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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 10-06-2003, 22.49.48   #121
Sofista
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Scusa Gianfry ora ti pongo questa interessantissima domanda...
Tu hai detto che "Dio" ci ha consigliato di trattare il nostro prossimo come noi stessi vorremmo essere trattati.
E se uno di noi desiderasse per sè il male? Automaticamente sarebbe giusto moralmente fare il male agli altri e la vittima dovrebbe giustamente patire...
Tu mi chiederai... ma perchè uno dovrebbe desiderare per sè il male? Io ti rispondo con un altra domanda... Perchè si dovrebbe volere per sè il bene? Ti rispondo io... è solo una questione di selezione naturale. Quelli che vogliono per sè il male si estinguono e prevalgono in genere quelli che vogliono per sè il bene.
Se prevalgono quelli che vogliono per sè il bene vuol dire che ciò è "naturalmente" giusto.
Il punto è che non è detto che non vi siano più persone che vogliono per sè il male. Come ci si dovrebbe comportare con queste persone?
Secondo morale costoro fanno bene a far del male a coloro che non possono difendersi perchè vogliono per sè il bene e in modo moralmente corretto lo vogliono anche per gli altri.
Necessariamente i "buoni" saranno costretti all'incoerenza per difendersi.
Per incoerenza intendo che i "buoni" dovranno far del male ai "cattivi" irrecuperabili.
Non solo. Esistono anche persone non coerenti che vogliono per sè il bene ma per gli altri il male. Anche in questo caso i "buoni" saranno costretti all'incoerenza per difendersi.
Inoltre vi sono persone buone che non sanno perfettamente come relazionarsi in modo pacifico agli altri e si trovano involontariamente a far del male.

Non tutti gli uomini fanno del bene agli altri e i "buoni" devono inventare le leggi per regolamentare i rapporti con gli altri esseri umani per ottenere una pacifica convivenza.
Senza pacifica convivenza vi potrebbe essere libertà?
Mi permetto di citare Cicerone:
"Siamo servi delle leggi affinchè possiamo essere liberi."
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Vecchio 11-06-2003, 09.06.20   #122
visechi
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Ciao Gianfry, benvenuto

Citazione:
"… In realtà, in un sistema veramente libero e giusto, non dovrebbero esistere diritti (cioè imposizioni, costrizioni) ma solamente doveri. E doveri morali, e quindi interiori, non doveri sotto forma di legge da dover rispettare per appartenere alla comunità…"
Qui, ovviamente, mi trovi affatto d'accordo. L'esistenza di un dovere implica, di per sé, un'imposizione, che questa provenga da entità esterne all'individuo (leggi, regolamenti etc…) o dall'interiorità stessa del soggetto che si sottopone scientemente al rispetto del dovere (coazione culturale etc…) poco cambia in un discorso astratto così come lo hai testè voluto impostare tu.


Citazione:
"…In una comunità ideale non dovrebbe esistere alcuna forma di costrizione, che limita la libertà di scelta dell'individuo, ed oltretutto non gli permette di comprendere da solo ed interiormente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato…"
Ecco, appunto, in una società ideale… quale quella di Campanella? No, non credo sia così… la capacità di discernere ciò che è giusto o sbagliato non nasce per 'motus proprio', è figlia di un percorso, tale percorso determina continue e costanti interazioni col mondo circostante… le libertà selvagge sono inevitabilmente destinate, posta la ben nota propensione umana alla prevaricazione, a incontrarsi in un sistema conflittuale in cui vige la legge del più forte e in cui si concreta il controllo di quest'ultimo nei confronti del più debole… questo è un dato di fatto, starei per dire, vista l'empirica esperienza offertaci dalla storia dell'umanità, addirittura incontestabile. Ne deriva che la schiavitù, che parrebbe tu voglia scansare, sarebbe una logica conseguenza di una società 'libera' e senza costrizioni di sorta, sempre che tu non stia congetturando l'avvento di un uomo nuovo, la cui comparsa sia di là da venire.

Citazione:
"…Molta gente non è abituata ad usare il proprio cervello, e questo spesso è dovuto ad un sistema che non permette all'individuo di comprendere le cose da solo, poiché la gran parte della giornata viene occupata dal lavoro…"
Non credo sia neanche ipotizzabile un quadro sociale siffatto, in cui si apprende per… per effetto di che cosa? Scusa, vorresti spiegarlo meglio? Sembrerebbe quasi che l'individuo nasca come una tabula rasa e riempia questo vuoto cognitivo attraverso… attraverso cosa? Grazie a quale evento potrebbe mai colmare il gap di conoscenza (anche tecnologica, materiale, meccanica, fisica, chimica etc…) che gli abbisognerebbe per vivere in una società fatta d'individui anch'essi 'fogli bianchi'. Qual è la penna che scrive e plasma il nostro cervello? Noi costruiamo le nostre certezze, la nostra cultura poggiandole sulle certezze e sulla cultura che ci hanno preceduto… di altri. Di questa cultura, inevitabilmente, subiamo l'influenza, ne siamo, per certi versi, condizionati e schiavi… cosa che, ancora una volta, tu vorresti evitare. Quale sarebbe l'evento, il big bang culturale individuale che potrebbe consentire a questi fogli bianchi di essere liberi, scevri da condizionamenti e costrizioni? Espliche moi please.

