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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 27-11-2013, 22.06.44   #81
maral
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Riferimento: L' uguaglianza a fondamento del "Giusto Agire"

Penso che in realtà soprattutto la morale in quanto agire nella verità abbia bisogno di un principio di coerenza interna assoluto che ne eviti la contraddizione che ne azzererebbe di fatto ogni significato.
Beninteso è ovvio che la storia ci ha insegnato che qualsiasi assoluto si voglia prendere a riferimento (qualsiasi definito contenuto formale si voglia dare a questo assoluto, qualsiasi nome sia dato al dio) esso prima o poi mostra sempre il suo essere relativo e, nel momento in cui lo viene a mostrare, emerge il bisogno di liberarsene. Dunque a quale assoluto potrà mai essere agganciata la morale, a quale Dio o principio indefettibile?
Io credo che il percorso ontologico di Severino indichi una nuova effettiva possibilità morale, laddove ci permette di considerare questo principio assoluto come l'integrità completa e concreta di ogni essente in quanto manifestazione originaria ed eterna del Tutto da cui, benché necessariamente distinto, non può essere separato. Gli essenti certamente si contrappongono nel momento in cui appaiono, ma proprio per questo è la loro contrapposizione che va rispettata, compresa e salvaguardata, la loro peculiare infinita diversità. Dunque il principio morale non sarà più inteso in modo trascendente e astratto che privilegia alcuni essenti a scapito di altri, ma come la necessaria mediazione dialettica che assume e supera continuamente la contraddizione tra l'io e l'altro senza mai annullarla permettendo a ogni ente di coesistere con il proprio altro proprio in quanto infinitamente diverso e antitetico.
In tal modo io sperimento l'altro e l'altrui libertà non come qualcosa che solo si oppone a me e alla mia libertà limitandola, ma proprio come ciò che fonda, in virtù della sua stessa diversità, la mia libertà. Dunque non "la mia libertà finisce dove comincia la vostra", ma la mia libertà comincia e finisce insieme con la vostra, ossia solo la libertà che è insieme mia e vostra è vera e quindi illimitata e questo in relazione non a quell'assoluto astratto e relativo manifestato da un Dio o da un codice trascendente, ma proprio a quell'assoluto che ognuno di noi in quanto essente non ontologicamente separabile da ogni altro essente è e non può non essere.
In pratica l'agire morale sarà allora quell'agire che muove a fare emergere quel terreno di significati che è in comune tra me e l'altro e consente alla nostra irriducibile diversità di sussistere insieme pur contrapponendosi. Gli essenti sono infatti tutti di pari infinito valore per ciò che sono (pari e infinito in quanto a tutti e ciascun essente si contrappone in ultima analisi solo il niente), ma ogni essente è un particolare aspetto di quel valore ed è proprio la sua peculiarità che emerge con la mia peculiarità che va moralmente salvaguardata.

Ultima modifica di maral : 28-11-2013 alle ore 09.37.26.
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Vecchio 28-11-2013, 18.28.00   #82
ulysse
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Riferimento: L' uguaglianza a fondamento del "Giusto Agire"

Citazione:
Originalmente inviato da Duc in altum!
** scritto da Ulysse:
Allora se l'eguaglianza è relativa ha ragione Dostoevskij col suo. "Se Dio non esiste, tutto é permesso."
Dostoevskij era un credente estremo ed inevitabilmente pensava che la morale fosse e sia di origine divina...quindi se mancasse Dio non ci sarebbe più scopo al ben agire.
Ma forse non considerava che il ben agire è relativo all’immanente: cioè il ben agire può riferirsi solo al perseguimento del bene comune nell'ambito delle varie società umane

Infatti i laici pensano, e credono con ragione, che l'etica ed il senso morale siano evoluti con l'uomo...gli stessi animali superiori lasciano intravedere un qualche “senso morale” nei loro comportamenti derivati non certo da un Dio, ma dalla stessa selezione naturale che ha favorito gli individui che meglio hanno saputo barcamenarsi nelle animalesche società primitive: basti, per esempio, osservare il comportamento individuale reciproco nei branchi di scimmie, di scimpanzé, di gorilla, ecc...

