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 Riflessioni sulle Scienze - Commenti sugli articoli della omonima rubrica presente su WWW.RIFLESSIONI.IT - Indice articoli rubrica
Vecchio 26-12-2012, 17.56.11   #1
0xdeadbeef
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Economia: cos'è e cos'è diventata

Vi sono varie definizioni del termine "economia" (dal punto di vista etimologico significa "amministrazione
dei beni domestici"). La più generica la indica come l'"ordine migliore", ossia quello che realizza il massimo
risultato con il minimo sforzo (dal punto di vista filosofico da essa parte Ockam per elaborare la celebre
teoria del "rasoio"). Ma non è questa la definizione che intendo proporre alla vostra attenzione.
La definizione che, in questo contesto, mi interessa è quella riferita al concetto di economia così come comunemente
conosciuta, ovvero l'economia politica.
Anche per l'economia politica vi sono varie definizioni. La più generica la indica come "tecnica per affrontare
le situazioni di scarsezza"; ma, in genere, anche quelle più specifiche partono da questa definizione di base.
Una delle definizioni più celebri è quella di Lionel Robbins: "l'economia è la scienza che studia la condotta
umana nel momento in cui, data una graduatoria di obiettivi, si devono operare delle scelte su mezzi scarsi
applicabili ad usi alternativi".
In altre parole, secondo Robbins l'economia studia il comportamento umano come relazione fra mezzi e fini;
cioè studia la tecnica più efficace per raggiungere un certo scopo.
Da questo punto di vista, l'economia (politica) coincide con la razionalità, la quale appunto si commisura in
base all'efficacia dei mezzi prescelti in vista di un fine (Dizionario Filosofico di N.Abbagnano).
Da questa sintetica premessa (poi naturalmente, se qualcuno di voi sarà interessato all'argomento, ci sarà
modo di sviscerare i problemi nei loro aspetti particolari) mi scaturiscono un mare di domande.
La prima è questa: quando si parla di mercato libero (leggi come "liberismo"), si intende affidare al mercato
anche quella che Robbins chiamava "graduatoria di obiettivi"?
Ad esempio, se io chiamassi un "team" di economisti di chiara fama, e gli dicessi di studiarmi i mezzi più
efficaci per raggiungere l'obiettivo di una maggior redistribuzione della ricchezza prodotta, sarei forse in
contraddizione con i principi economici?
Insomma: come mai in questo mondo l'economia, che come abbiamo visto è studio dei mezzi, sceglie anche quei fini
cui invece dovrebbe essere indirizzata dalla politica (D.Fisichella: "Crisi della politica e governo dei produttori")?
un saluto a tutti voi.
0xdeadbeef is offline  
Vecchio 27-12-2012, 23.37.21   #2
paul11
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Riferimento: Economia: cos'è e cos'è diventata