Citazione:
"…Un sistema giusto e libero è un sistema meritocratico: un sistema cioè in cui bisogna contribuire alla comunità con il lavoro e la creatività, manuale o intellettuale che sia. Non si può considerare un sistema giusto quello in cui anche chi non fa niente può vivere tranquillamente a spese della comunità, magari oziando dalla mattina alla sera o, non sapendo cosa fare, divertendosi a fare danni a sé o agli altri.
Un sistema giusto e libero dà la possibilità a tutti di informarsi, studiare e quindi capire. Ma non dà la possibilità a tutti di sopravvivere a spese della comunità anche senza far nulla. Non ha senso. Una cosa è dare gratuitamente la possibilità a tutti di imparare e crescere, e questa è una forma di vero aiuto alla persona, la quale deciderà poi liberamente se sfruttare o meno tale opportunità. Altra cosa è invece il servire e riverire i fannulloni, dando loro dei soldi anche se non fanno nulla. Questa è una forma estrema di assistenzialismo che non rispetta quelle persone della comunità che si impegnano con il loro lavoro a servizio della comunità…"
Alt! Ferma tutto, voglio scendere! Qui propugni un'idea liberista della società. Non mi piace! La meritocrazia intellettuale, puzza tanto, ma tanto, tantissimo di razzismo culturale. Mi pare che questo passaggio preluda, ancora una volta, l'ennesima, ad una sorta di schiavismo intellettuale e/o manovale… quanto di più deleterio possa prefigurarsi all'orizzonte di una società 'libera'. Naturalmente, poi, teorizzare si può teorizzare tutto, anche le cose meno probabili. Posto che gli uomini non sono, e mai saranno, uguali, non intravedi dietro l'angolo
la predominanza dei soggetti più dotati, tanto culturalmente, quanto intellettualmente, rispetto a quelli meno fortunati? Ma non sei partito nel teorizzare l'assenza di controllo di un individuo rispetto ad un altro… non vorrai per caso dirci che la mancanza di regole sarebbe valida e giusta solo nei confronti dell'aristocrazia culturale? Che ca…o, non mi piace.

Citazione:
"…L'unico modo per aiutare veramente una persona è permetterle di imparare, capire e studiare. Di avere cioè le informazioni che le permettano di avere un ruolo attivo nella società. Per questo l'unico vero modo per aiutare la gente è condividere l'informazione e le conoscenze. Poi sarà una scelta del singolo individuo quella di scegliere se studiare o meno (non si studia solo sui libri, è studio anche l'imparare un semplice lavoro manuale), ma a quel punto il dovere morale di buon membro della comunità è concluso. Ogni persona è libera di fare quello che vuole, e bisogna rispettare la libertà altrui, fintantoché non lede la libertà di altre persone…"
Accidenti! Credimi, faccio uno sforzo immane per reperire nelle tue parole un qualcosa che mi trovi d'accordo, ma proprio non ci riesco. Anche qui, purtroppo, non posso esimermi dal dissentire. Ma scusa, non hai parlato di libertà chimerica? Assoluta? Priva di costrizioni? Allora, scusa ancora una volta, non è che ti sfugge il fatto che la formazione, anche quella professionale, l'educazione culturale, sono pur sempre un acquiescente adeguamento a pensieri altrui? Noi dai libri, dall'insegnamento professionale, attingiamo cultura indotta non autoprodotta, elaboriamo e facciamo nostro ciò che altri hanno a suo tempo elaborato e fatto loro e trasmettiamo questo 'sapere' a chi ci seguirà… ovvio che nell'elaborare e portare a realizzazione quanto acquisito apportiamo anche qualcosa di nostro, delle migliorie… si chiama progresso, in alcuni casi progresso tecnologico, in altri culturale o intellettuale. Anche le invenzioni, le intuizioni scientifiche, le opere letterarie e la cultura in genere nascono così, per successive evoluzioni che si sovrappongono come strati, un'invenzione è possibile solo perché il livello tecnologico in cui si inserisce permette di arrivare all'intuizione giusta; le cose non nascono per grazia ricevuta o 's'imparano' da sole. Sono anch'esse figlie e frutto di un percorso che è sfociato, quando le cose girano, in un inusitato 'manufatto'.

