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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 11-06-2007, 19.59.14   #61
Caesar
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Unhappy Riferimento: Tu esisti?

Fin dall'età di sei o sette anni, mi domandavo se la realtà fenomenica fosse quella vera, reale. Mi domandavo se in realtà la realtà non fosse diversa da come la avvertiamo con i sensi. Mi chiedevo se le persone che mi circondavano fossero reali o se erano solo frutto di un sogno che non finiva.
Oggi, a distanza di oltre 10 anni, continuo ad interrogarmi; se scrivo qui non è per incoerenza, perchè altrimenti non dovrei neanche interaggire con il resto del mondo, ciò però significherebbe non vivere, o forse è meglio dire sognare o in qualunque altro modo si possa definire questo stato in cui mi ritrovo.
Le esperienze fenomeniche sono fin troppo reali (apparentemente), ciò ci allontana dalla realtà Trascendente, Assoluta, forse l'unica veramente reale.
Che io esisto ne ho la prova dal mio stesso pensare, anche se a volte penso, come pensò pure Cartesio, che forse c'è qualcosa, che mi... limita il pensiero a determinati schemi, questa limitazione però proviene dalla realtà fenomenica... e allora? come conciliare tutto ciò? Socrate affermava di non sapere, io dico lo stesso per tutto ciò che riguarda le domande più importanti, ovvero, le domande esistenziali delle quali forse sarebbe meglio non parlarne, ma da esse dipende il senso della nostra vita.
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Vecchio 25-06-2007, 07.44.20   #62
emmeci
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Data registrazione: 10-06-2007
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Riferimento: Tu esisti?

E’ curioso dover constatare che un dubbio come questo, che sembrerebbe paradossale, possa sorgere in chi si è impegnato a fare i conti con la verità. Parrebbe infatti che in un filosofo dovesse prevalere, piuttosto, il pericolo del solipsismo, cioè la certezza che io esisto, ma gli altri….chissà: la posizione rappresentata, anche se un po’ volgarmente o selvaggiamente, da Stirner. Dunque, invece, noi dubitiamo di noi.
Ebbene, penso che questo sospetto d’inesistenza si allarghi al di là di quello che qualcuno (Odos, Farvat?….) vorrebbe, per una necessità logica, fosse stato il vero dato di partenza della filosofia cartesiana - quasi un perfezionamento del dubbio posto alla base della conquista del vero – mentre è una sensazione effettivamente presente in empiristi e razionalisti, che li ha costretti a impegnarsi intellettualmente per considerarsi reali, e che nell’età moderna ha assunto un’importanza determinante mettendo in crisi i personaggi della letteratura e la funzione stessa del genio, quando, ben al di là di qualche vezzo retorico, essa ha trovato alimento nelle disastrose avventure del Novecento, nelle guerre e stragi che l’hanno contrassegnato, negli insuccessi delle rivoluzioni proclamate per migliorare la storia degli uomini e risolte alla fine in una mortificazione della cultura, della moralità e della fede che abbiamo nutrito per secoli verso noi stessi: un’ombra che ha attraversato la storia e che oggi emerge in noi stessi, perfino negli scienziati impegnati nella difficile impresa, per non dire l’impossibilità, di capire come si è formato e dove si regge quest’io, quest’identità che pareva distinguerci dagli altri animali ed era considerata dalle religioni lo scopo o il centro dell’universo, mancando la quale tutto sembra crollare di ciò che è stato pensato e fatto da noi, quali orgogliosi se non legittimi signori della natura.
Ed è tale il peso di questa pretesa che il filosofo quasi preferisce estendere l’ala della sciagura sull’intero universo (muoia Sansone con tutti i Filistei!) arrivando a un nichilismo senza rimedio piuttosto che consentire a quell’avvicendarsi di vita e di morte che regola, dagli atomi alle divinità, il processo del mondo ed è il cuore o il respiro di un’evoluzione cosmica. Perché è vero che noi potremmo ricorrere – per difenderci dalla minaccia - al nostro genio inventivo e a risorse che ci distinguono dagli altri animali, ma il nostro orgoglio non basta davanti alle trionfanti leggi del cosmo rendendoci, perché così ci piace, una specie eterna. Si dirà che, in confronto con gli altri animali, noi abbiamo non solo un’autocoscienza, ma il pensiero dell’infinito – e questo sembra donarci un lampo di immortalità. Immortalità di un individuo, un popolo, un’intera specie? Proprio se pensa all’infinito il nostro pensiero sembra oscillare fra disperazione e speranza, quasi che, come la morte di un individuo fa pensare che altri esisteranno dopo di lui, così la morte della specie dovrebbe fargli credere che altre specie esisteranno dopo di noi, persino più intelligenti e forse migliori.
E’ a questo punto che, prevalendo l’orgoglio di Adamo cui fu dato il privilegio di considerarsi signore del mondo, i filosofi preferiscono cedere al nichilismo e chiudere la partita. Il risultato è un pensiero debole che si affanna a dimostrare che non c’è nulla di valido e ritiene cosa d’altri tempi quell’idea che dall’epoca primordiale ha tenuto in piedi la specie, cioè la certezza che la verità esiste anche se non la conosciamo, e che proprio per questo ci spinge faticosamente a cercarla, noi, i nostri figli e i figli dei figli, la nostra specie e quelle che seguiranno in una storia che non avrà fine, dissolvendoci, col nostro impasto di ossa e di spirito, senza distruggere il filosofico anelito che è alla ricerca della verità assoluta. (Così, con mia somma sorpresa, potrei giungere a credere - io laico come tanti di voi - in una specie di resurrezione).
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Vecchio 26-06-2007, 10.36.49   #63
trismegistus
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Riferimento: Tu esisti?