Ciao Mauro.
Fra economia e politica esiste un processo di vasi comunicanti, d’interrelazioni.
Un esempio è che la famosa “mano invisibile” per Adam Smith fondatore delle scienze economiche, era i mercato stesso. Saltando a Keynes e Robbins che citi, le teorie economiche studiano i raggiungimenti di obiettivi , ma in determinati scenari politici in quanto lo configurano.. Ad esempio la Teoria Generale di Keynes funzionava in un mercato chiuso ( ad esempio l’autarchia fascista); per Robbins la “mano invisibile” diventa quella del potere legislativo e quindi della politica .
E accaduto anche questo, che si è accettato nella disputa teorica fra economie di mercato ed economie pianificate o di piano nel rapporto conflittuale delle teorie fra più mercato e meno Stato o viceversa, che lo Stato fosse colui che aggiustava la redistribuzione delle ricchezze in quanto gli economisti con l’avvento del comunismo URSS costruivano teorie che tenevano conto di fattori sociali fondamentali, quali lotta di classe , teorie conflittuali, sindacalismo, ecc.
In realtà non è mai esistito il libero mercato o il perfetto socialismo, le teorie si sono sempre scontrate nella realtà sociale/culturale/ politica. Quando l’economia affina le armi e grazie alla psicanalisi alla sociologia applica le loro teorie per forzare ad esempio la domanda di un bene attraverso la pubblicità, quando le strutture di marketing studiano gli stili di vita non fanno altro che acquisire dati sui nostri comportamenti. Le teorie economiche “primitive” parlano appunto di una mano invisibile che era i mercato stesso che riequilibrava la domanda e l’offerta attraverso il prezzo di un bene produttivo che rappresentava il punto di equilibrio. Ma l’economia politica ha fatto ben poco, o meglio le teorie macro economiche non esistono più dai tempi del monetarismo di M.Friedman della scuola di Chicago, consulente economico di Reagan e ha influenzato anche la Tatcher .La scuola monetarista ha influenzato enormemente il peso delle leve delle banche centrali per governare le masse monetarie e le inflazioni a doppia cifra degli anni “Ottanta”.Le funzioni di marketing delle aziende che studiano dal logo alla confezione di un prodotto, alla vendita dell’immagine al riconoscimento del brand (marchio) ,sono fondamentali ormai.
Oggi il politico fa il voto di scambio, finite le ideologie, perché sa che l’elettore pensa :“voto dove mi conviene”.Il voto politico nasce dall’interesse individuale e dal suo stato di disagio o di privilegio in un determinato sistema. Significa che l’intreccio fra politica ed economia ad esempio sulle contrattazioni sindacali costituiscano delle peculiarità degli endemismi che creano agevolazioni o storture al cosiddetto mercato libero, dalla formazione del prezzo, alle strutture corporative, agli albi professionali, ai numeri chiusi. In altre parole non è mai esistita la concorrenza perfetta in nessuna parte del pianeta anche perché i trattati economici internazionali e i colonialismi susseguiti nel tempo influenzavano come influenzeranno sempre più nella globalizzazione gli effetti farfalla che ogni Stato governa a suo modo.
L’obiettivo del produttore è vendere una merce e creare un bisogno laddove non esite pur di vendere.
I produttori sanno che i consumatori abboccano alle promozioni? E allora tutto ora viene promozionato, è un fattore psicologico comprare anche di più del necessario :“perchè conveniva”.
La politica è diventata marketing e quindi crescerà i livello di populismo e demagogia. Guardiamo in USA durante la campagna elettorale presidenziale i gestori dell’immagine del marketing dei contendenti è fondamentale. Una frase fuori posto al momento sbagliato valgono percentuali di punti di voto.
Tutto ha la logica del mercato perché gli eletti sono come merce sul mercato della politica: lo scambio economico e lo scambio politico.
La politica è sempre più economia.
Quindi svanisce la filosofia morale e politica e vince il principio edonistico.

Quando parli del team della redistribuzione della ricchezza, beh verrà epurato dopo cinque minuti. Sei in contraddizione con il sistema politico, non su quello economico e avvalora quello detto poc’anzi.Hai visto cosa è accaduto a taxisti, notai, farmacisti, ecc.?Tanto fumo e poco arrosto.
Perché le strutture sociali, lo ribadisco sono stratificazioni nel tempo di storture che la politica ha assecondato con il voto di scambio creando degli enormi pesi strutturali nel nostro sistema. Significa che un prezzo di mercato non segue più la domanda e l’offerta, ma prezzi stabiliti dalle corporazioni che a loro volta sottrae risorse al resto della popolazione. Ma perché è così? Perché esiste di fatto il “patto sociale” come premessa della formazione di una comunità. Fin quando non nascono forti conflittualità da far “traballare” il sistema questo sistema stesso che vive sui voti di scambio”io ti do o lascio un privilegi e tu dammi il voto”, potrà sopravvivere.
paul11 is offline  
Vecchio 28-12-2012, 07.51.10   #3
CVC
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Riferimento: Economia: cos'è e cos'è diventata