Ci si accorge subito che per loro (pur non conoscendo un Dio cui riferirsi) non tutto è permesso: devono adeguarsi agli usi e costumi del relativo branco.

Credo che, sebbene in modo incommensurabilmente più evoluto e civile, qualcosa del genere accada anche per gli umani: la morale è una costruzione intellettuale sorta nelle varie società che dovevano cercare, ed ancora oggi cercano, una sempre più evoluta organizzazione sociale per vivere al meglio…in sinergia…in ciascuna comunità ...fino ad elaborare senso morale e leggi che ne regolino i reciproci comportamenti e pensieri.

E' normale che Dostoevskij, obnubilato dalle credenze del tempo, esprimesse opinioni del tipo citato, ma noi oggi, anche se credenti, dovremmo sapere come si è evoluto (antropologicamente?) il nostro senso civile e morale nell'ambito delle diverse società e civiltà che si sono succedute nella storia...fin dalla preistoria...fin dagli australopitechi e ominini!

Ogni “civiltà”, infatti, che si sia presentata alla storia, grande o infima che fosse, ha elaborato e coltivato una propria morale...è stata portatrice di un proprio senso morale.

E' pensabile che l'aderire ad una organizzazione sociale sia stata fin dai primordi uno dei motivi principali cui riferire anche la stessa selezione naturale con influenza sulla sopravvivenza di individui e aggregazioni sociali ...tanto che certo senso morale di base potrebbe, in nuce, essere oggetto di codifica nel DNA…nei DNA sopravissuti e giunti fino a noi e presenti in noi viventi!

In definitiva, poichè l’etica, la morale, sono di derivazione evolutiva del pensiero umano… degli usi e costumi che via via si sono imposti per convenienza nel pensare e sentire delle più diverse aggregazioni o disaggregazioni di viventi…ecc… ritengo che sia vana illusione ricercarne un riferimento univoco e assoluto.

Se mai potrebbe avvenire l’inverso: che il grande rimescolamento di culture in corso, conseguente ai continui viaggi e migrazioni attuali, porti ad una sorta di confluenza delle diversità: come un sorta di incremento di entropia delle varie morali oggi caratteristiche dei diversi popoli: rimescolamento culturale come fautore di eguaglianza del pensare e del sentire ...ma non troppo... dato che è il concorrere delle diversità che genera l'incremento di nuove energie e sinergie.
Quindi il giusto e proficuo agire potrebbe essere frutto di sinergiche diseguaglianze
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Vecchio 28-11-2013, 23.36.44   #83
paul11
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Riferimento: L' uguaglianza a fondamento del "Giusto Agire"

