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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 28-07-2012, 22.54.39   #91
femmefatale
Cioraniana Incrollabile
 
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Data registrazione: 04-07-2010
Messaggi: 154
Riferimento: Definire Dio

Citazione:
Originalmente inviato da maxemil
Come qualcuno ha già avuto modo di dire: Cercare Dio è come guardare se stessi in uno specchio, dove ognuno, naturalmente, vede una cosa diversa. Essendo una stampella più o meno necessaria per la nostra fugace appartizione sulla scena della vita, oserei dire che prende forme diverse anche a seconda delle situazioni e delle motivazioni per cui ne andiamo alla ricerca. Ad esempio: lo ricerchiamo perchè vogliamo qualcosa da lui (molto spesso) o perchè vorremmo dargli qualcosa (molto raramente)? Oltretutto, se la ricerca la facciamo ad occhi chiusi lo vediamo dappertutto, quando invece li apriamo, diventa molto più difficile averne una qualche immagine utile. (Che è la cosa che più ci interessa.)


Dio non ci ha lasciato liberi di non esistere.
Ecco, ora l'ho scritto.
è un Dio di imposizione, un Tiranno, che crea (degli infelici) senza neppure chiedere il permesso prima, a questi infelici, se vogliono esistere.
Altro che amore.
Sadismo massimo.
lo avesse chiesto a me, se volevo esistere...
Ma anche, ammesso che Dio esista, e che la nostra anima sia eterna, sono condannata comunque a un'eternità di esistenza, mio malgrado; sia che mi piazzi all'inferno, sia che mi piazzi in paradiso....
Mi auguro, e me lo auguro veramente, perchè, se posso citare Mefistofele, io non conosco altro inferno che questo mio spirito, mi auguro, che abbiano ragione i Testimoni di Geova: una bella morte eterna per chi non ha voglia di sorbirsi un'eternità di esistenza con se stesso.
femmefatale is offline  
Vecchio 11-09-2012, 17.13.39   #92
Ecate
Ospite
 
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Messaggi: 12
Riferimento: Definire Dio

Cit. “Ma anche, ammesso che Dio esista, e che la nostra anima sia eterna, sono condannata comunque a un'eternità di esistenza, mio malgrado; sia che mi piazzi all'inferno, sia che mi piazzi in paradiso....”

Se tu avessi una figlia, che vive da orfana, a volte smarrita, triste e a questa raccontassero che la mamma esiste e ti ama e che è onnipotente e onnisciente. Tu cosa fai ? Fai scrivere un libro (da altri) nel corso dei secoli con il rischio che una bambina non capisca, oppure sapendo che le emozioni la rendono felice, corri da lei la prendi in braccio e inizi ad essere coerente con quanto affermi dicendo che la ami ? Dimenticavo : per adesso va così a volte devi soffrire, ma se fai la brava dopo la morte la mamma ti prenderà sempre in braccio.

Rifletti, un essere onnipotente, onnisciente non ha bisogno di mille interpretazioni di testi antichissimi per i quali milioni di persone si sono ammazzate. Dio esiste ? Bene ci sono infiniti modi per dimostrarlo senza ombra di dubbio che convincerebbe anche i più scettici : esempio appare a tutti di persona diventa alto 30 metri o 30 chilometri (sua immagine e somiglianza… non ha tre teste) fa miracoli a prova di prestigiatore (trasformare acqua in vino è un gioco banale) e la smette di far scannare i fedeli di più religioni per appropriarsi di una “verità” piuttosto di un’altra nell’interpretare ciò che avrebbe detto, fatto o come bisogna farlo.

Se ciò non avviene in modo evidente, manifesto forse perché….

Ti lascio un link (l’amministratore sarà contento) :
https://www.riflessioni.it/testi/riflessioni_dio.htm
Ecate is offline  
Vecchio 23-09-2012, 15.02.48   #93
femmefatale
Cioraniana Incrollabile
 
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Data registrazione: 04-07-2010
Messaggi: 154
Riferimento: Definire Dio

Citazione:
Originalmente inviato da Ecate
Cit. “Ma anche, ammesso che Dio esista, e che la nostra anima sia eterna, sono condannata comunque a un'eternità di esistenza, mio malgrado; sia che mi piazzi all'inferno, sia che mi piazzi in paradiso....”

Se tu avessi una figlia, che vive da orfana, a volte smarrita, triste e a questa raccontassero che la mamma esiste e ti ama e che è onnipotente e onnisciente. Tu cosa fai ? Fai scrivere un libro (da altri) nel corso dei secoli con il rischio che una bambina non capisca, oppure sapendo che le emozioni la rendono felice, corri da lei la prendi in braccio e inizi ad essere coerente con quanto affermi dicendo che la ami ? Dimenticavo : per adesso va così a volte devi soffrire, ma se fai la brava dopo la morte la mamma ti prenderà sempre in braccio.