Io penso che l'economia stia vivendo un paradosso, è oramai il mercato a regolare l'uomo invece che essere l'inverso. Come sottolineava paul11 sono i produttori a decidere quali sono i bisogni dell'uomo, c'è bisogno di questo e quello, non puoi fare a meno di questo e quello, non c'è bisogno nemmeno di starci a pensare: decide la pubblicità. Quella che è stata la missione degli illuministi, ragionare la propria testa, è stata accartocciata e gettata nel cestino dal mondo del marketing. E così si è diffuso questo pericolosissimo virus: non serve pensare, tanto c'è chi pensa al posto tuo, bisogna preoccuparsi solo di avere i soldi necessari e poi rivolgersi a chi sa quali sono i nostri bisogni e le cose che ci rendono felici, basta pagare.
La mano invisibile che mette a posto tutto quanto è l'egoismo del capitalista, il quale pensa che per gli altri le briciole siano più che sufficienti.
Di equa distribuzione delle risorse ovviamente non se ne parla neanche, ci si accontenta di qualche pia opera di beneficenza che serve spesso a lavare le coscienze di chi possiede troppo.
Ma una ipotetica redistribuzione globale del reddito coinvolgerebbe tutti, noi compresi, e richiederebbe una qualche rinuncia da parte di tutti, noi compresi. Allora, chi è pronto a rinunciare?
Noi ci lamentiamo ma a ben vedere il nostro tenore di vita è ben al di sopra della soglia di sussistenza, a meno che non consideriamo beni primari anche l'i phone, la tv via cavo, le uscite al ristorante ecc.
Credo che nessuna politica o filosofia convincerà chi ha molto a rinunciare ai suoi privilegi per sfamare chi neanche conosce, si preferisce fare la beneficenza perchè nella beneficenza sono io a decidere di cosa privarmi.
Clausewitz sosteneva che la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi, sembrerebbe che l'economia sia la prosecuzione della guerra con altri mezzi.
Una volta si combatteva per il re, oggi si combatte per il mercato. Finchè si pensa al mercato come garanzia della liberalità va bene, ma quando il mercato diventa un meccanismo autoregolantesi e regolatore dell'uomo, forse sarebbe il caso di pensare se non si è creato un mostro.

Ultima modifica di CVC : 28-12-2012 alle ore 22.00.20.
CVC is offline  
Vecchio 28-12-2012, 22.09.00   #4
0xdeadbeef
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Riferimento: Economia: cos'è e cos'è diventata