Se ben capisco si vuole cercare di trovare un fondamento ontologico alla morale.
Da credente in Dio ne avrei buon gioco.
Nessuno descrive meglio la morale della teologia. Soprattutto nei concetti escatologici, soteriologici, nella teodicea, che sono molto più argomentati(fin troppo) per esempio che in Severino.
Ma sono un credente alquanto particolare:nno utilizzo questi strumenti nonostante li abbia approfonditi.Il perchè sarebbe un discorso infinito.
Diciamo, molto superficialmente e se vogliamo banalmente, che se la teologia è quella particolare scienza "alta" definita dalla scolastica che oltre alla conoscenza naturale razionale(teodicea) aggiunge la rivelazione tramite i testi sacri(e diventa teologia), la teologia diventa dogmatismo, e io provo un poco di smarrimento verso un umano che dice di saper parlare per bocca di Dio...
ho letto e studiato quegli stessi testi sacri e ne vedo anche contraddizioni interpretative che è l'ermeneutica biblica.
Le verità calate dall'alto e interpretate le rispetto come credente, ma come d'altra parte rispetto le argomentazioni dei non credenti, ma cerco altre strade più "naturali", che facciano il movimento opposto:dal basso della vita a Dio e non da Dio alla vita.
E dalla vita la prima cosa che appare è proprio in sè l'esitenza:"ciò che è".
E per tutte le creature intese come agenti razionali l'attimo in cui si viene al mondo è il punto di uguaglianza.Un secondo dopo, metaforicamente, devo già cominciare a prender atto delle diseguaglianze geografiche, di ricchezza familiare, di eredità genetica ed economica,ecc.
Ma la morale a mio parere non è una ontologia, semmai ne deriva , ne è conseguenza. Kant giustamente parla di un agente razionale. L'uomo utilizza l'artificio per allungare e migliroare la proria esitenza in lotta contro la legge d inatura. La ragione ha scopi diversi dalla natura, soffriamo il destino della natura la sua implacabile biologia, e la vita è un continuo e dinamico compromesso fra questi estremi tenuto insieme metaforicamente da un elastico che è la morale.
La morale ha necessariamente una coerenza interna, qualunque persona razionale umana ha un modo di comportarsi,ognuno di noi ha dei giudizi sui propri conoscenti dettati dall'intersoggettività dell'esperienza.
Se noi fossimo solamente naturali e non razionali saremmo molto più deterministici e privi di libertà, intesa come uno spazio in cui ci è consentito potenzialmente allargare il nostro modo di agire soggettivamente. La morale chiama in causa la volontà e la libertà :tutte caratteristiche umane ,di un agente razionale che paradossalmente se vogliamo propri perchè libero ,almeno per certi gradi, di scegliere può essere anche irrazionale.
Ma la morale sfugge anche alla semplice ragione perchè c'è qualcosa che è anima,coscienza,sentimento, empatia ,psiche,ecc quel qualcosa di indefinito.
Non mi convincono le computazioni razionali secondo cui l'uomo è semplicemente utilitaristico.Non credo alla morale che si porta dietro all'utilitarismo semmai è vero che c'è anche l'utilitarismo che è più un concetto economico che morale perchè soppesa la scelta come ottimizzazione egoistica e quando c' è un altruismo è spiegato comunque ancora come punto di convenienza .Ma non spiega il sacrificio, ad esempio.
Un computer questi calcoli razionali li sa fare meglio di un umano se ha dei buoni algoritmi nel programma e un computer non ha una morale.
paul11 is offline  
Vecchio 29-11-2013, 10.05.07   #84
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Riferimento: L' uguaglianza a fondamento del "Giusto Agire"

** scritto da paul 11:

Citazione:
Ma la morale a mio parere non è una ontologia, semmai ne deriva , ne è conseguenza. Kant giustamente parla di un agente razionale. [...] La morale ha necessariamente una coerenza interna, qualunque persona razionale umana ha un modo di comportarsi,ognuno di noi ha dei giudizi sui propri conoscenti dettati dall'intersoggettività dell'esperienza. Se noi fossimo solamente naturali e non razionali saremmo molto più deterministici e privi di libertà, intesa come uno spazio in cui ci è consentito potenzialmente allargare il nostro modo di agire soggettivamente.


Infatti la fede senza ragione è passione, feticismo, fanatismo; quindi ciò in cui uno crede razionalmente, gratuitamente e liberamente provoca la conseguente morale, "semmai ne deriva" (come tu ben sostieni), ma è sempre esterna all'essere umano la sua origine.
E si ritorna, per non essere contraddittori, di nuovo alla logica iniziale, e cioè, che se non si ha fiducia nello stesso valore assoluto tutto è permesso e il fondamento dell'eguaglianza è un faidate, che crea quello che è da sempre sotto gli occhi di tutti: il dominio dell'immoralità, dell'indifferenza e dell'egoismo.



Citazione:
La morale chiama in causa la volontà e la libertà :tutte caratteristiche umane ,di un agente razionale che paradossalmente se vogliamo propri perchè libero ,almeno per certi gradi, di scegliere può essere anche irrazionale.
Ma la morale sfugge anche alla semplice ragione perchè c'è qualcosa che è anima,coscienza,sentimento, empatia ,psiche,ecc quel qualcosa di indefinito.


Irrazionale nel senso che si differenzia dal così fan tutti?!?!