Rifletti, un essere onnipotente, onnisciente non ha bisogno di mille interpretazioni di testi antichissimi per i quali milioni di persone si sono ammazzate. Dio esiste ? Bene ci sono infiniti modi per dimostrarlo senza ombra di dubbio che convincerebbe anche i più scettici : esempio appare a tutti di persona diventa alto 30 metri o 30 chilometri (sua immagine e somiglianza… non ha tre teste) fa miracoli a prova di prestigiatore (trasformare acqua in vino è un gioco banale) e la smette di far scannare i fedeli di più religioni per appropriarsi di una “verità” piuttosto di un’altra nell’interpretare ciò che avrebbe detto, fatto o come bisogna farlo.

Se ciò non avviene in modo evidente, manifesto forse perché….

Ti lascio un link (l’amministratore sarà contento) :
https://www.riflessioni.it/testi/riflessioni_dio.htm


percepisco evidente sarcasmo;
ma vedi, devi capire che Femme Fatale è confinata nel suo personalissimo (creato da lei, non da Dio) Inferno Solipsista,
tutto ciò che pensa (anche su Dio: e Femme Fatale ci pensa costantemente a Dio, un buon 99% della giornata, pensa che Femme Fatale adora Santa Rosa e Santa Chiara, al pari di Cioran, e le emula con l'unica differenza che non lo fa nei confronti di Dio, ma di più umani personaggi) è sempre riferito a lei e al suo spirito.

Ad ogni modo, che importa se Dio esiste o no,
importa solo che, sia che esista, sia che non esista,
Femme Fatale si trascina sempre in ugual modo con se stessa.

Se Dio esiste, e non annienta Femme Fatale (missà proprio di no, missà che la fa sussistere in eterno, ad ogni modo, io simpatizzo per Swedenborg, "so" già che Inferno avrò ) Femme Fatale si trascinerà in ugual modo con se stessa, se Dio "generosamente" la piazza anche in paradiso, non cambia niente, sempre Femme Fatale si trascina in ugual modo con l'odiosa se stessa.

Guarirmi da questa idiosincrasia di me, ecco cosa Dio non può fare nella Sua Onnipotenza!
femmefatale is offline  
Vecchio 28-10-2012, 11.23.14   #94
gyta
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Riferimento: Definire Dio

Premessa:

Continuo in questa discussione le argomentazioni che proponevo
in risposta a Bobgo nell'altro 3d "sull'esistenza di Dio"
essendo secondo le direttive iniziali di Searcher autore del 3d
fuori dal tema per un Dio diciamo differente da quello presupposto
che avrebbe dovuto tassativamente essere "fuori dal tempo"

Citazione:
Assolutizzando la mente, si rende irreale tutto il resto. In quanto generato dalla stessa Mente.

(Bobgo)

No, se con Mente o Intelligenza o Dio intendo la sostanza di ogni realtà.
Tu sei irreale, solo perché sei stato generato dai tuoi genitori?
Eppure sei stato generato!

Quella "sostanza", se vuoi specifichiamo "creativa" che fa esperienza.. di sé,
della sua creatività, attraverso un gioco non solo come di specchi,
ma che si esprime in tutto il suo infinito potenziale.


Citazione:
Ciò che ho cercato di dire, è che dai tuoi ragionamenti trapela, a mio parere,
il tuo convincimento di essere Dio. Ossia l’Assoluto, che fai coincidere con la Mente.

Il mio convincimento non è di essere la Mente (o Dio)
ma che la mia esperienza è esperienza di un aspetto di una realtà unica
che tutto è e pervade che chiamo e identifico come Intelligenza Creativa
ovvero una capacità di conoscere, esperienza di essere
assolutamente non monotona, per cui capace di espressione creativa
ovvero differenziazione.

Citazione:
Tuttavia la contraddizione emerge implacabile, perché l’ampiamento continuo e inarrestabile della conoscenza è conoscenza di cosa? Se la mente è l’Assoluto?

Conoscenza come capacità di esperienza creativa priva di limiti,
conoscenza come capacità di -detta in modo non corretto- divenire.
E' semplicemente l'essere in tutte le infinite possibilità.
Immagina il semplice potere senza definirlo, è ogni cosa.
Conoscenza dal nostro punto di vista significa mutazione, mutare, divenire.
Ciò che noi attraverso questi sensi cogliamo come molteplicità, come ricchezza infinita,
non è che uno degli aspetti, una delle forme di un'unica realtà
che appare e si manifesta attraverso infiniti aspetti, che si esprime attraverso infinite dimensioni,
attraverso differenti dimensioni 'sensoriali'.

Come un alfabeto dà vita a infiniti discorsi ad infiniti mondi.
Non alfabeto casuale e meccanico
ma un intelligenza attiva creativa che muta in infiniti aspetti
ed è e resta ciò che è la sua natura, Intelligenza(/Potere Creativo).
Non c'è dunque dualismo nella manifestazione ma espressione di sé,
identità di sé.
Non c'è un io differente da quella sua espressione di sé,
né dimensioni spaziali, temporali, sensoriali che non siano
quella espressione di sé.