@ Paul11
Una risposta davvero molto interessante (come era presumibile).
Avrai forse sentito parlare di F.A.Von Hayek, e della sua teoria "spontaneista". In estrema sintesi essa dice
che ogni cosa avviene per un processo di interrelazione fra gli individui, perchè l'atteggiamento individuale
è il solo "dato" di cui le scienze sociali dispongano (Von Hayek sostiene che quella che lui chiama "entità collettiva"
-lo stato; la società etc.- è null'altro che un'idea, e quindi non un dato oggettivo).
Dunque, secondo Von Hayek, siccome ad agire sono solo e sempre gli individui, questo si risolve in quelle che
lui chiama: "conseguenze inintenzionali delle azioni umane intenzionali". Ed è da questo che si origina poi tutto
il resto (le entità collettive); così, in maniera spontanea.
Naturalmente avrei bisogno di dire molto altro, visto che secondo me la teoria hayekiana rappresenta un vero
e proprio "must" per chi voglia comprendere davvero a fondo i processi della contemporaneità.
Basti dire che il personaggio in questione è stato l'insegnante di economia di M.Friedman e la lettura preferita
di M.Thatcher per comprendere al volo la sua importanza (forse queste cose le sai già, ma comprenderai come
io abbia bisogno di, come dire, saggiare una possibilità onde stabilire un terreno comune di discussione).
Noto però che sembri quasi relegare le teorie di Friedman ad un passato che non c'è più. O meglio: non riesco
a capire se consideri Friedman l'ultimo degli economisti del passato o il primo di quelli del presente. Personalmente,
propenderei per questa seconda ipotesi (oltre che non ridurrei Friedman al monetarismo), visto che quella di
Friedman, influenzato pesantemente proprio da Von Hayek, è una teoria monetarista sì, ma che certamente al solo
monetarismo non si ferma (nel periodo reaganiano abbiamo avuto anche la fondamentale saldatura con la teoria
dello "stato minimo", di R.Nozick).
Certamente hai ragione da vendere nel vedere nella politica un qualcosa di "economicizzato". Naturalmente il
politico assomiglia sempre di più ad un venditore, e quelli che una volta erano chiamati "programmi" ad un
prodotto commerciale. Ma da cosa si origina tutto ciò? Uno sguardo a quella che M.Weber chiamava "razionalizzazione"
sarebbe, trovo, assai pertinente (in "scandalosa" sintesi: viene a mancare il concetto di "fine", perchè è il
"mezzo" stesso che lo diventa). Ma la "razionalizzazione" avviene, da un punto di vista filosofico, perchè
la "tecnica" ha soppiantato ogni altra cosa (Severino credo svolga riflessioni assai interessanti al riguardo).
E la tecnica ha soppiantato ogni altra cosa perchè nel nostro tempo si è avuta una accelerazione esponenziale
di quel processo che dura ormai da millenni: l'emergere dell'individuo (anche nella sua solitudine di individuo).
Dunque si torna a Von Hayek? Io credo proprio di sì, visto che dell'individualismo egli mi sembra davvero il
massimo cantore.
Noto anche che, in conclusione, affermi una cosa interessantissima (che condivido appieno): la redistribuzione
della ricchezza non va contro i principi economici, ma contro quelli politici.
Mi sono riproposto infatti di arrivare ad una "conclusione": questa economia è null'altro che una ideologia
(vorrei arrivarci, ma senza scrivere subito 1 miliardo di battute...).
Il fatto che la politica la difenda a spada tratta ne è la più lampante delle dimostrazioni.
un sentito grazie della risposta.
mauro
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Vecchio 29-12-2012, 17.49.52   #5
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Riferimento: Economia: cos'è e cos'è diventata