Citazione:
Originalmente inviato da Caesar
Fin dall'età di sei o sette anni, mi domandavo se la realtà fenomenica fosse quella vera, reale. Mi domandavo se in realtà la realtà non fosse diversa da come la avvertiamo con i sensi. Mi chiedevo se le persone che mi circondavano fossero reali o se erano solo frutto di un sogno che non finiva.
Oggi, a distanza di oltre 10 anni, continuo ad interrogarmi; se scrivo qui non è per incoerenza, perchè altrimenti non dovrei neanche interaggire con il resto del mondo, ciò però significherebbe non vivere, o forse è meglio dire sognare o in qualunque altro modo si possa definire questo stato in cui mi ritrovo.
Le esperienze fenomeniche sono fin troppo reali (apparentemente), ciò ci allontana dalla realtà Trascendente, Assoluta, forse l'unica veramente reale.
Che io esisto ne ho la prova dal mio stesso pensare, anche se a volte penso, come pensò pure Cartesio, che forse c'è qualcosa, che mi... limita il pensiero a determinati schemi, questa limitazione però proviene dalla realtà fenomenica... e allora? come conciliare tutto ciò? Socrate affermava di non sapere, io dico lo stesso per tutto ciò che riguarda le domande più importanti, ovvero, le domande esistenziali delle quali forse sarebbe meglio non parlarne, ma da esse dipende il senso della nostra vita.

Forse la Filosofia stessa e l'attodi porci queste domande costituiscono forse già un filtro che ci permette di discernere tra le varie sensazioni quelle ingannevoli oppure no.
Come qualcuno ha già detto forse le percezioni sono degli inganni della nostra mente od di una identità superiore.
Di fatto mostrare quanto detto sopra costituisce una prova ontologica dell'Essere; viene allora spontaneo chiedersi per quale motivo allora noi non possiamo interagire con l'agente stesso e quindi anche noi possiamo contrallare le nostre percezioni affinchè il mondo di inganni cosi visto, muti a nostro piacimento fino al punto di scomparire e alla fine siamo solo noi in una stanza nera che giochiamo con la nostra mente.
Bisognerebbe allora dimostrare come dicerenere le noste sensazioni mentali da fatti puramente ontologici e quindi derivanti dall'Essere stesso, dovremmo così saper distinguere il vero dal falso e l'illusorio dal reale.
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Vecchio 26-06-2007, 23.04.46   #64
ziggy
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Riferimento: Tu esisti?

