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Vecchio 02-09-2007, 02.21.53   #21
Uno
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Riferimento: Un affondo sulla “conoscenza di se stessi”

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Originalmente inviato da Flow
e sono ancora moribondo

Dovrai ancora un pò sopportare un inverno, questo inverno, poi con la primavera qualcosa cambierà... lentamente, ma costantemente...

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Vecchio 02-09-2007, 02.24.12   #22
renzananda
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Riferimento: Un affondo sulla “conoscenza di se stessi”

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Originalmente inviato da samarcanda
sono d'accordo con te Van, vorrei dire... che si sente se le parole scritte nei 3d giungono dal cuore alla mente, o dalla mente e basta........cioè.....se 1 persona ha VISSUTO 1 esperienza esprime il SIGNIFICATO di tale esperienza in un certo modo e con certe parole, chi non l'ha vissuta esprime soltanto PAROLE senza SIGNIFICATO......non è 1 giudizio, è 1 constatazione.
Bisogna metterci il cuore, il cuore , il cuore.......la testa sola NON arriva da nessuna parte.........guardare la SEMPLICITA' e coincidere con la semplicità......, entrare nelle cose, nelle persone, con UMILTA' e gioia, nello STUPORE che solo 1 bimbo può avere di fronte al NUOVO , ogni attimo, ogni istante, ogni giorno, anche nel dolore, nella rabbia, nell'abbandono, nella sofferenza nostra e degli altri......è difficile ma non impossibile ,e solo così, , il MINOTAURO viene sconfitto......e il labirinto diventa una strada aperta alla luce, per essere luce, ....per essere luce.......nient'altro che luce..


Ma purtroppo per dire che l'esperienza deve venire dal cuore e non da parole senza significato si usano parole. E con l'aggravante di conferire alle parole il "significato" di un discorso che (s)parla dell'autenticità. Magari si fosse persuasi che la parola non ha significato, che il Linguaggio, il Dire mai nostro nè noi (semmai "noi" siamo del/dal Dire che non "ci" sa) eccede ogni significato e che si danno solo significanti, senza perchè. Lo shock, l'esperienza, l'esplosione, lo stupore non riguardano mai "noi". Lo shock non sa di essere shock, così come la vita non sa di vivere ed il Linguaggio di parlare, ma solo e sempre la manciatina di memorie agglutinate attorno ad una convenzione linguistica pretende di avere un'esperienza ed uno shock, dichiarando con ciò stesso di esserne fuori. Sapendo di averlo (mai) avuto dichiara che esso non è accaduto mai se non come un'eco svuoto nella memoria, un atto mancato, da sempre...
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Vecchio 02-09-2007, 09.22.17   #23
Mirror
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Riferimento: Un affondo sulla “conoscenza di se stessi”

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il fatto e che non riesco a portare avanti un dialogo con nessuno, questa e' la prima volta che riesco a parlare un po' da normale... non so nemmeno quello che ho scritto, avevo bisogno di dirlo, e non so piu' a chi dirlo...


Questa prima volta è un buon segno. A volte m'interrogavo, appunto, sul perchè dell'estrema sinteticità dei tuoi intelligenti interventi.
Sembravano il frutto di una Comprensione fondamentale riguardo alla "conoscenza di se stessi".
Quel che hai appena scritto è sensato, comunque comprensibile: sono esperienze significative e importanti, analoghe a quelle fatte da altre persone sensibili.
Cosa vorresti condividere, dialogicamente parlando, con i tuoi interlocutori virtuali?
Sono in ascolto.

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Vecchio 02-09-2007, 09.27.24   #24
atisha
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.... il fatto e che non riesco a portare avanti un dialogo con nessuno, questa e' la prima volta che riesco a parlare un po' da normale... non so nemmeno quello che ho scritto, avevo bisogno di dirlo, e non so piu' a chi dirlo...

allora parti da oggi...
lasciando l'orgoglio nel cassetto.. ma anche la parte dello sfigato

scusa se sembro crudele e non ti abbraccio e dico che ti voglio bene e che qui qualcuno ti ama...