La morale non sfugge a nessuna ragione, ma è il sacrificio che si necessita per attuarla che ci fa fuggire dalla responsabilità di compierla.
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Vecchio 29-11-2013, 13.09.17   #85
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Riferimento: L' uguaglianza a fondamento del "Giusto Agire"

** scritto da Ulysse:

Citazione:
Dostoevskij era un credente estremo ed inevitabilmente pensava che la morale fosse e sia di origine divina...quindi se mancasse Dio non ci sarebbe più scopo al ben agire.
Ma forse non considerava che il ben agire è relativo all’immanente: cioè il ben agire può riferirsi solo al perseguimento del bene comune nell'ambito delle varie società umane


No, non è la morale, secondo Dostoevskij, ad essere divina, ma, bensì, la verità assoluta da cui essa deriva, questo è il punto fondamentale di questo forum e, conseguentemente per lui, il fondamento dell'eguaglianza umana.
Lui, come qualsiasi credente attendibile, autentico (differente dal religioso estremo), è giunto alla conclusione che l'immanente senza il trascendente è come un catamarano senza vele: in balia del proprio baricentro (l'Io) sollecitato dalle correnti marine (il Caso), ed il suo ben agire è viziato dal "tutto è permesso; e, da quel che si vede, nell'ambito delle varie società umane, nessuna verità relativa e del tutto umana ancora l'ha smentito.



Citazione:
Credo [...] la morale è una costruzione intellettuale sorta nelle varie società che dovevano cercare, ed ancora oggi cercano, una sempre più evoluta organizzazione sociale per vivere al meglio…in sinergia…in ciascuna comunità ...fino ad elaborare senso morale e leggi che ne regolino i reciproci comportamenti e pensieri.


Non sono d'accordo, perché la ricerca dell'eguaglianza umana, dell'amicizia fraterna leale, schietta e fondata sul giusto e buono agire, anche se messa quotidianamente in prova da un Mistero incomprensibile (al quale il limite umano deve, rischio la pazzia, tollerare), è già terminata.
Infatti nei centri o nelle comunità, laiche o religiose che siano, come i templi buddisti, le missioni di Madre Teresa, gli ospedali di Emergency, le abbazie francescane, i comportamenti sono regolati da un senso morale che è motivato dall'amore per l'altro, ed i pensieri equilibrati da quel senso di solidarietà vera che la sola immanenza non possiede.
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Vecchio 29-11-2013, 19.20.13   #86
ulysse
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Riferimento: L' uguaglianza a fondamento del "Giusto Agire"

Citazione:
Originalmente inviato da Duc in altum!
** rif. post di Ulysse:
No, non è la morale, secondo Dostoevskij, ad essere divina, ma, bensì, la verità assoluta da cui essa deriva, questo è il punto fondamentale di questo forum e, conseguentemente per lui, il fondamento dell'eguaglianza umana.
Se non è zuppa è pan bagnato!
La verità assoluta può esser solo un dogma: puoi solo crederci per fede!...
Ma chi dimostra che la verità assoluta esista?
In realtà può essere solo un continuo tendere dell’umano pensiero.
Tant’è che può capitare a tutti di sbagliare, e appare a tutti che neppure le religioni, pur fidando nella parola di Dio, sono aliene da errore: che sia per intrufolamento del diavolo?
Citazione:
Lui, come qualsiasi credente attendibile, autentico (differente dal religioso estremo), è giunto alla conclusione che l'immanente senza il trascendente è come un catamarano senza vele:
Infatti è così: siamo in balia di noi stessi, della nostra barca! Ma proprio questo dimostra che un trascendente non esiste, ma non è poi così male come Dostoevskij, estremo nel suo pessimismo, suppone: in realtà spesso ce la caviamo…tanto che, bene o male, pur con le nostre morali umane, prive di riferimenti ad una qualche verità assoluta, siamo demograficamente arrivati a 7 miliardi.
Un tempo...non poi così lontano… quando la vita, e la stessa morale, era ancor assai più grame e incerte, a mala pena si era a qualche miliardo…ed ancor meno 10 o 20 secoli fa.
Citazione:
in balia del proprio baricentro (l'Io) sollecitato dalle correnti marine (il Caso), ed il suo ben agire è viziato dal "tutto è permesso; e, da quel che si vede, nell'ambito delle varie società umane, nessuna verità relativa e del tutto umana ancora l'ha smentito.
In realtà il cosiddetto caso è conseguenza delle leggi fisiche: vedi "Principio di Indeterminazione di Heisemberg"...per cui, immanente o trascendente che sia, nulla cambia...o preferiremmo che tutto fosse predeterminato?