Citazione:
"…Aiutare non significa dare una mano sempre e comunque al prossimo. Aiutare significa anche rispettare le scelte altrui, e se si comprende che sono i nostri pensieri che creano la realtà, allora si rispetta la scelta altrui di vivere una certa vita. Perché in realtà non esistono vittime, dato che ognuno di noi è artefice della propria situazione attraverso i pensieri che coltiva in sé..."
Sai perché quanto da te teorizzato non funziona, e non potrebbe in alcun caso funzionare? Perché tu, inconsciamente, ipotizzi una società che si muove a più velocità (anche l'attuale è così, ma si cerca di porre dei correttivi, gli stessi che pare tu aborrisca). Una società, di tipo A (nazismo?), a pieno regime, che fa leva sull'intellighenzia e sull'elitè culturale; un'altra, di tipo B (Sud Italia?), che arranca e incontra soverchie difficoltà a seguire il ritmo di quella evoluta; poi una terza, una quarta… forse anche tante società quanti sono gli individui che la compongono. Non credo sia il risultato che ti sei proposto di suggerire, ma tant'è, la Storia dell'uomo insegna.
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Vecchio 11-06-2003, 09.07.37   #123
visechi
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Fine

Citazione:
"…In sostanza, è necessario che ognuno abbia una propria verità. Solo allora, riflettendo, si possono cambiare i pensieri e quindi cambiare il proprio approccio alla vita, ed attirare a sé una realtà più piacevole…"
Nulla da afre, proprio non ci riesco a trovare alcunché di convincente in quanto da te così appassionatamente proposto.
Cento teste, cento cappelli. Cento uomini, cento ordini sociali. Non male come risultato per una società 'multiveritiera'. Ma se provassi ad immaginare che quelle cento o mille diverse personali verità dovessero un giorno operare delle scelte? Cosa accadrebbe allora? Forse quelle cento o mille diverse personali e contrastanti (probabile, perché escluderlo?) verità s'imporranno delle regole, stabiliranno delle priorità, un ordine sociale, nuovo ed inusitato. Scusa, che dico, non eri per caso partito dal presupposto che non dovessero esistere costrizioni, regole, leggi? Insomma, qui hai proprio compiuto un giro a 360 gradi. Hai effettuato il periplo dell'umanamente esperibile, per approdare all'umano 'consentibile'… che cazzo di termini astrusi che utilizzo alle volte.



Citazione:
"…Compreso questo, non ha alcun senso una società basata sul diritto e sull'assistenzialismo…"
Qui, mi dispiaccio, confondi solidarietà, regolamentazione, programmazione con assistenzialismo. Fortuna che non è così, i termini non sono empiricamente coincidenti ovviamente al di là delle inevitabili e ben visibili storture registrabili nelle moderne società).

Citazione:
"…Questo è il vero modo per crescere. Comprendere internamente e da soli ciò che è giusto e ciò che è sbagliato..."
E se non fosse possibile, per vari motivi, non ultimo la limitatezza intellettuale di qualche ipotetico individuo, discernere autonomamente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Che accadrebbe allora? Se il mio operato, giusto soggettivamente, fosse oggettivamente dannoso per i più? Che faremmo? Relegheremmo ai margini del consesso civile, della 'Città del Sole', chi opera così erroneamente o, messo al bando il diritto, espunta dal consesso civile la costrizione, eliminate le regole, imposto il diritto naturale fondato sulla saggezza individuale, o presunta tale, lasceremmo che chi oggettivamente opera delle scelte dannose per i più continui nella sua nefasta azione? Luce, vorrei vedere la Luce che rischiari questo mio amletico dubbio.


In chiusura cosa posso aggiungere ancora? Nulla, solo che forse se vedessi la questione del diritto alla vita in quest'altro modo le cose sarebbero per la tua forma mentis più tollerabili: non si tratta di un diritto alla vita, ma del dovere di tutti di rispettare il dovere del singolo di nascere e vivere. Scommetto che così ti piacerebbe di più, ma è solo un semplice e stupido gioco dialettico.
Ciao Gianfry, ho letto qualcosa del sito che consigli, ho avuto modo di non apprezzare tante delle cose che vi sono scritte, se il tempo o la volontà me lo permetteranno ti prometto un intervento, spero che lo gradisca… ciao

Ultima modifica di visechi : 11-06-2003 alle ore 09.10.01.
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Vecchio 11-06-2003, 14.59.07   #124
Gianfry
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Ciao Visechi, benvenuto anche a te.