Ad ogni individuo è riservato un accadere.. ed ogni accadere in parte si assomiglia.. per la sostanza degli eventi..
ora immagino che non sia il caso per te sapere il perchè o il percome "tecnicamente" ti sia accaduto questo..
poi ognuno di noi potrebbe considerare la natura di questa energia manifesta dal suo punto di ricerca..
e sono tante.. anche se alla fine devono convogliare.. e se non convogliano significa che si sono arrestate... o che così doveva essere..

Dalla mia esperienza ora posso dire che dovevo percorrere questa strada.. chiamalo karma.. chiamalo "usare lo sbiancante", così doveva essere e così non poteva che proporsi a me la Via..mi necessitava..
eppure quante volte mo maledetto Me stessa.. il Divino e tutti quelli che ruotavano attorno alla mia Ombra..
i libri servono.. le parole altrui anche..
ma fino a che non si accetta profondamente la propria via, con la propria particolarità, la propria coscienza troverà davvero difficile Comunicare con noi.. o meglio dire risvegliarsi completamente ed iniziare la sua espansione..
La mia sintesi è dover permettere alla Coscienza quell'espansione... permettere a quell'Energia sconosciuta di trovare il giusto canale perchè il traffico ritorni fluido e Normale...
elevando lo sguardo nella giusta direzione..
tralasciando l'orgoglio che si oppone verso chi lo ha già realizzato.. e lasciarsi assorbire...
Bisogna volerlo.. lì c'è lo Sforzo... ci deve essere

Per progredire l'uomo deve avere problemi.. gli stessi sono legati e connessi per permettere la propria evoluzione..
è nelle difficoltà che le energie vanno affinate, dirette.. quelle energie non dominate...
chi lo comprende Cammina.. chi no.. avanzerà di piccoli passettini fino a che qualche shock inevitabile vitale gli rechi nuovamente questa possibilità..

ora lascio la parola agli esperti...

atisha is offline  
Vecchio 02-09-2007, 14.17.27   #25
Uno
ospite sporadico
 
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Affondo un pochino ancora

Vorrei chiarire meglio una cosa per evitare incomprensioni.
Prendo in prestito la frase di Ati che può essere letta male:
"Per progredire l'uomo deve avere problemi.. gli stessi sono legati e connessi per permettere la propria evoluzione.."

I problemi non sono solo dolore e sofferenza etc, anche se di queste la vita non ce ne risparmia, anche la gioia, la sorpresa, la tenerezza etc etc sono problemi.
Problema è una cosa da ri-solvere sia in senso di sciogliere ed assorbire, sia in senso di scelte, per questo lo si ri-solve per provare nuove scelte e possibilità.
Paradossalmente tendiamo a vivere più incosciamente la gioia che la sofferenza, pensate ad un grande lutto e ad una grande occasione di festa, la prima segna per sempre (a vari livelli, ma qualcosa segna), la seconda nel tempo sfuma più facilmente.
Non parlo di memoria, di come ce le ricordiamo, quello comunque dipende dalle caratteristiche psico-fisico-energetiche dell'individuo, sto parlando di come queste determineranno il nostro futuro.
Senza scendere nell'obbrobrio deformato del pensiero positivo (o similari "tutta luce") , è importante come viviamo ed assorbiamo anche le gioie più piccole ed apparentemente insignificanti.
Insomma si potrebbe quasi dire che la sofferenza è gratuita (quasi mai completamente, ma qualcosa resta sempre), la gioia bisogna guadagnarsela (non l'episodio in se, ci siamo capiti vero?), entrambe ci arricchiscono, ed entrambe servono per integrare particelle di universo in un'Individualità che, seppur inizia a sentire il resto, si Realizza.