Non ho ben capito cosa le umane verità debbano smentire: forse smentire che andiamo un pò alla deriva? Smentire che nessuno ci preserva dai molti guai che ci capitano? In sostanza che i nostri politici spesso cascano in errore, oltre che in tentazione?
Ma nessuno intende smentire questo!
D'altra parte...magari ci fosse una “Mano Divina” che li guidasse e li trattenesse da certe malefatte…del resto si dice che Andreotti frequentasse la S.Messa tutte le mattine!...con quale risultato non saprei!

Il guaio è che le "Mano Divina" non c’è!...per lo meno non ce né evidenza!
Infatti il ben agire nostro (quel poco insomma) sembra essere proprio per nostro merito…senza intervento trascendente…pare!...Ma forse è meglio così …almeno di qualcosa siamo capaci: non dobbiamo sempre essere condotti per mano dal suggeritore!

Comunque non c’è niente da smentire: in effetti è proprio così!...Gli è solo che il nostro Dostoevskij, obnubilato da una rigida fede, (propria dei luoghi e dei tempi) esagerava un poco.

Oggi, invece, suppongo si creda che, anche senza verità assolute, non tutto sia cattivo a questo mondo….una speranza resta sempre: io… speriamo… che me la cavo!
Dopo tutto anche i laici coltivano l’empatia!...I neuroni specchio agiscono veramente per tutti...persino per gli animali superiori.

E comunque, dato che non c'è, del trascendente siamo costretti a farne a meno, anche se alcuni, credendoci, si chiedono perché sia tanto inefficiente e lasci che le cose vadano come se non ci fosse
Citazione:
Non sono d'accordo, perché la ricerca dell'eguaglianza umana, dell'amicizia fraterna leale, schietta e fondata sul giusto e buono agire, anche se messa quotidianamente in prova da un Mistero incomprensibile (al quale il limite umano deve, rischio la pazzia, tollerare), è già terminata.
Ma non c’è alcun mistero: gli individui e le società umane si sforzano di agire in sinergia (empatia, amicizia, amore, collaborazione e aiuto reciproco, ecc..) semplicemente perché in prevalenza pensano (e pensavano ab antico) che la sinergia convenga in luogo della contrapposizione…che pure, invero e purtroppo, non manca…e non è mai mancata.

Ad ogni modo non capisco cosa sia terminato!
Forse che credi che l’umana empatia, la dignità umana ed eguaglianza di fronte alla legge o nel comune pensiero e sentire, sia comunque pienamente riconosciuta?...presso tutte le tribù ed etnie del pianeta?
Ma non siamo certo al massimo ...e di certo, se lo credessi, saresti solo molto ottimista!
Citazione:
Infatti nei centri o nelle comunità, laiche o religiose che siano, come i templi buddisti, le missioni di Madre Teresa, gli ospedali di Emergency, le abbazie francescane, i comportamenti sono regolati da un senso morale che è motivato dall'amore per l'altro, ed i pensieri equilibrati da quel senso di solidarietà vera che la sola immanenza non possiede.
Certo che ci sono esempi di empatia, solidarietà e dedizione al prossimo in tutto il mondo (e non solo in ambito religioso), ma chi ti dice che non sia conquista del pensare e del sentire umano?...nell’ambito proprio della umana immanenza e merito?

In effetti, che non possa essere questione di immanenza niente dimostra e direi quindi che la tua affermazione è solo fantasia tua …frutto di una tua particolare credenza.