Riferimento
Qui, ovviamente, mi trovi affatto d'accordo. L'esistenza di un dovere implica, di per sé, un'imposizione, che questa provenga da entità esterne all'individuo (leggi, regolamenti etc…) o dall'interiorità stessa del soggetto che si sottopone scientemente al rispetto del dovere (coazione culturale etc…) poco cambia in un discorso astratto così come lo hai testè voluto impostare tu.

Risposta
Il dovere morale interiore non è affatto un’imposizione, ma deriva dal convincimento intimo di rispettare la libertà e l’incolumità altrui. Non c’è nessuna legge che lo imponga, ma deve essere una libera scelta dell’individuo. Questo presuppone un radicale cambiamento interiore. Non possiamo cambiare il mondo se prima non cambiamo noi stessi. E questa è l’era del grande cambiamento; è l’epoca del raccolto globale, della separazione del grano dalla pula. Chi insiste nel voler vivere secondo il vecchio paradigma, che non ha portato nulla di buono, sarà escluso gradualmente dal Regno di Dio che si sta realizzando sulla Terra. Il nuovo paradigma è basato sull’ascensione consapevole che fa crescere l’essere umano e determina in lui un radicale cambiamento. Finché non si sarà formata una massa critica di persone che ascendono, l’essere umano sarà soggetto alla legge del karma e quindi alle leggi umane che sottostanno alla legge del karma.

Riferimento
Ecco, appunto, in una società ideale… quale quella di Campanella? No, non credo sia così… la capacità di discernere ciò che è giusto o sbagliato non nasce per 'motus proprio', è figlia di un percorso, tale percorso determina continue e costanti interazioni col mondo circostante… le libertà selvagge sono inevitabilmente destinate, posta la ben nota propensione umana alla prevaricazione, a incontrarsi in un sistema conflittuale in cui vige la legge del più forte e in cui si concreta il controllo di quest'ultimo nei confronti del più debole… questo è un dato di fatto, starei per dire, vista l'empirica esperienza offertaci dalla storia dell'umanità, addirittura incontestabile. Ne deriva che la schiavitù, che parrebbe tu voglia scansare, sarebbe una logica conseguenza di una società 'libera' e senza costrizioni di sorta, sempre che tu non stia congetturando l'avvento di un uomo nuovo, la cui comparsa sia di là da venire.

Risposta
Non sto congetturando l’avvento di un uomo nuovo, perché questa è una realtà che si sta già realizzando anche se ancora sono pochi quelli che se ne rendono conto. La storia dell’umanità, quale la conosciamo oggi è giunta al capolinea. Con l’ascensione dello spazio-tempo si volta pagina.

Riferimento
Non credo sia neanche ipotizzabile un quadro sociale siffatto, in cui si apprende per… per effetto di che cosa? Scusa, vorresti spiegarlo meglio? Sembrerebbe quasi che l'individuo nasca come una tabula rasa e riempia questo vuoto cognitivo attraverso… attraverso cosa? Grazie a quale evento potrebbe mai colmare il gap di conoscenza (anche tecnologica, materiale, meccanica, fisica, chimica etc…) che gli abbisognerebbe per vivere in una società fatta d'individui anch'essi 'fogli bianchi'. Qual è la penna che scrive e plasma il nostro cervello? Noi costruiamo le nostre certezze, la nostra cultura poggiandole sulle certezze e sulla cultura che ci hanno preceduto… di altri. Di questa cultura, inevitabilmente, subiamo l'influenza, ne siamo, per certi versi, condizionati e schiavi… cosa che, ancora una volta, tu vorresti evitare. Quale sarebbe l'evento, il big bang culturale individuale che potrebbe consentire a questi fogli bianchi di essere liberi, scevri da condizionamenti e costrizioni? Espliche moi please.

Risposta
L’ascensione, che significa contrazione dello spazio-tempo, cambierà tutto. Chi intende ascendere sarà aiutato a crescere, a trasmutare la propria forma cambiando il DNA e potenziando il proprio cervello (che finora è stato sfruttato solo per lo 0,0000000000000000000000000000 00000000000001 %).
Gesù disse: “Cerca e troverai, bussa e ti sarà aperto, chiedi e ti sarà dato”. Questo presuppone che ci sia un certo impegno da parte di ciascuno per evolvere. La nuova era non è fatta per i pigri. Nessuno, compreso Dio, potrà cancellare né il karma individuale, né quello collettivo, ma ognuno dovrà farlo per la parte che gli compete.