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Vecchio 02-09-2007, 16.12.41   #26
samarcanda
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Originalmente inviato da renzananda
Ma purtroppo per dire che l'esperienza deve venire dal cuore e non da parole senza significato si usano parole. E con l'aggravante di conferire alle parole il "significato" di un discorso che (s)parla dell'autenticità. Magari si fosse persuasi che la parola non ha significato, che il Linguaggio, il Dire mai nostro nè noi (semmai "noi" siamo del/dal Dire che non "ci" sa) eccede ogni significato e che si danno solo significanti, senza perchè. Lo shock, l'esperienza, l'esplosione, lo stupore non riguardano mai "noi". Lo shock non sa di essere shock, così come la vita non sa di vivere ed il Linguaggio di parlare, ma solo e sempre la manciatina di memorie agglutinate attorno ad una convenzione linguistica pretende di avere un'esperienza ed uno shock, dichiarando con ciò stesso di esserne fuori. Sapendo di averlo (mai) avuto dichiara che esso non è accaduto mai se non come un'eco svuoto nella memoria, un atto mancato, da sempre...

non volevo intendere che le parole non hanno significato intrinseco, sarei un po' stupida.....il mio riferimento a SIGNIFICATO sottintendeva un'altra cosa....che certamente si può esprimere con le parole...volevo semplicemente dire che se tu racconti un'esperienza VISSUTA, ti esprimerai diversamente rispetto a quando racconti qualcosa per sentito dire ,che non hai vissuto e gli altri lo recepiscono..tutto qui.
Per il resto non ho capito nulla....mi potresti spiegare...
samarcanda is offline  
Vecchio 02-09-2007, 17.00.49   #27
faqir
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Riferimento: Un affondo sulla “conoscenza di se stessi”

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Originalmente inviato da VanLag
(...) La “conoscenza di se stessi”, si colloca nella “ricerca di conoscenza in genere” (...),

(...) Come pulire la nostra identità dalla false attribuzioni e le false identificazioni che abbiamo adottato? (...)

Ogni idea in merito è ben accetta, come, è ben accetta, ogni esperienza che ci abbia aiutato in questa scoperta (...),

Gentile VanLag,
ecco il mio piccolo contributo, alla tua bella domanda, preso dal Sufismo.

Esiste un detto nel Sufismo che dice:
"Man ‘arafa nafsahu ‘arafa Rabbahu" (chi conosce se stesso conosce il Suo Signore)

A suo tempo avevo chiesto al mio Shaykh (Maestro Spirituale), che Dio sia siddisfatto di lui, di darmi una sua spiegazione su questo interessante detto, che lui generosamente mi ha dato e che riporto qui di seguito, con l'intenzione e con l'augurio che possa essere utile e di aiuto per che leggerà.

*******
" In verità, ad Allâh, Potente ed Eccelso, appartengono le Qualità (Sifâtun), così pure (appartengono anche) al servitore, e le cose non conoscono se non il proprio contrario.
La notte (layla) conosce il giorno (nahâr) e il giorno conosce la notte,
la salute (sihha) conosce la malattia (mard) e la malattia conosce la salute,
il sonno (nawm) conosce la veglia (yaqza) e la veglia conosce il sonno,
la carestia (masghaba) conosce la sazietà (shab‘) e la sazietà conosce la fame (jû‘),
il dissetare (riyy) conosce la sete (‘atash) e la sete conosce il dissetarsi,
l’altezza (‘ulû) conosce la profondità (sufl) e la profondità conosce l’altezza,
l’ignoranza (jahl) conosce la sapienza (‘ílm) e la sapienza conosce l’ignoranza, e così via.

Il Creatore è Colui che crea e la creatura e ciò che è creato,
il Signore è un padrone e il servitore è uno schiavo ('abd).
Allâh è il Creatore e il servo è la creatura.
Allâh è Colui che provvede (Râziq) e il servitore è colui che n’è beneficiato.
Allâh è l’Antico (il Primordiale=Qâdim) e il servitore il nuovo.
Allâh è Colui che dona la vita (Hayy) e il servitore colui che muore.
Allâh è il Sufficiente a Se stesso (Ghanî) e il servitore il povero (faqir).
Allâh è il Fortissimo (Qawî) e il servitore il debole.
Allâh è il Permanente (Dâ’im) e il servitore l’effimero (fân).
Allâh è l’Inaccessibile (‘Azîz) e il servitore l’abietto.
Allâh è l’Immenso (‘Azîm) e il servitore il meschino.
Allâh è Colui che non si lascia prendere da torpore né da sonno (Cor.2:255). Il servitore dorme, è distratto e negligente.
Ad Allâh niente è simile. Il servitore, invece, ha simili e somiglianze.
Allâh è l’Esistente (Mawjûd), Egli è in ogni luogo mentre il servitore è presente in un ambito limitato: se si trova in un (certo) luogo, effettivamente è (solo) lì (e non altrove).