Ultima modifica di ulysse : 30-11-2013 alle ore 19.02.14.
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Vecchio 30-11-2013, 12.51.41   #87
maral
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Citazione:
Originalmente inviato da paul11
Se ben capisco si vuole cercare di trovare un fondamento ontologico alla morale.
Da credente in Dio ne avrei buon gioco.
Nessuno descrive meglio la morale della teologia. Soprattutto nei concetti escatologici, soteriologici, nella teodicea, che sono molto più argomentati(fin troppo) per esempio che in Severino.
Sicuramente non si può paragonare in estensione l'intero pensiero teologico con il solo pensiero di Severino (che è peraltro fondamentalmente ontologico). Pur tuttavia proprio in chiave ontologica vi è da dire che il pensiero di Severino ha un'interfaccia teologica, a mio avviso estremamente eretica, laddove evidenzia il primato assoluto dell'essente in quanto essente, su Dio che ne rappresenta solo una parte (poi astratta e posta astrattamente per separazione come Sommo Ente a baluardo del divenire niente) che compete all'intero eterno di ogni essente (a cui qui mi sono ricondotto come assoluto morale). Non per nulla Severino a causa delle implicazioni teologiche del suo pensiero ontologico fu inquisito dal Sant'Uffizio e certo non condannato al rogo (che non si usa più), ma solo estromesso dall'Università Cattolica ove insegnava.
Forse in ambito teologico si può probabilmente ravvisare un richiamo del pensiero di Severino a ciò a cui perviene il pensiero mistico razionale di Meister Eckhart. Ma a questo mi fermo, conscio del limite della mia competenza in merito.
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Vecchio 01-12-2013, 19.12.42   #88
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Originalmente inviato da maral
Penso che in realtà soprattutto la morale in quanto agire nella verità abbia bisogno di un principio di coerenza interna assoluto che ne eviti la contraddizione che ne azzererebbe di fatto ogni significato.
Beninteso è ovvio che la storia ci ha insegnato che qualsiasi assoluto si voglia prendere a riferimento (qualsiasi definito contenuto formale si voglia dare a questo assoluto, qualsiasi nome sia dato al dio) esso prima o poi mostra sempre il suo essere relativo e, nel momento in cui lo viene a mostrare, emerge il bisogno di liberarsene. Dunque a quale assoluto potrà mai essere agganciata la morale, a quale Dio o principio indefettibile?.....
Domanda ormai inutile: mi pare orami assodato che un cosiddetto principio indefettibile non esiste...e per fortuna non esiste: saremmo bloccati ad un pensare e sentire...a comportamenti.... obsoleti ab antico.
Ma il Dio avrebbe previsto tutto... si dice: sarebbe stato, nel contempo, antichissimo e modernismo...magari futurista: tutto è possibile al Dio!...ma il fatto è che non è così: l'assoluto indefettibile è solo vana chimera...e dobbiamo farne a meno!

A me parrebbe, infatti, che le morali che gli uomini perseguono in vari modi e secondo diverse vie non abbiano niente di ontologico: è semplicemente, ed è stato, un continuo farsi dell'umano pensiero in relazione alle esigenze e convenienze di un vivere organizzato determinato dalla storia, dalle esigenze del momento e dalla geografia per periodi più o meno lunghi.

E' pensabile che col melting-pot della globalizzazione attuale si vada elaborando in questo campo una sempre maggiore uniformità...per quanto mi pare che siamo ancora molto lontani...da una "Morale del Tutto".

Certo che i filosofi ed i teologi hanno in vario modo, nei secoli e nei millenni passati, influito ed inquinato con le loro ideologie ed ontologie con forti riferimenti al trascendente... e certo qualcosa di buono hanno lasciato...e di cattivo anche (cose terribili a volte)...per quanto sembri (a loro parere) che senza trascendenza non ci sarebbe stata morale alcuna...che gli uomini non potrebbero essere governati.