Riferimento
Alt! Ferma tutto, voglio scendere! Qui propugni un'idea liberista della società. Non mi piace! La meritocrazia intellettuale, puzza tanto, ma tanto, tantissimo di razzismo culturale. Mi pare che questo passaggio preluda, ancora una volta, l'ennesima, ad una sorta di schiavismo intellettuale e/o manovale… quanto di più deleterio possa prefigurarsi all'orizzonte di una società 'libera'. Naturalmente, poi, teorizzare si può teorizzare tutto, anche le cose meno probabili. Posto che gli uomini non sono, e mai saranno, uguali, non intravedi dietro l'angolo
la predominanza dei soggetti più dotati, tanto culturalmente, quanto intellettualmente, rispetto a quelli meno fortunati? Ma non sei partito nel teorizzare l'assenza di controllo di un individuo rispetto ad un altro… non vorrai per caso dirci che la mancanza di regole sarebbe valida e giusta solo nei confronti dell'aristocrazia culturale? Che ca…o, non mi piace.

Risposta
Se si parte dal presupposto che Dio abbia creato i suoi figli donando loro il libero arbitrio ed il potere di creare ciascuno la propria realtà (vita) tramite il pensiero, allora non ha senso parlare di uomini sfortunati o vittime. Occorre anzitutto prendere atto che nessuno può essere vittima di nessuno dal momento che ognuno è il creatore della propria vita. Purtroppo questo lo abbiamo dimenticato perché siamo caduti molto in basso come consapevolezza, ma è la verità, anche se non ci fa comodo riconoscerlo. Ognuno perciò merita a seconda della propria capacità creativa. E questo non è schiavismo intellettuale e/o manovale, ma solamente una conseguenza del nostro modo di pensare. Chi si atteggia a vittima crea, per la legge della polarità, il suo tiranno.
Quando sarà realizzato sulla Terra il Regno di Dio, non occorreranno più leggi umane, poiché basterà la sola legge dell’amore. I doveri morali non sono delle imposizioni, sono dei modelli di comportamento ritenuti giusti all'interno di una determinata comunità e non obbligatori. Quindi una persona può anche non rispettare un dovere morale e non essere punita per questo, sempre che non leda alcuno in modo diretto con la sua mancanza.
La punizione per la mancanza di rispetto di un dovere morale dovrebbe esistere solo ed esclusivamente se si danneggia in modo diretto qualcuno. Secondo il diritto odierno, invece, si punisce chi non rispetta un obbligo di legge (basato sul diritto di qualcuno di pretendere qualcosa) anche se in realtà non si danneggia nessuno in modo diretto.

Riferimento
Accidenti! Credimi, faccio uno sforzo immane per reperire nelle tue parole un qualcosa che mi trovi d'accordo, ma proprio non ci riesco. Anche qui, purtroppo, non posso esimermi dal dissentire. Ma scusa, non hai parlato di libertà chimerica? Assoluta? Priva di costrizioni? Allora, scusa ancora una volta, non è che ti sfugge il fatto che la formazione, anche quella professionale, l'educazione culturale, sono pur sempre un acquiescente adeguamento a pensieri altrui? Noi dai libri, dall'insegnamento professionale, attingiamo cultura indotta non autoprodotta, elaboriamo e facciamo nostro ciò che altri hanno a suo tempo elaborato e fatto loro e trasmettiamo questo 'sapere' a chi ci seguirà… ovvio che nell'elaborare e portare a realizzazione quanto acquisito apportiamo anche qualcosa di nostro, delle migliorie… si chiama progresso, in alcuni casi progresso tecnologico, in altri culturale o intellettuale. Anche le invenzioni, le intuizioni scientifiche, le opere letterarie e la cultura in genere nascono così, per successive evoluzioni che si sovrappongono come strati, un'invenzione è possibile solo perché il livello tecnologico in cui si inserisce permette di arrivare all'intuizione giusta; le cose non nascono per grazia ricevuta o 's'imparano' da sole. Sono anch'esse figlie e frutto di un percorso che è sfociato, quando le cose girano, in un inusitato 'manufatto'.

Risposta
Dio Padre e Dea Madre si sono incarnati su questa Terra per portare qui il Regno dei Cieli. Infatti da 2000 anni i cristiani invocano la venuta del Regno di Dio sulla Terra nella preghiera del “Padre nostro”, insegnataci da Gesù. Chi può essere in grado di portare il Regno di Dio sulla Terra se non Dio medesimo? Gesù disse: “Avrei molte cose da dirvi ma voi non siete in grado ora di comprenderle: Ma verrà un giorno lo Spirito Consolatore che vi introdurrà alla verità tutta intera”. Ebbene! Dio Padre è venuto di persona a rivelarci la Verità. Quello che abbiamo appreso finora, dalla bibbia o da qualunque altro scritto di qualsiasi religione, è un miscuglio di verità e menzogna, fatto apposta per confondere l’umanità.
Chi è veramente alla ricerca della verità, ha una mente aperta a tutte le novità ed ha il potere del discernimento che gli consente di filtrare con la propria coscienza le informazioni che riceve per formarsi la propria verità, che in quel momento è utile alla sua crescita. Ma le verità non è statica, essa cambia continuamente con la nostra evoluzione.