@ CVC
Secondo Von Hayek l'individuo (che, ricordo, per lui è l'unica realtà) non ha nemmeno bisogno di "pensare".
Esattamente come nel sistema basato sui prezzi di mercato (teoria dell'utilità marginale) il consumatore non
ha bisogno di conoscere a fondo le caratteristiche del prodotto che intende acquistare, così all'individuo
basta seguire il suo particolare interesse per far sì che si sviluppi "spontaneamente" il migliore dei sistemi
possibili (teoria delle conseguenze inintenzionali delle azioni umane intenzionali).
Nella teoria hayekiana è esclusa ogni valutazione morale (Von Hayek si dirà ispirato dalla "Favola delle Api",
un racconto di B.De Mandeville in cui, metaforicamente, il vizio privato è elevato a virtù pubblica - tra
l'altro questo racconto fu fatto oggetto di una dura reprimenda da parte di Adam Smith), ed è esclusa soprattutto
la tua tesi, per la quale non serve pensare perchè tanto c'è chi pensa al posto nostro.
La "forza" (una forza che per me è basata sull'ideologia, ma come dicevo vorrei arrivarci gradatamente, e
soprattutto argomentando in maniera rigorosa) di Von Hayek qui traspare chiaramente: esattamente come in un
alveare non c'è nessuna ape che pensa per le altre, così non è necessario che vi sia alcuno che pensi per conto
degli altri: all'azione umana intenzionalmente diretta al proprio interesse personale non corrisponde alcuna
conseguenza intenzionalmente perseguita (viceversa ne corrisponde una inintenzionale).
A questo punto, io credo che occorra cominciare a presentare un concetto che sta prendendo sempre più piede
in una società sempre più depoliticizzata: il "contratto" (così come esposto da Guido Rossi).
Quella che viene definita "deregulation" consiste nel processo di eliminazione delle "regole" (ove con il
termine "regola" si intenda la norma giuridica). Nello "stato minimo" elaborato teoricamente da R.Nozick -
anche questo un fondamento di quel "nuovo liberalismo" emerso nel periodo reaganiano - i "lacci e lacciuoli"
rappresentati dalle norme giuridiche e statuali sono considerati di impedimento allo svolgersi di quell'ordine
spontaneo che il sistema dei prezzi garantisce.
Il modo migliore per perseguire il fine spontaneo (inintenzionale) teorizzato da Von Hayek è quindi quello di
affidarsi interamente alla contrattazione fra parti private (tranne, ovviamente, per quel che riguarda la
forza coercitiva necessaria al rispetto dei contratti, ma questo è ampiamente preso in considerazione da Nozick,
nella sua teorizzazione di uno stato "minimo" ma forte...).
Dunque la società che G.Rossi definisce "contrattualista" (da non confondere, beninteso, con quel "contrattualismo"
che prende le mosse dallo stoicismo e dal Diritto Romano, e che si esplica soprattutto nel mondo anglosassone
come teoria dello "stato di natura") è la società che sempre più abbiamo sotto gli occhi.
Anche e soprattutto nel mondo del lavoro, ove al decadere del "Contratto Nazionale di Lavoro" sta sempre più
subentrando una contrattazione certamente più privatistica (fino a giungere ad estremi come quelli rappresentati
da contratti di lavoro che una volta erano definiti "dei camerieri"- contratti la cui durata può essere di poche
ore).
Insomma: tutto mi sembra andare nella direzione definita da Von Hayek: che ne dite?
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Vecchio 29-12-2012, 20.14.31   #6
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Riferimento: Economia: cos'è e cos'è diventata

Trovi una esauriente risposta su il "Venerdì" di Repubblica di questa settimana.
Ormai si parla di "ingegneria economica e finanziaria" e le previsioni vengono espresse con algoritmi statistici che cercano di tener conto di un numero sempre maggiori di variabili (si parla di milioni di dati raccolti nei modi più diversi, dal WEB o dalle interviste porta a porta).
Questo rende l'economia sempre più simile alla metereologia ed al famoso teorema della farfalla. Quando i fenomeni sono troppo complessi per essere digitalizzati, vengono approssimati statisticamente.
Dura per i nostri risparmi. ;o))))