Citazione:
Originalmente inviato da Gianf
Salve a tutti .
Vorrei proporvi questo mio quesito che mi sono posto mentre a scuola facevamo Cartesio:
Avendo certezza solo del mio pensiero come faccio a sapere che gli altri esistono o sono solo il frutto della mia mente o di un essere che mi vuole ingannare? Sapreste dimostrare la vostra esistenza partendo però dal mio punto di vista?

oh mio dio.
ti prego, non farti prendere da 'ste paranoie inutili, ti prego.
piu' che concentrarti sul fatto che gli altri esistano o meno o siano il frutto della tua mente, contrati su te stesso e spera di non pensare e/o ragionare con la mente degli altri. ovvero: spera di non essere tu il prodotto del pensiero altrui. pensa con la tua testa e stop. no paranoie "filosofiche" assurde.
ziggy is offline  
Vecchio 12-07-2007, 18.55.33   #65
illusion
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Riferimento: Tu esisti?

Secondo me il problema non è tanto se io esisto o non esisto quanto piuttosto se il dire io esisto è corretto. Ora mi spiego meglio: Fin dalla notte dei tempi l'uomo ha dato un significato a tutto ciò che vedeva. Ha chiamato acqua ciò che vedeva un immensa distesa blu, fuoco ciò che lo riscaldava, Dio ciò che secondo lui ha creato il mondo ed....esistenza questo lasso di tempo in cui noi siamo quì.

A questo punto del discorso nasce spontanea la mia provocazione: CHI MI DICE CHE IL SIGNIFICATO CHE NOIABBIAMO DATO A CIò CHE VEDIAMO SIA CORRETTO?
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Vecchio 13-07-2007, 20.42.22   #66
Caesar
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Riferimento: Tu esisti?

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Originalmente inviato da Gianf
Sapete mi avete convinto , in fondo che sia reale o no reale poco importa dato che viviamo in questo mondo. Grazie a tutti per le risposte .

non può non importarti; un noto filosofo del quale ora non ricordo il nome, diceva che su ciò che non possiamo sapere dovremmo tacere, mada queste dipende il senso o il dissenso della nostra vita.
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Vecchio 13-07-2007, 23.35.05   #67
trismegistus
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Riferimento: Tu esisti?

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Originalmente inviato da Caesar
non può non importarti; un noto filosofo del quale ora non ricordo il nome, diceva che su ciò che non possiamo sapere dovremmo tacere, mada queste dipende il senso o il dissenso della nostra vita.

Questo è Wittgenstein.

Comunque il fatto che il mondo non è reale non può non importare, dato che esso è frutto delle nostre proiezioni mentali oppure esso è un epifenome che noi proiettiamo dalla mente cambia molto le tavole in carta dato che in questo caso essendo il mondo gestito dalla nostra mente non ci vorrà molto affinchè essa ci permetta di divertirci a giocare a Dio.
Peccato però che il mondo è reale e non possa mutare per un nostro semplice pensiero, altrimenti sarebbe solipsia!
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Vecchio 15-07-2007, 16.22.03   #68
katerpillar
Ogni tanto siate gentili.
 
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trismegistus
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Comunque il fatto che il mondo non è reale non può non importare, dato che esso è frutto delle nostre proiezioni mentali oppure esso è un epifenome che noi proiettiamo dalla mente cambia molto le tavole in carta
katerpillar

Come volevasi dimostrare: "le tavole in carta" con le carte in tavola.
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Vecchio 15-07-2007, 17.30.02   #69
trismegistus
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Riferimento: Tu esisti?

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Originalmente inviato da katerpillar
trismegistus
katerpillar

Come volevasi dimostrare: "le tavole in carta" con le carte in tavola.

Ops!
Beh poco importa il significa alla fine lo abbiamo capito, oppure no?
Ad ogni modo un mondo alternativo alla comune esistenza non ancora menzionato è la solipsia, nessuno inafatti ci vieta di esistere ma di negare l'esistenza degli altri.
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Vecchio 16-07-2007, 13.38.22   #70
MIMMO
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Riferimento: Tu esisti?

La Coscienza dell'uno, che tiene insieme ogni cosa della creazione, è stata dimenticata. A causa di ciò le persone hanno l'esperienza di sé stessi come estranei. Ma per la persona che ha realizzato il Sé e trasceso il corpo, non c'è alcuna differenza. Per una persona del genere ogni cosa è parte della Coscienza universale. Egli percepisce chiaramente che ogni cosa è interconnessa; che non ci sono entità separate, ma che ogni cosa è parte del Tutto.
(AMMA)
MIMMO is offline  

 



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