Segue.......
Gianfry is offline  
Vecchio 11-06-2003, 15.06.09   #125
Gianfry
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a Visechi

......seguito.

Riferimento
Nulla da afre, proprio non ci riesco a trovare alcunché di convincente in quanto da te così appassionatamente proposto.
Cento teste, cento cappelli. Cento uomini, cento ordini sociali. Non male come risultato per una società 'multiveritiera'. Ma se provassi ad immaginare che quelle cento o mille diverse personali verità dovessero un giorno operare delle scelte? Cosa accadrebbe allora? Forse quelle cento o mille diverse personali e contrastanti (probabile, perché escluderlo?) verità s'imporranno delle regole, stabiliranno delle priorità, un ordine sociale, nuovo ed inusitato. Scusa, che dico, non eri per caso partito dal presupposto che non dovessero esistere costrizioni, regole, leggi? Insomma, qui hai proprio compiuto un giro a 360 gradi. Hai effettuato il periplo dell'umanamente esperibile, per approdare all'umano 'consentibile'… che cazzo di termini astrusi che utilizzo alle volte.

Risposta
La Verità è come un diamante multifacce: ciascuna faccia del diamante mostra un aspetto dell’intero diamante. Così ogni anima è un aspetto della Verità (Dio). Certo quelle che di solito noi esseri umani, sia individualmente che collettivamente, definiamo verità sono verità apparenti o illusioni o verità che abbiamo preso da altri; non sono verità proprie, intime, della nostra anima, poiché l’essere umano con soli 2 strati di DNA (questa è la condizione attuale dell’umanità) non è in grado di collegarsi con la propria anima per “sentire” la propria verità.
Quando si raggiunge un certo livello di ascensione, finalmente l’anima intera si collega alla forma e l’essere umano può così conoscere la propria unica verità, che insieme a tutte le uniche verità delle altre anime formano la Verità intera. Chi è collegato con la propria anima si sente in unità con il prossimo e con il tutto e certamente non può danneggiare alcuno, poiché il suo scopo è quello del bene comune.

Riferimento
Qui, mi dispiaccio, confondi solidarietà, regolamentazione, programmazione con assistenzialismo. Fortuna che non è così, i termini non sono empiricamente coincidenti ovviamente al di là delle inevitabili e ben visibili storture registrabili nelle moderne società).

Risposta
Offrire il nostro aiuto ai bisognosi è un dovere morale, insieme alle informazioni necessarie a renderli consapevoli e autonomi, senza imporre nulla. Un barbone è libero di fare la vita da barbone se questo è quello che lui vuole. Se ha deciso così ci sarà un motivo. Non sta a me giudicare. E questo vale per qualunque altra situazione. Ripeto, ogni individuo è il creatore della propria realtà o vita. Noi siamo in grado di cambiare il nostro destino in qualunque momento, cambiando il nostro modo di pensare. Se non crediamo a questa verità saremo sempre delle marionette manovrate da burattinai che sono in fondo il nostro karma, che attira a noi le situazioni che dobbiamo viverci per superarle.

Riferimento
E se non fosse possibile, per vari motivi, non ultimo la limitatezza intellettuale di qualche ipotetico individuo, discernere autonomamente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Che accadrebbe allora? Se il mio operato, giusto soggettivamente, fosse oggettivamente dannoso per i più? Che faremmo? Relegheremmo ai margini del consesso civile, della 'Città del Sole', chi opera così erroneamente o, messo al bando il diritto, espunta dal consesso civile la costrizione, eliminate le regole, imposto il diritto naturale fondato sulla saggezza individuale, o presunta tale, lasceremmo che chi oggettivamente opera delle scelte dannose per i più continui nella sua nefasta azione? Luce, vorrei vedere la Luce che rischiari questo mio amletico dubbio.

In chiusura cosa posso aggiungere ancora? Nulla, solo che forse se vedessi la questione del diritto alla vita in quest'altro modo le cose sarebbero per la tua forma mentis più tollerabili: non si tratta di un diritto alla vita, ma del dovere di tutti di rispettare il dovere del singolo di nascere e vivere. Scommetto che così ti piacerebbe di più, ma è solo un semplice e stupido gioco dialettico.
Ciao Gianfry, ho letto qualcosa del sito che consigli, ho avuto modo di non apprezzare tante delle cose che vi sono scritte, se il tempo o la volontà me lo permetteranno ti prometto un intervento, spero che lo gradisca… ciao

Risposta
In conclusione, Dio oltre alla vita ci ha dato il libero arbitrio e il potere di creare la nostra realtà come la vogliamo noi. Ogni essere umano è la manifestazione individualizzata di Dio. Perciò ognuno è un essere divino, con una sua dignità, onore, libertà. Noi siamo la manifestazione dell’amore del Padre. Da ciò ne consegue che ognuno è responsabile delle sue azioni. Noi siamo liberi di commettere tutti gli errori possibili per imparare a crescere, ma questi errori creano karma che attira a noi esperienze che dobbiamo vivere per comprendere. Comprendere che cosa? Che la nostra libertà e il nostro potere non possono danneggiare direttamente un altro essere divino o la natura, perché altrimenti cadiamo sotto la legge del karma che tende a ristabilire l’equilibrio.

