organo collegiale della banca stessa.

Il Governatore rende conto solo al Presidente della Repubblica, quindi coi suoi collaboratori fa il buono e il cattivo tempo...o faceva... poiche oggi, per l'Eurozona, la politica monetaria è praticamente unificata nel consiglio delle Banche Centrali Nazionali e, in particolare, nella BCE.

Purtroppo, in questo consiglio, chi non ha quattrini ed ha una economia debole con basso Pil, alto debito pubblico, saldo entrate/uscite negativo, vale poco e poco può influire per volgere a proprio favore le politiche monetarie...quindi è scarsamnte garante di poter far fronte ai suoi debiti!...Avrà, quindi, alto spread con alto tasso di interesse per i titoli che ogni banca centrale vende per raccogliere danaro e così far fronte ai propri impegni interni ed esterni.

Su questa linea, senza una politica monetaria di estremo rigore, senza riorganizzazioni in ambito finanziario/bancario, mercatistico, fiscale e di incentivazione produttiva...e di Qualità, ecc..., per i paersi poveri (sud Europa) va sempre peggio e per i pasesi ricchi sempre meglio...finchè il morbo non attaccherà anche loro quando non avranno mercato per loro prodotti.

E' su questo che Monti ed i leader europei più avveduti (ed inguaiati), cercano di fare leva nei confronti della Merkel.

In questi frangenti la Germania ed i paesi vicini sembrano avere in mano la bilancia per il riequilibro, cedendo, in parte, i loro vantaggi finanziari: ovvio che nicchiano...e nicchiano i loro popoli: perchè loro, formiche, dovrebbero aiutare noi, cicale?
La nostra arma è che, se nicchiano troppo a lungo, il morbo attaccherà anche loro!

In una tale contesto i cosiddetti mercati, cioè gli investitori nel mondo (banchieri, società finanziarie internazionali, agenzie di fondi di investimento, borse, ecc...) non sono che i convitati di pietra ...essi vanno dove va il denaro o dove credono che vada...poichè anche il credere, la voce che si diffonde, l'apparenza... hanno la loro importanza...massima importanza...basti osservare il balletto delle borse!

E' anche per questo che Monti insiste nel far apparie il rigore.

Magari ora (già da tempo) sarebbe bene anche insistere sulla crescita... aprendo la borsa, defiscalizzando, ecc...ma è difficile... se il bilancio dello stato non pareggia e i grossi evasori non saltano fuori!

Certo è anche improbabile che chi evade e corrompe salti fuori da solo!

Occorrerebbe una collaborazione e coesione globale che, purtroppo, non vedo...anzi la gara è a chi critica di più e, al limite, cerca di boicottare sempre meglio.

Credo comunque che sia sempre legittimo discordare dalla politica finanziaria di Monti e del suo governo, ma credo che il peggio sia, ed anche sia meschino, accusarlo di essere un emissario del mondo finanziario e bancario internazionale.

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Un po' è sempre stato così. I re si indebitavano con i banchieri per poter armare gli eserciti e partire alla guerra. Guarda caso nella seconda guerra mondiale i nazisti non hanno toccato la svizzera e le sue banche
Si potrebbe comunque dire che "pecunia non olet"...o meglio, che il "prestito non olet"...purchè sia remunerativo.

Da quando costituiscono la Guardia Vaticana, in realtà, gli svizzeri si sono sempre mostrati neutrali e non hanno mai fatto favoritismi: come prestavano a Hitler così, è supponibile, prestassero anche agli alleati occidentali...in particolare agli inglesi.

Ma forse è una malignità!...prestavano solo ad Hitler!

Comunque è senz'altro vero che i maggiorenti nazisti tenevano nelle banche svizzere i loro tesori...quelli sottratti agli ebrei!
E già questo per gli svizzeri costituiva protezione.

Tutavia, dopo la guerra, qualche sopravissuto dei campi di sterminio, è riuscito a recuperare qualcosa dalle banche svizzere, ma non credo tanto.
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