Ciò che a noi appare mutamento non è che identità profonda.
Non c'è un assoluto e non c'è un relativo, ma aspetti, livelli,
che noi giustamente cogliamo come relativi, poiché questo
vedere appartiene a questa dimensione sensoriale.
Ciò che ci appare come relativo è un aspetto dell'assoluto;
ciò che pensiamo assoluto non è che un linguaggio del relativo.

Questi sensi possono cogliere questo aspetto del reale di questa dimensione sensoriale
ed è tutto ciò che possono cogliere; eppure la ragione e l'intuizione possono giungere sino a cogliere la natura
intrinseca di ciò che ora sperimentiamo come risultato della dimensione sensoriale e chiamiamo "universo"
od "io che colgo l'universo", quella Intelligenza o Natura Intrinseca.

Citazione:
Si attribuisce difatti al “soggetto” l’unica realtà, relegando l’oggetto a una sua creazione.
Un soggetto tra l’altro allargato, in quanto include la mente

Partiamo da prospettive differenti.
Non c'è a mio avviso soggetto, né mente, né oggetto.
C'è l'esperienza che man mano identifichiamo ora in un modo
ora in un altro. Al di dentro non resta che la medesima 'sostanza' (/realtà/natura intrinseca) a forgiare le differenti visioni,
che chiamiamo soggetto, mente, oggetto, intelligenza, etc..

Lo spazio ad esempio è difficile da individuare come spazio
se lo intendessimo privo di punti dimensionali.
Eppure la sedia o il mondo o l'individuo non è lo spazio.
E nemmeno potremmo intenderlo come "ciò che accoglie"
senza sconfinare nel non senso!
Così ciò che chiamo Intelligenza o Mente.
Dicono i sostenitori dell'advaita vedanta <<non c'è altro che "Quello" >>
Dice lo Dzogchen tutto ciò che "c'è" non è che una "realtà" "vuota in essenza,
conoscente per natura, illimitata per capacità".
Dico io -parafrasando le parole dei veda o upanishad?-
non è la materia, non è l'immateriale
ma "ciò attraverso cui ogni cosa è".

Citazione:
Inoltre, occorre considerare come qualsiasi conoscenza
dipenda esclusivamente dai fondamenti che la rendono possibile

Assolutamente ciò che sostengo anch'io!
[I quali fondamenti sono ora i nostri sensi e la nostra capacità mentale.]

Citazione:
E che questi stessi fondamenti possono essere compresi solo usufruendo di ciò che sta a loro fondamento. In un continuo rimando che si arresta solo di fronte ai “fondamenti” che si ergono da se medesimi. Questi ultimi sono i “veri” fondamenti, e non sono conoscibili.
Non sono conoscibili, proprio perché non fanno a loro volta riferimento ad alcun fondamento

Questo invece secondo me non è vero,
nel momento in cui comprendiamo che il fondamento
è ovunque presente nella sua totale purezza, interezza
e ciò che cogliamo come offuscato non è che
l'aspetto della realtà colto attraverso questi sensi
ma ahimè privo dell'analisi profonda atta a cogliere quel linguaggio
attraverso cui rappresentiamo ed interpretiamo la realtà
di cui facciamo esperienza.

Citazione:
A questo punto, rispondere che l’inconoscibilità è dovuta invece a un linguaggio imperfetto, e che nulla vieta di migliorarlo sino a finalmente comprendere tutto, non è sostanzialmente simile alle verità rivelate delle religioni?

No, non lo è.
Affermo semplicemente che il linguaggio è capace di esprimere ogni nostra esperienza
seppure talvolta con difficoltà.
Pertanto il linguaggio non solo è sufficiente a rappresentare in modo compiuto l'esperienza,
ma è in grado di evidenziarne le eventuali contraddizioni interpretative
ed in altri casi addirittura a limitarne la comprensione, quando invece di scavare nel significato attribuito
alle parole e alla costruzione della frase che stabilisce la prospettiva della nostra visione
ci fermiamo a legittimarle in virtù del fatto che un ipotetico linguaggio corrente acquisito ne consente l'uso improprio.

Citazione:
Il linguaggio è qui la strada per comprendere tutto,
così come la fede in una religione è la strada per la salvezza.

Il linguaggio, inteso come rappresentazione del pensiero,
e quindi come modalità attraverso cui interpretiamo le percezioni (la realtà)
è qui strada per comprendere il nostro modo di cogliere noi e ciò che chiamiamo realtà.
E non quindi una fede a priori richiesta da alcune religioni.
Qui, nel mio discorso, si chiede solo di avere fiducia nelle capacità analitiche ed introspettive
che possono far giungere alla comprensione del come ragioniamo e di quel come ci esprimiamo
che dà forma e lettura alla nostra esperienza ed al nostro formulare l'indagine.