Citazione:
Originalmente inviato da 0xdeadbeef
Vi sono varie definizioni del termine "economia" (dal punto di vista etimologico significa "amministrazione
dei beni domestici"). La più generica la indica come l'"ordine migliore", ossia quello che realizza il massimo
risultato con il minimo sforzo (dal punto di vista filosofico da essa parte Ockam per elaborare la celebre
teoria del "rasoio"). Ma non è questa la definizione che intendo proporre alla vostra attenzione.
La definizione che, in questo contesto, mi interessa è quella riferita al concetto di economia così come comunemente
conosciuta, ovvero l'economia politica.
Anche per l'economia politica vi sono varie definizioni. La più generica la indica come "tecnica per affrontare
le situazioni di scarsezza"; ma, in genere, anche quelle più specifiche partono da questa definizione di base.
Una delle definizioni più celebri è quella di Lionel Robbins: "l'economia è la scienza che studia la condotta
umana nel momento in cui, data una graduatoria di obiettivi, si devono operare delle scelte su mezzi scarsi
applicabili ad usi alternativi".
In altre parole, secondo Robbins l'economia studia il comportamento umano come relazione fra mezzi e fini;
cioè studia la tecnica più efficace per raggiungere un certo scopo.
Da questo punto di vista, l'economia (politica) coincide con la razionalità, la quale appunto si commisura in
base all'efficacia dei mezzi prescelti in vista di un fine (Dizionario Filosofico di N.Abbagnano).
Da questa sintetica premessa (poi naturalmente, se qualcuno di voi sarà interessato all'argomento, ci sarà
modo di sviscerare i problemi nei loro aspetti particolari) mi scaturiscono un mare di domande.
La prima è questa: quando si parla di mercato libero (leggi come "liberismo"), si intende affidare al mercato
anche quella che Robbins chiamava "graduatoria di obiettivi"?
Ad esempio, se io chiamassi un "team" di economisti di chiara fama, e gli dicessi di studiarmi i mezzi più
efficaci per raggiungere l'obiettivo di una maggior redistribuzione della ricchezza prodotta, sarei forse in
contraddizione con i principi economici?
Insomma: come mai in questo mondo l'economia, che come abbiamo visto è studio dei mezzi, sceglie anche quei fini
cui invece dovrebbe essere indirizzata dalla politica (D.Fisichella: "Crisi della politica e governo dei produttori")?
un saluto a tutti voi.
253647 is offline  
Vecchio 29-12-2012, 23.08.32   #7
0xdeadbeef
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Riferimento: Economia: cos'è e cos'è diventata

@ 253647
Ritengo non si possa assolutamente parlare di economia "reale" ed economia "finanziaria". L'economia è una
sola (ogni definizione rimane sostanzialmente univoca: è lo studio dei mezzi più efficaci per raggiungere un
certo scopo).
Che poi all'interno dell'economia sia evidente una "finanziarizzazione" è un altro discorso; e questo semmai
conferma che, oggi, è la finanza ad essere il mezzo più efficace per raggiungere un dato scopo (quale sarà
questo scopo lo lascio immaginare). Infatti, dopo aver "delocalizzato" agricoltura ed industria, l'economia
occidentale sta delocalizzando anche i servizi. Beninteso che, dopo aver delocalizzato i settori primario,
secondario e terziario, l'unico "mezzo", e quindi forzatamente il migliore, per ottenere un certo scopo non
può che essere la finanza (per la quale il termine "delocalizzazione" è privo di senso).
Il fenomeno della finanziarizzazione era stato d'altronde previsto con largo anticipo da J.Schumpeter, che
nel suo celeberrimo saggio del 1944 ("Capitalismo, Socialismo e Democrazia") parla appunto della necessaria
(necessaria in quanto non escludibile ai fini della competizione fra aziende) trasformazione dell'azienda
in SpA. E quindi di null'altro che della necessità dell'ingresso del capitale bancario nell'azienda, con la
relativa "spersonalizzazione" della proprietà.
ciao
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Vecchio 30-12-2012, 08.43.48   #8
freedom
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Riferimento: Economia: cos'è e cos'è diventata

Un tempo si governava con il fucile e la pistola oggi non è più necessario: si comanda con il "costringere" le persone a consumare. Qualcuno lo chiama marketing invece è solo dittatura.

Essendo indispensabile far crescere illimitatamente i consumi affinchè il carrozzone continui ad andare avanti ed essendo questo impossibile (causa la finitezza del pianeta) qualche cervellone si è inventato il trucchetto di prestigio della leva finanziaria. Che, come tutti i sistemi di prestidigitazione, prima o poi viene scoperto. Questo è accaduto nell'agosto 2007 con l'esplosione della crisi subprime. L'umanità se ne è accorta nel settembre 2008 con il fallimento dei fratelli Lehman.