Ciao Visechi, spero di avere risposto esaurientemente alle tue numerose domande per le quali ti ringrazio, perché da un dialogo aperto nasce sempre qualcosa di buono.

Gianfry
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Vecchio 11-06-2003, 15.12.28   #126
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A Sofista

Finché l’essere umano non avrà rilasciato tutto il karma, soggiacerà alla legge del karma che tende a far emergere il cosiddetto male per essere trasceso. E tutte le leggi umane, nelle varie epoche della storia dell’umanità, sottostanno alla legge del karma che se ne serve per portare avanti l’evoluzione dello spazio-tempo. Il karma obbedisce sempre alla legge del “simile attira il simile”. Chiunque subisca del male lo attira esso stesso con i suoi pensieri, magari a livello inconscio. D’altra parte, il bene e il male sono due concetti soggettivi, come ben sai. Quello che per me appare come bene, per te può essere male, e viceversa. Inoltre, quello che per me oggi si rivela come male, un domani può rivelarsi come un bene. Per esempio, mentre vivo una malattia che mi fa soffrire la vedo come male. Poi, quando ho compreso che la causa della mia malattia era dovuta ad un mio comportamento errato e quindi l’ho cambiato, sono guarito. Allora la malattia (il male) per me è stata un bene perché mi ha consentito di crescere.
Come vedi è tutto relativo. Dipende da quale ottica si guarda la realtà. Il karma tende a ripetersi sempre più intensamente finché uno non impara la lezione. Se io, per esempio, sono un violento tenderò a danneggiare il prossimo e/o l’ambiente in continuazione fino a quando “qualcuno” reagisce con più forza della mia e mi fa provare sulla mia pelle cosa significa fare violenza agli altri, oppure incorrerò nei rigori della legge umana che mi priverà della mia libertà. Come vedi, la legge del karma (ognuno raccoglie prima o poi quello che ha seminato) è la vera giustizia e non sbaglia mai. Il karma si trasmette per via genetica. Perciò ciascuno di noi ha ereditato gli errori (forme-pensiero negative) dei propri antenati e questi errori si ripeteranno continuamente nei vari discendenti fino a che qualcuno li trascenderà, liberando se stesso ed i propri antenati. Così procede l’evoluzione di tutta l’umanità. Quando uno ha raggiunto l’equilibrio e la pace interiore, non attirerà più a sé nessuna violenza. E se questo processo venisse portato avanti da tutti, regnerebbe la vera pace sulla terra. E’ quello che sta accadendo con la presa di coscienza. E’ solo questione di tempo. Il processo di ascensione è già cominciato, anche se molti non se ne rendono conto. Chi vivrà vedrà...
Spero di aver risposto alla tua domanda.

Ciao Sofista e grazie per le domande. Da un dialogo aperto nasce sempre qualcosa di buono.
Gianfry
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Vecchio 11-06-2003, 17.12.13   #127
visechi
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Ciao Gianfry