(segue..)
gyta is offline  
Vecchio 28-10-2012, 11.33.18   #95
gyta
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Riferimento: Definire Dio

Vedi, per me ciò che esiste e di cui posso fare esperienza
è sufficiente a farmi affermare una sacralità intrinseca alle cose
e all'esperienza senza che si abbia necessità di demandarla
ad una dimensione che trascenda questa che ora stiamo sperimentando.
Se qualcosa non ci soddisfa o non ci appaga è nell'uso che facciamo
di questi sensi e di questa nostra capacità mentale
che dobbiamo cercarla e risolverla.

E' attraverso questi che chiamiamo limiti
che non sono che le qualità attraverso cui possiamo fare
questa determinata esperienza sensoriale
che dobbiamo cercare, trovare, cogliere il senso.

Le simbologie atte a suggerirlo sono molte.
Secondo una sorta di gioco degli archetipi
si sviluppano sostanzialmente le dottrine spirituali e religiose.
Attraverso quei medesimi archetipi cresciamo e ci sviluppiamo
noi come individui. Attraverso quel medesimo gioco
prendono forma sostanzialmente le arti e le scienze.
Diamo vita continua a queste rappresentazioni.
Prenderne coscienza significa cogliere il cuore delle cose.
Ciò che ci rende realizzati e felici è l'interezza
attraverso cui possiamo fare esperienza.
Ogni sentimento è sintesi di un archetipo.
Ogni archetipo rappresentato lo si può intendere come una particolare realtà o divinità
alla quale diamo vita. Nessun sentimento escluso.
Nel cogliere il volto nascosto della finalità che esprime e sintetizza quella determinata qualità
realizziamo il cuore dell'esperienza che man mano sperimentiamo.

Ogni aspetto interiore che cogliamo, ogni aspetto esteriore che cogliamo
possiamo vederli come qualità dell'essere, come colori attraverso cui l'essere
si manifesta, come colori attraverso cui la divinità si manifesta, come colori attraverso
cui ciò che semplicemente intrinsecamente siamo si manifesta.

Il buddismo sintetizza ciò che reputo chiaro..
"Vuoto in essenza" significa che se cerchiamo l'io o il tu non troviamo nulla che possiamo racchiudere
in un concetto finito, significa privo di limiti; "conoscente per natura" significa che la qualità di questa essenza
è quella di realizzarsi e manifestarsi come coscienza, ovvero capace di conoscere;
"illimitata per necessità" significa che quel vuoto è l'assenza di limite e non certo la negazione.


Ora, se cerchiamo "noi" non troviamo.. nulla che ci definisce,
eppure sperimentiamo proprio perché siamo "vuoti".
Se fossimo "pieni" o limitati non potremmo fare conoscenza,
perché la nostra capacità contenitiva sarebbe finita.
Ciò che scopriamo in riferimento alla nostra mente
rappresenta in piccolo ogni realtà che questa stessa mente
è capace di conoscere. L'essenza di ciò che sperimentiamo
è la medesima. Ciò che sperimentiamo, chi sperimenta, e lo sperimentare
appaiono come tre differenti identità mentre sono la medesima identità
colta da differenti angolazioni, sempre entro se medesima.

Certo, questo ultimo discorso è difficile da asserire,
ma se sondiamo il primo, quello relativo alla nostra mente,
all'introspezione, allora possiamo gradualmente giungere
a cogliere ciò che intendiamo come il resto.
Questo discorso non toglie nulla ma realmente nulla
alla realtà dell'altro perché non siamo noi il soggetto,
né l'altro da noi, eppure entrambi siamo apparendo
manifestandoci come tali. Questo modo di intendere
quando sperimentato nel profondo e non solo concettualmente
individuato porta ad un senso di sacralità che permea ogni esperienza
sviluppando un reale senso solidale e non porta certo ad una presunzione
e ad un senso di indipendente autonomia ma ad una consapevolezza profonda
dell'identità fra me e l'altro da me, "materia" ed immaterialità compresa.

In fondo tanto ci siamo dannati (e ci danniamo) a comprendere come fosse possibile
che una cosa apparisse come materia ed al contempo si manifestasse come priva di materia,
prendo volutamente ad esempio il comportamento degli elettroni nell'osservazione degli esperimenti
in ambito di fisica quantistica.. Perché allora ci resta difficile avvicinarci a comprendere
che ciò che vediamo possa manifestarsi attraverso differenti piani di lettura?

Per amore di precisione nel caso dell' "essere", non intendo lontanamente rapportare
quel "vuoto in essenza" come corrispettivo del "privo di materia (/massa)" (!!!!)
ma come qualità che definisce la capacità di essere non limitata come spazialità
o temporalità, ovvero come concettualità. E l'esempio della quantistica potrebbe aiutarci
nella comprensione di realtà apparentemente paradossali. Qui (nel discorso nostro) però non è
la materialità contro l'immaterialità ma l'essenza stessa di ciò che ci appare ora
come materia ora come immaterialità e che intrinsecamente è privo di limite
spazio-temporale (ovvero concettuale) pur essendo paradossalmente l'unica realtà per davvero
"esistente" e attraverso cui anche l'immaterialità del fotone può manifestarsi.
Possiamo o no dire, portando un altro esempio simbolico
che l'usura della pietra attraverso il plasmare dell'acqua possa essere a rappresentazione
della capacità della pietra di "conoscere" l'acqua (e viceversa)?
Ed anche qui non intendo affermare che la "qualità del conoscere" della "natura intrinseca alle cose"
sia questa che cogliamo nel rapporto pietra-acqua, poiché questo avviene già a livello materiale
e non identifica pertanto esattamente la qualità del conoscere della natura intrinseca, priva di limiti concettuali.