Adesso si continua a menar il can per l'aia stampando denaro a più non posso (chi può permetterselo come USA e Giappone) o sfruttando vergognosamente la mano d'opera senza pietà (cinesi comunisti e indiani). I russi e gli arabi sfruttano le materie prime (finchè durano) ed i brasiliani hanno un momento di vera grazia ma vediamo quanto durerà. Noi europei, per debolezza politica e militare, siamo sull'orlo dell'abisso. I tedeschi, forti di uno spirito di sacrificio e disciplina notevoli, pensano di salvarsi ma dimenticano che, oramai, siamo tutti nella stessa barca. Magari saranno gli ultimi ad affondare ma è ingenuo pensare che ce la faranno da soli.

Se il mondo non cambierà rotta (ed alla svelta) non mi pare sia possibile evitare la catastrofe (speriamo solo economica!)

Buon anno a tutti.
freedom is offline  
Vecchio 30-12-2012, 11.31.36   #9
ulysse
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Riferimento: Economia: cos'è e cos'è diventata

Citazione:
Originalmente inviato da freedom
Un tempo si governava con il fucile e la pistola oggi non è più necessario: si comanda con il "costringere" le persone a consumare. Qualcuno lo chiama marketing invece è solo dittatura.
Abbasso la dittatura senza fucile, senza lager, senza campi di lavoro e rieducazione..persino senza torture: solo super mercati: è terribile!

Citazione:
Essendo indispensabile far crescere illimitatamente i consumi affinchè il carrozzone continui ad andare avanti ed essendo questo impossibile (causa la finitezza del pianeta) qualche cervellone si è inventato il trucchetto di prestigio della leva finanziaria. Che, come tutti i sistemi di prestidigitazione, prima o poi viene scoperto. Questo è accaduto nell'agosto 2007 con l'esplosione della crisi subprime. L'umanità se ne è accorta nel settembre 2008 con il fallimento dei fratelli Lehman.

Adesso si continua a menar il can per l'aia stampando denaro a più non posso (chi può permetterselo come USA e Giappone) o sfruttando vergognosamente la mano d'opera senza pietà (cinesi comunisti e indiani). I russi e gli arabi sfruttano le materie prime (finchè durano) ed i brasiliani hanno un momento di vera grazia ma vediamo quanto durerà. Noi europei, per debolezza politica e militare, siamo sull'orlo dell'abisso. I tedeschi, forti di uno spirito di sacrificio e disciplina notevoli, pensano di salvarsi ma dimenticano che, oramai, siamo tutti nella stessa barca. Magari saranno gli ultimi ad affondare ma è ingenuo pensare che ce la faranno da soli.

Se il mondo non cambierà rotta (ed alla svelta) non mi pare sia possibile evitare la catastrofe (speriamo solo economica!)

Buon anno a tutti.
Ricambio il buon anno!...magari un anno come i 2012 se siamo fortunati!
Se i consumi non crescono l'economia crolla: non vogliamo che crescano i consumi e non vogliamo che ci siano disoccupati: è un contraddizione in termini.
Dicono che il modello economico debba mutare: piena occupazione, niente sfruttamento e nessun prodotto o pochissimi:solo quelli essenziali da produrre, comprare e vendere per sopravvivere...stile caverna!... soprattutto niente consumi eccessivi...
Sembra che una commissione insediata da anni per stabilire cosa sia consumo eccessivo:
...Speriamo decida presto!

Nell'attesa consideriamo che abbiamo solo una alternativa, cioè semplicemente questa: morire oggi o morire domani!

Io opterei per il morire domani e spero che coi vari trucchetti che certi furbastri economici mettono in atto come per esempio menare il can per l'aia, sfruttare al limite le risorse minerarie, lavorare sodo, sfruttare vergognosamente la gente che lavora (indiani e cinesi comunisti) e farli produrre a più non posso con turni stressanti in quantità e qualità, pubblicizzare,vendere e comprar di tutto in una girandola infernale, stampare danaro oppure imporre tasse... in specie a chi ha soldi e patrimoni..., imitare i tedeschi in spirito di sacrificio e disciplina....ecc...