In conformità a ciò, ci è chiaro che le Qualità Divine (Sifàt) non sono uguali a quelle della creatura.
Chi conosce se stesso così com’è ( cioè con i sui limiti umani), conosce il suo Signore così com’è (cioè senza limiti) " Allâh l’Altissimo non Lo colgono le cose vane ed Egli non le coglie. Egli è il Sottile, il Compenetrante (Latîf) e Il Beneinformato (Khabîr)".

Non c’è forza né potenza se non in Allâh, il Sublime (‘Alî), l’Immenso (‘Azîm). La Conoscenza (marifa) appartiene ad Allâh, in principio e alla fine ".

********

saluti
faqir
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Vecchio 02-09-2007, 17.22.00   #28
renzananda
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Originalmente inviato da samarcanda
non volevo intendere che le parole non hanno significato intrinseco, sarei un po' stupida.....il mio riferimento a SIGNIFICATO sottintendeva un'altra cosa....che certamente si può esprimere con le parole...volevo semplicemente dire che se tu racconti un'esperienza VISSUTA, ti esprimerai diversamente rispetto a quando racconti qualcosa per sentito dire ,che non hai vissuto e gli altri lo recepiscono..tutto qui.
Per il resto non ho capito nulla....mi potresti spiegare...

Ti spiego. Quando racconti un'esperienza vissuta non racconti mai l'esperienza avuta. Anzi, quando "hai" un'esperienza, sia pure di shock, una devastante illuminazione, un favoloso deragliamento dalla mente, non hai in realtà altro che un trip dell'io. Nell'istante in cui "sai" di avere l'esperienza, l'esperienza è già vanita, è già di seconda mano, un'eco nella memoria che tutto riporta al noto, anche l'ignoto come suo semplice contrario. Un raccontino tra te e te, un'atto mancato appunto. "Sapendo" di "avere" l'esperienza ne sei fuori, giusto un istante prima o dopo....
renzananda is offline  
Vecchio 02-09-2007, 20.50.04   #29
samarcanda
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Riferimento: Un affondo sulla “conoscenza di se stessi”

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Originalmente inviato da renzananda
Ti spiego. Quando racconti un'esperienza vissuta non racconti mai l'esperienza avuta. Anzi, quando "hai" un'esperienza, sia pure di shock, una devastante illuminazione, un favoloso deragliamento dalla mente, non hai in realtà altro che un trip dell'io. Nell'istante in cui "sai" di avere l'esperienza, l'esperienza è già vanita, è già di seconda mano, un'eco nella memoria che tutto riporta al noto, anche l'ignoto come suo semplice contrario. Un raccontino tra te e te, un'atto mancato appunto. "Sapendo" di "avere" l'esperienza ne sei fuori, giusto un istante prima o dopo....

ok, grazie così mi è + chiaro.....ma è così importante se la consapevolezza è bene o male ......a posteriori rispetto all'esperienza?
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Vecchio 03-09-2007, 11.16.21   #30
fallible
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Buon giorno e salve a tutti!
ma è così importante se la consapevolezza è bene o male ....... cara amica , mi spieghi cosa intendi con questa frase? la consapevolezza non credo possa essere classificata "bene o male"....Parlando di esperienza nel momento in cui viene raccontata, essa diviene "elaborazione" della stessa e non "esperienza" ,essa può essere "trasmessa" solo mediante il "giusto atteggiamento" di chi l'ha vissuta:Quello che ci raccontiamo nel forum può essere il fulcro per una nostra introspezione nulla di più claudio
fallible is offline  

 



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