E nemmeno con questo sto affermando che questa "essenza" sia meccanica
o idiota, poiché la sua qualità è prettamente intelligente poiché capace di conoscere.
Che poi si voglia a questa dare connotato divino è secondo individuale capacità
di fare esperienza in noi del potere e della sacralità di ciò che percepiamo come
esperienza. Giunti sino alla radice di questa consapevolezza, qualunque nome
vogliamo dare a ciò che sperimentiamo, non potrà che essere ciò che più di sublime
concettualmente intendiamo.
gyta is offline  
Vecchio 30-10-2012, 18.21.19   #96
bobgo
Ospite abituale
 
Data registrazione: 17-08-2012
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Riferimento: Definire Dio

Cara Gyta, ciò che descrivi ha certamente il suo fascino, perché si riferisce a una delle più profonde speculazioni cui sia mai giunta umanità.
Anch’io ne ho tratto beneficio, quando le contraddizioni di una vita mi stavano distruggendo. Seguendo queste meditazioni, dall’angustia del mero esserci si spalanca l’infinito.

Tuttavia, queste “esperienze” sono, secondo me, solo degli stimoli per il risveglio dell’Esistenza, e non certezze su cui fondare la Verità.

Anche la cosiddetta “illuminazione”, sono convinto sia un’esperienza Vera, ma solo nell’attimo in cui la si vive. Dopo, si ripiomba nell’esserci, dove regna (e deve regnare!) il dubbio. E allora quell’esperienza resta senz’altro importante, forse unica, ma come faro da seguire, non come Verità incontrovertibile da usare come fondamento oggettivo per tutto l’esserci.

Perché se tali esperienze le trattiamo invece come Verità assolute oggettive, e nell’esserci tutto quello che c’è deve essere oggettivo se no non c’è… non potremo che perderne l’essenza, che non è mai oggettivabile.

Inoltre, credendo di aver colto la Verità nell’esserci, ci ritroviamo avviluppati da contraddizioni che vanamente cerchiamo poi di risolvere con altrettante “verità” apodittiche. Che, inevitabilmente, generano altre contraddizioni.
Con ciò non voglio dire che la strada da percorrere debba essere esente da contraddizioni, perché ciò è impossibile. Tuttavia le contraddizioni, in cui necessariamente ci imbattiamo, dovrebbero essere solo quelle delle situazioni-limite dell’esserci come appare, e non dovute invece a “verità” che noi vogliamo imporre.

Se perciò, entusiasti per aver percepito “qualcosa” dell’Essere, ci affrettiamo a fissare questa nostra impressione per farla diventare Verità, quel “qualcosa” non potrà che finire con lo stridere con tutto ciò che c’è attorno.

Vorrei qui riprendere alcuni tuoi passaggi per mostrare cosa intendo:

Citazione:
Originalmente inviato da gyta
Citazione:
Assolutizzando la mente, si rende irreale tutto il resto. In quanto generato dalla stessa Mente.
(Bobgo)
No, se con Mente o Intelligenza o Dio intendo la sostanza di ogni realtà.
Tu sei irreale, solo perché sei stato generato dai tuoi genitori?
Eppure sei stato generato!

Quella "sostanza", se vuoi specifichiamo "creativa" che fa esperienza.. di sé,
della sua creatività, attraverso un gioco non solo come di specchi,
ma che si esprime in tutto il suo infinito potenziale.
La sostanza di ogni realtà è la Realtà che non lascia fuori da sé nulla.
Se così non fosse non sarebbe la sostanza di ogni realtà.

La sostanza che fa esperienza di sé, fa esperienza per conoscere ciò che prima non conosceva?
Per quale motivo prima non conosceva, se è essa stessa?
E, comunque, perché fa esperienza?

Oppure non c’è un perché?
Ma se non c’è un perché, che differenza vi è allora tra questa “sostanza” e la pura bruta materia?
Perché anche la materia è creativa e si esprime nel suo infinito potenziale…

I miei genitori non sono la “Mente”, ovvero l’unica realtà…

Citazione:
Il mio convincimento non è di essere la Mente (o Dio)
ma che la mia esperienza è esperienza di un aspetto di una realtà unica
che tutto è e pervade che chiamo e identifico come Intelligenza Creativa
ovvero una capacità di conoscere, esperienza di essere
assolutamente non monotona, per cui capace di espressione creativa
ovvero differenziazione.
Tu, che fai questa esperienza, chi sei?
Se non la stessa Intelligenza Creativa?
Se lo sei, sei Dio.
Se non lo sei, quella non è la realtà unica.