Spero che col darsi da fare tutti, insomma, e non col piagnucolare, si riesca anche ad arrivare a domani e forse anche...sono ottimista... a dopodomani.

Cio' che soprottutto mi infastidisce è l'espressione "credono di farcela, ma non ce la faranno!....uccelli del malaugurio!

Invece è col crederci che ce la faremo!...Crediamoci tutti!!!... anche i greci... gli spagnoli...come i tedeschi!..un crederci che tanto più ingenuo è, meglio è!

Per i cinesi non è necesario... loro lasciamoli stare ...loro gia ci credono e fanno il possibile, loro già sanno come si stava male prima e per loro un giorno in piu' è un giorno donato...tanto grasso che cola!...senza tanti lamenti e piagnistei...oppure sì,.... se uno non crede di farcela si ritira...dal mondo...con dignità.

Ultima modifica di ulysse : 30-12-2012 alle ore 18.44.08.
ulysse is offline  
Vecchio 30-12-2012, 12.34.17   #10
253647
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Riferimento: Economia: cos'è e cos'è diventata

L’economia è l’organizzazione delle attività produttive, la finanza gestisce le risorse che l’economia produce, la politica le distribuisce.
Questi termini sono indissolubilmente legati e la finanza fa parte dell’economia.

Il concetto di “azienda” come parte terza, quindi la spersonalizzazione dell’economia, era noto fin dal rinascimento quando i produttori e gli investitori toscani inventarono la partita doppia e le S.p.a. Inevitabilmente allora nacque anche la finanza con le lettere di credito, non molto diverse dalle attuali. Meglio, si sviluppò e formalizzò nel rinascimento ma è un inevitabile corollario del commercio. Anche i mercanti fenici avevano le loro S.p.a. ;o)))

Non dare troppo peso alla delocalizzazione: io sono nata quando l’Italia era la Cina d’Europa e conosco molto bene i processi di delocalizzazione che già a quei tempi (parlo di quarant’anni fa) nazioni come Germania, Francia, Inghilterra, Paesi Bassi ...... svilupparono e di come reagirono le loro imprese produttive che, nonostante tutto, sopravvivono ancora.
L’Italia oggi non ha problemi economici o finanziari ma un gravissimo problema politico, cioè di distribuzione della ricchezza che l'economia produce e la finanza gestisce.

Citazione:
Originalmente inviato da 0xdeadbeef
@ 253647
Ritengo non si possa assolutamente parlare di economia "reale" ed economia "finanziaria". L'economia è una
sola (ogni definizione rimane sostanzialmente univoca: è lo studio dei mezzi più efficaci per raggiungere un
certo scopo).
Che poi all'interno dell'economia sia evidente una "finanziarizzazione" è un altro discorso; e questo semmai
conferma che, oggi, è la finanza ad essere il mezzo più efficace per raggiungere un dato scopo (quale sarà
questo scopo lo lascio immaginare). Infatti, dopo aver "delocalizzato" agricoltura ed industria, l'economia
occidentale sta delocalizzando anche i servizi. Beninteso che, dopo aver delocalizzato i settori primario,
secondario e terziario, l'unico "mezzo", e quindi forzatamente il migliore, per ottenere un certo scopo non
può che essere la finanza (per la quale il termine "delocalizzazione" è privo di senso).
Il fenomeno della finanziarizzazione era stato d'altronde previsto con largo anticipo da J.Schumpeter, che
nel suo celeberrimo saggio del 1944 ("Capitalismo, Socialismo e Democrazia") parla appunto della necessaria
(necessaria in quanto non escludibile ai fini della competizione fra aziende) trasformazione dell'azienda
in SpA. E quindi di null'altro che della necessità dell'ingresso del capitale bancario nell'azienda, con la
relativa "spersonalizzazione" della proprietà.
ciao
253647 is offline  

 



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