Pare invece che sempre più il pensiero umano, scevro da teologie, ideologie e ontologie trascendenti, riesca in questi ultimi empi, direi dal tempo dell'Illuminismo, a far emergere una morale tendenzialmente pienamente laica.
Citazione:
In pratica l'agire morale sarà allora quell'agire che muove a fare emergere quel terreno di significati che è in comune tra me e l'altro e consente alla nostra irriducibile diversità di sussistere insieme pur contrapponendosi. Gli essenti sono infatti tutti di pari infinito valore per ciò che sono (pari e infinito in quanto a tutti e ciascun essente si contrappone in ultima analisi solo il niente), ma ogni essente è un particolare aspetto di quel valore ed è proprio la sua peculiarità che emerge con la mia peculiarità che va moralmente salvaguardata.
Non dissento da questa conclusione che mi pare però un po' teorica con richiami e giustificazioni che vanno oltre l'umano.
Nella pratica direi sempre che il pensiero morale si è instaurato e si è evoluto con le esigenze del pensiero di un vivente egli stesso sempre più evoluto...biologicamente e culturalmente...scrollandosi di dosso sempre piu' gli orpelli (ontologie) di un assoluto o di un trascendente.
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Vecchio 01-12-2013, 21.31.15   #89
maral
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Citazione:
Originalmente inviato da ulysse
Pare invece che sempre più il pensiero umano, scevro da teologie, ideologie e ontologie trascendenti, riesca in questi ultimi empi, direi dal tempo dell'Illuminismo, a far emergere una morale tendenzialmente pienamente laica.
Purtroppo non mi pare che questa morale laica emersa dall'illuminismo e che comunque si ispira anch'essa a dei principi assoluti e astratti espressi nei diritti dell'uomo (e come non avrebbe potuto non farlo senza negarsi come morale universale!) abbia prodotto esiti migliori rispetto agli antichi riferimenti alla volontà di Dio. La storia anche contemporanea lo dimostra ampiamente.

Citazione:
Non dissento da questa conclusione che mi pare però un po' teorica con richiami e giustificazioni che vanno oltre l'umano.
Nella pratica direi sempre che il pensiero morale si è instaurato e si è evoluto con le esigenze del pensiero di un vivente egli stesso sempre più evoluto...biologicamente e culturalmente...scrollandosi di dosso sempre piu' gli orpelli (ontologie) di un assoluto o di un trascendente.
Non credo sia teorico considerare (e soprattutto sentire) l'individuo e ogni essente per l'infinito valore che scaturisce dal suo semplice esserci, ossia dal suo essere quello che è (che è il senso del suo puro assoluto individuale valore ontologico concretamente inteso).
Forse occorre una nuova evoluzione per arrivare a questo e non so se questa evoluzione sia mai possibile, ma visto il punto di decadenza a cui è giunta la morale nei suoi continui riferimenti e negazioni di assoluti trascendenti a cui appigliarsi mi pare quanto mai necessaria almeno tentarla.
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Vecchio 02-12-2013, 10.01.01   #90
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Riferimento: L' uguaglianza a fondamento del "Giusto Agire"

** scritto da Ulysse:


Citazione:
Pare invece che sempre più il pensiero umano, scevro da teologie, ideologie e ontologie trascendenti, riesca in questi ultimi empi, direi dal tempo dell'Illuminismo, a far emergere una morale tendenzialmente pienamente laica.



"Morale laica??"
Dove, quando, come?!?!
Forse ti riferisci a qualche tentativo di prefissarsi un'etica civile (sempre più fondata sulla convenienza), di prospettare sempre più ambigue costituzioni politiche, di avanzare filosofie, nei talk-show, sul come ci si dovrebbe comportare, ma qui si discute sulla morale quale fondamento affinché la persona venga rispettata per quel che è, e non per quel che ha, una morale che conduca le persone a pensare in funzione del beneficio collettivo e non dell'interesse personale, una morale che sia una, unica ed universale, così come quella consapevolezza che tutti distinguiamo nelle nostre percezioni quando siamo di fronte al giusto agire per conseguire l'eguaglianza umana sincera e leale, ma che, la maggior parte delle volte, difettiamo a rivelare.
E in tutto ciò l'illuminismo già non è più contemporaneo.
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