Citazione:
Conoscenza come capacità di esperienza creativa priva di limiti,
conoscenza come capacità di -detta in modo non corretto- divenire.
E' semplicemente l'essere in tutte le infinite possibilità.
Immagina il semplice potere senza definirlo, è ogni cosa.
Conoscenza dal nostro punto di vista significa mutazione, mutare, divenire.
Ciò che noi attraverso questi sensi cogliamo come molteplicità, come ricchezza infinita,
non è che uno degli aspetti, una delle forme di un'unica realtà
che appare e si manifesta attraverso infiniti aspetti, che si esprime attraverso infinite dimensioni,
attraverso differenti dimensioni 'sensoriali'.
Il potere c’è solo in quanto vi è qualcosa che vi si può opporre. Per questo motivo nell’esserci vi è il potere, perché c’è l’oggetto, c’è la natura, su cui si può manifestare il potere.

L’unica realtà non può nulla, perché è tutto.

Citazione:
Originalmente inviato da gyta
Vedi, per me ciò che esiste e di cui posso fare esperienza
è sufficiente a farmi affermare una sacralità intrinseca alle cose
e all'esperienza senza che si abbia necessità di demandarla
ad una dimensione che trascenda questa che ora stiamo sperimentando.
Se qualcosa non ci soddisfa o non ci appaga è nell'uso che facciamo
di questi sensi e di questa nostra capacità mentale
che dobbiamo cercarla e risolverla.

E' attraverso questi che chiamiamo limiti
che non sono che le qualità attraverso cui possiamo fare
questa determinata esperienza sensoriale
che dobbiamo cercare, trovare, cogliere il senso.
Ecco, qui compare, a mio avviso, il grande rischio insito nell’afferrare una “verità”, pur luminosa, e renderla Verità assoluta.
Perché il “cercare, trovare, cogliere il senso” diventa inevitabilmente secondario, se il “senso del tutto” è ormai dato per assodato.

L’incomprensibilità del dolore, dell’ingiustizia, del male non è più un fatto che scuote l’esistenza, spronandola a tutto mettere in questione. Perché l’Essere è ormai “saputo”.
La situazione-limite è così svuotata sul nascere. Perché in fin dei conti si tratta solo di cercare, trovare, ma l’ambito in cui si cerca e si trova non è più problematico: sappiamo cosa l’Essere è.

Questo “sapere” uccide ogni nostra libertà. Perché è l’apparire di Dio che annienta ogni possibilità.

La Trascendenza non è da intendersi come un altro esserci, un altro mondo. La Trascendenza è il Nulla.
Spero anch’io, come tu pure credi, che questo Nulla sia la fonte d’infinite possibilità, ma potrebbe essere invece il Nulla assoluto.

Questo abisso possibile occorre tenerlo sempre presente, perché è su di esso che si fonda la nostra Libertà.
bobgo is offline  
Vecchio 31-10-2012, 12.29.16   #97
gyta
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Riferimento: Definire Dio

La differenza fra "questa sostanza" e "la bruta materia"
è la nostra mente concettuale che vede "questa sostanza" o la "bruta materia"
Non è per giocarci.. ma realmente non potrei risponderti in altra maniera
se voglio essere chiara nella sintesi.

Citazione:
Perché anche la materia è creativa e si esprime nel suo infinito potenziale…

Esatto. Questo lo vedi. Come mai lo vediamo? Perché miriamo con la mente concettuale
che comprende che la materia si esprime con tutto il suo potenziale.
L'altro aspetto però ha necessità che ci si metta in gioco a livello
ancora più profondo di quanto non facciamo quando giungiamo a comprendere
che "la materia si esprime in tutto il suo potenziale".
Dobbiamo scendere sino a comprendere dentro di noi
cosa è ciò che percepiamo e definiamo come potenziale,
ci necessita di entrare ad un successivo livello della mente,
esattamente come entriamo ad un determinato livello della nostra mente
quando affermiamo che "la materia si esprime in tutto il suo infinito potenziale".
Ma questo passaggio non sarebbe indispensabile
se non prendessimo per verità assoluta quel primo livello della mente
che ci fa dire che "la materia si esprime in tutto il suo infinito potenziale".

Citazione:
I miei genitori non sono la “Mente”, ovvero l’unica realtà…
Ciò che ti scrissi riguardo ai tuoi genitori
era per comunicarti che non stava in piedi il fatto
che la "Mente" non potesse che "generare irrealtà essendo sé medesima",
tanto quanto i nostri genitori anch'essi fossero sé medesimi
e per ciò che riguarda la tua nascita erano "tutta la realtà che ti ha partorito".
Generare significa generare. Questo ci è chiaro.
Ciò che ci è meno chiaro è quando cerchiamo di cogliere dentro le parole
il significato puro, libero da pre-concetti, per poterci non fermare a concetti
che non più cerchiamo di indagare come nuovi.