Mi scuso in anticipo, nel prosieguo capirai perché.
Un dialogo aperto si basa su presupposti di logicità e/o verificabilità, su argomentazioni e su un substrato culturale già sufficientemente formato, sviscerato e magari anche testato, non su innovazioni teologiche che rassegnano solo enunciati indimostrabili. Ho, nel passato, qui, in questo forum, già affrontato più volte le tematiche che tu proponi, ne ho ricavato un'unica sensazione: non è possibile costruire un dialogo o un confronto fra persone che partono da due presupposti diametralmente opposti. Io non credo all'esistenza dell'anima, non credo, o credo di non credere all'esistenza di Dio, non credo al karma e alla predestinazione, tantomeno riesco a credere all'esistenza di una supposta Dea Madre, che, fra l'altro, me ne darai atto, fa la sua comparsa sul palcoscenico come un coup de théatre (eventualmente scusa il mio francese) senza che nessuno abbia provveduto a fornire una presentazione e/o spiegazione della sua figura divina (questa lacuna l'ho rilevata anche nell'Introduzione Generale del sito da te più volte consigliato)… chi sarebbe questo nuovo personaggio che fa la comparsa nell'Olimpo degli dei? Non fornisci alcun chiarimento circa le sue caratterizzazioni divine, le sue qualificazioni in seno all'Olimpo, le sue peculiarità e soprattutto non chiarisci che ci sta' a fare… già è complesso ragionare intorno all'esistenza di un unico Dio, figuriamoci se dovessimo ingolfare il proscenio con nuove figure alquanto evanescenti.
Non puoi 'imporre' un livello di confronto che insinui, attraverso semplici enunciati e suggestive teorie indimostrabili, supposte (tali sono) entità trascendenti e paradigmi teologici, mi scuserai, alquanto improbabili o perlomeno inusitati. Mi pare di poter affermare, non senza un certo sbigottimento, che molti sono tentati di crearsi una propria personalissima teologia, il mio è un timore che non ho alcun 'timore' di esprimere pubblicamente … saprei fare altrettanto senza fornire alcunché di logico o argomentato a quanto proposto. Queste teologie hanno, mi pare, un unico denominatore comune: sono tutte prive di argomentazioni valide e, pur rifacendosi a 'Testi Sacri', sono fortemente inclini a rivisitarli, manipolarli e plasmarli in base alle proprie indimostrabili teorie ed aspettative… più volte, nel passato, ho lamentato questa strana tendenza. Sono convinto che tale pretesa - la proposizione di teorie prive di una vera e propria architettura che sorregga anche quanto di dogmatico necessariamente un argomento simile deve contenere - svilisca l'intero costrutto teologico/filosofico/metafisico etcc….rendendolo poco approcciabile e probabile. In sintesi, il voler a tutti i costi innovare attraverso ipotesi anche suggestive, svilisce, sempre a parer mio, l'impegno profuso nella creazione del 'prodotto', perché questo emana un sentore d'artefatto e sofistico che difficilmente attrae consenso.
A questo punto, una proposta.
Facciamo così, nella sezione dedicata del forum (lasciamo questo spazio a disposizione di tematiche più realistiche ), cercherò di commentare alcune pagine della teologia da te proposta; partirei dall'Introduzione Generale, e poi vediamo cosa ne viene fuori. Devi avere pazienza, non ho molto tempo a mia disposizione.

Ciao


Il dialogo si fonda su argomenti che non possono essere solo dichiarati privi di una chiave di lettura necessaria per la decodifica.
visechi is offline  
Vecchio 11-06-2003, 18.26.55   #128
david
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Wink BUONA FORTUNA, VISECHI...

quella che ti proponi è proprio una bella impresa, non so dove trovi il tempo. Ti dirò: io parto da un punto di vista diverso dal tuo, ritengo tutto sommato logico il concetto di karma, la presenza di dio: ne studio quotidianamente l'essenza. Arrivo però alle tue stesse conclusioni: è ridicolo instaurare un dialogo costruttivo con chi si nasconde dietro l'indimostrabile. E ti dirò di più: quando si afferma qualcosa di Vero, di oggettivamente vero, anche partendo da concetti teologici si arriva alla dimostrazione pratica del concetto e diventa "leggibile" per tutti. Rudolf Steiner per esempio, quando ha inventato l'agricoltura biodinamica, è partito da sue conoscenze che noi definiremmo "ultraterrene" applicate in questo caso alle coltivazioni: la cosa intelligente è che lui ha spiegato tutto tradotto in termini scientifici perfetti, e i prodotti agricoli coltivati col suo metodo sono "oggettivamente" formidabili. Questo è secondo me quello che fa la differenza tra chi parla a vuoto scollegandosi dalla realtà e chi, partendo o meno da contenuti alti, arriva all'oggettività.

david is offline  
Vecchio 11-06-2003, 22.16.37   #129
Gianfry
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Relativismo....

Ciao Visechi,

io non devo dimostrare niente a nessuno né devo convincere nessuno. Ho solo espresso la mia verità. Alcuni la condividono in pieno, altri in parte ed altri ancora non la condividono affatto. E va bene così. La tua verità è rispettabilissima anche se non la condivido. Questa è libertà di pensiero. Hai ragione quando dici che partiamo da presupposti opposti. Perciò non credo ci possa essere tra noi due una forma di dialogo costruttiva. Onoro comunque le tue idee.

Gianfry
Gianfry is offline  
Vecchio 12-06-2003, 12.19.20   #130
david
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Thumbs down no Gianfry, mi spiace

quella che tu esponi non è libertà di pensiero, semplicemente perchè di pensiero non ce n'è neppure l'ombra...
non lo dico per criticarti per forza, piuttosto per farti comprendere che il pensiero è ciò che può "riconnettere" le persone, proprio perchè è oggettivamente constatabile ed in sè cristallino. Quello di cui parli è opinione, libertà d'opinione, ma quella è tutta un'altra faccenda...
david is offline  

 



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