Citazione:
Tu, che fai questa esperienza, chi sei?
Se non la stessa Intelligenza Creativa?
Se lo sei, sei Dio.
Se non lo sei, quella non è la realtà unica.

Anche nella matematica della somma
più andiamo avanti e più necessitiamo di ragionamento
non meccanico.
Posso dirti che ognuno di noi è fondamentalmente ciò che crede di essere,
ognuno coglie secondo coscienza.
Io sono fondamentalmente ciò che sperimento
ed anche tu, nel bene e nel male.
Se accedo alla dimensione profonda sono la dimensione profonda.

Citazione:
La sostanza di ogni realtà è la Realtà che non lascia fuori da sé nulla.
Se così non fosse non sarebbe la sostanza di ogni realtà.

La sostanza che fa esperienza di sé, fa esperienza per conoscere ciò che prima non conosceva?
Per quale motivo prima non conosceva, se è essa stessa?

Perché essere sé non significa essere privi di creatività.
E se non ho limiti -pur essendo me stesso- anche la mia espressione non li possiede.
Citazione:
E, comunque, perché fa esperienza?
Proprio perché è privo di limiti.

Citazione:
L’unica realtà non può nulla, perché è tutto
.
E' tutto perché può tutto.

Citazione:
Il potere c’è solo in quanto vi è qualcosa che vi si può opporre
In questo caso non sarebbe potere come essenza ma come limite.

Citazione:
Ecco, qui compare, a mio avviso, il grande rischio insito nell’afferrare una “verità”, pur luminosa, e renderla Verità assoluta.
Perché il*“cercare, trovare, cogliere il senso”*diventa inevitabilmente secondario, se il “senso del tutto” è ormai dato per assodato.

Il cogliere deve essere per davvero attraverso l'indagine.
Non si parte da pensieri altrui ma dall'indagine profonda della mente e del linguaggio
per giungere ad una comprensione e non ad una verità acquisita né tanto meno "afferrata",
perché se fosse "afferrata" sarebbe costruita precedentemente dal pensiero e non frutto
di una indagine interiore di chi-come coglie ciò che coglie.

Citazione:
L’incomprensibilità del dolore, dell’ingiustizia, del male non è più un fatto che scuote l’esistenza, spronandola a tutto mettere in questione. Perché l’Essere è ormai “saputo”.

Ammetto che molti indottrinati da conoscenze altrui giungono a questo. Lo si nota.
Ma se indaghiamo a fondo chi giunge a questo ha lavorato ad un determinato livello.
Non fermiamoci a guardare cosa altri hanno fatto
i veleni in mano di saccenti non diventano farmaci
ed i farmaci possono diventare veleni.

Citazione:
Questo “sapere” uccide ogni nostra libertà.

E' il falso sapere, ovvero l'acquisizione che uccide ogni libertà.

Citazione:
Tuttavia, queste “esperienze” sono, secondo me, solo degli stimoli per il risveglio dell’Esistenza, e non certezze su cui fondare la Verità.
Non possono essere altro che stimoli verso la comprensione come esperienza
e la comprensione non fonda la verità, non fonda la realtà,
ma è in grado di abbracciare nel profondo,
di realizzare nel profondo ciò che siamo.

Citazione:
Perché è l’apparire di Dio che annienta ogni possibilità.
Vuoi dire che nel momento che ami profondamente qualcuno
se questo qualcuno esiste non lo ami più?
Scusa, ma quest'esempio mi sembra possa chiarire.
Esperienza autentica profonda non è sapere distaccato,
non acquisizione, non possesso.

Citazione:
Cara Gyta, ciò che descrivi ha certamente il suo fascino, perché si riferisce a una delle più profonde speculazioni cui sia mai giunta umanità.
Anch’io ne ho tratto beneficio, quando le contraddizioni di una vita mi stavano distruggendo. Seguendo queste meditazioni, dall’angustia del mero esserci si spalanca l’infinito.
Non dimenticare, se ti serve,
che sia il mero esserci sia l'infinito non sono che parti (=parto) della nostra mente.

Comprendendo (profondissimamente) questo..
il resto emerge lentamente serenamente per risalto..
gyta is offline  
Vecchio 01-11-2012, 17.55.17   #98
bobgo
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Riferimento: Definire Dio

Bene Gyta, mi sembra che le nostre reciproche posizioni vadano delineandosi.
Un confronto per me proficuo, soprattutto perché, sfiorando lieve ciò che di noi è senza pelle, segna però la mutua distanza, che è indispensabile per l’autentica vicinanza.
In effetti, non di rado mi trovo in disaccordo anche con me stesso…

Vorrei tuttavia ora fare un ulteriore passo, perché se posso condividere molto dell’essenza del tuo pensiero come “speranza”, non la posso però accettare come “verità”.

Per prima cosa desidero affermare che: “Nessuna parola è Verità”.
Le parole derivano infatti dall’esserci, ne sono una rappresentazione. Indicano l’oggetto (fisico o mentale), ma in se stesse sono solo segni senza significato.
Inoltre il significato, che attribuiamo loro forzatamente, deriva da concetti universali, che niente hanno a che fare con il particolare; mentre il mondo è fatto di particolari, non di universali…
La parola può però diventare simbolo, e allora non esprime più un “significato”, ma una “cifra” che rimanda a un che d’indefinito.
Termini come “Dio”, “Assoluto”, “Mente”, “Nulla”, ci possono colpire, non però come un sapere, ma come cifra trascendente.
E’ perciò inutile “scavare” nel significato delle parole, occorre semmai assaporarne il mistero a cui rinviano.

Di modo che, ora noi comunichiamo usando parole, non però nel senso che ci scambiamo delle “verità”, ma con l’intento che nella comunicazione stessa si possa cogliere la “cifra” della propria Trascendenza.

Secondo me, vi è una considerazione che può essere fatta per verificare se siamo ancora immersi nell’esserci, o se viceversa siamo giunti sulla soglia dell’Esistenza.
Perché se iniziamo a cogliere l’Esistenza… inevitabile ci assale la Colpa.
Io sono colpevole!
Questa è la constatazione senza appello che ho su di me.
Sono colpevole perché mille volte ho avuto la possibilità di essere Esistenza, è l’ho rifiutata.

Senza la Colpa, mi sa tanto che siamo ancora completamente assorbiti nell’esserci. Ignari, perché magari convinti di una “verità” metafisica.

Certo, può sempre essere che qualcuno abbia colto per davvero Dio, e viva ancora nell’esserci con il cuore però sazio della Verità raggiunta.
Ciò mi pare ben strano, perché contrario a tutta la non conoscenza di cui ho esperienza. Tuttavia tutto è possibile…

Cara Gyta, ogni costruzione metafisica può dare grandi soddisfazioni, ma, secondo me, occorrerebbe sempre considerarla cifra, cifra della Trascendenza, e non Verità assoluta.
Perché quando quella costruzione anche solo inizia a scricchiolare… grande è la sofferenza e la paura.
bobgo is offline  
Vecchio 04-11-2012, 15.46.36   #99
gyta
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Riferimento: Definire Dio

Citazione:
Per prima cosa desidero affermare che: “Nessuna parola è Verità”.
Le parole derivano infatti dall’esserci, ne sono una rappresentazione. Indicano l’oggetto (fisico o mentale), ma in se stesse sono solo segni senza significato.
Inoltre il significato, che attribuiamo loro forzatamente, deriva da concetti universali, che niente hanno a che fare con il particolare; mentre il mondo è fatto di particolari, non di universali…*
La parola può però diventare simbolo, e allora non esprime più un “significato”, ma una “cifra” che rimanda a un che d’indefinito.
Termini come “Dio”, “Assoluto”, “Mente”, “Nulla”, ci possono colpire, non però come un sapere, ma come cifra trascendente.
E’ perciò inutile “scavare” nel significato delle parole, occorre semmai assaporarne il mistero a cui rinviano

Ok.
"Assaporare il mistero" però è ben differente se non impossibile
senza una autoconoscenza che priva della conoscenza del linguaggio cui facciamo uso
nell'espressione del nostro mondo interiore è francamente inconcepibile.

Citazione:
Sono colpevole perché mille volte ho avuto la possibilità di essere Esistenza, è l’ho rifiutata.
Mah, a me sembra che ami startene a mollo dentro sfere di concetti sfiorati.
Ti serve? Bene. Anche se non so come possa servire..

Citazione:
Cara Gyta, ogni costruzione metafisica può dare grandi soddisfazioni, ma, secondo me, occorrerebbe sempre considerarla cifra, cifra della Trascendenza, e non Verità assoluta.
Perché quando quella costruzione anche solo inizia a scricchiolare… grande è la sofferenza e la paura.

Francamente amo il ragionamento che reputo molto differente dal procedere per categorie
di universali e non. Ognuno però "si diletta" come desidera.
gyta is offline  
Vecchio 04-11-2012, 20.50.37   #100
gyta
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Riferimento: Definire Dio

Mi scuso borghesemente per la brutalità del mio concetto a seguire:

Se nessuno lotta per affermare in prima persona il principio della giustizia,
oggettivo e universale secondo luce della ragione, Dio è morto.
La consapevolezza che non giunge alla luce della ragione è cieca, pertanto Dio resta morto.
Se Dio è morto tendere verso il fantoccio di Dio o trascendenza non porta ad un vedere maggiore.
Dovremmo occuparci dell'uomo. Di risvegliare la nostra umanità.
E gettare al rogo ogni sorta di fantasia che non sia trasformazione profonda attuata e possibile
nel qui ed ora.
Un Dio che non sia uomo è un Dio morto.
Questo fondamentalmente credo.


Se Dio è uomo allora è fondamento della mente
e fondamento della natura
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